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Alitalia

Alitalia, caos di Natale. A Fiumicino, giornata nera e passeggeri infuriati

Sciopero Alitalia

Sono arrivati anche i fischi. Dai passeggeri nell’aeroporto di Fiumicino, verso i lavoratori. Dopo una giornata di disagi, ritardi e assemblee continue. E 74 voli cancellati.
La nuova Alitalia continua a registrare problemi, come la vecchia. E nel periodo natalizio i disservizi si notano molto di più. A protestare però questa volta non erano i piloti ma il personale di terra, manutenzione e servizi aeroportuali. I lavoratori denunciano “ripetute e gravi violazioni” da parte di Cai degli accordi sottoscritti sui criteri d’assunzione.

Ma sono ancora centinaia i passeggeri ancora bloccati nelle aerostazioni dello scalo romano a causa delle cancellazioni dei voli per le assemblee di ieri dei lavoratori di AZ Airport. Una lunga coda di viaggiatori, in attesa di sapere quando potranno ripartire con i primi voli utili, si è formata davanti alla biglietterie, in particolare davanti alle partenze internazionali. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e in alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia, che sta comunque presidiando l’area per ragioni di sicurezza. In conseguenza delle assemblee spontanee di lunedì , poi sospese, sono stati cancellati finora 25 voli di cui 8 in partenza.
Intanto nell’aeroporto sono stati in molti i viaggiatori coinvolti che non riuscendo a trovare un posto per dormire negli alberghi vicini all’aeroporto romano, essendo tutti pieni, hanno trascorso la notte bivaccando sulle poltrone all’interno delle aerostazioni. Per loro, a cura della società di gestione e della Protezione Civile, sono state distribuite coperte pasti e bevande calde.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ordinato la ripresa immediata del lavoro ritenendo le assemblee uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro, “con grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.
Le due assemblee, indette da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, sono andate avanti ad oltranza e le segreterie nazionali delle quattro sigle hanno indetto successivamente un’assemblea dei lavoratori dell’ex gruppo Alitalia, in attesa di soluzioni da parte di Cai. I quattro sindacati sono arrivati a chiedere, con una lettera aperta, l’intervento al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. La compagnia ha riconosciuto “alcuni errori” e promesso che saranno corretti.

Un invito a Cai e sindacati a chiarire al più presto è arrivato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ”per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori può configurare l’interruzione di pubblico servizio”. Duecento persone sono ancora in aeroporto in attesa di notizie sulla riprogrammazione dei voli.

L’autunno caldo di Veltroni: “Da Berlusconi insulti e bugie”

Il segretario del Pd Walter Veltroni
E il muro contro muro continua. Tra il leader dell’opposizione e il capo del governo. L’attacco del leader del Pd è totale. La nuova puntata, dopo l’intervista di domenica scorsa a Il Corriere della Sera, è andata in scena al seminario sul federalismo dei senatori del Pd in corso a Frascati, dove Veltroni, torna a parlare di “preoccupazione democratica”. E di balle (nel senso di bugie).
Per la precisione quelle che, secondo l’ex sindaco di Roma, “Berlusconi” usa - “passando metà del suo tempo ad insultare l’opposizione” - per ingannare gli italiani” in una strategia di contrapposizione frontale con chi la pensa in modo diverso da lui”.
E allora, le “tre balle” di cui parla Veltroni riferite a Berlusconi riportano alla vicenda Alitalia. “Berlusconi dice che Epifani voleva firmare l’accordo e che io avrei fatto da New York il diavolo a quattro per non farglielo firmare e ancora che D’Alema mi telefona per chiedermi se sono impazzito e quindi io cambio linea su Alitalia” spiega Veltroni ai senatori. “Tre balle per ingannare gli italiani e poi quei giochini di utilizzare me e D’Alema finiscono lì perché nessuno di noi due è disposto a prestarsi”. Mentre, aggiunge Veltroni, è che “in un sistema democratico si convive con le opposizioni, non le si insulta e non le si aggredisce. Il governo scambia il governare con la presa di potere e quindi tutto ciò che non è omogeneo è un fastidio da rimuovere”.
Veltroni fa poi un esplicito invito al premier, chiedendogli “moderazione, pensando a governare non a insultare l’avversario”.
Anche Massimo D’Alema nega la veridicità delle dichiarazioni del presidente del Consiglio dicendosi “stupito per le frasi false”: “I fatti descritti non sono mai accaduti, io ero in America ad occuparmi di altre faccende nei giorni in cui si è chiuso l’accordo per cui si è adoperato anche Walter. Berlusconi rispetti il Pd e dialoghi con Veltroni” ha concluso D’Alema.
Ma non è solo Alitalia il tema che scalda il leader dell’opposizione: che anzi non si risparmia e attacca su tutti i fronti: “Il presidente del Consiglio ha una certa propensione per le bugie: è giusto che il Paese lo sappia”. Per Veltroni il punto debole di Berlusconi è la mancanza di “rispetto delle istituzioni: il governo riduce il Parlamento a una situazione per la quale sarebbe bastata la votazione del 14 aprile per riceverne il mandato a fare quello che vuole. Il governo deve ricordare però che non ha il consenso del 50% degli italiani. Pretendiamo un clima di rispetto istituzionale”.
Veltroni poi passa ad un altro tema di stretta attualità: la magistratura. L’attacco del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al giudice Nicoletta Gandus è, per il leader del Pd, “inammissibile” perché denota una “mancanza di senso delle istituzioni” testimoniato anche dal messaggio lanciato dal premier nei confronti della Corte Costituzionale, chiamata a esprimere un parere sulla legittimità del lodo Alfano. “Berlusconi ha aggredito, citandola per nome e per cognome, un magistrato chiamato a giudicarlo e pensate a cosa ha detto in questi giorni sulla Corte Costituzionale”.

