
Forze dell'ordine in via Padova nei giorni dopo gli scontri (Ansa)
Dopo gli scontri in via Padova a Milano tra immigrati nord africani e sud americani, si accende il dibattito sul controllo dell’immigrazione, clandestina e non, nelle città italiane. Continua
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Adesso è certo: quelle di Tommaso Padoa-Schioppa non sono gaffe, ma rispondono a una strategia mediatica ben precisa. Il ministro dell’Economia ha infatti deciso di ripetere le gesta del dottor Stranamore; e l’indimenticato personaggio ideato da Stanley Kubrick per Peter Sellers è ciò che ci vuole, a suo avviso, per contrastare l’antipolitica e in generale per rispondere alle incertezza (per dirla alla Tps: “all’incazzatura“) dell’opinione pubblica.
Ieri erano i bamboccioni, i figlioli che non se ne vanno mai di casa. E così ti sistemo i precari alle prese con affitti da 500 euro e oltre al mese. Oggi parliamo di tasse: “Sono una cosa bellissima” trova il ministro. “Un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, salute”. Certo, come no. Infatti istruzione, sicurezza salute (temi astutamente scelti non a caso da TPS-Stranamore) girano che è una meraviglia.
Prendiamo l’assistenza sanitaria, per esempio. Il Lazio ha un buco di dieci miliardi di euro e la regione quest’anno ha portato al massimo l’addizionale Irpef per i cittadini e l’Irap per le imprese. In compenso la situazione al Policlinico è un po’ quella che è. Ebbene, da ogni famiglia e ogni azienda si alza un coro: “Ma è bellissimo!”.

Vogliamo invece parlare di sicurezza? Lasciamo perdere i lavavetri, questione cheap di cui si occupano i sindaci, e magari osserviamo gli assassini in villa, o anche in condomini popolari, la droga fuori delle scuole (faccenda che si lega mirabilmente con quella dell’istruzione), gli sbarchi di clandestini, eccetera. Come direbbe TPS? “Mantenere questo po’ po’ di roba è civilissimo!”.
Ancora più sottile si rivela la strategia Padoaschioppiana esaminando gli ultimi sondaggi non sui ricchi o sul ceto medio, ma sugli operai. Vorrebbero, pensate un po’, meno tasse sulle loro stratosferiche retribuzioni. In questi giorni vanno a votare in fabbrica su welfare e dintorni, e di certo il viatico di TPS li conforta nella scelta e li rafforza nella fiducia verso il governo. Del resto è noto che anche l’”Amore è una cosa meravigliosa”: finché non ti fanno le corna è così.
Gli esegeti del centrosinistra, quelli che decifrano tutto ma proprio tutto, sostengono che Padoa-Schioppa è un impolitico, che ragiona come farebbe abitualmente nel salotto di Eugenio Scalfari o di Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce (quest’ultimo più che per le tasse si diverte ad aumentare i tassi, così salgono i mutui: anche questo è bellissimo). Errore. Padoa-Schioppa è politicissimo, è una volpe, solo che lavora per l’altra parte: per Berlusconi, insomma. Altro che Brambilla, altro che MVB: vuoi mettere TPS?
Il VIDEO servizio:
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Non ha usato giri di parole, modi di dire, espressioni politically correct. Non ha parlato di “Generazione X” o di giovani alla Tanguy (dal caustico film francese su un ventottenne mammone che accumulava lauree pur di non lasciare i genitori) o della classica sindrome di “Peter Pan”. Abituato alla crudezza dei numeri, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, mentre illustrava davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato le agevolazioni sugli affitti per i giovani contenute in Finanziaria, ha detto: “Le misure a favore delle famiglie serviranno anche a mandare i ‘bamboccioni’ fuori di casa”.
Bamboccioni, cioé? Quei giovani mammoni che adesso restano fino a età inverosimili in casa con i genitori. “Quelli che non crescono mai, non si sposano, non si rendono autonomi. È un’idea secondo me importante”.
