
Alessandro Frigiola
La stanza numero 22 all’ospedale di Casablanca è fitta di donne che stringono figli invisibili. Gravissime malattie del cuore, ma quelle povere madri aspettano il miracolo. Sperano che il loro bimbo rinasca come il Cristo bambino durante il Natale. Il grande dottore italiano si muove tra loro e sorride tristemente. Gli pesa sapere che è l’unico a poterli salvare. Sfiora le mani di una piccoletta spaventata. La mamma lo supplica in arabo di operare sua figlia. «La bambina ha una forte febbre dobbiamo rimandare» risponde lui in italiano, come se lei potesse capire. È così: il linguaggio del dolore non ha bisogno di traduzione. Continua

In principio il raduno del delirio doveva essere nelle campagne di Torvaianica. No: troppo in vetrina. Allora a Maccarese, dentro un hangar vicino al lido di Fregene. No: troppo caldo. Ultima possibilità dell’inferno ballato: in un vecchio magazzino di Nettuno. Poi alle 7 di sera il tam tam degli sms ha urlato che la polizia era all’erta. Che dopo la morte dei due ragazzi nel giorno di ferragosto c’era il pericolo di un blitz nemmeno tanto pacifico. Così la folla del rave ha deciso di disperdersi “come una mandria di bufali infuriati”.
Ma prima di tornare alla “noia di quest’estate”, qualcuno dei ragazzi ha voluto raccontare cos’è per loro un rave party. Ha voluto dire come “questo paradiso di anime libere può diventare un inferno che ti fa sputare il diavolo”. Un inferno che negli ultimi anni ha bruciato dieci morti. Compresi i ragazzi del Salento e di Bocca della Selva in Molise. Ecco i sogni spezzati e le agghiaccianti verità di Stefano, Marco, Arianna, Simona e Cipriana.
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