Archivio per autore: » rossella.prestini

Rifiuti, un danno d’immagine da mezzo miliardo

Una discarica abusiva nei pressi del Centro Direzionale a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Chi vorrebbe trascorrere le vacanze in una regione sommersa dai rifiuti? E ancora, chi vorrebbe acquistare alimenti prodotti a pochi metri da cumuli di monnezza? L’emergenza spazzatura ha causato una brusca frenata all’economia campana e mezzo miliardo di euro andrà perso per i danni di immagine subiti. A oggi le disdette negli agriturismi e nelle forniture di prodotti agroalimentari che giungono dall’Italia e dall’estero incidono fino al 30 per cento. E secondo Coldiretti la situazione potrebbe precipitare se l’effetto negativo sul settore, che vale nella Regione oltre 10 miliardi di euro, non dovesse esaurirsi nei prossimi due mesi. “I condizionamenti di natura psicologica sui comportamenti di acquisto stanno penalizzando i prodotti dell’agroalimentare Made in Campania”, spiega l’organizzazione degli agricoltori, “crescono i timori che senza un intervento di smaltimento adeguato si possano verificare a breve fenomeni di inquinamento del territorio, nonostante l’importante assicurazione del Ministero della Salute”.

Come prima mossa si sta valutando la possibilità di un’azione di risarcimento dei danni subiti dalle 135mila imprese agricole campane. Ma se non ci sarà un’inversione di tendenza sarà solo un misero palliativo. La Campania conta 14 prodotti a denominazione o a indicazione di origine protetta (Dop/Igp), 29 vini Docg, Doc e Igt, 329 prodotti tradizionali censiti dalla Regione con 13 città del biologico, 40 del vino, 30 dell’olio e 4 del pane. Dalla mozzarella di bufala al limone di Sorrento e di Amalfi, dalla mela annurca al pomodoro San Marzano, dal vino Gragnano al Solopaca, dal Fiano di Avellino al Taurasi. Ma ci sono anche sedicimila ettari di territorio coltivati a biologico, il 25 per cento della superficie protetta da parchi e 734 agriturismi. Un motore fondamentale che non può fermarsi: “Occorre salvare dall’inquinamento un territorio che”, continua Coldiretti, “rappresenta un valore inestimabile per l’economia, l’agricoltura, l’ambiente, la salute e la qualità della vita dei cittadini. Una mappa delle qualità agroambientali che non può essere ignorata nella scelta dei siti più adatti allo smaltimento.

Gli agricoltori quindi chiedono di “rimuovere al più presto la spazzatura dalle strade delle città, ma anche di proteggere le campagne intervenendo in modo strutturale con un piano di bonifica e riqualificazione del territorio e del paesaggio messo a rischio dalla cattiva gestione ambientale, secondo la petizione firmata da centomila cittadini campani su iniziativa di venti associazioni ambientaliste, dei consumatori e della società civile con il coordinamento della Coldiretti”. Una soluzione definitiva, insomma, che però adesso sembra ancora molto lontana.
LEGGI ANCHE: il dossier rifiuti

Il VIDEO servizio:

