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25-aprile

25 aprile, ma non doveva essere una festa di tutti?


Momenti di tensione con la polizia durante la contestazione dei Centri sociali in occasione del corteo del 25 Aprile per il 65/mo anniversario della Liberazione dal fascismo a Milano (ANSA/MILO SCIAKY)

Momenti di tensione con la polizia durante la contestazione dei Centri sociali in occasione del corteo del 25 Aprile per il 65/mo anniversario della Liberazione dal fascismo a Milano (ANSA/MILO SCIAKY)

Va bene il discorso del premier ai Tg in occasione del 25 aprile; così bene che alla fine è piaciuto pure a Fini (e scusate il gioco di parole). Continua

Berlusconi celebrerà il 25 aprile dall’Abruzzo colpito dai terremoti e dai nazisti

“È già fatto. È pronto”. Silvio Berlusconi ha passato buona parte del pomeriggio di ieri a limare il discorso con cui oggi celebrerà il 25 aprile ad Onna, il piccolo paese praticamente raso al suolo dal terremoto in Abruzzo. In mezzo alle macerie e davanti alla stele che ricorda l’eccidio di diciassette persone trucidate dai nazisti l’11 giugno del 1944, il premier leggerà le pagine che, in un pranzo a palazzo Grazioli, ha anticipato ad alcuni fedelissimi. Parole che vengono definite “forti e significative” da chi ha avuto modo di ascoltarle. Il premier farà riferimento alla necessaria unità istituzionale da ribadire proprio nel giorno della Liberazione. Berlusconi citerà in diversi passaggi gli alleati Usa, portatori di libertà nella festa della libertà, ma anche i partigiani. Non però in un’ottica di parte, ma per ribadire il concetto di riconciliazione nazionale.
In mattinata, all’altare della Patria il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accompagnato dalle più alte cariche dello Stato (il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) ha reso omaggio al Milite Ignoto, deponendo una corona di fiori. A margine della celebrazioni il premier ha osservato che fra partigiani e sostenitori della Repubblica di Salò “ci sono state differenze anche se la pietà deve andare a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa”.

Il Cavaliere torna a celebrare in pubblico il 25 aprile, come aveva fatto nel 2005 al Quirinale su invito di Carlo Azeglio Ciampi, che in quell’occasione ricordò come i protagonisti della Resistenza volevano un’Italia libera per tutti, unita. E che il loro insegnamento agli italiani fu la concordia, l’amore per la patria e per la Costituzione, “fondamento delle nostre libertà”. Allora Berlusconi si limitò a stringere la mano e a conversare brevemente con Romano Prodi, leader dell’opposizione, sul palco d’onore. Oggi – dicono le persone che gli sono vicine - il segnale unitario sarà molto più forte, avendo scelto il premier, per riaccostarsi ai festeggiamenti del 25 aprile, lo stesso luogo dove il leader del Pd, Dario Franceschini, andrà a celebrare il giorno della Liberazione.
E alla vigilia del 25 aprile, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato a ribadire il valore delle Festa della liberazione legata a quello della Costituzione. “Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la liberazione d’Italia, vive nella Costituzione, carta fondante della Repubblica, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale”. Di fronte ai rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma, e delle associazioni partigiane, il Capo dello Stato ha sottolineato che “nella Costituzione possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni ‘43-‘45, quanti ne hanno una diversa memoria ed esperienza personale o per giudizi acquisiti”. E quindi, ha proseguito, “il nostro ricordo, il nostro omaggio a tanto sacrificio, si unisce all’impegno a non ripetere gli errori del passato”. C’è bisogno, ha spiegato Napolitano, di una “realistica presa d’atto delle conseguenze che l’arbitrio e l’oppressione conosciute con la dittatura fascista e l’occupazione nazista producono sempre ineluttabilmente”.

Per spegnere le polemiche dei giorni scorsi si è speso anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sottolineato il “significato unitario particolare della cerimonia di oggi, che contribuisce a fare della data del 25 aprile una ricorrenza da tutti condivisa. Condivido e sinceramente apprezzo quanto detto da Napolitano”. Sulla stessa linea il leghista, e ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Il 25 aprile non può essere cancellato perché stabilì dei valori comuni che ancora oggi condividiamo”. Oltre alla cerimonia di Onna con Berlusconi e Franceschini, oggi ci sarà un corteo a Milano, al quale parteciperanno, fra gli altri, Franceschini, Finocchiaro, Cofferati, Vendola e Fava. Una delegazione di radicali e socialisti renderà omaggio ai soldati del Commonwealth seppelliti al Milan war cemetery. Dal Pd arriva il commento di Massimo D’Alema che giudica “giusto che Berlusconi abbia deciso di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile. L’anomalia era che non vi avesse mai partecipato da presidente del Consiglio”. La vicepresidente della Camera Rosy Bindi si dice vigile: “È positivo che Berlusconi e Franceschini si diano la staffetta ad Onna, in un luogo di dolore dove si è consumato un eccidio nazista. Starò però molto attenta alle parole che pronuncerà Berlusconi”.

