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Parrocchia salva un bimbo dall’aborto. A Livorno la favola di questo Natale

Don Maurizio De Sancits durante una S. Messa

Don Maurizio De Sancits durante una S. Messa

“Volevo un Natale diverso. Volevo fare qualcosa di concreto quest’anno. E ce l’abbiamo fatta, abbiamo festeggiato il Natale due volte, quello di Gesù e quello di questo bambino”
Ogni 25 Dicembre ha la sua favola. Quella di quest’anno è avvenuta nel quertiere La Rosa di Livorno, una di quelle comunità di una volta. Gente semplice ma pronta ad aiutarsi, dove tutti hanno ancora la voglia ed il cuore di fare un passo verso l’altro.
E tutto nasce proprio da una “voce” di paese, di quelle che spesso si sentono al mercato. Ma non è un pettegolezzo, è una storia vera di dolore e difficoltà, di una famiglia normale. Con i problemi, economici, di tutte le altre.
C’è la mamma, giovane e casalinga, il papà con il suo reddito da persona “normale” e tre figli. Continua

  • asoglio
  • Mercoledì 28 Dicembre 2011

Problemi di erezione e gravidanze indesiderate. Il caos nel mondo sessuale degli adolescenti

CIRO FUSCO / ARCHIVIO- ANSA / BGG

CIRO FUSCO / ARCHIVIO- ANSA / BGG

È accaduto a Trento ed è già un pezzo di storia del nostro Paese: una ragazza sedicenne si rifiuta di abortire. I genitori si rivolgono ad un giudice per spingerla a interrompere la gravidanza, adducendo come motivazione, oltre alla minor età, il fatto che il padre, un diciottenne nato in Albania, ha alle spalle numerosi precedenti penali e vive in una comunità. La picchia, sostengono. Continua

Aborto, i medici che lo praticano sono rimasti solo 150: fino a quando?

Un reparto di ginecologia (Ansa)

Un reparto di ginecologia (Ansa)

Annalisa Chirico
Annalisa Chirico
Si apre oggi a Roma il primo convegno nazionale della Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della legge 194). Al centro del confronto lo stato di applicazione di una legge, che nel nostro Paese ha avuto un duplice effetto: dimezzare gli aborti e moltiplicare gli obiettori di coscienza. Dai dati forniti emerge l’immagine di un Paese di zeloti praticanti. Continua

Regionali, i vescovi con la Polverini: un voto contro l’aborto (e la Bonino)

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco (Ansa)

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco (Ansa)

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha lanciato un appello alla politica (e agli elettori) in occasione dell’apertura del Consiglio episcopale permanente a Roma: la difesa della vita umana, prima di tutto dal “delitto incommensurabile” dell’aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori “non negoziabili” in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. Continua

La Ru486 in Italia. Chi esulta e chi critica. Il Vaticano: “Scomunica per chi la usa”

Pillole abortive Ru486

Dopo cinque lunghi anni di discussione e dopo sei ore riunione, l’Agenzia del Farmaco (Aifa), ha dato l’imprimatur definitivo (a maggioranza, quindi senza l’unanimità: 4 voti a favore, uno contrario) all’immissione in commercio anche in Italia della Ru486, la pillola abortiva, cioè il farmaco per l’interruzione di gravidanza, già utilizzato in altri Paesi (è commerciabile in Francia dal 1988; nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia; dal 1999 in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa) e dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).
Il Cda dell’Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici “la scrupolosa osservanza della legge”. La decisione, ha voluto sottolineare l’Aifa in una nota, “rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto”. Aggiunge, al termine della lunga riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e componente del Cda Aifa: la Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero (”fascia H”), così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c’è un “richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco” ha chiarito Bissoni “entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana”. Entro questo termine, infatti, le eventuali complicanze sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico.
La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”. Ma è proprio su questo punto, cioè sulla possibilità che il reale processo abortivo avvenga in concreto fuori dai centri sanitari, che si concentra chi sostiene l’incompatibilità della Ru486 con la legge 194.

Come agisce la Ru486
La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l’assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l’espulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l’espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo. Cosa diversa è, invece la cosiddetta “pillola del giorno dopo” Norlevo, con la quale la RU486 è spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l’interruzione di una gravidanza, ma impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere fecondato.