Rifiuti, in Sardegna ci mancavano gli Ultrà

[i]8 gennaio 2008[/i] - Scortata da circa duecento poliziotti, una pala meccanica adibita alla rimozione di ostacoli (cassonetti di spazzatura e cumuli di immondizia) in via Campana, a Pozzuoli (Na), una delle strade di accesso alla discarica di contrada Pisani nel quartiere Pianura.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
A Cagliari, il sagrato della Basilica di Nostra Signora di Bonaria, dove entro la fine dell’estate dovrebbe arrivare Papa Benedetto XVI, è stato devastato dai teppisti che hanno assaltato, a partire dalle 23 di ieri notte, la villa del presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Renato Soru, che sorge sul lato destro della piazza. I sassi lanciati contro le forze di polizia, infatti, sono stati ricavati dai manifestanti spaccando gradini e pavimenti con spranghe di ferro ottenute sradicando dal terreno i dissuasori di parcheggio che circondano la zona, pavimentata con un prezioso e antico acciottolato che riproduce lo stemma dei Padri Mercedari, custodi della Basilica. Una notte di guerriglia, con sette arresti e numerosi feriti, per dire no all’arrivo dei rifiuti campani nell’isola. Ma potrebbe non essere bastato, perché già sembra che dal porto di Napoli siano partiti due traghetti carichi di monnezza e diretti l’uno in Sardegna, l’altro in Sicilia dove è previsto lo sbarco di 1.500 le tonnellate di spazzatura.
Anche il governatore Soru, che era in casa durante gli scontri, non sembra intenzionato a fare marcia indietro, limitandosi a stigmatizzare duramente quanto accaduto: “Ci sono uomini politici della destra, anche con responsabilità istituzionali, che hanno istigato gruppi di facinorosi e violenti solleticando i loro peggiori istinti”, ha detto. Pare infatti che uno dei motivi scatenanti dei tafferugli sia la rivalità calcistica tra i gruppi di ultrà del Cagliari e quelli del Napoli. La vicenda sarebbe quindi stata sfruttata in modo strumentale per dare sfogo a vecchi rancori. Della stessa opinione anche il questore di Cagliari, Giacomo Deiana, per il quale i disordini sono stati provocati da “gente che non aveva niente a che fare con la protesta, pagata per andare lì”.
Nonostante quanto accaduto, molte regioni potrebbero seguire l’esempio della Sardegna. almeno è quello che si augura il presidente del Consiglio Romano Prodi, che a margine delle celebrazioni per l’ingresso di Malta nell’euro è tornato sul tema dell’emergenza rifiuti. “Io sto lavorando, ieri, stanotte e stamani”, ha detto, “perché il medesimo senso di responsabilità e solidarietà venga dato anche da altre Regioni, alcune hanno già risposto e altre stanno rispondendo”. Resta da vedere come la prenderanno i cittadini.
LEGGI ANCHE: il dossier rifiuti

Policlinico Umberto I, è l’ora di saldare i conti

Policlinico Umberto I
Il policlinico Umberto Primo dovrà saldare i propri debiti. Fino all’ultimo euro. Lo ha deciso la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo il decreto legge 341 del 1999, che di fatto aveva cancellato con un colpo di spugna tutte le ingiunzioni di pagamento che pendevano sulla struttura, finita recentemente al centro della bufera per presunti casi di malasanità e degrado, ma anche appalti sospetti, clientele, favoritismi, dirottamento di pazienti verso le cliniche private.

Negli anni l’ospedale, che è il più grande d’Italia, aveva accumulato una serie infinita di debiti nei confronti dei fornitori (vincitori di una regolare gara d’appalto) che, per riavere ciò che spettava loro, erano ricorsi alle vie legali. Ma intanto dovevano continuare a fornire il materiale richiesto: “Per fortuna è intervenuta la Corte a ristabilire il principio della certezza del diritto”, commenta Roberto Teruzzi, presidente di AssoGenerici (Associazione nazionale industrie farmaci generici), “non dimentichiamo che le nostre imprese si vedono costrette ad accettare tempi biblici di pagamento, non potendo neppure sospendere la propria fornitura, stante il senso di responsabilità di ciascuna azienda legato alla consapevolezza che il bene oggetto è un medicinale e che, di conseguenza, l’inadempimento della ditta configurerebbe a carico della stessa il reato di interruzione di un pubblico servizio”.

Una situazione paradossale, divenuta insostenibile con l’entrata in vigore del decreto 341. “Il Policlinico”, spiega l’avvocato Giamila Di Pinto, “prima era un’azienda universitaria, ma dal ‘99 in poi è diventata un’azienda ospedaliera. Cambiando il soggetto giuridico sono decaduti i decreti ingiuntivi di pagamento”. E i fornitori si sono trovati con un pugno di mosche e un buco di parecchi milioni di euro sulle spalle.

