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Emettono ordinanze contro la prostituzione in strada, l’accattonaggio molesto, gli episodi di vandalismo e la somministrazione di alcol di notte, per evitare le stragi del sabato sera. Sono i cosiddetti sindaci “sceriffi” che, per ripulire i quartieri e le strade delle città, vorrebbero una polizia locale più forte e con maggiori poteri. Guidano soprattutto le amministrazioni del Nord, la maggior parte di centrodestra, ma trovano adepti anche nelle giunte rosse di Emilia Romagna e Toscana. Insomma, anche sotto il Po il modello “Peppone”, tutto casa e partito, è definitivamente superato, lasciando spazio al ben più efficace metodo alla “Gentilini”, l’ex primo cittadino leghista di Treviso precursore degli attuali sindaci sceriffi del Nord. La conferma viene da una ricerca di Anci (Azzociazione nazionale comuni italiani) e Cittalia su 600 ordinanze emesse in 318 comuni in base al decreto Maroni (che dal 5 agosto scorso ha ampliato i poteri dei sindaci), presentata oggi a Novara durante un convegno. Ne emerge un paese spaccato in due: sindaci decisionisti e impegnati in prima persona sul tema della sicurezza al Nord, mentre al Centro Sud resiste ancora il modello tradizionale del sindaco di “Palazzo”, tra scartoffie da firmare e cerimonie da presenziare.
Il 66,7 per cento delle ordinanze comunali sulla sicurezza urbana, secondo la ricerca, è stato emesso da sindaci del Nord Ovest e del Nord Est, rispettivamente il 40,3 per cento e 26,4 per cento. Solo il 6,7 per cento delle ordinanze è stato firmato dai sindaci delle Isole, mentre nel Centro sono l’11,7 e nel Sud il 14,9 per cento. Dall’entrata in vigore del decreto Maroni, il tema più regolato dai primi cittadini è stato il divieto della prostituzione in strada (16 per cento), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6 per cento), dal vandalismo (10 per cento) e dall’accattonaggio molesto (8,4 per cento). Secondo l’indagine, la Lombardia è la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze (144 in 82 comuni, pari al 5,3 per cento del totale), mentre il Veneto ha il più alto numero di sindaci sceriffi (l’8,6% dei comuni). Si adeguano anche le regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, rispettivamente con il 7,6 per cento e il 7,7 per cento dei comuni. Ricorrono allo strumento delle ordinanze sulla sicurezza sopratutto i sindaci dei comuni medio piccoli: il 24 per cento nei comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti, il 28 per cento tra i 15 mila e i 50 mila e l’11 per cento tra i 50 mila e i 100 mila. Solo l’8 per cento delle ordinanze sono state emesse nei comuni con oltre 250 mila abitanti.
E ora i sindaci del Nord chiedono anche più poteri alla polizia locale: secondo un questionario dell’Anci condotto su 109 comuni, tra le priorità d’intervento segnalate dai primi cittadini ci sono il rafforzamento e l’adeguamento tecnico e strumentale della polizia locale (35,9 per cento), gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2 per cento), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalità (24,8 per cento) e il sostegno alle vittime dei reati (14,3 per cento).
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Crescono i vizi degli italiani, sempre più grassi e bocciati in stili di vita salutari: fumano, fanno pochissimo sport e consumano alcol con modalità a rischio. È l’istantanea delle abitudini del Belpaese secondo il Rapporto Osservasalute 2008 dell’Università Cattolica, presentato oggi a Roma al Policlinico Gemelli.
La percentuale di persone in sovrappeso è, infatti, cresciuta progressivamente passando dal 33,5% (rapporto 2005) al 33,6% (rapporto 2006), per salire ancora al 34,6% fino al dato attuale del 35%, lo stesso trend ha seguito l’obesità passando dall’8,5%, al 9%, poi al 9,9% e infine 10,2%.
