Leggi tutte le notizie su:
Aci

Un incidente in autostrada (Foto Ansa/FRANCO SILVI)
Meno morti e feriti sulle strade italiane. Incidenti in calo, autostrade più sicure rispetto alle strade urbane. Ma l’obiettivo del dimezzamento in 10 anni delle morti per incidenti stradali, richiesto dall’Unione europea, non è stato raggiunto. È quanto emerge dal rapporto Aci-Istat, presentato a Roma, che evidenzia come, nel 2010, ogni giorno in 579 incidenti stradali muoiono 11 persone, mentre 829 rimangono ferite. Il bollettino registra complessivamente 211.404 incidenti, l’1,9% in meno rispetto all’anno prima, 4.090 morti con una riduzione statisticamente più rilevante, -3,5%, e 302.735 feriti (-1,5%). Se si calcola il medio periodo le riduzioni sono più sensibili: gli incidenti sono calati del 19,6%. Continua
- Tags: acciao, Aci, asfalto, auto, autostrade, cantiere, incidenti, mautenzione, moto, Polizia, strada
-

Lo sballo del sabato sera, la droga, le bevute, le pasticche, i cocktail di sostanze strane, la musica a palla in auto, la velocità, l’imprudenza, le distrazioni… Tutto vero, questi sono gli ingredienti micidiali delle stragi sulle strade, soprattutto nei finesettimana. Ma quando un automobilista perfettamente sobrio ci rimette la pelle in pieno centro cittadino, perché andando al lavoro in moto finisce senza avvedersene dentro una buca grande come una conca? O quando su una statale un camion vola per decine di metri in una scarpata perché il guardrail di protezione era alto appena mezzo metro? O quando si ripetono incidenti su incidenti non solo nei sabati sera, ma tutta la settimana, in tutte le ore del giorno e della notte, sulle solite tangenziali, sui soliti svincoli, sugli stessi chilometri, sulle medesime strade?
Evidentemente in tutti quei casi lo sballo c’entra poco o nulla. “Vi siete mai chiesti come mai l’80 per cento degli “ubriachi” si schianta sempre sul 20 per cento delle tratte stradali?” domanda in modo un po’ provocatorio Angelo Artale, direttore generale della Finco, federazione confindustriale di materiali, impianti e costruzioni, che da un po’ di tempo ha fatto della sicurezza una specie di sua seconda ragione sociale.
Ebbene, perché? Per un motivo semplice: le strade italiane sono pericolose perché sono tra le peggio tenute d’Europa, quasi lasciate a se stesse, troppo spesso senza manutenzione, come fossero res nullius, cose di tutti e di nessuno, come i pesci del mare prima di essere pescati.
Da uno studio dell’Università Federico II di Napoli risulta che proprio le pessime condizioni delle vie di comunicazione sono una concausa degli incidenti in almeno il 40 per cento dei casi. In una risoluzione presentata il 12 febbraio alla commissione Lavori pubblici della Camera, e discussa l’11 marzo, il vicepresidente, Roberto Tortoli (Pdl), sostiene che in Italia c’è “una grave carenza nella manutenzione delle strade in generale e molte vie sono ancora distanti dagli standard minimi di sicurezza”.
Dalla consapevolezza alle decisioni, però, il passo è lungo, spesso i politici si distraggono e nelle strade prosegue la mattanza. In Parlamento sono state presentate 19 proposte per migliorare la sicurezza delle strade, però in nessuna si parla di manutenzione in modo organico e sistematico.
“Gli appalti sono calati del 60 per cento negli ultimi sei anni” informa Lino Setola, presidente della sezione barriere per la sicurezza stradale dell’associazione dei costruttori d’acciaio (Acai).
