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Acerra

Acerra, il Cavaliere accende il termovalorizzatore: “Ora lo Stato c’è”

Silvio Berlusconi ad Acerra

Dopo anni di proteste, manifestazioni e cortei, il termovalorizzatore di Acerra è entrato in funzione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inaugurato ufficialmente l’impianto che smaltirà circa 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani (due tonnellate al giorno, un terzo di quelli prodotti in tutta la regione) e che, grazie alle tecnologie di recupero del calore, potrà fornire energia a circa 200 mila abitanti grazie ad una convenzione con la Gse (Gestore servizi elettrici). “Oggi è una data storica per la Campania e per Napoli, perché” con l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra “si esce dall’emergenza definitivamente, non si tornerà più alla situazione e alla tragedia che ha angosciato i cittadini napoletani e campani per diversi anni, perché si entra in una fase di smaltimento dei rifiuti che possiamo definire industriale”, ha affermato il presidnete del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ad aprire la cerimonia di Acerra un “fuori programma”. Anzi, un programma a sopresa: è stato infatti mandato un video di AnnoZero, il talk show televisivo di Michele Santoro spesso critico con Berlusconi. Stavolta però il governo ha utilizzato un video che mostra la drammatica situazione dei rifiuti nel maggio del 2006.
“L’impianto che andiamo ad inauguare oggi” ha rivendicato il premier “è stato fortemente voluto da me e dal Governo contro tutta una serie di resistenze delle popolazioni locali, gli interventi della magistratura, una tragedia e un calvario. È un impianto straordinario e complesso, sarà bissato e triplicato in Campania, anzi vorremmo addirittura realizzarne altri quattro, è un impianto modernissimo che non dà inquinamento dell’aria, è straordinario da vedere. Spero” ha concluso Berlusconi “che la televisione abbia il tempo di far vedere agli italiani come sono gli impianti di smaltimento dei rifiuti che si possono realizzare oggi e che realizzeremo in tante altre regioni, perché questo è un problema non soltanto della Campania, ma di tutte le regioni italiane”.

Tocca poi al prefetto di Napoli Alessandro Pansa a leggere, durante la cerimonia d’inaugurazione, il messaggio inviato al presidente del Consiglio da Giorgio Napolitano. “Desidero complimentarmi con lei per il successo ed il forte impegno che ha reso possibile l’avvio dell’attività del termovalorizzatore di Acerra a conclusione di un lungo e contrastato iter” è l’elogio di Napolitano “gli ostacoli e ritardo che ne hanno negli anni scorsi frenato la realizzazione sono stati tra le cause del precipitare dell’emergenza rifiuti che ha tanto danneggiato l’interesse e l’immagine di Napoli. La prego di estendere il mio compiacimento al sottosegretario Guido Bertolaso e a tutti coloro che hanno collaborato al conseguimento di questo importante obiettivo”.

Dotato da tre linee di produzione, tre forni e tre camini, alti quanto dei grattacieli, oltre cento metri, sorge su un’area di circa 10 mila metri quadrati. I lavori di questo impianto, contestato a lungo dal ”popolo del no” sono iniziati ad agosto del 2004. Inizialmente era previsto che l’inaugurazione avvenisse poco più di tre anni dopo: nell’autunno del 2007. La svolta è arrivata a giugno dello scorso anno quando con il nuovo governo Berlusconi, l’iniziativa di portare a termine un’opera incompleta è stata presa da Guido Bertolaso. Il sottosegretario assicurò che entro 9 mesi Acerra avrebbe aperto. E così è stato.
Oggi è andata in funzione la prima linea di produzione, poi, secondo quanto previsto dalla legge, entro giugno andranno in funzione anche le altre due. Nel termovalorizzatore di Acerra finiranno ogni giorno circa 2 mila tonnellate di rifiuti, per un totale di oltre 700 mila l’anno, pari a circa un terzo di tutta la spazzatura prodotta in Campania. La spazzatura che convergerà su Acerra proviene dagli ’stir’ di Caivano e Giugliano (comuni del napoletano), da Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Casalduni (Benevento), Pianodardine (Avellino) e Battipaglia (Salerno).

