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Berlusconi-Sarkozy: l’accordo è totale. A cominciare dall’atomo

Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy sono d’accordo su tutto: sul nucleare, sulle infrastrutture, sulla politica europea (che va cambiata), sulla politica internazionale e perfino sulla vittoria di Ugo Cappellacci in Sardegna. Ma resta una grande e indissolubile frattura… culinaria. Tanto che Sarkozy durante la conferenza stampa con “l’amico Silviò” ha esclamato: “Il vero problema in Italia è che vi sedete a tavola dopo le 14.30”.
A parte la tavola, che da sempre divide il nostro Paese dai cugini transalpini, dunque la sintonia è pressochè totale tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy sugli argomenti affrontati oggi dal vertice bilaterale italo-francese a Villa Madama. Durante i colloqui Sarko ha fatto i complimenti al Cavaliere: “E’ una fortuna che tu sia in politica da 15 anni. Ed è un bene che tu sia amico di Putin, perché non so cosa vi siate detti, ma avete frenato l’escalation della crisi tra Georgia e Russia”. Prima di mangiare insieme, nella splendia Villa Madama, i due hanno svolto una conferenza stampa con l’atomo come aperitivo: “Dobbiamo svegliarci – ha detto Berlusconi – e costruire le centrali nucleari anche noi. E grazie al know how degli amici francesi risparmieremo anni e soldi”.
Insieme – e la cosa non potrà che fare rumore - i due leader europei hanno anche concordato sulla critica alle regole di funzionamento della Ue. “Le regole della Ue sono da cambiare perché, ha sottolineato il premier italiano in privato, sono del secolo scorso e inadatte ad affrontare la crisi economica”.
Parlando della crisi Berlusconi ha ribadito che le banche italiane non necessitano di alcuna nazionalizzazione “visto che sono solide”, ma nel mondo ci sono paesi “dove l’ipotesi della nazionalizzazione delle banche ha delle ragioni, delle frecce al proprio arco, dove le banche non fanno il loro dovere ovvero quello di non finanziare le imprese”.
Sarkozy ha anche proposto al premier “la creazione di battaglioni navali italo-francesi da tenere di stanza nel Mediterraneo”. E dopo l’ennesimo complimento sulla bravura di Berlusconi: “E poi i media dicono che non sei un professionista… Hai pure vinto le elezioni in Sardegna!”, il Cavaliere ricambia: “Caro Sarko, la guida del tuo semestre europeo è stata determinata e intelligente”.
Ma a quel punto si fanno le 14.30. La conferenza stampa finisce e il povero Nicolas, per di più senza Carla Bruni, deve scappare per andare al Quirinale all’incontro con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A digiuno…

Il VIDEO servizio:

