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Il centro di Milano ostaggio delle baby gang

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Teenager contro teenager. Gli uni facile preda con in tasca un cellulare e pochi euro, gli altri violenti e armati di coltello, con la determinazione di rapinatori consumati. Il terreno di caccia preferito delle baby gang milanesi è via Torino, strada di negozi che parte da piazza Duomo. I carabinieri della compagnia Duomo e gli agenti del commissariato Centro raccolgono decine di denunce di adolescenti aggrediti da coetanei nel mezzo del via vai dello shopping.

Questa volta però le vittime si sono trovate davanti un gruppo di sole ragazze. Tutte di Milano, minorenni, studentesse, senza precedenti penali, provenienti da famiglie di operai e senza problemi con la giustizia. Ieri i carabinieri hanno imposto a due di loro, una 16enne e una neo 18enne, riconosciute dalla ragazze aggredite, la misura decisa dal Tribunale per i minorenni: obbligo di permanenza in casa. Su altre due, di 17 e 18 anni, sono ancora in corso le indagini.

“Dovevamo ’scavallare’ un cellulare, perché ci serviva”, questa è stata la spiegazione che hanno dato le baby rapinatrici ai carabinieri. Abiti neri, capelli bicolore e lacrima dipinta sotto gli occhi, in perfetto stile “Emo”, accerchiavano le coetanee ma anche ragazze di vent’anni, le trascinavano in disparte e le costringevano a consegnare il cellulare e i soldi, minacciando di picchiarle. In un caso per fare più paura hanno usato anche un coltellino svizzero. Il ritrovo della banda era sui muretti del Duomo, mentre le serate trascorrevano al De Sade, una discoteca alla moda.

Per gli investigatori sono responsabili di due episodi, entrambi in via Torino, uno di febbraio e uno di aprile. Le indagini sono partite dalla denuncia del secondo, ripreso dalle telecamere di un negozio, mentre nel primo la baby gang si è lasciata sfuggire le due ragazze ventenni prese di mira, che si sono rifugiate in un negozio. Inseguite e poi aspettate alla fermata dell’autobus, alla fine sono riuscite a scappare. A giudicare dal sangue freddo delle giovani rapinatrici, sempre sicure e aggressive, forse avevano già colpito prima di febbraio.

Dai ginecologi i consigli per il sesso dei 14enni in vacanza

Coppia

Vacanze uguale sesso? Ecco le istruzioni per l’uso. Le vacanze, si sa, sono galeotte, in particolare per gli adolescenti che spesso hanno il loro primo rapporto sessuale durante le ferie. E siccome l’età media della prima volta si abbassa, è intorno ai 14 anni, e le informazioni a disposizione dei ragazzi sono sempre scarse, i medici quest’anno hanno deciso di farsi ascoltare. Mettendo un video su Youtube con poche ma fondamentali regole per il sesso sicuro.

La fonte è delle più autorevoli: a parlare è Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). Il decalogo che i ragazzi in partenza per le vacanze devono ricordare si può riassumere in una sigla: PIC, cioè Protezione, Informazione, Contraccezione. Vittori si sofferma in particolare sui nuovi contraccettivi femminili che non fanno ingrassare, scongiurando la grande paura delle adolescenti. Tanto dovrebbe bastare a convincere i giovanissimi a fare attenzione, per divertirsi senza brutte sorprese.

Il VIDEO della Sigo:

LEGGI ANCHE: Figli in vacanza, se papà ci manda soli

Un bambino su quattro in Italia è a rischio povertà

Un bambino all'asilo
Il 24% dei minori italiani, quasi uno su quattro, è esposto a rischio di povertà. Sono circa 900mila i giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Permangono, sebbene continuino a rimanere sommersi, fenomeni di sfruttamento e abuso, quali lavoro minorile, prostituzione e pedo-pornografia on line. C’è poi una tendenza ad utilizzare la detenzione preventiva per i minori, in particolare per quelli stranieri, e a non rispettare le misure di protezione previste per i quelli che vengono ascoltati in un processo. Sono alcuni dei problemi che emergono dal IV Rapporto su I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, dossier sulla condizione dei minori nel nostro paese e sul grado di rispetto della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Crc), presentato oggi alla vigilia dell’anniversario della ratifica della Convenzione da parte dall’Italia.

