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I lavoratori del tribunale di Milano a Napolitano: “Non siamo fannulloni”

Tribunale-Milano

I lavoratori del Tribunale di Milano, stanchi di sentirsi etichettare come “fannulloni” hanno deciso di autoconvocarsi e rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano attraverso una lettera aperta firmata da 200 di loro, nella quale espongono la loro posizione e soprattutto chiedono al Capo dello Stato di difendere la loro dignità di lavoratori. “Noi non abbiamo nulla contro il ministro Brunetta per la sua crociata contro i fannulloni, e siamo i primi ad ammettere che ci sono” ci dice uno dei lavoratori, Mimmo Silipigni. “Quello che non accettiamo è la generalizzazione che porta a un certo malcontento da parte della società civile nei confronti di chi ogni giorno si reca sul luogo di lavoro per svolgere il proprio dovere.” Nella lettera a Napolitano i lavoratori ricordano che da anni sono costretti a lavorare in condizioni a dir poco disagiate senza che gli venga riconosciuto alcun merito e senza gli strumenti adatti a compiere adeguatamente le proprie mansioni. “Per dimostrare la nostra volontà al dialogo” continua il lavoratore “siamo pronti a invitare al Palazzo di Giustizia di Milano lo stesso ministro Brunetta così che si possa rendere conto di persona della situazione, e” aggiunge “non cerchiamo l’appoggio e la solidarietà di nessuno, né quella dei sindacati né quella dei giudici con i quali condividiamo quotidianamente il lavoro, perché poi si finirebbe col discutere della separazione delle carriere dei magistrati e della riforma dei Codici.” Loro, i lavoratori del Tribunale, questa volta non sono più disposti a ritornare nell’anonimato anzi a essere chiamati fannulloni.

Leggi il testo della lettera a Napolitano

Emergenza rifiuti, Mission Impossible. E il Vulcanico Velardi affitta Pompei

Le incredibili foto che testimoniano l'insostenibile emergenza rifiuti a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Il “vulcanico” Claudio Velardi, da febbraio all’ombra del Vesuvio in qualità di assessore regionale al Turismo, nella giunta guidata dal governatore Antonio Bassolino, sta cercando in tutti i modi di promuovere una nuova immagine della Campania e di Napoli, sommersa dall’ormai cronica emergenza rifiuti. Di certo le sue proposte non sono passate inosservate anche perché sembrano partorite più da una mente di esperto di pubbliche relazioni, quale Velardi in effetti è, che da quella di un uomo politico avvezzo ai problemi reali.
Come prima uscita pubblica Velardi ha pensato bene di presentarsi alla prima seduta del consiglio regionale non in giacca e cravatta, come si è solito fare in luoghi istituzionali, ma in maglione volendo forse imitare l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne che si era presentato in un consiglio di amministrazione proprio in pullover. Con la differenza però che quest’ultimo prima aveva risanato i conti della casa automobilistica torinese. La seconda mossa è stata quella di intitolare il suo blog Mission Impossibile, ispirandosi in questo caso al Tom Cruise della celebre saga cinematografica e ben sapendo che la sua missione sarebbe stata quanto meno dura. Ma mai immaginando che la lotta sarebbe stata anche personale. Presentando la campagna Maggio dei monumenti, il 10 aprile scorso, il neo assessore si è scoperto sotto assedio: come ha raccontato on line, i rifiuti se li è ritrovati a domicilio: “Sotto il portone di casa mia (proprio allo Spirito Santo) vi sono non più di una decina di manifestanti con uno striscione. Alcuni di loro vanno verso via dei Pellegrini, prendono tre, quattro cassonetti e li ribaltano per strada. Nessuno dice niente, qualcuno abbassa la saracinesca del negozio. Mia moglie chiama prima il 112, poi il 113. Passa una volante della polizia, gira verso via Cisterna dell’Olio e scompare. Al momento sono passati 10 minuti e nessuno si fa vivo. Il traffico è bloccato, in questa specie di imbuto cittadino. Come è possibile che si consenta tutto questo, mi permetterei di chiedere alle forze dell’ordine”.

La terza idea è stata la campagna promozionale Easy Napoli che prevedeva pacchetti turistici scontati senza chiedere il parere degli albergatori della città che fino a prova contraria erano i diretti interessati. Poi è stata la volta della campagna pubblicitaria da cartolina intitolata: Monnezza a chi? Che consiste in grandi manifesti da affiggere nelle città del Nord Italia per cercare di invogliare i turisti a tornare a visitare Napoli. Infine, last but not least, ha pensato bene di affittare gli Scavi di Pompei, altro annoso problema della regione Campania (che però non riguarda Velardi, visto che non dipendono dalla Regione ma dalla Soprintendenza ai Beni Culturali), alle grandi major americane per realizzare riprese cinematografiche di kolossal hollywoodiani. Per farlo ha rilasciato un’intervista al settimanale Newsweek affermando di essere già in contatto con la Walt Disney, la Warner Bros e la Pixar e proprio quest’ultima sta realizzando un film di quelli catastrofici e che racconta il terremoto che nel 1906 rase al suolo la città di San Francisco.

A questo punto sembra che al “vulcanico” Velardi, vista la passione cinefila mostrata in questi primi mesi di incarico, non rimanga che vendersi il tesoro di San Gennaro nella speranza che riesca a realizzare la sua Missione Impossibile.

Da oggi il Senato mette online gli atti d’inchiesta del sequestro Moro

“È un atto di omaggio ad Aldo Moro, alle vittime di uno dei  periodi più difficili nella storia della nostra Repubblica e ai servitori dello Stato che dedicheranno la propria vita alla ricerca della verità”. Così il presidente del Senato Renato Schifani ha annunciato la pubblicazione sul sito internet di Palazzo Madama dell’intera documentazione relativa alla Commissione stragi (filone Moro) consultabile in tutta la sua interezza. 130 volumi
e 104 mila pagine che a trent’anni da quei tragici cinquantacinque giorni che sconvolsero l’Italia iniziati il 16 marzo con la strage di via Fani che videro la morte proprio di cinque servitori dello Stato e conclusasi ancor più tragicamente il 9 maggio con il ritrovamento del
cadavere di Aldo Moro in un bagagliaio di un auto abbandonata nel centro di Roma, rappresentano di certo un atto importante almeno dal punto di vista storico per cercare di capire cosa accadde in quel drammatico 1978.

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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