Un piano di interventi. Secondo rilevazioni dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, nel 2007 (ultimo dato disponibile) per il miglioramento delle arterie nazionali sono stati impiegati appena 330 milioni di euro, per di più quasi tutti concentrati sui 20 mila chilometri gestiti dall’Anas. Per i 420 mila chilometri rimanenti (che diventano circa il doppio se si conteggiano le vie urbane e quelle di campagna) è stato speso poco o nulla. Sulle autostrade le cose vanno un po’ meglio perché per contratto i concessionari devono investire in manutenzione parte del ricavato dei pedaggi, anche se l’impressione prevalente è che, dopo la privatizzazione di un decennio fa, lo stato complessivo della rete sia assai peggiorato. Secondo l’ultimo rapporto di Automobile club (Aci) e Istat, ogni giorno sulle strade si verificano in media 633 incidenti in cui muoiono 14 persone e 893 rimangono ferite. I costi umani, economici e sociali sono altissimi, circa 30 miliardi di euro l’anno, e vanno dai costi sanitari alla mancata produzione delle persone decedute e degli infortunati, dai danni in senso stretto provocati dal sinistro alle invalidità, dalle spese per le assicurazioni ai costi giudiziari. “Per riportare le nostre strade a un livello decente, per metterle tutte in sicurezza ci vorrebbero 40 miliardi di euro” calcola Enrico Gelpi, presidente dell’Aci. Cifra enorme, anche se non da spendere tutta d’un colpo, perché gli interventi andrebbero innanzitutto concentrati sui “black point”, i tratti assassini (tabella a fianco), il resto diluito nel tempo, con programmi poliennali che darebbero una prospettiva di lavoro a 3 mila imprese medie e piccole con almeno 60 mila addetti.
I fondi non mancano. Una volta tanto, però, non sono i soldi il vero problema. Nonostante la coperta corta dei bilanci pubblici, i quattrini per le strade ci sarebbero, a saperli e a volerli trovare. Le fonti di finanziamento possibile sono almeno quattro. Prima di tutto ci sono i proventi delle multe comunali, 1,6 miliardi di euro nel 2007 (senza contare le contravvenzioni di Polizia e Carabinieri), con una crescita complessiva annua del 13 per cento e addirittura del 19 se si considerano solo i capoluoghi di provincia. In base all’articolo 208 del Codice della strada, almeno metà delle somme raccolte con le contravvenzioni dovrebbe tornare sulle strade in forma di investimenti in sicurezza e manutenzione, invece i Comuni che rispettano la regola sono come mosche bianche e i soldi magari li spendono per le sagre del fico fiorone. Quell’articolo, del resto, è come un cane senza denti, privo di sanzioni, e quindi i comuni inadempienti non rischiano nulla tranne, forse, il giudizio degli elettori al momento del voto.
Seconda fonte di finanziamento sono le tasse pagate ogni anno in totale dal sistema dell’automobile, dalle accise sulla benzina all’Iva sui ricambi, dalle imposte sui pedaggi delle autostrade al bollo. Un fiume di quattrini: secondo dati Anfia (Associazione dell’industria automobilistica), nel 2007 la pressione fiscale è salita a circa 80 miliardi di euro, 10 in più rispetto al 2002. Tutti quei soldi finiscono nel calderone indistinto della fiscalità generale, ma in futuro non sarebbe affatto irragionevole utilizzare almeno parte di quegli incassi per la manutenzione delle strade.
Terza fonte possibile per finanziare il miglioramento della rete nazionale: i risparmi ottenuti grazie alla lieve diminuzione del numero di incidenti che nel 2008 ha comportato minori spese di 3 miliardi di euro per lo Stato in termini di cure ai feriti, risarcimento per le vittime, pensioni di invalidità e assistenza ai disabili. La quarta fonte è l’utile dell’Inail (l’istituto per gli infortuni sul lavoro): 14 miliardi circa, almeno in parte utilizzabili per la manutenzione stradale, considerando che un numero notevole di sinistri avviene nel tragitto casa-ufficio o casa-fabbrica e viceversa, quindi assimilabile a un infortunio sul lavoro, almeno in senso lato.
