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Pallone, feste e rischio risse. Sale la febbre Champions a Roma

Festa Champions a Roma

Mancano pochi giorni alla finale di Champions League tra il Manchester e il Barcellona, ma a Roma la febbre è già alta: la finalissima della maggiore competizione per club in Europa si svolgerà mercoledì 27 maggio allo stadio Olimpico nella Capitale. In campo due squadre che, per blasone numero di campioni in rosa e gioco espresso in questa stagione, non hanno eguali nel continente. La sfida che tutti attendono è quella tra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. I due “alieni” del calcio non si giocheranno solo la finale di Champions, ma anche il Pallone d’oro: è facile prevedere che il vincitore, specie in un anno in cui mancano mondiali ed europei, della coppa mercoledì verrà premiato anche a Parigi a fine anno con il riconoscimento che ogni anno assegna France Football.

Riflettori puntati sull’argentino e sul portoghese, quindi. E proprio per accogliere al meglio i due supercampioni e le due grandi squadre la città di Roma si sta vestendo a festa. Festeggiamenti lunghi cinque giorni, infatti, inizieranno nel centro storico di Roma già sabato 23 maggio, con l’ambasciatore della finale Bruno Conti a presenziare all’inaugurazione dell’Uefa Champions Festival. Tifosi di tutte le nazionalità si raduneranno intorno all’Arco di Costantino e al Parco di Colle Oppio nei giorni che precedono la finale del 27 maggio, per assistere a diverse mostre, tornei e intrattenimenti vari preparati per avvicinarsi al meglio alla sfida tra i red devils e i blaugrana. Nonostante tutte le iniziative promozionali in vetrina, tuttavia, all’estero, soprattutto fra gli inglesi, serpeggia una certa inquietudine circa i possibili pericoli per i tifosi che giungeranno nella Capitale. Dalle parti di Manchester, infatti, non sono ancora stati ben digeriti alcuni episodi spiacevoli accaduti durante i numerosi match di Champions disputati fra i giallorossi e gli uomini di Ferguson. Stavolta è il ministero degli Esteri britannico a pubblicare un elenco di consigli per gli oltre 10mila tifosi del Manchester diretti in Italia sprovvisti di biglietto.
Il tutto mentre la stampa inglese – con in testa il  The Times, che in un articolo ha messo sull’avviso i tifosi spiegando che Roma è una città violenta e pericolosa – sta cercando di spargere sale sulla questione sicurezza: tra le indicazioni di sicurezza ricevute dai supporter di Ronaldo e compagni non solo quello di evitare la metropolitana o le zone periferiche poco illuminate, ma anche alcune strade del centro senza via di fuga. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intanto, ha annunciato di aver “chiesto al ministro dell’Interno più forze dell’ordine per assicurare la sicurezza per la finale di Champions League”.

Fini e le “affinità elettive” con D’Alema. “Ma non scrivete che sono di sinistra”

