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Afghanistan

Armare i bombardieri italiani? E il Parlamento torna ad essere “normale” (per un attimo)


Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Ci vuole sempre una tragedia per spingere il Parlamento italiano ad essere normale. Una regola che valeva per il passato e che vale per il presente, dopo la morte di quattro alpini in un agguato in Afghanistan. E lo dimostra, infatti, la discussione scaturita ieri dalla proposta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla possibilità di armare i bombardieri italiani in missione, quando pareva esserci uno spiraglio per un dialogo tra maggioranza e opposizione sulle missioni militari all’estero; ma l’abbaglio è durato poco meno di una giornata. E vi raccontiamo come. Continua

Afghanistan: quattro militari italiani uccisi e uno gravemente ferito

afghanistanANSA - Quattro militari italiani sono stati uccisi in Afghanistan, un altro è rimasto ferito gravemente in un’imboscata nella Valle del Gulistan. I militari stavano rientrando da una missione nella provincia di Farah. Ci sarebbe stato sia un attacco con colpi di arma da fuoco, sia l’esplosione di un ordigno. Continua

Afghanistan: giugno mese nero e obiettivi sempre meno chiari


Gli Alpini del 2/o reggimento inquadrati nella Task Force North a Bala Murghab in una recente immagine (Ansa)

Gli Alpini del 2/o reggimento inquadrati nella Task Force North a Bala Murghab in una recente immagine (Ansa)

Un altro soldato italiano è morto in Afghanistan, stavolta in un incidente e non in un attentato. Comunque un’altra tragedia in un paese maledetto, dove sembra sempre più difficile avere ragione sui talebani. Non solo. Il giugno 2010 è stato il mese nero per le truppe di coalizione, di cui fa solidamente parte anche l’Italia; quello con più morti (79) dal 2001, quando iniziarono le operazioni. Continua

Gli afgani di Roma, l’assessore Belviso: sì all’accoglienza, stop all’assistenzialismo

Due ragazzi afgani ospiti di un centro d'accoglienza

Due ragazzi afgani ospiti nel centro d'accoglienza

Tra chi ha seguito da vicino le vicende dei profughi afgani nella capitale (quelli nella “buca” della Stazione Ostiense e quella che ha coinvolto anche i minori, trovati a dormire sui vagoni del treno c’è anche l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso. Panorama.it ha raccolto la sua versione, per capire quale sia stato il ruolo effettivo del Comune e per sentire quali siano i progetti futuri per l’accoglienza e la tutela dei profughi. Anche alla luce del Rapporto annuale del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR 2008-2009), presentato qualche giorno fa dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), insieme al Ministero dell’Interno. Continua

Da piccolo fantasma a ragazzo solare. L’odissea di Alaa, 17enne afgano dell’Ostiense

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Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)

Il 31 marzo del 2009 sono stati trovati dei bambini afgani vicino alla “buca” della Stazione Ostiense di Roma. Il Comune è intervenuto immediatamente dopo le segnalazioni, smentendo anche la notizia che i ragazzi dormivano dentro i tombini. Panorama.it ha seguito le loro tracce e ha ricostruito la loro storia. Continua

Tra la via Flaminia e l’A1: nel Centro per rifugiati dove vivono gli afgani della “buca” di Roma

Due operatrici CRI nel centro CARA di Castelnuovo

Due operatrici CRI nel centro CARA di Castelnuovo

Ecco dove sono finiti gli afgani della “buca” di Roma, o almeno gran parte di loro.
Non dormono più alla Stazione Ostiense insieme ai topi, ma in una camera riscaldata del centro di accoglienza dei richiedenti asilo C.A.R.A (Centro accoglienza richiedenti asilo), nei pressi del Comune di Castelnuovo di Porto, a pochi chilometri dalla capitale. Continua

C’è ancora vita nel deserto dell’Ostiense, a Roma. Dove sono finiti gli afgani della “buca”?