Napoli, i rifiuti abbondano e puzzano. I politici si turano il naso

Le incredibili foto che testimoniano l'insostenibile emergenza rifiuti a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
La polemica sul Senato che lavora poco è di qualche settimana fa. Il problema dei rifiuti nel napoletano dura dal 1994 e in questi giorni è diventata, più che un’emergenza, uno scandalo davanti agli occhi del mondo.
Tra centrodestra e centrosinistra, nei banchi del Senato, per la XV Legislatura (cioè quella partita il 28 aprile 2006) siedono 30 eletti nella regione Campania e alcuni di un certo peso. Dai Ds Massimo Brutti e Massimo Villone, ai Dl Antonio Polito, Antonio Maccanico, al ministro Udeur Clemente Mastella. Nutrita anche la schiera del centrodestra: Giuseppe Pisanu, Franco Malvano, Lino Iannuzzi, di FI, Pasquale Viespoli, di An, e il transfuga Marco Follini.
Due soltanto invece gli interventi legislativi in materia di “monnezza” in circa 14 mesi di attività parlamentare. Frutto più dell’azione dell’esecutivo che del lavoro in Aula. La conferma viene sia dal motore di ricerca interno al Senato sugli Ultimi atti approvati, sia dal sito del Parlamento italiano, collegato a quelli di Camera e Senato, che riporta l’ Indice cronologico delle leggi approvate. Impostando una semplice ricerca con le parole chiave “emergenza rifiuti”, ne risultano due Decreti Legge governativi: quello del 9 ottobre 2006, convertito in legge nel dicembre dello stesso anno e quello dell’11 maggio scorso, con gli “Interventi straordinari per superare l’emergenza rifiuti nella regione Campania”, di cui non è ancora iniziato il dibattimento.
In compenso, cercando tra i disegni di legge in estenuante attesa di essere discussi a Palazzo Madama, si scopre che tra le 18 proposte (sull’istituzione del difensore civico per l’ambiente, sulle norme per l’approvazione del protocollo di Kyoto, sulla tutela delle popolazioni rom e sinti, ecc…) una sola c’entra il tema e chiede lo “scioglimento dei consigli comunali per mancato conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani”. Insomma, l’unica attività dei parlamentari pare sia quella di prorogare di anno in anno il decreto che dichiara lo stato di emergenza in Campania e nomina il commissario straordinario, che da ottobre 2006 è Guido Bertolaso, capo della Protezione civile (i cittadini possono “avvicinarlo” grazie al sito web dell’emergenza). Il Palazzo gli ha delegato il da farsi, lasciandolo spesso solo a lottare contro le resistenze di popolazioni e sindaci sul piede di guerra contro discariche e siti di smaltimento. Per risposta, il commissario in otto mesi ha minacciato almeno due volte di andarsene, facendo capire che lo stato di continua calamità dei rifiuti campani sembra diventato una storia infinita, oltre che maleodorante: l’immondizia che letteralmente ricopre Napoli è pari a 2.600 tonnellate.

Ritorna la bella stagione. Dei rifiuti e delle proteste

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/aliciayeah/]aliciayeah[/url] by Flickr)[/i]
Blocchi sulle strade, sindaci incatenati alle ruspe, picchetti di protesta per bloccare i lavori per nuove discariche, con tanto di benedizione del vescovo (Monsignor Raffaele Nogaro a Caserta). L’unico robusto incremento nella sporca faccenda dei rifiuti in Campania (e in Sicilia) riguarda le proteste. Tante, vibranti e spettacolari. Al punto che l’emergenza ambientale è ormai questione di ordine pubblico. Prendiamo la Campania: 6 milioni di abitanti e 7.300 tonnellate di rifiuti ogni giorno. L’equivalente di 350 Tir. Eppure la soluzione ci sarebbe.