Chi esulta e chi protesta
Le prime reazioni alla decisione dell’Aifa corrispondono alle posizioni degli schieramenti da tempo in campo.
Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna di Torino, (presidente dell’Ass. radicale Adelaide Aglietta e coordinatore del protocollo di sperimentazione del farmaco): “Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più”. “Ma” dice ad Affaritaliani.it “la lotta continua perchè ora bisogna offrire l’aborto medico in tutta Italia”. E sulla presunta pericolosità del farmaco (sul quale grava l’ombra di 29 decessi dal 1988 anche se la casa farmaceutica produttrice francese Exelgyn ha chiarito: “Si tratta di casi in cui il nostro mifepristone è stato preso fuori delle indicazioni. Quelle donne non sono morte di aborto”), Viale taglia corto: “Non è assolutamente pericolosa. E 29 decessi sono nulla. Non sono un problema per nessun farmaco. In America ogni anno sono segnalate 50 persone morte per assunzione di aspirina“.
Plaude la decisione dell’Aifa anche l’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica): “Ci si allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane”.

Chi critica
Durissimo, dall’altra parte, l’attacco del Vaticano. Sia per bocca di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, che auspica “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti”. Perchè, spiega, non “è un farmaco, ma un veleno letale” che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486, afferma Mons. Sgreccia, è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un “delitto e peccato in senso morale e giuridico” e quindi comporta la scomunica “latae sententiae”, ovvero automatica. Toni simili a quelli dell’arcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ribadisce il no della Chiesa alla Ru486 “perché è oggettivamente un male” e per non incorrere negli “effetti collaterali” del farmaco: “Nel mondo sono morte diverse donne“, dice l’arcivescovo al Corriere della sera. Fisichella ricorda che per il Vaticano “la soppressione dell’embrione di fatto è la soppressione di una vita umana: che ha dignità e valore dal concepimento alla fine. E il fatto che assumere una pillola possa essere meno traumatico per una donna non cambia la sostanza, sempre aborto è”.
Ancora prima che l’Aifa si pronunciasse, il Vaticano si era scagliato contro la pillola abortiva. L’Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (Pdl) che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una “cladestinità legalizzata” degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, “intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell’espulsione non è prevedibile”, in una sorta di “clandestinità legale”.
Duro anche il senatore dell’Udc, Luca Volonté: “Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la Ru486 non è un’aspirina per il mal di testa. Bene ha detto Monsignor Sgreccia: ricorrendo all’aborto chimico, donne e ragazze italiane che vogliono evitare una gravidanza indesiderata non faranno altro che uccidere di sicuro una vita umana mettendo in pericolo anche la propria”.
Si affida a un’interpellanza parlamentare Francesco Cossiga. Con tanto di dati della letteratura scientifica: “Il 15% delle donne sottoposte al trattamento”, ha denunciato Cossiga, “abortisce dopo il quarto giorno dalla somministrazione, mentre il 5-8% deve sottoporsi a un intervento all’utero per aborto incompleto”. Per questo il presidente emerito chiede al governo “se non ritenga necessario fare chiarezza sulle notizie relative alle morti, rendendo pubblici il dossier della Exelgyn e il carteggio fra il Ministero e l’Aifa”
Dall’opposizione ha risposto l’ex ministro della Sanità Livia Turco (Pd): “Questi non sono temi da crociata. La validità di un farmaco è stabilita da organismi tecnici”.
Su posizioni di apertura anche Giorgia Meloni (Pdl), ministro della Gioventù: “La mia linea è questa”, dice al Corriere, “fare tutto il possibile per prevenire ogni aborto. Se poi non si riesce a convincere una donna a evitare l’aborto, si può accettare uno strumento che rende l’intervento meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante”. “A un patto però” precisa “che l’uso della pillola stia rigidamente dentro le modalità previste dalla legge 194. La legge prevede un percorso, controlli, cautele, l’obiezione di coscienza degli operatori…”.

