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Dalla proposta del dialetto nelle fiction e nelle edizioni regionali dei Tg Rai, al sì per le gabbie salariali, all’immagine dei leghisti come nuovi corciati: non c’è questione, tra quelle aperte nel dibattito politico estivo dal Carroccio, in cui il veneto Luca Zaia, ministro delle Politiche Agricole, non abbia fatto sentire la sua voce.
Ora, in un’intervista a Quattroruote, (il cui contenuto è anticipato dalle agenzie di stampa: qui e qui e qui) il minsitro leghista apre un altro tema di confronto: “Bisogna finirla di considerare ubriaco chi beve due bicchieri: è in atto una criminalizzazione del vino che non ha senso alcuno e che sta uccidendo uno dei comparti più pregiati del made in Italy”.
Accetta il limite zero solo per i neopatentati, introdotto di recente da una norma approvata alla Camera. Per il resto, il ministro afferma di non credere nella cultura del proibizionismo: “Il limite attuale, 0,5 grammi di alcol per litro di sangue è ragionevole e stradigerito dall’opinione pubblica, entro questi livelli si è sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non più di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato”.
Una voce fuori dal coro della maggioranza che vorrebbe estendere a tutti il divieto assoluto di bere prima di mettersi al volante. Zaia invita a guardare con attenzione le statistiche sugli incidenti: solo il 2,09 per cento è causato da guidatori in stato d’ebbrezza, gente ben al di sopra dello 0,5: “Non vedo perché dovrei rinunciare a bere con intelligenza e moderazione, solo perché ci sono irresponsabili che si ubriacano”, osserva Zaia. Vogliamo parlare del fumo o dei farmaci che danno sonnolenza? Degli antistaminici che migliaia di italiani prendono in primavera per combattere le allergie? O dei tranquillanti? Temo” sottolinea il ministro “siano più pericolosi dei fatidici due bicchieri. Ma nessuno se ne occupa. E poi mi vengono a parlare delle stragi del sabato sera…”.
Il picco degli incidenti “si ha il giovedì pomeriggio” sottolinea il ministro “quando la gente rientra dall’ufficio, mentre gli incidenti del fine settimana hanno una motivazione evidente che è la stanchezza. Ragazzi che stanno in piedi 24 ore filate, senza un minuto di sonno, arrivano alla domenica mattina in totale assenza di lucidità alla guida”.
La replica al ministro viene dall’Osservatorio Nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, per bocca di Emanuele Scafato, secondo il quale l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani sotto i 24 anni. “Gli interessi economici del comparto del vino” dice Scafato all’Agi ” dovrebbero e possono convivere con quelli della salute dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani”. “Non esistono livelli sicuri di alcol per mettersi alla guida” sottolinea Scafato, che è anche presidente nazionale della Società Italiana di Alcologia “l’unica sicurezza è non bere, neanche due bicchieri di vino”. E al ministro che ha indicato la stanchezza come causa principale delle stragi del sabato sera, ma l’esperto ribadisce: “L’alcol è la prima causa di morte tra i giovani al di sotto dei 24 anni, noi andiamo nelle discoteche e sappiamo che i ragazzi ‘usano’ l’alcol, vino compreso e poi si mettono in macchina”.
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In Calabria e Sicilia è in corso “un uragano, una perturbazione violentissima” che “desta preoccupazioni”. Lo ha detto il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, durante un’audizione al Senato. Un team del Dipartimento è partito per la Calabria “per garantire sorveglianza e attenzione massima”, dal momento che sulle regioni meridionali “è arrivata una perturbazione violentissima dall’Africa”. In serata Bertolaso ha fatto di nuovo il putno della situazione: “C’è in corso una tempesta violentissima, un mini uragano mediterraneoche dopo aver fatto vittime e devastazioni in Algeria e Tunisia ha raggiunto le regioni mediterranee, scagliandosi su Sicilia e Calabria”.
Nelle due regioni “ci sono situazioni davvero critiche sono caduti anche 300 millimetri di pioggia in 24 ore alle pendici dell’Etna e in alcune zone della provincia di Lamezia Terme, con venti molto forti” e ci sono stati “smottamenti, torrenti esondati, strade allagate”. Anche questa volta, prosegue il capo della Protezione Civile, “il sistema ha retto, tutte le strutture hanno lavorato e stanno lavorando con il massimo impegno, riuscendo così a fronteggiare un fenomeno molto violento”.
