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Alitalia

Aeroporto Tito Minniti (Ansa)
La provincia di Reggio Calabria è in rivolta. I sindaci di 97 comuni, le associazioni di categoria, il presidente della Provincia, Giuseppe Raffa e il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti hanno dichiarato “guerra “ ad Alitalia, dopo che il 2 dicembre scorso ha tagliato 52 voli in partenza e in arrivo dallo scalo reggino. Una decisione questa che rientra in una strategia di risparmio aziendale della compagnia aerea ma che sta penalizzando fortemente la libertà di movimento dei reggini, isolandoli dal resto d’Italia. Alitalia ha tagliato 5 mila ore di volo su tutti gli scali italiani compreso l’Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” che da questa manovra risulta il più penalizzato in Italia assieme a quello di Ancona. Infatti Alitalia è l’unica compagnia assieme ai vettori della Blu Express, ramo low cost di Blu Panorama, ad atterrare nello scalo calabrese. Continua
- Tags: Adr, aeroporto, Alitalia, attesa, Eurocontrol, Fiumicino, passeggeri, Ritardo, Roma, rotta, scalo, valigia
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Intollerabile, insopportabile, inaccettabile… Gli aggettivi diventano pesanti quando si parla con le associazioni dei consumatori di partenze e arrivi all’aeroporto di Fiumicino.
Tutti i servizi sono sotto accusa. “Non te la puoi cavare con una sanzione pecuniaria se lasci a terra centinaia di persone nel momento delle ferie, che con la crisi magari durano una sola settimana, perché hai venduto più biglietti dei posti disponibili” dice a Panorama Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, invocando un cambiamento radicale delle norme. “È inaccettabile che venga perduta o consegnata con grandi ritardi una mole così importante di bagagli” rincara Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum (ultimo caso, quello sperimentato il 25 agosto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: un’ora abbondante davanti al nastro della riconsegna bagagli “in piedi e senza aria condizionata”, racconta il Corriere della Sera). Senza contare la reprimenda sulla pulizia di Primo Mastrobuoni, segretario dell’Aduc, dopo un sopralluogo compiuto sabato 25 luglio. O la rabbia dei passeggeri, bloccati per ore in fila, venerdì 7 agosto, perché gli impianti per le accettazioni erano andati in tilt.
Certo, le code estive aggiungono esasperazione e non tengono forse conto di due elementi: in ogni aeroporto il periodo di massimo movimento produce caos; altri grandi scali europei sono inefficienti (Gatwick, per esempio). Quindi sui pesanti giudizi c’è un po’ di ingenerosità. Ma a testimoniare che a Fiumicino i problemi ci sono intervengono numeri e statistiche. Le ultime rilevazioni dell’Eurocontrol, organizzazione civile e militare che vigila sul traffico aereo, mostrano che il ritardo medio delle partenze da Fiumicino è stato pari in maggio a 16,9 minuti per ogni volo: primo posto negativo della graduatoria internazionale. E in cima alla scala dei maggiori ritardi medi per collegamento in Europa c’è una tratta che parte da Roma: quella per Torino. Non solo: oltre la metà dei voli in partenza da Fiumicino sono in ritardo o hanno problemi con i bagagli (e per questo l’Enac ha appena multato l’Alitalia).
Da che cosa dipendono ritardi e disfunzioni? Bastano le difficoltà dell’Alitalia a spiegare tutto? Ci sono anche responsabilità delle imprese autonome di servizio a terra, come dell’azienda che gestisce lo scalo, la società Aeroporti di Roma? La verità è che in un grande aeroporto funziona un sistema a catena, con decine di protagonisti, ciascuno con la propria attività.
Una specie di puzzle delle responsabilità in cui spiccano tre attori principali: il gestore dello scalo per l’adeguatezza delle infrastrutture, in questo caso la Aeroporti di Roma; la principale compagnia di volo, e cioè l’Alitalia, per la propria efficienza; le società di servizio a terra, autonome ma che lavorano per le diverse compagnie. Dice a Panorama Claudio Claudiani, sindacalista della Cisl che ben conosce il trasporto aereo: “A Fiumicino il primo dato è che gli investimenti della società Aeroporti di Roma sono da tempo annunciati ma poco praticati. Il problema risale alla precedente gestione di Cesare Romiti. Lo scalo è stato acquistato per larga parte a debito. Forse non restavano molte risorse da impiegare”. La storia ha avuto inizio nel 2000, anno in cui fu privatizzata la società Adr.
