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Achille-Serra

Giovani inesperti, volti noti e uomini d’ordine. Passa da questa lista il “rinnovamento” democratico di Walter Veltroni. Che, come aveva promesso, a ogni tappa del suo tour butta lì un nome che gli elettori si troveranno sulla scheda sotto il simbolo del Pd. Ultimo, e sorprendente, l’ex prefetto di Roma, Achille Serra. Sorprendente sia perché conferma la “sarkosizzazione” (nata ai tempi del dramma Reggiani) del sindaco di Roma. Sia perché, aggiungendo il nome di Serra a liste già eterogenee, Veltroni - libero dai vincoli delle primarie - può continuare a sparigliare le carte. Anche nel suo stesso terreno.
Prima una massiccia campagna giovanilista, con l’obiettivo di presentare il Partito democratico secondo la filosofia del “voltare pagina”. E allora dentro neolaureate di “straordinaria esperienza” ma dai grandi sponsor, operai da mille euro al mese, giovani imprendiori dal cognome illustre (quelli che Montezemolo ha chiamato”i figli di”). Anche a costo di far pagare ai nomi storici della politica italiana (di centrosinistra): da Ciriaco De Mita a Giuliano Amato; da Romano Prodi a Vincenzo Visco a Luciano Violante.
Poi la seconda infornata: personaggi di lustro, uomini di successo nel loro campo d’azione: l’oncologo Umberto Veronesi (che però dovrà convivere con gli ultrà cattolici come Binetti e Bobba); il professor Pietro Ichino (che tesse le lodi della Legge 30 ma dovrà coabitare con Paolo Nerozzi, segretario Cgil di Bologna, che il testo Biagi lo farebbe a pezzetti); l’anima della Comunità di Sant’Egidio (l’Onu di Trastevere): il pacifista Andrea Riccardi.
Che dovrà fronteggiare almeno i due uomini d’ordine dell’ennesima tornata veltroniana. E mica due qualunque: il primo è il prefetto Luigi De Sena, già vice capo della polizia, e scelto come capolista del Pd in Calabria per il Senato. Perché, dice il segretario, De Sena è “uno dei protagonisti della lotta contro la mafia e la criminalità”. Il secondo è un altro pezzo da novanta: il prefetto Achille Serra. “Con lui” spiega a Radio Anch’io l’ex sindaco “ho lavorato a Roma e ne ho una grande stima”.
Serra (classe ‘41) è infatti stato prefetto nella capitale negli stessi anni in cui Veltroni era sindaco e ora è “Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella Pubblica amministrazione” (e l’incarico di rimettere ordine nel sistema sanitario calabrese).
Senonché Achille Serra una puntatina alla Camera l’aveva già fatta - dal ‘96 al ‘98 - nelle fila di Forza Italia. Trasformismo? Per Maurizio Gasparri, di An, anche qualcosa in più: “Si vede che l’età della pensione gioca brutti scherzi”. E aggiunge: “Da commissario anti-corruzione a parlamentare disposto a candidarsi una volta a destra una volta a sinistra per una poltrona ed arrotondare lo stipendio. Cosa non si farebbe per qualche euro in più”. Ma Veltroni è irremovibile: “La candidatura di Serra risponde al nostro sforzo per un grande rinnovamento delle liste e del Parlamento”. Considerazioni condivise dallo stesso aspirante deputato: “Sono orgoglioso di questa candidatura perché penso che Veltroni possa essere veramente il nuovo”.
Ecco la parola d’ordine, che sta alla base del mosaico veltroniano. La prima vera missione del Pd è infatti apparire come un partito completamente nuovo. E con candidati che provengono dalla società civile e sono scelti, una volta messe da parte le consultazioni degli iscritti, con un criterio diverso: la volontà del segretario di conciliare gli opposti e non dispiacere a nessuno.
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“Quando la democrazia è debole, vischiosa, fa fatica a decidere e non ha controlli, è quello il momento in cui si sceglie di aggirare la norma per cercare corsie preferenziali. E la corruzione diventa forte”. Parole dure quelle usate dal sindaco di Roma e leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, nel suo intervento alla presentazione della prima mappa (qui il .pdf) dell’Alto commissariato anticorruzione, presieduto da Achille Serra (ex prefetto della Capitale), durante il convegno su Legalità, trasparenza e sviluppo della città, in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla corruzione.
Giudizi netti che prospettano scenari foschi: le Mani Pulite del ‘92, pur avendo spazzato via almeno mezza Prima Repubblica, non sembrano aver mondato tutto. E infatti si sta, secondo Veltroni, riavvicinando quel fenomeno che è stato combattuto 15 anni fa e che “sembrava esser stato sconfitto”. Un intervento più da amministratore pubblico che da leader di partito, quello di Veltroni. Corroborato sia dai dati contenuti nella mappa dell’Alto Commissariato guidato da Serra sia dalle “coincidenze” della cronaca.
