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Risorgere dal terremoto: l’Aquila tornerà a volare col commercio

La Prefettura de L'Aquila

“L’Aquila non deve avere paura di volare”. E per dare segnali di vita si pensa a percorsi pedonali protetti e obbligati per consentire la ripresa di un po’ di commercio nel centro storico. Il progetto (e lo slogan) non arriva da un aquilano purosangue, ma da un torinese, l’architetto Maurizio Galletti, soprintendente ai beni architettonici dell’Abruzzo. “Entro l’estate” spiega “dobbiamo ultimare con Protezione civile e vigili del fuoco la messa in sicurezza di un centro storico di fatto inagibile, poi il commercio deve ripartire”.
Idea condivisa dal sindaco, Massimo Cialente (Pd), che aggiunge: “Il mio impegno è di restaurare subito con regole antisismiche alcuni edifici strategici centrali e simbolici, a cominciare dalla scuola elementare De Amicis, oltre a Palazzo Margherita, sede del comune”.
E mentre non cala la protesta perché i finanziamenti stanziati sarebbero insufficienti, Antonio D’Alì (del Pdl), presidente della commissione Ambiente del Senato che sta esaminando il decreto legge sul sisma, predica cautela: “Solo a sopralluoghi ultimati sapremo quanti edifici saranno da ricostruire o restaurare. Certo però dovremo finanziare il 100 per cento dei costi di ricostruzione delle abitazioni, con la garanzia di perizie certe”. Finora sono stati effettuati circa 25 mila sopralluoghi e il 53,1 per cento delle abitazioni è risultato agibile.

Il VIDEO servizio:

Abruzzo, i blogger protestano, organizzano gli aiuti e lanciano appelli

Il Papa in visita a L'Aquila
“Alle 3.32 di trenta giorni fa la vita di molti abruzzesi è cambiata. Alcuni di loro non ci sono più, molti altri hanno visto la loro vita stravolta, privata degli affetti e delle proprie case. Ad un mese dal sisma, in Abruzzo è sempre emergenza”: è l’opinione cruda e precisa di un blogger che riflette sulle conseguenze del disastro di trenta giorni fa.

I soccorsi sono stati rapidi, ma la vita in una situazione di continua precarietà resta difficile. La casa e il ritorno alla normalità sono all’orizzonte, nei desideri e nelle notti di chi è sopravvissuto al disastro e non ha ancora riavuto un’esistenza normale. Qualcuno pensa di organizzarsi per far sentire la sua voce. Perché qualche disagio di troppo c’è, come racconta un altro blogger: “Dal primo maggio la società Strada dei Parchi (che gestisce due autostrade che praticamente collegano mezzo Abruzzo) ha ridotto l’area di esenzione del pedaggio e quindi 30 mila terremotati che si recano all’Aquila dalla costa, o fanno il tragitto inverso, pagano”.
E cosa dicono su Facebook? Come nei primi giorni dopo il terremoto, il social network sembra soprattutto uno spazio per lanciare appelli, esprimere solidarietà e organizzare iniziative. Scrive una bibliotecaria dell’Aquila in una bacheca: “Sto raccogliendo libri da portare nelle tendopoli. Potete aiutarmi?”. Altri invece tifano per la rinascita della città colpita dal sisma: “Forza Aquila ritorna a volare”.

Così attraverso blog e forum i terremotati mostrano all’Italia e al mondo come vivono a un mese dal sisma: accanto ai giornalisti, gli abitanti dell’Abruzzo tengono viva l’attenzione pubblica sulle loro città e sui loro paesi. Perché con internet hanno più voce. Come ha rivelato l’esperienza dei sopravvissuti all’uragano Katrina che nel 2005 ha sommerso New Orleans: dopo il ritorno in città, gli abitanti di alcuni quartieri hanno monitorato l’impiego dei fondi per la ricostruzione, segnalando gli interventi nelle strade e sugli edifici. I giornali locali hanno seguito con attenzione i disagi dopo l’inondazione, raccogliendo le segnalazioni dei lettori. Ma non è stato sufficiente. A quasi quattro anni dall’uragano, New Orleans è diventata la città più violenta degli Stati Uniti, superando Detroit nella classifica nazionale della criminalità.