Europee: sì del Senato, lo sbarramento al 4% è legge

Aula del Senato

La riforma del sistema elettorale per le europee è legge, dopo il voto del Senato. Prevede l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Un’asticella prevista anche nei sistemi elettorali di molti altri Stati membri dell’Ue. In Germania, Polonia e Francia, ad esempio, lo sbarramento è fissato al 5%, mentre per la Svezia e l’Austria è al 4%.
I voti favorevoli sono stati 230, 15 i contrari e 11 gli astenuti. A favore del provvedimento, oltre a Pdl e Pd, anche Lega Nord e Idv. Il voto contrario è stato espresso dai senatori dell’Mpa di Raffaele Lombardo, dai Radicali eletti nel Pd Marco Perduca e Donatella Poretti, dalla senatrice Luciana Sbarbati dei Repubblicani europei, eletta sempre nel Pd. Astenuti i senatori democratici Paolo Nerozzi, Vincenzo Vita, Franca Chiaromonte, Gianfranco Carofiglio e Ignazio Marino.
Il provvedimento è formato da un solo articolo e prevede che siano eletti al parlamento di Strasburgo i rappresentanti delle liste che sul piano nazionale abbiano conseguito almeno il 4% dei voti validi. Fino alle scorse elezioni non era previsto in Italia alcuna soglia di sbarramento. La norma non introduce altre modifiche alla legge numero 18 del 1979. Ecco, in pillole, il sistema elettorale con il quale si voterà il 6-7 giugno e che servirà ad eleggere il gruppo dei 72 europarlamentari della delegazione italiana a Strasburgo.
Proporzionale puro: Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati.
Sbarramento: Hanno diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi.
Cinque circoscrizioni: Il territorio italiano viene suddiviso in cinque circoscrizioni. La prima, “Italia nord-occidentale” comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, “Italia nord-orientale” è composta da Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Terza circoscrizione, quella dell’Italia centrale: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L’Italia meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Infine, l’Italia insulare, cioè Sardegna e Sicilia. Anche se nel prossimo consiglio dei ministri ci sarà un provvedimento per scorporare la regione Sardegna, ai fini elettorali, dalla circoscrizione Sicilia-Sardegna in modo da consentire ai sardi di avere un proprio rappresentante nel prossimo parlamento europeo.
Preferenze: Restano le preferenze, nonostante, nella prima ipotesi di riforma, il centrodestra avesse tentato di cercare un accordo per l’introduzione delle liste bloccate come per le politiche. L’elettore può esprimere, dunque, non più di tre preferenze per ogni circoscrizione.
Sottoscrizioni: Le liste devono essere sottoscritte da non meno di 30mila e da non più di 35mila elettori e i sottoscrittori devono rappresentare almeno il 10% degli elettori di ognuna delle regioni comprese nella circoscrizione. Non devono raccogliere le firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare anche in una sola Camera, le forze che abbiano almeno un europarlamentare e anche le liste con un contrassegno composito, ma contenente il simbolo di un gruppo politico esonerato dalla raccolta. Nel passaggio alla Camera, il governo ha accolto anche un ordine del giorno del Pd che impegna il governo ad “agevolare la presentazione di nuove liste contraddistinte da simboli che rappresentino l’aggregazione di più liste o partiti già esistenti e contribuire a una maggiore semplificazione del sistema politico”. In buona sostanza, se un europarlamentare si ripresenta ma con una lista nuova, che aggrega più forze, quella lista verrebbe esentata dalla raccolta delle firme.
Rimborso elettorale: Ha diritto al rimborso elettorale solo chi ha almeno un eletto e, dunque, solo chi ha superato lo sbarramento del 4%.

Trovato l’accordo, presto la legge. Alle europee sbarramento al 4%

Al voto

La riforma della legge elettorale europea è praticamente fatta. E avrà una soglia di sbarramento al 4%. Il testo verrà esaminato alla Camera a partire da martedì 3 febbraio pomeriggio, mentre il voto è previsto per la giornata di mercoledì. Questo almeno è l’orientamento emerso durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che dovrebbe calendarizzare l’esame del provvedimento in Aula per la prossima settimana. “Abbiamo ritenuto allineare il nostro paese al sistema di voto degli altri paesi europei dove è presente il superamento di uno sbarramento superiore a questa cifra”, dice il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro. “Il testo” sembra quasi giustificarsi Soro “non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L’intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico”.
Soddisfatto il capogruppo della Lega, Roberto Cota: “La proposta Calderoli” commenta “già prevedeva una soglia al 4%. Certo era più complessa e questa riforma riguarda solo una parte, ma la riteniamo valida”. L’Udc non ostacolerà la riforma. Il vicepresidente dei deputati Michele Vietti conferma che “nel corso della discussione in aula saremo neutrali e non metteremo i bastoni tra le ruote” ma avverte: “Se l’impegno di governo, gruppi e presidente della Camera a non modificare il testo dovesse venire meno, l’esame sarebbe sospeso”.
Ma se i centristi non ridono, a sinistra piangono. La “quasi intesa” tra Pd e Pdl, che già la settimana scorsa aveva provocato critiche a sinistra, ma anche dalla Destra di Francesco Storace, darà vita oggi ad almeno due manifestazioni di piazza a Roma. “No allo scippo di democrazia”, dice in un volantino Sinistra democratica, che parteciperà col Sole-che- ride a un sit-in alla Galleria Colonna. “In cambio dello sbarramento al 4% per le Europee Veltroni è pronto a svendere la Rai, a cedere sulla giustizia, a ingannare il Paese con un falso federalismo”. “L’ipotesi di introdurre lo sbarramento elettorale per le elezioni europee è con ogni evidenza un favore che il governo intende fare a Veltroni e Di Pietro” ha detto invece in un comunicato il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero il cui partito ha organizzato una manifestazione davanti alla sede del Pd. “È infatti evidente che non vi sarebbero le condizioni politiche per una modifica della legge fatta dalla sola maggioranza ed è altrettanto evidente che Berlusconi è interessato molto di più all’abolizione delle preferenze, che però non è prevista”.

