
Più par condicio e più equilibrio in televisione tra le forze politiche. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha richiamato le emittenti radiotelevisive pubbliche e private al rispetto delle norme della par condicio e “all’immediato riequilibrio dell’informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale”.
“Dal monitoraggio della prima settimana dell’ultima fase della campagna elettorale - spiega l’agenzia - dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo”.

Basta con i processi trasferiti dalle aule di giustizia agli studi televisivi, che siano Rai o Mediaset o di altre emittenti. Il monito arriva, perentorio, dall’Autorità garante delle comunicazioni con un atto di indirizzo approvato ieri e che mira a mettere ordine sulla materia, coinvolgendo direttamente anche gli operatori dell’informazione attraverso un tavolo di confronto da cui far scaturire un’autoregolamentazione. Se l’atto di indirizzo non dovesse rivelarsi sufficiente, allora la strada diverrebbe quella delle sanzioni inflitte dall’Agcom alle emittenti.
A darne l’annuncio è stato, in conferenza stampa appositamente convocata, Corrado Calabrò, presidente dell’Authority, il quale ha sottolineato che l’atto di indirizzo sui processi in tv risponde anche al recentissimo monito venuto dal primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Non è ammissibile” ha detto Calabrò “che il ruolo di giudici, il ruolo dell’accusa e quello della difesa, come pure quello dei testimoni, venga svolto da giornalisti, soggetti estranei al processo, addirittura figuranti come nelle docu-fiction che finiscono con l’ingannare il pubblico». Nessun limite, ha detto ancora Calabrò, alla libertà di informazione, «ma l’informazione non può assumere i caratteri di una gogna mediatica, di una spettacolarizzazione ispirata più dall’amore dell’audience che dall’amore della verità».
Il Garante ha anche formulato un richiamo alla Rai per il programma “Annozero” di Michele Santoro su Raidue. Il richiamo è scattato in seguito ad esposti ricevuti dall’Agcom riferiti alle puntate del 4 ottobre e del 6 e 20 dicembre scorsi: la prima relativa alla vicenda Mastella-De Magistris; la seconda alla presenza in studio del solo ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e la terza relativa alla vicenda D’Alema-Forleo e all’intercettazione che ha riguardato Silvio Berlusconi e il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà. In tutti e tre i casi le puntate sono risultate non in linea - dice l’Agcom - con i criteri fissati nell’atto di indirizzo della commissione parlamentare di Vigilanza Rai.
I VIDEO delle tre puntate incriminate:
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Le primarie del Partito democratico del 14 ottobre sono un “momento collettivo di partecipazione democratica e di formazione dell’opinione pubblica”? E le “emittenti radiotelevisive pubbliche e private e i fornitori di contenuti in ambito nazionale sono invitati a riservare nei programmi di informazione uno spazio adeguato all’argomento”? Non è l’ufficio stampa di Walter Veltroni a stabilirlo, e neppure quello di Rosy Bindi o di Enrico Letta: è l’Agenzia delle comunicazioni, brevemente nota come AgCom. Lo fa con una delibera del 20 settembre, che a sua volta contiene un preciso atto d’indirizzo, il tutto firmato dal presidente Corrado Calabrò. In pratica, un obbligo per la Rai e le tv private.
A scherzarci su, una velina (di quelle vere, non le pupe dei calciatori). Così la pensano i radicali, ma anche gli esponenti della Sinistra democratica: Marco Pannella e la segretaria Rita Bernardini, ed i senatori della Sd Cesare Salvi e Paolo Brutti. Salvi, che è anche presidente della commissione Giustizia, ci va giù duro: ”E’ un provvedimento scandaloso prima che illegittimo, che fa calare la censura su chi non aderisce al Pd”. Ovviamente di tutt’altro avviso sono gli esponenti del Pd. Per Vincenzo Vita (Ds) si tratta di un fatto normale e doveroso: “Rientra nei compiti generali dell’Autorità prevista dalla legge la facoltà dell’Autorità medesima di dare criteri e indirizzi anche al di fuori dei periodi strettamente elettorali”.
Insomma, l’Agcom, anziché vigilare sull’obiettività dell’informazione politica ed elettorale, deve anche indicare alle tv a che cosa dare “spazio adeguato”. Ancora più entusiasta è Mario Barbi, coordinatore del Comitato 14 ottobre: “La delibera dell’Agcom favorisce indubbiamente lo sviluppo democratico del Paese”. Idem Renzo Lusetti (Margherita): “Quello che culminerà nel voto del 14 ottobre è un grande evento popolare”. Anzi: “Un avvenimento senza precedenti”: E che cosa si aspetta di conseguenza il telespettatore “delle televisioni”? Ovvio: “Una copertura adeguata e corretta della competizione e non le polemiche”. E l’obbligo di applausi?