A Napoli i centralini dei vigili del fuoco sono tempestati di chiamate per la pioggia incessante che sta cadendo sulla città e la provincia. Le richieste di intervento riguardano allagamenti di appartamenti, soprattutto al pian terreno, e strade. E proprio su questo fronte si registrano pesanti disagi a Napoli. Via Caravaggio, nel tratto in salita in direzione di via Manzoni, in corrispondenza della clinica Santo Stefano, è stata chiusa a causa di una voragine che si estende dal marciapiede fino al centro della carreggiata. Sempre a causa delle incessanti piogge, è stata necessaria la chiusura al traffico di via Fergola, all’altezza dell’incrocio con via Montagna Spaccata, nel quartiere di Pianura. Anche in questa zona pattuglie della Polizia municipale stanno deviando il traffico per consentire l’intervento dei vigili del fuoco.
Disagi per il maltempo anche in Calabria: particolarmente colpita la costa jonica. Nel reggino, nella tratta Melito Porto Salvo-Roccella Jonica a causa delle forti mareggiate Trenitalia ha interrotto i collegamenti, istituendo un servizio sostitutivo tra Condofuri e Brancaleone. Ma per collegare le due località non è possibile usufruire della strada statale a causa dei danni, rendendo necessario con grandi difficoltà il passaggio attraverso vie secondarie della provincia.
In tilt i collegamenti via mare tra la Sicilia e le isole di Lampedusa e Pantelleria. Alla mezzanotte di martedì, per il terzo giorno consecutivo, i traghetti sono rimasti ormeggiati a Porto Empedocle (Agrigento) e a Trapani da dove avrebbero dovuto raggiungere rispettivamente Lampedusa e Pantelleria. Bloccata anche la nave che da Palermo va a Ustica. I collegamenti sono in tilt a causa del maltempo che da due giorni si è abbattuto su tutta la Sicilia con mare forza 7 e forti raffiche di vento. In relazione alle richieste di informazione e notizie di un uragano che interesserebbe in queste ore la Sicilia, e alle telefonate dei cittadini allarmati, la Protezione civile regionale precisa che non si è verificato né è atteso alcun uragano.
Dal Sud al Nord, dove in Piemonte continua il grande freddo: le gelate notturne hanno portato a minime abbondantemente sotto i -10 in pianura, con punte di -15 a Poirino (Torino), -14 a San Damiano d’Asti, -13,5 ad Alessandria. Nel capoluogo il freddo è stato più contenuto, -3,7. L’unica città sopra lo zero è stata Biella, con una minima di +1. Gli esperti prevedono un cambiamento dalla serata, con correnti umide orientali, che causeranno deboli nevicate nel Sud della regione, Cuneese, nell’Astigiano e Alessandrino, con una quota neve fino a 500 metri.
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Neve e gelo funesteranno il rientro degli italiani dalle vacanze nel ponte dell’Epifania. Record di freddo ieri in Veneto: a Piana di Marcesina, nel Vicentino, si sono toccati i -25 gradi. Ma sono tante le regioni del Nord finite nella morsa del freddo con temperature polari e neve. Un fenomeno destinato a intensificarsi e ad estendersi anche alla Toscana con temperature massime che si attesteranno intorno allo zero, secondo le previsioni della Protezione civile. Insomma neve e gelo funesteranno il rientro degli italiani dalle vacanze nel ponte dell’Epifania.
Già ieri il gelo aveva provocato alcuni incidenti stradali mortali: a Lorenzana, in provincia di Pisa, uno scooterista di 31 anni, Francesco Profeti, è morto dopo essere scivolato con la sua Vespa su una lastra di ghiaccio. Nell’astigiano, invece, il fondo stradale reso scivoloso dalle basse temperature ha fatto finire fuori strada una Bmw, provocando la morte di due passeggeri (una donna macedone di 25 anni Biljana Smiljanska, incinta di sei mesi e un bulgaro di 24 anni) e il ferimento di altre due persone.