Con la decisione della Corte Costituzionale la situazione dovrebbe sbloccarsi, ma la strada non sembra in discesa. “Non so quando le aziende rivedranno i loro soldi”, precisa l’avvocato Di Pinto, “perché di fatto l’ospedale non li ha”. I tempi quindi si annunciano lunghi, ma la sentenza in qualche modo dovrà essere applicata. Certo, solo al caso dell’Umberto I, nonostante il precedente creato da questa vicenda non possa essere ignorato.

Sono molti i fornitori che aspettano di riavere ciò che spetta loro. Basta pensare al caso dell’Ordine Mauriziano di Torino, ripresentato nel decreto legge collegato alla finanziaria 2008: anche qui le aziende fornitrici vedono sacrificato il proprio diritto ad essere pagate. L’Ordine è stato commissariato, con decreto del presidente della Repubblica del 19 settembre 2002, in considerazione del grave stato di disavanzo finanziario riscontrato a seguito di un’ispezione disposta dal ministero dell’Interno. Commissario straordinario era stato nominato il prefetto Anna Maria D’Ascenzo. La legge 21 gennaio 2005 n. 4 ha sostanzialmente congelato l’Ordine, costituendo una Fondazione Ordine Mauriziano con il compito esclusivo di alienarne l’ingente patrimonio per onorare gli impegni con i creditori. Che però stanno ancora aspettando.

No profit, no web: i siti del terzo settore non superano la prova

La home del sito di Banca Etica
Il mondo del volontariato sul web non è efficace e non riesce a dialogare con i giovani. Lo dice una ricerca del gruppo di lavoro della dell’Università degli studi di Udine, coordinato da Francesco Pira, docente di Comunicazione sociale e pubblica e Relazioni pubbliche. Il rapporto ha preso in considerazione 23 siti, divisi per otto aree tematiche: pubblica assistenza, volontariato, tutela dell’ambiente, protezione animali, donazione del sangue, economia sociale, tutela dei minori e diritti umani. Di questi soltanto sei sono risultati accessibili: Wwf, Fare Verde, Altro Mercato, Banca Etica, Unicef, Emergency e Telefono Azzurro, che però ha soltanto la possibilità dell’ascolto audio di alcuni contenuti.

“Rispetto alla rilevazione del 2006″, spiega il professor Pira, “è cambiato pochissimo e le critiche che avevamo mosso non sono state raccolte. Non sono aumentati gli investimenti”. Alcuni miglioramenti ci sono stati, soprattutto nelle pagine di Wwf, Altro Mercato, Nessuno Tocchi Caino ed Emergency. Ma l’unica novità viene da Green Peace che trasferisce su You Tube le immagini di alcune attività importanti. Emercgency ha mantenuto alti gli standard dei contenuti, mentre Avis, Fratres e Caritas hanno compiuto piccoli passi in avanti. Nell’insieme, però, il lavoro svolto non è soddisfacente. Secondo Pira questo accade perché “il mondo del volontariato non si fida della rete e forse preferisce concentrarsi in attività sui territori. Ma le due cose non sono incompatibili. C’è un forte bisogno di trovare sul web risposte a quesiti che magari tantissime donne e uomini, ragazze e ragazzi mai riuscirebbero a porre di persona ma potrebbero invece farlo attraverso una mail o un sms”. Scarsa anche l’attenzione per le fasce deboli: “L’accessibilità per i non vedenti, gli ipovedenti e le persone che non fanno uso degli arti è quasi nulla. Non c’è, come abbiamo già detto in passato, nessun obbligo di legge al contrario che per i portali pubblici, ma rimane quello etico-morale”, sottolinea Pira.

