Leggi tutte le notizie su:


Alessandra-Mussolini

Bufera sullo spot della Tim: “Offende la maternità”

Lo spot della Tim
Da qualche giorno fa discutere i telespettatori, allarma i genitori e ora fa muovere anche i politici. In onda sulle reti nazionali, il nuovo spot della Tim ha per protagonista una ragazza che, dopo aver fatto un test di gravidanza, scopre di essere in dolce attesa e manda via sms la notizia non a un solo partner ma a un’intera community di ragazzi e di uomini. Per tutti i presunti padri, lo stesso messaggio: “Avremo un bambino”.
Trenta secondi non graditi a tutti. Prima il Moige ha denuncia alloIap, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, lo spot - noto come “Diventerò padre” - reputandolo “indecente” perché “vanifica anni e anni di campagne sulla sicurezza dal punto di vista dei comportamenti sessuali” dice il Movimento Italiano Genitori in una nota. Nello spot, continua il Moige, “un comportamento sessuale completamente disinibito e privo di accortezza e sicurezza viene presentato in una luce positiva, e gli adolescenti, oggetto giustamente di anni di campagne sulla sicurezza sessuale contro malattie come l’aids, vedono crollare tutti insieme una serie di punti di riferimento: questo non è ammissibile”.
Poi ci si è messa anche la politica. Con l’onorevole Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, l’onorevole Gabriella Carlucci e l’onorevole Manuela Di Centa, che hanno annunciato un’interpellanza urgente in Commissione Cultura della Camera contro lo spot della compagnia telefonica. “Rappresenta” dicono in un comunicato “un’immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità, contribuendo a diffondere in tal modo messaggi negativi al largo pubblico, specialmente adolescenziale, tendenti a sostenere costumi sessuali promiscui e irresponsabili”.
“Nella pubblicità” proseguono “si evidenza chiaramente come non vi sia la certezza della paternità di un nascituro, che viene ridotto, quindi, al prodotto del gioco di una notte, che peraltro rispolvera un concetto della sessualità tipico degli anni ‘70 oramai superato. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore e di responsabilità che non può essere svilito e offeso per mere speculazioni commerciali”.

Il VIDEO dello spot da YouTube:

Posti in “piccionaia” a Montecitorio, Mussolini guida la protesta

Alessandra Mussolini
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini costringe i deputati a lavorare tutta la settimana. Ma stanno pure stretti nei loro banchi e si lamentano per i posti in piccionaia.
Fini è stato netto parlando con tutti i capigruppo e i presidenti delle commissioni parlamentari: “Dobbiamo lavorare di più. Quindi ha illustrato il suo prontuario che entrerà a pieno regime forse già prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. A Montecitorio - annuncia Fini - si deve poter lavorare cinque giorni su sette. I lavori d’Aula saranno convocati dal lunedì al venerdì. Una piccola rivoluzione rispetto alle abitudini della precedente legislatura, resa possibile anche dal ristretto numero di gruppi parlamentari: appena sei (Italia dei valori, Lega, Pd, Pdl, Udc e Misto). Nel dettaglio, il prontuario di Fini prevede la seguente scansione: il lunedì sarà dedicato alla discussione generale dei provvedimenti, mentre le votazioni si effettuerebbero nel pomeriggio di martedì, nell’intera giornata di mercoledì, nel pomeriggio di giovedì e il venerdì mattina. Le commissioni parlamentari verrebbero convocate nelle mattine di martedì e giovedì. Ma tanto lavoro merita un buon riposo: una settimana al mese senza lavori parlamentari. Spiegano dalla Camera “per permettere ai deputati di dedicarsi al rapporto con gli elettori”. A conti fatti dovrebbero essere per il presidente Fini 28 ore a settimana e 85 ore al mese di sedute di Aula con voto. Quasi come tutti gli altri lavoratori.
Ma ad agitare la vita dei 630 che siedono sugli scranni dell’Emiciclo liberty ci si mettono pure le ristrettezze. Economiche? Impossibile… Ristrettezze proprio di posto: “Siamo così stretti che pare nella Striscia di Gaza…”, diceva stamattina Mario Pepe del Pdl. Ma la vera protesta che ha agitato la mattinata alla Camera è stata inscenata da Alessandra Mussolini, che non ne voleva sapere di venir relegata nei posti in alto, ovvero in piccionaia. Non si è scomposto Maurizio Lupi, che in qualità di vicepresidente conduceva la seduta: “L’assegnazione dei posti non compete alla presidenza, ma a ciascun gruppo parlamentare. Comunque ne riparleremo”. Ma la protesta di Mussolini è proseguita: “Dateci un seggiolone e qualche gioco… o dateci i posti dei ministri e dei sottosegretari che in Aula non ci vengono mai”. Detto, fatto. Mussolini occupa uno dei banchi del governo. Proteste dell’Udc e dell’Idv. Fino a che il presidente di seduta Lupi invita la focosa leader di Azione Sociale a lasciare il banco del governo. Protesta anche Pier Ferdinando Casini che parla di “novità inedita e di rischio del ridicolo”, commentando l’iniziativa di Mussolini.
A quel punto la parlamentare torna al suo posto, non prima di essere passata accanto al leader centrista per dirgli: “Vieni tu a sederti qua sopra…”. Ma la contestazione non è finita. Dopo la protesta è scoppiata la ‘rivolta dei piccioni’: “Ho scritto - dice Alessandra Mussolini - al capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, per chiedere formalmente che ci cambino di posto. Non è un vezzo, ma una necessità. Infatti da dove ci hanno confinato si vedono appena le due file in alto, poi il nulla. Non vedi il presidente, non vedi gli altri scranni. Non vedi, ad esempio, quando il deputato che segue quel determinato provvedimento dà l’indicazione di voto alzando o abbassando il pollice”.