La sintesi migliore, come spesso accade, è una foto: quella di Gianfranco Fini e Massimo D’Alema insieme sul palco che si stringono la mano. Complice Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Giovani-Editori e patron del convegno giunto alla sesta edizione ‘Crescere tra le righe’ a Borgo La Bagnaia in provincia di Siena. Un siparietto che nasconde molte convergenze tra i due politici. Di primo mattino è il presidente della Fondazione ItalianiEuropei, attaccando il premier Silvio Berlusconi per le sue parole sul Parlamento, ad ‘avvicinarsi’ a Fini, poi in maniera più esplicita aggiunge: “Ho molto apprezzato il presidente della Camera che ha voluto difendere la dignità del Parlamento di fronte all’aggressione che era venuta da parte del capo del governo e credo che le sue parole sono un punto di riferimento importante per tutte le persone che amano la democrazia”.
Davanti alla platea di studenti de “Il Quotidiano in classe” l’esponente Pd esprime le sue preoccupazioni sulla libertà di stampa parlando di “una zona grigia tra democrazia e dittatura” e ancora “in Italia oggi esiste un problema serio di equilibrio nell’informazione, visto che senza dubbio c’è un enorme potere nelle mani di una persona sola”. Non si tratta di regime “ma la democrazia è un meccanismo delicato, e va presidiata, perché al buio si fanno tante porcherie”.
Dopo poco sul palco arriva la risposta di Fini che dice di “condividere le parole di D’Alema sulla stampa e l’informazione. Così qualcuno dirà che sono sempre più di sinistra. Ma magari qualcuno si deve chiedere se D’Alema non sia di destra…”. Poi però Fini nega che ci siano “bavagli alla stampa, piuttosto bisogna riflettere sul rapporto tra le proprietà, i loro interessi e il modo in cui giornali informano”. Insomma per la terza carica dello Stato il vero problema è che “mancano gli editori puri”.
Sull’immigrazione l’intesa tra i due è nei fatti. Se per la sinistra e D’Alema l’Italia “è già multietnica”, per Fini la politica deve guardare più “all’integrazione che al respingimento”. Se per D’Alema, Barack Obama e Sonia Gandhi da noi dovrebbero chiedere il permesso di soggiorno, Fini invita a guardare avanti “ai prossimi 15 anni quando l’Italia sarà diversa e quindi certi fenomeni, come l’immigrazione, vanno guidati per non essere travolti”. Anche se l’ex leader di An mette le mani avanti “ma ciò non significa essere di sinistra”.
Durante la giornata conclusiva di ‘Crescere tra le righe’ Fini ripete 5 volte di essere d’accordo con D’Alema, anche se chiudendo il suo intervento il presidente di Montecitorio ribadisce una cosa che “pensa da sempre” – ma che molti considereranno un riavvicinamento a Silvio Berlusconi – e cioè che “il ceto politico italiano è pletorico e abbondante”. Fini non si riferisce solo ai 945 parlamentari, “ma alle centinaia di consiglieri regionali e alle migliaia di persone che rappresentano il territorio”, a cui una “sforbiciata, una cura dimagrante farebbe” davvero “bene”.
In mattinata protagonista anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che intervistato dal direttore di Panorama, Maurizio Belpietro ha detto che prima del G8 de L’Aquila il premier Silvio Berlusconi incontrerà il presidente usa, Barack Obama. Il titolare della diplomazia italiana ha anche auspicato che il presidente stella a strisce possa chiudere Guantanamo “e l’Italia saprà aiutare questo percorso”.

Rai, tutto pronto per le nomine. Polemiche comprese

Cavallo Rai

Mercoledì pomeriggio nel Consiglio di Amministrazione Rai convocato per le 14 approderanno le nomine. Ma non sarà ricambio completo come sembrava fino ad alcune settimane or sono : si parte da Rai Uno, dal Tg1 e dai quattro vice direttori generali di viale Mazzini. La Rai quindi per ora si occupa dell’urgenza, ovvero del tg ammiraglio che era rimasto senza direttore dopo il trasloco di Gianni Riotta al Sole 24 Ore. Una prudenza che ai vertici di viale Mazzini serve anche a prevenire qualche affondo e la richiesta - lo ha ripetuto anche ieri il segretario del Pd Dario Franceschini - di rinviare le nomine al dopo-elezioni.
Stando alle ultime indiscrezioni alla guida della prima rete dovrebbe approdare Mauro Mazza, attuale direttore del Tg2, mentre Augusto Minzolini (notista de La Stampa e di Panorama) è il candidato in pole position per il Tg1. I consiglieri Rai hanno già ricevuto il materiale informativo che deve precedere di almeno 24 ore ogni nomina. Anche se, nel caso di Minzolini, la nomina diventerà effettiva dopo le elezioni europee: ci sono infatti alcuni adempimenti burocratici che porteranno via circa due settimane. Ma il Cda di oggi pomeriggio avrà anche l’onere di promuovere la squadra di vice dg, che affiancheranno Mauro Masi. Saranno quattro: una conferma, quella di Giancarlo Leone, e tre new entry, Lorenza Lei, Gianfranco Comanducci e Antonio Marano. Quest’ultimo, direttore di Raidue e una mai nascosta fede leghista, dovrebbe ottenere una delega “pesante” al prodotto e al palinsesto (che faceva parte del “portafoglio” di Leone). Altra delega importante sarà quella che verrà affidata a Lei, che continuerà ad occuparsi di Risorse televisive e di produzione tv (ma non è escluso un incarico anche sul personale). Leone passerà ad occuparsi di digitale, mentre a Comanducci resterebbe l’incarico sui servizi e gli acquisti.
Le ore che hanno preceduto il nulla osta sulle nomine, come sempre in Rai, sono piene di voci e retroscena. Anche perché il puzzle va composto in maniera tale che ogni tessera del mosaico si possa incastrare al posto giusto. E così anche le caselle che verranno scelte nelle prossime settimane sembrano avere un loro posto. Nelle ultime ore di trattative e limature al settimo piano, si era materializzata l’ipotesi di un intervento più pesante nell’organigramma aziendale. Si dava per fatto l’accordo sulla seconda rete (con Mario Orfeo alla testata e Susanna Petruni a Raidue), vicino quello sulla terza (doppia conferma o Di Bella alla rete al posto di Ruffini e Berlinguer al Tg) così come si è cercata un’intesa su altre caselle: a cominciare dalla testate regionali (Masi ha sondato un possibile accordo su Piero Vigorelli), la radio e la Fiction.