All’estero per la manutenzione stradale si comportano in modo diverso. In Francia, per citare un caso a noi vicino, per la cura della rete investono 12 volte rispetto all’Italia. Da noi, 148 anni dopo il raggiungimento dell’unità e 63 anni dopo la nascita della Repubblica, manca perfino un catasto stradale nazionale. Di certo le strade non sono in carico al demanio, e non è del tutto chiara l’attribuzione delle competenze sulla sicurezza fra i vari ministeri (per esempio Infrastrutture, Interno, Welfare, Giustizia), mentre a livello locale né comuni né province iscrivono a bilancio il valore delle vie, con il risultato che manca un qualsiasi ancoraggio per un abbozzo di gestione economica del bene e quindi non si riescono a valutare costi e benefici, mentre le uscite per la manutenzione vengono considerate spese e non investimenti finalizzati alla sicurezza dei cittadini e alla conservazione di un patrimonio infrastrutturale fondamentale.
Il federalismo stradale voluto nel 2000 dal ministro Franco Bassanini (centrosinistra) non ha aiutato a fare chiarezza, anzi. Fino ad allora l’Anas gestiva circa 44 mila chilometri e la manutenzione bene o male la faceva, poi ha passato 24 mila chilometri alle regioni e la qualità delle strade è peggiorata sensibilmente, tanto che alcuni governatori, dopo avere ricevuto il pacco regalo, ora vorrebbero restituirlo al mittente.
Otto anni fa l’Europa lanciò l’obiettivo di dimezzare entro il 2010 il numero dei morti sulle strade. Francia, Paesi Bassi, Svezia, Portogallo si stanno avvicinando al traguardo. L’Italia resta lontana.

- Tags: Aci, auto, camion, città, code, italiani, mobilità, soldi, stress, traffico, viabilità
-

Intrappolati nelle nostre auto per 500 ore l’anno uno spreco di tempo che costa agli automobilisti oltre 40 miliardi l’anno. Fermi, immobili, nel serpentone di lamiere che avanza di un metro all’ora e fa predere le staffe e le speranze. Di arrivare puntuali a un appuntamneto, al lavoro, a casa…
Quantificando, monetizzando: quanto tempo, quanti soldi, quante opportunità si perdono a causa delle code sulle strade di città? La risposta viene dall’Automobile Club d’Italia (Aci), che si è basata sull’analisi dei dati dei dispositivi di localizzazione satellitare Gps.
Risultato? Romani e milanesi, secondo la ricerca trascorrono intorno alle 500 ore l’anno (per l’esattezza 503 ore nella capitale, 498 nel capoluogo lombardo) all’interno della propria vettura: in totale quasi 21 giorni all’anno all’interno della propria vettura per gli spostamenti urbani.
La situazione migliora lievemente nei centri di minori dimensioni: 450 le ore passate in auto dai torinesi, 380 dai genovesi. E se la durata media degli spostamenti nelle rispettive città è di circa 60 minuti, la metà, sottolinea l’Aci, viene persa in code e rallentamenti. Il tempo sprecato nel traffico, secondo l’Aci, ammonta in particolare a 252 ore per i romani, 237 per i milanesi, 180 per i torinesi e 178 per i genovesi e ha un costo non indifferente per gli automobilisti: rispettivamente 650, 642, 440 e 408 euro.
L’indagine è stata illustrata oggi durante l’inaugurazione della Centrale di Informazione sulla mobilità stradale “Luce Verde-Infomobilità Roma“, un servizio via radio che, secondo il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, “se fosse adottato dalle maggiori amministrazioni locali del Paese, consentirebbe agli automobilisti italiani un risparmio di tempo valorizzabile in 16 miliardi di euro”.