Intanto, i numeri: sono ben 6.603 le sentenze di condanna definitive per corruzione registrate nel periodo 1996-2006, dice il rapporto del pool di Serra. Di queste, il 35% (più di una su tre) riguarda il reato di corruzione nella gestione della cosa pubblica: dal peculato (4.737 sentenze, 25,5%), all’abuso d’ufficio (4.634 sentenze, 24,9%), alla concussione (2.579 sentenze emesse, 13,9%). Considerando invece il periodo gennaio 2006 20 novembre 2007, la mappa evidenzia che su 6.752 persone denunciate nella pubblica amministrazione, 3.219 sono riferibili alla sanità, con un’incidenza vicina al 50% del totale.
Potrebbe far parte della statistica (e passiamo così alle coincidenze della cronaca), anche l’ex sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, mandato agli arresti domiciliari, proprio mentre Veltroni e Serra disquisivano di corruzione.
La misura cautelare, secondo quanto riportato dall’Ansa, si riferisce a quando Verzaschi, all’epoca appartenente a Forza Italia, ricopriva dal 2003 la carica di assessore regionale alla Sanità del Lazio, nella giunta di centrodestra guidata da Francesco Storace. Oggi esponente dell’Udeur, l’ex sottosegretario è accusato - stando all’ordinanza del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e del sostituto Giovanni Bomrardieri e firmata dal gip Luisanna Figliolia - di corruzione e concussione. La vicenda in cui sono indagati diversi manager e politici, riguarda presunte tangenti pagate da Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl.
Verzaschi - dimessosi dall’incarico ministeriale il 6 dicembre scorso - ha una lunga carriera politica alle spalle e una discreta propensione al cambio di casacca. Nel ‘95 è stato eletto per la prima volta nel Consiglio della Regione Lazio, incarico rinnovato nel 2000 e nel 2005. Tra il 2000 e il 2002 è stato Commissario per l’emergenza rifiuti per Roma e provincia, delega estesa poi a tutto il Lazio. Dal 2000 al 2003 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, assumendo, successivamente, e fino al 2005, la responsabilità di Assessore regionale alla Sanità. Proprio il 2005 è l’anno in cui Verzaschi lascia Forza Italia e la Cdl (”dopo 11 anni è venuta a mancare la passione”, disse) per passare all’Udeur di Clemente Mastella, fino a diventarne segretario regionale del Lazio.
In molti si sono chiesti se questa mattina Veltroni, mentre parlava in Campidoglio, stesse pensando a lui…
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No global, no war, no ticket.
I disobbedienti, di nome e di fatti, si impongono, pretendono e ottengono di viaggiare sui treni delle Ferrovie dello Stato, senza biglietto. Ci avevano provato già sabato mattina, scendendo dal Nord (est) verso Roma, per manifestare contro Bush e Prodi. Ma le Fs, dando prova di fermezza, hanno risposto ai soprusi (occupare i binari, impedire ai ferrovieri di fare il loro dovere, interrompere il traffico ferroviario e togliere agli altri passeggeri il diritto di viaggiare è un atto di violenza, dicono alle Ferrovie) pretendendo il pagamento del biglietto e concedendo solo lo sconto comitiva, previsto per gruppi superiori alle dieci persone. Ci hanno riprovato sabato notte, per il rientro, dalla stazione Tiburtina di Roma verso Venezia e Milano. E stavolta, dopo essersi scontrati con le forze dell’ordine, i no gloabl l’hanno spuntata, ottenendo un treno speciale, gratuito e tutto per loro.
Su chi abbia ceduto, è giallo. Con tanto di polemiche, da parte di cittadini, consumatori, politici e interrogazioni parlamentari. Coinvolto, il prefetto di Roma Achille Serra ha escluso “in modo categorico di aver firmato un’ordinanza relativa alla vicenda dei biglietti gratis dei treni che hanno riportato a casa i manifestanti no-war”. In tarda mattinata di domenica la replica delle Ferrovie: è stato “messo a disposizione un treno speciale per i manifestanti” che si trovavano nella stazione Tiburtina, “su formale richiesta del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, per gravi ed improvvisi motivi di ordine pubblico”.
La versione del leader dei Disobbedienti veneti Luca Casarini non aiuta a chiarire la questione: “Non so chi li abbia messi a disposizione. Al mattino, quando eravamo partiti dal Veneto avevamo concordato un biglietto di 10 euro andata e ritorno. Alla sera ci hanno detto di no. Poi all’improvviso sono spuntati i due treni per tornare in Veneto e a Milano. Ma non so chi e come abbia dato l’ok”.
Tornati infine a casa, i no global dei centri sociali potrebbero ora essere raggiunti da denunce per interruzione di pubblico servizio dopo il blocco di sabato mattina alla stazione di Padova e Mestre. La Digos di Padova, sulla base dei filmati girati in stazione e della documentazione effettuata dagli agenti, sta individuando i molti Disobbedienti che avevano occupato i binari.