Sisma, Berlusconi torna in Abruzzo: show con i ragazzi, bacchettata all’opposizione

prime lezioni sotto le tende

Toc toc… Silvio Berlusconi bussa all’aula-tenda di Poggio Picenze. Poi entrando: “È in arrivo il professore da Roma”, dice ai ragazzi che oggi hanno ripreso “la nornmalità” delle lezioni. “Siete preparati? Se sì ho dei regalini per voi, altrimenti rimettetevi a studiare”.
Si presenta così il Cavaliere, alla sua ennesima visita tra i terremotati d’Abruzzo: spargendo buon umore. E cercando di rendere gioioso il ritorno a scuola dei ragazzi nelle tendopoli di Poggio Picenze e Picenze, a pochi chilometri da L’Aquila. Una visita all’insegna di quella che il premier ha sempre definito “la politica dell’ottimismo”. Sfoderando nelle tendopoli le sue proverbiali battute per tenere alto il morale delle popolazioni colpite e sfollate.
A Poggio Picenze, tappa della mattina, Berlusconi visita la scuola-tenda inaugurata dal ministro Mariastella Gelmini. Lontano dalle telecamere, Berlusconi scherza con i giovani alunni tornati oggi tra i “banchi”. Prima regala un pallone da football americano e un altro originale di quelli che saranno utilizzati nella finale di Champions League di Roma, poi consegna una serie di magliette di Juventus e Milan. Tra i piccoli alunni vanno a ruba quelle bianconere, tanto che al premier ne restano in mano due del Milan. Poi, salito in cattedra, pungola Mariastella Gelmini: “Che maglia vuoi? Quella della Juve? Ok” scherza “allora sei espulsa dal governo…”.
Il premier, di fronte ai ragazzi, mette su un piccolo show. Recita la poesia Rio Bo di Aldo Palazzeschi e firma autografi “speciali” per i piccoli macedoni, figli di una comunità ben inserita nella zona (il 30% degli studenti della scuola è di origine macedone). “Mi raccomando” aggiunge “sono autografi importanti, non li vendete a meno di 10 euro”. E al bimbo che giura di non venderlo “a meno di 20″, ribatte: “Bravo, tu hai fiuto per gli affari”.

All’uscita dalla tenda, il premier viene fermato da un’anziana 76enne che gli dice: “Presidente, pensi ai giovani, chi noi vecchi abbiamo fatto il nostro tempo”. E il premier, sorridendo: “Pensi a lei…”. E ancora: “Se volete rifarvi la casa da voi ricostruendola o ristrutturandola lo Stato vi sosterrà “. Poi la promessa: “Entro l’autunno” in Abruzzo non ci saranno più tendopoli. Il premier ha spiegato che il governo ha “un’ipotesi per togliere le persone dalle tende che credo funzionerà. La volontà del governo è far si che prima possibile le persone possano ritornare in casa”. Berlusconi ha poi ricordato che “gli edifici da ricostruire sono il 50 per cento”. “Il governo” ha detto il Cavaliere “non intende costruire baraccopoli ma trovare alloggi a tutti grazie alle associazioni alberghiere e a molte famiglie italiane. Prima che cominci il freddo dell’autunno ci sarà la possibilità di chiudere le tendopoli”.

Più tardi, Berlusconi si trasferisce nella vicina Picenze. Anche qui, visita all’insegna dell’allegria. Con gli sfollati s’informa dello stato delle loro case, poi al parroco nero del paese sorride: “Complimenti, lei è molto abbronzato”. Il premier, accolto da molti sorrisi e foto-ricordo, accetta l’invito di un gruppo di alpini che gli offrono vino e formaggio. “Basta che non sia pecorino” dice Berlusconi accettando l’offerta “e non datemi aglio né cipolla”.
Il premier gradisce il Montepulciano “eccezionale” e racconta: “Gli alpini li conosco bene, avevo una casa di fronte a un loro club. Si vedevano alle 9 di sera e poi fino all’una…”. Poi, rivolto alle donne presenti, aggiunge: “Attente, che gli alpini hanno l’occhio vispo e la penna lunga… ma a promesse sono peggio dei marinai”.

