
Aeroporto di Fiumicino (Ansa)
Un nuovo scalo a Viterbo per i voli low cost entro il 2019, la trasformazione di Ciampino in “city airport”, investimenti complessivi di 12,1 miliardi di euro per tutti gli aeroporti della capitale e una capacità produttiva che sfiorerà i 500 milioni di euro l’anno. Sono le linee guida annunciate da Lorenzo Lo Presti, amministratore delgato di Aeroporti di Roma (Adr), in occasione delle presentazione del piano di investimenti 2011-2044. Le prime due operazioni avranno un costo complessivo di 419 milioni di euro: 236 milioni per Viterbo, 183 per la riqualificazione di Ciampino. La realizzazione dell’aeroporto nel territorio della Tuscia è però subordinata alla “costruzione delle infrastrutture di collegamento con Roma. In primo luogo quelle ferroviarie”, come ha sottolineato lo stesso Lo Presti. Continua
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Intollerabile, insopportabile, inaccettabile… Gli aggettivi diventano pesanti quando si parla con le associazioni dei consumatori di partenze e arrivi all’aeroporto di Fiumicino.
Tutti i servizi sono sotto accusa. “Non te la puoi cavare con una sanzione pecuniaria se lasci a terra centinaia di persone nel momento delle ferie, che con la crisi magari durano una sola settimana, perché hai venduto più biglietti dei posti disponibili” dice a Panorama Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, invocando un cambiamento radicale delle norme. “È inaccettabile che venga perduta o consegnata con grandi ritardi una mole così importante di bagagli” rincara Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum (ultimo caso, quello sperimentato il 25 agosto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: un’ora abbondante davanti al nastro della riconsegna bagagli “in piedi e senza aria condizionata”, racconta il Corriere della Sera). Senza contare la reprimenda sulla pulizia di Primo Mastrobuoni, segretario dell’Aduc, dopo un sopralluogo compiuto sabato 25 luglio. O la rabbia dei passeggeri, bloccati per ore in fila, venerdì 7 agosto, perché gli impianti per le accettazioni erano andati in tilt.
Certo, le code estive aggiungono esasperazione e non tengono forse conto di due elementi: in ogni aeroporto il periodo di massimo movimento produce caos; altri grandi scali europei sono inefficienti (Gatwick, per esempio). Quindi sui pesanti giudizi c’è un po’ di ingenerosità. Ma a testimoniare che a Fiumicino i problemi ci sono intervengono numeri e statistiche. Le ultime rilevazioni dell’Eurocontrol, organizzazione civile e militare che vigila sul traffico aereo, mostrano che il ritardo medio delle partenze da Fiumicino è stato pari in maggio a 16,9 minuti per ogni volo: primo posto negativo della graduatoria internazionale. E in cima alla scala dei maggiori ritardi medi per collegamento in Europa c’è una tratta che parte da Roma: quella per Torino. Non solo: oltre la metà dei voli in partenza da Fiumicino sono in ritardo o hanno problemi con i bagagli (e per questo l’Enac ha appena multato l’Alitalia).
Da che cosa dipendono ritardi e disfunzioni? Bastano le difficoltà dell’Alitalia a spiegare tutto? Ci sono anche responsabilità delle imprese autonome di servizio a terra, come dell’azienda che gestisce lo scalo, la società Aeroporti di Roma? La verità è che in un grande aeroporto funziona un sistema a catena, con decine di protagonisti, ciascuno con la propria attività.
Una specie di puzzle delle responsabilità in cui spiccano tre attori principali: il gestore dello scalo per l’adeguatezza delle infrastrutture, in questo caso la Aeroporti di Roma; la principale compagnia di volo, e cioè l’Alitalia, per la propria efficienza; le società di servizio a terra, autonome ma che lavorano per le diverse compagnie. Dice a Panorama Claudio Claudiani, sindacalista della Cisl che ben conosce il trasporto aereo: “A Fiumicino il primo dato è che gli investimenti della società Aeroporti di Roma sono da tempo annunciati ma poco praticati. Il problema risale alla precedente gestione di Cesare Romiti. Lo scalo è stato acquistato per larga parte a debito. Forse non restavano molte risorse da impiegare”. La storia ha avuto inizio nel 2000, anno in cui fu privatizzata la società Adr.
Dal 2000 al 2006 gli investimenti ammontarono in media a 46 milioni l’anno, accumulando ritardi sulle previsioni.
Nel 2007, con il cambio degli azionisti e l’ingresso del gruppo Benetton, si passò a circa 87 milioni di euro, che diventarono 110 nel 2008. Quest’anno si sfioreranno i 90 milioni. Un netto miglioramento, dunque. Però i ritardi sulla tabella di marcia restano. L’ultimo grande intervento riguardò nel 2001 il terminal A di Fiumicino, oggi dedicato ai voli interni e che dal prossimo ottobre, grazie a un accordo con l’Alitalia, sarà riservato alla compagnia italiana e ai partner dello Sky team (Air France e Klm in primo luogo).