Tuttavia, la situazione ha suggerito maggiore cautela, e anche dal presidente Rai, Paolo Garimberti, è arrivato l’invito ad occuparsi solo delle emergenze. Innegabile, come hanno fatto notare il responsabile comunicazione Pd, Paolo Gentiloni e il consigliere Nino Rizzo Nervo, che promette battaglia e minaccia una “frattura insanabile” in seno al Cda, che la copertura dell’emergenza Raiuno e la promozione di Marano lascino scoperte altre due caselle, aprendo la strada a due nuovi interim e, di conseguenza, a due nuove urgenze che però, sottolineano al settimo piano, “potranno essere affrontate subito dopo le elezioni”. Insomma il Cda si annuncia perlomeno movimentato. Così come non promette di sedarsi la polemica politica: denuncia “l’assalto alla diligenza” l’opposizione, avvertendo del rischio di minare la “credibilità aziendale”; viceversa fa quadrato intorno alle scelte del dg Masi la maggioranza. Duro il commento del presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, che si dice “preoccupato per la possibilità di una spaccatura” interna al Cda e osserva come le prime proposte di nomina non tengano conto “della ricchezza culturale dell’azienda”.
E se i consiglieri di opposizione annunciano battaglia (“estremamente negativo” il giudizio dei due in quota Pd, Giorgio Van Straten e di Rizzo Nervo, come quello dell’Udc), si allinea Giovanna Bianchi Clerici, consigliere di amministrazione in quota Lega. In questi ultimi giorni, il Carroccio non ha nascosto una certa insofferenza per l’allargamento della squadra di vice dg: secondo i patti interni alla maggioranza, quella poltrona toccava in esclusiva a Marano.
Tuttavia, lo scontro pare rientrato e l’intesa è stata siglata. Anche perchè “le deleghe di Marano e Lei sono vere, le altre sono solo medagliette”, dicono dai piani alti di viale Mazzini.

I giudici: Mills corrotto da Berlusconi. Il premier: “Sentenza scandalosa. Riferirò in Parlamento”

Nicoletta Gandus

“L’avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data, dall’altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”.
Queste le motivazioni (376 pagine in tutto) alla sentenza con cui la decima sezione del Tribunale di Milano ha condannato il legale inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari a quattro anni e sei mesi. Il premier Silvio Berlusconi, in un primo tempo coimputato, è uscito dal processo a seguito del lodo Alfano.

Dal canto suo il Presidente del Consiglio in mattinata ha annunciato che riferirà davanti al Parlamento sul caso Mills e nel pomeriggio, a margine della visita del presidente della commissione Ue, Josè Barroso, a L’Aquila ha dichiarato: “È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills”. E ha aggiunto: “Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneita. Ho annunciato la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento su questa sentenza e appena avrò tempo lo farò e quindi in quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura”.
Subito durissima la critica dell’Idv. Prima per bocca del leader Antonio Di Pietro, per il quale, intervenuto a un programma radiofonico, se non ci fosse stato il Lodo Alfano anche Berlusconi sarebbe stato condannato per questi reati. Poi del capogruppo alla Camera, Massimo Donadi dice: “Fossimo in un paese civile, Berlusconi sarebbe costretto a dimettersi dalla pressione dell’opposizione, della stampa e dell’opinione pubblica. Essere un corruttore di testimoni è un reato abietto. Chiunque fosse anche solo sfiorato dal sospetto di aver commesso un reato così grave dovrebbe andarsene”. Poi la spiegazione politica che il partito di Di Pietro dà del lodo Alfano: “Adesso è chiaro ed evidente a tutti la ragione per cui Berlusconi ha imposto come prima legge di questa legislatura il lodo Alfano, che gli garantisce l’impunità”.
Sulla stessa linea anche Pino Sgobio del Pdci che sostiene che il Cavaliere dovrebbe dimettersi subito.