Dal 2000 al 2006 gli investimenti ammontarono in media a 46 milioni l’anno, accumulando ritardi sulle previsioni.
Nel 2007, con il cambio degli azionisti e l’ingresso del gruppo Benetton, si passò a circa 87 milioni di euro, che diventarono 110 nel 2008. Quest’anno si sfioreranno i 90 milioni. Un netto miglioramento, dunque. Però i ritardi sulla tabella di marcia restano. L’ultimo grande intervento riguardò nel 2001 il terminal A di Fiumicino, oggi dedicato ai voli interni e che dal prossimo ottobre, grazie a un accordo con l’Alitalia, sarà riservato alla compagnia italiana e ai partner dello Sky team (Air France e Klm in primo luogo).
Un passaggio da tempo necessario ma al quale, prima della fusione con l’Alitalia, si opponeva Carlo Toto della AirOne.
Ritardi significativi riguardano altre due strutture decisive. La prima è il molo C. Solo nel marzo 2008 è stata posta la prima pietra e dovrebbe essere pronto fra 3 anni e mezzo. Costo: 300 milioni di euro. La seconda struttura è il nuovo impianto di smistamento automatico dei bagagli, che dovrebbe essere pronto fra due anni, costo 100 milioni di euro.
Ci sono colpe dell’Adr? Solo in parte. Nel contratto di privatizzazione era previsto che le tariffe aeroportuali fossero collegate al tasso di inflazione. La norma è stata disattesa, gli introiti dell’Adr sono rimasti fermi al 2000, perdendo valore in termini reali. Insomma, gli azionisti dell’Adr non hanno potuto contare sulle entrate previste e solo adesso, con il decreto anticrisi del governo, è stata prevista una procedura più rapida per decidere. Anche se la fase da allarme rosso che sta attraversando il trasporto aereo nel mondo difficilmente potrà agevolare rincari. Il contributo più rilevante alle difficoltà di Fiumicino arriva dall’Alitalia, che rappresenta metà del lavoro dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. O meglio, dall’eredità lasciata dalla vecchia Alitalia, unita alle difficoltà organizzative che la nuova compagnia sta cercando di risolvere in corsa.
Basti pensare al funzionamento delle due società di servizi a terra (biglietteria, accettazione, bagagli) collegate alla compagnia, la Az Service (ex Alitalia) e la Eas (ex AirOne). Oppure ricordare che l’Hub control center, struttura di software della compagnia aerea, è da tempo giudicato obsoleto. La vecchia Alitalia cercava di compensare la mancanza di investimento su questo sistema con più lavoro umano. Oggi, anche per il taglio degli organici, limiti e problemi riemergono. Sta di fatto che, con il 25 per cento di traffico in meno e con gli aerei che a giugno erano pieni in media per il 66,4 per cento, la puntualità dell’Alitalia risulta peggiorata rispetto al 2008. Ma i problemi di Fiumicino non derivano solo da Alitalia o Adr.
Il treno che collega la Stazione Termini all’aeroporto, struttura che in altre città del mondo è un fiore all’occhiello, parte da un binario scomodissimo, per buona parte della notte non funziona e certo non brilla per comodità e pulizia.

PARTENZE, IL PUZZLE DEI SERVIZI IN AEROPORTO: UNA GIUNGLA DI RESPONSABILITÀ
Ma di chi è la colpa se un volo parte in ritardo? Ecco in questa scheda chi deve fare che cosa.
- La Aeroporti di Roma (Adr) deve informare i passeggeri.
- L’Ente nazionale aviazione civile controlla che tutto sia regolare.
- Le società autonome di servizio (handling) affittano le strutture (di Adr) e a pagamento curano per le compagnie aeree accettazione, controllo identità, carte di imbarco, ritiro bagagli. A Fiumicino sono: Az Servizi ed Eas (nuova Alitalia); Flight Care (spagnola); Aviapartner (belga).
- Gli handler indirizzano il bagaglio, ma l’Adr risponde della struttura di smistamento.
- L’Adr cura la sicurezza, ma nei voli internazionali intervengono polizia di frontiera e Agenzia dogane.