Per le regioni sud-orientali, il Dipartimento della Protezione civile ha emesso un avviso di avverse condizioni meteo, valido dalle prime ore di domani e per le successive 24 ore, che prevede temporali e forti venti da est, con mareggiate lungo le coste esposte. Alla luce delle previsioni, che confermano l’annunciato peggioramento del quadro meteorologico in coincidenza con il rientro dalle vacanze invernali, si raccomanda di informarsi preventivamente, attraverso i normali canali dedicati, sulle condizioni del percorso che si intende seguire - sia per quanto riguarda le condizioni del traffico, sia in merito alla percorribilità dell’itinerario programmato - valutando anche l’opportunità di differire la partenza per evitare eventuali disagi.
A quanti hanno comunque in programma spostamenti per i prossimi giorni, e in particolare per domani, nel Centro e nel Nord del Paese, la Protezione civile consiglia di verificare le buone condizioni generali del veicolo; munirsi di catene o pneumatici da neve; avere a bordo bevande calde o altro per rendere meno disagevole le eventuali code, soprattutto se si viaggia con bambini o anziani. Per mettersi in viaggio è inoltre preferibile scegliere le ore diurne: di notte e nelle prime ore del mattino, a causa delle temperature più basse, è maggiore la probabilità di incontrare tratti ghiacciati e formazioni di nebbia. Naturalmente è sempre bene usare la massima prudenza nella guida, moderando la velocità, evitando le frenate brusche, aumentando le distanze di sicurezza e usando le marce basse che possono aiutare ad affrontare salite o discese coperte da neve o ghiaccio. La Sala Situazione Italia del Dipartimento continuerà a seguire l’evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile.
Il Dipartimento raccomanda di informarsi prima sulle condizioni del percorso che si intende seguire, valutando anche l’opportunità di spostare la partenza per evitare disagi. A quanti hanno comunque in programma spostamenti per i prossimi giorni, e in particolare per il 6 gennaio, nel Centro e nel Nord del Paese, la Protezione Civile consiglia, tra l’altro, di munirsi di catene o pneumatici da neve e di avere a bordo bevande calde o altro per rendere meno disagevole le eventuali code, soprattutto se si viaggia con bambini o anziani. Sono, inoltre, da privilegiare le ore diurne per mettersi in viaggio.

Dopo la breve tregua, il maltempo è tornato a flagellare tutta Italia. Al nord piogge intense in pianura, neve sulle montagne.
Piove inensamente ancora anche su Roma, per le prossime 48 ore si prevede il persistere nel Lazio di precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporali di forte intensità, con venti di burrasca sulla zona costiera. La Protezione civile ha disposto l’attivazione fin dalle prime ore di lunedì di presidi di monitoraggio e squadre di pronto intervento lungo i punti critici dei fiumi Aniene, e poi Mignone, Flora e Marta al confine con la Toscana, e Liri più a sud. Nella notte è stato rimosso il secondo dei tre barconi che minacciavano il deflusso a ponte Sant’Angelo. Il traffico in città è difficile: secondo quanto ha riferito la polizia stradale c’è caos sul Grande raccordo anulare. Sono allagate via di Laurentina e via Pineta Sacchetti. Permane da venerdì scorso la chiusura per smottamenti di via Giustiniana.
A Venezia intorno alle 11,30 è prevista una massima di marea di 120 centimetri, meno di quanto annunciato domenica poiché il vento da scirocco è virato in bora. All’1,30 di notte la marea sarà di 105 cm e martedì alle 12,10 di 115 cm. A Chioggia le previsioni indicano una punta massima attorno ai 125 centimetri. Per la neve isolate numerose frazioni del Bellunese. Il limite della neve sarà attorno ai 1.000-1.300 metri sulle Prealpi e attorno a 900-1.100 sulle Dolomiti.