I dati mostrano che la prevalenza di sovrappeso e obesità aumenta progressivamente all’avanzare dell’età, e le fasce più colpite vanno dai 45 ai 74 anni. La percentuale di uomini in sovrappeso (43,8%) è quasi il doppio di quella del sesso femminile (26,8%), differenza che resta in ogni classe di età. I valori che riguardano la popolazione obesa, invece, sono più elevati negli uomini rispetto alle donne per gli anni compresi fra i 18 e i 54 e maggiori per quest’ultime per la classe 55-74 anni. Le regioni del Sud presentano la prevalenza più alta di persone che risultano in sovrappeso e obese rispetto alle regioni settentrionali; anche se rispetto ai dati riportati nel Rapporto Osservasalute 2007, si osserva una tendenza in leggero aumento anche per le regioni del Nord, sia per quanto riguarda le persone in sovrappeso che per quelle obese.
Nonostante il quadro, lo sport in Italia resta “sconosciuto” e gli italiani si confermano sedentari: è addirittura in discesa, infatti, il numero di sportivi in Italia, e se nel Rapporto 2007 relativo al 2005 solo il 20,9% della popolazione ha dichiarato di praticare in modo continuativo uno o più sport nel tempo libero, il rapporto Osservasalute quest’anno indica che a farlo è il 20,5% degli italiani.
Secondo il rapporto Osservasalute 2008 peggiorano le abitudini alimentari degli italiani e, fatta eccezione per la riduzione del consumo di grassi, come salumi e formaggi, si nota però l’aumento del consumo di dolci e snack salati e la forte crescita del consumo di aperitivi alcolici, la riduzione di consumo di alimenti proteici come le carni bianche e le uova, di cereali, di patate.
Da bocciare, secondo gli esperti, sono pure le nuove tendenze alimentari dei giovani: per i bambini di 3-5 anni è significativo il trend crescente del gruppo delle carni, pesce e uova inclusi i salumi, mentre per i ragazzi di 14-17 anni il trend fortemente crescente per il consumo di alcolici fuori pasto, aperitivi alcolici e super alcolici, nonché la diffusione del consumo moderato degli amari.
In generale il rapporto dell’Università Cattolica boccia gli stili di vita degli italiani: le italiche abitudini “non sono ancora lodevoli” e su alcuni fronti, come la moda dell’aperitivo alcolico, hanno preso decisamente “la china”. Il fumo, innanzitutto, che rappresenta la prima causa di morte evitabile. In Italia, i fumatori sono circa 12 milioni e l’età media alla quale le persone iniziano a consumare tabacco è intorno ai 16 anni. Si fuma di più al Sud (Lazio 25,7%, Sicilia 25,5%, Campania 26,9%) rispetto alle regioni settentrionali. L’abitudine al fumo è più diffusa fra gli uomini (28,8%) rispetto alle donne (17,0%) ed è diffusa soprattutto tra le persone dai 20 ai 54 anni. Confrontando il nuovo Rapporto con quello del 2007 anzi si vede che i fumatori aumentano in entrambi i sessi: se dal rapporto 2007 emergeva che il 28,3% dei maschi era fumatore (dato 2005), il 16,2% delle donne, nel rapporto 2008 siamo rispettivamente al 28,8% e 17%, (dato 2006).
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Sempre più pirati sulle strade e sempre più pedoni e ciclisti uccisi. In tutta la Penisola si registrano “ogni anno circa 500 casi” di automobilisti lanciati a tutta velocità, spesso sotto l’effetto di alcol, droga o mix di entrambi, che travolgono cittadini ignari e tirano dritto senza preoccuparsi di morti o feriti. Il bilancio di “un fenomeno sempre più allarmante”, tra gli oggetti del pacchetto sicurezza varato in estate dal Governo, arriva dal legale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus, Domenico Musicco.
Oggi all’ospedale Niguarda di Milano, a margine del convegno “Trauma update. Incidenti stradali: dalla prevenzione alla riabilitazione”, l’esperto rileva che “nei primi 6 mesi del 2008, rispetto al primo semestre 2007, i casi di ‘pirateria’ sulle strade nazionali hanno segnato un +74%”. Secondo Musicco, un trend di crescita sarebbe confermato anche dai numeri più recenti. “Episodi preoccupanti”, ribadisce, anche se “il 70% dei pirati successivamente viene identificato”. Sempre in base ai dati dell’onlus, “con circa 50 casi ogni anno la Lombardia è la regione più esposta a questo fenomeno”, precisa il legale. La maglia nera va alle “province di Bergamo e Brescia”.