Governo futuro: la Lega rilancia sui nomi. L’unico punto fermo è rosa

Stefania Prestigiacomo e Silvio Berlusconi | Ansa
Almeno la quota rosa è al sicuro. Nel tira e molla tra Lega e Pdl sulla squadra di governo, una cosa è certa: come promesso, saranno quattro le donne nell’esecutivo governo di Berlusconi. Non tutte le caselle della nuova squadra sono state riempite, ma la presenza femminile sembra ormai assicurata per 2 signore tra i 12 ministri con portafoglio e altrettante tra i 4 o 6 senza portafoglio.
Insomma, mentre Bossi rilancia, incurante delle sorprese annunciate da Berlusconi (a lui le Riforme, a Maroni il Viminale, a Zaia l’agricoltura, con un ruolo di vicepremier di Calderoli e un posto da viceministro per le infrastrutture a Roberto Castelli, ha detto il Senatur), e il Cavaliere frena, i rumors che salgono dagli ambienti del Pdl indicano che la griglia in “rosa” è pronta.
Va solo deciso con quali nomi riempirla. Le candidate, in questo momento, sono 6 o 7 e molto dipenderà dal gioco di equilibri dei prossimi giorni. Nome sicuro, già più volte pronunciato dal premier in pectore, quello dell’azzurra Stefania Prestigiacomo. Già titolare delle Pari Opportunità dal 2001 al 2006, potrebbe tornare al suo posto, andare alla Salute o alle Politiche comunitarie. Potrebbe anche esserci il primo Guardasigilli al femminile, perché il dicastero della Giustizia, contesissimo da candidati uomini, potrebbe toccare alla penalista Giulia Bongiorno di An, o al giovane avvocato Mariastella Gelmini di Fi. Quest’ultima preferirebbe, però, la poltrona alle Politiche regionali, per la quale sarebbe in corsa anche Adriana Poli Bortone di An, già ministro dell’Agricoltura nel primo governo Berlusconi.
Altro nome molto accreditato è quello dell’azzurra Mara Carfagna, che potrebbe ottenere un dicastero senza portafoglio, Solidarietà sociale o Famiglia, contrazione dei ministeri permettendo. Negli ultimi giorni sarebbero salite le quotazioni anche della presidente dei Circoli della libertà, Michela Vittoria Brambilla. Se ne parlava come sottosegretario o viceministro all’Ambiente, ma potrebbe guadagnare la guida del dicastero.
Anche la Lega, reduce da un grande successo, non disdegnerebbe una rappresentanza femminile nell’esecutivo Berlusconi, magari al Lavoro: il nome più accreditato è quello di Rosi Mauro, fedelissima del leader del Carroccio e segretario del Sin.Pa, il Sindacato padano. A chiedere un posto però nel futuro esecutivo, c’è anche Alessandra Mussolini, leader di Azione Sociale e deputato del Popolo della Libertà. “A.A.A. laureata in medicina e chirurgia, pluriennale esperienza politica a livello europeo, nazionale e amministrativo, ottime e consolidate qualità relazionali, specializzata in tematiche sociali, temperamento combattivo, ottima conoscenza di inglese e francese, bella presenza, offresi per incarico di ministro, con o senza portafoglio. Esclusi perditempo. Trattative quasi riservate”. È questo il provocatorio “annuncio” che verrà “pubblicato sui principali quotidiani di Arcore”, con cui la Mussolini ha voluto buttarsi nella mischia delle papabili di un dicastero. Un messaggio indirizzato a Silvio Berlusconi, futuro premier, dopo le “ormai incontrollate e, talvolta, paradossali indiscrezioni sulla possibile formazione di Governo”.
Sarà la sorpresa che ha in mente il Cavaliere?

