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Tagli alle indennità dei parlamentari, Fiano e Mussolini: due ricette per dire basta ai privilegi

Alessandra Mussolini (PdL) ed Emanuele Fiano (Pd)

Alessandra Mussolini (PdL) ed Emanuele Fiano (Pd)

I soldi della “Casta”. Si parla sempre di quelli. In tempo di crisi, di lacrime e sangue e di sacrifici dettati, imposti, vissuti e subiti sapere che chi predica bene razzola male rende ancora più odioso il dazio da pagare alla crisi economica mondiale.
Per questo, ritiengono alcuni, tagliare gli stipendi dei politici è un nodo indispensabile per dare un segnale forte all’opinione pubblica. Nei palazzi del potere però c’è chi tentenna, chi rinvia, chi necchia, chi dice “ma sì, poi vediamo”, ma c’è anche chi da destra a sinistra comprende l’urgenza del provvedimento e per primo leva gli scudi per la battaglia contro lo stipendio stellare.

Due visioni del mondo probabilmente distanti anni luce quelle dell’onorevole Alessandra Mussolini, Pdl, e di Emanuele Fiano, deputato Pd, ma che in tema di stipendi la pensano in maniera simile e propongono due ricette diverse per un unico risultato: ritrovare la fiducia della gente. Continua

Carfagna: Femmina, tu si’ ‘na Marafemmina


Carfagna: Femmina,tu si’ ‘na Marafemmina

Qualsiasi ragazza bella conosce il potere sui maschi di un capriccio con occhioni indifesi. Ha avuto quest’effetto il lamento ben portato del ministro Mara Carfagna, che ha occupato la politica per una settimana (Silvio Berlusconi: «Il gossip ha oscurato il mio risultato epocale al vertice Nato»). Continua

Alessandra Mussolini: “Io vajassa? Peggio, e Mara Carfagna se ne accorgerà”

I manifesti elettorali sovrapposti di Mara Carfagna e Alessandra Mussolini durante la campagna del 2008

I manifesti elettorali sovrapposti di Mara Carfagna e Alessandra Mussolini durante la campagna del 2008

“Il siluro è partito e si vedrà già oggi dove andrà a colpire”.

Dalle minacce - “t’insulto e i tuoi occhi sgranati saranno ancora più sgranati” - Alessandra Mussolini passa ai fatti e preannuncia a Panorama.it un atto politico contro la collega di partito del Pdl, nonché ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, colpevole di averle dato della “vajassa” – una serva - , in un’intervista apparsa su Il Mattino dopo la foto scattatale dalla Mussolini in Aula e che la ritraeva al fianco del capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. Continua

Esame di Maturità: i ricordi di Luxuria, Alessandra Mussolini, Cecchi Paone, Rossella e Enrico Lucci

In senso orario: Vladimir Luxuria, Alessandra mussolini, Carlo Rossella e Enrico Lucci

In senso orario: Vladimir Luxuria, Alessandra Mussolini, Enrico Lucci e Carlo Rossella

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano pochi giorni all’esame maturità. Si inizia con la prova d’italiano martedì 22 giugno, alle 8.30; la seconda e la terza si terranno, rispettivamente, mercoledì 23 e venerdì 25 alla stessa ora. Gli orali potranno cominciare da lunedì 28 giugno e proseguiranno fino al 10-15 luglio. Sui vari siti specializzati già impazza il toto-tema. Azzeccare la traccia giusta è, però, quasi impossibile. Da anni ci provano generazioni di studenti. Continua

Donne che odiano le donne

Mara Carfagna sul testamento biologico

Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità, se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“. Continua

Pdl, la carica dei 101. Lettera al premier: “No alla fiducia sul ddl sicurezza”

Silvio Berlusconi, con Alessandra Mussolini

Sono più di cento, sono onorevoli (del Pdl, nessuno della Lega Nord) e vogliono far sentire la propria voce. Per esempio, scrivendo al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una lettera per chiedergli di non porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza perché le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici (ma, secondo i firmatari anche da parte degli insegnanti) sono “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”. E ancora: “Tutto questo va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile”.
Capitanati da Alessandra Mussolini (”Sono convinta di poter contare sull’appoggio del presidente Fini”) i parlamentari firmatari aggiungono d’esser certi che il premier si renderà conto di “come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”.