Era proprio a Berlusconi che guardava nei giorni scorsi soprattutto il Pdl, prima di prendere una decisione definitiva. Ancora sabato, il premier aveva ribadito di preferire la soglia al 5%, e di non credere comunque nella possibilità di una intesa con l’opposizione. Ma l’avvio, ieri, della serie di incontri da parte del ministro Vito sulla “ipotesi 4%” ha indicato un cambio di orientamento. Secondo gli esperti, la modifica della legge elettorale per le Europee può essere varata fino a due mesi prima del voto, dunque fino ai primi giorni di aprile. Pd, Idv e Udc hanno sempre criticato la proposta di eliminare il voto di preferenza, ma non l’introduzione di una soglia, pur indicando limiti diversi dal 5% chiesto dal Pdl.

Montalbano in campo: Camilleri con Di Pietro per le europee

Andrea Camilleri
Anche il “padre” del commissario Montalbano, Andrea Camilleri, scende in campo nella sfida elettorale per le europee e sceglie come compagno di viaggio l’ex Pm e leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, simbolo, a suo giudizio, dell’uomo senza macchia e senza paura. Sarà un partito nuovo di zecca quello immaginato dallo scrittore siciliano, con uomini “non targati”: Un “Partito dei senza partito” che si affianchi all’Idv nelle liste per la le europee del 6-7 giugno. Un’idea che ha ottenuto un primo via libera da Antonio Di Pietro, disponibile ad aprire “fino al 70-75%” delle sue liste alla società civile. La proposta è stata anticipata da Micromega che il 30 gennaio pubblicherà una tavola rotonda con Camilleri, Di Pietro e Paolo Flores d’Arcais, e prevede una lista con due simboli che unisca appunto i “cittadini senza partito” e l’Italia dei Valori.
“Bisogna stringere un’alleanza” dice Camilleri “tra persone che non hanno ‘le carte macchiate’ e cioè che siano oneste, con la fedina penale pulita, che non abbiano mai fatto politica e si decidano a farla in questa situazione d’emergenza”. Per lo scrittore siciliano, peraltro, “Di Pietro rappresenta l’unica vera opposizione”, e anche “il più vicino agli ideali, e non agli interessi, di coloro che compongono la “lista dei senza partito”.
Questo nuovo progetto non sembra piacere granchè a Walter Veltroni che, interpellato in proposito, si è barcamenato cercando, evidentemente di non dispiacere il “compagno” Camilleri. “Un altro partito…”, ha esordito il leader del Pd che ha subito messo in guardia lo scrittore: “Se vuole fare un nuovo movimento che non ha mai fatto politica, Camilleri valuti che nell’Italia dei Valori c’è moltissima gente che fa politica da tanti anni e anche cambiando molti partiti”.