A difesa di Berlusconi due reazioni del Pdl. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli sostiene che “dopo Noemi la sentenza Mills, è la campagna elettorale, bellezza” ad aver determinato la sentenza. Mentre per il deputato Pdl, Giancarlo Lehner si tratta di un “furibondo attacco al premier da parte del giudice inquisitore che si basa solo su sospetti e non su prove”.

Sicurezza e immigrati: dal premier stop alla politica delle porte spalancate

Il governo alla Camera

Approvato il ddl sicurezza dalla Camera (ora andrà al Senato) il premier, Silvio Berlusconi, esce dall’Aula e conversa con i giornalisti in Transatlantico dicendosi “soddisfatto per l’approvazione di una legge lungamente approfondita e assolutamente necessaria perché dobbiamo affrontare questo fenomeno dell’immigrazione con tutto il buon senso necessario per non lasciare la situazione che si era instaurata con i governi della sinistra”. Una sinistra che per il Cavaliere incentivava “l’immigrazione clandestina con le frontiere spalancate”. E allora ecco spiegata la fiducia sul ddl sicurezza che “è un segnale, un deterrente, per non trasformare l’Italia nell’approdo di molte persone che sarebbero venute in Italia e in Europa senza avere le necessarie possibilità di accoglienza”.
Poi risponde anche al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che aveva parlato in mattinata di rischi di xeonofobia dicendosi “da sempre contro la xenofobia. Da parte nostra - ha aggiunto Berlusconi – c’è sempre stato un atteggiamento di netto contrasto nei confronti di ogni espressione di xenofobia”. Ma Berlusconi smentisce anche di aver ricevuto critiche dalla Cei: “Non sono a conoscenza di queste critiche”, anzi dice di parlare spesso con i vertici della Conferenza Episcopale e ho sempre trovato un’accoglienza positiva da parte loro”.
E allora l’Italia avanti con la linea dei respingimenti: “Lo fanno anche gli altri paesi. I respingimenti” ha detto il Cavaliere “sono nell’ambito delle direttive europee, sono necessari per quella deterrenza senza la quale non si riesce a superare l’empasse che era stata costituita precedentemente dalla sinistra”. E quindi, come annunciato ieri dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, la linea italiana sarà quella di far sì che i richiedenti asilo facciano richiesta in Libia e non una volta approdati sulle nostre coste. Tanto più, sottolinea il presidente del Consiglio, “che la Libia ha avuto la presidenza del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. In Libia c’è l’Onu, quindi non vedo perché non si possano identificare i migranti nel Paese africano”.
Berlusconi poi, rispondendo indirettamente al segretario Pd, Dario Franceschini, che in Aula aveva accusato il governo di ‘inseguire i sondaggi’, ha rivelato che gli italiani sono con lui: “Il 76% degli italiani è d’accordo con l’azione del governo sull’immigrazione”. E per questo ribadisce di avere una concezione dell’immigrazione radicalmente diversa dalla sinistra: “Loro vogliono le porte spalancate all’immigrazione clandestina. Noi socchiuse solo per fare entrare chi vuole venire in Italia trovando la possibilità di un lavoro e
integrandosi nei nostri costumi, nelle nostre leggi e tradizioni”.
Prima di lasciare la Camera il Cavaliere trova il tempo per rispondere alle indiscrezioni di stampa (soprattutto inglese) che vogliono Carlo Ancelotti prossimo mister del Chelsea: “Della questione non me ne sono mai interessato”. Quindi ha smentito di aver mai detto che fosse colpa dell’allenatore rossonero se il Milan quest’anno ha perso lo scudetto: “Mi si attribuiscono dichiarazioni rese a destra e a sinistra ed io cado dalle nuvole”.