Insomma, a fronte di una richiesta sempre maggiore degli utenti (soprattutto giovanissimi), le associazioni italiane non riescono a dare risposte soddisfacenti e non sanno utilizzare il mezzo più immediato a loro disposizione: internet. “Anche perché”, dicono dall’università di Udine, “il volontariato a differenza della politica, delle istituzioni e delle imprese non ha utilizzato e non utilizza per implementare i contenuti i laureati in Relazioni pubbliche o Scienze della comunicazione che hanno il giusto know how per lavorare a questi progetti”.

Gabriele Sandri, la prima passione era la musica non la Lazio

Gabriele Sandri
Era la musica, non la Lazio, la prima, vera, passione di Gabriele Sandri, il ragazzo rimasto ucciso stamattina in uno scontro tra la polizia e i supporter biancocelesti all’autogrill di Badia al Pino (nell’aretino). Guardando il blog My Space del 26enne romano è questa la prima cosa che salta all’occhio. Un amore nato tanti anni fa e concretizzatosi con un lavoro da dj nei locali più famosi. “Inizia a coltivare la sua passione per la musica in piena era rave”, si legge, “il suo primo disco lo compra a 13 anni (Robert Armani ambulance Acv records), i suoi primi vinili comincia a farli girare nei sabati pomeriggio della capitale (Alien, Follia, Gilda), da lì ecco arrivare le prime serate”.

Tante fotografie, volti sorridenti, momenti felici. I video delle serate migliori. “Nel 2002 arriva la sua prima stagione estiva in Costa Smeralda”, continua la breve descrizione, “per la precisione all’Heaven di PortoRotondo, da quell’anno ad oggi è resident ogni estate nei locali della Costa”. Una vita piena, la soddisfazione di fare ciò che piace. “Uno eclettico”, si descrive, “che si trova bene in tutte le situazioni”. Uno che amava divertirsi, aggiungiamo noi, far ballare la gente, ma almeno da ciò che sembra non era un ultrà sfegatato, di quelli che vogliono solo fare casino, ad ogni costo.

Ma il calcio c’è sul blog di Sandri. Ci sono i commenti, sconvolti, dei tanti amici. “Non riesco a crederci, grazie per l’allegria e il sorriso con cui hai accompagnato le nostre serate, sarà un vuoto incolmabile, indimenticabile”, scrive Giadina. E ancora John Gamble: “Ho appena saputo… Non ho parole! Non riesco a capire, non può essere giusto… Mi mancherai! Un abbraccio”. Poi quel ragazzo che, ieri, offriva un passaggio per andare a vedere la Lazio. “Se dovesse esserci qualcuno che è rimasto a piedi e non ha un posto è il ben venuto…. noi siamo in 3 in macchina… un abbraccio… Alessandro”. Probabilmente Gabriele aveva deciso di accettare l’offerta, mettendosi in viaggio con gli amici verso Milano.

Partecipa al FORUM

Qui uno dei VIDEO di Gabbodj tratto dal suo sito su My Space:

Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera

Gabriele Sandri, il tifoso della lazio ucciso durante gli scontri all'autogrill Badia di Pino
Il campionato di calcio è già finito? Forse no, ma certamente la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri riaccende la polemica sul tifo violento e sulle forze dell’ordine.

La tragedia è accaduta nell’area di servizio Badia al Pino, sull’A1, nell’hinterland aretino. Durante una rissa tra laziali e juventini è intervenuta una pattuglia della stradale, poi un colpo di pistola fatale. A terra è rimasto un noto dj ventiseienne, raggiunto da un proiettile esploso da un agente. La dinamica dei fatti è ancora tutta da chiarire, secondo una prima ricostruzione intorno alle 9 meno 10, due auto di tifosi della Juventus, in sosta all’autogrill e dirette a Parma, sono state attaccate da supporter laziali (che stavano andando a Milano), armati di spranga. Gli juventini sono però riusciti a fuggire e hanno chiamato la polizia stradale, dando il numero di targa dell’auto degli aggressori. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine e il tragico epilogo.

