
Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, si prepara al primo giorno di scuola, ma per lei gli esami sono cominciati già da una settimana.
Con le sue parole sui docenti del Sud ha fatto piangere anche la sua prof siciliana. Il divario è così grave?
Sì, lo dicono i dati internazionali, non io. Mi hanno voluto far passare per antimeridionalista. Una scemenza. Non faccio graduatorie tra docenti più o meno bravi, tra nordisti o sudisti. Però prendo atto che ci sono più problemi in alcune zone d’Italia, anche se non è affatto detto che dipendano dai professori o solo dai professori. Possono dipendere da un contesto, da situazioni oggettive. Certo ci sono e vanno affrontati.
Camicia bianca, niente penna rossa. Sottobraccio un libro del Mulino, La scuola degli italiani dello storico Adolfo Scotto Di Luzio: “Lui dice che la scuola media è nata per sottrazione, senza un progetto per formare lo studente. Anch’io penso che la media sia il nostro punto debole: è scadente, non prepara. Va rivista e penso che si debba partire da lì”.
Da dove, ministro?
Dall’esame: va cambiato. Sto pensando di introdurre i test dell’Ocse che valutano la scuola nei paesi industrializzati (su 57 paesi esaminati l’Italia è al 36esimo posto, ndr), di renderli obbligatori per misurare la qualità dell’apprendimento. In Italia serve una preparazione di base uguale per tutti, oggi i giudizi sono troppo discrezionali. L’educazione fisica può pesare quanto l’italiano?
Da dove si inizia?
A settembre insedio un gruppo di lavoro con insegnanti e presidi per ripensare le medie. Occorrono più ore di matematica e scienze; bisogna puntare molto di più sull’italiano. La conoscenza della nostra lingua è elemento d’integrazione. E la scuola media è la scuola dell’integrazione.
Con settembre inizia il tormentone sugli stranieri in classe…
C’è una proposta del Pd per un numero massimo di immigrati in ogni classe. Ci ragioneremo, però io non credo sia una questione di numeri, bensì di qualità dell’insegnamento. Abbiamo i cosiddetti obiettivi formativi. Non possiamo essere troppo buonisti: se uno raggiunge l’obiettivo va avanti, altrimenti si ferma. Italiano o straniero che sia. Per chi ha difficoltà prevediamo corsi pomeridiani.
È favorevole al maestro unico?
Senz’altro. Ai miei tempi era così. Avevo una maestra bravissima alle elementari: Maria Rosa Mantovani. Autorevole, severa, capace di tenere la classe e trasmettere i saperi. La formula funzionava, il rapporto con un solo insegnante è forte, privilegiato.
Gli insegnanti, sempre meno considerati da allievi e genitori, ora saranno potati come cespugli?
La Finanziaria ci chiede di ridurre il personale della scuola di 85 mila posti in 3 anni. Entro dicembre devo presentare un piano. I sacrifici di oggi servono a liberare risorse per domani.
Traduzione?
Meno insegnanti, meglio pagati. Il 30 per cento di questi tagli sarà reinvestito per premiare il merito.
Darà una pagella anche a loro?
Dobbiamo arrivare alla valutazione degli insegnanti, come accade in altri paesi europei. Con l’Invalsi, l’Istituto nazionale di valutazione, ho in programma di creare un sistema che si basi sul rendimento degli allievi, sulla disponibilità alla formazione. Chi ottiene i migliori risultati sarà premiato.
L’impressione è che troppi siano i poco preparati.
Bisogna rafforzare la formazione iniziale e pretendere che sia continuativa. Dire che sono tutti ignoranti non va bene. Avvocati, medici, ingegneri… ci sono i buoni e i cattivi.
Ma è la scuola italiana a godere di pessima stampa.
Non nego che alcuni problemi esistano. È anche vero che le cattive notizie sono notizie. La scuola assurge agli onori della cronaca per episodi di inefficienza, bullismo, violenza. Questa è l’immagine che suscita l’interesse dei media, mentre le buone pratiche non fanno particolarmente notizia.
La percezione più forte è quella della sfiducia.
Sfiducia da parte degli insegnanti e insoddisfazione da parte delle famiglie.
A cosa si deve?
Non è ben chiaro quello che chiediamo alla scuola, che ormai si trova a svolgere due funzioni. Quella educativa, formativa, e quella sociale, legata al welfare. Non dico che la scuola oggi sia considerata come un parcheggio per i figli, ma certo è vista come un aiuto per le famiglie. Un luogo dove mandare i ragazzi per non lasciarli per strada. Soddisfare entrambe le aspettative non è semplicissimo. Anche per questo la scuola è andata in cortocircuito.
La ricetta contro i cortocircuiti?
Non sono, come qualcuno dice, per un ritorno al passato, ma piuttosto per una semplificazione. Un ritorno alla semplicità e ai compiti fondamentali: il trasmettere il sapere e in qualche modo l’educazione. Se si incrocia una funzione sociale, nulla quaestio, ma prima dev’esserci l’insegnamento dell’italiano e della matematica, della scienza e dell’educazione civica.