Prima di abbandonare il paesino, il presidente del Consiglio torna ancora sulle polemiche relative all’election day: “Adesso mi dicono di Lega e referendum- sbotta con uno sfollato- ma di queste cose nessuno ne sa niente… potevamo avere una crisi di governo in un momento come questo?”.
Poi sopralluogo nel centro de L’Aquila accompagnato dal ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. E qui arriva la precisazione su Fini: “Nessuna polemica con il presidente della Camera Gianfranco Fini, sul referendum ho solo risposto all’opposizione”. Insomma, per il Cavaliere si è trattato di esagerazioni dei media, “un atteggiamento inaccettabile da parte della stampa. Sono frasi che che non ho mai detto”. Poi tornando sul referendum ha ribadito di non “aver voluto mettere in crisi il governo dietro alle pressioni della Lega perché sarebbe stato irresponsabile di fronte alla crisi economica e alla ricostruzione dell’Abruzzo”. E ancora, rivolto all’opposizione, ha aggiunto: “Mi rivolgo all’opposizione che ci ha accusati di disperdere i fondi dello Stato. Le cifre che hanno diffuso non sono vere ma molto meno, per questo abbiamo abbinato il referendum ai ballottaggi”.

Rai, terremoto ad Annozero: sospeso Vauro, riequilibrio per Santoro

Vauro-lapresse

Un immediato riequilibrio relativo ai servizi andati in onda dall’Abruzzo giovedì scorso e la sospensione del vignettista Vauro, per il disegno dedicato all’aumento delle cubature dei cimiteri per accogliere le vittime del sisma: si concretizza in questi termini l’intervento del vertice della Rai nei confronti di Michele Santoro, dopo la contestata puntata di Annozero sul terremoto.
La vicenda sarà comunque all’attenzione del cda, previsto il 22 aprile. Dopo le critiche del presidente della Camera Gianfranco Fini e del premier Silvio Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini, Mauro Masi, e il presidente, Paolo Garimberti, avevano immediatamente espresso solidarietà alla protezione civile - finita nel mirino di Annozero per la mancata pianificazione dell’intervento sul territorio - e attivato un’istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative e dei regolamenti aziendali. Nel pomeriggio c’era stato un primo incontro - aggiornato a questa mattina - al quale - oltre a Masi e Garimberti - avevano partecipato anche il vice dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i rappresentanti dell’ufficio legale.
“Il direttore generale, Mauro Masi, con tutte le strutture aziendali competenti” spiega la nota diffusa oggi da Viale Mazzini “ha esaminato alla luce delle normative di legge vigenti e i regolamenti aziendali la puntata di giovedì scorso di Annozero. Fatte salve le valutazioni di competenza del cda, il direttore generale ha inviato a Michele Santoro e ai direttori del Tg3, Antonio Di Bella (testata sotto la quale è ricondotto Annozero in periodo di par condicio, ndr) e di Raidue, Antonio Marano, una lettera sulla necessità che sin dalla prossima puntata siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo. Non sono stati invece ravvisati sostanziali elementi di squilibrio nel dibattito svolto in studio nel corso della trasmissione”.
Sempre in relazione alla puntata di giovedì scorso “è stata invece valutata gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi Aumento delle cubature. Dei cimiteri. Il direttore generale ha quindi comunicato ai direttori Antonio Di Bella e Antonio Marano e allo stesso Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni dello stesso Vauro Senesi”.