Lite Mussolini Santanchè: prime donne contro. Da destra

Daniela Santanchè, candidata prmier de La Destra, e Alessandra Mussolini di Azione Sociale | Ansa
(Prime) Donne contro. Anche se a distanza.
Chi ormai credeva che la campagna elettorale viaggiasse lungo i binari del fair play, è servito. A battibeccare per l’eredità (tutta politica, s’intende) della destra italiana sono infatti le due prime donne dell’area. Il primo graffio è messo a segno da Daniela Santanchè. L’agguerrita candidata premier de La Destra, martedì ha fatto un appello: “A tutte le donne italiane: non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”. Evidentemente un tema caro a chi come lei aveva fatto sapere di “non averla mai data per fare carriera”.

A rispondere all’aspirante premier, è stata la leader di Azione Sociale, europarlamentare e candidata nelle liste del Pdl Alessandra Mussolini. Dura, la nipote del Duce, afferma che la Santanchè, “per decenza”, è l’unica a “non dover aprire bocca sull’argomento poiché rappresenta la perfetta incarnazione della donna “politicamente” orizzontale. Infatti, la sua storia politica” continua la Mussolini “è l’esempio contrario di quello che una donna deve fare per contribuire all’affermazione della democrazia paritaria”. E via di questo passo: “Nel partito ove è stata sino a qualche settimana fa (An, ndr) la Santanchè è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d’onore nel listino bloccato, l’ultima volta dietro a Fini”, ha detto la leader di Azione Sociale. “Oggi, ancora una volta orizzontalmente, in quanto scelta come candidato premier da un protettore politico, ha la pretesa di voler indicare alle donne chi meglio le rappresenta. Non sta certo a me difendere Berlusconi” aggiunge la Mussolini “del quale sono note la galanteria nonché il rispetto delle donne in politica come nella società. Fossi in lei eviterei di cercare la polemica con lui su questo argomento: rischia il grottesco”, conclude la nipote del Duce.
A dire il vero, è curiosa la recente storia politica delle due prime donne: entrambe nate e cresciute dentro An, oggi ne sono entrambi fuori. Ma se la cuneese Daniela ora corre per Storace (ex amico di Gianfranco Fini), la romana Mussolini, dopo aver attaccato il leader di An, ora ci si trova alleata, nel Pdl. E proprio per colpire la Mussolini sulla sua attuale vicinanza con Fini, Santanché controreplica: “Credo che suo nonno, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito ‘il fascismo il male assoluto’”. Basta così. Neanche per sogno.
E a proposito di sogno, la rappresentante di Alternativa Sociale ha risposto di nuovo: “Proprio stanotte ho sognato mio nonno Benito e mi ha detto cosa pensa di lei. Dopo che Fini parlò del fascismo come male assoluto” prosegue “la Santanchè venne eletta senza un voto grazie a Fini. Qualcuno le spieghi che non è necessario parlare quando non ci si rende conto di dire fesserie”.
Tra sogno e realtà, l’ultima battuta (per ora) è ancora per Santanché, stavolta tramite lettera: “Cara Alessandra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno” scrive la Santanchè. “Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l’Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D’Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perché non sai quello che fai e con chi stai anche perché senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamente. Con comprensione, tua Daniela”.
E via così fino alla prossima puntura, anzi puntata…

Verso le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa

Ex avvocato di Giulio Andreotti, parlamentare con AN, per le elezioni 2008 si è candidata nel Lazio per il Popolo delle libertÃ
di Romana Liuzzo