Secondo il direttore del progetto Nimby Forum, Alessandro Beulke, la ricetta è fatta di tre soli, fondamentali, ingredienti: “Più alfabetizzazione ambientale per i cittadini, maggiore disponibilità al dialogo e capacità comunicativa da parte delle istituzioni locali e nazionali, tecnologie all’avanguardia e procedure certificate delle aziende che lavorano nel ciclo dei rifiuti”. Il Forum, promosso da Aris, associazione non profit con l’obiettivo di avvicinare cittadini ed enti nella realizzazione di opere utili ma ostacolate da chi le vede sorgere nel proprio “cortile”, chiarisce: oggi non si può prescindere da termovalorizzatori e raccolta differenziata, come dimostrano i casi virtuosi di Francia e Germania, ma anche, senza varcare le Alpi, di Brescia. “In Campania invece” è l’amaro paradosso citato da Beulcke “i termovalorizzatori li bloccano come fossero ecomostri e i rifiuti li mandano in Germania dove, proprio grazie a questi impianti, li trasformano in energia. Guadagnandoci due volte”. Il perché è semplice “La legge Ronchi, tuttora in vigore, dice che un termovalorizzatore (un inceneritore di rifiuti in grado di generare calore e produrre energia elettrica), per assolvere al suo compito dovrebbe non precedere, bensì seguire un accurato processo di raccolta differenziata. Ed è qui il guaio” spiega Beulcke: “La Sicilia, per esempio, in questo è molto scarsa, intorno al 5%”.

Ed è cominciata una nuova corsa contro il tempo. “In Campania è il momento peggiore, la situazione più difficile e drammatica di questi ultimi 14 anni di amministrazione straordinaria” è costretto ad ammettere Guido Bertolaso, commissario per l’emergenza rifiuti dall’ottobre 2006: “L’unica discarica ufficiale sarà satura tra alcune settimane, e l’inceneritore costruito ad Acerra funzionerà da ottobre. Per il secondo inceneritore previsto, i lavori non sono cominciati. Dei dodici siti di smaltimento già progettati, uno solo funziona. Inoltre, gli otto centri di smaltimento esistenti sono in attesa di una ristrutturazione completa, in quanto progettati in maniera errata” ha detto Bertolaso.

Siciliani e campani chiedono una politica ambientale di smaltimento rifiuti più attenta alla salute delle persone, lamentando (leggi il caso della discarica di Basso dell’Olmo) di aver già patito conseguenze durissime per le discariche abusive, e non solo, nel loro territorio. “Sono aumentati i casi di tumore rispetto alla media nazionale e di malattie del sistema immunitario” sostengono al Comitato allarme rifiuti campano. Ribattono i Verdi di Caserta: “Si possono contrarre infezioni anche per la presenza dei rifiuti per le strade”. Per uscire dall’impasse, i comitati di protesta campani, sostenuti dal sacerdote pacifista e barricadero, Alex Zanotelli e dalle Assise per la città di Napoli e del Mezzogiorno, hanno rivolto un appello niente meno che alla Commissione Europea per disincentivare la realizzazione di termovalorizzatori, considerati ad alto potere inquinante. Uno di questi impianti dovrebbe sorgere, infatti, nei pressi di un’oasi protetta del Wwf, a Serre, nel parco naturale del Cilento, a sud della regione, da cui vengono molti prodotti alimentari Dop campani. L’altro sito dovrebbe sorgere nell’area di “Lo Uttaro”, nel casertano, progettata a solo 1 km da un ospedale in costruzione.
Proteste e appelli anche in Sicilia dove dovrebbero sorgere 4 termovalorizzatori pronti a mandare in fumo l’immondizia di casa propria e, forse, anche quella campana.

Senza contare gli ostacoli dovuti agli interessi delle ecomafie. Nella relazione sull’emergenza rifiuti redatta dalla Corte dei Conti si denunciano le irregolarità negli appalti per lo smaltimento assegnati anche a imprese indagate per mafia, il mancato rispetto e continue deroghe alla normativa europea e nazionale, e persino procedure non trasparenti nella scelta del personale che lavora al commissariato per l’emergenza rifiuti. Ora, un disegno di legge promette in soli 5 articoli di risolvere il problema, multe di 60 mila euro e fino a dieci anni di reclusione per chi commette reati ambientali, tra cui la frode, il danno, il disastro ambientale ed il traffico illecito di materiale radioattivo.
Già, ma la legge non basta a mettere fine all’allarme nelle due regioni martoriate dal problema rifiuti. Chi protesta chiede oggi l’approvazione di un nuovo piano che privilegi scelte meno inquinanti, come il riciclaggio e la raccolta differenziata ed una conferenza interregionale per non puntare tutto sulla termodistruzione. In fondo, anche Beulke è “d’accordo con chi, come Legambiente, dice sì alla termovalorizzazione sempre che sia un processo a valle di una corretta pianificazione della gestione dei rifiuti”.

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