- L’Adr assegna le uscite di imbarco, ma questo è fatto da compagnie e handler.
- Pulizia di aerei, vettovaglie e carburanti sono assicurati da altre società di servizio. - L’Adr aiuta i passeggeri con handicap.
- I finger per gli aerei (di Adr) sono affittati e gestiti dagli handler.
- L’Ente nazionale assistenza al volo indirizza rullaggio e decollo.

di Klaus Davi
Contrordine, ci eravamo (in parte) sbagliati. Fatta salva qualche corposa eccezione, sono molti i giornali esteri (anche di sinistra) che in questi primi mesi di governo hanno corretto le proprie valutazioni sul politico Silvio Berlusconi e sul suo terzo mandato. Molti ricorderanno la marcia indietro dell’Economist, che negli anni scorsi aveva più volte criticato con veemenza il capo del governo italiano e che qualche settimana fa ha parlato di “un governo stabile” con alla base una “coalizione più solida per governare l’Italia fuori dalla crisi”.
Non si tratta di un episodio isolato, visto che la compassata Frankfurter Allgemeine ha commentato come il nuovo corso di Berlusconi sia “riuscito a interpretare gli interessi e i bisogni della gente comune e si è dimostrato un politico esperto che vuole conquistarsi un posto d’onore sui libri di storia”. Al riposizionamento internazionale del premier giovano i buoni rapporti con alcune cancellerie europee, come dimostrano le osservazioni del settimanale Paris Match: “L’eterno Silvio è tornato a guidare l’Italia anche grazie al suo maggiore realismo, ora vuole durare di più e fare meglio”.
Di “miracolo” in 100 giorni ha parlato Newsweek annotando che “con un consenso del 55 per cento il capo dell’esecutivo italiano ha un’approvazione superiore a quella di Gordon Brown in Gran Bretagna e di Nicolas Sarkozy in Francia”.
Ma quali sono i punti di forza (e di debolezza) dell’esecutivo? Per Le Figaro la “lotta all’assenteismo nell’amministrazione pubblica e l’obiettivo di risanare le finanze in 3 anni”. Per la Züricher Zeitung una riforma della scuola “necessaria per quanto impopolare che si aspettava da tanto tempo all’interno del desolato panorama scolastico italiano”. Ma la vera svolta è stata la ripulitura di Napoli, che sebbene frutto di una “ottima sinergia bipartisan” (Los Angeles Times) rappresenta per Le Figaro una “scommessa vinta” e un “importante punto a favore della credibilità del premier ” secondo la Cnn.
Riconoscimenti che vengono anche da sinistra. Come osserva Le Monde in un reportage dalla Campania, “l’avere annunciato sanzioni contro le amministrazioni che non applicano la raccolta differenziata è un fatto importante”. Premiata la scelta di ministri come Giulio Tremonti e Franco Frattini, “personalità credibili e capaci” secondo l’austriaco Der Standard. Tutto risolto quindi? Non proprio.
La querelle sulla giustizia ha fatto riaffiorare vecchi timori, condizionando, in parte, i buoni risultati d’immagine dei primi mesi di governo. Il Financial Times la bolla come “brutto film già visto: vorremmo vedere Berlusconi spendere energie simili a quelle attivate contro i giudici per risanare l’economia italiana”. L’Express giudica un “errore impedire di pubblicare le intercettazioni e scatenarsi contro la magistratura “.
Mentre The New York Times suggerisce al premier “di tornare a occuparsi dei problemi della gente”. Anche la mal comunicata legge sulle impronte digitali per identificare gli immigrati irregolari non ha convinto. China Daily parla “di marcia indietro del governo che voleva punire le badanti e i “pulitori dei gabinetti” degli italiani con un “provvedimento discutibile”. Battute d’arresto che non frenano la indiscussa popolarità di un premier. Consenso certificato da un “ulteriore successo ottenuto in Abruzzo” come osserva The Washington Post. La luna di miele “non è finita” ha puntualizzato il settimanale tedesco Focus, ma avverte: “Alle porte c’è una crisi economica che metterà a dura prova tutti i leader europei”. Forse il primo vero banco di prova.

Tutti in campo per Malpensa. Da destra, da sinistra ma soprattutto dal nord.