Un passaggio da tempo necessario ma al quale, prima della fusione con l’Alitalia, si opponeva Carlo Toto della AirOne.
Ritardi significativi riguardano altre due strutture decisive. La prima è il molo C. Solo nel marzo 2008 è stata posta la prima pietra e dovrebbe essere pronto fra 3 anni e mezzo. Costo: 300 milioni di euro. La seconda struttura è il nuovo impianto di smistamento automatico dei bagagli, che dovrebbe essere pronto fra due anni, costo 100 milioni di euro.
Ci sono colpe dell’Adr? Solo in parte. Nel contratto di privatizzazione era previsto che le tariffe aeroportuali fossero collegate al tasso di inflazione. La norma è stata disattesa, gli introiti dell’Adr sono rimasti fermi al 2000, perdendo valore in termini reali. Insomma, gli azionisti dell’Adr non hanno potuto contare sulle entrate previste e solo adesso, con il decreto anticrisi del governo, è stata prevista una procedura più rapida per decidere. Anche se la fase da allarme rosso che sta attraversando il trasporto aereo nel mondo difficilmente potrà agevolare rincari. Il contributo più rilevante alle difficoltà di Fiumicino arriva dall’Alitalia, che rappresenta metà del lavoro dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. O meglio, dall’eredità lasciata dalla vecchia Alitalia, unita alle difficoltà organizzative che la nuova compagnia sta cercando di risolvere in corsa.
Basti pensare al funzionamento delle due società di servizi a terra (biglietteria, accettazione, bagagli) collegate alla compagnia, la Az Service (ex Alitalia) e la Eas (ex AirOne). Oppure ricordare che l’Hub control center, struttura di software della compagnia aerea, è da tempo giudicato obsoleto. La vecchia Alitalia cercava di compensare la mancanza di investimento su questo sistema con più lavoro umano. Oggi, anche per il taglio degli organici, limiti e problemi riemergono. Sta di fatto che, con il 25 per cento di traffico in meno e con gli aerei che a giugno erano pieni in media per il 66,4 per cento, la puntualità dell’Alitalia risulta peggiorata rispetto al 2008. Ma i problemi di Fiumicino non derivano solo da Alitalia o Adr.
Il treno che collega la Stazione Termini all’aeroporto, struttura che in altre città del mondo è un fiore all’occhiello, parte da un binario scomodissimo, per buona parte della notte non funziona e certo non brilla per comodità e pulizia.

PARTENZE, IL PUZZLE DEI SERVIZI IN AEROPORTO: UNA GIUNGLA DI RESPONSABILITÀ
Ma di chi è la colpa se un volo parte in ritardo? Ecco in questa scheda chi deve fare che cosa.
- La Aeroporti di Roma (Adr) deve informare i passeggeri.
- L’Ente nazionale aviazione civile controlla che tutto sia regolare.
- Le società autonome di servizio (handling) affittano le strutture (di Adr) e a pagamento curano per le compagnie aeree accettazione, controllo identità, carte di imbarco, ritiro bagagli. A Fiumicino sono: Az Servizi ed Eas (nuova Alitalia); Flight Care (spagnola); Aviapartner (belga).
- Gli handler indirizzano il bagaglio, ma l’Adr risponde della struttura di smistamento.
- L’Adr cura la sicurezza, ma nei voli internazionali intervengono polizia di frontiera e Agenzia dogane.
- L’Adr assegna le uscite di imbarco, ma questo è fatto da compagnie e handler.
- Pulizia di aerei, vettovaglie e carburanti sono assicurati da altre società di servizio. - L’Adr aiuta i passeggeri con handicap.
- I finger per gli aerei (di Adr) sono affittati e gestiti dagli handler.
- L’Ente nazionale assistenza al volo indirizza rullaggio e decollo.

di Roberto Ormanni
La giustizia funziona quando riesce a fare a meno di giudici e tribunali. Lo dimostrano i dati sulle conciliazioni e gli arbitrati, le procedure volontarie extragiudiziarie per la soluzione delle controversie. La sigla è Adr (Alternative dispute resolution) e negli ultimi dieci anni sono passate da poco più di 100 a quasi 10 mila, con una percentuale di successi di circa l’80 per cento.
Tempi di decisione? In media 40 giorni per una conciliazione e un centinaio per un arbitrato, invece degli oltre otto anni di un giudizio ordinario.