Questo invece l’identikit del guidatore-tipo coinvolto in un incidente stradale, secondo un’indagine condotta a Milano dal Trauma team del Niguarda: maschio, quarantenne, “annebbiato” una volta su due da sostanze stupefacenti assunte da sole o in cocktail. Alcol e cocaina in primis. Nell’Aula magna della struttura meneghina esperti italiani e stranieri a confronto su un modello di assistenza integrata che nella Penisola riguarda oggi 5 Trauma center ospedalieri, ma che consente di azzerare le morti evitabili.
Il “peso” di alcol e droghe quali cause all’origine degli incidenti stradali, dalle cosiddette stragi del sabato sera agli schianti infrasettimanali, “ha un’importanza di gran lunga superiore a quanto si possa immaginare”, assicura il direttore del Trauma team di Niguarda, Osvaldo Chiara. “Da un lato servono interventi di educazione” sottolinea l’esperto “ma dall’altro occorre potenziare lo strumento dei controlli”.
Un appello al quale si unisce Domenico Musicco: “Nel nostro Paese si esegue ogni anno un milione di alcoltest, contro i 10 milioni della Francia” rileva “e il numero di narcotest è di gran lunga inferiore”. Risultato: “Fino a qualche tempo fa ogni guidatore aveva solo una probabilità ogni 127 anni di essere fermato per un controllo” calcola “mentre oggi siamo a una ogni 74 anni”.
Nell’indagine milanese, spiega Chiara, “tutti i conducenti che venivano ricoverati in seguito a un incidente stradale sono stati sottoposti ai test per valutare i livelli di alcolemia e l’eventuale assunzione di una o più droghe”. Circa “il 50% del campione è risultato positivo”, riassume lo specialista. In particolare, “il 20-22% aveva assunto soltanto alcol” puntualizza “il 20% solo droga (soprattutto cocaina) e il 15% alcol e droga in mix”. In generale, “il 70% dei guidatori analizzati era maschio e l’età media del campione era 39 anni”.
Gli ultimi casi, dopo l’incidente di Cesano Maderno, hinterland milanese (un morto e 27 feriti, investiti da una Bmw guidata da un 20enne che aveva bevuto) si sono verificati a Lecce e a Modena.
Nel capoluogo salentino, Omar Monaco, 21 anni, stava rientrando a casa in bicicletta quando è stato ucciso da un’auto che lo ha travolto senza fermarsi. A Modena, sempre domenica sera un uomo, Silvano Zanni, 50 anni, è morto e due persone sono rimaste ferite da una macchina che li ha colpiti mentre attraversavano sulle strisce.
Anche alla luce delgi ultimi due fatti, la politica ha deciso di intervenire.
Il presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, a margine di un convegno in Campidoglio, ha confermato che sono allo studio in commissione modifiche del codice stradale che prevedono il progressivo inasprimento delle pene per chi guida dopo aver assunto alcol: in sostanza chi beve non guida, perché sarà sufficiente un tasso alcolemico anche dello 0,2% per vedersi ritirare la patente: “Ci saranno sanzioni molto pesanti”, ha spiegato Valducci, “per chi viene trovato anche con 0,2 milligrammi, quindi tolleranza zero che porterà a un inasprimento delle pene. Valuteremo poi se inserirle solo per una fascia di età o solo per i giovani, ma io sono per estenderle a tutti”.
La proposta di legge, ha aggiunto Valducci, “è del Pd e il relatore è Silvano Moffa (di An, ndr) per cui c’è assoluta convergenza bipartisan. Ne ho già parlato con i colleghi dell’opposizione” ha aggiunto “ci auguriamo che possa essere approvata entro fine gennaio, inizi febbraio, speriamo di farlo anche col consenso del Senato”.