Già, perché code e rallentamenti non sono solo dannosi per i nervi degli automobilisti che rimangono intrappolati nel traffico cittadino, ma anche per le loro tasche. Lo stress che ora l’Aci ha monetizzato ha un valore che corrisponde a 1.300 euro l’anno per ogni automobilista, (consumo gomme, benzina, olio, freni, tanto per fare un esempio). Senza contare che, inserito in quel serpentone di lamiere e rumore che avanza a passo di lumaca, dicono gli esperti dell’Aci, il tasso di inquinamento prodotto dall’automobilista “con l’auto ferma nel traffico aumenta notevolmente”.
Dati che secondo l’Asstra (l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico locale) dovrebbero far riflettere e smettere di piangere lacrime di coccodrillo sui disastri di una mobilità tutta incentrata in modo dissennato esclusivamente sulla mobilità privata. “La soluzione per far risparmiare agli Italiani soldi e salute, liberando i centri urbani dalla morsa del traffico, c’è ma nessuno sembra accorgersene. Questa soluzione si chiama trasporto pubblico”, commentaMarcello Panettoni, presidente di Asstra.
E ora cambiamo il vecchio adagio. Così: donne al volante? Nessun pericolo. Lo rivela il XVI “Rapporto Automobile 2008″ realizzato dal Censis per l’Aci (qui la sintesi in .pdf), presentato oggi. Secondo i dati, a essere più distratti alla guida sono gli uomini, che hanno un rapporto più intenso e meno razionale con l’automobile. Quindi, gli uomini “imparino” ad usare l’auto dal “gentil sesso”. Il 70% degli incidenti gravi in ambito urbano vede infatti un uomo alla guida: le donne, quindi, sono più attente, ma non solo, hanno un rapporto più concreto con il veicolo, che vogliono “parcheggiabile, maneggevole, economico e capace di rendere più semplice il quotidiano”. E gli uomini? Dicono di preferire, come le donne, un’auto “affidabile, sicura ed economica”, ma in fondo la sognano “‘potente (16,6% contro il 3,6% delle donne), veloce, bella (14% contro 8,8%) e tecnologica (11,4% contro 4,6%)”. In una parola, sono “autocentrici”.
Il costo sociale degli incidenti stradali è invece quantificabile in 35 miliardi di euro all’anno, pari al 2,5% o al 2,6% dei pil. Tra le principali cause dei tanti incidenti (652, in media, ogni giorno in Italia): la guida sotto l’effetto di alcool e droghe, l’alta velocità, una scarsa educazione stradale.
Cause che gli stessi automobilisti rilevano, in un sondaggio allegato allo studio Aci, come i principali problemi connessi alla sicurezza stradale. La guida sotto l’influsso di alcool o droghe (58,2%), l’eccesso di velocità (49,1%) e la scarsa educazione stradale di automobilisti e motociclisti (29,6%), preoccupano molto più della cattiva manutenzione delle strade (9,4%) e dell’inefficienza dei veicoli vecchi (5,9%). Sono soprattutto i più giovani (18-29 anni) e i più anziani (over 65) a segnalare il problema della guida in stato alterato di coscienza. Il problema della guida in stato di ebbrezza è molto più sentito nelle regioni del nord-est (67,6% rispetto alla media italiana pari al 58,2%) che non in quelle del sud (53,8%).
Il triste legame alcool-giovani-incidenti stradali è stato indicato dal campione di intervistati come il problema principale della sicurezza stradale. Lo stato psico-fisico alterato, pur non rappresentando una percentuale elevata (2%) sul totale delle cause accertate o presunte di incidenti stradali, colpisce per la gravità degli eventi ed il fatto che essi coinvolgono maggiormente i giovani. In particolare, è emergenza per le droghe low-cost, le mini-dosi di coca a portata di “paghetta”: l’ebbrezza da alcool nel 2006 ha coinvolto 4.246 casi, ma anche l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope con oltre 400 casi non può più essere sottovalutata (dati Istat 2006).
