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Se in questi ultimi giorni di agosto, i ragazzi sono preoccupatissimi per gli esami di riparazione, a tre settimane dall’inizio delle lezioni torna, come accade spesso in questo periodo, si riaccende la polemica sul caro libri. Perché, stando a quanto denunciano i consumatori, puntuale si annuncia la raffica di rincari su zaini, astucci e diari, con punte tra il 10% e il 16%.
A lanciare l’allarme Federconsumatori e Adusbef, che denunciano come a crescere maggiormente siano soprattutto i prodotti di marca quelli cioè più gettonati dai ragazzi, che vogliono sempre stare al passo con le mode e le tendenze del momento.
Rimangono stabili, invece, i prezzi di quadernoni e matite colorate, che hanno già subito un rincaro lo scorso anno. L’importante, per questo tipo di acquisti, avvertono le associazioni di consumatori è non avere fretta. Si possono risparmiare fino a 16 euro per acquistare uno zaino di marca, a patto, però, che si abbia il tempo per confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita, scegliendo quello piu’ conveniente.
Diari, matite e accessori
Federconsumatori e Adusbef ricordano, inoltre, che, alla spesa iniziale per il nuovo anno scolastico, vanno aggiunti i costi da sostenere durante l’anno per i ricambi del materiale didattico (quaderni, album da disegno, penne, matite, colori, accessori, ecc.) per i quali si arriva a spendere anche 250-300 euro. A tale proposito le du associazioni consigliano di effettuare una scorta di questi ultimi, approfittando delle numerose offerte che si presentano in questo periodo dell’anno.
“Nel materiale scolastico a crescere maggiormente, con punte tra il 10% e il 16%, sono soprattutto i prodotti di marca (zaini, astucci, diari), ovvero quelli più richiesti dai ragazzi. In particolare, per uno zaino di marca il prezzo è salito a 72 euro in una cartolibreria (+16%) e a 56 euro in un supermercato (+8%). Un diario di marca, invece, costa 15,90 euro in una cartolibreria (+10%) e 12,90 euro in un ipermercato (+8%). Per un astuccio di marca pieno, invece, si spendono 28,90 euro in cartolibreria (+9%) e 21,50 euro in un supermercato (+7%)”.
Libri e ripetizioni
Un’ulteriore spesa è quella relativa ai libri, che, quest’anno, si attesterà intorno a 440 - 450 euro, registrando cioè un aumento del 3-5% rispetto allo scorso anno. In relazione a tale voce di spesa, assai onerosa per le famiglie, le due organizzazioni chiedono che vi siano maggiori controlli rispetto al puntuale sforamento dei tetti di spesa fissati dal Ministero (che dovrebbero attestarsi, ad esempio, a cifre inverosimili come 286 euro per la I° media e 320 euro per il 4° ginnasio in un Liceo Classico).
Ma oltre agli euro sborsati per i libri, le famiglie con ragazzi alle prese con le verifiche di settembre (la versione attuale dei vecchi esami di riparazione) dovranno affrontare i costi delle ripetizioni private del mese di agosto. In media, secondo i calcoli dell’Adoc, un mese di ripetizioni private ad agosto, considerando 3 ore a settimana di lezioni, varia dai 270 ai 345 euro, a seconda che ci si rivolga a uno studente o a un docente, ma ci sono anche punte di 45 euro l’ora. “Questa spesa si è resa necessaria” osserva l’associazione “dato l’alto numero di rimandati con debito. Se a luglio le scuole hanno garantito efficacemente il supporto didattico, lo stesso non si può dire di agosto. Rispetto allo scorso anno è un boom, le richiesta di aiuto sono aumentate del 60%”.
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Nonostante Londra, la paura non abita alla Farnesina. Il nostro Ministero degli Esteri non fa infatti una “lista nera” degli Stati a rischio di attentati terroristici, in cui è sconsigliato viaggiare (per studio, lavoro o vacanze). Non che le informazioni manchino, sia chiaro: dal planisfero che campeggia nel sito si accede, paese per paese, alle informazioni da conoscere prima di partire.