Per la campagna elettorale il Pd chiama i “guru” di Barack Obama

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In principio fu il guru. Oggi è il caso di dire “Yes, Week End”.
Nel 2001 il centrosinistra, che era nettamente indietro nei sondaggi nella corsa tra Francesco Rutelli contro Silvio Berlusconi, chiamò Stanley Greenberg, il sondaggista (pollster per i più fini) di Bill Clinton, per portare una ventata di novità nella campagna elettorale dell’Ulivo. Greenberg, detto il guru americano, migliorò la situazione di Rutelli e lo portò a pochi punti da Berlusconi, ma il centrosinistra andò all’opposizione.

Ora arrivano i due esperti di new media di Barack Obama a provare a risollevare il Pd. Il prossimo finesettimana per dare una mano al Partito Democratico sbarcheranno a Roma gli americani di Blue State Digital, che hanno inventato la campagna online di Obama. L’obiettivo della due giorni di “brainstorming”, voluta dal responsabile comunicazione del partito, Paolo Gentiloni (lo stesso che nel 2001 portò Greenberg) è quello di potenziare ulteriormente gli strumenti online del partito di Dario Franceschini; in particolare per quanto riguarda la mobilitazione attraverso i social network e la partecipazione dei militanti.

Venerdì 15 maggio, nel pomeriggio, a largo del Nazareno Ben Self e Dan Thain, “gli uomini del presidente” americano saliranno in cattedra per una lectio davvero magistralis: erudire i pionieri italiani del pensiero democratico nelle strategie di comunicazione politica del terzo millennio. Un millennio che è stato anticipato, come spesso accade nella comunicazione politica, negli Usa. Durante la campagna elettorale di Obama, Self si è occupato della gestione del sito internet ufficiale www.barackobama.com, quello su cui l’allora senatore dell’Illinois annunciò la sua partecipazione alla corsa alla Casa Bianca. Il portale gioca un ruolo chiave nella strategia di Obama: permette ai sostenitori del candidato di versare denaro (con la campagna online Obama ha raccolto 200 milioni di dollari e un milione di sottoscrittori), di organizzare incontri, mandare e ricevere sms, gestire enormi volumi di traffico telefonico e traffico web.

Le banche dati del versante social-network del sito, chiamato MyBo, sono in grado di trovare in una determinata zona i volontari più opportuni per un determinato evento e fornire loro nomi, indirizzo, numero di telefono delle 100 persone del quartiere che vogliono votare Obama e di quelle che sono ancora indecise. Con Self nella sede del Pd – e dal partito fanno sapere che potrebbe anche esserci Franceschini e altri big - ci sarà anche Dan Thain, “senior strategist” della Bsd, esperto di strategie email, sviluppo messaggi e contenuti video. Uno dei maggiori videogamer professionisti, Thain ha fondato la sua prima dot.com a 17 anni e, prima di approdare in BSD, era stato il manager della campagna elettorale on line del partito laburista inglese. Niente guru, dunque, tanto più che la campagna per le elezioni europee è in corso; di certo, però, qualche buon consiglio da seguire, così come sta accadendo tra i progressisti in giro per il mondo. Infatti i democrats italiani non sono i soli ad essersi rivolti a Blue State Digital: gli esperti di new media a stelle e a strisce sono stati chiamati anche dai laburisti inglesi, dai socialdemocratici svedesi, dal Labour australiano, dal Fianna Fail irlandese. E nelle prossime settimane i consulenti di Obama saranno in Portogallo e Brasile.

L’ex ministro Gentiloni anticipa a Panorama.it alcune delle tematiche che verranno sviluppate con gli esperti Usa: “Confrontarsi con l’esperienza americana è anche un modo per uscire dalla diatriba, tutta italiana, sul ‘partito leggero’ contro quello ‘pesante’. La vittoria dei democratici di Obama” dice Gentiloni “ci impone di guardare, piuttosto, al futuro, con la partecipazione ondine che rinvia al porta-a-porta, con la mobilitazione attraverso la rete che rafforza il coinvolgimento diretto di milioni di persone. Una trasformazione profonda che non riguarda solo i mezzi della politica, ma la sua identità, sempre più aperta, responsabile, plurale. In una parola, democratica”.