Europee con sbarramento al 4%? La sinistra insorge: a rischio la democrazia

Il momento del voto

Entra nel vivo il confronto tra Pdl e Pd per la modifica della legge elettorale in vista delle Europee. A quanto apprende l’Adnkronos sembra infatti che si vada verso un accordo per introdurre una soglia di sbarramento al 4%.
“Alleanza nazionale condivide l’ipotesi di proporre un innalzamento della soglia di sbarramento nella legge elettorale per le elezioni europee”, dice il vice capogruppo vicario dei deputati Pdl Italo Bocchino in merito alla possibilità che Pdl e Pd siano vicini ad un’intesa su un limite del 4% in vista delle elezioni del 6 e 7 giugno (già, le operazioni di voto sono state stabilite dal Cdm nelle giornate di sabato, ore 15-22, e domenica, ore 7-22, in analogia con altri Paesi europei).
Non la pensa così il leader dell’Udeur Clemente Mastella, per il quale accordo tra Pdl e Pd per una soglia di sbarramento al 4% per le elezioni europee sarebbe “un atto di ‘dittatura’. Spero che il presidente della Repubblica intervenga”, confida all’Adnkronos. “Vuol dire” aggiunge l’ex ministro “che salteranno le intese che a livello locale abbiamo con il Pd. E questo significa che in Campania e più in generale al Sud loro saranno devastati”. “Non si possono” sottolinea ancora Mastella “fare le leggi elettorali solo per la convenienza di alcuni, e per di più a pochi mesi dal voto. Invito le altre forze politiche che sarebbero colpite da una simile intesa a costituire un ‘fronte di emergenza democratica’”. Emergenza che, secondo l’ex Guradasigilli, ha dei precedenti recenti: “Questa” conclude Mastella “sarebbe la conferma che Pdl e Pd continuano a voler dare dimostrazioni di forza: prima con la vicenda Villari e ora contro i partiti più piccoli”.

Ma le bordate più forti provengono da sinistra. Obiettivo? Il Pd, ovviamente. E il suo quasi accordo con la maggioranza. Leggere per credere: c’è chi tira in ballo la difesa della “biodiversità politica”; chi parla di “pulizia etnica a sinistra”; chi grida all’assassinio. “Con lo sbarramento del 4% nella riforma elettorale per le europee il Pd sarebbe complice del Pdl nello spegnimento della democrazia in Italia”, afferma la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. L’unica speranza, ha concluso Francescato, resta il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale ci rivolgiamo affinché intervenga in difesa della democrazia e della biodiversità politica”.
E ancora: “Sappia il Pd che Sinistra Democratica assumerà tutte le decisioni e le iniziative necessarie affinché sia restituita agibilità democratica a tutte forze politiche, per la prossima scadenza elettorale europea”, commenta Claudio Fava, segretario di Sd. “Che questa proposta indecente” prosegue il segretario Sd “sia frutto dell’accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno da una parte di pulizia etnica a sinistra e dall’altro di evitare un prevedibile insuccesso elettorale, fa del segretario del Pd un campione di cinismo politico. Se questo accordo del Pd con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del Pd con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette”.
Infine, la butta sull’inciucio deleterio il socialista Riccardo Nencini: “Le idee degli altri si devono piegare o con le buone o con le cattive; le regole democratiche di tutti devono essere decise solo da Berlusconi e Veltroni; gli italiani restino seduti davanti alla televisione a guardare il Grande Fratello e, se vogliono, il nuovo telegiornale unificato, l’Orecchio da Mercante. Ritengo che siano questi i tre allegati all’accordo sottobanco sul cambiamento della legge elettorale per le europee che Pdl e Pd stanno siglando in queste ore”, dichiara il segretario del Partito Socialista . “Tutto così sarebbe perfettamente in linea” conclude Nencini “con la semplificazione di cui tanto si parla: l’assassinio della politica e di ogni sua forma di vita”.

Per le Europee tra Pdl e Pd spunta la riforma del 90° minuto

Alle urne

di Stefano Brusadelli

Sia pure espresso nel linguaggio curiale della politica, il messaggio che i due negoziatori affidano a Panorama è inequivocabile: entrambi gli usci sono ancora aperti. Tra meno di sei mesi, il 6 e 7 giugno, si vota per rinnovare il Parlamento europeo, la maggioranza e l’opposizione sono ai ferri corti su quasi tutta l’agenda politica, ma la possibilità di riscrivere insieme le regole elettorali esiste ancora. A condizione di stringere un accordo in fretta, non oltre la fine di gennaio, e di procedere a una sorta di scambio in nome della reciproca utilità.
Dice il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, plenipotenziario di Silvio Berlusconi per le riforme istituzionali: “Sulla riforma della legge elettorale europea abbiamo scontato l’incertezza della linea del Pd dopo le politiche. Ma il Pd sa bene che se decide di tornare a perseguire la valorizzazione del bipartitismo, da parte nostra non troverà le porte sbarrate”.