Per quanto riguarda le pene, ha spiegato Valducci, “per chi verrà fermato la prima volta ci sarà la sospensione di 6 mesi della patente, con un inasprimento progressivo fino ad arrivare al ritiro”. L’altra norma presente nella proposta è quella che prevede di trattenere una quota inferiore al 50% delle multe, che è già destinata alla sicurezza stradale, da affidare a un ente che garantisca maggiori controlli.
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Discutine sul FORUM: Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?
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Nove milioni in Italia abusano dell’alcol. 740mila di questi sono minorenni: cioè, un under 18 su cinque. Numeri che, oltre a rappresentare una vera e propria emergenza, collocano il nostro paese al primo posto in Europa per l’età più bassa di accesso all’alcol. A puntare i riflettori sul fenomeno è la prima Conferenza nazionale sull’alcol, promossa dal Ministero del Welfare e della Salute, che tra lunedì 20 e martedì 21 ottobre riunisce esperti, associazioni, produttori e istituzioni per fare il punto sull’emergenza alcol in Italia.
“Abbiamo l’età più bassa di accesso all’alcol” ha segnalato il sottosegretario Eugenia Roccella “e tra i 14 e i 17 anni c’è un picco rispetto all’Europa. Il 19,5 per cento degli under 18 consuma alcol”. A cambiare rispetto al passato è la modalità di consumo: “Ora siamo diventati più europei”, ha spiegato il sottosegretario, “e si beve fuori pasto, non solo vino ma superalcolici, con gli aperitivi e i drink ‘mascherati’, che sono dolci e piacevoli ma in realtà ad alto tasso alcolico”.
I giovanissimi (gli under 15), dice in proposito uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità, consumano in discoteca la loro “dose” di alcol. Secondo l’ultima rilevazione su un campione di 637 ragazzi, ha sottolineato l’esperto dell’Iss Emanuele Scafato: “In media il sabato sera in discoteca i maschi sotto i 15 anni consumano quattro bicchieri di bevande alcoliche per serata e le ragazze ne consumano tre bicchieri. Il 67% degli under 15 - ha detto Scafato - dichiara di consumare abitualmente alcol il sabato sera, e di questi oltre il 40% dichiara di abusare di bevande alcoliche consumando tra tre e oltre cinque bicchieri. Va oltre il limite dei cinque bicchieri il 29% dei ragazzi”.
Sono insomma lontani i tempi del bicchiere di vino a pranzo e a cena, tradizione tutta italiana: “Oggi i giovani bevono con il preciso scopo di ubriacarsi”. Tra i ragazzi, cioè: “È sempre più frequente un atteggiamento analogo a quello perseguito attraverso le droghe, cioè la ricerca dello sballo per sperimentare emozioni-limite e perdere consapevolmente la coscienza di sé. Sono comportamenti relativamente nuovi a cui la conferenza nazionale proverà a dare delle risposte”.
In cura presso i servizi pubblici per l’alcoldipendenza vi sono al momento 61mila persone: si tratta soprattutto di giovani sotto i 30 anni. Il sottosegretario ha spiegato come nel 2005 i minori di 20 anni rappresentavano lo 0,7% dell’utenza, e i giovani fra i 20 e i 29 anni l’11% (contro il 9,8% del 2004). Inoltre, nel 2005 il 17% dei nuovi utenti aveva meno di 30 anni.
Anche l’Istat attesta il consumo di alcolici diffuso tra i ragazzi di 16-17 anni: uno su due beve e l’8% dei maschi di quella fascia di età lo fa tutti i giorni. Non solo, ma secondo i dati dell’indagine Eurobarometro 2002 l’Italia presenta l’età più bassa in Europa per quanto riguarda il primo contatto con le bevande alcoliche: la media è 12,2 anni, contro i 14,6 della media europea. Subito dopo l’Italia vengono l’Irlanda e l’Austria con 12,7 anni.