Nevica in tutta la Valle d’Aosta anche sotto i 1.500 metri. La perturbazione proseguirà almeno fino a mercoledì, con fenomeni più intensi nelle vallate al confine con il Piemonte. Per pericolo valanghe sono chiuse alcune strade regionali. In Piemonte nevica oltre i mille metri. Problemi sull’autostrada Torino-Savona (neve e ghiaccio sui cavi dell’alta tensione con chiusura del tratto Savona-Cave), chiusi i valichi di Tenda, Maddalena, Sempione, Monginevro e Moncenisio. Situazione critica nelle aree di montagna del Cuneese, del Verbano e della valle di Susa per la viabilità, l’erogazione di energia elettrica e di acqua potabile. Nelle valli di Lanzo (Torino) sono scesi 130 cm di la neve. In pianura in 24 ore sono caduti fino a 180 millimetri di pioggia. A Carcare (Savona) alle 3 di notte per la neve che ha raggiunto il mezzo metro è crollata la pensilina di un benzinaio investendo due camion dei Vigili del fuoco fermi per montare le catene. Nessun ferito, ma i due mezzi sono stati completamente distrutti. Pericoli in tutto l’entroterra ligure di ponente per i tetti delle case sfondati dalla neve, che è caduta abbondante per tutta la notte. Sulla costa, invece, pioggia torrenziale: tra Varigotti e Finale Ligure è stata chiusa l’Aurelia in entrambe le direzioni. Ad Albenga il torrente Centa alle 4 ha fatto temere l’esondazione ed è tenuto sotto costante controllo. Riaperta alle 10 la Genova-Savona tra Celle e Varazze in direzione est dopo un incidente. Per ulteriori informazioni si consiglia di chiamare il call center Autostrade al numero 840-042121.
In Sicilia, nonostante un timido sole nella parte sud orientale, sono fermi i collegamenti marini con Lampedusa, Pantelleria e Ustica mentre viaggiano regolarmente i traghetti per le Eolie dove solo un aliscafo ha saltato la corsa. Collegamenti marittimi bloccati dal maltempo anche nel golfo di Napoli per il vento di scirocco forza 8 e un mare molto mosso con forza 5-6. I collegamenti sono resi ancora più difficili per lo sciopero delle compagnie di navigazione.
Per martedì si prevede al nord molto nuvoloso o coperto in mattinata con piogge sparse, localmente intense sul settore orientale; tendenza dal pomeriggio ad ampie schiarite. Al centro e sulla Sardegna: coperto in mattinata su tutte le regioni, con piogge diffuse anche intense specie su Campania e Lazio; tendenza dal pomeriggio a schiarite più ampie sul versante adriatico, temporali sparsi sulla Sardegna. Al sud e sulla Sicilia: nuvolosità sparsa a tratti intensa con locali piogge; tendenza a temporaneo miglioramento dal pomeriggio. Temperature: in diminuzione. Venti: moderati con rinforzi dai quadranti occidentali. Mari: generalmente molto mossi.
Dal 20 dicembre cambierà completamente il quadro climatico, spariranno piogge e temporali e tornerà il sereno. “Le attuali perturbazioni - spiega il meteorologo Gianpiero Maracchi - sono portate dalle correnti a getto provenienti da ovest a dieci chilometri di quota. Ora stanno passando sul Mediterraneo, ma dopo il 20 dicembre andranno a finire sulla Scandinavia”.
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Roma è in ansia. Si prepara alla piena del fiume Tevere, inizialmente prevista tra le 18 e le 20, ma che adesso, stando alle ultime rilevazioni della Protezione civile, potrebbe arrivare intorno alla mezzanotte. Una città flagellata da due giorni di intensa pioggia che questa mattina si è svegliata con il cielo carico di nuvole, intere zone allagate, uno sciopero generale con tre cortei che hanno attraversato la città, con il trasporto pubblico che non si è fermato per scelta della Cgil, molte scuole e uffici chiusi.
E con notizie che di ora in ora sono andate sempre peggiorando. Siamo in giro da qualche ora per verificare quale sia la situazione in loco. La piena del Tevere è, di fatto, già cominciata e sta facendo aumentare di due - tre centimetri all’ora il livello del fiume. Vuol dire che non ci sarà una piena “scenografica” ma molto lenta, dicono gli esperti. Il punto di riferimento per i tecnici è l’idrometro di Ripetta, nel centro della città, non lontano dall’Ara Pacis (guarda la MAPPA), dove alle 19:45, davanti a noi, il livello del fiume era di 12,49 metri: normalmente è di 6,50 metri.
Perché il Tevere esondi è necessario che il livello raggiunga i 17 metri: fatto che, al momento, sembra scongiurato. Il capo della Protezione civile e sottosegretario alla presidenza del Consiglio Guido Bertolaso ha detto poco fa che “a Ripetta abbiamo superato quota 12 metri. Nel corso dell’ultima situazione critica, registrata nel 2005 arrivammo a 11,40 metri. Abbiamo largamente superato quell’ultima situazione e ci stiamo purtroppo avviando verso una crescita del livello del fiume Tevere che seppur lenta è comunque costante”. Quindi “è una situazione complessa, dove la piena arriverà è passera nel corso della notte in modo controllato”, anzi “l’onda di piena poi si protrarrà probabilmente per tutta la giornata di domani”.