Il VIDEO con le vignette di Vauro nella puntata del 09/04/2009 di Annozero


La VIDEOINTERVISTA di Alberto Roveri a Vauro sul valore della satira oggi:

In soccorso dell’Abruzzo: quei medici che prima scavano e poi operano

medico

Guai a chiamarli eroi. Dicono che hanno fatto solo il loro dovere. Ma due cose vanno dette. La prima è che tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale Nuovo hanno vissuto la terribile scossa occupandosi subito di se stessi, dei propri cari, degli amici del piano di sotto; la seconda è che, senza alcuna chiamata, si sono riversati sul proprio posto di lavoro.
Storie di gente che ha visto morire il figlio e subito dopo è andata a salvare un anonimo ragazzo, con i camici chiusi con il cerotto, con il filo di sutura che non c’era più, con le garze esaurite. Le barelle sistemate sull’asfalto, e dai a ridurre una frattura, a praticare un massaggio cardiaco, a tamponare una ferita che sembrava una fontana. La vita contro la morte: un pediatra ha perso moglie e due figlie, un medico di base e sua moglie ematologa hanno visto andarsene Filippo, il loro ragazzo di 16 anni, un cardiologo non ha più né moglie né figlia, un anestesista ha perso la moglie e il figlio è in rianimazione. Ma tutti, prima ancora di capire e di piangere, sono tornati lì dove forse qualcosa, forse moltissimo, si poteva ancora fare.

Guido Liris è un giovane di 29 anni, specializzando in igiene: “Dormivo, con i miei genitori e i miei fratelli. La nostra casa, seppur lesionata, ha retto ma quella dello zio Armando, che è accanto alla nostra, è implosa, tutto crollato. Ho preso le medicine che potevano servire, adrenalina, ossigeno, filo di sutura, e ci siamo messi a scavare con le mani o con una pala. Era una lotta impossibile. Lì sotto c’erano lo zio e mia cugina Barbara di 35 anni. Noi abitiamo a Pianola, un piccolo centro vicino all’Aquila, e stavamo tutti lì a scavare. Barbara l’abbiamo tirata fuori abbastanza presto, stava bene, un armadio le era crollato addosso e così i calcinacci non l’avevano seppellita. Ma dello zio nessuna notizia. Dopo un’ora e mezzo dalla scossa un amico mi urla: “Corri Guido, c’è lo zio, è vivo, è caldo”. Sono arrivato con tutto quello che poteva servire. Lo vedo con gli occhi chiusi ma caldo, effettivamente. Vicino a lui una maschera per l’ossigeno che usava per un problema respiratorio. L’ossigeno deve avergli allungato un po’ la vita ma poi non ce l’ha fatta. Fossimo arrivati poco prima…”.

Estratto il corpo dello zio e assicuratosi che tutto era in sicurezza, Liris è montato in macchina ed è corso in ospedale. Lui è delegato sindacale dei 450 specializzandi, una specie di sindacalista di destra, visto che fino allo scioglimento di An è stato il coordinatore provinciale di Azione giovani. “La prima immagine è stata la grande nuvola di polvere scura sopra il centro storico della mia città. Era ancora buio, ma si vedeva questa cappa nera sopra i miei campanili medioevali. Arrivo in ospedale e quello che vedo non si può raccontare. Altro che Er, altro che i film apocalittici. C’erano già quasi tutti i malati portati fuori, i feriti che arrivavano in continuazione, ma non potevamo metterli dentro perché dentro era tutto sfasciato. Primari e infermieri, specializzandi e portantini, tutti insieme. Un caos pazzesco, poco coordinamento, come è logico, ma una grande pagina di solidarietà. La cosa bella in questi momenti è che si muove uno e si muovono tutti. Decidiamo di tirare fuori i malati dell’ultimo reparto: rianimazione. Li abbiamo portati fuori con le flebo e i respiratori attaccati, intanto i nostri primari chiamavano i loro colleghi di altri ospedali: “Ho uno in coma oncologico, te lo puoi prendere? L’ambulanza è già pronta”. Poi è successo il peggio: arrivavano, scaricati da macchine, centinaia di feriti e lì riconoscevi l’amico, il figlio del barista, il lontano parente. E più passava il tempo, più i morti erano superiori ai vivi”.
Va bene, niente eroi, però dopo aver lavorato 18 ore consecutive andando a prendere nei reparti lesionati e abbandonati garze, pinze e filo di sutura il nostro Guido è tornato a Pianola e con un’infermiera amica sua ha messo su in quattro e quattr’otto un presidio medico nel campo sportivo del paese: “Rifacciamo le medicazioni fatte in tutta fretta quella notte, diamo pasti caldi a 300 persone. Ho staccato solo mezz’ora e purtroppo quando riaccendo il cellulare è quasi sempre qualcuno che mi dice: “Hai saputo di Tizio? È morto”.
L’ospedale da fuori sembra pure bello e nuovo, come il suo nome. Ci sono voluti 26 anni per costruirlo e consegnarlo in pompa magna appena nove anni fa. Cemento armato e struttura antisismica, tanti reparti uno separato dall’altro come un aeroporto con tanti terminal. Ma ha retto solo il cemento armato, mentre i tramezzi, i controsoffitti, i cornicioni e molte pareti laterali si sono sfarinati sotto le scosse.