È polemica sul via libera alla pillola abortiva

La pillola Ru486

Sulla questione dell’introduzione in Italia della pillola abortiva arriva il parere del Vaticano. La Chiesa cattolica comprende il dramma di una ragazza che suo malgrado si trova incinta, ma condanna l’aborto in qualsiasi forma esso venga praticato, perché si uccide un essere innocente: lo afferma il cardinale Javier Lozano Barragan, “ministro” del Vaticano per la Salute, che, in vista dell’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486, sottolinea, inoltre, che non si tratta di un farmaco “innocente” per la salute delle donne.

“Per un verso si capisce molto bene la situazione ingombrante e imbarazzante di una ragazza che suo malgrado si trova incinta”, afferma il presidente del Pontificio consiglio per la Pastorale della salute . “Non è che non comprendiamo il problema. Così come comprendiamo cosa significa avere un figlio fuori dal matrimonio e tutte le difficoltà in cui si possono trovare le persone in questi casi. Sono drammi. Ma c’è anche una gerarchia dei drammi e il dramma maggiore è la morte, tanto più se inflitta ad una persona innocente come un figlio che deve nascere. Per questo motivo dobbiamo sempre dire, in modo forte e delicato al tempo stesso, che la vita viene prima di tutto il resto. L’aborto è uccidere, togliere la vita una persona innocente, perché, anche se nei primi momenti della sua esistenza, l’embrione è un essere umano con tutti i diritti”. La Ru486, più specificamente, rientra tra i farmaci che “non sono tanto innocenti per la salute delle donne che li assumono”, afferma il cardinale Barragan.

L’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco, che a febbraio aveva già dato parere favorevole alla pillola) ha annunciato che entro la fine dell’anno questa pillola abortiva dovrebbe entrare in commercio in Italia e il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, denuncia che varie donne sono già morte per avere assunto questo farmaco. “Ad ogni modo l’aborto è sempre aborto, a casa o in clinica”, afferma il porporato.
La condanna della Ru486 è stato, peraltro, ribadito nel recente documento vaticano Dignitas personae, un’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede vincolante per i fedeli cattolici. Anche la “pillola del giorno dopo”, peraltro, viene bocciata dall’ex Sant’Uffizio per la sua “intenzionalità abortiva”. “Il nocciolo di quel documento”, spiega ora Barragan, “non è un indicare ricettario morale o un tentativo di moralizzazione, ma ribadire che la vita è un dono d’amore che Dio vuole che si generi dove c’è amore, cioè all’interno del matrimonio unico e indissolubile”.

Ma non è solo il Vaticano a discutere dell’introduzione della pillola abortiva. Sulla questione ritornano anche i membri del governo. “La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso”: l’esortazione è del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Il ministro sottolinea che si tratta “di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute, la cui vendita è stata autorizzata dall’agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purchè il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purchè sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero. Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta”. Per questo Meloni si appella alle “ragazze italiane: non considerate la pillola Ru486 un anticoncezionale”, avverte, “perchè non lo è”.

Non mancano però proprio le critiche rivolte all’esecutivo da parte dell’opposizione. “Siamo profondamente delusi”, sottolinea il deputato Udc Luca Volontè, riferendosi al ministro della Salute Maurizio Sacconi e al sottosegretario Eugenia Roccella, “dall’incomprensibile inerzia del governo nei confronti della Ru486. Dopo sette mesi non solo l’esecutivo non è stato in grado di impedire l’introduzione della pillola abortiva ma anche la sospensione delle linee guida sulla legge 40 e i nuovi regolamenti per una più corretta applicazione della 194 sono rimasti lettera morta”.

Il VIDEO servizo:

Omosessualità, il Vaticano attacca: “No alla depenalizzazione dell’Onu”

