Ministro anti fannulloni, anti privilegi, anti sprechi.
Si sprecano gli aggettivi con il prefisso “anti” per Renato Brunetta. Ma da oggi, per l’attivissimo responsabile della Funzione Pubblica, l’elenco potrebbe allungarsi con “ministro anti province”. Un epiteto che Brunetta deve però condividere con il collega ministro e titolare del Viminale, Roberto Maroni.
I due si sono infatti inseriti nell’annoso dibattito sull’abolizione delle Province. Tema che si rincorre ormai da mesi, se non da anni. In questi ultimi, è diventata una battaglia politico-mediatica: argomento da prima pagina per il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, da promessa elettorale per molti partiti dell’arco parlamentare.
E siccome - nonostante il Pdl sia d’accordo, il Pd pure - la Lega storce il naso, proprio per sciogliere i dubbi del Carroccio il Ministro Brunetta (come anticipato da un’intervista al Tgcom) ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare leghista degli Interni.
Insomma, accadrà che gli enti intermedi che stanno a metà strada tra Comune e regione (leggi: le province, appunto) saranno “svuotati”. E siccome non si potrebbe (costituzionalmente parlando) “abolire” quegli enti, la formula usata dal ministro Brunetta, presentando un provvedimento che il governo discuterà “tra una settimana”, è proprio “svuotare”: di peso, importanza e (soprattutto) costi.
“Ci sono delle novità. Il ministro Maroni sta presentando una riforma”, ha spiegato Brunetta. È “il codice degli enti locali”, un piano che dovrebbe entrare a regime prima del voto immediatamente successivo, tra 4 o 5 anni. L’idea è che, alla scadenza della prossima tornata amministrativa, “le Province molto probabilmente non saranno più quelle che abbiamo conosciuto fino a oggi…”. Saranno cioè degli “enti di secondo livello”. Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio sarà rinnovato.
Ma la Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo non avrà più un peso (e quindi un costo) politico: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”, ha chiarito Brunetta: “I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica - ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni - e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia”. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli: “Regione e comune”. Che possono bastare.
“Le province per essere abolite richiedono un cambio costituzionale” ha illustrato Brunetta, secondo quanto riportato dal Il Giornale “mentre questa formula di svuotarle di contenuto politico primario e di farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali si può fare senza modificare la costituzione”. Questo consentirà di ridurre enormemente i costi, andando ad abbattere la spesa attualmente stimata in oltre sedici miliardi di euro ogni anno (fonte Unione delle province italiane -Upi, che specifica che attualmente le province italiane siano 104).
Ma che poi l’operazione, sulla via del risanamento dei costi del Palazzo, riesca è ancora tutto da verificare. Stando alle proteste del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli (predidente Pd della provincia di Rieti), il piano Brunetta-Maroni non sarebbe di così facile realizzazione: “Dalle dichiarazioni rilasciate al TgCom dal ministro della Pubblica amministrazione sulle province sembrerebbe che per l’onorevole Brunetta la Costituzione non abbia alcun valore”. E ancora: “Il Ministro Brunetta” conclude Melilli “dimostra di non conoscere affatto la realtà italiana. Basterebbe che parlasse con qualche Sindaco per rendersi conto che la proposta di fare governare il territorio provinciale dal sindaco del comune capoluogo non è minimante praticabile e metterebbe in grandi difficoltà gli oltre 8000 Comuni italiani”.
- Mercoledì 1 Aprile 2009

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