“Siamo in zona sismica ma non abbiamo mai fatto alcuna esercitazione” dice il primario di neurologia, così tutti i 500 malati sono stati evacuati in tempi record grazie al lavoro del personale e della Protezione civile. Ora è stato allestito nel prato dietro questo monumento all’inutilità un ospedale da campo. C’è naturalmente la tenda del pronto soccorso, quella per il deposito dei medicinali, quella per la pediatria, quella per le prescrizioni dei farmaci, quella per l’ostetricia. Sandra Moro è un altro dei tanti medici non eroi: “Vivo a Paganica, uno dei paesi più colpiti. Noi tutti bene, mio marito e i miei due figli. Dopo le prime ore sono scesa quaggiù a vedere cosa c’era da fare. Non immaginavo di trovare l’inferno. Sono ginecologa e la prima cosa è stata mettere in sicurezza le nostre pazienti. Una donna era arrivata alla massima dilatazione e ha partorito in ambulanza. Ma poi c’erano da curare i feriti, cucire, fasciare, rianimare. Ho detto: io so far nascere i bambini ma voi utilizzatemi per qualsiasi cosa. No, non c’era tempo per pregare”.
Oppure Vincenzo Corridore, otorino: “Ovvio, prima abbiamo scavato per tirare fuori i nostri vicini di casa e poi in ospedale. Sono arrivato alle 6 e ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere. “Trovatemi un paio di forbici” diceva uno, e io a correre in un reparto a prendere dagli armadietti tutto quello che poteva servire”.
Per carità, nessun eroe, hanno solo fatto il proprio dovere. Mariapia Lepidi è una giovane infermiera oncologica: era qui di turno e dopo aver trascinato insieme a una collega i 14 suoi malati si è messa a disinfettare e pulire, a fare iniezioni e prelievi per altre 18 ore, senza mangiare e bevendo solo 12 ore dopo, quando è arrivata un po’ d’acqua. O ti raccontano di quanto è stata brava Benita Capannolo, anestesista che si è fatta in 12 per alleviare le sofferenze dei moribondi che transitavano nel pronto soccorso all’aperto. O di Marina Tobia, primaria di ginecologia ospedaliera che sembrava la più giovane delle infermiere per quanta forza e umiltà metteva nel suo soccorrere chiunque. “Felice il Paese che non ha bisogno di eroi” fa dire Bertold Brecht al suo Galileo Galilei. Vero, però che consolazione il Paese che ogni tanto trova tanta gente che sa fare così bene il proprio dovere.