Nella lettera si respinge l’interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: “Non è così. Anzi, l’obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici”. E ciò proprio a causa dell’introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli art. 361 e 362 c.p., cioè “il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”. Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, “una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l’obbligo dell’istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell’educatore”. Il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un “regresso spaventoso in fatto di civiltà”. Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un “errore imperdonabile”.
A firmare, oltre alla Mussolini, sono tra gli altri Souad Sbai, Valentina Aprea, Mario Landolfi, Beatrice Lorenzin, Fiamma Nirenstein ed Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia, Antonio Martino, Manuela Di Centa.Nel primo pomeriggio è arrivata, poi, la firma di Gaetano Pecorella. “Siamo la carica dei 101″ ha esultato la Mussolini citando il famoso cartone Disney. “Hanno sottoscritto quest’appello cento deputati, ai quali nell’ultima ora si è aggiunto anche l’onorevole Pecorella”. Ai quali va aggiunto l’ok del segretario del Pri Francesco Nucara (solitamente molto vicino al premier) e del sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia Carlo Giovanardi, leader della pattuglia dei Popolari Liberali.
E pare non abbia intaccato l’entusiasmo della Mussolini, la risposta del presidente dei deputati del PdL, Fabrizio Cicchitto, e il vicepresidente Italo Bocchino: “La lettera dell’onorevole Mussolini sul decreto sicurezza non è condivisa dal gruppo del Pdl. Per altro verso, sul merito del decreto è ancora in corso il dibattito in Commissione”. “Ho parlato con il presidente Fini anche dopo le dichiarazioni di Cicchitto e Bocchino” aggiunge Mussolini “e lui mi ha ribadito che condivide la mia posizione”. Poi prosegue: “C’è un asse istituzionale tra me, come presidente della commissione Infanzia, il presidente della Camera e il Quirinale. Con Napolitano infatti” assicura la parlamentare “ho parlato nei giorni scorsi e lui ha dimostrato di essere sensibile al tema, alla necessità cioè di non penalizzare donne e bambini”.

Il VIDEO servizio:

Fascismo o antifascismo? I giovani tirati per l’ideale

AlessandraMussolini
“Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo” sono queste le parole che Giorgia Meloni scrive in una lettera rivolta ai giovani di An. Sul sito di Azione giovani, il ministro per le Politiche giovanili cerca di portare dalla sua parte i ragazzi di destra che in questo momento si sentono un po’ “tirati per la giacca”, anzi per l’ideale. Il suo è un appello deciso: “Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo… Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni Ottanta e Novanta, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono”.
Prima della sua lettera, però i giovani ne hanno ricevuto un’altra, dal titolo “Riflessione sull’antifascismo“. A scriverla è Federico Iadicicco, consigliere della Provincia di Roma del Pdl e presidente di Azione Giovani a Roma: “Ce l’ho messa tutta per trovare un valido motivo per essere antifascista, ma non l’ho proprio trovato”. Iadicicco risponde così alle parole di Gianfranco Fini, che aveva invitato i giovani a “riconoscersi nei valori antifascisti per dirsi democratici”. Un appello quello del presidente della Camera fatto alla festa “Atreju 2008” a Roma davanti ad una platea di ragazzi del partito. A loro Fini aveva detto: “La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale”. Parole riprese da Giorgia Meloni nella sua lettera, ma non condivise da tutti. Se quello del Presidente della Camera è stato interpretato come il tentativo di dare una risposta chiara alle recenti dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno “le leggi razziali furono il male assoluto, il fascismo no” e a quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa “nel giorno dell’8 settembre ricordiamo anche i caduti di Salò che combatterono per la Rsi”, nessuno poteva prevedere l’acceso scambio di lettere e comunicati tra i compagni di partito.

Ad accentuare il clima da “seconda Fiuggi”, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli: “Chi non condivide appieno le parole di Gianfranco Fini sull’antifascismo si mette automaticamente fuori da Alleanza Nazionale”, e ancora: “Chi dice no evidentemente non condivide il nostro tragitto, politico ma anche culturale, iniziato già al congresso di Fiuggi. Allora, quando qualcuno decise di iniziare una nuova avventura, e anche oggi, chi crede di non voler più seguire la nostra linea, può anche lasciare”.