Umberto Bossi esce dal vertice di palazzo Grazioli, a Roma, con Silvio Berlusconi, seguito da tutto lo stato maggiore del Carrioccio (Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Roberto Castelli e Roberto Cota) mandando giù il boccone amaro: la conferma che la nuova Alitalia stia facendo rotta su Air France. Ma forte della consapevolezza di aver ricevuto una garanzia importante: “la scelta del partner di Cai non è ancora definita, a fronte della manifestata volontà di Lufthansa”. E, soprattutto: “Chi pensa di far operare una compagnia aerea senza considerare Milano come un hub è destinato al fallimento e al ripetersi degli stessi errori di Alitalia. Su questo ci pare ci sia una generale condivisione”, annota il Senatur, uscendo dalla residenza del premier.
Dal canto suo, Berlusconi ribadisce l’alleanza con Air France in quanto la compagnia tedesca non ha presentato un’offerta per Alitalia, ma solo un piano per una possibile cooperazione con la compagnia italiana nell’ambito della star alliance: “Da uomo di impresa, dico che c’è una trattativa molto avanzata con Air France” afferma il premier a Palazzo Grazioli “che ha raggiunto un punto molto positivo per la compagnia. Ciò non esclude che se Lufthansa volesse presentare nelle prossime ore un’offerta più vantaggiosa per recuperare il tempo perduto, nulla impedisce a Cai di prenderla in considerazione”. Quindi, ecco la rassicurazione per il fronte del nord schierato a difesa dello scalo milanese: se la compagnia francese non garantirà la continuità di Malpensa, “si troveranno altre soluzioni più adeguate alla realtà italiana”.
“Abbiamo riscontrato da parte del presidente del Consiglio la volontà di affrontare e di risolvere il problema di Malpensa” aggiunge Bossi. “Abbiamo ottenuto assicurazioni circa lo sblocco dei negoziati relativi agli accordi bilaterali che consentono di attirare vettori e destinazioni internazionali su Malpensa. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli, prenderà in esame le proposte complessive che Cai ci ha fatto con riferimento a Malpensa”. Stando a quanto si apprende, Castelli avrebbe illustrato a Berlusconi che, conti alla mano, il de-hubbing è costato all’Italia 2,8 miliardi di euro e “visto che siamo in un momento di crisi economica, questo deve essere recuperato, perché il paese non può permettersi di perdere così tanto”, avrebbe affermato l’esponente leghista.
“Siamo tutti d’accordo che non possiamo penalizzare Malpensa”, ha detto il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, lasciando il vertice su Alitalia. Matteoli, dopo aver riconosciuto a Malpensa e a Fiumicino la dignità di hub, in quanto capaci di attrarre con funzioni diverse traffico commerciale e di passeggeri ha aggiunto: “Cai è disponibile a valutare un’offerta di Lufthansa, ma il problema è che allo stato da parte della compagnia tedesca non c’è nessuna offerta”.
Critica su questo punto l’opposizione. “Il governo Prodi aveva venduto Alitalia e si era profilata un’intesa che avrebbe portato il nostro paese a far parte di un gruppo che ha un ruolo strategico” dice Walter Veltroni. “Il governo Berlusconi ha invece svenduto Alitalia ad Air France”. “In un paese normale” rincara la dose Pierluigi Bersani “non ho mai visto un Governo che ha fatto un’operazione così fallimentare. Questo Governo dovrebbe andarsene a casa”.
A Milano, invece, spazio al “Malpensa day”, la giornata promossa dal presidente della provincia di Milano, Filippo Penati. Al termine degli incontri è stato approvato un ordine del giorno nel quale verrà chiesto al governo di liberalizzare le rotte, rivedere gli accordi bilaterali per il rilascio degli slot e l’assunzione di iniziative per la salvaguardia dei posti di lavoro dell’intera area che ruota attorno all’aeroporto. “Chiediamo che le rotte non sono più esercitate da Alitalia, che rischiano di fare perdere altri due milioni di passeggeri nel 2009, in aggiunta agli otto milioni persi nel 2008 da Malpensa, possano essere esercitate da altre compagnie” dice Penati. “La declassazione da aeroporto intercontinentale a regionale comporterà un danno economico di 4 miliardi di euro. Le previsioni fatte da Sea e dalla Fondazione Ambrosetti invece ci dicono che se si andasse verso la liberalizzazione dei diritti di volo, nel giro di 10-15 anni si creerebbero 100 mila nuovi posti di lavoro e un fatturato per l’intera area interessata valutabile intorno agli 11-12 miliardi di euro”.