Da Milano a Londra, in piazza per la Liberazione

Liberazione

Alla vigilia del 25 aprile Giorgio Napolitano ha celebrato la festa della Liberazione, ricevendo al Quirinale i ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Difesa, Ignazio La Russa. E tornando, dopo la prolusione di giovedì, a sottolineare che gli ideali per cui combatterono gli esponenti della Resistenza nel 1943-’45 sono gli stessi che ispirano l’Italia di oggi. Per questo, ha aggiunto il capo dello Stato, “possono ben riconoscersi nell’eredità spirituale e morale della Resistenza, che vive nella Costituzione, anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-1945, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti”.

I rappresentanti di governo e opposizione raccoglieranno l’invito di Napolitano all’unità da Onna. Nel paese simbolo del terremoto alle porte dell’Aquila e che l’11 giugno del 1944 fu teatro di una strage nazista in cui furono uccise 17 persone ci saranno in mattinata, tra gli altri, il premier Silvio Berlusconi, il segretario del Pd Dario Franceschini e quello dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Prevista anche la partecipazione di alcuni funzionari dell’ambasciata tedesca: la Germania si è infatti offerta di ricostruire il paese.

Ma, politici a parte, saranno migliaia gli italiani che aderiranno all’appello del Quirinale, partecipando a manifestazioni e cerimonie. Praticamente in tutte le città sono in programma mostre, rassegne, dibattiti, concerti e manifestazioni organizzati dalle istituzioni e dalle associazioni (il sito dell’Anpi ne fa un elenco). E anche sull’immancabile Facebook sono comparsi gruppi dedicati alla ricorrenza.

A Milano il corteo nazionale parte alle 14.30 dai Bastioni di Porta Venezia e arriva come sempre in Piazza Duomo, dove parleranno tra gli altri il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. La polemica sull’apertura dei negozi in corrispondenza della festa della Liberazione si è risolta grazie alla proposta dei sindacati, accolta dai commercianti, di devolvere parte dell’incasso alle popolazioni terremotate dell’Abruzzo.

A Roma il presidente Napolitano renderà omaggio al Milite ignoto all’Altare della patria, mentre alle 10 a Porta San Paolo si svolge la manifestazione principale, organizzata dall’Anpi. A Firenze le celebrazioni cominciano alle 10.15 al monumento dei Caduti di tutte le guerre in largo Bargellini, il corteo parte alle 10.30 da piazza della Repubblica e raggiunge Palazzo Vecchio.

A Torino invece la fiaccolata parte questa sera alle 20.30 da piazza Albarello e arriva in piazza Castello. Domani, dopo l’omaggio delle autorità alle vittime della Resistenza, ci sarà un concerto a partire dalle 16, sempre in piazza Castello.

Anche Catania, come ogni anno, organizza il corteo della Liberazione: da piazza Stesicoro alle 9.30 fino in piazza Duomo. E gli italiani all’estero potranno celebrare il 25 aprile nelle sedi dell’Anpi di Londra e Praga.

25 aprile a Onna per Berlusconi. Di Pietro all’attacco: “Ipocrita”

Berlusconi e Carfagna incontrano gli sfollati del terremoto

Agenda di massima, per sabato 25 aprile, del premier Silvio Berlusconi: prima un omaggio all’Altare della Patria, la mattina presto insieme alle alte cariche delo Stato; poi una visita a Onna, il paese dell’Abruzzo maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile. Paesino che non c’è più. Borgo che però viene ricordato anche per un altro fatto tragico, della seconda guerra mondiale, quando, tra il 2 e l’11 giugno 1944, gli occupanti nazisti trucidarono 17 persone.
A quanto si apprende, comunque, il programma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le celebrazioni in occasione del 25 Aprile non è ancora definitivo.
Onna è poi lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all’assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente “sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano“, dichiara il portavoce Andrea Orlando. I due leader si troveranno faccia a faccia? Dipende dagli orari, a questo punto. Tuttavia: “Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova, contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l’invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso”.