E comunque. Dal punto di rilevazione a Ripetta ci spostiamo verso Ponte Sant’Angelo, considerato al momento uno dei punti più critici per l’arrivo della piena. Nonostante il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, abbia più volte invitato i romani a tornare a casa e lasciare libere le strade, il lungotevere è invaso da macchine, come se fosse un giorno di traffico normale. Sotto le arcate del ponte, che si trova davanti Castel Sant’Angelo, si sono incastrati due barconi ed una motonave di circa 30 metri utilizzata per le escursioni sul Tevere insieme al suo ormeggio. L’area è completamente transennata e presidiata da poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco. E infatti Bertolaso ha puntato il dito con vigore contro “gli imbecilli” che non hanno messo in sicurezza gli ormeggi dei barconi lungo il Tevere: “La grande criticità non è data da madre natura ma purtroppo da alcuni imbecilli che non hanno ormeggiato nel modo giusto i barconi lungo il Tevere nel centro della città”.
Ad osservare il ponte ostruito anche centinaia di passanti, molti dei quali temono che il blocco delle arcate possa fare innalzare ulteriormente il livello del fiume provocandone l’esondazione. Già stamani un barcone si era arenato sotto le arcate del ponte, a questi se ne sono aggiunti altri due nel pomeriggio. Altri tre barconi, fanno sapere i vigili del fuoco, stanno rompendo gli ormeggi non lontano da ponte Sant’Angelo.
La nostra passeggiata prosegue, in direzione nord, verso Ponte Milvio che sta riducendo minuto dopo minuto il margine che separa le arcate dal letto del fiume. Alle 19.30, l’ultima rilevazione dava il livello del Tevere intorno agli 11 metri. Anche in questo caso, dicono dalla Protezione civile, il rischio di esondazione “può verificarsi solo dai 15 metri in su”.
“Non è il caso di generare allarmismo perché è bene specificare che si tratta di una esondazione, tra l’altro ancora probabile, e non di una piena” sottolinea a Panorama.it Giovanni Menduni, direttore dell’ufficio rischio naturali della protezione civile. “Se si trattasse di una piena, il fiume romperebbe gli argini e non è questo il caso”.
Intanto, a Ponte Milvio, dove si sta radunando una folla sempre più consistente alla ricerca di una fotografia o di un filmato ricordo, è arrivato anche il sindaco Alemanno. Dice di voler rimanere sul posto per tutta la notte, facendo la spola tra il ponte noto per “i lucchetti dell’amore” e Ripetta.
La città intanto aspetta, con un misto di paura e rassegnazione. E guarda il “biondo” Tevere, con il fiato sospeso: si prospetta un’altra lunga notte, sperando che la piena passi in fretta.
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Fa ugualmente paura, anche se è più lenta del previsto, l’ondata di piena del Tevere nella Capitale. Attesa per la tarda mattinata, “dovrebbe slittare di qualche ora, al pomeriggio” spiegano i tecnici della Protezione Civile riuniti dalle 15 di ieri nel Comitato operativo permanente in Via Vitorchiano, quartier generale del Dipartimento, “ma lo scenario potrebbe subire qualche ulteriore, piccola variazione”.
Il piano d’emergenza in vista dell’arrivo della piena è comunque scattato nella notte.
Le ore cruciali saranno quelle tra le 18 e le 20. Il livello del fiume ha raggiunto gli 11,82 metri a Ripetta con una portata di 1.480 metri cubi al secondo: nelle ultime ore si sono avute alcune esondazioni nella zona di Orte e di Magliano Sabina, dove sono al lavoro i vigili del fuoco e personale dei rispettivi comuni e dove si sta valutando l’opportunità di eventuali “evacuazioni preventive”.
Al momento, comunque, non si segnalano criticità particolari per gli abitanti. In campo tutte le risorse materiali e umane disponibili, dai vigili del fuoco alle forze dell’ordine, ai militari, ai volontari.
