Leggi tutte le notizie su:


abusi

Costretta a mangiare escrementi e vomito. Parla una vittima della santona di Prevalle

Cerimonia di matrimonio con Fiorella Tersilla Tanghetti

Cerimonia di matrimonio con Fiorella Tersilla Tanghetti

Leggi tutti gli articoli di Panorama su Fiorella Tersilla Tanghetti

“Sono fuggita alle cinque del mattino mentre tutti dormivano con mia figlia piccola per mano”. Orietta Reboldi è un fiume in piena. I ricordi di otto anni trascorsi all’interno della comunità di Fiorella Tersilla Tanghetti, conosciuta come la “santona” di Prevalle, si susseguono. Si alternano i racconti dei momenti più dolorosi a quelli della fuga che (lei ama sottolineare guardando compiaciuta il suo legale Concetta Delle Donne) l’hanno fatta sentire finalmente libera assieme alla figlioletta. Orietta ha deciso di lasciare la comunità una notte del luglio 2003 dopo aver visto le gambe delle sua bambina martoriate da decine di ecchimosi.

Continua

I misteri di Rignano Flaminio: tante accuse, nessuna certezza

Bambini della scuola materna di Rignano Flaminio (Roma) giocano in cortile

Bambini della scuola materna di Rignano Flaminio (Roma) giocano in cortile

La bambina gironzola attorno a un letto pieno di peluche. È l’ora di pranzo: un giorno di luglio del 2006, in un condominio di Rignano Flaminio, paesino a un’ora da Roma. Lei ha 4 anni, indossa solo un paio di mutandine bianche. Una telecamera registra. Il padre le domanda: “Ma chi è che faceva la bua a questi amichetti tuoi?”. “Il drago!” risponde lei. “E oltre il drago chi era?”. “Polifemo”. L’uomo le chiede: “Non stavano dentro la scuola?”. “No”. Continua

A Rignano Flaminio spunta un’altra casa dei misteri

rignano2

Le indagini sui presunti abusi sessuali subiti dai bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio (Roma) proseguono. E hanno un nuovo filone. La conferma si trova sul cancello di una villa della frazione di Montelarco. Un cartello avverte che la casa è sotto sequestro per “accertamenti urgenti”. Continua

Tanti scandali e la Chiesa non si dà l’assoluzione

Ordinazione sacerdotale

Irlanda: 30 mila casi di abusi sessuali e pedofilia denunciati a carico di 800 tra sacerdoti, religiosi e suore.
Stati Uniti: 4.392 sacerdoti denunciati per molestie su minorenni.
Brasile: 1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga a danno di bambini piccoli. Italia: 17 condanne e 22 incriminazioni per abusi su minorenni a carico di sacerdoti e religiosi. E ancora Australia, Gran Bretagna, Francia, Croazia, Polonia, Austria… Si allunga la lista degli scandali.
Nei giorni scorsi, al termine di un’ispezione del Vaticano (in gergo visita apostolica), è stato rimosso l’abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ufficialmente la motivazione è “abusi liturgici”, ma si parla di rapporti omosessuali all’interno del monastero.
Un’altra ispezione è partita a carico della congregazione dei Legionari di Cristo, che contano 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in 30 paesi. Il fondatore padre Marcial Maciel Degollado, deceduto un anno fa, è accusato non solo di avere compiuto abusi sessuali sui seminaristi ma di avere avuto anche un’amante e una figlia.