Il rapporto è stato redatto dal Gruppo Crc composto da 73 organizzazioni ed associazioni, coordinato da Save the Children Italia. Il dossier identifica tra le sue raccomandazioni l’adozione di un Piano Nazionale Infanzia, la non più rinviabile istituzione di un Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, politiche e risorse espressamente destinate alla tutela dei minori, soprattutto a quelli che vivono in situazioni d’indigenza, sfruttamento, sottoposti a varie forme di violenza o discriminazione, come i minori stranieri o quelli che fanno parte di minoranze. Nemmeno nel corso della XV legislatura, il Parlamento italiano ha approvato una legge istituiva del Garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Unici passi avanti nel corso dell’ultimo anno sono stati fatti su base locale, lamentano i promotori del Rapporto, pur persistendo la disomogeneità tra le leggi istitutive, altre due regioni, il Lazio ed il Molise, hanno formalmente nominato un Garante regionale, andando ad aggiungersi a Marche, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre la Provincia Autonoma di Trento ne ha approvato la legge istitutiva. Riguardo alle risorse economiche, l’ammontare dei fondi destinati all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e al Centro nazionale di documentazione e analisi è pari ad un milione e mezzo di euro per il 2008. “Ancora una volta, non possiamo non sottolineare una sostanziale disparità rispetto all’Osservatorio nazionale sulla Famiglia, che ha avuto esattamente il doppio degli stanziamenti, sproporzione ancora più evidente se ad esso si aggiungono altri 10 milioni di euro espressamente allocati per l’elaborazione del Piano Nazionale per la Famiglia”.

I bambini e gli adolescenti residenti in Italia al primo gennaio 2007 erano 10.089.141, di cui 666.393 di origine straniera . La maggioranza è di sesso maschile ed è residente nel Nord Italia. “Troppi di loro, ancora oggi, vivono privati in tutto o in parte di diritti fondamentali, come quello ad una vita dignitosa, all’istruzione, al gioco, alla salute” commenta Arianna Saulini, Coordinatrice del Gruppo per la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza. “Sono inoltre preoccupanti la disuguaglianza e la disomogeneità geografica nella tutela dei diritti tra le varie aree del nostro paese”. “L’attività di monitoraggio che abbiamo condotto nel corso di quest’anno fornisce una chiara fotografia sulle necessità e i problemi dell’infanzia nel nostro Paese, sull’attuazione o la violazione dei diritti dei bambini/e e degli adolescenti presenti in Italia”, commenta ancora Saulini.

“Il rapporto non vuole essere solo un momento di denuncia sulle carenze del nostro sistema, ma anche” aggiunge Saulini “un utile strumento di lavoro per coloro che nella nuova legislatura saranno responsabili delle politiche dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, nell’ottica del consolidamento del confronto istituzionale avviato negli scorsi anni e volto ad migliorare l’attuazione dei diritti garantiti dalla Convenzione”. In Italia non esiste un piano Nazionale per l’Infanzia, sottolineano i promotori del Rapporto, nonostante le sollecitazioni del Comitato Onu e contrariamente a quanto previsto dalla normativa che ne stabilisce l’adozione ogni due anni. L’ultimo risale infatti al biennio 2002-2004. “Si auspica che il nuovo Governo, approvi al più presto un nuovo Piano, prevedendo idonee risorse per la sua attuazione”, afferma ancora Saulini.