Tre ragazzini afgani che vivono nella "buca", all'Ostiense di Roma

Tre ragazzini afgani che vivono nella "buca", all'Ostiense di Roma

La Stazione Ostiense sembra una cattedrale in mezzo ad un esteso deserto. Sarà anche per questo che il quartiere è conosciuto come la Piramide.
La mattina c’è qualche passante che si trascina sui marciapiedi, con poca voglia di iniziare la giornata.
Bizzarro: ad attirare l’attenzione, sono le scritte colorate di un centro commerciale. Dall’esterno sembra abbandonato, ma all’interno due commessi puliscono il pavimento, circondati dagli addobbi natalizi. “Questo centro è penalizzato” dice la donna. “Perché i giornalisti vengono da queste parti a fare domande? Cosa c’è da dire ancora? Bisogna intervenire, e nessuno lo fa!”. Continua

Via dall’Afghanistan? La Lega agita il governo. Dal Pdl l’altolà: “Resteremo”

Soldati italiani in Afghanistan

“La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile. Lasceremo il Paese solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza”. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, stronca sul nascere ogni speculazione. Il governo non pensa, né può pensare al ritiro della missione. E le parole di un ministro di peso come Umberto Bossi (“Io li porterei a casa tutti”, aveva detto sabato) sono state dettate da uno slancio affettivo, “un sentimento paterno”.
Si affretta a chiudere la vicenda, il ministro della Difesa.
Ma le affermazioni del laeder della Lega mettono in agitazione il governo. Sia perché per la prima volta mostrano possibilità di spaccature sulle missioni militari all’estero. Sia perchè scoprono il fianco all’opposizione. Con il Partito democratico che invoca sicurezza per i militari e l’Italia dei Valori che chiede di “ridiscutere in Parlamento il senso della missione”.
“Torneremo indietro” assicura La Russa “quando avremo concluso l’obiettivo della missione, che è dare all’Afghanistan la possibilità di gestire autonomamente il territorio”. Bossi, invece, commentando il ferimento di alcuni militari, sosteneva che, per i costi e i rischi che comporta, di Afghanistan si dovrebbe tornare a parlare in Consiglio dei ministri. (Nel Paese, a meno di un mese dalle elezioni, una nuova ondata di violenze nelle ultime ore ha fatto almeno 22 morti. Tra le vittime: 16 ribelli, due soldati afghani e un militare dell’Isaf di cui non èstata precisata la nazionalità) . Una questione di rapporto benefici-costi, quella che ha posto il ministro delle Riforme, dunque.
Ma dal governo il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta si affretta a bocciarla e il titolare della Difesa la derubrica a reazione sentimentale: “pensieri da papa”‘.
Del resto niente sul fronte governativo lascia intravedere una riduzione dell’impegno in Afghanistan. Anzi, di fronte a quella che “è visibilmente un’escalation”, il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista al Corriere della Sera assicura che i militari italiani saranno messi in condizione di fronteggiare i pericoli: “aumenteremo i Predator e la copertura dei Tornado”.
Parole che non sembrano convincere il Carroccio. Che con il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, rincara la dose intervistato da Repubblica: “Il Libano e i Balcani intanto lasciamoli. E sull’Afghanistan ragioniamo. È sbagliato lasciare prima delle elezioni. Ma la testa alla gente non la cambi con il voto. E poi è la strada giusta? È una riflessione di pancia che il Paese fa”.
Immediata, quindi, la reazione del titolare della Farnesina: “Lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell’Italia, quindi anche di Calderoli”. “Sono tutte opinioni rispettabili ma sono opinioni personali; il governo ha una visione che è già stata approfondita, le missioni internazionali sono un biglietto da visita dell’Italia nel mondo”, ha concluso Frattini sottolineando che in Afghanistan “vogliamo elezioni credibili, e quindi con una reale partecipazione del popolo afghano”.

Ma intanto l’opposizione mette in evidenza le divisioni nel governo. Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, sottolinea che sulla vita degli italiani “non si può giocare” e non si può avere “la lingua biforcuta”. Mentre l’Italia dei Valori chiede di “ridiscutere il senso della missione” (missione di pace o partecipazione a una guerra?), dopo il 20 agosto, data delle elezioni afghane.
Quanto al Pd (smarcatosi nettamene dagli ex alleati della sinistra estrema che tornano a invocare il ritiro), i democratici rispondono compatti che non è in discussione la presenza in Afghanistan. “Il primo nostro dovere è proteggere i nostri soldati” sottolinea il segretario Dario Franceschini, il quale chiede al governo di “ridefinire i termini della missione” a livello internazionale, dopo l’escalation.

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