Casi di oncubinato, omosessualità, malversazioni economiche
E ancora: decine di casi di concubinato nel clero della diocesi di Linz in Austria. Accuse di omosessualità per sacerdoti anche all’interno delle Mura vaticane, e di malversazioni economiche e finanziarie. E ancora: abbandoni e suicidi, come quello di monsignor Silvano Caccia, per dieci anni responsabile dell’ufficio famiglia della curia di Milano, che nel marzo scorso si è tolto la vita dopo essere stato rimosso dall’incarico.
È proprio Benedetto XVI a lanciare l’allarme e a indire un anno speciale dedicato ai sacerdoti, che si concluderà il 19 giugno 2010 in piazza San Pietro con un grande incontro dei preti di tutto il mondo. Quella del Papa suona insomma come una chiamata alle armi per fare fronte sia agli scandali sia alla drammatica diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Europa (meno 6,8 per cento) e in America del Nord, solo in parte compensata dalla crescita in Africa e in Asia. In totale i sacerdoti nel mondo oggi sono 408 mila (dei quali circa 272.500 diocesani e 135.500 religiosi), ma almeno 700 di essi ogni anno abbandonano ufficialmente l’abito talare e forse altrettanti lasciano di fatto il ministero senza neppure comunicarlo al vescovo.

Il sociologo Luca Diotallevi è reciso: nel 2023 in Italia i sacerdoti diocesani potrebbero essere un quarto meno di oggi (da 33 mila a 24 mila) mentre i sacerdoti stranieri nel Paese raddoppieranno (dal 5 al 10 per cento del totale). “È sbagliato tuttavia ridurre il problema del clero a un problema di quantità. Al contrario è anzitutto una questione di qualità dei sacerdoti: come vengono selezionati, quali sono le loro motivazioni, chi li accompagna nel loro percorso” avverte Diotallevi.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, è ancora più severo nella diagnosi: “Molti preti non pregano più, in molti seminari la formazione è frammentaria e superficiale, ci sono carrierismo, sottomissione alle logiche del mondo, difficoltà di aprirsi alla collaborazione con i laici. Questo ha svuotato la vita di molti preti e ha smesso di renderli testimoni credibili. Da qui occorre partire per ridare slancio all’esperienza sacerdotale. Mancano inoltre, almeno per ora, nella Chiesa luoghi in cui rileggere assieme le difficoltà che vive la formazione e la vita sacerdotale” osserva Camisasca.

Clero con logiche da casta
Invece di mettersi in discussione il clero ha reagito con la logica della casta: “Si è arroccato in difesa dei propri privilegi e delle proprie sicurezze” sintetizza Diotallevi.
Per il Papa è il momento di ricordare chi sono gli eredi degli apostoli. Ha varato nuove norme, semplificate, che faciliteranno la riduzione allo stato laicale per i sacerdoti che si macchiano di una “condotta di vita irregolare e scandalosa” e ne ha affidato l’applicazione alla Congregazione per il clero. Presto sarà poi pubblicato un “Direttorio per i confessori e direttori spirituali” insieme con una raccolta di testi di Joseph Ratzinger sulla missione del prete oggi.
Per realizzare questo programma Benedetto XVI si è circondato di una squadra composta da uomini di fiducia: i segretari delle congregazioni per il clero e per l’educazione cattolica, Mauro Piacenza e Jean-Louis Brugués, il prefetto del clero, cardinale Claudio Hummes, il vicario per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Ma secondo il vaticanista Marco Politi (autore del recente saggio La Chiesa del no, Mondadori) tutto questo non basterà per fare fronte alla crisi: “Non c’è stata, fino a questo momento, una strategia complessiva per affrontare il problema del clero”.
Celibato dei preti, sacerdozio e omosessualità, valorizzazione del ruolo dei laici e delle donne: questi sono i temi che la Chiesa, secondo Politi, è chiamata oggi a mettere sul tavolo. Un coraggio che, fino a questo momento, sembra essere mancato.