Le zone interessate dalla piena saranno quelle nella zona nord della capitale (Prima Porta, Flaminio, Villaggio Olimpico, Ponte Milvio, Ponte Galeria, Magliana e Fiumicino) e, per offrire un ulteriore supporto ai residenti, è stato istituito un numero di assistenza dedicato esclusivamente alle persone disabili (06/67109200). È stato effettuato anche dai carabinieri per tutta la notte un servizio di controllo a tutela delle abitazioni lasciate vuote ieri dalle persone evacuate nelle zone di Tivoli e Albuccione.
Ma il maltempo sta mettendo in difficoltà anche il resto della Penisola.
Le otto persone disperse sono boy scout che quattro giorni fa, con condizioni meteorologiche favorevoli, avevano iniziato una escursione sul vulcano, e che, a causa di un peggioramento del tempo degli ultimi due giorni, sono rimasti bloccati nel rifugio Timpa Rossa, a quota 2093 metri, sul versante nord del vulcano. I giovani, che hanno esaurito i viveri hanno lanciato stamani la richiesta di soccorso. Gli specialisti del soccorso alpino e la guardia di finanza di Nicolosi stanno cercando di raggiungere i boy scout anche con l’ausilio di motoslitte. Alle operazioni di soccorso collabora il corpo forestale.
Del resto, in Italia, una situazione particolarmente delicata è quella che riguarda la zona di Gioia Tauro, dove l’esondazione di un corso d’acqua ha infiltrato alcuni corsi d’acqua potabile: attualmente, sono senz’acqua 40mila persone nelle aree di Gioia Tauro e di Palmi ed è stato approntato un servizio sostitutivo di autobotti. Ripristinata la linea ferroviaria Roma-Villa San Giovanni nel tratto interrotto da una frana. Al momento, dicono dalla sala meteo della Protezione Civile: “piove su gran parte del Centro Sud con particolare intensità sul versante tirrenico. I venti sono molto forti, con mareggiate lungo le coste della Sicilia e della Sardegna”. Particolarmente difficili i collegamenti con le isole minori.
I modelli di previsione autorizzano a sperare in una lieve attenuazione dei fenomeni per il pomeriggio di oggi ma “già da domenica è da mettere in preventivo un ulteriore peggioramento a causa dell’arrivo di una nuova perturbazione”, questa volta da Nord Ovest.
Il VIDEO servizio: Roma sott’acqua

Nord Italia sotto la neve, con disagi per i voli e sulle strade; mareggiate e temporali al Sud, dove sono stati bloccati i collegamenti per alcune isole minori. Previste nuove abbondanti nevicate anche a bassa quota sulle regioni settentrionali e ancora temporali su quelle meridionali. Dal Viminale è partito l’invito a mettersi i viaggio “solo se strettamente necessario”.
Temporali e allagamenti a Roma e nel Lazio. Nella capitale allagati anche alcuni punti del centro storico. Anche il prefetto, Giuseppe Pecoraro, ha invitato a prendere l’auto solo se necessario.
L’ondata di maltempo ha imbiancato il Nord da Ovest ad Est, dove molte città si sono svegliate sotto una coltre bianca. E le nevicate hanno creato non pochi problemi alla circolazione, tanto che il Centro di coordinamento nazionale in materia di viabilità - l’organismo del Viminale presieduto dalla polizia stradale cui spetta la gestione delle situazioni di emergenza - ha rivolto agli automobilisti l’invito a mettersi in viaggio “solo se strettamente necessario” e, comunque, muniti di pneumatici o catene da neve in tutto il Nord-Ovest. Precipitazioni nevose hanno interessato la A7 tra Genova ovest e Serravalle; il raccordo A4-A5 Ivrea-Santhià; il raccordo A4-A26 Stroppiana-Santhià; la A26 tra l’allacciamento con la A10 e la bretella Predosa-Bettolle; la A6 tra Cera e Savona; la A21 tra Villanova e Voghera; la A32 tra Rivoli e Bardonecchia; l’A/23 tra Carnia e il confine di Stato; l’A22 del Brennero. Per fronteggiare l’emergenza neve la Polizia stradale ha messo in campo 310 pattuglie. In Liguria disagi sono stati creati dai mezzi pesanti. Tra Genova nervi e Genova Ovest, hanno denunciato alcuni automobilisti, ci sono volute tre ore per percorrere 13 chilometri per la presenza di mezzi pesanti che non hanno osservato il fermo ed hanno ostacolato il transito dei mezzi antineve. Centinaia di tir in arrivo dalla Francia sono stati inoltre bloccati dalla polizia stradale a Ventimiglia.