- Tags: Aci, auto, autostrade, distrazione, incidenti, sicurezza-stradale, sonno, strade-extraurbane, traffico, vacanze, velocità
-

Nettunense, Romea, Via del Mare, Pontina, Jonica. Attenzione massima se passate di qui: queste sono le strade delle vacanze più pericolose d’Italia, con una media di incidenti 7 volte superiore rispetto al resto del Paese. Qui, stando alle statistiche Aci, si registrano infatti fino a 5 incidenti per chilometro, contro una media nazionale di 0,70.
Perché a differenza di quanto pensino in molti, il 17% degli incidenti avviene sulle strade extraurbane, il 77% in città, contro il 6% delle autostrade.
Stilando la triste classifica delle 10 strade statali che, durante il periodo estivo soprattutto, presentano i maggiori rischi per i viaggiatori, l’Aci non risparmia critiche alle infrastrutture italiane, soprattutto sul fronte della sicurezza: “quasi tutti gli incidenti mortali si concentra su appena il 3,2% della rete delle strade italiane” dichiara l’Aci “le cui condizioni rappresentano, oggi, un forte elemento di rischio”. A causa della scarsa manutenzione dell’asfalto e della segnaletica, in condizioni “critiche, preoccupanti ed estremamente pericolose”. La piaga degli incidenti, però, non si può imputare unicamente allo stato delle strade - prosegue l’Automobile club d’Italia - visto il ruolo fondamentale che rivestono gli automobilisti, e considerata l’azione di prevenzione, educazione e repressione dei comportamenti sbagliati a cui sono tenute tutte le forze dell’ordine. Per questo, associandosi al monito del Capo dello Stato che ha recentemente invitato gli automobilisti ad una guida più responsabile, l’Aci ha dato il via alla campagna: “Non versare sangue sulle strade delle vacanze” (qui l’immagine), in cui un volto di donna dolcissimo e sereno è rigato da due lacrime di sangue. Una foto choc che dovrebbe spingere il milione di soci Aci al rispetto del Codice della strada e con l’obiettivo, fissato dall’Unione Europea, di dimezzare entro i prossimi tre anni le vittime degli incidenti stradali.
Il VIDEO servizio:
- Tags: Aci, Asaps, auto, automobilisti, cartelli, Centro-Studi-3M, ciclisti, Km, motociclisti, pedoni, precedenza, segnaletica, stop, strade
-
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/segnali-stradali/normal_segnali-stradali13.jpg)
Quante volte vi sarà capitato di imbattervi in segnali stradali illeggibili o addirittura contraddittori? Ecco la risposta. Quasi una volta su due.
Il Centro Studi 3M per la Sicurezza Stradale ha realizzato, con il patrocinio del
ministero dei Trasporti, un’indagine sullo stato della segnaletica stradale. Risultato sconcertante: solo il 3,1 per cento della segnaletica orizzontale misurata è risultata conforme alle linee guida europee e il 45,8 per cento dei segnali censiti presenta uno o più fattori di irregolarità. La stessa ricerca era stata condotta nove anni fa. E niente sembra cambiato. Se non un aumento costante degli incidenti stradali (225.078, con 5.426 morti e 313.727 feriti, secondo gli ultimi dati Aci-Istat).
Certo, non tutti i disastri stradali sono dovuti all’inefficienza della segnaletica. Ma, come spiega Claudio Galbiati, responsabile tecnico Centro studi 3M “il conducente può essere aiutato a non sbagliare, favorendo un migliore riconoscimento delle situazioni di pericolo. Questo è in larga parte compito della segnaletica, che ha un ruolo fondamentale nell’ambito della sicurezza stradale”.
Tra ottobre 2006 e febbraio 2007, il Centro 3M ha analizzato la segnaletica nazionale su un campione di 143,6 chilometri (49,2 per cento su strade in ambito urbano e il 50,8 per cento in ambito extraurbano). È venuto fuori che il 45,8 per cento della segnaletica è un disastro: figure e caratteristiche del vecchio Codice della strada, cartelli rovinati e non più visibili, più tabelle sullo stesso sostegno o di dimensioni sbagliate, segnali in posizioni sbagliate rispetto al pericolo da segnalare e addirittura senza timbro.