C’è chi l’ha ribattezzata falange rosa, chiedendo il 50 per cento di candidature femminili sia alla Camera sia al Senato. Come Vittoria Franco, presidente della commissione cultura del Pd. E chi invece si infastidisce al solo pensiero, stufa di sentir parlare di quote rosa. “Chiamiamole piuttosto quote… fucsia. È essenziale valorizzare le donne brave, sarebbe un boomerang chiedere una maggiore rappresentanza nella classe dirigente (politica e non) solo perché donne. Significa che ci accontentiamo di una Barbie” spiega a Panorama Giulia Bongiorno, candidata per il Lazio di An per il Popolo della libertà. “La mia campagna elettorale non punterà su effetti speciali: sono convinta che la gente sia stanca di promesse e voglia concentrarsi sulla qualità dei componenti della classe dirigente. Parlerò di giustizia e di donne. Dove? Da qualche giorno mentre corro per il centro storico di Roma fin su a Villa Borghese la gente mi fa tante domande sul futuro politico: io con un po’ di fiatone mi fermo. Ma poi riprendo la corsa. Ecco, forse la campagna elettorale la farò così perché non si può attendere più. È giunto il momento di correre, correre, correre” conclude l’avvocato di Giulio Andreotti.
Donne all’attacco, anche perché, al di là delle promesse, c’è il sospetto che alla
fine la forte presenza femminile in Parlamento resterà un’utopia confinata nel limbo delle buone intenzioni. Nelle liste del Pd si sono rivelate, in molti casi, semplici specchietti per le allodole. A Milano, per esempio, solo tre candidate sulle 15 presentate hanno ragionevoli possibilità di essere elette.
Destra e sinistra un’idea comune sembravano averla. “La campagna elettorale? Famola strana” per dirla con Carlo Verdone. Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale innovativo (”non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a pranzo nelle case delle famiglie”).
E mentre il leader del Pd e la Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola Concia, fondatrice di Gayleft, e la Cosa rossa risponde con l’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria), ad appoggiare La destra di Francesco Storace, con Daniela Santanchè candidata premier, ecco la sorpresa: la giornalista sportiva Paola Ferrari, nuora di Carlo De Benedetti: “Sono da sempre una donna di destra e Santanchè è una cara amica” spiega.
Madri e bambini insieme, con indosso una maglietta: “Forza Stefy”. Solo Gianmaria, il figlio della candidata siciliana Stefania Prestigiacomo, ne avrà una diversa. Ci sarà scritto: “Forza mamma”. “Saranno 60 giorni molto pesanti, andremo per la strada, nelle palestre, nei mercati in tutta la Sicilia orientale, Siracusa, Messina, Ragusa” spiega l’ex ministro per le Pari opportunità del governo
Berlusconi. “Non terremo comizi, piuttosto staremo in mezzo alla gente, io e le mie collaboratrici con i figli. Tutte insieme tra la folla”.
Da un capo all’altro dell’Italia in mezzo al popolo (ma in Lombardia e per il Pd) Linda Lanzillotta. L’ex ministro per gli Affari sociali avrà il suo bel daffare. “La gente in questo momento è esasperata, percepisce una politica lontana. Non terrò comizi, il rapporto deve essere dialettico e molto femminile. Farò campagna elettorale al mercato, dove ho proseguito ad andare mentre ero ministro, in autobus e con gli amici dei figli”.
Orizzonti diversi per Michela Vittoria Brambilla. Il presidente dei Circoli della libertà, ridimensionata da Silvio Berlusconi sui seggi (partita da 30 posti, sarebbe scesa a 10, ma difficilmente riuscirà ad averne cinque), spiega a Panorama: “I tempi di questa campagna elettorale sono stretti. Ma almeno sulle grandi questioni vorremmo adottare il metodo delle primarie con i gazebo dei Circoli della libertà. L’idea del pullman di Veltroni non è originale: noi abbiamo un bus che sta girando l’Italia da dicembre, senza grancassa mediatica, ma con l’obiettivo di far partecipe tutto il Paese della novità del Popolo della libertà (che, è meglio ricordarlo, non è nato in febbraio, ma il 18 novembre) per raccogliere adesioni, idee, proposte”.
Sulla guerra dei seggi si fa sentire anche Alessandra Mussolini, ex Alternativa sociale, confluita nel Pdl: “Non vorrei fare la figura della venditrice di tappeti che chiede otto per avere quattro. In quanto alla campagna elettorale, ho sempre fatto di tutto, pure attaccare manifesti con l’aiuto delle figlie”.
Candidata per il Popolo delle LibertÃ
Laura Ravetto (foto sopra, candidata del Pdl, Lombardia 2) sostiene che “il dibattito politico non è in tv ma tra la gente. Berlusconi è il numero uno, il mio coach, ci segue, ci consiglia. Io farò campagna elettorale sul treno: la gente mi riconosce, chiede, si parla. Oltre a Berlusconi mi consiglia il mio fidanzato: è avvocato e raccomanda: ‘Lascia perdere i bla bla, sii concreta’”.
Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale giovani Lazio, nata ad Acilia, ex giornalista a Ostia: “La mia sarà una campagna elettorale maschile, girerò in camper. Ci sono 20 appuntamenti già in calendario: piazze, assemblee, palestre, università e due eventi. Nel programma, al primo posto, il piano casa: per un terzo da realizzare con affitti concordati. Il Piano regolatore di Veltroni è solo un grande pasticcio”.
Altro partito, altre donne. Oltre ai nomi storici della sinistra (Giovanna Melandri, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Livia Turco) ci sono anche altre candidate doc. Cristina De Luca, ex sottosegretario alle Solidarietà sociali (Pd), in corsa a Roma per il Senato, è contraria ai comizi.
“Una campagna elettorale camminando per le strade, animata da dibattiti, privilegiando le periferie. La prima emergenza? Riformare la legge sull’immigrazione: deve entrare più gente regolarmente e va contrastata la criminalità”. Un’altra è Marina Sereni, capolista in Umbria alla Camera per il Pd. Dice a Panorama: “Si parte da Perugia e Terni fino ad arrivare a Foligno e Spoleto. Le donne sono più brave a toccare i temi della vita concreta perché ne conoscono le difficoltà quotidiane: negli ospedali, nei mercati, nelle palestre toccheremo temi come il costo della vita, la sicurezza, ma soprattutto l’aiuto alle famiglie degli invalidi”.