Come previsto, insomma, niente Milano per il Cavaliere il 25 aprile. Ieri il premier ha confermato di voler celebrare la ricorrenza senza però precisare dove. E la scelta di “non lasciare la festa a una parte sola” aveva scatenato le solite polemiche, culminate dall’invito al governo da parte del Verde, Palo Cento, di starsene a casa. Al momento, secondo quanto riferito da fonti della maggioranza, il programma sarebbe però quello di un omaggio al Milite Ignoto e poi di una visita nel paese dell’Abruzzo.
Ma non che la decisione di andare a Onna abbia abbassato i toni: per l’Idv “quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode”. Almeno così la pensa il leader Antonio Di Pietro. “Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria” sottolinea Di Pietro “che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura”.
Chi invece apprezza la scelta del Cavaliere è l’ex presidente del Senato, abruzzese e marsicano, Franco Marini che giudica “positiva” la decisione del premier perché è il riconoscimento della rilevanza di una data “storica”. “Quando Franceschini ha detto al presidente di partecipare” continua Marini “ha fatto più che una polemica una proposta positiva, e il fatto che Berlusconi abbia deciso di essere presente è un riconoscimento che a me fa piacere di una data che non è stata cancellata come rilevanza storica. E ha fatto bene Franceschini a sottolinearlo”.

Comunque, giovedì in Abruzzo sbarca anche il Consiglio dei ministri, che darà via libera al decreto per il post terremoto di 4,2 miliardi. Tre miliardi verranno subito messi a disposizione per la ricostruzione e un miliardo e duecento milioni verranno stanziati per far fronte alle prime emergenze del dopo terremoto. Secondo il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola comunque “è presto per fare una quantificazione della cifra necessaria” per la ricostruzione in Abruzzo che in ogni caso “sarà inferiore” a 12 miliardi di euro.
Nel dl sono previsti anche i fondi per le scuole coinvolte dal sisma. Ad annunciarlo è stata il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che oltre agli annunciati 110 milioni per l’edilizia scolastica ha parlato di altri provvedimenti. Inoltre, ha spiegato, “sono allo studio sistemi per corsi di recupero dei programmi scolastici”.

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Berlusconi e il 25 aprile: “Ci sarò, perché non sia una festa di parte”

Silvio Berlusconi

Questa volta Silvio Berlusconi ci sarà. Perchè il presidente del Consiglio abbia deciso per la prima volta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, lo spiega lui stesso: evitare che “se ne appropri una parte”. Quello che ancora non svela è dove e come.
E il Cavaliere ha spiegato che sarà lui stesso, successivamente, a far sapere dove passerà la giornata delle celebrazioni. Secondo quanto risulta, il premier dovrebbe restare a Roma, dunque non prenderà parte al corteo di Milano al quale era stato invitato a partecipare dal segretario del Pd, Dario Franceschini.
Berlusconi dovrebbe recarsi invece in mattinata all’Altare della Patria per deporre una corona di fiori assieme alle alte cariche dello Stato. Per il resto della giornata l’agenda è, come si dice, “in progress”. Se al vaglio, tra l’altro, c’è un omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, sul tavolo dell’entourage del presidente del Consiglio potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una visita al cimitero americano di Nettuno. Giusto per dare quel segnale affinchè la Liberazione non abbia solo la connotazione “di parte” che, secondo Berlusconi, ha caratterizzato la Festa negli anni.
Ma alla fine il premier potrebbe scegliere di tornare nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo e in particolare nella cittadina di Onna dove la Wehrmacht in ritirata uccise 16 civili. Si terrà comunque giovedì alle 9.30 all’Aquila il prossimo Consiglio dei ministri. La riunione del Governo, inizialmente preannunciata per venerdì, ha come unico punto all’ordine del giorno il varo del decreto per le “misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”.

Ma come da molti anni in qua, all’avvacinarsi della Festa della Liberazione, non si sono fatte attendere le polemiche. A dare il là, ci ha pensato proprio il leader del Pd, Dario Franceschini, durante la conferenza stampa al termine della direzione del partito sulle liste per le Europee: “Come italiano e segretario del Pd sono soddisfatto che il presidente del Consiglio abbia accolto la mia proposta” di partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile. “Mi viene da dire, meglio tardi che mai. Ha avuto in tutti questi anni 14 possibilità di esserci e invece” ricorda Franceschini “ha sempre scelto di non esserci. È importante che questa volta abbia detto di si”. In particolare, Franceschini sottolinea che “il 25 aprile per tanto tempo è stato un momento unificante e un valore di condivisione e andarci significa condividere l’antifascismo, la resistenza e i valori costituzionali”.
Linea condivisa anche dal capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: “è una ricorrenza che ormai fa parte del patrimonio comune di tutti gli italiani: mi sembra normale che il presidente del Consiglio voglia celebrarlo, mi sembrerebbe anormale il contrario”.