Il VIDEO servizio:

In classe la gara choc: alla ricerca dell’alunno più “dotato”

[i](Foto: Ansa)[/i]
Pre-adolescenti, tra i 12 e i 13 anni, che gareggiano, in aula, per premiare il più dotato, da veri e
consumati esibizionisti. E la supplente, una donna di 40 anni che sostituiva la collega di ruolo, dice: “Non me ne sono accorta”. Si tratta di cinque alunni della seconda media dell’istituto “Giovanni XXIII”, in via Piave a Sant’Antimo (paese in provincia a nord di Napoli), che si sarebbero sfidati a “chi ha il pisello più lungo”.
I cinque, secondo quanto accertato dalla polizia sulla scorta di una segnalazione anonima confermata dal preside dell’istituto che aveva raccolto le denunce di alcuni genitori, si sarebbero denudati in aula esibendo gli organi genitali per poi sfidarsi sulle rispettive misure. Sembra che siano stati, in più occasioni, due dei ragazzini ad istigare gli altri. Altre volte le “gare di genitali” sarebbero state ingaggiate nei bagni dell’istituto per misurare la “propria virilità”.
Ci penserà la procura a capire se è vero che l’insegnante non si è accorta di quello che stavano combinato i suoi alunni che, stando alla versione dell’insegnante, si sarebbero appartati in un’aula accanto con la scusa di discutere su un’imminente gita scolastica e qui avrebbero dato il via all’esibizione. Una versione alla quale gli investigatori sono poco propensi a credere.

“È stato un gioco stupido di cinque ragazzi, una sbruffonata” dice ora il sindaco Francesco Piemonte del Pdl, che nel pomeriggio, quando ha appreso la notizia, ha incontrato il presidente della scuola, Andrea Quozzo “ma non c’è stata nessuna violenza. Da noi non c’è bullismo e non ci sono baby gang”.

Anche per il responsabile della scuola è stata poco più che una ragazzata. “Forse lo è stata - dice la madre di uno scolaro - ma che l’abbiano fatto mentre in classe c’era la professoressa è incredibile”. Lei in quella seconda media neppure insegna. E’ insegnante di Lettere in un’altra sezione; quella mattina sostituiva per un’ora una collega assente. “Proprio in questa scuola doveva capitare”, si dispera il preside. “In un comune difficile come Sant’Antimo, la nostra scuola è impegnata da anni per aiutare i bambini. Facciamo mille attività collaterali, teniamo aperto il cancello quasi tutto il giorno e poi ci capita ’sta cosa che rovina il buon nome dell’istituto e ci mette in cattiva luce davanti a tutti”.
La polizia ha ricostruito l’accaduto, che risale al 14 aprile scorso. I cinque ragazzi tutti dai 12 ai 13 anni, stavano facendo “cooperative learning”, una modalità didattica abituale a scuola, che prevede che gli alunni si dividano in gruppi per affrontare un argomento, facendo circolo con i banchi. I ragazzi erano seduti, e l’esibizione dei genitali, una “gara” che sarebbe stata suggerita dai due piùgrandi, non è stata notata dagli altri compagni, 25 in totale, comprese le ragazze. Del fatto si è saputo solo perché uno dei cinque, che è figlio di una insegnante della stessa scuola si è andato vantando dell’accaduto. Alla polizia è giunta una segnalazione anonima che ha fatto scattare le indagini.
Parla tramite il proprio avvocato l’insegnante, una supplente, e si dice “distrutta”. “Non li conosco, non è una classe mia”, ha detto. I cinque ragazzi” dice il sindaco di Sant’Antimo “sono di famiglie di diversa estrazione sociale. “Tra loro c’è qualche scapestrato e qualche alunno diligente”. Novecento alunni, la “Giovanni XXIII”è una scuola considerata efficiente, dove si svolgono diverse attività integrative. Un altro particolare che viene smentito con forza è quello dell’uso di cellulari. “Non c’era nessun telefonino” dicono tutti “e quanto a possibili episodi analoghi precedenti, che sarebbero avvenuti nei bagni come si fa a dirlo?”.
I cinque ragazzi, che hanno già scontato la sospensione (sei giorni ai due istigatori, due giorni agli altri tre) sono stati segnalati al Tribunale dei minori e sono tutti non imputabili.
Il direttore scolastico regionale della Campania Alberto Bottino esprime amarezza ma precisa che non ci sarà nessuna ispezione a scuola, né alcun provvedimento nei confronti della insegnate presente ai fatti sino a quando non ci sarà la pronuncia della magistratura.