Abusi falsi, tragedie vere. Solo 3 denunce su 100 si concludono con una condanna

Abusi su minori

Strappati dalle mura domestiche e rinchiusi all’interno di comunità. Sono 3.498 i minori che nel 2006, solo in Piemonte, sono stati allontanati dalle famiglie naturali. Di questi 2.319 sono stati affidati ad altre famiglie e 1.179 vivono all’interno delle comunità.
Storie di sofferenze, abusi, maltrattamenti ma anche di errori giudiziari che segnano indelebilmente la vita di minori costretti a vivere e crescere in comunità o famiglie affidatarie lontane dall’affetto dei genitori. “I dati della Regione piemontese rispecchiano anche quelli a livello nazionale” dichiara Gian Luca Vignale, consigliere regionale Pdl “ed indicano che il 76,8 per cento dei bambini vengono allontanati per motivi che potremmo definire soggettivi come incapacità dei genitori o metodi educativi inidonei oppure per impossibilità di seguire i minori, mentre solo il 18,16 per cento per motivazioni oggettive gravi come abusi, maltrattamenti o abbandono. Inoltre le statistiche dimostrano che su cento denunce per abusi su minori all’interno delle mura domestiche solo il 3,6 per cento si conclude con una condanna”.

Tutte le altre sono storie di falsi abusi e falsi maltrattamenti che però costringono a sofferenze terribili i bambini e anche le loro famiglie. Spesso innocenti. Come è avvenuto per Laura, adolescente torinese che a Panorama.it racconta il periodo di distacco dalla famiglia e la vita in comunità.
“C’era tanta confusione. Un caos. Due donne che non conoscevo sono entrate in casa, si sono sedute in salotto e hanno iniziato a discutere con i miei genitori. Erano da poco trascorse le 11. Era freddo. Ripensandoci, non ho capito se fosse stato il freddo di quella mattina di febbraio o solo il presentimento di quello che sarebbe accaduto quattro ore dopo”. Laura si ferma un attimo, fa un grande respiro e riprende il suo ricordo di quella mattina di tre anni fa. “Mi hanno portato via. Erano le tre del pomeriggio. Non sapevo dove stavo andando, ma mi rassicuravano. Erano due assistenti sociali. Qualche ora di viaggio in auto e mi sono ritrovata a Pavia, in un appartamento. C’erano altre cinque ragazze della mia stessa età e un bambino di otto anni. Ricordo i loro sguardi e il silenzio. Terribile”.
Torino-Pavia. È stato il primo trasferimento per Laura, quindici anni, studentessa di un liceo del centro storico del capoluogo piemontese; I suoi genitori erano stati accusati di incapacità genitoriale e maltrattamenti.
Tutto nasce, nel 2006, da una bugia che Laura, adolescente sensibile e fragile, racconta alla sua insegnante di educazione fisica. Si sente trascurata e dice che la madre non la segue e quando si incrociano in casa nei ritagli di tempo che avanzano tra il lavoro e la scuola, lei la maltratta, la umilia. L’insegnante ascolta lo sfogo, non capisce che si tratta solo di un bisogno d’amore e dà inizio così al calvario di una normale famiglia torinese. L’insegnante coinvolge la direttrice e senza nessun chiarimento con i genitori di Laura, vengono chiamati gli assistenti sociali.