Il matrimonio gay

Contrario. E su tutta la linea.
L’Onu non deve depenalizzare l’omosessualità perché ciò porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno “messi alla gogna”. Questa la posizione di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in una intervista all’agenzia francofona I.Media,
Il Vaticano quindi è contrario alla proposta che la Francia, a nome dei 25 paesi della Ue, si appresta a fare all’Onu per la depenalizzazione dell’omosessualita’ nel mondo. Nei mesi scorsi, in quanto presidente di turno della Ue, la Francia aveva annunciato di voler presentare alle Nazioni Unite un’iniziativa per la “depenalizzazione universale dell’omosessualità”. Ciò dovrebbe avvenire, secondo quanto anticipato dal segretario di Stato francese ai diritti umani, Rama Yade, il prossimo 10 dicembre, in occasione del 60/esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani.
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone” ha affermato l’arcivescovo “fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. “Ma qui” ha aggiunto Migliore in riferimento alla proposta francese “la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”. “Per esempio” ha detto Monsignor Migliore, “gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.
Migliore è inoltre intervenuto in merito alla discussione cui sarà chiamata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite per aggiungere l’aborto ai diritti universali dell’uomo. La richiesta avanzata da un gruppo di organizzazioni favorevoli all’aborto, “è triste e indignante” ha detto “perché questa iniziativa lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto ci porta a riorganizzarne l’enunciazione e la protezione attorno non più a diritti, ma a scelte personali”. “Rappresenta” ha aggiunto “l’introduzione del principio homo homini lupus, l’uomo diventa un lupo per i suoi simili”. “Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro” ha spiegato il rappresentante del Vaticano “ci porta a smantellare le nostre società. Esistono controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e incoraggiare”.

La posizione contro l’iniziativa dell’Ue per la depenalizzazione del reato di omosessualità, ha commentato il deputato Radicale del Pd Matteo Mecacci: “è purtroppo analoga a quella dei regimi teocratici e fondamentalisti religiosi rappresentati alle Nazioni Unite”.
“Il Vaticano ha davvero superato il segno!”, commenta Arcigay. “Grazie allo status particolare di cui gode il medioevale stato Vaticano presso le Nazioni Unite” afferma il presidente nazionale, Aurelio Mancuso “la lobby clericale preme su tutti gli stati affinché non siano di volta in volta riconosciuti diritti civili e di libertà, alleandosi con i regimi dittatoriali, di ogni colore, compresi quelli islamici. La richiesta di depenalizzazione, che è stata sottoscritta anche dal nostro governo, vuole cancellare la vergogna per cui in ben 91 paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali”.

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Legge 194/78: sull’aborto la guerra dei trent’anni

Aborto

Il 22 maggio 1978 nasce la legge 194/78. Prezzemolo e ferri da calza vanno in soffitta. Le mammane e i cucchiai d’oro non fanno più paura. Abortire diventa legale.
Le donne scendono in piazza per denunciare il dramma dell’aborto clandestino e impugnano l’arma dell’autodeterminazione in un’Italia che solo nel 1975, con la riforma del diritto di famiglia, afferma la parità giuridica dei coniugi e la potestà di entrambi i genitori.
Sono passati trent’anni e due referendum, ma la 194 resta ancora la legge più discussa. Se per Papa Benedetto XVI, il testo non ha risolto i problemi delle donne, anzi “ha aperto un ulteriore ferita nelle nostre società”, la legge 194 continua a essere difesa da più fronti.
Il primo dei suoi 22 articoli recita: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.
In occasione del trentennale, per conoscere la storia della legge 194 a partire dai suoi articoli, il documentario “194/78. La guerra dei trent’anni” dà la parola ai protagonisti di ieri e di oggi. Tra questi l’avvocato penalista Gianpaolo Zancan, il ginecologo Silvio Viale, la sociologa Chiara Saraceno, la cattolica progressista Adriana Zarri, gli esponenti del Movimento per la vita. Non solo testimoni ma anche dati: quelli che il Ministero della salute ha pubblicato nella relazione sull’attuazione della 194 nel 2007 e che registrano un calo delle Ivg (Interruzioni volontarie di gravidanza) del 45,9% rispetto al 1982. L’aumento degli aborti tra le straniere e le minorenni lascia però aperto il dibattito non solo sulla contraccezione ma sulla reale applicazione della legge.
Il lavoro è stato realizzato da Antonietta Demurtas e Alessia Smaniotto, due studentesse del master in giornalismo di Torino.

VIDEO 1: L’articolo 15

VIDEO 2: L’articolo 9

VIDEO 3: L’articolo 5

VIDEO 4: Gli aborti clandestini

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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