La risposta da parte del governo alle parole di Veltroni è arrivata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, portavoce del premier. Che replica con un’alzata di spalle all’attacco del leader del Pd: “Il governo sta governando bene e gli italiani lo sanno. Tanto che la fiducia in Berlusconi è al massimo storico per un presidente del Consiglio. Perciò” dice Bonaiuti “non cadiamo nel giochetto di Veltroni che vuole portarci allo scontro e lo lasciamo sproloquiare da solo”.
Rincara la dose Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: “Veltroni, rovesciando la linea politica sulla quale si fece eleggere come leader del Pd, ha preso l’abitudine di insultare circa tre volte al giorno Berlusconi a orario fisso, in tempo utile per apparire sui Tg”. “Non contento di ciò” prosegue “se Berlusconi si permette di replicare allora lo paragona a Putin, affermando che vuole bastonare l’opposizione. Queste quotidiane scenate stanno diventando imbarazzanti nonché ridicole. Quanto più si avvicina il 25 ottobre Veltroni alza i toni e ci aspettiamo, prima o poi, anche l’evocazione di Francisco Franco e dei colonnelli greci”.

Berlusconi: “Governeremo a lungo”. Antifascismo? Penso solo a lavorare

Silvio Berlusconi

“Il Pdl è una forza politica che non si ferma al 42% ma deve andare a recuperare coloro che non si riconoscono in questa sinistra che ha profondamente deluso gli italiani”. Silvio Berlusconi detta la linea di marcia del nuovo partito, parlando al comitato costituente del Popolo delle Libertà. L’impresa “storica” di costruire il Pdl” dice è quella di dar vita a “una forza politica aperta che possa riferire a tutti gli elettori attraverso siti internet, sedi locali, circoli che manterremo vivi. “Possiamo essere il partito degli elettori e degli eletti. Avremo resistenze” ha aggiunto “ma c’è lavoro, spazio e gloria per tutti…”. “Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo. Voi - scandisce ai cento costituenti presenti del Pdl riuniti a piazza di Pietra - siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”.
Poi attacca: “Il leader del Pd aveva cominciato bene”, ma “nei fatti” si è dimostrato “del tutto inesistente”, perché i democratici “hanno scelto la stessa linea e i vecchi vizi della loro provenienza storica”, ha aggiunto, affondando: “Dimentichiamo ogni speranza di poter collaborare con loro, dovrà passare ancora un’altra generazione”. Anche perché, sostiene il premier, “questa sinistra non andrà al governo per i prossimi 10-15 anni”.Sinistra in crisi, insomma, mentre “il governo produce fatti che generano apprezzamento. Un apprezzamento record nella storia dell’Italia e della democrazia: il 63,7%”.Questo perché, sottolinea, “il nostro non è stato un governo della politica e delle parole, ma un governo del fare. Abbiamo restituito agli italiani la certezza dell’autorità dello Stato”.
Berlusconi affronta poi il tema della riforma della legge elettorale per le Europee e ribadisce un punto fermo: il 5% dovrebbe essere lo sbarramento logico, niente preferenze e cinque circoscrizioni.
Il presidente del Consiglio, tra le altre cose, ha liquidato i cronisti che gli chiedevano se si dichiarerebbe antifascista con poche battute: “Io penso solo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani” ha tagliato corto il premier. Infine, ai cento membri del comitato costituente del Pdl, Berlusconi ha suggerito di “lavorare in fretta e per il futuro”. “Dimenticate di fare interviste e adottate una regola di condotta: parlare soltanto nelle conferenze stampa convocate presso i Ministeri. Ricordate che molti di voi sono a capo delle istituzioni, occorre mettere fine alla politica del chiacchiericcio e delle parole” è stato l’invito del premier.