Data l’alta percentuale di baby-bevitori under 18, è fondamentale, ha detto Roccella, pensare a nuove strategie di azione soprattutto sul fronte della prevenzione, “rafforzando ad esempio i controlli sui luoghi del bere e di ritrovo dei ragazzi, anche se” ha aggiunto “le sole politiche repressive non sono sicuramente sufficienti e bisognerà anche agire, ad esempio, sul fronte della regolamentazione della pubblicità”.
Il punto, ha avvertito Roccella, “è che siamo di fronte ad un’emergenza educativa: i ragazzi sono, cioé, sempre di più fuori dal controllo dei genitori e della scuola, mentre aumentano i contatti via Internet”. A ciò si aggiunge anche una sorta di ‘vuoto normativo’. La legge italiana, infatti, prevede il divieto di somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, ma non è previsto alcun divieto di vendita agli under 18.
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Il bilancio dell’estate 2008 sulle strade è chiaroscuro: meno incidenti rispetto allo scorso anno (anche grazie a una riduzione del traffico), ma più vittime nei fine settimana. I dati della Polizia stradale relativi ai mesi di luglio e agosto parlano di 22.366 sinistri sull’intera rete nazionale, cioè 2.131 in meno dello stesso periodo del 2007 (-8,5%).
Gli incidenti mortali sono diminuiti, del 6,5 per cento. Se si considerano solo i 14 weekend compresi tra l’1 giugno e il 31 agosto però, si contano ben 505 persone rimaste uccise sulle strade. Sette in più del 2007. Anche in Lombardia, sempre secondo i dati della polizia (cui vanno aggiunti quelli di carabinieri e vigili), i numeri sono in calo. Da gennaio a fine agosto ci sono stati 8.616 sinistri quest’anno contro i 9.347 dello scorso anno (731 in meno), 181 i morti contro 214 (33 in meno).
“Il miglioramento è dovuto da una parte all’inasprimento delle sanzioni per la guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di droghe (ritiro della patente e sequestro dell’auto, ndr). Dall’altra alla verifica elettronica della velocità”, spiega Antonio Bufano, comandante del Compartimento polizia stradale della Lombardia. “Si tratta di un buon deterrente. Se l’automobilista sa di essere controllato, e quindi multato in caso di violazione, toglie il piede dall’acceleratore”.
La novità dell’ultimo anno è l’utilizzo dei “Sicve tutor”, che rilevano la velocità media su un certo tratto di autostrada. E grazie ai quali gli incidenti sulla Torino-Venezia sono diminuiti di quasi il 32 per cento nel periodo tra gennaio e agosto 2008 rispetto a un anno prima.
Anche i controlli sulla guida in stato di ebrezza, diventati più efficaci grazie a etilometri e precursori, hanno contribuito a migliorare la situazione. “E una maggiore diffusione degli strumenti per verificare l’utilizzo di sostanze stupefacenti, che già esistono, porterà gli stessi buoni risultati”, sottolinea Bufano. In Lombardia la Stradale, tra gennaio e fine agosto 2008, ha sanzionato 4.321 automobilisti ubriachi, 314 sotto l’effetto di droghe e ha ritirato 5.267 patenti (1.502 nei soli fine settimana).
Per quanto riguarda i mezzi pesanti, che quest’estate sono stati al centro di episodi drammatici in autostrada, il problema principale sono i tempi di guida dei camionisti, troppo spesso soggetti a colpi di sonno. “Abbiamo intensificato i controlli anche in questo senso”, conclude Bufano, “la stanchezza di chi guida è all’origine di molti incidenti. Per questo analizziamo la ’scatola nera’ dei mezzi che registra le ore di viaggio e quelle di riposo. Se queste ultime vengono saltate, magari per arrivare prima a destinazione, scattano le sanzioni”.
Il VIDEO girato da Panorama.it a Rovato con la Stradale di Brescia:
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Sulla strada nel weekend maledetto dei sei morti, tra Veneto e Abruzzo, causati da automobilisti ubriachi. E a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo, per pub e discoteche, di esporre tabelle con le indicazioni per calcolare il tasso alcolemico.