Diverse leggi, dal 1993 al decreto Bersani del 2006, hanno autorizzato società di professionisti e studi legali a gestire le conciliazioni un tempo riservate alle camere di commercio e agli uffici del lavoro. E a gennaio il ministero della Giustizia ha istituito l’albo dei conciliatori: l’autorizzazione numero 1 è della Adr center spa, una società di professionisti con sede a Roma che dal 1998 punta sulla giustizia fuori dalle aule di tribunale. Per un arbitrato in una causa di valore tra 5 e 10 mila euro, la società prende 258 euro, che diventano 2 mila per 50 mila euro di valore.
Potenziare la giustizia alternativa è fra gli obiettivi del ministro Clemente Mastella, che il 28 e il 29 settembre era alla Conferenza internazionale sulle Adr a Roma. Un evento organizzato dalla Commissione europea e un modo per incentivare anche i professionisti italiani: fino a oggi soltanto 9 società private hanno chiesto di essere iscritte al registro e solo 5 sono state già autorizzate.
Alla Adr Network, al numero 2 del registro con sede a Roma e 20 studi collegati, seguono Il conciliatore bancario, l’Istituto di conciliazione ad Ascoli Piceno e la Resolutia a Perugia, che esplora anche il settore delle conciliazioni online. L’Adr Center, leader italiano, in 9 anni ha gestito un migliaio di liti, contro le 8 mila di cui si sono occupati nel 2006 i conciliatori delle 95 camere di commercio. La parte del leone la fanno fondi d’investimento, intermediazioni e gestione del risparmio. Basta far vidimare il verbale di conciliazione dal presidente del tribunale e vale come una sentenza.
La giustizia alternativa funziona anche nei rapporti con imprese, agenzie di viaggio, contratti telefonici e servizi di fornitura come luce e gas. In alcuni casi l’accordo è come un normale contratto: se una delle parti fa marcia indietro ci si rivolge al tribunale.
Uno dei servizi in crescita è il negoziato professionale agevolato: i litiganti chiedono la nomina di un mediatore che studia la questione e propone soluzioni; si paga solo se l’accordo viene raggiunto e la mediazione può essere anche preventiva.
Un esempio viene dalla Us Navy, che alcuni anni fa, dopo aver affidato alla società italiana di costruzioni Pizzarotti l’appalto per la costruzione di un villaggio in Sicilia, si è rivolta all’Adr Center. Il mediatore ha analizzato gli aspetti critici individuando in anticipo le soluzioni. L’opera, del valore di oltre 30 milioni di dollari, è stata portata a termine nei tempi previsti con il budget stabilito. Grazie a un accordo raggiunto in due giorni, senza rinvii, eccezioni e opposizioni.

Circa 10mila i bagagli persi nei giorni scorsi nello scalo romano di Fiumicino. Chi la valigia l’ha riavuta, spesso ha dovuto attendere più di un’ora guardando sconsolato il nastro trasportatore.
Così l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) chiede che le forze di polizia aumentino i controlli sullo smistamento dei bagagli. Il presidente Vito Riggio ha parlato sia di possibili sabotaggi e comportamenti illeciti da parte dei lavoratori delle ditte private che gestiscono lo smistamento dei bagagli, sia dell’eccessiva permissività di alcune compagnie aree nel consentire ai passeggeri di imbarcare un numero di bagagli superiore a quello realmente possibile, così che le valige verrebbero accantonate per essere infilate nel volo successivo. Quando anche quello è pieno, difficilmente se ne viene a capo.
Per far luce sulla causa dei disservizi l’Enac ha chiesto un’indagine interna alla società Aeroporti di Roma. E il ministero dei Trasporti ha convocato martedì mattina l’ente e la società di gestione per una riunione che faccia luce su quanto sta accadendo. Il ministro Alessandro Bianchi ha addirittura ventilato l’ipotesi di revocare le concessioni: ”I rapporti tra lo stato e le società di gestione degli aeroporti non sono corretti”, argomenta il ministro. ”Lo Stato rilascia concessioni quarantennali e chiede poco in cambio.
Dobbiamo quindi rivedere urgentemente questi contratti, in simili questioni lo Stato deve avere più poteri. Inoltre” ha aggiunto facendo riferimento alla riunione di martedì “va modulata tutta una serie di sanzioni”.
A placare l’ira dei passeggeri non bastano i consigli per allontanare il rischio di brutte sorprese a chi è in partenza. Sono chiari e regolamentati i diritti di chi si ritrova immerso nel caos dell’overbooking o della valigia che non si trova. Come spiega Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori, “L’opuscolo Conosci i tuoi diritti in distribuzione negli aeroporti italiani (e scaricabile in pdf qui, ndr) ha il pregio di chiarire molti aspetti sui quali, fino ad ora, i vettori aerei hanno spesso creato confusione, arrivando a negare perfino la legge per sottrarsi alle proprie responsabilità e non essere obbligati a pagare rimborsi, compensazioni e risarcimenti”. Che invece vanno richiesti, e anche subito, per non perdere i propri diritti.
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