
Spesso saltiamo volentieri le riunioni di condominio pensando che siano inutili occasioni di conflitto animato con i vicini di casa. La stessa resistenza è comune nei confronti dell’amministratore, considerata il più delle volte una figura professionale poco amica. Tra spese condominiali, rate del riscaldamento, facciate da rimettere a posto e parti comuni da dipingere, gli amministratori sembrano sempre e soltanto chiedere tanti soldi. A loro difesa va detto che gestire un condominio non è sempre facile, anche perché la legge (qui il testo in .pdf ), il più delle volte, è così generica che non aiuta né gli amministratori né i condomini.
I regolamenti. I proprietari di casa hanno tutto il diritto di vigilare sull’attività dell’amministratore. La preoccupazione più frequente è capire che fine fa realmente il denaro versato nella cassa comune. A volte leggere le carte non basta, ecco qualche consiglio di Altroconsumo per destreggiarsi al meglio. L’amministratore ha un duplice compito: deve presentare il preventivo con le spese previste e fare un rendiconto di fine anno, che illustra nel dettaglio come è stata condotta la gestione. Dunque, prima promette una certa condotta di spesa e poi deve confermarla, calcolatrice alla mano. A questo punto interveniamo noi condomini. Interpretare un rendiconto, per quanto dettagliato, non è facile. L’assemblea, tra cori di voci concitate, non è la migliore occasione per togliersi i dubbi. Per questo, il primo consiglio è dare un’occhiata ai documenti e farsi i propri ragionamenti con calma a casa. La legge, però, non impone all’amministratore di consegnare i documenti contabili in anticipo a tutti (magari allegandoli alla lettera di convocazione dell’assemblea). Se lo chiedete, però, è vostro diritto farvi consegnare le carte prima dell’assemblea e anche di esaminare l’estratto conto del palazzo, così da controllare entrate, uscite e interessi maturati. La richiesta può essere fatta in qualsiasi momento e non richiede alcun tipo di giustificazione.
Secondo la Corte di Cassazione, se l’amministratore si rifiuta di consegnare la documentazione, la delibera presa successivamente dall’assemblea può anche essere annullata. Tra le voci di spesa compare il compenso dell’amministratore. I tariffari professionali sono stabiliti dalle associazioni di categoria, ma non hanno un valore legale: non sono obbligatori, servono come indicazioni di massima per gli iscritti, ma i condomini possono stabilire anche compensi del tutto diversi.
LEGGI ANCHE Le altre dritte di Altroconsumo
- Tags: affitto, casa, Iacp, inquilino, mora, mutuo, piano, progetto, rata, Renato-Brunetta, risparmio
-

“Sogno un D-day della casa il 25 settembre prossimo. In quel giorno, 1 milione di cittadini, diventeranno proprietari di immobili degli ex Iacp”. Il ministro per l’Innovazione e la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha un progetto per “resuscitare il capitale morto degli istituti autonomi delle case popolari”.
Lo spiega in un’intervista a Panorama, sul numero in edicola da venerdì 13 marzo. L’obiettivo: risparmiare sulle spese di gestione di un patrimonio immobiliare che non rende e liberare risorse per fare investimenti su tutto il territorio nazionale.
“Questo progetto può essere operativo da subito. Non occorre inquadrarlo in una legge. È possibile vendere in tempi rapidi a prezzi contenuti, fissando il costo in base al patrimonio familiare: lo prevede già la Finanziaria del 2006. Quando regioni, province e comuni, alieneranno il loro capitale morto potranno attivare investimenti su tutto il territorio pari a 30 miliardi di euro. Solo le case degli ex Iacp sono 1 milione, a queste se ne potrebbero aggiungere un altro milione di proprietà dei comuni”.
Unico problema: gli inquilini morosi. Chi non paga l’affitto onorerà le rate del mutuo? Risponde Brunetta: “Sono convinto di sì. Inoltre saranno gli stessi condomini a vigilare che ogni residente si faccia carico almeno delle spese comuni. D’altronde il valore dei canoni non pagati è impressionante: 135 milioni di euro, circa il 30 per cento del totale. Per questo è urgente un intervento shock”. Che non riguarderà invece, dice sempre Brunetta a Panorama, gli immobili di proprietà dello Stato: “Per vendere le proprietà statali ci vuole una legge specifica. Vendendo caserme, terreni e immobili attualemnete abbandonati lo Stato potrebbe finanziare la ristrutturazione di scuole, università e musei”.
- Tags: acquisto, affitto, canone, casa, Dario Franceschini, famiglia, inquilini, Pd, pdl, piano-casa, premier, Silvio Berlusconi
-