E se su Facebook, il più visitato social network, impazza il dossier Malpensa (il gruppo “VivaMalpensaViva” ha superato i 2 mila iscritti in poche ore, mentre “Quelli che vogliono far rivolare Malpensa” ha già 550 membri in appena due ore), oggi è stata un’altra giornata di passione per i passeggeri a causa di una protesta di 400 dipendenti ancora senza contratto. La protesta ha avuto come conseguenza voli o ritardati, bagagli accumulati e passeggeri infuriati. Secondo un calcolo non ufficiale sono in totale 70 (29 in partenza e 41 in arrivo) i voli Alitalia finora cancellati e disagi anche per le altre compagnie aeree che per i servizi di handling si affidano ad Az Airport, tra cui Air France, Malev, Csa, Olympic Airlines, Air Europa e Meridiana. Intanto per venerdì 9, quando a riunirsi in assemblea saranno i lavoratori Alitalia dell’attività di manutenzione, si prevedono ritardi nelle partenze, dato che “l’assemblea coinvolge anche i tecnici che si recano sotto bordo per le verifiche sugli aeromobili”, come dicono fonti aeroportuali. Il 12 e il 13 gennaio, le assemblee convocate da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, riguarderanno poi “l’insieme delle attività su tutti gli scali nazionali”. Altre assemblee spontanee potrebbero verificarsi anche sabato e domenica a Fiumicino.
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È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà… - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.
La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.

Malpensa contro Fiumicino. O anche Milano contro Roma, Air France contro Lufthansa, Moratti contro Alemanno, Lega contro i politici romani. La scelta di Cai per il partner straniero della nuova Alitalia pronta a partire suscita una serie di confronti in ambito politico più che imprenditoriale.
I prossimi tre giorni saranno decisivi. A partire da mercoledì 7, quando il premier Silvio Berlusconi incontrerà Umberto Bossi. Incontro necessario e richiesto dallo stesso leader del Carroccio, che si è espresso ieri con chiarezza a favore di Lufthansa, spalleggiato dal sindaco di Milano Letizia Moratti e dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Il premier si è detto ottimista: “Con Bossi troviamo sempre un accordo”, ma sa che non sarà facile: sempre domani, nel primo pomeriggio, ci sarà una riunione a Palazzo Chigi con i vertici della Cai-Alitalia.
Saranno presenti il presidente, Roberto Colaninno, e l’amministratore delegato, Rocco Sabelli. Si spiegheranno, secondo fonti Cai, le basi delle scelte e del piano industriale della neonata compagnia. Venerdì invece si riuniranno i consigli d’amministrazione di Cai e Air France. L’alleanza potrebbe essere decisa già prima del lancio ufficiale della nuova compagnia, previsto per il 13 gennaio. L’ad di Lufthansa ha dichiarato “Siamo ancora in gioco”, ma Colaninno e soci appaiono più interessati all’offerta francese di 300 milioni di euro per il 25% della quota societaria. Tra l’altro se passasse con Lufthansa Alitalia dovrebbe pagare una penale per l’abbandono dell’alleanza “Sky team” di cui fa parte insieme ad Air France. Ma per i francesi Malpensa non sarà uno degli “hub”, ruolo affidato a Fiumicino.
Una prospettiva che non piace affatto a tutti i politici (in senso trasversale) del nord, Lega in testa. Per giovedì il presidente della provincia di Milano, Filippo Penati (del Pd) ha indetto il “Malpensa day”: “Provincia e Regione sottoscrivano la piattaforma per liberalizzare le rotte in concessione esclusiva alla compagnia di bandiera” ha chiesto l’esponente del Pd, “bisogna slegare i destini di Malpensa da quelli della nuova Alitalia”. “La cordata italiana non può garantire a Malpensa il livello di prima”.
Ma non ci sono solo i leghisti e i politici lombardi ad agitare il clima: da Roma il sindaco Alemanno fa sapere che “Il ruolo di Fiumicino non si tocca” e che quello della Lega è “un ricatto spuntato”. Prova a fare da paciere Italo Bocchino, secondo cui “la scelta di Air France non penalizza Malpensa” perché “lo scalo lombardo può puntare a mettersi sul mercato con le aree ricche dell’Europa settentrionale” e la maggioranza “non deve dare all’opposizione l’opportunità di strumentalizzare una vicenda che resta una vittoria del governo”.