Naturalmente, se si clicca su zone particolarmente calde come l’Iraq, il Ministero degli Esteri sconsiglia i viaggi a qualsiasi titolo, anche quelli ritenuti assolutamente necessari per motivi di lavoro. Tra l’altro è curioso notare come, a chi intenda comunque intraprendere il viaggio in Iraq sotto la propria responsabilità , il sito segnali che nel 2006 si sono verificati alcuni casi di influenza aviaria.
La scheda del Regno Unito è rassicurante: “A seguito del rinvenimento a Londra di due autovetture cariche di esplosivo e dell’esplosione (che non ha causato vittime) di un’autobomba nei pressi dell’aeroporto di Glasgow il 28 giugno scorso, le Autorità britanniche hanno innalzato il livello di allerta portandolo a ‘critico’, il grado più elevato. Sono state adottate nuove misure di sicurezza e rafforzati i controlli e la vigilanza negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie”. Si raccomanda quindi, si legge sempre nel comunicato, di recarsi negli aeroporti con largo anticipo rispetto all’ora di partenza. Insomma andare a Londra non è affatto sconsigliato, basta modellare le proprie abitudini: anticipare l’arrivo in aeroporto, mettersi in coda come fanno gli inglesi e pazientare.
Per chi avesse prenotato un viaggio in Gran Bretagna e non se la sentisse di affrontarlo c’è poco da fare. Già qualcuno ha chiesto di cancellare la prenotazione e ha ricevuto un rifiuto dalle agenzie turistiche, come segnala l’associazione di consumatori Adoc, che annuncia la volontà di inviare una lettera all’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri per chiedere che le disdette siano rese più agevoli. Ma soprattutto, di fare chiarezza. Dopo gli attentati sventati nell’agosto 2006, infatti, l’Unità di crisi aveva emesso una nota che sconsigliava i viaggi a Londra. Questo comportava automaticamente che i turisti potessero ottenere le modalità di protezione, cioè il differimento del viaggio, l’imbarco su altre destinazioni oppure il rimborso di quanto pagato.
In caso di emergenze legate a terrorismo, guerre o cataclismi naturali, se c’è la nota della Farnesina, poiché la rinuncia non dipende dalla scelta del turista, non sono infatti previste penali. È così anche quest’anno?
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“Gelato al cioccolato dolce e un po’ salato…”.
Mica poteva saperlo Pupo, quando cantava nel ‘79, che dal 2001 il prezzo del dessert preferito dell’estate italiana (tutto, mica soltanto quello al cacao) è aumentato del 50%. Tanto da trasformare uno dei prodotti estivi più caratteristici in un piccolo lusso da potersi permettere una tantum.
Lo denuncia l’Adoc, il cui presidente Carlo Pileri spiega come “il prezzo di questo dolce sia aumentato a seguito del changeover, come abbiamo denunciato e constatato negli scorsi anni. Ciò che non accettiamo è che si prosegua con aumenti sconsiderati che hanno portato un chilo di gelato a costare 14 euro, contro gli 11,90 di due anni fa e addirittura contro le 18.000 lire del 2001″.
A montare, inoltre, e in maniera ancor più consistente rispetto a crema e cioccolato, è stato il prezzo della panna: +67,7% rispetto al 2001.
“Va considerato” spiega ancora Pileri “che chi acquista gelato e panna al Kg. può anche considerarsi fortunato rispetto a chi compra un cono o una coppetta, i cui prezzi minimi sono lievitati dalle 1.500 lire del 2001 all’euro e mezzo odierno. E questo senza considerare che il quantitativo di prodotto non è proporzionale rispetto al prezzo praticato, il gelato di un cono o di una coppetta cioè, ci costa ancor di più rispetto al prezzo al kg, con punte anche del 25%”.
L’ultima nota di sapore riguarda le brioche al gelato, ultima tendenza dell’Italia buon gustaia: “Una peculiarità tutta siciliana che ormai si trova e si consuma un po’ ovunque, da Trieste a Palermo - conclude Pileri. La solita nota stonata è rappresentata anche in questo caso dal prezzo, aumentato di oltre il 132% rispetto a 6 anni fa e divenuto un piccolo lusso per una famiglia tipo”.