LEGGI ANCHE: Finocchiaro in corsa per il dopo Franceschini? “Non lo escludo”

La sicurezza blindata, il cdm autorizza la fiducia. E l’opposizone grida al regime

Roberto Maroni

La materia della sicurezza torna a creare problemi alla maggioranza e al governo. Il Consiglio dei ministri di questa mattina ha dato il via libera a due questioni di fiducia: sul disegno di legge sicurezza e sul ddl intercettazioni. La notizia è stata rivelata dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, al temine della riunione dell’esecutivo a palazzo Chigi. Quindi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Con la decisione del governo di  porre la fiducia sul ddl sicurezza si pone fine ad una vicenda  contorta. C’è una ritrovata compattezza di governo e maggioranza”. E la fiducia per il ministro del Carroccio “è lo strumento migliore per evitare rischi o imboscate”.
Poi spiegando il ddl sicurezza ha chiarito: “Abbiamo organizzato il provvedimento sicurezza in tre emendamenti per raggruppare il provvedimento in tre capitoli da sottoporre oggi stesso alla conferenza dei capigruppo alla Camera e chiedere che vengano votati subito domani”. E infatti il ministro e leader leghista Umberto Bossi ha dettato i tempi: “La fiducia viene messa oggi, giovedì si vota”. Quindi a spazzar via le critiche ha chiosato: “È una fiducia come tante. Non vedo problemi nella maggioranza: sarà che sono miope”. Ma il voto, che i leghisti avrebbero voluto a tamburo battente, ci sarà la prossima settimana.

Il titolare del Viminale tornando sul ddl sicurezza ha spiegato: “Il prolungamento del trattenimento degli immigrati nei Cie previsto dal ddl è fino a 6 mesi; ci sono norme più severe sulla lotta al terrorismo; una norma che permette ai sindaci di iscrivere o meno chi richiede la residenza a patto che ci siano le condizioni minime dal punto di vista igienico”. “Un’altra norma importante” ha aggiunto Maroni “è quella che permette il contrasto dell’uso dei minori per accattonaggio”. Oltre al “reato di immigrazione clandestina”, il ddl prevede poi “requisiti più stringenti per ottenere la cittadinanza attraverso il matrimonio” e un “contributo per il permesso di soggiorno”. C’è anche “il test di conoscenza della lingua italiana”. A proposito delle ronde, il ministro ha sottolineato: “Introduciamo la possibilità per i sindaci di avvalersi di associazioni di volontari per la sicurezza, le cosiddette ronde. Viene anche istituito un registro delle persone senza fissa dimora”.
Tra le varie disposizioni, anche quelle sul controllo delle rimesse di denaro all’estero da parte degli immigrati: “Il cosiddetto ‘money transfer’, che in alcuni casi è sottoposto a indagini della magistratura per il possibile finanziamento di associazioni terroristiche”. A proposito del capitolo sul contrasto alla criminalità organizzata, si prevede tra le altre “l’obbligo di denuncia per chi ha contratti pubblici e subisce una estorsione. Chi non denuncia viene escluso dalla partecipazione ad appalti pubblici”.
Quindi Maroni ha chiarito che “il testo base è quello della commissione della Camera con le modifiche concordate ieri con i capigruppo di maggioranza e i relatori”. Per il governo si tratta dunque di “un pacchetto innovativo e molto efficace. Questo ddl completa un percorso iniziato un anno fa” ha detto Maroni “per garantire ai cittadini il massimo dal punto di vista della sicurezza. Non è stato un percorso facile, ci sono stati momenti di contrasto e di conflitto, ma mi pare che oggi si pone la parola fine a questa vicenda un po’ contorta”:
Dopo il Cdm la dinamica tra maggioranza e opposizione si è spostata alla Camera. E votando nell’aula di Montecitorio la ratifica sul trattato di Prum che, tra le altre cose, istituisce la banca dati del dna, la maggioranza è andata sotto. Proprio su un emendamento che riguarda il prelievo del dna. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, rincorso dai cronisti, un po’ seccato per l’accaduto, commenta secco: “Non succede niente, rimedieremo al Senato”. Ma nel primo pomeriggio la Camera ha rimediato ‘salvando’ il prelievo del dna con l’approvazione con 377 voti favorevoli e nessun contrario (sei gli astenuti) il ddl di ratifica del Trattato di Prum. Marco Reguzzoni, vicecapogruppo della Lega, fornisce una spiegazione politica delle difficoltà della maggioranza: “È chiaro che i capigruppo del Pdl, Cicchitto e Bocchino, non governano, non riescono a coordinare il Pdl, è tutta una questione interna”. Problemi in vista anche sul ddl sicurezza: “Noi abbiamo chiesto la fiducia, ieri il vertice ha trovato l’intesa. Oggi la Lega ha votato compatta, ripeto i malpancisti sono nel sottogoverno del Pdl”.
Dall’opposizione spiegano che la maggioranza è andata sotto a causa di  sette voti. Tabulati alla mano si scopre che tanti sono i voti mancati alla maggioranza di centrodestra alla Camera, uscita battuta su un suo emendamento relativo alla ratifica del trattato di Prum. Sull’emendamento, bocciato, sono arrivati 229 no e 224 si. In Aula il centrodestra poteva contare su 231 voti, 222 le opposizioni. Quindi all’appello della maggioranza ne sono mancati sette che sono ‘passati’ con le opposizioni. Stando sempre ai tabulati, sono 90 i deputati del Pdl che risultano assenti.
E per questo sono partite subito le dichiarazioni da parte dei big del Pd contro governo e maggioranza. “Appena c’è un voto segreto, vanno sotto”, attacca Dario Franceschini. Il segretario Pd, parlando con i giornalisti in Transatlantico, è netto: “La maggioranza non tiene, devono tenerla con la forza. Mi sembra tutto molto chiaro: se non c’è la fiducia, la maggioranza va immediatamente sotto”. Poi l’affondo: “Non è moralmente accettabile che si strumentalizzi la paura per tornare settant’anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese”.
E Massimo D’Alema, riferendosi alla fiducia posta sulla sicurezza, rincara la dose: “È grave il ricorso al voto di fiducia su un provvedimento di questo tipo. Tra decreti legge e voti di fiducia il Parlamento non è messo in condizione di svolgere il suo ruolo”.
Duri anche i centristi dell’Udc per bocca di Michele Vietti, presidente vicario dell’Udc della Camera: “La maggioranza è a pezzi. Medici-spia, presidi-spia, madri-spia, ronde-spia. La sicurezza affidata allo spionaggio privato, anziché alle Forze di Polizia, è una presa in giro. La fiducia non servirà a coprirla”.