Bocciato. Con un secco (e triplice) no, il Pd rimanda al mittente (il Cavaliere) il piano casa. Oltre che gli altri progetti messi in campo dall’esecutivo per fronteggiare la crisi (le grandi opere e i fondi per gli amortizsatori sociali). Che, certo, non è colpa di Berlusconi, ma questo governo è inadeguato ad affrontarla: “A nessuno di noi, nemmeno nella foga di un comizio, è mai venuto in mente di dire che la crisi è colpa del premier” spiega il leader democratico nel corso della trasmissione In mezz’ora su Rai Tre. “Ma il modo inefficace e inadeguato in cui si affronta la crisi è certamente colpa del governo Berlusconi”.
E allora, meglio la proposta dei democratici di un assegno in favore dei disoccupati: “Noi abbiamo fatto proposte finalizzate all’emergenza del 2009″ e in questo contesto “anche l’assegno di disoccupazione” è una proposta per superare l’emergenza, perchè “non è che pensiamo di risolvere la crisi” con questa misura. Poi il segretario del Pd respinge le accuse di massimalismo: “Non è vero che noi diciamo solo no. Noi abbiamo fatto tre proposte e sono loro ad aver detto tre no”. “Noi siamo pronti a votare con loro” un pacchetto di misure per uscire dalla crisi economia, ma solo a condizione che non sia una “presa in giro” e siano misure “concrete” e “a sostengo delle persone che si trovano in difficoltà ”. Sul piano straordinario del governo per l’edilizia, il leader del Pd dice senza mezzi termini che avrà come unico risultato quello di “cementificare” il Paese.
La reazione della maggioranza non si fa attendere, con il portavoce del premier Paolo Bonaiuti che accusa il leader del Pd di trascinare l’opposizione sulle posizioni della “sinistra del “no”. “Franceschini è il campione del conservatorismo burocratico più becero”, tuona Osvaldo Napoli, parlamentare del Pdl. E mentre maggioranza e opposizione si scontrano sul tema, dall’Udc arriva un’apertura, pur se cauta, all’idea del governo. Questo il giudizio di Pier Ferdinando Casini, che si dice “non pregiudizialmente contrario al piano”, chiedendo però di “capire bene di cosa si tratta” e paventando il rischio cementificazione.
Un affondo diretto che vede la maggioranza serrare i ranghi. “La casa è la ricchezza dei poveri e, dunque, questa è una risposta sociale alle incertezze della crisi” dice il ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Secca la replica del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Il Pd di Franceschini si allinea alla strada del peggiore Di Pietro. Solo insulti, nessuna idea originale, ma parole a vanvera”.

Scatta l’operazione “Black rent 2″. Cioè: Fitto in nero, seconda versione. E i risultati sono simili alla prima: anche questa volta la Guardia di Finanza porta alla luce a Roma il panorama desolante quanto stranoto degli affitti in nero nella capitale: quasi sempre a danno di extracomunitari, ma anche del fisco, visto che dall’inizio dell’anno sono 55 gli evasori totali identiifcati.
Agli stranieri, ma anche a italiani, erano chiesti affitti compresi fra 500 e 800 euro per immobili senza arredi, in precarie condizioni igieniche e a volte perfino con l’aggiunta di altri 100 euro per “rimborsi spese”, chiesti spesso senza causali chiare da parte dei proprietari degli immobili.
Un singolo appartamento, nel quale potevano essere stipati fino a sette-otto extracomunitari, veniva così a fruttare tra 4.200 ai 6.300 euro mensili, tutti rigorosamente in nero.
Dei 258 controlli effettuati dalla Guardia di finanza di Roma, 58 hanno interessato i proprietari. Una quindicina quelli denunciati, colpevoli di aver evaso complessivamente sette milioni. A sei di loro, sono stati anche sequestrati gli immobili, sulla base della nuova normativa varata a maggio, che prevede la confisca per chi affitta a extracomunitari senza permesso di soggiorno e la denuncia con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ancora controlli da parte degli Agenti della Polizia all’Esquilino, dopo le segnalazioni giunte al Commissariato, diretto da Domenico Condello, di locali fatiscenti in pessime condizioni igienico-sanitarie, che vengono dati in affitto a stranieri, in prevalenza extracomunitari, nella zona di piazza Vittorio.
Questa volta nel seminterrato di un cortile di via Napoleone III, la polizia ha scoperto manufatti abusivi privi di energia elettrica, con pareti in ferro e vetro, privi di finestre e quindi di qualsiasi aerazione dove erano stipati 13 letti a castello. In un angolo, sommerso da capi di vestiario, un fornello a gas, sporco e malfunzionante, fonte di pericolo per l’intero stabile. Le persone presenti, tra cui 4 immigrati clandestini, hanno dichiarato di pagare per ciascun posto letto dai 35 ai 95 euro, a un connazionale del Bangladesh.
Il locale è stato sequestrato, e il titolare del contratto di locazione è stato denunciato in stato di libertà per aver favorito a scopo di lucro la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, oltre ad essere multato, per una serie di violazioni amministrative, per un totale di 3000 euro. Nel corso di un analogo controllo, in via Buonarroti, gli Agenti della squadra amministrativa, hanno denunciato un altro titolare di un affittacamere abusivo per la mancata comunicazione della persone alloggiate all’Autorità di Pubblica Sicurezza, multandolo per 2.582 euro.