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Texas-Italia: lettere di un condannato a morte all’amica che vuol salvarlo

Il sito internet con la campagna a favore di Kenneth Foster, detenuto nel braccio della morte della prigione di Huntsville in Texas. LA sua esecuzione è fissata per il 30 agosto 2007.
“Mi fa tanto piacere sentire che cercherai di scrivere di me sul giornale La Sesia. Ho cercato di far parlare del mio caso in Italia, ma è difficile. La tua iniziativa potrebbe invece aprirmi qualche porta. A volte cambiare è solo questione di incontrare la persona giusta. E per me sei forse tu quella persona”.
Comincia così una delle tante lettere di Kenneth Foster, un giovane statunitense recluso nella Plunski Unit, braccio della morte dove sono confinati i detenuti maschi del penitenziario di Huntsville, in Texas: sarà giustiziato il 30 agosto, non per aver commesso direttamente l’omicidio, ma in base alla law of parties, che riguarda chi in qualche modo favorisce l’assassino.

La missiva di Kenneth è indirizzata a Maria Teresa Osta, Terry per gli amici così come per il giovane di Austin. Una signora di Vercelli che da marzo mantiene una fitta corrispondenza con il detenuto e che sta cercando di mobilitare l’Italia in suo favore: “È una delle poche cose in grado di distrarlo dai pensieri di morte” racconta Maria Teresa a Panorama.it. E infatti, in una lettera datata 17 aprile 2007 Kenneth scrive che si sente “speciale, perché tu hai scelto di diventare mia amica… l’amicizia è come una perla – rara e preziosa e in una situazione così s’impara realmente ad apprezzarla”. E ancora: “Guardiamo alla nostra amicizia come a un giardino: piantiamo e coltiviamo piante e fiori…”.
Dalla sua prigione nel Texas Kenneth scrive spesso, a volte a mano anche se preferisce la macchina per scrivere: “È più facile e si capisce molto meglio. Ecco perché ho chiesto alla mia famiglia di mandarmene una nuova” scrive a Maria Teresa “ma ti ringrazio per esserti offerta di spedirmela tu. Il fatto è che non possiamo ricevere dall’esterno oggetti come questo. Bisogna inviare il denaro al fondo della prigione, che poi si occupa di acquistarli”.

Pagine di vita quotidiana dal braccio della morte. Un diario quotidiano che si fa più emozionante quando Kenneth ricorda con l’amica italiana le sue vicende personali. “Sono felice che le foto ti siano piaciute”: si riferisce a quelle della figlia Nydesha di 11 anni. La loro storia è complicata e per non dilungarsi troppo il giovane invita Terry di visitare i siti che parlano di lui:(qui, qui e qui). Di fatto, Nydesha va a trovarlo appena può, quando è in vacanza dalla scuola, insieme con Nicole, la madre che Kenneth non ha sposato: “La piccola viene a farmi visita ogni estate e per questo provo molto rispetto nei confronti di Nicole: ha fatto in modo che la bambina restasse nella mia vita. Molti prigionieri non sono altrettanto fortunati: i figli sono usati spesso come strumenti di vendetta”.
Ad alleviare la sua quotidianità c’è anche la musica. “Possiamo ascoltarla solo attraverso la radio” perché ai detenuti non è permesso di tenere nelle celle uno stereo con cd o cassette. Ma la radio è in fondo un ottimo mezzo per mantenere i contatti con il mondo: “Sulle frequenza di Kdol, ogni domenica tra le 13 e le 18 c’è poi una trasmissione sulla pena di morte” scrive Kenneth “dove i familiari dei detenuti possono partecipare telefonicamente o lasciare dei messaggi via email che poi vengono letti in diretta”.

Maria Teresa ha ingaggiato da qualche tempo una battaglia molto personale per salvare il suo amico. E non si è fermata, nemmeno davanti alla data dell’esecuzione: “È innocente, lo so”, ripete. E non è la sola a sostenere questa tesi. Per fare pressioni perché al detenuto sia concessa la grazia si sono costituite varie associazioni italiane e internazionali, e si è schierato anche il Comitato Paul Rougeau, che ha aperto un conto corrente postale ad hoc i cui soldi dovrebbero essere utilizzati, secondo quanto dichiarato, per pagare gli avvocati di Kenneth.
“Ma ormai siamo agli sgoccioli: il 30 agosto è vicinissimo e bisogna mobilitare molta più gente e mezzi di informazione”, è l’ennesimo appello di Terry.

Il VIDEO musicale sulla vicenda di Kenneth Foster:

Sardegna: via alle boe. Ecosostenibili, intelligenti e di lusso

MarPark è innanzitutto un sistema per la protezione dell'Ambiente e la fruizione turistica sostenibile, un sistema telematico di ormeggio eco-compatibile per imbarcazioni da diporto.
E poi si dice che chi può, non fa nulla per l’ambiente. Pensate invece a che cosa sta per succedere in Sardegna: le boe intelligenti faranno ben presto la loro comparsa nelle acque al largo della Costa Smeralda.

Permetteranno di collegarsi a internet, di prenotare un taxi nautico ma anche un catering a bordo, oltre che lezioni di diving e visite guidate. Servizi quasi lussuosi che asseconderanno i capricci di chi ormeggerà davanti alle spiagge che tutto il mondo ci invidia, ma che al tempo stesso sembra che saranno un’arma contro il degrado ambientale.

Fra i promotori di questa iniziativa c’è il proprietario di quelle coste, il magnate americano Tom Barrack: per attuare il progetto, infatti, è stata costituita la società SafeBay, joint-venture fra Smeralda Holding, di proprietà del fondo di investimenti Colony Capital di Tom Barrack, e Italgest Mare del Gruppo Italgest, guidato da Paride De Masi.
Non di solo lusso si tratta, però, perché l’idea è nata per contrastare l’ancoraggio selvaggio in rada, che danneggia i fondali marini. E per questo ha la benedizione di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, e di Legambiente.
A fare da test saranno le acque di un’area non protetta, tra Cala di Volpe e Porto Cervo, dove saranno piazzate 50 boe telematiche che consentiranno controllato delle imbarcazioni da diporto. Il sistema utilizzato sarà MarPark, brevettato a livello internazionale da Italgest Mare e realizzato in collaborazione con Siemens.

Medico italiano mobbizzato… in Galles

Un cardiochirurgo italiano è al centro di una polemica scatenata dal Guardian : Vincenzo Argano, che avrebbe illecitamente mantenuto il suo lavoro presso un’unità cardiaca del servizio sanitario pubblico del Galles mentre era attivo anche in una clinica privata palermitana, Villa Maria Eleonora, dove oggi lavora a tempo pieno. Il medico afferma però di aver consegnato ben prima le sue dimissioni dal lavoro in Gran Bretagna. Contattato dal Guardian, avrebbe però ammesso di non essere certo che lo Swansea NHS Trust le abbia accettate. Ma che pensa di sì. Fin qui, in realtà, sarebbe quasi una storia di ordinaria amministrazione. Il punto è che a queste presunte irregolarità si sommerebbe una situazione poco chiara, fatta di minacce e lettere anonime che il medico dice di aver ricevuto.
Non solo: l’atmosfera generale della clinica era così pesante che il servizio sanitario nazionale, nel 2004, prese per la prima volta la decisione di chiuderla per un’intero settimana. Il motivo: “personale stressato”. E così Argano, “preoccupato per la sua salute”, dice, avrebbe deciso di volare lontano. Forse trascurando qualche dettaglio.

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