Sulla questione del 25 aprile resta dunque alta la tensione tra maggioranza e opposizione: all’invito-sfida rivolto al presmier da Franceschini aveva risposto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che consigliava a Berlusconi di festeggiare il 25 aprile ma non “tra le bandiere rosse dove lo vuole trascinare, come in una trappola, il leader del Pd”. Sull’argomento era intervenuto anche Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza, spiegando che uno dei problemi che ostacolano la celebrazione del 25 aprile da parte del premier sta nel rischio che qualche “estremista” si comporti come nel 2006, quando il sindaco Letizia Moratti, apertamente contestata, fu costretta ad abbandonare il corteo

E inafatti, l’idea che il presidente del Consiglio possa scendere in piazza, continua a non piacere alla sinistra radicale che coglie l’occasione per puntare il dito contro il leader del Pd, Franceschini, “colpevole”, secondo il Pdci, di aver fatto da sponda allo stesso Cavaliere che “ancora una volta userà l’assist offerto per insultare la Resistenza e la Costituzione”.
“Il governo resti a casa, non partecipi in modo ipocrita alle manifestazioni per la Liberazione”, è l’invito di Paolo Cento dei Verdi. Il presidente del Consiglio è più da “22 ottobre 1922 (data della marcia su Roma) che da 25 aprile”, è l’accusa di Jacopo Venier, della segreteria dei Comunisti Italiani, che aggiunge: “Nel Dna del premier non ha mai albergato l’antifascismo”.
A difesa della partecipazione del premier alla cerimonia per l’anniversario della Liberazione si schiera il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che giudica come “un segno di intolleranza inaccettabile” il fatto che “una parte della sinistra, e non solo quella antagonista”, sconsigli al premier di partecipare al corteo di Milano. Se la prende con l’opposizione anche il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi: “C’è una memoria condivisa che non può essere messa in dubbio” osserva il leader della Dca “per questo mi sembrano fuori luogo gli inviti strumentali e le polemiche del Pd sulla presenza o meno di Berlusconi al corteo”.

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Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Botta e risposta Franceschini-Berlusconi su 25 aprile e Rai, parte la campagna per le europee

Dario Franceschini
Dario Franceschini va all’attacco, le Europee come obiettivo. Referendum e soldi per i terremotati, celebrazioni del 25 aprile, nomine Rai. Questi i temi sui quali il segretario del Pd pressa il governo all’ assemblea dei candidati democratici alle amministrative a Cinecittà. E il premier Berlusconi, in visita all’Aquila, risponde a pochi minuti di distanza. “Il no all’accorpamento delle elezioni europee con il Referendum grida vendetta” parte Franceschini, “si buttano via 400 milioni di euro per un’operazione di tattica politica, questo è moralmente inaccettabile”. “Bastava un atto di coraggio del presidente del Consiglio perché quelle erano risorse disponibili per i terremotati”. Un attacco che per gli esponenti della maggioranza è “sciacallaggio politico” e “speculazione”. Ma il leader pro-tempore del Pd invita i suoi alla “lotta” (”è una parola di cui non dobbiamo avere paura” dice, “come “uguaglianza, comunità, solidarietà”). Una linea che lo allontana per il momento da Pierferdinando Casini secondo cui “il Pd si sta spostando a sinistra”, nonostante altre voci del Pd come Enrico Letta consiglino un’alleanza con l’Udc. Cosa che non sembra per il momento nei piani dell’ex democristiano Franceschini che invece vuole mobilitare il suo elettorato con i “valori della sinistra”.
Va visto in questo senso anche il richiamo al 25 aprile con il segretario democratico che invita Berlusconi “a venire con me a Milano a ricordare la Resistenza per dimostrare insieme che la Resistenza è un luogo condiviso” e ricorda che “il premier non ha mai partecipato alle commemorazioni del 25 aprile”. Berlusconi risponde poco dopo dall’Abruzzo: ”Sto riflettendo e probabilmente sarò anche io in campo il 25 aprile” dice ”Non ho mai partecipato alle celebrazioni perché credo ci sia una appropriazione da parte di una sola parte politica”.
Altro tema di scontro le nomine Rai, anticipate oggi da molti quotidiani: ”Le scelte si fanno nel consiglio di amministrazione della Rai e non a casa del proprietario delle reti concorrenti. Non è una torta da spartire, ma il sistema pubblico televisivo” attacca Franceschini sulla riunione svoltasi ieri a palazzo Grazioli sulle nomine Rai. Riunione in cui Berlusconi e altri esponenti del governo smentiscono si sia parlato di telegiornali e canali tv: “Non riesco a capire chi abbia dato quelle notizie, che sono comunque infondate. I nomi che ho letto stamattina sui giornali non saranno assolutamente i nomi che emergeranno, perché credo che il direttore generale, lo so perché mi è stato riferito privatamente dai consiglieri, abbia intenzione di una innovazione vera con nuovi nomi e facce più giovani” sostiene invece il premier.
LEGGI ANCHE: La ricetta di Letta (Enrico): chi non vuole l’Udc vuole perdere