La Confederazione italiana agricoltori (Cia) conta i danni: molti campi devono essere riseminati, decine di aziende denunciano il danneggiamento di serre. Pesanti le conseguenze per le colture orticole. “L’ondata di maltempo” si legge in una nota della Cia “ha avuto effetti pesantissimi anche per l’agricoltura che è praticamente in ginocchio. Sono colpite tutte le regioni, dal Nord al Centro, dal Sud alle Isole. Campagne allagate, gravi conseguenze per le aziende, in diversi casi anche isolate, smottamenti e frane. I danni ammonterebbero già a decine dimilioni di euro”.

Particolarmente difficile la situazione nel Lazio dove piogge torrenziali e violenti temporali, anche con grandine, si sono abbattuti per tutta la notte sulla regione e su Roma, dove numerose sono state le chiamate ai centralini dei Vigili del fuoco. Nella capitale, secondo quanto riferito dalla polizia municipale, vi sono allagamenti dappertutto, compreso il centro storico, con diversi sottopassi bloccati dall’acqua.
I vigili del fuoco hanno recuperato il cadavere di una donna, rimasta intrappolata in un’automobile sommersa dall’acqua, in un sottopasso a Monterotondo, un centro
vicino Roma.
In prefettura è in corso un vertice per fare il punto della situazione mentre il sindaco Alemanno ha invitato i romani a non prendere l’auto e ha chiesto alla regione Lazio di proclamare lo stato di calamità.
Allagamenti di notevoli dimensioni per la pioggia che da ore cade ininterrottamente sulla Capitale, si sono verificati in diverse zone della città: sulla via Cristoforo Colombo, sulla Prenestina, Collatina Longoni, sulla tangenziale all’altezza della Salaria e Tor di Quinto.
Due smottamenti interessano la Collatina ed una corsia laterale della Cristoforo Colombo all’altezza di Mezzocamino. Secondo quanto riferito dalla sala operativa dei vigili urbani, sono 700 gli agenti impegnati con 300 macchine sul territorio. Centinaia le telefonate che si sono susseguite per tutta la notte con richiesta di intervento ai Vigili del fuoco.
Una situazione particolarmente critica viene registrata in tutta Roma Nord con le consolari Aurelia, Salaria e Cassia oggetto di forti allagamenti. In azione anche i sommozzatori dei vigili del fuoco dopo una segnalazione ricevuta da Monterotondo, dove in via Monte San’Ilario una vettura sarebbe sommersa dall’acqua sotto un cavalcavia. Si sta verificando se qualcuno si trova all’interno dell’auto.
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“Il numero delle persone sottoalimentate prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008
ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925 milioni”. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jaques Diouf nel corso di un’audizione al Senato, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura dei due rami del Parlamento.
La sfida che attende la comunitàinternazionale nei prossimi anni per rispondere alla domanda alimentare globale è “di grandi proporzioni”, occorre “raccogliere 30 miliardi di dollari all’anno per raddoppiare la produzione alimentare utile a sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta”. è la stima del direttore generale della Fao, Jaques Diouf, che oggi ha parlato alle commissioni parlamentari congiunte Affari Esteri e Agricoltura della Camera e del Senato.
L’audizione rientra nell’ambito di un’indagine conoscitiva voluta dal Parlamento, per verificare gli esiti del vertice internazionale organizzato dalla Fao a Roma sull’emergenza cibo. “Si tratta di una “cifra assai modesta - ha detto Diouf - se messa in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari, e con le spese per gli armamenti che hanno raggiunto, nel 2006, i 1204 miliardi di dollari”.
La Commissione europea ha oggi proposto di portare da 300 a 500 milioni di euro l’aiuto europeo per distribuire gratuitamente prodotti alimentari agli indigenti in Europa. Nell’Ue infatti, sebbene i livelli di vita siano in media tra i più alti del mondo, la Commissione europea stima “che 43 milioni di persone siano a rischio di povertà alimentare: in media non possono permettersi un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni”. Circa 19 Stati membri
partecipano attualmente al programma alimentare. L’Italia è uno dei paesi più attivi e quest’anno è la prima beneficiaria, con il 23% dei finanziamenti europei.