“Sono rimasta in quell’appartamento per un mese e mezzo. Lavavo e pulivo la casa e stiravo. Ci portavano solo da mangiare. Ma la sofferenza più grande era il non poter parlare con nessuno dei miei familiari. Ero costretta solo ad ascoltare le tragedie di chi era con me e le offese degli assistenti sociali nei confronti dei miei familiari. Li screditavano, li descrivevano come dei mostri e alimentavano il distacco e l’allontanamento”. Laura sospira e poi riprende a raccontare: “Quante volte mi hanno detto che i miei genitori non mi volevano bene. Che mia madre non mi voleva. Con me avevo solo una fotografia di una delle mie due sorelle, Patrizia, che mi era rimasta nel diario di scuola preso il giorno in cui mi avevano portato via da casa”. Quello era solo l’inizio di un periodo durato sette mesi. L’inferno arriva con il trasferimento a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria; Laura rimane, all’interno di una comunità per cinque mesi e mezzo.
“Era una comunità mista” continua “e assieme a noi adolescenti c’erano tanti bambini di sei, sette e otto anni. E’ stato terribile: i più piccoli non riuscivano a trattenere le emozioni e urlavano, piangevano, cercavano i genitori mentre io cercavo di non sentire, volevo stare sola ma non era possibile”. Laura spiega che a quel clima di dolore, rabbia, confusione e abbandono è riuscita a sopravvivere grazie alla complicità che si era creata con alcune delle ragazze della comunità. “La complicità ti permetteva di continuare a vivere. Non era un’amicizia ma qualcosa di più”.
Poi una mattina, dopo cinque mesi che non vedeva e parlava con nessuno dei suoi parenti, le accordano il permesso di incontrare le due sorelle:”Ero come rimbambita, non riuscivo a parlare e anche se avevo voglia di abbracciarle e di farmi portare via da quell’inferno, non riuscivo a chiederglielo. Le ho riviste un’altra volta e mai da sole. Poi basta”.
Laura è la terza di tre figlie di due imprenditori: madre e padre lavorano nell’azienda di famiglia che hanno ereditato. Insieme da trent’anni, avevano cresciuto le figlie senza nessun problema ed erano diventati nonni di due bambine solo pochi mesi prima che Laura fosse  portata via di casa.
“Sono ancora in cura da una psicologa” sussurra Laura “mi sta aiutando ma la mia vita è stata segnata. Non potrò più dimenticare quello che ho provato nella comunità e soprattutto come vengono trattati i bambini. Sono pochi gli assistenti sociali che vivono il loro lavoro come una missione e comprendono la tua sofferenza. Adesso ho diciotto anni ma questa esperienza mi ha tolto la capacità di dare fiducia alle persone e la fiducia è la prima cosa per affacciarsi al mondo e quindi al futuro”. La vicenda di Laura si è conclusa con una sentenza del Tribunale dei minori di Torino che dichiarava l’inesistenza di situazioni gravi tali da giustificare l’allontanamento da casa.
Trenta associazioni in tutta Italia si sono riunite giovedì scorso a Torino, per presentare un manifesto chiamato “Cresco a Casa”. Un documento con il quale chiedono che gli allontanamenti da casa debbano essere eseguiti solo dopo l’acquisizione di prove oggettivi gravi e attendibili;
“Le perizie psichiatriche e psicologiche devono avere solo valore di opinioni” puntualizza Vignale “ci batteremo perché non siano più considerate prove fondamentali per l”accertamento della verità durante i procedimenti giudiziari”. Poi prosegue: “Sui giudizi spesso sbagliati di esperti incapaci di decifrare la realtà, vengono sottratti e costretti a violenze psicologiche all’interno di comunità centinaia di bambini e adolescenti di tutta Italia”.
Proprio com’è accaduto a Laura. Ma quanto si spende per le comunità? Solo in Piemonte, i 1.179 minori che ci vivono costano annualmente 35 milioni di euro. Cifra che non ricomprende le spese sostenute per gli affidi. “Una somma decisamente superiore a quanto la Regione stanzia sulla legge per il sostegno alle famiglie”, conclude Gian Luca Vignale.