La partita Inter-Lazio non si giocherà, mentre gli altri match inizieranno con dieci minuti di ritardo (alle 15,10). Lo ha deciso il presidente della Lega calcio, Antonio Matarrese, che si è confrontato con il capo della polizia, Antonio Manganelli, con i patron di Inter e Lazio, Massimo Moratti e Claudio Lotito, con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. L’ipotesi di sospendere il torneo, che in un primo momento sembrava possibile, è sfumata anche per evitare ulteriori tensioni.

Nonostante questo, però, il clima è teso. Intorno alle 13, un gruppo di ultras atalantini ha preso a sassate una jeep della polizia a Bergamo, in viale Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dallo stadio. A bordo del mezzo, che era in movimento, c’erano due agenti, che sono rimasti feriti. Poco dopo sono iniziati gli scontri veri e propri. Anche gli ultras milanisti, secondo le prime informazioni, hanno aggredito le forze dell’ordine: dal treno che li stava portando a Bergamo hanno fatto partire una sassaiola contro gli agenti della Polfer, approfittando di una sosta nella stazione di Treviglio. Ci sarebbero dei contusi.

Intanto si lavora anche per ricostruire l’accaduto. “Un tragico errore. Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo”, ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, esprimendo rammarico e dolore per la morte del tifoso. Poi ha spiegato: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”. Stando a quanto riferito dall’avvocato e amico di famiglia, Luigi Conti, Gabriele è stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto.
Gli inquirenti effettuano i rilevamneti alla stazione di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri
Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile è entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L’auto, dopo l’accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all’interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30.

Partecipa al FORUM

Tutto in CentoMetri, la community di inserzioni e servizi città per città

Il comune veneto costerà  ben 221 euro, il conto da pagare per rispettare il patto di stabilitÃ
Per ora nella lista ci sono Bari, Bologna, Cagliari Milano e Venezia. Poi arriveranno Firenze, Pisa e Treviso. Ma l’obbiettivo di CentoMetri, sito inaugurato lo scorso 27 settembre, è di diventare la vetrina virtuale più nutrita di tutto il web per ognuna delle principali città italiane. L’idea è ospitare tutti i principali servizi in uno spazio unico.
Un modo per agevolare la ricerca dell’utente che spesso deve girovagare tra un portale e l’altro per avere tutte le informazioni che gli interessano su una città. In CentoMetri offerte di lavoro, inserzioni immobiliari, indirizzi utili (sanità, polizia, uffici), camere e posti letto per studenti, locali e divertimenti, foto e opinioni su vie e quartieri sono tutti raggruppati in un’unica pagina. Una mappa intelligente aiuta a visualizzare nello spazio le località di cui si parla.
Le news possono essere inserite dagli utenti, ma anche commentate direttamente o discusse sul forum. Insomma, nelle intenzioni il sito è fatto da coloro che vivono la città e per loro è pensato. Il risultato è una community per condividere con gli altri i propri luoghi preferiti e gli scorci più belli della propria città, facendosi conoscere e incontrando nuove persone. Vedremo se il popolo del web apprezzerà.

Inquinamento acustico: quelli che alzano la voce per non tapparsi le orecchie

movida, notte, discoteca
Da Trento a Siracusa un solo grido: basta rumore. L’inquinamento acustico è la croce della vita moderna. Cantieri, autostrade, aeroporti, locali notturni attentano all’udito (e ai nervi) di 40 milioni di italiani (secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità) che, per difendersi, sempre più spesso si riuniscono in comitati. Sì perché la normativa in questo campo è ancora molto labile e, soprattutto, soggetta a interpretazioni. “Le leggi sul rumore si articolano su più piani”, spiega Gian Mario Mattia, docente di acustica all’università La Sapienza di Roma e presidente dell’associazione Euroacustici. “C’è il diritto amministrativo che, secondo la direttiva europea, deve individuare i limiti che tutelano l’80 per cento della popolazione, poi ci sono i codici civile penale e costituzionale, che riportano limiti più bassi perché devono tener conto delle esigenze del 100 per cento della popolazione”. Dunque i cittadini devono unire le proprie forze per farsi ascoltare dalle istituzioni che in molti casi hanno le mani legate o sono in balia di una burocrazia troppo lenta che allunga inesorabilmente i tempi.

