
- Una manifestazione antirazzista a Roma
Eccolo, puntuale come ogni anno, il Dossier Statistico Immigrazione 2009, realizzato dalla Caritas-Migrantes. Giunto alla sua 19ma edizione. Continua
- Mercoledì 28 Ottobre 2009

Eccolo, puntuale come ogni anno, il Dossier Statistico Immigrazione 2009, realizzato dalla Caritas-Migrantes. Giunto alla sua 19ma edizione. Continua

Sara cattolica ed Abdellah imama marocchino uniti in matrimonio
In comune hanno tante cose: l’età (trent’anni), le idee sulla pace, sulla non-violenza e anche sull’amore: quello autentico, che non ha né limiti, né confini. Quello indispensabile per costruire una famiglia e una piccola comunità multietnica. In Comune, quello di Villarbasse in provincia di Torino, il 24 ottobre Sara ed Abdellah si sposeranno. Continua

Aicha e Achol, La prima è marocchina, la seconda sudanese
Aicha e Achol sono due donne molto diverse, come diversa è la loro storia, che si intreccia solo pochi mesi fa, quando entrambe hanno avuto l’occasione di lavorare a Milano per la stessa famiglia.
Una, Aicha, è marocchina, ha 35 anni, è musulmana, timida, silenziosa e un po’ sfuggente. L’altra, Achol, è sudanese, ha 25 anni, è cristiana, estroversa, vivace e disinibita. Continua

Un banco di frutta gestito da due maghrebini
Alle 8.30 del mattino il Mercato di Viale Papiniano a Milano è ancora tranquillo. Pochi avventori in giro, commercianti che scaricano la merce dai camion e iniziano a preparare il loro banco.
Passo in Piazza Sant’Agostino, la zona dove si vendono principalmente generi alimentari. Faccio due chiacchiere con un salumiere, che non smette di fissare un camioncino carico di frutta. “Ecco, vedi? Noi in riga, loro in mezzo alla strada!” dice, riferendosi ad un gruppo di lavoratori egiziani. Continua
Moschea a tempo. Anzi, da spostare. No, da chiudere. Dal 5 luglio scorso, la moschea e il centro culturale di viale Jenner occupano le prime pagine dei giornali, scatenando nuove polemiche e riflessioni sui temi diritto di culto e immigrazione.
I quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono i marciapiedi attorno alla moschea di Milano sono solo una piccola fetta della comunità araba che vive e lavora nel capoluogo lombardo.
Secondo le stime dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e multietnicità (Ismu) della Regione Lombardia, al 1 luglio 2007 sono più di 44.000 le presenze di cittadini ‘arabi’ (immigrati dagli stati in cui si parla l’arabo come idioma ufficiale, esclusi Iran e Afghanistan) nel Comune di Milano; circa il 10% in più rispetto l’anno precedente. Quasi l’80% possiede un regolare permesso di soggiorno.
Per capire chi sia e cosa faccia a Milano una delle maggiori comunità di immigrati presente in Italia, abbiamo analizzato questi numeri, concentrandoci sulle condizioni lavorative e professionali di questa etnia.
Confrontando i dati dell’Ismu raccolti su un campione d’indagine di 270 unità nel Comune milanese, emerge che dal luglio 2006 al luglio 2007 oltre il 30% abbia un lavoro regolare a tempo indeterminato. Il reddito medio mensile di chi lavora si aggira intorno ai 1.200 euro.
Nel 2006 gli intellettuali arabi occupavano il secondo posto nella categoria ‘tipo di lavoro svolto’. Il 2007 conferma gli operai edili sempre al primo posto e mostra un considerevole incremento degli addetti alla ristorazione (14,7%), ai mestieri artigianali (11,6%), alle pulizie (10,6%) e alle attività commerciali (5.6%). Il tasso di disoccupazione è rimasto relativamente stabile e si aggira intorno all’8%.
A parlare con alcuni intellettuali arabi di Milano risulta che è tanta è la voglia d’integrazione e di dialogo, ma il varco della comunicazione resta ancora difficile da superare. La moschea di viale Jenner ne è un esempio.
Ali Hussein Hassoun è un pittore libanese e cittadino italiano. Dal 1996 vive e lavora a Milano. “Ci si può aprire senza perdere le proprie radici e tradizioni. Qui in Italia faccio il pittore, ho una libertà d’espressione e di credo che in Libano non avrei mai!”
Muhammad Eid Al-Shaleh è un musicista siriano che vive in Italia dal 2004. “L’interesse reciproco è un pilastro fondamentale nella costruzione della società multietnica”. Ma l’integrazione resta per lui ancora un’aspirazione.
Dello stesso parere è Meriem Benkortbi, una giovane designer algerina che vive e lavora a Milano. “L’integrazione dipende dal livello sociale delle persone, che nei paesi arabi è basso” ci spiega. “Molti dei miei connazionali quando arrivano in Italia hanno paura. Il mondo arabo è soprattutto tradizione. Integralismo, timore e guerra confondono le idee e spingono indietro la nuova generazione”.
L’architetto Jean Pierre Antonios Jelwan e l’ingegnere Hazem Abdul Karim sono due giovani libanesi iscritti agli Albi professionali di Milano. Per entrambi la religione è il punto debole di tutto il dialogo. “Chi ha saputo interpretarla, è riuscito ad integrarsi molto di più e molto velocemente” dice l’architetto. L’amico Hazem sembra esserci riuscito: “Ho imparato tanto in Italia: la disciplina, l’ordine e il rispetto di come dialogare; cose importanti, che da noi sono trascurate”.