Vasto programma.
Nel tempo gli insegnanti hanno perso la loro originaria funzione. Soprattutto hanno pochi stimoli, anche economici, a fare meglio. L’avanzamento è solo per anzianità. L’Italia ha sottovalutato il loro ruolo e dobbiamo recuperarlo. Avere buoni insegnanti appartiene ai paesi civili, a chi non pensa solo al presente e non rinuncia a progettare il futuro.
Priorità?
Ho messo il reclutamento degli insegnanti. Oggi l’esodo di docenti e supplenti è troppo frequente. Ognuno ha il suo metodo e se nel corso dell’anno si avvicendano persone diverse la didattica ne soffre.
Quanto viene lasciato all’autonomia degli istituti?
L’autonomia non esiste. C’è un’organizzazione centralista che fa dipendere tutto dal ministero e deresponsabilizza i livelli decisionali locali. Bisogna rafforzare i poteri dei presidi.
Presidi con superpoteri, allora?
No, ma oggi non hanno nemmeno quelli comuni. Il ministero deve mantenere una funzione di controllo e non di gestione dei singoli processi.
Le sue medie com’erano?
Avevo un’insegnante siciliana, molto brava. Fu proprio lei a spingermi a frequentare il liceo classico. Non ricordo ci fossero i problemi di oggi.
Per esempio le lingue straniere.
Abbiamo problemi sull’insegnamento dell’inglese. Non disponiamo di professori particolarmente preparati.
È vero che a volte l’inglese è lasciato a docenti di altre materie che hanno seguito solo brevi corsi?
Accade. Penso invece a lezioni in inglese alle superiori con il metodo della full immersion.
Le medie sono sinonimo di violenza e bullismo.
I problemi dell’adolescenza sono anticipati. E gli insegnanti non sempre sono preparati ad affrontarli. Quelli della scuola media sono fra i più anziani: per loro è difficile capire questi nuovi adolescenti.
In Texas hanno dato loro le pistole. Lei ha proposto il ritorno del voto in condotta.
Basta un 5 in condotta con il rischio di essere bocciati. Cinque, non più 7. Credo sia un’esigenza e non un ritorno al passato. Uno strumento in più per chi insegna, per pretendere che si rispettino le regole. Alle medie sarà un giudizio, alle superiori un voto.
Se i ragazzi non hanno disciplina è colpa delle famiglie?
Le famiglie che appoggiano sempre i loro figli sbagliano, disorientano. Non so se le tensioni tra famiglia e insegnanti siano dovute allo scadimento dei docenti o al lassismo dei genitori, ma non starei a sindacare su chi deve fare di più. Bisogna ripristinare ordine e ruolo.
Non sarà facile.
Di facile c’è veramente poco nella scuola. Ho incontrato tanti dispensatori di buoni consigli. Come per la Nazionale di calcio, chiunque ha la formazione giusta.
L’hanno chiamata “Nostra signora dei grembiulini”.
Nessuno pensa di risolvere i problemi della scuola con un grembiule. La mia proposta ha avuto un ritorno mediatico superiore alle intenzioni. È una buona pratica, ma saranno i presidi a decidere se adottarla o meno. Il grembiule è un segno di ordine, rigore, uguaglianza. E semplifica la vita alle mamme.
Anche non cambiare i libri ogni anno semplificherebbe la vita alle mamme.
Ho già parlato con gli editori e intendo fare una circolare per evitare riedizioni non necessarie. Comunque, l’82 per cento delle scuole superiori ha mantenuto entro i tetti di spesa fissati dal ministero il prezzo dei libri. E nella Finanziaria abbiamo previsto che certi testi possano essere scaricati da internet.
Pensa di riproporre l’ora di religione per tutti?
Laicità della scuola senz’altro, ma conoscenza delle nostre radici cristiane. Apprendere i principi della nostra religione fa parte della cultura occidentale. In Europa tutti hanno l’ora di religione, eccetto Francia e Slovenia. Ma obbligo no, per carità. Susciterei più polemiche che risultati.
E gli altri culti?
Rispettiamo tutti, ma le altre religioni hanno modalità diverse e diventa difficile organizzare qualcosa per pochi bambini.
Per ridurre gli organici taglierete gli insegnanti di sostegno?
La proporzione sarà di uno a due e non di uno a uno, come è oggi al Sud. Questo non siamo in grado di mantenerlo, anche la sinistra è d’accordo.
Scuola pubblica o scuola privata?
Non mi appassiona la diatriba. Per me la scuola è pubblica comunque, anche se non statale. Inoltre ricordo che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro.
I precari già si agitano.
Abbiamo ereditato un precariato pazzesco che saldiamo in quantità ridotte. Abbiamo messo a ruolo 25 mila precari, tanti quanti si poteva. Una politica seria non illude, ma dichiara l’obiettivo.
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