Sull’altro versante ecco Antonello Soro, presidente dei deputati del Pd, il primo, dopo il voto di aprile, a proporre ai vincitori un tavolo per un accordo complessivo sulle regole: “Su tutte le riforme importanti non ci siamo mai sottratti al confronto. Ci vorrebbe un diverso clima politico generale, ma non siamo contrari a riprendere la discussione sulla riforma elettorale europea. A condizione però che questa legge consolidi il bipolarismo, e non consolidi invece la scelta verticistica degli eletti che c’è nella legge elettorale nazionale”.
Entrambi gli schieramenti avranno motivi di seria preoccupazione, se a giugno si dovesse applicare il sistema attuale, con le preferenze e senza soglia di sbarramento. Silvio Berlusconi teme che all’indomani del congresso di metà marzo, che sancirà l’avvio della fusione tra Fi e An, tra i due (ex?) partiti ricominci uno scontro fratricida per la raccolta delle preferenze; destinato, per di più, a concludersi con la prevalenza di An, partito più radicato. Walter Veltroni, soprattutto dopo l’esito disastroso del voto abruzzese, ha un timore più corposo, e cioè che i minipartiti neutralizzati alle ultime politiche grazie alle soglie di sbarramento possano tornare in campo rubando voti e seggi al già esangue Pd.
In base a un recente sondaggio della Ipr Marketing, sarebbero ben cinque (Prc, Verdi, Sinistra democratica, Ps e Radicali) i partiti di centrosinistra che navigando sopra la soglia dell’1 per cento riuscirebbero a mandare almeno un rappresentante a Strasburgo. In queste condizioni sarebbe impossibile per Veltroni presentare il voto a queste liste come una scelta inutile, e al Pd mancherebbero probabilmente tra 4 e 5 punti percentuali, accelerando il definitivo tracollo della stagione veltroniana e forse la stessa sopravvivenza del partito che ha messo insieme Ds e Margherita.

Senza contare che anche per Veltroni l’abolizione delle preferenze sarebbe vantaggiosa, consentendogli di attribuirsi la parola definitiva sulla scelta degli eletti a scapito dei suoi avversari interni, Massimo D’Alema in primis.
“Tra Berlusconi e Veltroni” ragiona il politologo Augusto Barbera, area Pd, “ci sono paradossalmente interessi convergenti, anche se non lo possono dire. Tutti e due sono interessati a cancellare le preferenze e a rafforzare l’evoluzione bipolare del sistema politico italiano contro chi vuole rimetterla in discussione”.
Fatto sta che gli sherpa dei due schieramenti hanno ripreso in questi giorni il filo del dialogo, mettendo sul tavolo anche un’idea inedita per tentare di superare lo scoglio delle preferenze. Mentre su una soglia di sbarramento al 4 per cento ci sarebbe già un’intesa di massima, sull’abolizione delle preferenze si tratterebbe di fare i conti non solo con la contrarietà di An e Udc, ma anche con quella di buona parte del Pd.

Un po’ perché (vedere le parole di Soro) in tal modo risulterebbe legittimata l’analoga abolizione esistente nella legge elettorale nazionale, contro la quale il partito è in polemica; un po’ perché in nome della comune battaglia a favore delle preferenze si spera di agganciare i centristi di Pier Ferdinando Casini.
La soluzione del rebus, stando ai contatti di questi ultimi giorni, potrebbe arrivare da nord. Cioè dai sistemi in vigore in Svezia e in Belgio che, in modo a dire il vero piuttosto complicato, mantengono le preferenze ma ridimensionandone il peso. In Svezia esiste un meccanismo per cui le preferenze possono sovvertire l’ordine di lista soltanto se superano una determinata percentuale. In Belgio, in base a una formula matematica, si computano i voti al partito non accompagnati dall’indicazione della preferenza come se fossero voti confermativi dell’ordine di lista. Due soluzioni salomoniche per salvare le preferenze, ma depotenziandole.