Bambini e cellulare, un idillio. Con il placet di mamma e papà

Altro che Winx, videogames o Gormiti. È il cellulare la vera coperta di Linus dei bambini: l’84% ne possiede uno ma, sorpresa, la maggior parte lo ritiene utile soprattutto per essere sempre rintracciabile dai genitori.
Da strumento di perdizione avversato dagli educatori (ma acquistato in massa da mamme e papà) a prezioso strumento di controllo parentale, quindi? Così sembrerebbe, secondo i dati presentati oggi a Milano, che emergono da Baby Consumers, rapporto su consumi e minori, a cura del Dipartimento Junior del Movimento Difesa del Cittadino. Elaborato da un questionario di 35 domande a 2.693 studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni. Un’indagine che prende in esame i consumi mediatici e le nuove tecnologie, affrontando anche il rapporto dei minori con le nuove tecnologie (pc, web, Ipod, videogiochi).
La funzione di controllo, che spesso porta i genitori a cedere sull’acquisto del cellulare anche per il piccolo di casa, è evidente dai numeri: dopo gli amici, i ragazzi chiamano più spesso i genitori (34,3%) e ricevono da loro più di un terzo delle telefonate.
Nonostante le polemiche fra i banchi di scuola, pare sappiano perfettamente quando è il caso di mettere il silenziatore al loro nuovo compagno di giochi; il 71% ritiene opportuno spegnerlo in aula e il 68% in chiesa. I ragazzini non sfuggono, com’era immaginabile, alle regole del marketing; la maggior parte sceglie il modello seguendo la pubblicità o copiando quello visto in mano all’amico. Però per fortuna dei genitori, sembrano morigerati con la bolletta. Più della metà non supera i 10 euro al mese, anche perché imperversano gli Sms, più rapidi ed economici.

Ma anche la modalità degli “squillini” utilizzati dal 50% per farsi richiamare quando a corto di credito e dal 21,3%, più romanticamente, per dire “Ti sto pensando” senza bruciarsi la scheda prepagata. Tra i ragazzi, però, imperversa l’effetto You Tube: quasi la metà di loro (48%) pensa non ci sia nulla di male nel fotografare o filmare con il cellulare una persona senza chiederle il permesso. Probabilmente con la riapertura delle scuole dovremmo attenderci un’altra ondata di filmini più o meno osé girati in classe.

Figli pronti a rispondere alle telefonate di mamme ansiose e utilizzatori modello delle nuove tecnologie di comunicazione, quindi? Sì, ma c’è anche il rovescio della medaglia, come spiega Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino: “Il quadro che emerge dall’indagine da una parte ci tranquillizza sull’uso che i nostri ragazzi fanno del cellulare, dall’altra evidenzia una sempre più crescente solitudine dei bambini, che vengono dotati di cellulare senza che si guardi all’uso che ne fanno. Dobbiamo recuperare la dimensione della presenza fisica dei genitori, dei nonni, dei fratelli, senza demonizzare le nuove tecnologie ma senza usarle come babysitter”.

Anche perché spesso i genitori non sono in grado di comprendere cosa il loro cucciolo stia realmente combinando: “Emerge chiaramente un Paese a due velocità: da una parte l’analfabetismo informatico e dall’altro il secondo posto in Europa per possesso di telefoni cellulari, con figli che governano e controllano i mezzi tecnologici meglio dei genitori, non sempre in grado di esercitare un controllo adeguato”, ricorda Lucia Moreschi, responsabile del Dipartimento Junior di MDC.
Divertenti infine i desideri degli adolescenti per il telefonino di domani; futuristici, ma non troppo. Lo vorrebbero con la Playstation, con credito illimitato e che prendesse ovunque. Ma anche dotato di una tecnologia che permetta di “vedere attraverso i vestiti”.
Alla fine, hi-tech o meno, i ruspanti occhiali a raggi X dei fumetti che hanno fatto sognare le passate generazioni di teenager sono ancora un frutto proibito.