Rovato, provincia di Brescia, ex statale 11. Manca qualche minuto alle 2 di sabato notte. Le tre pattuglie della Polizia stradale si piazzano in un punto strategico di passaggio per i ragazzi che escono dalla tante discoteche della zona. Gli agenti fermano auto e moto a ritmi molto elevati. Dopo la verifica di routine dei documenti si passa alla prova più importante: il test dell’etilometro. Il risultato di una notte di controlli è che almeno un automobilista su dieci ha bevuto. Una quindicina le patenti ritirate.
Non c’è una categoria più a rischio, spiegano gli uomini della Stradale, tutti bevono prima di mettersi al volante. Ragazzini, adulti, donne: l’abuso è trasversale. Grazie ai precursori, tecnicamente “Alcol Blow”, in gergo “banane”, i controlli sono diventati molto più veloci. Si tratta di strumenti per un test preliminare sull’uso di alcol. L’automobilista ci soffia sopra e in dieci secondi si accende una luce. Se è verde è tutto a posto, se è rossa si passa all’etilometro. Che richiede una ventina di minuti, stabilisce la concentrazione di alcol nel sangue e ha valore legale. Oltre la soglia stabilita di 0,50 grammi per litro scattano le sanzioni.
I precursori hanno dato una spinta molto positiva al contrasto alla guida in stato di ebrezza. Per l’uso di droghe le cose sono un po’ più complicate. Non esiste una prova equivalente all’etilometro, il fermato deve essere sottoposto a un esame delle urine o del sangue per stabilire in modo certo se ha assunto qualche sostanza stupefacente. Deve essere accompagnato in ospedale quindi. Esistono dei precursori anche per una verifica preliminare sull’abuso di droga, ma purtroppo, spiegano gli agenti, questi strumenti sono ancora poco diffusi.
Le sanzioni per chi si mette al volante ubriaco sono molto più pesanti rispetto al passato. Non solo l’arresto e multe salate. La patente di chi ha bevuto viene subito ritirata e a seconda del livello di alcol riscontrato verrà sospesa da un minimo di tre mesi a un massimo di due anni. Se il tasso supera l’1,50 grammi per litro, l’auto (se di proprietà del guidatore) viene sequestrata. Nel caso in cui il fermato si rifiuti di fare il test, scattano comunque ritiro della patente e sequestro del mezzo.
Le persone bloccate dalla polizia ostentano, o fingono, stupore. Non sapevano, dicono tutti, che “per una birretta” le pene fossero così severe. Dopo che l’etilometro li ha inchiodati a livelli alcolici da sanzione, provano a chiedere clemenza. “Sono un operaio con un bambino di tre anni, l’auto mi serve per mantenere la famiglia”: 0,78 grammi per litro. “Devo essere a casa per le 2, sennò mia madre mi ammazza”: 16 anni e 0,75 grammi per litro. “Vengo dalla Moldavia, non sapevo che i limiti fossero così bassi”: 34 anni e 1,77 grammi per litro. “Avremo bevuto 3 cocktail in discoteca”, sminuiscono la bionda e la mora, da Milano a Brescia per ballare, stivaletto a spillo e 1,30 grammi per litro ognuna. “Non è un problema per me pagare una multa, ma non mi sequestri l’auto per favore, ho già un sacco di problemi”: 20 anni, camicia bianca e 1,24 grammi per litro. “Ma se ho bevuto solo una birra piccola!”: romena, tacchi alti, alla guida di una Mercedes nera: 1,24 grammi per litro.
Arriva il turno di due 16enni in scooter. Uno di loro tiene tra le gambe una bottiglia di vodka alla menta mezza vuota. Giacca di pelle e All Star gialle, prova a protestare: “Non ho bevuto niente. Perché non controllate quelli che escono dalla discoteca qui dietro? Sono pieni di coca”. Ma l’etilometro non gli lascia scampo, il tasso alcolemico è di 0,75 grammi per litro.
L’unico modo di tornare a casa è svegliare mamma e papà perché vengano a prendere il motorino. Davanti ai genitori i ragazzi sono più sinceri su come è trascorsa la serata: “Abbiamo bevuto due amari a testa, non credevamo che fosse così grave”. La franchezza non gli risparmia una lavata di testa e un ceffone.