Berlusconi in tv a tutto campo: “A Veronica voglio bene. Ma ora ammetta l’errore”

berluvespa

Prima una tiratina d’orecchi: “Veronica è caduta nella trappola della sinistra e della sua stampa, deve ammettere l’errore”, poi la blandisce “le ho voluto bene e le voglio ancora un mare di bene”, quindi - parlando del nipotino Alessandro - conclude con una ‘proposta’ per invecchiare insieme: “Quanto sarebbe bello fare il nonno insieme a lei…”.

Ecco il Silvio Berlusconi che si è presentato martedì 5 a Porta a Porta. Nel salotto di Bruno Vespa il Cavaliere ha affrontato subito la questione legata al divorzio con la “signora Lario”. Insomma  il Cavaliere è passato al contrattacco. Conferma di volere “un mare di bene” alla moglie, da cui esige però delle scuse per essere “caduta in errore” per esempio sul caso di Noemi Letizia. “È una menzogna”, si inalbera il premier, la storia delle relazioni con minorenni. Berlusconi “francamente” non si aspettava “questa tempesta” sulla stampa.

Quanto all’annuncio di divorzio dato dalla Lario, “alla base della reazione di mia moglie ci sono due falsità che riguardano le veline e la diciottenne”, è la ricostruzione del Cavaliere. A Ferruccio De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera, che lo ha “bacchettato” sul fatto che un presidente del Consiglio non si deve recare alle feste di compleanno, Berlusconi ha risposto: “Non sono d’accordo su rinunciare a feste o matrimoni perché rinuncerei a essere me stesso e a stare con la gente. Nei ristoranti, poi, faccio sempre incontri con le persone che ci lavorano e ho grandissimo rispetto per le persone più umili”.