Ipotesi rosa o pasionarie, ma in Italia le donne non comandano mai


Il prossimo presidente degli Stati Uniti, nel 2008, potrebbe essere una presidentessa. Sempre che Hillary Clinton batta Rudy Giuliani, il suo più probabile avversario repubblicano. Da due anni Angela Merkel guida la Germania, ed un anno fa Ségolène Royal si era candidata, con qualche chance di successo, alle presidenziali francesi. Margaret Thatcher ha governato l’Inghilterra addirittura vent’anni fa, dando il proprio nome, thatcherismo, non solo ad un paese ma ad un’era politico-sociale.

Gli inglesi non sono nuovi alle donne di ferro: chi in questi giorni ha visto al cinema Elizabeth con Cate Blanchett nei panni della regina che sconfisse l’Invencible Armada spagnola, se ne può fare un’idea. Che cosa hanno in comune queste storie? Che mai si è dibattuto se fosse opportuno affidare il bastone del comando a una donna in quanto tale. Si parla di meriti o demeriti, non del fatto che indossi la gonna (magari un tailleur pantalone nel caso di Hillary).

La questione femminile divide molto anche l’Italia. Anche quando le donne avanzano nelle poltrone di potere. Daniela Santanchè, Anna Finocchiaro, Rosi Mauro, Alessandra Mussolini, Giulia Bongiorno, e via ancora con le Bonino, le Prestigiacomo e le Melandri: ben che vada vengono etichettate come “pasionarie”. Mai sentito che si parli di un ministro “pasionario”? Se Emma Marcegaglia si candida alla guida di Confindustria, si nota che è tempo di una “presidenza in rosa”: quelle precedenti sono state in azzurro?

La realtà è che le donne guadagnano sì posizioni, ma non come accade nei paesi con cui ci misuriamo, e soprattutto non come dovrebbero. Non esiste ancora in Italia l’ipotesi di una donna alla guida del governo, di un grande quotidiano, di una grande industria. Silvio Berlusconi, al quale le donne certamente piacciono, e forse proprio per questo, a proposito della Finocchiaro ha detto: “È una donna, ma è brava”. Maschilismo di destra? Mica tanto: può testimoniarlo chi ha seguito le battute a sinistra durante la campagna di Rosy Bindi contro Walter Veltroni, battute (la più benevola, appunto, “pasionaria”) tutte mascherate dal politically correct.