Ricariche gratuite alle popolazioni colpite, una buona notizia dal fronte del terremoto

sfollati

Linee telefoniche interrotte, negozi chiusi, bancomat inattivi: impossibile nei giorni del terremoto ricaricare il telefonino e quindi difficile per moltissime persone che vivono nelle zone colpite comunicare coi propri cari. Nelle emergenze il telefono diventa indispendabile, ma come fare se il credito è a zero o a pochi centesimi? Il problema, banale e importante, se l’è posto Wind che per la prima volta in Italia ha accreditato 5 euro ai propri clienti che si trovavano all’Aquila e provincia.

La good news in un momento tanto drammatico ha raggiunto gli abbonati (sono circa 60 mila) nella giornata di ieri sotto forma di un sms che recitava più o meno così: “Gentile cliente, in questa situazione di difficoltà ti accreditiamo gratuitamente 5 euro che potrai spendere per qualunque tipo di telefonata”. Molti di loro hanno chiamato il call center della compagnia, rigraziando in lacrime gli operatori. E spiegando che in effetti erano rimasti isolati e non sapevano come fare a ricaricare il cellulare.

L’idea di Wind deve aver fatto scattare una forma di “concorrenza buona”. Dopo poche ore infatti anche Telecom si è attivata, raddoppiando la ricarica gratuita e arrivando a 10 euro. Ma soprattutto raggiungendo una fetta molto più grande di popolazioe: gli abbonati Telecom nelle zone colpite dal terremoto superano i 250 mila. Chissà che questa àncora di salvezza, immediata e tangibile, a chi si è ritrovato (tra l’altro) senza la possibilità di comunicare non diventi un precedente da imitare in tutti i contesti di bisogno.

Sisma in Abruzzo: ecco come aiutare le popolazioni terremotate

Violento sisma a L'Aquila: crolli, vittime e dispersi

Gli angeli e gli sciacalli. Mentre tutt’Italia si sta mobilitando in soccorso dei 50 mila sfollati dei centri abruzzesi colpiti dal terremoto, c’è pure chi approfitta della tragedia per arraffare gioielli, argenteria ed elettrodomestici lasciati dalle persone costrette ad abbandonare la propria abitazione. “Sono stati registrati atti di sciacallaggio già questa notte, subito dopo la scossa”, ha detto il presidente della Provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane. “Episodi già stati segnalati alle forze dell’ordine”. I primi fermi in mattinata. E non sono pochi quelli che per paura di perdere i loro beni esitano ancora ad abbandonare le loro case lesionate dal sisma, tanto che si stanno organizzando dei presidi di sicurezza.

Intanto l’Italia del volontariato si sta muovendo con ogni mezzo possibile, come il Wwf che per aiutare le famiglie sfollate ha messo a disposizione foresterie e i centri visite sparsi nelle oasi abruzzesi. Ma come aiutare gli sfollati del terremoto d’Abruzzo?
Panorama.it pubblica una lista di associazioni autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a partecipare agli interventi di soccorso.

Associazione guide e scouts cattolici italiani 06/68166236

Associazione nazionale alpini 0773/1875164 oppure 02/6592364

Associazione nazionale carabinieri 06 /36000804

Associazione nazionale pubbliche assistenze 055 /7874536

Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo 06 /76983385

Associazione nazionale vigili del fuoco volontari 011/888823

Associazione radioamatori Italiani 02/6692192

Cives – coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria 055/355648

Cisom Corpo italiano di soccorso ordine di malta 06/45440764

Confederazione nazionale delle misericordie d’Italia 055/ 3261261

Corpo nazionale giovani esploratori ed esporatrici italiani 06/83769051 oppure 0761/498041

Federazione italiana ricetrasmissioni 02 /45495688 oppure 02/8057446

Legambiente 06/86218474

Psicologi per i popoli 0465/322071

Prociv – Arci Associazione nazionale volontari per la Protezione civile 06/23328358

Ucis – unità cinofile italiane da soccorso 030/9921827 oppure 0364/45522

Unitalsi 06/6781421

Per donazioni:

Caritas
C/C POSTALE n. 347013
o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Causale: “TERREMOTO ABRUZZ
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - IBAN: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - IBAN: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - IBAn: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

Caritas Ambrosiana
C/C POSTALE n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
C/C BANCARIO n. 578 - Cin P, ABI 03512, Cab 01602 presso l’ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
IBAN: IT16P0351201602000000000578
Causale: “TERREMOTO ABRUZZO 2009″

Croce Rossa Italiana
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
IBAN: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”

C/C POSTALE n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI.