E Pd e Idv infatti attaccano il governo e punzecchiano Bossi: ”La Lega diceva che con l’ingresso di Cai e degli imprenditori italiani si sarebbe salvato il ruolo dello scalo milanese, ma così non è stato” evidenzia Pierluigi Bersani “e noi chiederemo conto di questa situazione in Parlamento alla Lega e a tutto il centrodestra: hanno perso tempo e messo sulle spalle degli italiani i debiti”.
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Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.
Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.
Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.
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Esodo: dicesi di popolo in movimento, migrazione, trasferimento da un posto ad un altro. Ma si può ancora parlare di “esodo” natalizio per le vacanze, in tempo di crisi?
Pare di sì, nonostante qualche calo. Che sia nella tranquillità famigliare o sulle piste da sci, in una località esotica o in una città d’arte, gli italiani non rinunciano a viaggiare durante le feste. Anche a costo di indebitarsi, sottoporsi a blitz più stressanti di una strigliata del capoufficio, affrontare code in autostrada, cancellazioni di aerei e ritardi dei treni. La prima grossa ondata di partenze è attesa per stasera, in concomitanza del ponte natalizio. Ma le stime su quanti saranno i nostri connazionali in movimento sono contrastanti:
Per l’Isnart (l’Istituto nazionale per le ricerche turistiche), le partenze sono in calo: sono poco oltre sette milioni gli italiani che hanno pianificato una vacanza a dicembre, pari al 14,9% della popolazione, cui si aggiungeranno probabilmente, all’ultimo momento, il 7,5% di indecisi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l’Isnart registra una contrazione del 14%, con un milione in meno di partenze. Il motivo sta nella congiuntura sfavorevole che sta attraversando l’Italia: il 42,9% degli italiani non andrà infatti in vacanza per motivi economici. Secondo un’indagine Confesercenti-PublicaRes-Swg sulle intenzioni dei consumatori invece saranno circa 15 milioni gli italiani in viaggio per le festività natalizie, due milioni in più rispetto al 2007. E spenderanno circa 9 miliardi di euro (1,3 miliardi in più dello scorso anno).
Viaggiare sì, ma dove? Sempre secondo l’Isnart chi si permetterà un viaggio privilegerà soprattutto il l’Italia (dove si concentreranno il 72,1% dei flussi) e in modo particolare Trentino (11,3%) seguito da Toscana (7,7%) e da Lombardia (6,8%). Per quanto riguarda le destinazioni estere, l’Isnart segnala il primo posto della Francia con il 4%, seguita da Austria (3,2%) e Spagna (3,1%). L’ associazione dei consumatori Telefono blu parla di un calo del 20 per cento delle richieste sull’ estero e del 15 sulle località italiane mentre le agenzie di viaggio stimano un dieci per cento in meno, sperando in un recupero sul Capodanno.
Sarà un Natale casalingo e familiare, insomma, più per economia che per scelta. La stima degli addetti del settore è che tra viaggi “di piacere” e di “ricongiungimento familiare” alla fine si muoveranno 4 italiani su 10.
Se molti devono rinunciare alla settimana bianca, sono almeno altrettanti quelli che si concederanno una vacanza a cinque stelle: le prenotazioni in agenzie di viaggio per i resort di lusso non hanno registrato cali. E anche nelle località più modaiole del turismo invernale la crisi non ha colpito duro: Cortina d’Ampezzo si presenta con il suo tradizionale ”tutto esaurito”. Negli alberghi della conca, ormai tutti aperti, è difficile trovare un posto letto per le prossime notti. Segnalato in crescita il turismo rurale: con circa il 7 per cento dei vacanzieri che per Natale e/o Capodanno alloggerà in agriturismo la previsione è per un aumento della vacanza in campagna favorita anche dai prezzi che sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Lo afferma la Coldiretti sulla base dell’indagine Confesercenti-Swg. Ma la percentuale che salirà di più sarà quella di chi alloggerà presso amici e parenti (30%), seguita da un 25% che sceglierà come soluzione l’albergo o la pensione. Cresce dell’11% il numero degli italiani che si affideranno ai bed and breakfast.