L’Ue mantiene gli impegni sul clima e dice sì alle richieste italiane

Inquinamento

Sul clima l’Unione europea supera gli ostacoli e va avanti, dopo che i leader europei hanno accolto la richiesta italiana di valutare il pacchetto di misure anche alla luce dei costi-benefici.
Dal Consiglio Europeo di Bruxelles esce insomma, unanimemente confermata, la tabella di marcia del pacchetto ambiente ed energia su cui si era manifestata la contrarietà di Polonia e Italia che avevano minacciato il veto pur di fermare i tagli alle emissioni di anidride carbonica e l’incremento di efficienza energetica ed energia rinnovabile.
Il presidente francese, Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso hanno espresso tutta la propria soddisfazione per il fatto che sull’applicazione del pacchetto clima ed energia dell’Ue deciderà il Consiglo di dicembre, come da programma. “Nessun cambiamento in programma” ha detto Sarkozy “ma l’impegno a trovare soluzioni per i paesi che hanno manifestato problemi”. Il tutto senza slittamenti.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha “accolto molto bene”, la formula ragguinta dal Consiglio europeo per venire incontro alle preoccupazioni e alle richieste dell’Italia sul pacchetto Clima. “Esaudisce le nostre richieste e dà risposte alle nostre preoccupazioni”, ha spiegato Berlusconi in conferenza stampa, osservando che “se l’Ue vuole essere la portabandiera di una politica di riduzione delle emissioni e un paradigma per chi procede in questa direzione, i gravami devono essere ripartiti su tutti i cittadini europei. Non è possibile” ha proseguito “che l’Italia che ha un’economia basata sul manifatturiero, si addossi diciotto miliardi all’anno”.
Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato che è stata accolta la richiesta del Paese di applicare con “flessibilità” e valutando la sostenibilità degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici.
Nel testo diffuso dalla presisenza francese si riafferma l’obiettivo di un accordo al vertice di dicembre, ma si invita a lavorare nelle prossime settimane per “un’applicazione del pacchetto in un modo da tener rigorosamente conto del rapporto costi-benefici per tutti io settori dell’economia europe e per tutti gli Stati membri”. Il Consiglio europeo, si legge ancora nella bozza, conferma “l’impegno a onorare gli impegni ambiziosi assunti in materia di clima” e quindi riafferma “l’obiettivo di un accordo a dicembre” sulle quattro direttive della Commissione su clima ed energia. La nuova frase aggiunta nelle conclusioni rappresenta un’apertura all’Italia, che ha chiesto una valutazione di impatto sui costi, ma anche alla Polonia e ad altri otto paesi dell’est che hanno chiesto di tenere conto delle “specificità dei singoli paesi” nell’applicazione delle misure.
Il pacchetto clima punta ad applicare le decisioni assunte all’unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20% di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% del consumo energetico di fonti rinnovabili, includendo una quota del 10% di biocarburanti per il settore dei trasporti.
Il dispositivo predisposto dalla Commissione inoltre intende offrire nuove opportunità commerciali alle imprese europee, oltre che migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Gli elementi principali del pacchetto:
- Aggiornamento ed estensione dell’attuale sistema di scambio delle quote di emissioni (ETS) - che risale al 2005 - a tutti i principali inquinatori industriali, come le centrali elettriche ed altri gas ad effetto serra, come il protossido di azoto (che si trova nei fertilizzanti) e i perfluorocarburi (nell’alluminio).
- Riduzione delle emissioni per i settori che non rientrano nel sistema ETS, come trasporti, edilizia, agricultura.

- Assegnazione ad ogni paese di un obiettivo nazionale nel quadro di una ripartizione equa.
- Fissazione di un obiettivo giuridicamente vincolante per ciascun paese con riguardo all’aumento delle energie rinnovabili.
- Creazione di un nuovo quadro giuridico per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2, per incoraggiare investimenti in questo processo costoso.

Il VIDEO servizio:

Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l’ex sindaco: ma quale Veltrusconi

Il candidato premier del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi (S) e il candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni in un due immagini d'archivio | Ansa
Mancano meno di due settimane al voto e i due candidati maggiori polarizzano l’attenzione dei media. Anche perché li invadono in tutte le maniere: dalla videochat al sito del Corriere della Sera, all’intervista a Radio 24 fino all’incontro con le categorie, passando per i classici comizi in piazza (a Viterbo per Walter Veltroni e a Milano per Silvio Berlusconi).
Panorama.it ha confrontato le loro risposte alle varie interviste sulle tematiche più calde dell’attualità politica.