Ha detto proprio così, il ministro dall’aplomb inglese? Sì. E allora, apriti cielo!
Con una battuta giudicata “infelice” sia dalla destra che dalla sinistra, il responsabile di Via XX Settembre è riuscito in un colpo solo a compattare i due schieramenti e da loro incassa bacchettate bipartisan. Un commento al vetriolo arriva da Manuela Palermi, capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato: “Quando Padoa-Schioppa sarà riuscito a trasformare l’Italia in un Paese dove le banche concedono mutui anche ai precari, allora forse cercheremo di capire se dietro quel suo bamboccioni ci sia una fine analisi sociologica”. Il ministro forse ignora, dicono altri, che a Roma un posto letto in una camera per gli studenti universitari costa 400-50 euro al mese. Il trentatreenne onorevole del Prc Francesco Caruso (che di battute infelici si intende) ha colto la palla al balzo per dare addosso al ministro reo di “frequentare troppo i salotti dell’alta finanza dell’Fmi e della Bce” non “rendendosi conto del dramma sociale e umano sempre più diffuso della precarietà e disoccupazione. Altro che bamboccioni!”. E ancora: “Che il governo punti sui giovani lo si vede al Senato, dove sopravvive coi voti dei novantenni”, ironizza Azione Giovani. “Da come parla nonno Padoa-Schioppa” dicono ancora i giovani di An “sembra che i ragazzi siano felici di dover restare a casa: così il lavoro precario, il futuro incerto, l’impossibilità di metter su casa e famiglia diventano privilegi per noi bamboccioni”.
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Storcono il naso sia la maggioranza e l’opposizione di fronte all’espressione usata dal ministro. Al quale altri giovani in rete (qui, qui e qui) ricordano che se è vero che restare attaccati alle sottane di mamma è una tendenza abbastanza naturale dei giovani italiani d’oggi, è altrettanto vero che il nostro è il Paese dell’adolescenza infinita, dove, per esempio, di Enrico Letta si dice (e si scrive) “il giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio”. E Letta ha 41 anni… e dice di non poterne più di “essere presentato come il ragazzo della politica“
Il ceffone, da padre bonario, di Padoa-Schioppa ha sollevato insomma putiferio. Tutti i precari l’hanno presa come un’accusa ingenerosa, sottolineano che l’Italia difende accanitamente le pensioni più che i salari e favorisce più chi è alle soglie della previdenza rispetto a chi fa i primi passi nel mondo del lavoro. Intanto, aspettando di diventare adulti con lo sgravio fiscale del ministro, che varia fra i 495,8 e i 991,6 euro annui (cioè una cuccagna mensile tra i 41 e gli 82 euro, ma solo per chi ha un reddito inferiore ai 30mila euro l’anno), guardano sempre più con favore a chi vorrebbe mandare a casa i “bamboccioni” del Parlamento, che costano alle famiglie italiani milioni di euro.
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Studiare a Roma o Milano costa più del il doppio che farlo a Bari e Napoli. Colpa degli affitti, salatissimi in queste due città . È il risultato di uno studio del gruppo immobiliare Toscano che fa la classifica delle città più care per gli studenti universitari.
I centri con gli affitti più elevati risultano Roma e Milano, mentre quelli più economici sono Napoli e Bari. Nel capoluogo lombardo il prezzo medio di una stanza va da 338 a 600 euro al mese, mentre un posto letto costa da 263 a 375 euro. Nella Capitale l’affitto di una stanza è compreso invece tra 368 e 588 euro, quello di un posto letto tra 258 e 405 euro.
Nella graduatoria dei centri più costosi per i ragazzi fuori sede seguono Firenze e Bologna. Nel capoluogo toscano il prezzo di una stanza va da 300 a 500 euro e quello di un posto letto da 150 a 250, mentre nella città emiliana l’affitto di una stanza è compreso tra un minimo di 300 e un massimo di 450 euro e un posto letto costa da 200 a 300 euro.