Su Alemanno (”Il fascismo non fu male assoluto”) è polemica

Gianni Alemanno
Hanno scatenato forti polemiche le dichiarazioni sul fascismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno (”Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo”). Secco il commento del leader del Pd Walter Veltroni: “Ricordo ad Alemanno che il fascismo, ancor prima delle leggi razziali, cancellò la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, per questo morirono Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Veltroni si dimetterà oggi dal comitato per il museo della Shoah in rottura con le affermazioni di Gianni Alemanno. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma ritiene inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali. “Mi auguro che Veltroni ci ripensi” ha detto Alemanno, al termine della cerimonia di celebrazione del 65mo anniversario dell’inizio della Difesa di Roma. “Capisco la posizione di Veltroni, ma mi auguro che ci ripensi e ci possa essere un chiarimento” sostiene il presidente del Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman, ex presidente della Comunità ebraica romana.
Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ”un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio”.

FORUM

Tra Beppe Grillo e i partigiani Torino si è divisa in due

Parla ininterrottamente per quasi due ore, non esce mai di scena, arringa la folla come solo i capi popolo sanno fare. Sul palco di Piazza San Carlo, nel giorno della Liberazione, Beppe Grillo detta i tempi, decide gli applausi, seleziona gli interventi e la loro successione. E se è il caso anche l’accento . “Chiudi, chiudi, che già con questa cadenza sono invecchiati di 100 anni”, spiega ai No dal Molin ancora inesperti sulle tecniche di comunicazione.

A cavallo tra la piazza virtuale di internet e il Caval ‘d Brons di Piazza San Carlo, il Savonarola “crossmediale” parla senza risparmiare nessuno. A partire dal sindaco Sergio Chiamparino: “chiaro che non condivide il V2Day, se ci fosse libera informazione tutti conoscereste il livello culturale del vostro sindaco”. Grillo attacca la Rai, il presidente della Repubblica, che chiama Morfeo Napolitano, le Banche, la Confindustria, “i politici che si indignano quando muore un operaio”. E soprattutto il quarto potere: “l’informazione è la bolla di vetro nella quale sono avvolti i politici” sentenzia.
Nel salotto buono della città rimbombano i Vaffa dedicati alla “casta dei giornalisti” in nome di “una libera stampa in un libero Stato”.


Al pubblico Grillo chiede di firmare per tre referendum che propongono l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, dei finanziamenti pubblici ai giornali e della legge Gasparri. “La rete li farà fuori lo stesso” sentenzia il comico ligure che accoglie sul palco “le persone che combattono e non hanno mai voce”: i ragazzi di Libera, i comitati No Tav e No Dal Molin, ma anche chi voce ne ha. In collegamento video Luigi De Magistris e Adriano Celentano, a finire la serata Marco Travaglio.

Grillo dedica la manifestazione a quelli che in piazza Castello ricordano la Liberazione ma afferma “siamo noi la continuazione dei nostri nonni”.
Dall’altra parte di via Roma nessuna risposta. Il presidio del 25 aprile ha un altro pubblico, che ascolta la musica di Mariano Deidda, dei Lou Dalfin, di Eugenio Finardi, dei Marlene Kuntz e i racconti della Resistenza. A leggerli sono giovani studenti che salgono sul palco accompagnati dai partigiani dell’A.N.P.I. Nessun Vaffa, “qui non ci sono oratori” risponde lo staff a chi chiede se sul palco saliranno Gustavo Zagrebelsky o altri firmatari dell’appello a scendere in piazza per il 25 aprile, che iniziava con la citazione integrale dell’articolo 21 della Costituzione. Questa la risposta al V2Day, e l’invito a festeggiare “la notte in cui gli italiani divennero liberi”.

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