Le donne sono notoriamente maggioranza nella società ma non nei luoghi di lavoro. Soprattutto, non nei luoghi che contano: dunque alla quantità (ammettiamo che sia un fatto fisiologico legato alle incombenze familiari) non si sopperisce con la qualità. Insomma, siamo molto indietro. Le quote rosa, dicono tutti, non costituiscono una soluzione, perché sono offensive. Giusto. Ma allora la soluzione qual è?

Vedrete che alle prossime elezioni, o al prossimo rimpasto di governo, si parlerà di nuovo, e molto, del problema donne. Gestito però dagli uomini.

Partecipa al FORUM

Santanchè: An addio, preferisco La Destra

daniela santanchè
Strappo in casa An: Daniela Santanché lascia per andare ne La Destra di Storace. La parlamentare stamattina ha consegnato la lettera di dimissioni a Gianfranco Fini e oggi pomeriggio sarà a Roma, all’Eur, per partecipare all’assemblea costituente che trasformerà il movimento politico de La Destra in un vero e proprio partito.
Secondo quanto risulta a Panorama, la Santanchè entra nella nuova forza politica con un ruolo da protagonista per assumere incarichi di primo piano.
Ancora da chiarire le motivazioni di questa improvvisa decisione, che però pare maturata dopo i numerosi scontri che hanno contrapposto la parlamentare ai vertici di An, che spesso non hanno digerito i suoi attacchi alla leadership, come quando fece riferimento agli “attributi di velluto” dei dirigenti.
Le tensioni si sono consumate soprattutto sul terreno delle pari opportunità e sul ruolo che le donne avrebbero dovuto ricoprire all’interno di An, un partito che spesso è parso andare stretto alla Santanchè. Ora resta da capire in che modo troverà spazio nella nuova forza politica, che si pone l’obiettivo di rinsaldare i valori tradizionali della destra offuscati, a detta del leader Storace, dalla svolta moderata di Fini. Che già in un’altra stagione, traumatica per An, aveva visto l’addio di Alessandra Mussolini.
Daniela Santanchè con Francesco Storace all'assemblea costituente de La Destra

Politici in tv, scende il livello s’alza lo share

(Credits: C.P.Storm by Flickr)
Politica e tv, un binomio quasi sempre destinato a far discutere, ma di cui a volte si può anche sorridere. C’è la volta in cui i politici ritengono di essere stati trattati male, ultimo caso il ministro Clemente Mastella che abbandona gli studi di Annozero, quell’altra in cui il politico di turno raccoglie meno consensi (share) del previsto o fa capolino nel programma di intrattenimento come una autentica pop star. In tutti i casi, i politici dimostrano di amare, e tanto, il tubo catodico. Per qualche minuto di celebrità sono disposti a dividersi tra mille impegni, mille studi di registrazione, mille scalette da ricordare. In base ai dati diffusi dal Centro di ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva risulta che sono 256 i parlamentari ospitati in tv nel mese di febbraio nelle principali trasmissioni di approfondimento giornalistico delle reti nazionali (ecco dove sono andati). Mica pochi, se si considera che il dato lascia fuori molte delle ospitate nei programmi comici, nei grandi contenitori per famiglie e persino nei programmi di cucina. Novelli intrattenitori, i politici nostrani nascondono negli archivi esibizioni da romantici chanteur, come in una memorabile performance di Mastella in versione Peppino di Capri (guarda il video sotto) o da linguacciuti attaccabrighe, come nella querelle tra Vittorio Sgarbi e Alessandra Mussolini, partita negli studi de La pupa e il secchione e finita in ogni dove televisivo. Ministri canterini, parlamentari litigiosi e a volte poco colti, come ha dimostrato la dissacrante inchiesta delle Iene di qualche tempo fa. L’importante è apparire: via libera allora alle torte in faccia, dove sempre Mastella ha fatto da apripista, alle lezioni casereccie di cucina, come in un vecchio filmato di D’Alema alle prese con il risotto, alle divertenti gag del parlamentare trasgender più discusso, Vladimir Luxuria. E a chi si chiede perché i politici preferiscano programmi leggeri a vecchie tribune elettorali, gli interessati rispondono che tutto ciò risponde alla necessità di avvicinarsi il più possibile alla gente. Probabile, anche se a volte viene il dubbio che la vera ragione sia un po’ di narcisismo: insomma, la voglia di essere riconosciuti per la strada, come dei divi del grande schermo.

Guarda Mastella canta Champagne

Le Iene: Sabrina Nobile “interroga” i politici

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101