Minori minacciati: quanti arresti per abusi nel napoletano

I cancelli della scuola
Storie di ordinaria violenza. Perpetrata su bambini. Quattro persone sono state arrestate questa mattina per due differenti casi di abusi sessuali su minori nel napoletano. Un uomo, Aniello Gradito, 28 anni, è stato fermato dai carabinieri a San Gennaro Vesuviano: avrebbe abusato di un bimbo romeno di 8 anni. La vicenda, secondo la ricostruzione degli investigatori coordinati dalla Procura di Nola, sarebbe avvenuta lunedì. Il 28enne avrebbe approfittato che i genitori del piccolo, suoi vicini di casa, si erano allontanati per andare al lavoro. La coppia di solito affidava sia la vittima sia una sorellina poco più grande alla cura dei loro vicini. Sempre la Procura di Nola ha dato l’ordine di arrestare tre uomini a Massa di Somma. I tre sono accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una quattordicenne. Secondo gli investigatori il fatto sarebbe avvenuto fra il mese di ottobre e di novembre del 2007 e le indagini hanno preso il via grazie alla denuncia presentata dalla vittima.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, uno degli indagati accompagnava la minorenne con la propria moto in una località distante dal centro abitato, dove sarebbero state consumate le violenze. Scene riprese anche da un telefono cellulare per minacciare la vittima: se avesse parlato quelle immagini sarebbero finite sulla rete internet. Oltre agli arrestati, alle violenze avrebbero preso parte anche altre persone. In un’occasione la ragazza sarebbe stata anche minacciata con una pistola.
Ieri invece è finito in manette Michele Riccio, 55 anni e un lavoro saltuario come custode in alcune autorimesse del quartiere Barra-San Giovanni di Napoli. Arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una minorenne di 11 anni. La giovane vittima è una vicina di casa dell’uomo e le ultime violenze risalirebbero risalirebbero al settembre scorso: l’uomo le avrebbe legato le mani con delle manette ed avrebbe abusato di lei in più di un’occasione: la storia sarebbe andata avanti per circa 3 anni, poi la piccola ha raccontato tutto ad un’amica della madre facendo scattare la denuncia.
Intanto, otto minori imparentati con Pasquale Modestino,(l’uomo accusato di aver violentato lunedì scorso un dodicenne a Napoli e il cui fermo è stato convalidato oggi), sono stati trasferiti per cautela in luoghi sicuri, ovvero in alcune case famiglia in attesa di ulteriori provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il provvedimento è stato deciso a seguito delle attivita’ di controllo svolte, negli ultimi giorni, dagli agenti dell’ufficio minori della squadra mobile della Questura di Napoli, insieme al personale dei servizi sociali del Comune di Napoli e dell’ufficio minori della polizia municipale.
E Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa della lotta alla pedofilia, lancia un allarme al ministro Alfano per i tempi dei processi: “Ci vogliono mediamente cinque anni per avere una sentenza di primo grado per fatti di pedofilia in Italia e l’imputato nel frattempo resta a piede libero e continua a svolgere regolarmente il proprio lavoro, anche se questo lo porta a operare a stretto contatto con bambini e adolescenti” denuncia Telefono Arcobaleno.  Per la sentenza definitiva occorrono mediamente nove anni.  Per ottenere un indennizzo, finalizzato al supporto del percorso di recupero del bambino e del suo reinserimento sociale, la vittima deve attendere più di dieci anni.
“Un indebito ritardo - secondo Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno –  un tempo incompatibile con i più elementari principi di civiltà giuridica  e inconciliabile con la doverosa affermazione dell’assoluta centralità dei diritti dell’infanzia”

Choc all’asilo: calmanti ai bambini, indagate due donne

Al ritorno dall’asilo (una struttura modello a Nardò, provincia di Lecce) i loro bimbi dormivano più del solito, erano assopiti, irritabili e spesso con eccessiva sudorazione. Così due coppie di genitori, secondo La Gazzetta del Mezzogiorno che ha pubblicato la notizia, si sono insospettiti. Risultato: prima è partita una denuncia e poi un’inchiesta. Sarà l’ennesima psicosi (scaturita dopo le vicende di Rignano) o c’è del vero dietro la preoccupazione dei genitori? Le accuse sono infatti gravi: ai bambini più vivaci, per farli stare tranquilli, in asilo sarebbero stati somministrati dei sedativi.

Le ipotesi di reato che compaiono sul fascicolo d’inchiesta aperto dal sostituto procuratore di Lecce Angela Rotondano, nei confronti delle titolari, nonché maestre dell’asilo, due donne di 35 e 37 anni, sono lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione. Il loro avvocato, Simone Fontana, afferma “la totale estraneità ai fatti” delle proprie assistite.