Natale con i tuoi: più riposo e relax che voglia d’evasione, questo si aspetta la maggioranza dei vacanzieri, ma attenzione, questo scenario soporifero non è del tutto veritiero, se SpeedVacanze.it, il primo tour operator specializzato in viaggi per cuori solitari, ha fatto registare un aumento delle prenotazioni del 28% rispetto al 2007.
Ma come si muoveranno i viaggiatori natalizi? Già assegnate renne e slitta, rimangono tre opzioni: treno, auto e aereo.
TRENI - Le Ferrovie dello Stato, in vista della mobilità straordinaria di Natale, hanno intanto potenziato i servizi di assistenza nelle principali stazioni ferroviarie e tutti i presidi delle sale operative centrali e territoriali. In un comunicato, Trenitalia stima in 6 milioni il numero di italiani che sceglieranno il treno per spostarsi: “boom di viaggiatori sull’Alta Velocità Roma - Milano, stazioni affollate soprattutto a Roma, Firenze, Napoli e Bari, traffico ferroviario regolare, 70 treni speciali fino all’Epifania”. L’offerta ordinaria rispetto allo scorso anno vede aumentate del 50% le corse lungo la dorsale Milano-Roma-Napoli, dove viaggiano oggi 50 treni al giorno ad Alta Velocità e sono stati introdotti nuovi servizi veloci tra Roma e Genova, Venezia, Verona, Bari, Lamezia. E sarebbe proprio l’Alta Velocità tra Roma e Milano, in questo periodo natalizio, spiega Trenitalia, a segnare un vero boom di prenotazioni. Da novembre l’aumento medio di viaggiatori tra Roma e Milano è stato di circa il 30%, con la crescita più significativa in prima classe, dove l’aumento ha toccato punte del 35%. Sono stati infatti oltre 63.000 i passeggeri che a Roma e a Milano, dal 14 dicembre, sono saliti a bordo del Frecciarossa e 25.000 quelli che, ad oggi, hanno già prenotato un posto sugli AV Fast, i treni no-stop Roma - Milano, fino ai primi di gennaio.
AEREI - La crescita del treno per i viaggi nella penisola si spiega anche con l’incertezza che ormai accompagna il nome “Alitalia“ nei pensieri di chi si accinge a organizzare un viaggio: dopo l’ennesima giornata nera di ieri, con quasi 80 voli cancellati a Roma-Fiumicino, oggi la situazione resta tesa: le incertezze e gli errori di Cai nelle assunzioni per la nuova compagnia hanno messo sul piede di guerra i lavoratori di terra. La conseguenza? Assemblee fiume, ritardi, bagagli ammucchiati e voli cancellati. La promessa del presidente dell’Enac Vito Riggio è che entro oggi tutti i passeggeri rimasti bloccati a Fiumicino dovrebbero riuscire a rimettersi in viaggio. Non si segnalano al momento particolari disagi in altri aeroporti e con altri operatori.
AUTO - Il calo del prezzo della benzina può aver convinto molti a mettersi alla guida per gli spostamenti prenatalizi. Il flusso massimo è atteso tra stasera e domani. Al momento sul sito di Autostrade sono segnalate code in uscita da Milano in direzione Venezia, traffico congestionato sulla Milano-Napoli tra Roma e il capoluogo campano, rallentamenti intorno a Firenze e in uscita da Bologna. Le grandi città si svuotano lentamente. Autostrade raccomanda cautela per la nebbia in pianura Padana.
Sì, viaggiare. Anche in tempi di magra. Anche per il Meteo dovrebbe favorire gli spostamenti della vigilia. Il bel tempo di questi giorni sembra sia destinato a uscire di scena proprio in concomitanza del Natale. Il 25 infatti secondo le previsioni si avrà un generale peggioramento delle condizioni atmosferiche in concomitanza con l’arrivo di un fronte freddo continentale, accompagnato da temperature in sensibile calo e precipitazioni sparse, più probabili ed intense lungo il settore adriatico. Al Nord il tempo risulterà prevalentemente soleggiato, con alcune nevicate sporadiche. Precipitazioni più intense invece al centro e al sud, ma non si dovrebbero raggiungere i livelli delle scorse settimane. Un parziale miglioramento è atteso per domenica 28. Sperando che l’inizio del 2009 sia baciato dal sole.