Sangue e violenza in gioco. L’Italia stoppa il videogame Manhunt

Una scena da Manhunt, il videogioco vietato in Italia e Gb
Già vietato in Gran Bretagna e in Irlanda Manhunt 2 ora è bandito anche in Italia. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha deciso infatti di intervenire per bloccare la diffusione del controverso videogioco, il cui lancio in Italia era previsto il 13 luglio.

Il gioco in questione più che violento è “definibile crudele e sadico, con un’ambientazione squallida ed un continuo, insistente incoraggiamento alla violenza e al’omicidio” ha scritto il ministro in una nota.

Gentiloni ha chiesto alla società di distribuzione Take Two di annullare la data prevista per il lancio in Italia e contestualmente ha chiesto all’Isfe - l’organismo associativo europeo che riunisce i produttori di videogiochi di affrontare il tema a livello europeo.

Qui il dibattito in Rete. Qui il VIDEO servizio:

Test antidroga: dove si comprano e come funzionano i kit


La proposta ha suscitato scalpore. L’assessore alla Salute del Comune di Milano, Carla De Albertis (di An), intende distribuire gratuitamente alle famiglie dei test antidroga. In questo modo, ha spiegato, i genitori potranno controllare se i loro figli abusano di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. In una prima fase la distribuzione riguarderà le quasi 4 mila famiglie di Zona 6 con ragazzi tra i 13 e i 16 anni e poi sarà estesa a tutti i nuclei. Per richiamare l’attenzione sulla propria iniziativa, l’assessore De Albertis si è spinta oltre: “Proporrò il test a tutti i colleghi della Giunta”, ha dichiarato. Non si è tirato indietro Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, che interpellato da Panorama.it ha risposto di essere pronto a sottoporsi alla prova: “Accetto la sfida, non ho niente da nascondere”.
La pubblicità però si è dimostrata superflua. In pochi giorni la polemica sugli stupefacenti è esplosa sulla scia dei fatti di Vercelli, dove l’autista di un autobus responsabile di un incidente in cui sono morti due bambini è risultato positivo al test della cannabis. Il dibattito sulla distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sulla loro pericolosità per la salute e sull’opportunità di prevedere esami specifici per alcune categorie di lavoratori è tornata alla ribalta.
Ma se un genitore vuole sapere se il proprio figlio si droga, non deve aspettare che il test glielo regali il Comune.
Il test antidroga che il Comune di Milano vuole distribuire alla famiglie si trova in tutte le farmacie della cittÃ
Su Internet ci sono decine di aziende che vendono questo tipo di kit a prezzi modici. La media è intorno ai 20 euro, ma certi stick scendona fino a 2 euro. Alcuni produttori parlano proprio di uno “strumento concreto per tutti coloro che hanno dei dubbi sui propri familiari. Da oggi”, si legge nel lancio, “è possibile eseguire un test antidroga senza andare in un laboratorio di analisi, quindi nell’assoluta tranquillità della propria casa e senza alcuna intromissione nella privacy familiare”. Altri usano come traino la celebre inchiesta delle Iene tra i parlamentari.
Il sito che offre gli Screen Droga Test fornisce anche una lista delle famracie italiane in cui si possono trovare. A Milano ce ne sono una ventina. “Li abbiamo da alcuni mesi” spiega Carlo Arienti, della farmacia di via Solferino, “ma i clienti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Ora cominciamo a ricevere richieste e domande da parte dei genitori”. Richieste subito accontentate con una vasta scelta di prodotti.
Sono proprio i kit acquistati dal Comune. Ce ne sono di otto tipi: sei rilevano attraverso l’urina le singole sostanze (marijuana, cocaina, anfetamine, ecstasi, benzodiazepine e oppiacei), uno ne rileva cinque contemporaneamente (tutte tranne le benzodiazepine, che sono dei sedativi) e uno le rileva tutte e sei attraverso la saliva. Costano rispettivamente 12, 24 e 36 euro.
I farmacisti precisano che si tratta solo di esami preliminari, che attestano la presenza o meno di sostanze stupefacenti anche a distanza di alcuni giorni. Per analizzarne la concentrazione o il momento della somministrazione, occorre ricorrere ai controlli di laboratorio.
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I kit antidroga (disponibili in farmacia e che il Comune di Milano vuole distribuire gratuitamente alle famiglie), per scoprire se i figli fanno uso di stupefacenti, secondo voi, sono un test corretto e utile per controllare i comportamenti degli adolescenti?