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La mucca pazza, il Passante di Mestre, il terremoto di San Giuliano di Puglia, le discariche campane, l’alluvione di Sarno e Quindici, il crack Parmalat, cos’hanno in comune? Tutte queste emergenze hanno avuto il loro commissario straordinario, o “delegato”, nominato dal governo con un decreto per cercare di risolverle. Con poteri e fondi speciali. E con fortune alterne. Ora che si discute dell’eventuale istituzione di un commissario per la crisi idrica nel Centro-nord (la riunione convocata dalla Protezione civile lunedì 30 aprile sembra aver preparato il terreno a questa soluzione e la decisione potrebbe essere presa nel consiglio dei ministri previsto per domani), è utile fare il punto sui risultati ottenuti, o non ottenuti, negli ultimi anni.
In primo piano in questo momento c’è l’emergenza rifiuti. Attualmente hanno un commissario la Calabria, il Lazio e la Campania, mentre in Puglia e Sicilia lo stato d’allarme è appena cessato. La Campania dall’ottobre scorso ha un nuovo commissario, Guido Bertolaso, responsabile nazionale della Protezione civile, cui sono stati affiancati tre sub-commissari. Il Dipartimento ha anche creato un sito dedicato. Ma la sua nomina è solo l’ultima di una serie di provvedimenti che non hanno mancato di suscitare polemiche. Perché più che un’emergenza ormai quella dello smaltimento dei rifiuti campani sembra diventata, di proroga in proroga, una storia infinita. Basti pensare che già nel febbraio del 1994 era stato dichiarato l’allarme e che sulla poltrona che oggi è di Bertolaso si sono succeduti i vari presidenti di Regione. Solo nel 2004, l’anno caldo della “guerra delle discariche”, per la gestione del problema sono stati spesi 676 milioni di euro.
In molte grandi città invece la prima emergenza è il traffico e il commissario delegato è spesso lo strumento utilizzato dal governo per cercare di riportarla nella normalità. Un caso per tutti: l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini è stato nominato nel 2001, all’inizio del suo secondo mandato, e ha mantenuto i poteri straordinari fino al 2006. Quando ha consegnato al suo successore, Letizia Moratti, un’agenda delle priorità in cui il traffico urbano resta al primo posto. A Napoli ora tocca al sindaco Rosa Russo Iervolino, che ricoprirà lo stesso incarico fino alla fine del 2008.
Infine la siccità, appunto. In attesa di quello nazionale, lo stato d’emergenza per la mancanza d’acqua è attualmente in vigore solo in alcune isole minori e in alcuni comuni. Nel 2006, per tre mesi, è stato dichiarato nelle Regioni del bacino del Po cosa già accaduta nell’estate del 2003. Per tutto lo scorso anno anche la Sicilia è stata in emergenza idrica, nel 2004 è toccato alla Sardegna, alla Puglia, alla Basilicata e all’Umbria, nel 2002 a Lazio, Campania e Calabria.
La legge di riferimento per la nomina dei commissari (la numero 400 del 23 agosto 1988), all’articolo 11 recita: “Al fine di realizzare specifici obiettivi o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali, può procedersi alla nomina di commissari straordinari del governo, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri”. La nomina avviene con un decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, dopo una deliberazione del Consiglio dei ministri. Nello stesso decreto, subito pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sono indicati i compiti del commissario, i mezzi e il personale a sua disposizione e la durata dell’incarico.
Gli “specifici obiettivi” e le “temporanee esigenze di coordinamento operativo” possono essere diverse. Commissari straordinari vengono nominati per risollevare le aziende in crisi, per reggere una città o un paese il cui Consiglio comunale è stato sciolto, per completare un’opera particolarmente complessa, per gestire parchi naturali, per organizzare “grandi eventi”, come il funerale di Papa Giovanni Paolo II due anni fa. Per coordinare le attività antiracket e antiusura, il governo ha nominato nel luglio 2006 il prefetto Raffaele Lauro. Mentre al prefetto di Roma Achille Serra è stato affidato dal Tar di Catania il compito di supervisionare gli eventi sportivi allo stadio siciliano dopo i gravi fatti di violenza del febbraio scorso.
Ma i commissari straordinari scendono in campo soprattutto per fronteggiare le conseguenze di calamità naturali, emergenze ambientali, terremoti, alluvioni. In questo caso l’attore principale è il Dipartimento di Protezione civile. Da qui parte la proposta per la dichiarazione dello stato d’emergenza e per la nomina del commissario, anche se spetta al Consiglio dei ministri emanare il decreto. Lo strumento di attuazione è l’ordinanza di protezione civile in cui vengono indicati i compiti del commissario delegato e le risorse finanziarie necessarie, che sono stanziate ad hoc oppure reperite presso i Ministeri e le Regioni coinvolti. Quasi sempre il commissario può disporre di strutture pubbliche e private e di uno staff e gode di “poteri speciali”. Sono previste cioè delle deroghe alla legge ordinaria per accelerare le procedure burocratiche in caso, ad esempio, di gare d’appalto. L’ordinanza ha una scadenza precisa, ma le proroghe sono frequenti. L’elenco delle ordinanze è disponibile sul sito della Protezione civile, anche se si ferma all’aprile 2006. Una cosa appare chiara: di straordinario c’è poco.