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Uno dei fermati dalla polizia dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara
Caserme e questure, ma anche treni, stazioni, metropolitane, stadi, centri commerciali e ogni altro luogo affollato: sono questi i possibili obiettivi dei nuovi terroristi fai-da-te. Continua

Nei loro progetti, in quanto supporto di Al Qaida in Europa, ci sarebbe stata una serie di attentati in Francia e Inghilterra e, in particolare, all’aeroporto parigino Charles De Gaulle. Associazione con finalità di terrorismo internazionale e addestramento e arruolamento con finalità terroristiche: sono le accuse per le quali gli agenti della Digos di Bari e del Servizio Centrale Antiterrorismo dell’Ucigos hanno arrestato l’imam del Belgio Bassam Ayachi, siriano di 63 anni con cittadinanza francese, e Raphael Marcel Frederic Gendron, francese di 34.
“Due elementi di grande spessore operativo ancora da definire”, li ha definiti il responsabile della divisione antiterrorismo internazionale della Polizia di Stato, Claudio Galzerano, a latere della conferenza stampa con la quale è stata illustrata l’operazione. “Ci sono evidenze investigative” ha aggiunto “ancora oggetto di approfonditissima valutazione, riferimenti che devono trovare il carattere dell’attualita’ e della concretezza per costituire una minaccia vera”.
Ai due l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi, è stata notificata in carcere dove sono detenuti dall’11 novembre 2008 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo essere stati bloccati nel porto di Bari a bordo di un camper sul quale avevano nascosto immigrati clandestini. Insieme ad Ayachi e Gendron sono indagate per gli stessi reati una decina di persone arrestate nel dicembre scorso in Francia e Belgio.
Secondo i pm inquirenti della procura di Bari, Roberto Rossi e Francesca Romana Pirrelli, che hanno chiesto gli arresti, durante la detenzione Ayachi e Gendron “hanno progettato e organizzato attentati terroristici e azioni di guerriglia continuando quindi nella loro attività associativa”.
L’indagine è partita dall’analisi del contenuto di sei pen-drive e di numerosi dvd (uno dal titolo “Torture”) trovati nella disponibilità degli indagati nel novembre 2008, insieme con le successive intercettazioni ambientali. Tra i documenti trovati, anche letture e commenti di comunicati di Osama bin Laden e discorsi di al Zarqawi, resoconti di operazioni della resistenza irachena contro l’esercito Usa, foto di guerriglieri, manuali di combattimenti e scene di addestramento e combattimento. Successivaente è scattato l’arresto per associazione finalizzata al terrorismo internazionale.
Secondo le informazioni diffuse dalla Digos della Questura di Bari, e dall’Ucigos, Bassam Ayachi, di origine siriana, era già noto da tempo alle autorità belghe e a quelle italiane perché leader e guida spirituale del “Belgium Islamic Centre Assabyle (CIBA)” di Bruxelles, ritenuto uno dei più importanti centri di irradiazione dell’Islam di orientamento salafita in Europa. Uno dei suoi figli Ayachi Abdel Rahman, inoltre, è stato di recente condannato in Belgio (il 23 gennaio 2009 dalla Corte di Appello di Bruxelles), proprio insieme al secondo arrestato, Raphael Gendron, per aver diffuso, sul sito internet del centro islamico www.assabyle.com, un video antisemita, xenofobo e razzista, contenente anche minacce contro lo Stato d’Israele. Il sito, oscurato nel 2004, era stato subito dopo ricreato con il nome www.ribaat.org – registrato in Pakistan e tuttora attivo – utilizzato sempre per immettere in rete documenti di propaganda dell’Islam radicale e di apologia del jihad.
Quanto a Raphael Gendron, si tratta di un ingegnere elettronico francese convertitosi all’Islam, stretto collaboratore del Bassam, e tra i cofondatori del CIBA. Gli investigatori della Polizia di Stato hanno fatto un meticoloso lavoro di traduzione e analisi della documentazione sequestrata ai due francesi al momento dell’arresto nel porto di Bari ed è emerso che proprio quest’ultimo era il gestore e l’amministratore del sito www.ribaat.org nonché di altri siti internet che operano nell’ambito di quel fenomeno noto come “jihad informatico”.

Molti dei documenti trovati in possesso di Gendron, infatti, sono stati rinvenuti anche in rete. Si tratta di scritti riferibili ad autori islamisti, tradotti spesso in francese, che tendono a giustificare sotto il profilo ideologico e religioso il jihad, compresi gli attentati suicidi, soprattutto nelle zone teatro di conflitti interetnici e religiosi, ma anche nei confronti dell’Occidente e d’Israele. Tra la documentazione sequestrata vi erano anche diversi manuali sulle arti marziali, sulle tecniche di combattimento dei reparti speciali israeliani, sulle tecniche di guerriglia, di terrorismo e di controterrorismo.

Due nordafricani residenti in Italia sono stati espulsi ieri sera su disposizione del ministro Roberto Maroni. L’accusa per entrambi è di terrorismo. Sono Mohammed Essadek, marocchino di 39 anni e Sghaier Miri, tunisino di 34. Essadek, secondo quanto si apprende da fonti investigative, viveva a Gaiarine, in provincia di Treviso, vicino a casa del ministro Luca Zaia che ha commentato “ringrazio gli inquirenti e Maroni, l’attenzione deve essere elevata”. Il tunisino Miri era, invece, lavorava come operaio in una fabbrica di legnami a Cormons (Gorizia) e viveva a San Giovanni al Natisone. Non svolgeva attività di predicazione nè si era esposto con interventi pubblici.
Secondo fonti investigative, entrambi avevano contatti con esponenti di Al Qaeda e avevano parlato più volte, come risulta dalle intercettazioni, degli effetti che potrebbero essere generati dall’esplosione di un ordigno nel nostro paese. Ma i due non stavano preparando concretamente un attentato: sono stati inquisiti per la loro attività di proselitismo e per aver manifestato intolleranza verso i non musulmani. Nelle conversazioni intercettate Essadek ripeteva spesso che ”ogni credente è legittimato a concludere con il martirio il proprio percorso di vita spirituale”. Il ministro Maroni aveva firmato il provvedimento di espulsione per i due già lo scorso 20 febbraio, ma le autorità del Marocco e della Tunisia soltanto nei giorni scorsi hanno emesso i documenti di viaggio.
Essadek è stato rimpatriato dall’aeroporto di Bologna con un volo della Royal Air Maroc; Miri è partito nella serata di ieri dall’aeroporto di Fiumicino con un volo dell’Alitalia per Tunisi.
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