Lucchetti d’amore digitali: tre metri sopra il web

Ponte Milvio è sbarcato online. Stessa formula di quello reale, con tanto di lucchetti digitali per le promesse d’amore e lancio della chiave nel Tevere
Alla fine Ponte Milvio si trasferisce sul web: per tutti i fidanzatini che vogliono promettersi eterno amore, legando il giuramento con un lucchetto al lampione che dà sul Tevere, c’è una buona notizia. Il famoso faro è infatti tornato a ospitare le loro promesse, qui: asta andare sul sito www.lucchettipontemilvio.com., registrarsi e apporre il proprio sigillo.

A parlarne per primo è stato il libro di Federico Moccia, Ho voglia di te. Ma a rendere “la promessa dei lucchetti” un rito ci ha pensato l’omonimo film, quello con il nuovo sex symbol delle teenager, Riccardo Scamarcio: la scena tra Step-Riccardo e Gin (Laura Chiatti) ha affiscinato migliaia di adolescenti romani, che hanno cominciato a replicarla, imitati poi dai coetanei di Firenze, (a Ponte Vecchio, dov’è prevista una multa di 50 euro per chi venga sorpreso ad agganciare lucchetti alla cancellata del monumento a Cellini) e da quelli di Milano (al Ponte della Sirenetta, al Parco del Sempione).

Prima fenomeno sociale, poi ennesimo pretesto di una querelle tra destra e sinistra, i lucchetti di Ponte Milvio continuano a far discutere: sono stati rubati, ritrovati dai Carabinieri e poi rimessi al loro posto. Fino a quando (il 13 aprile scorso) hanno fatto crollare, con il loro peso, il lampione a cui erano stati appesi.
Ma a correre in aiuto di migliaia di ragazzini che non si sarebbero mai rassegnati a tornare a sfogliare la margherita (m’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama…) ecco l’immancabile sito www.lucchettipontemilvio.com. Qui il lampione (quello vero: il terzo che si affaccia sul Tevere e guarda verso ponte di Corso Francia è attualmente transennato) rivive, almeno virtualmente. Il portale, opera di un gruppo di creativi romani, grazie a una simulazione multimediale consente una visita virtuale sull’antico ponte romano, dando la possibilità ai navigatori di attaccare un “lucchetto digitale” con la propria dichiarazione d’amore.

“L’idea ci è venuta alla notizia del furto dei lucchetti, che poi furono fortunatamente ritrovati” spiega Flavio Dipinto uno dei promotori dell’iniziativa. “Abbiamo dunque pensato di trasferire sul web questa tradizione, per consentire a chiunque nel mondo di lasciare la propria promessa d’amore. Dopo il crollo del lampione, ne siamo ancor più convinti”. Entrando nel “mondo” di www.lucchettipontemilvio.com sembrerà di ritrovarsi proprio su Ponte Milvio, con la possibilità di scegliere l’ora esatta della visita (all’alba o al tramonto, di giorno o di notte), di guardare da vicino i tanti “lucchetti digitali” che sono presenti sul lampione e di ascoltare lo scorrere del Tevere e del traffico cittadino. “Chiediamo a tutti gli innamorati che hanno scattato una foto davanti al lampione di inviarcela” spiega Adriano De Maio un altro degli ideatori. “Inseriremo queste foto nel nostro portale, per lasciare una traccia indelebile di queste promesse d’amore”.

Promesse eterne, ovviamente, proprio perché non più soggette alla caducità delle cose terrene ma destinate all’infinità del virtuale, dove si può vivere una Second Life come se fosse vera. Appunto, come se…

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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