La guerra contro il rumore si combatte sul web. Nella rete i vari comitati si scambiano dritte e opinioni, confrontando i successi e, talvolta, le delusioni. Quando si scende in campo, infatti, bisogna considerare che la battaglia sarà all’ultimo sangue. Ma i risultati di solito arrivano. Così capita che un cittadino romano stressato dalla musica dei vicini, padre e figlio con velleità mozartiane, si sia visto dare ragione dal tribunale penale che ha rifilato ai due musicisti una pena esemplare: due mesi di reclusione e una multa di 20 mila euro. Un’esagerazione, si potrebbe pensare, ma così non è se si calcola che, quasi sempre, i rumori molesti diventano una vera e propria fonte di stress, che può portare anche gravi malattie.
Nella vita quotidiana delle grandi città sembra impossibile riuscire a difendersi dal rumore. Si vive in case con pareti di cartone, stipati l’uno accanto all’altro, tanto che spesso le attività quotidiane dei vicini diventano il sottofondo della vita tra le mura domestiche. “Non dovrebbe essere così”, precisa Mattia, “ci sono delle norme che i costruttori dovrebbero rispettare e, se non lo fanno, possono essere condannati a rimborsare il 30% del valore dell’immobile”. Secondo Mattia è proprio il rumore di sottofondo della sfera privata quello che mina la psiche di milioni di italiani, che invece riescono a sopportare meglio il traffico o altri suoni metropolitani.

Anche i locali notturni con la loro musica fino a tarda sera causano molti problemi. E non solo nelle località turistiche. “La storia del Comitato anti rumore di Cesena”, spiega Antonio Paolo Cipollini, “è iniziata nel 2002. Eravamo in due o tre persone e abitavamo sopra un bar che aveva le casse acustiche dello stereo attaccate al soffitto”. La quotidianità di Cipollini e dei suoi vicini, soprattutto nelle ore notturne, era fatta di vibrazioni e rumore continuo. “In più”, racconta, “i frequentatori del bar stavano all’esterno e non osservavano le norme”. Così i residenti hanno chiesto una verifica al Comune e dopo tre anni si sono visti dare ragione. Il caso di Cesena è a lieto fine, ora il Comitato siede a un Tavolo permanente insieme con l’amministrazione comunale per prevenire e risolvere i problemi legati al rumore.

In molti casi, però, gli interessi dei singoli si scontrano con le necessità economiche di altre, potenti categorie. È il caso di chi vive vicino agli aeroporti. Qui ottenere buoni risultati è quasi impossibile, perché pensare di bloccare il traffico di velivoli è una mera utopia. Ci sono comunque delle soluzioni tampone che possono almeno migliorare la qualità della vita di chi abita accanto alle piste. Regione Lombardia, Provincia di Bergamo e Sacbo, la società di gestione dell’aeroporto di Orio al Serio, a settembre hanno siglato un Protocollo di Intesa per la realizzazione di un primo programma di interventi per il contenimento dell’inquinamento acustico aeroportuale e per il miglioramento della compatibilità ambientale tra lo scalo e il territorio circostante. La Sacbo dovrà sborsare, solo per la prima tranche di lavori, 2.500.000 euro. È prevista l’insonorizzazione di alcuni edifici pubblici (entro un anno), poi degli edifici residenziali (entro due). Insomma, gli aerei non spariranno, ma almeno non si faranno sentire.
Il messaggio è chiaro: sbarazzarsi del rumore è impossibile, l’unica alternativa è imparare a tenerlo fuori dalle nostre case.

Il network antirumore: Comitato romano; Comitato di Biassono; Comitato Cesena; Comitato aeroporto Ciampino; Comitato aeroporto Linate

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101