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Adolfo-Urso

I finiani escono dal governo e sognano il ribaltone

Francesco Rutelli, Gianfranco Fini e Pier Ferdinand Casini

Francesco Rutelli, Gianfranco Fini e Pier Ferdinand Casini

Futuro e Libertà ha aperto ufficialmente la crisi politica. Le lettere di dimissioni della delegazione finiana al governo, inviate stamane dal  ministro alle Politiche Europee Ronchi, il viceministro allo Sviluppo Urso, i sottosegretari Bonfiglio e Menia, sanciscono il definiscono disfacimento  della maggioranza che ha vinto le elezioni nel 2008. Per il ministro  del Welfare Maurizio Sacconi “si consuma il tradimento”. L’alternativa a Berlusconi, dice, sono le elezioni. Continua

Un’ora di islam a scuola. Scoppia la polemica, ma così va in Europa

Una classe elementare della scuola italo-araba di Milano

Una classe elementare della scuola italo-araba di Milano

Un’ora a scuola dedicata alla conoscenza del Corano. Un’altra provocazione da parte degli ex An, dopo la proposta di cittadinanza agli stranieri in 5 anni, che manda in subbuglio il centrodestra. Continua

Governo, le rose e le spine d’autunno

Di Stefano Brusadelli

“L’unico rischio vero che corriamo è quello di farci del male da soli. E le intemperanze verbali che ho sentito in agosto mi fanno temere che non sia una prospettiva del tutto remota”. Agli occhi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, l’autunno del governo assomiglia a una di quelle partite fra una squadra di fuoriclasse e una di brocchi, dove proprio l’apparente facilità dell’impegno costituisce la premessa della deconcentrazione. Difficile dargli torto. Lo schieramento Pdl-Lega-Mpa ha 98 seggi di vantaggio a Montecitorio e 41 a Palazzo Madama rispetto all’alleanza Pd-Idv. Il governo ha preso saldamente le redini del processo legislativo: alla sospensione agostana risultavano approvate 18 leggi delle quali 17 di iniziativa governativa, compresa una manovra economica per i prossimi 3 anni sulla quale le Camere potranno incidere poco o nulla. Dal Consiglio dei ministri sono già stati sfornati tra decreti e disegni di legge ben 35 provvedimenti, destinati a ipotecare i lavori parlamentari fino a primavera. E quanto al Pd, sembra troppo debilitato dai suoi travagli interni per organizzare una seria opposizione, nelle Camere e fuori. Ad autorizzare i timori dell’entourage berlusconiano sono piuttosto vari mal di pancia di maggioranza, già annunciati da brontolii estivi e sicuramente destinati ad acutizzarsi con gli appuntamenti della ripresa.

Federalismo, maneggiare con cautela. Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, anticipa a Panorama l’agenda autunnale del governo. “Federalismo fiscale e riforma della giustizia in primis, insieme al rilancio dell’Alitalia. Il piano povertà, che potrà far storcere la bocca solo ai salotti radical-chic. Interventi per arrivare, possibilmente entro fine legislatura, a una riduzione al 33 per cento della pressione fiscale. Riforma della scuola, con molta attenzione anche a quella privata, che sta agonizzando. Piano infanzia, con investimenti sugli asili e bonus bebè”.
Infine, e questa è farina del suo sacco, una nuova strategia di comunicazione dell’esecutivo che con la collaborazione dei prefetti (si parte da Imperia a novembre) porterà i ministri in tutte le province italiane per incontrare amministratori locali e cittadini.
Acquisita la disponibilità del Pd a un percorso condiviso sulla giustizia (no alla separazione delle carriere, sì a una maggiore disciplina delle intercettazioni, riforma di Csm e processi civili), il punto più delicato sembra il federalismo fiscale. La Lega di Umberto Bossi lo considera decisivo per la permanenza al governo. Ma il puzzle al quale stanno lavorando il ministro “nordista” Roberto Calderoli e il “sudista” Raffaele Fitto appare più complicato del previsto.

Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini

Mettere insieme gli interessi del Sud e del Nord sarà difficoltoso. Una rilevazione fatta tra il 2002 e il 2006 rivela che solo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio, Marche e Friuli-Venezia Giulia spendono meno della ricchezza fiscale che producono. Per le altre il meccanismo del federalismo fiscale (le Regioni si tengono una quota di entrate tributarie ma si pagano i servizi che erogano) è intuitivamente non vantaggioso. Il Sud, a prescindere dal colore politico, è sul piede di guerra. Senza contare le irrequietezze di Comuni e Province, timorosi di venir penalizzati dal rafforzamento del livello regionale. Però se la legge non si fa entro l’anno, Umberto Bossi minaccia sfracelli.

Partito unico, turbolenze multiple. Tra il 9 e il 10 settembre i negoziatori di Fi e An definiranno con più precisione i contorni del futuro partito unico, la cui costituzione arriverà con un congresso nei primi mesi del 2009. Pur essendo da anni uno dei più convinti fautori dell’operazione, l’animatore della fondazione finiana “Fare Futuro”, Adolfo Urso, non nasconde qualche preoccupazione: “C’è il rischio” prevede “che nasca qualche confusione tra ruoli politici e ruoli di governo”. Oggi i due partiti, devitalizzati dal trasferimento al governo di tutti i loro big e dalle incertezze tipiche delle fasi costituenti, si vedono e si sentono assai poco. Ma quando il Pdl si doterà di un nuovo vertice, i nuovi capi vorranno dire la loro, anche a costo di entrare in rotta di collisione con i ministri. Nelle realtà locali, dove dei due leader attuali uno dovrà per forza perdere la poltrona, ci saranno scintille. E tra Fi e An restano importanti differenze di visione, già esposte senza troppi diplomatismi: An vuole un partito con tesseramento e conte congressuali, Berlusconi preferisce un partito all’americana.

Rimpasto, croce e delizia. Il gossip romano parla di una nuova infornata governativa: tre nuovi ministri (Michela Vittoria Brambilla al Turismo, Ferruccio Fazio alla Salute, Lucio Stanca all’Innovazione), da quattro a sei viceministri (ruolo che ora non esiste) e 12 nuovi sottosegretari. Il governo snello (60 membri contro i 102 del Prodi 2006) stenta a far fronte a tutte le incombenze, iniziando dalle continue convocazioni dinanzi alle commissioni parlamentari, in tutto ben 28. Ma il rimpasto, come insegna l’esperienza, è un’arma a doppio taglio: non farlo vuol dire deludere gli aspiranti, farlo significa deludere ancor più sanguinosamente coloro che non riusciranno a prendere neppure l’ultimo treno.

Casini, il figliol prodigo. Riprendere a bordo oppure no l’Udc di Pier Ferdinando Casini? La risposta al quesito arriverà anche dal voto regionale abruzzese, anticipato al 30 novembre dopo l’arresto del governatore Ottaviano Del Turco e il tracollo della sua giunta di centrosinistra. In cambio dell’alleanza con il Pdl, gli udc esigono la candidatura a presidente del loro leader locale Rodolfo De Laurentiis. Gran parte del Pdl abruzzese storce la bocca, preferendo l’ex sindaco di Teramo Gianni Chiodi. La posta in palio va al di là della regione. Dice Mario Valducci, responsabile di Fi per gli enti locali: “È chiaro che aprire un negoziato in Abruzzo significa aprire una trattativa ancora più ampia. Non si può concedere la presidenza a un partito se non torna nell’alveo della coalizione”. La questione non è irrilevante per le sorti del governo. Non tanto per i numeri parlamentari dell’Udc, ininfluenti (36 deputati e 3 senatori), ma per l’effetto dirompente che avrebbe sul Pd il suo ritorno nel centrodestra. In primavera è fissato un turno amministrativo che interessa la Regione Sardegna, 63 province e 4.260 comuni tra cui 27 capoluoghi. Un’intesa Pdl-Lega-Mpa-Udc lascerebbe al Pd poco o niente al di fuori delle regioni tradizionalmente rosse, accelerando il tracollo del veltronismo con una probabile scissione del Pd verso il centro. La conseguenza sarebbe una navigazione ancor più agevole del governo, almeno fino a tutto il 2010. Ma An e Lega non vedono di buon occhio il ritorno a casa del fratello separato: temono che sia solo l’inizio di uno spostamento verso il centro dell’asse della coalizione.

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