L’Abruzzo trema: cordoglio e offerte di aiuto da tutto il mondo

10ap
A mano a mano che si diffondono, in tutta la loro gravità, le notizie sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo, da tutto il mondo arrivano dichiarazioni di cordoglio e offerte di aiuto.
Tra i paesi che hanno contattato il dipartimento della protezione civile per offrire collaborazione ci sono Russia, Germania, Francia, Grecia, Israele ed anche l’Unione Europea. Per ora comunque, ha spiegato il dirigente della protezione civile, Agostino Miozzo, ”non abbiamo bisogno di aiuti dagli altri paesi”.
Il presidente americano Barack Obama ha aperto oggi la sua conferenza stampa ad Ankara con il presidente turco Abdullah Gul inviando la sua solidarietà. ”Desideriamo porgere le nostre condoglianze alle famiglie italiane colpite dal terremoto”, ha detto, ”Ci auguriamo che l’invio dei mezzi di soccorso riesca a minimizzare i danni per le vittime”.
Il Papa ha espresso ”viva partecipazione al dolore delle care popolazioni” colpite dal terremoto di stanotte, prega ”per le vittime e in particolare per i bambini” e ha incoraggiato sia i superstiti sia ”quanti in vario modo si prodigano” nei soccorsi, con un telegramma all’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari. ”La drammatica notizia del violento terremoto che ha scosso il territorio di questa diocesi - ha scritto il segretario di Stato Tarcisio Bertone nel telegramma inviato a nome di Benedetto XVI - ha riempito di costernazione l’animo del sommo pontefice”.
Il ministro degli esteri greco Dora Bakoyannis si sta mettendo in contatto col suo collega italiano Frattini per offrire l’invio di una squadra di soccorso e aiuti materiali per assistere le vittime del sisma. Anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha espresso al presidente del consiglio Silvio Berlusconi le condoglianze per le vittime del sisma. Lo ha riferito a radio Gerusalemme l’ambasciatore di Israele in Italia Gideon Meir. Il sindaco di Mosca, Iuri Luzhkov, che doveva ricevere oggi la visita, poi cancellata, del premier Berlusconi, ha espresso ”grande dolore” per le vittime e ha offerto aiuto e assistenza alle popolazioni colpite. ”Siamo molto dispiaciuti per quello che è accaduto in Italia”, ha detto Luzhkov, ”Anche se l’Italia ha mezzi e capacità a sufficienza, sia Mosca sia il resto della Russia sono disposti ad inviare aiuti”. ”Il governo e il popolo polacco si uniscono al dolore delle famiglie delle vittime nonché a quello di tutti gli abitanti che hanno perso le case e spesso anche il patrimonio della loro intera vita” ha scritto invece il premier polacco Donald Tusk in un messaggio arrivato a Berlusconi. Tra i leader mondiali che hanno contattato la presidenza del Consiglio anche il presidente della Commissione Europea Barroso. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto la telefonata del suo omologo egiziano Hosni Mubarak, che gli ha espresso i sentimenti di cordoglio per le vittime e di solidarietà e sostegno alla popolazione colpita dalla tragedia. Napolitano si è detto profondamente colpito dalle tragiche notizie le cui conseguenze sono ancora in via di doloroso accertamento, ha espresso al Presidente della Regione, al Sindaco de L’Aquila e alle altre autorità locali i suoi sentimenti di vicinanza e solidarietà.
LEGGI ANCHE: Allarmi ignorati, polemiche sul sisma - Già in moto la macchina della solidarietà - Le testimonianze: “Mi sento miracolato”

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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