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Sin dal caso Noemi, la sinistra italiana ha assunto la difesa del corpo delle donne, rivendicando la propria superiorità morale rispetto ai costumi sessuali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E tuttavia, nel perseguire il proprio obiettivo politico di travolgere l’avversario battendolo su questo campo – e cioè nel condannare, nell’organizzare, nel veicolare l’indignazione – ha favorito la strumentalizzazione di quello stesso corpo esibito in modo voyeuristico sui giornali, nei talk show televisivi, sui siti, in un incessante gossip giudiziario, una pletora di intercettazioni svelate pubblicamente che ha sporcato tutto e tutte senza risparmiare né ragazze dell’Olgettina né consigliere regionali, né ministre. Continua


Nel suo ultimo libro, Carta straccia, il giornalista Giampaolo Pansa, che non appartiene ad alcun clan, sostiene questa tesi: il fatto che Silvio Berlusconi stia ancora dov’è dimostra che il giornalismo italiano è inutile, squalificato e senza potere. Pansa arriva a questa conclusione perché, soprattutto dal 2008, il Cavaliere ha avuto quasi tutti i giornali contro, è stato ribaltato come un calzino, battuto come un materasso, aggredito da un branco di lupi famelici dalle edicole e dai talk-show ma, nonostante tutto, è ancora lì. Continua

Piazza del Duomo
Sostiene l’architetto giapponese Arata Isozaki, che ha progettato una delle torri per fare più alta Milano, che «se grande significa superiore i grattacieli potranno ancora cambiare la città ». E difatti i nuovi distretti di grattacieli sempre più longilinei, che stanno crescendo su quelle enormi buche con quelle gigantesche gru in due zone ormai centrali di Milano, cioè Porta Nuova e la Fiera, o meglio dove si trovava la Fiera prima di traslocare, sono una dichiarazione d’intenti per continuare a giocare al domani. Continua

Lo scrittore umberto Eco durante il suo intervento al Palasharp
Da una parte il «puttaniere» Silvio Berlusconi e il popolo di trogloditi, subumani, evasori fiscali, rincitrulliti dalla televisione, mantenute scosciate, botoxate, rovinate dal Grande fratello che lo segue. «Gli italiani che votano Berlusconi sono dei poveri idioti» ha sancito Milva al Palasharp di Milano, alla manifestazione, sabato 5 febbraio, di Libertà e giustizia, il movimento moralizzatore ispirato dal milionario editore del quotidiano La Repubblica Carlo De Benedetti. Dall’altra appunto invece loro: i puri, i virtuosi, quelli che vogliono ripulire l’Italia dal pattume del flaccido villano di Arcore vituperato ogni giorno su Repubblica, quelli che in nome delle intercettazioni (domanda ricorrente al festival dei talk-show giustizialisti proposti ogni sera da tutte le reti televisive: «Ma lei le ha lette le intercettazioni?») Continua

Il filosofo francese Bernard-Henry Lévy
Ve lo vedete Bernard-Henri Lévy, il filosofo più narcisista di Francia e forse del mondo, soprannominato «Dio è morto, ma i miei capelli sono perfetti», che va in giro per Brasilia con la camicia sbottonata a cercare sapone in polvere per il pluriomicida Cesare Battisti, in carcere? È raccontato sulla sua rivista online La règle du jeu. «E poiché il sapone in barra è vietato in prigione, anche questo è impegno politico, al più alto livello» lo ammira l’altra paladina per la liberazione di Battisti, la giallista Fred Vargas. Continua


Qualsiasi ragazza bella conosce il potere sui maschi di un capriccio con occhioni indifesi. Ha avuto quest’effetto il lamento ben portato del ministro Mara Carfagna, che ha occupato la politica per una settimana (Silvio Berlusconi: «Il gossip ha oscurato il mio risultato epocale al vertice Nato»). Continua


Seduta in un angolo, accanto alla finestra della sala d’attesa del reparto di rianimazione dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, piange disperatamente, ripiegata su se stessa, una donna bionda vestita di un pullover verde e pantaloni a righe. «Signora Francesca?». «Sì» rialza la testa lei, la mamma. «Al mio Luca no, non doveva succedere, era troppo una persona normale, me l’hanno paralizzato così. Quando avevo bisogno di qualcosa, lui c’era. Era sempre preciso, telefonava sempre, raccontava tutto nei dettagli, stava vivendo un momento felice. Non ce la faccio a vederlo così». Continua


C’era una volta, verso la metà degli anni Quaranta del secolo scorso, un giornalista napoletano di nome Guglielmo Giannini. Era sufficientemente spregiudicato e anticonformista da avere l’intuizione di dare retta e sfogo a moti di pancia molto diffusi tra gli italiani: la frustrazione, l’invidia e la sfiducia verso il sistema. Per questo fondò un agile settimanale, chiamato L’Uomo qualunque contro il fascismo, il comunismo, e un movimento a esso collegato, Il Fronte dell’uomo qualunque. Entrambi si nutrivano della diffidenza, dell’indignazione, dell’ostilità , del disprezzo piccoloborghese per la cultura, la democrazia, la politica, le nuove caste del potere. In un paese distrutto e disorientato dalla guerra mondiale e civile, Giannini s’inventò il mito dell’antipolitica ed ebbe un certo successo anche alle elezioni. Ma poi il sistema dei partiti di massa come la Democrazia cristiana, i comunisti e i socialisti, si presero la rivincita, se lo ingoiarono in un boccone e la sua parabola da duro e puro inevitabilmente sprofondò nell’imperdonabile fossa dell’ingenuità . Continua