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Blocchi sulle strade, sindaci incatenati alle ruspe, picchetti di protesta per bloccare i lavori per nuove discariche, con tanto di benedizione del vescovo (Monsignor Raffaele Nogaro a Caserta). L’unico robusto incremento nella sporca faccenda dei rifiuti in Campania (e in Sicilia) riguarda le proteste. Tante, vibranti e spettacolari. Al punto che l’emergenza ambientale è ormai questione di ordine pubblico. Prendiamo la Campania: 6 milioni di abitanti e 7.300 tonnellate di rifiuti ogni giorno. L’equivalente di 350 Tir. Eppure la soluzione ci sarebbe.
Secondo il direttore del progetto Nimby Forum, Alessandro Beulke, la ricetta è fatta di tre soli, fondamentali, ingredienti: “Più alfabetizzazione ambientale per i cittadini, maggiore disponibilità al dialogo e capacità comunicativa da parte delle istituzioni locali e nazionali, tecnologie all’avanguardia e procedure certificate delle aziende che lavorano nel ciclo dei rifiuti”. Il Forum, promosso da Aris, associazione non profit con l’obiettivo di avvicinare cittadini ed enti nella realizzazione di opere utili ma ostacolate da chi le vede sorgere nel proprio “cortile”, chiarisce: oggi non si può prescindere da termovalorizzatori e raccolta differenziata, come dimostrano i casi virtuosi di Francia e Germania, ma anche, senza varcare le Alpi, di Brescia. “In Campania invece” è l’amaro paradosso citato da Beulcke “i termovalorizzatori li bloccano come fossero ecomostri e i rifiuti li mandano in Germania dove, proprio grazie a questi impianti, li trasformano in energia. Guadagnandoci due volte”. Il perché è semplice “La legge Ronchi, tuttora in vigore, dice che un termovalorizzatore (un inceneritore di rifiuti in grado di generare calore e produrre energia elettrica), per assolvere al suo compito dovrebbe non precedere, bensì seguire un accurato processo di raccolta differenziata. Ed è qui il guaio” spiega Beulcke: “La Sicilia, per esempio, in questo è molto scarsa, intorno al 5%”.
Ed è cominciata una nuova corsa contro il tempo. “In Campania è il momento peggiore, la situazione più difficile e drammatica di questi ultimi 14 anni di amministrazione straordinaria” è costretto ad ammettere Guido Bertolaso, commissario per l’emergenza rifiuti dall’ottobre 2006: “L’unica discarica ufficiale sarà satura tra alcune settimane, e l’inceneritore costruito ad Acerra funzionerà da ottobre. Per il secondo inceneritore previsto, i lavori non sono cominciati. Dei dodici siti di smaltimento già progettati, uno solo funziona. Inoltre, gli otto centri di smaltimento esistenti sono in attesa di una ristrutturazione completa, in quanto progettati in maniera errata” ha detto Bertolaso.
Siciliani e campani chiedono una politica ambientale di smaltimento rifiuti più attenta alla salute delle persone, lamentando (leggi il caso della discarica di Basso dell’Olmo) di aver già patito conseguenze durissime per le discariche abusive, e non solo, nel loro territorio. “Sono aumentati i casi di tumore rispetto alla media nazionale e di malattie del sistema immunitario” sostengono al Comitato allarme rifiuti campano. Ribattono i Verdi di Caserta: “Si possono contrarre infezioni anche per la presenza dei rifiuti per le strade”. Per uscire dall’impasse, i comitati di protesta campani, sostenuti dal sacerdote pacifista e barricadero, Alex Zanotelli e dalle Assise per la città di Napoli e del Mezzogiorno, hanno rivolto un appello niente meno che alla Commissione Europea per disincentivare la realizzazione di termovalorizzatori, considerati ad alto potere inquinante. Uno di questi impianti dovrebbe sorgere, infatti, nei pressi di un’oasi protetta del Wwf, a Serre, nel parco naturale del Cilento, a sud della regione, da cui vengono molti prodotti alimentari Dop campani. L’altro sito dovrebbe sorgere nell’area di “Lo Uttaro”, nel casertano, progettata a solo 1 km da un ospedale in costruzione.
Proteste e appelli anche in Sicilia dove dovrebbero sorgere 4 termovalorizzatori pronti a mandare in fumo l’immondizia di casa propria e, forse, anche quella campana.
Senza contare gli ostacoli dovuti agli interessi delle ecomafie. Nella relazione sull’emergenza rifiuti redatta dalla Corte dei Conti si denunciano le irregolarità negli appalti per lo smaltimento assegnati anche a imprese indagate per mafia, il mancato rispetto e continue deroghe alla normativa europea e nazionale, e persino procedure non trasparenti nella scelta del personale che lavora al commissariato per l’emergenza rifiuti. Ora, un disegno di legge promette in soli 5 articoli di risolvere il problema, multe di 60 mila euro e fino a dieci anni di reclusione per chi commette reati ambientali, tra cui la frode, il danno, il disastro ambientale ed il traffico illecito di materiale radioattivo.
Già , ma la legge non basta a mettere fine all’allarme nelle due regioni martoriate dal problema rifiuti. Chi protesta chiede oggi l’approvazione di un nuovo piano che privilegi scelte meno inquinanti, come il riciclaggio e la raccolta differenziata ed una conferenza interregionale per non puntare tutto sulla termodistruzione. In fondo, anche Beulke è “d’accordo con chi, come Legambiente, dice sì alla termovalorizzazione sempre che sia un processo a valle di una corretta pianificazione della gestione dei rifiuti”.
- Sabato 5 Maggio 2007
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