Di fronte all’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità che mette a dura prova il reddito di milioni di cittadini nell’Ue, gli Stati membri potranno venire in aiuto a famiglie in difficoltà, anziani con mezzi insufficienti, bambini a rischio nutrizionale, lavoratori scarsamente retribuiti, ma anche senzatetto, lavoratori emigranti e richiedenti asilo.
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L’agricoltura e la deforestazione causano direttamente circa un terzo delle emissioni di gas serra nell’atmosfera dovuti alle attività umane, e specificamente il 25% dell’anidride carbonica, il 50% del metano e il 75% dei nitrati. L’80% di queste emissioni viene generato nei Paesi più poveri nei quali i piccoli produttori, i pescatori e le comunità rurali, tuttavia, risultano tra le popolazioni più a rischio per gli impatti dei cambiamenti climatici.
Per questo si apre oggi a Roma presso la Fao - il fondo delle Nazioni Unite per le politiche agricole e alimentari - un vertice tra quaranta tra capi di Stato all’interno del quale verrà discusso un documento di 31 pagine per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante.
Il segretario generale delle Nazioni Unite ha creato una task force per l’emergenza con una dotazione di circa 15 miliardi di dollari da investire in aiuti per i piccoli agricoltori, che secondo il direttore generale della Fao Jacques Diouf dovrebbero raggiungere un importo di almeno 30 miliardi di dollari l’anno.
Posizioni contrapposte sulle ricette anti-crisi vedono il ministro Usa all’Agricoltura, Ed Schafer e il presidente del Brasile Lula da Silva fronteggiare Fao ed Onu che chiedono maggiore cautela sui biocarburanti, accusati di aver contribuito all’impennata dei prezzi alimentari.
Ma oltre alle questioni poste sul tavolo del summit in Viale delle Terme di Caracalla, è tutto il contesto intorno alla Capitale a dare preoccupazione. Dal punto di vista della logistica e sicurezza: la città vive una delle sue giornate più tese. E non solo per proteggere la quarantina di capi di stato e di governo che si incontrano da oggi in una capitale super-blindata. Ma anche per il fatto che tra partecipanti ci sono anche due personaggi alquanto scomodi, il presidente iraniano Ahmadinejad e l’uomo forte dello Zimbawe, Robert Mugabe, presente alla Fao solo in quanto sede extraterritoriale.
Contro il capo del governo di Teheran, che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche, sono state promosse manifestazioni e proteste. In serata ci sarà anche il presidio Free Iran lanciato dal quotidiano Il Riformista, che ha scatenato una dura reazione iraniana, secondo cui le pressioni del giornale avrebbero indotto sia Berlusconi sia Papa Benedetto XVI a rifiutare incontri e udienze private con lo stesso Ahmadinejad. Incontri che gli addetti al protocollo di Palazzo Chigi e del Vaticano avevano comunque già fatto sapere non ci sarebebro stati.
Ahmadinejad prima della partenza da Teheran ha fatto sapere che a margine del summit Fao avrà anche incontri “con i capi di altri Stati presenti al vertice”, ma non ha specificato quali. “L’Iran” ha sottolineato il presidente, citato dall’agenzia Irna “ha soluzioni chiare per la produzione equa e la distribuzione delle derrate alimentari nel mondo”. Un altro impegno di cui si era parlato nei giorni scorsi, al di fuori del vertice, è un incontro con aziende italiane, che dovrebbe svolgersi all’Hotel Hilton. In precedenza, alle 16:00 è prevista una conferenza stampa del presidente iraniano nel palazzo della Fao che in ogni caso si tratterrà a Roma un solo giorno.
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, figura politica ormai ingombrante per l’Occidente - tanto che l’Unione europea gli ha vietato l’ingresso nei Paesi membri - partecipa invece al vertice giacché si svolge in una sede extraterritoriale, a dispetto dell’indignazione espressa dal premier britannico, Gordon Brown, e dal ministro degli Esteri australiano, Stephen Smith.
Per garantire l’incolumità dei partecipanti al summit sono state disposte misure di sicurezza eccezionali, con tiratori scelti piazzati nei due aeroporti e nelle zone circostanti e un’intera area della capitale, tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, completamente preclusa al transito veicolare. Tutte le auto che non hanno rispettato il divieto di sosta sono state rimosse forzatamente e in tutta la zona sono dislocati uomini di polizia, carabinieri e forze speciali. I cortei delle delegazioni sono super scortati e seguono percorsi blindatissimi.
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