Decisamente più bassi gli affitti al Sud. La città meridionale più costosa è Catania, dove l’affitto di una stanza va da 180 a 500 euro e quello di un posto letto da 110 a 200 euro. Mentre le città più economiche sono Napoli e Bari. Nella prima il prezzo di una stanza è compreso tra 150 e 200 euro, quello di un posto letto tra 100 e 120 euro. Nel capoluogo pugliese si può invece affittare una stanza con 150-250 euro e un posto letto con 120-250 euro.
Il Centro Studi ha rilevato inoltre che “il comune denominatore delle abitazioni studentesche in Italia sono le condizioni molto modeste e, soprattutto nelle piccole città , la collocazione nel centro storico, in immobili da ristrutturare e senza ascensore”. Allo stesso tempo, l’affitto agli studenti universitari si conferma particolarmente remunerativo per i proprietari: oltre il 50 per cento degli immobili acquistati per investimento (pari al 14% del totale) è destinato all’affitto agli studenti”.
LEGGI ANCHE: Universitario cerca posto letto. E trova fregatura

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L’offerta: “Nuovissimo, luminosissimo, servitissimo, appena arredato”. Le richieste: “Solo per ragazze, referenziate, non fumatrici, settimana corta, max serietà ”. Per gli studenti fuori sede è cominciata la caccia. L’obiettivo è uno solo: trovare un posto letto a Milano. Gli ostacoli da superare sono molti, dalla confusione e poca chiarezza delle proposte, ai prezzi troppo alti, alle fregature sempre in agguato.
Su Internet si trovano decine di siti dove si possono inserire annunci gratuitamente. Ma la vecchia bacheca, con i cartelli appesi e i bigliettini da strappare, resta il mezzo preferito dagli studenti. In questo periodo pareti e lampioni di Statale, Politecnico, Cattolica, Bocconi, sono tappezzati. “È l’unico modo per evitare le agenzie, che chiedono una percentuale”, spiega Marco, matricola di Ingegneria. “Anche se ormai i loro annunci si mimetizzano in mezzo a quelli dei privati”.
Gli alloggi pubblici per studenti a Milano sono un miraggio. E i privati hanno in mano un giro d’affari milionario. Gli universitari fuori sede che studiano negli atenei della città sono circa 40 mila. Gli affitti quasi sempre in nero, quindi senza garanzie né regole, e i prezzi in continuo aumento, fino a diventare proibitivi per alcune famiglie. I primi conti con la realtà si fanno proprio davanti alla bacheca.
Una camera singola in zona Bocconi arriva a costare 650 euro al mese, un posto letto in doppia fino a 450 euro. Un monolocale a Porta Genova può valere 850 euro. Intorno alla Statale le cifre sono simili. Posto letto in doppia a 400 euro, singola a 525 euro, spese escluse. Sono molti gli annunci rivolti esclusivamente a stranieri e quelli che offrono stanze per uno o due mesi soltanto. I prezzi di Città Studi sono un po’ più avvicinabili. Posto letto in doppia a 350 euro, in tripla a 310, singola a 550. Non sempre gli elettrodomestici sono garantiti, non manca mai invece la connessione Internet.
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Ma le sorprese peggiori arrivano alla prova del nove, quando si va a vedere l’appartamento che sembrava adatto alle proprie tasche. L’annuncio è su fondo giallo, spicca tra gli altri: appartamento con due stanze, per quattro persone, a 1.400 euro più 266 per le spese condominiali. Cosa voglia dire “contesto medio signorile” lo si scopre sul posto. Palazzone di 17 piani in fondo a viale Fulvio Testi (periferia Nord). Ai muri la carta da parati è annerita e i mobili, pochi, sono vecchissimi. La seconda stanza da letto è ricavata con un paravento dalla cucina.
Non stupisce che Chiara, di Salerno, si sia accontentata per sé e la sorella di un ripiego. In Statale ha trovato l’offerta di un bilocale a 700 euro a Garbagnate, una cittadina a venti minuti di treno da Milano. “Passo da fuori sede a pendolare forzata”, sospira, “ma così risparmio un centinaio di euro al mese”.