INFLAZIONE
Per combattere l’aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna “adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla fine del mese”. Simile o quasi la ricetta di Veltroni secondo cui: “è necessaria un’operazione di aumento della domanda interna: aumentando salari, stipendi e pensioni”. Ma bisogna pure intervenire “controllando la filiera dei prezzi per fare in modo che quello che non si è fatto quando si è passati dalla lira all’euro, ovvero un momento di passaggio delicato che non è stato fatto negli altri paesi europei, venga fatto oggi d’accordo con le categorie per creare le condizioni migliori possibili per fare riprendere la possibilità di consumo da parte dei cittadini”.

DUELLO TV
Il duello tv si farà? Il segretario del Pd incalza il leader del Pdl: “Tutte le sere ci sono in tv confronti tra vari leader degli schieramenti, l’unico che non si può fare è quello tra Berlusconi e me. Perché? Dica che non lo vuole fare”. Serafico, e fermo sulla sua posizione, il Cavaliere ha ribattuto: “La liberticida e assurda par condicio non consente il faccia a faccia con Veltroni: se ne dovrebbero fare più di 100, perché i candidati di qualunque partito avrebbero il diritto di confrontarsi con me e con lui”.

IMMIGRATI
Sulla concessione del voto amministrativo agli immigrati era stato il leader del Pdl ad aprire, durante il fine settimana, sostenendo: “è possibile un ddl sul voto agli immigrati alle amministrative”. La proposta, stoppata dalla Lega per bocca di Roberto Calderoli e Roberto Maroni, ha ricevuto poi le critiche proprio dal candidato premier del Pd, che ha definito quella nel centrodestra “una sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?”.

ACCORDI POST ELETTORALI
Da qualche giorno il Cavaliere attacca con un nuovo leit motiv: “Sono in molti a parlarmi di un patto di Veltroni con Bertinotti per stare insieme subito dopo le elezioni”. Accusa a cui Veltroni replica netto: “Correre appresso alle stranezze della disperazione altrui mi sembra impietoso. È antiquariato. È una cosa totalmente falsa e, del resto, se fosse stata vera, noi non avremmo rotto la coalizione”.

GRANDE COALIZIONE, OVVERO “VELTRUSCONI”
E alla faccia di quanto sostenuto dal settimanale americano Newsweek i due candidati premier rispondono, all’unisono, contro il ‘Veltrusconi’. Per Berlusconi “è una brutta parola senza nessun contenuto e comunque vinceremo e governeremo noi”, stessa cosa per Veltroni che definisce il mostro bicefalo come “una cosa orrenda” ed esclama “governerà anche vincendo con un solo voto di maggioranza”.

ALITALIA
Sulla compagnia aerea i due hanno idee contrapposte. Per Veltroni “far fallire la trattativa su Alitalia con Air France significa assumersi una bella responsabilità, perché c’è il rischio che con lo stato di crisi poi arriva qualcuno che si prende Alitalia per poche lire”. Mentre Berlusconi si lancia in una previsione: “La trattativa con Air France non si concluderà. E dopo le elezioni si presenterà una cordata con dentro i migliori nomi dell’imprenditoria italiana”.

PROVINCE
Stessi propositi sui costi della politica: entrambi promettono di voler eliminare le province, dimezzare i parlamentari e i consiglieri regionali. Veltroni rilancia: “Non solo dico no a nuove province, anzi ridurrò quelle delle aree metropolitane”.
Infine, a conferma che i due candidati premier stanno, in questi caldi giorni di campagna elettorale, parlando praticamente sull’intero scibile umano, ecco queste dichiarazioni dei due leader.
Berlusconi in videochat al sito del Corriere della Sera: “Gli studenti dovrebbero alzarsi in piedi quando in aula entra il professore”. Veltroni a Otto e Mezzo sulla puntata che dovrà tenersi con il duello Bondi-Finocchiaro: “Ah, ve la spassate!”.

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