L’asilo è attivo già da sei anni ed è provvisto di tutte le autorizzazioni. Gli investigatori sono alla ricerca di riscontri e hanno acquisito i risultati degli esami eseguiti su due bambine, le figlie delle coppie che hanno denunciato: dall’analisi delle urine è stata trovata traccia di benzodiazepine, sostanza contenuta in tranquillanti e sonniferi. Per il momento sono stati effettuati in tutto nove test su altrettanti bambini, e solo due sono risultati positivi.

L’indagine dovrà chiarire se realmente sia avvenuta la somministrazione di calmanti ai piccoli più vivaci e se questo sia avvenuto da parte di personale del centro o se da persone esterne. Intanto il legale delle due donne, l’avvocato Simone Fontana, afferma ”la totale estraneità ai fatti” delle proprie assistite, annunciando una contro querela nei confronti delle due donne denuncianti.

Nel mese scorso alle due donne che avevano denunciato è stata notificata una diffida extragiudiziale per aver messo in giro le voci relative appunto alla presunta somministrazione di tranquillanti che sarebbe avvenuta nell’asilo.

La notizia ha provocato grande apprensione a Nardò, grosso centro a una quarantina di chilometri da Lecce. Ieri alcuni genitori hanno preferito lasciare a casa i figli, ma in tanti invece difendono l’asilo e continuano ad affidare i bambini alle due maestre e ai quattro collaboratori della struttura, dove ci sono circa sessanta scolari. Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Nardò, Antonio Vaglio: “Si tratta di un fatto di inaudita gravità”, ha dichiara all’Ansa. “Speriamo” aggiunge “che tutto questo non risponda a verità, ma se dovesse essere accertata l’eventuale responsabilità di alcuni soggetti, le pene dovranno essere severe”.

La guerra civile di Rignano Flaminio: una partita legale sulle spalle dei bambini

L'entrata della scuola materna dell'istituto comprensivo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Roma), dove si sarebbero verificati i presunti episodi di pedofilia in una foto scattata il 24 aprile 2007
Prima la guerra civile, a Rignano. Le accuse, le fazioni, il paesone alle porte di Roma separato in casa, tra garantisti e forcaioli.
Ora la guerra legale, tra gli avvocati della parti in causa e contro il Tribunale di Tivoli. Una battaglia di posizione, di trincea, in cui tutti mirano ad altezza uomo, sperando di non ferire i bambini coinvolti, già vittime di una vicenda che non dimenticheranno mai.
Ieri, dopo il secondo incidente probatorio su uno dei bambini ritenuti “idonei a testimoniare”, il fuoco si è fatto più intenso. A sparare all’impazzata è stato soprattutto l’avvocato Giosuè Naso, uno dei legali delle maestre indagate: ha annunciato che presenterà un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro il Gip Elvira Tamburelli. Durante la testimonianza di una delle piccole ex alunne della scuola materna Olga Rovere, il magistrato ha deciso di violare la stanza dove la piccola stava giocando e raccontando la sua storia a una psicologa. Una stanza opportunamente allestita con giochi e disegni, da dove la bambina poteva essere ascoltata, via auricolare, dal giudice, dai genitori, dai legali delle due parti. Poi la piccola si è stancata, innervosita, ammutolita. Ed è stato il momento in cui il giudice per le indagini preliminari ha deciso di entrare e di varcare il confine tra il gioco, l’analisi e il procedimento giudiziario.
Un atteggiamento condannato dagli avvocati delle maestre sotto accusa. Ma che ha lasciato dubbiosi anche i legali dei genitori. L’avvocato Franco Merlino, che rappresenta la parte civile, ha chiesto di mettere un freno agli esami sui piccoli e ha presentato un’istanza per trasferire i prossimi incidenti probatori direttamente a casa dei bambini.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!