Fuori, sulle strade, si continua a morire a causa dell’alcol; dentro, da martedì 23 settembre 2008, per tentare di mettere fine alla strage (sei morti nelle ultime 24 ore) si potrà bere solo dando uno sguardo alle tabelle. Con l’entrata in vigore del decreto del 30 luglio 2008 del ministero del Welfare, sarà obbligatorio infatti per tutti i locali dove si vendono o si somministrano alcolici, esporre le tabelle per il calcolo del tasso alcolemico. Una birra normale bevuta da una donna di 45 chili a stomaco vuoto può far superare già il limite legale del tasso alcolemico per la guida, fissato a 0,5 grammi per litro.
Limite superato, solo per fare alcuni esempi, da un uomo di 70 chili che beve una birra doppio malto senza avere mangiato nulla. I gestori dovranno mettere in modo ben visibile le indicazioni per permetterne la perfetta leggibilità: riportano rispettivamente le stime per il calcolo del tasso alcolemico nel sangue in base al peso, al sesso e al cibo e all’alcol ingeriti, senza tralasciare una descrizione degli effetti dell’alcol a seconda del tasso alcolemico ingerito. Una misura che non ha un obiettivo repressivo ma educativo.
Le tabelle vanno esposte all’ entrata, all’interno e all’uscita dei locali. L’inosservanza delle disposizioni comporta la chiusura del locale da sette a trenta giorni. Le nuove tabelle, ha spiegato Emanuele Scafato, responsabile del Centro dell’organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol, e dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, “non sono, né potrebbero esserlo in alcuna altra parte del mondo, uno strumento di precisione: sono infatti molte le variabili che contribuiscono a determinare la concentrazione di alcol nel sangue”.
Alcuni importanti fattori (come peso, sesso e condizioni di digiuno o di stomaco pieno) influenzano infatti in modo determinante i livelli di alcol nell’organismo. Ma le tabelle, secondo l’esperto, sono efficaci proprio perché offrono un “utile” argomento di discussione tra tutti coloro che si pongono alla guida, “facendo comprendere con estrema facilità con cui, per esempio, una ragazza giovane in peso forma o sottopeso possa raggiungere il livello di 0,5 più facilmente a digiuno rispetto a una coetanea o a un uomo che presenti peso maggiore e assuma alcol a stomaco pieno”. Le tabelle aiutano anche la valutazione del tasso alcolico in funzione delle differenti gradazioni e della possibilità di sommare tra loro le alcolemie riferite al bicchiere o lattina standard può aiutare a rendersi conto che probabilmente il “troppo” si raggiunge anche con un consumo oggettivamente moderato. La misura arriva dopo un’estate connotata da una lunga, costante e inarrestabile serie di incidenti stradali, spesso provocati da conducenti sotto l’effetto dell’alcol.
Esperienze recenti realizzate nel Veronese (e ora allargate anche al Ravennate) per volontà del dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, ricorda ancora l’esperto, hanno dimostrato che quasi il 50% dei conducenti controllati sono risultati positivi ai controlli per alcolemia e altre sostanze illegali. L’alcol influisce negativamente sulle prestazioni psicomotorie e sul giudizio alla guida. Non esistono limiti di basso consumo da considerarsi sicuri: le abilità alla guida sono infatti compromesse anche a livelli di consumo molto bassi. La ricerca ha dimostrato che è possibile ottenere una forte riduzione degli incidenti stradali (anche mortali) quando i livelli di alcolemia consentiti vengono abbassati.
Misura certamente prudenziale quella del ministero, impegnato a ridurre il tasso di incidenti stradale e le stragi. Soprattutto quelle del venerdì e del sabato sera, quando si fa più intensa la transumanza dei giovani che passano dai pub alle discoteche ingurgitando intrugli di ogni tipo fino all’alba. Ma è una misura preventiva che non tutti i gestori di locali notturni accettano. Qualcuno afferma senza mezzi termini che non intende affiggere nel suo locale alcuna tabella, nonostante sappia che gli inadempienti rischiano la chiusura del locale fino a trenta giorni.