Il motivo è facile da immaginare: gli enti locali, ai quali è demandata la cura, non hanno soldi per ripristinare i cartelli logorati: “Ma questo è vero solo in parte” continua Galbiati. “L’elevata percentuale di segnaletica verticale senza le notazioni obbligatorie evidenzia, infatti, più una mancanza di controlli che di risorse. E questa panoramica viene ulteriormente aggravata dall’inefficacia della certificazione di conformità, e dall’abitudine delle amministrazioni di accettare una segnaletica priva dei dati certi del fabbricante ovvero del dettaglio dei componenti con cui è stata prodotta”.
Un campionario divertente di segnali “sbagliati” si trova su www.asaps.it, il portale della sicurezza stradale (guarda la GALLERY). Automobilisti, pedoni, il ciclisti e motociclisti, dotati di macchina fotografica, possono documentare gli scempi segnaletici. Sbizzarritevi.

“I love life”. È lo slogan della prima Settimana mondiale per la sicurezza stradale, che l’ONU ha indetto dal 23 al 29 aprile.
Sette giorni per riflettere sui tanti incidenti sulle strade. E tante manifestazioni, sia a livello globale che a livello locale, soprattutto per sensibillizzare i giovani. Nelle farmacie italiane da lunedì sarà distribuito un etilometro fai da te contro le stragi del sabato sera, il “Soffia e sai“. Il locale di Verona “Scalo Cafè” lancia domani un servizio taxi per accompagnare a casa chi si senta stanco e in stato di ebbrezza.
Dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità rilevano che la prima causa di morte per chi ha tra i 10 e i 24 anni sono proprio gli incidenti stradali. Ogni anno muoiono 400 mila ragazzi per imprudenze o distrazioni alla guida, proprie o altrui. Solo in Italia più di 100 bambini; e i conducenti con meno di 30 anni sono protagonisti della metà dei 600 incidenti che quotidianamente si verificano nel Paese.
Durante le notti del weekend si registra, secondo l’Aci, un morto ogni 75 minuti sulle strade italiane (la media giornaliera è di uno ogni 97 minuti), proprio nelle ore in cui si concentra solo il 4% del traffico.
- Tags: Aci, alcolici, auto, codice, Diageo, discoteca, incidenti, sabato-sera, soccorsi, strade, stragi
-
I servizi dei telegiornali sono ogni volta drammatici. E i numeri, spaventosi, parlano settimanalmente di vere e proprie stragi sulle strade: a terra restano quasi sempre giovani che tornano dai locali notturni.
Tutti cercano di darsi da fare, la Polizia aumenta i controlli, ma l’elemento fondamentale è uno solo: prevenzione. Su questa strada, anche l’Aci (Automobile club d’Italia) lancia le sue proposte: foglio rosa a 16 anni, più formazione nelle scuole, obbligo di un corso di guida sicura entro tre anni dal conseguimento della patente, maggiori controlli sulle strade e una campagna di sensibilizzazione sui rischi che l’abuso di bevande alcoliche comporta se associato alla guida. L’Automobil Club d’Italia ha infatti stretto un accordo di tre anni con Diageo, leader mondiale nel settore delle bevande alcoliche per raggiungere “Obiettivo 2010. Un traguardo per la vita”. L’intesa prevede una campagna di comunicazione a partire da maggio che coinvolgerà locali notturni e discoteche, in cui si cercherà di sensibilizzare i giovani sul concetto del Designated Driver (guidatore designato: qui il sito in italiano): cioè individuare, nel gruppo degli amici, colui che “sceglie” di non bere per riaccompagnare gli altri a casa in tutta sicurezza.
Qui: l’analisi Aci sul numero degli incidenti in Italia