A Veronica, Berlusconi dice di volere “un mare di bene”. Ma il premier non riesce a “capacitarsi” del motivo per cui la signora Lario e’ “incorsa in questi errori”: evidentemente, “è successo qualcosa di non totalmente razionale”.
Berlusconi continua “a ritenere doveroso non parlare del fatto con mia moglie, che deve restare nel privato e che e’ stato provocato da due situazioni assolutamente false, contrarie al vero”. Poi smentisce inoltre con fermezza la “menzogna” della frequentazione di ragazze minorenni. Il premier si sofferma sul caso dell’amicizia con Noemi Letizia accusando la Repubblica di aver fatto “un titolo in cui si sottintendeva una mia frequentazione con una ragazza che compiva quel giorno 18 anni e quindi, fino a quel momento, era minorenne. E sulla questione minorenni il premier si fa netto definendola una ‘menzogna’: “Sarebbe da pazzi frequentare minorenni e poi farsi notare in pubblico in un luogo frequentatissimo e fotografatissimo se ci fosse un rapporto non pulito tra me e la ragazza”. E quanto all’ipotesi che le fotografie sulla festa di Noemi Letizia a Casoria passate al settimanale Chi possano essere ritoccate, il Cavaliere attacca: “Colpa della pervicacia delle gazzette della sinistra”.

Da Vespa si parla anche di eurocandidature e vere o presunte”veline”. “Chi è inserito in lista per le Europee” spiega Berlusconi che ha escluso di aver fatto lui le liste “non è automaticamente eletto ci sono le preferenze e bisogna essere scelti: al Pdl sono arrivate migliaia di domande, ridotte a 500 schede e sono state scelte 72 candidature e su queste si è scelto di seguire la strada indicata dal nostro congresso e cioè candidati giovani. Abbiamo in lista personalità femminili assolutamente valide e non sono d’accordo sull’uso del termine ‘veline’, che tra l’altro non sono in lista”, ha ribadito il Cavaliere.
Poi il capo del governo insiste su un punto: “Sulle donne non ho mai usato termini sgradevoli e non ho mai raccontato storielle. Le donne sono più brave a scuola e al lavoro, più rigorose e più serie”, dice rispondendo alle critiche che gli aveva indirizzato in tal senso Piero Sansonetti, direttore de L’altro (quotidiano prossimo all’uscita). E chiudendo la questione Veronica e veline controbatte all’Avvenire che aveva criticato raccomandando maggiore sobrietà: “Non perderò le simpatie dei cattolici, perchè quando tutti conosceranno la realtà non potranno che prendere atto che non c’è stata nessuna attività negativa del Pdl e che poi, nell’altro caso” sostiene “c’è stato un atto di amicizia che non aveva nulla di scandaloso”. Anzi, il premier è certo che “ci sarà un aumento della considerazione, già grande, e un miglioramento dei rapporti con il Vaticano che non ha mai avuto delle relazioni così con un governo italiano”.

Poi il premier parla dei numeri della ricostruzione in Abruzzo e sul dossier rifiuti in Campania, rimarcando che “ad Acerra il termovalorizzatore funziona benissimo”. Quanto al sisma in Abruzzo rassicura: “Nessuno dovrà pagare doppi mutui (sulle casa distrutta e su quella da ricostruire) e consegnerò le case il 29 settembre a L’Aquila. Proprio nel giorno del mio compleanno”. Quanto al G8 ha ricordato che tutto si svolgerà nella “caserma della Guardia di Finanza di Coppito a L’Aquila dove gli Usa ci hanno detto che la situazione della sicurezza è più tranquilla rispetto a La Maddalena. Abbelliremo la caserma che oggi è un po’ spartana” ha auspicato il Cavaliere “con gli oggetti del design italiano”. Quindi la crisi economica e la questione banche: “Le banche sono in una situazione su cui il Governo ha i fari accesi” ha commentato. “Credo che gli istituti bancari stiano facendo utili molto elevati perfino eccessivi, per questo devono continuare a sostenere le imprese”. Infine un affondo al segretario del Pd, Dario Franceschini: “Un mio amico mi ha detto: ‘ci va benissimo Franceschini, con una o più bugie al giorno ci leva i democratici di torno…”.

Le IMMAGINI: Il Cavaliere a Porta a Porta - Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi. LEGGI ANCHE: Ma quanto paga Berlusconi, in termini di consenso, per l’affaire Veronica? - Lario-Berlusconi, i vescovi all’attacco: “Più sobrietà”

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