Alle parole di Matteoli non c’è stata una risposta ufficiale di Gianfranco Fini, a parlare è stato invece il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Siamo totalmente d’accordo con le dichiarazioni di Gianfranco Fini e quindi accettiamo i valori antifascisti. Sono antifascista ma anche anticomunista e ci tengo che insieme all’antifascismo venga messo nella Costituzione anche l’anticomunismo”.
A respingere il messaggio di Fini è invece Alessandra Mussolini, che con la scritta sulla maglietta “Con orgoglio dalla parte sbagliata” si è presentata all’uscita dal Tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma per la Costituente del Pdl: ”Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo”, ha detto Mussolini, “Voi siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”. Un altro consiglio che i giovani di An devono ancora elaborare, prima di decidere da che parte stare.

Sui Forum e i siti internet, si scrivono opinioni contrastanti: desmosilvio ad esempio scrive “Cari camerati non ho potuto fare a meno di notare in questi giorni sentendo e vedendo i tg di questi giorni,una nota di riacceso e rinvigorito astio,per non dire rappresaglia, nei confronti della nostra area. Partendo dalla oserei dire “infelice” dichiarazione di quel triste individuo che mi dicono e il nostro presidente della repubblica, arrivando a diversi articoli che ho letto”, “Purtroppo ho paura che hai ragione. C’è chi sta cercando lo scontro…” risponde il camerata S.N. E sul forum di Quotidiano.net Massimo scrive: “Fini sta buttando via il bambino con l’acqua sporca. Dovrebbe leggere Il Fascismo visto da Destra di Evola per capire come distinguere fra gli ideali proposti ed il fallimento della loro realizzazione.
Anche Paolo non condivide la linea di Fini, che definisce: “eccolo lì!!tipicamente italiota,voltagabbana!! 8 settembre non ha insegnato nulla a questa italietta, sempre pronta ad andare dove meglio conviene.mi dispiace,ho votato x il tuo partito in passato ma, non accadrà mai più!!semplicemente ridicolo.VERGOGNA!!!”

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Bufera sullo spot della Tim: “Offende la maternità”

Lo spot della Tim
Da qualche giorno fa discutere i telespettatori, allarma i genitori e ora fa muovere anche i politici. In onda sulle reti nazionali, il nuovo spot della Tim ha per protagonista una ragazza che, dopo aver fatto un test di gravidanza, scopre di essere in dolce attesa e manda via sms la notizia non a un solo partner ma a un’intera community di ragazzi e di uomini. Per tutti i presunti padri, lo stesso messaggio: “Avremo un bambino”.
Trenta secondi non graditi a tutti. Prima il Moige ha denuncia alloIap, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, lo spot - noto come “Diventerò padre” - reputandolo “indecente” perché “vanifica anni e anni di campagne sulla sicurezza dal punto di vista dei comportamenti sessuali” dice il Movimento Italiano Genitori in una nota. Nello spot, continua il Moige, “un comportamento sessuale completamente disinibito e privo di accortezza e sicurezza viene presentato in una luce positiva, e gli adolescenti, oggetto giustamente di anni di campagne sulla sicurezza sessuale contro malattie come l’aids, vedono crollare tutti insieme una serie di punti di riferimento: questo non è ammissibile”.
Poi ci si è messa anche la politica. Con l’onorevole Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, l’onorevole Gabriella Carlucci e l’onorevole Manuela Di Centa, che hanno annunciato un’interpellanza urgente in Commissione Cultura della Camera contro lo spot della compagnia telefonica. “Rappresenta” dicono in un comunicato “un’immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità, contribuendo a diffondere in tal modo messaggi negativi al largo pubblico, specialmente adolescenziale, tendenti a sostenere costumi sessuali promiscui e irresponsabili”.
“Nella pubblicità” proseguono “si evidenza chiaramente come non vi sia la certezza della paternità di un nascituro, che viene ridotto, quindi, al prodotto del gioco di una notte, che peraltro rispolvera un concetto della sessualità tipico degli anni ‘70 oramai superato. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore e di responsabilità che non può essere svilito e offeso per mere speculazioni commerciali”.

Il VIDEO dello spot da YouTube:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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