“Ci sono esercenti seri che collaborano, e ci sono organizzazioni come il Silb, il sindacato dei locali da ballo, che si è sempre contraddistinto per contrastare ogni tipo di iniziativa che possa concorrere a frenare le stragi del sabato sera” dice il sottosegretario con delega alla famiglia, droga e servizio civile, Carlo Giovanardi. “Mi sembrano discorsi irresponsabili ed eversivi“.
“Il Silb non si oppone e non contrasta le iniziative volte a frenare gli incidenti del fine settimana” replica Renato Giacchetto, presidente Silb-Fipe, che rappresenta circa 4mila aziende per un totale di 15mila addetti. “Ci sembra però inutile attuare provvedimenti proibitivi che non ottengono e non otterranno nessun risultato tangibile in termini di diminuzione della mortalità causata dall’abuso di alcol. Le tabelle, così come sono fatte, generano confusione e sono inapplicabili. Le istituzioni pensino ad aumentare i controlli sulle strade”.
Un giro per i locali della città, bevendo (molto) e scherzando. Poi il “gioco” è diventato pesante: sette ragazzi avrebbero iniziato a toccare e palpeggiare la ragazza che stava con loro, trasformando la serata in una vera e propria violenza sessuale di gruppo. È quanto ha denunciato di aver subito una giovane di 22 anni a Firenze, nella notte tra venerdì e sabato scorsi.
La violenza si sarebbe consumata nei giardini della Fortezza da Basso: nessuno si sarebbe accorto di nulla, essendo “il luogo appartato” e buio. La vicenda è ancora tutta da chiarire e gli uomini della Squadra Mobile, dopo aver fermato sette giovani indiziati di aver fatto parte del branco, stanno cercando di metter insieme tutti gli elementi.
La giovane ha raccontato di essere uscita con alcuni amici, ma di non conoscere tutti i ragazzi che erano con lei quella sera. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori i sette, tra cui italiani e stranieri, età compresa tra i 20 e i 25 anni, tutti universitari e di buona famiglia, si erano dati appuntamento alla Fortezza da Basso di Firenze con quattro ragazze, tra cui la vittima.
Quest’ultima, secondo le ricostruzioni degli investigatori, conosceva due dei componenti del “branco”. A conclusione della serata, mentre tre delle giovani si allontanavano dalla Fortezza, la vittima è rimasta in compagnia dei sette, i quali, dopo averla portata in un punto isolato all’esterno della struttura, avrebbero abusato di lei. Dopo lo stupro gli aggressori si sarebbero allontanati lasciando la giovane in stato di shock.
Lo stupro è stato confermato anche dal referto medico realizzato dall’ospedale di Careggi, dove la ragazza è andata a farsi medicare, solo qualche giorno dopo, quando la giovane ha trovato il coraggio di andare alla polizia e denunciare i suoi stupratori.
Le indagini svolte dalla squadra mobile hanno portato, la notte scorsa, all’esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dal pm di Firenze Piero Suchan, titolare delle indagini. La polizia ha poi identificato gli altri sei presunti autori del reato tra le province di Firenze e Pistoia che sono stati sottoposti a fermo d’iniziativa perché indiziati di delitto.
Uno di loro è un regista amatoriale di film splatter che, in passato, ha impiegato la vittima come attrice (qui uno dei VIDEO).
“L’hanno stuprata dopo averla fatta bere tanto e averla ridotta in condizioni tali da non poter reagire”, ha detto l’avvocato Lisa Parrini, che assiste la ragazza. “È confusa e spaventata” ha spiegato il legale “sia per quello che le è successo sia per quello che l’aspetta. Ha paura: è giovane e ha vissuto una vicenda più grossa di lei”. “Al momento” ha aggiunto “non risulta che ci siano testimoni. D’altronde, il luogo dove è avvenuto lo stupro non è molto in vista, è poco illuminato e non c’è passaggio di pedoni. E poi era notte fonda”.