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Agenda d’autunno. Le rose e le spine per il governo del Cavaliere

Una seduta del Consiglio dei Ministri

L’unico rischio vero che corriamo è quello di farci del male da soli. E le intemperanze verbali che ho sentito in agosto mi fanno temere che non sia una prospettiva del tutto remota”. Agli occhi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, l’autunno del governo assomiglia a una di quelle partite fra una squadra di fuoriclasse e una di brocchi, dove proprio l’apparente facilità dell’impegno costituisce la premessa della deconcentrazione.
Difficile dargli torto. Lo schieramento Pdl-Lega-Mpa ha 98 seggi di vantaggio a Montecitorio e 41 a Palazzo Madama rispetto all’alleanza Pd-Idv. Il governo ha preso saldamente le redini del processo legislativo: alla sospensione agostana risultavano approvate 18 leggi delle quali 17 di iniziativa governativa, compresa una manovra economica per i prossimi 3 anni sulla quale le Camere potranno incidere poco o nulla. Dal Consiglio dei ministri sono già stati sfornati tra decreti e disegni di legge ben 35 provvedimenti, destinati a ipotecare i lavori parlamentari fino a primavera. E quanto al Pd, sembra troppo debilitato dai suoi travagli interni per organizzare una seria opposizione, nelle Camere e fuori.
Ad autorizzare i timori dell’entourage berlusconiano sono piuttosto vari mal di pancia di maggioranza, già annunciati da brontolii estivi e sicuramente destinati ad acutizzarsi con gli appuntamenti della ripresa.
Federalismo, maneggiare con cautela. Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, anticipa a Panorama l’agenda autunnale del governo. “Federalismo fiscale e riforma della giustizia in primis, insieme al rilancio dell’Alitalia. Il piano povertà, che potrà far storcere la bocca solo ai salotti radical-chic. Interventi per arrivare, possibilmente entro fine legislatura, a una riduzione al 33 per cento della pressione fiscale. Riforma della scuola, con molta attenzione anche a quella privata, che sta agonizzando. Piano infanzia, con investimenti sugli asili e bonus bebè”.
Infine, e questa è farina del suo sacco, una nuova strategia di comunicazione dell’esecutivo che con la collaborazione dei prefetti (si parte da Imperia a novembre) porterà i ministri in tutte le province italiane per incontrare amministratori locali e cittadini.
Acquisita la disponibilità del Pd a un percorso condiviso sulla giustizia (no alla separazione delle carriere, sì a una maggiore disciplina delle intercettazioni, riforma di Csm e processi civili), il punto più delicato sembra il federalismo fiscale. La Lega di Umberto Bossi lo considera decisivo per la permanenza al governo. Ma il puzzle al quale stanno lavorando il ministro “nordista” Roberto Calderoli e il “sudista” Raffaele Fitto appare più complicato del previsto.
Mettere insieme gli interessi del Sud e del Nord sarà difficoltoso. Una rilevazione fatta tra il 2002 e il 2006 rivela che solo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio, Marche e Friuli-Venezia Giulia spendono meno della ricchezza fiscale che producono. Per le altre il meccanismo del federalismo fiscale (le regioni si tengono una quota di entrate tributarie ma si pagano i servizi che erogano) è intuitivamente non vantaggioso. Il Sud, a prescindere dal colore politico, è sul piede di guerra. Senza contare le irrequietezze di comuni e province, timorosi di venir penalizzati dal rafforzamento del livello regionale. Però se la legge non si fa entro l’anno, Umberto Bossi minaccia sfracelli.
Partito unico, turbolenze multiple. Tra il 9 e il 10 settembre i negoziatori di FI e An definiranno con più precisione i contorni del futuro partito unico, la cui costituzione arriverà con un congresso nei primi mesi del 2009. Pur essendo da anni uno dei più convinti fautori dell’operazione, l’animatore della fondazione finiana Fare Futuro, Adolfo Urso, non nasconde qualche preoccupazione: “C’è il rischio” prevede “che nasca qualche confusione tra ruoli politici e ruoli di governo”. Oggi i due partiti, devitalizzati dal trasferimento al governo di tutti i loro big e dalle incertezze tipiche delle fasi costituenti, si vedono e si sentono assai poco. Ma quando il Pdl si doterà di un nuovo vertice, i nuovi capi vorranno dire la loro, anche a costo di entrare in rotta di collisione con i ministri. Nelle realtà locali, dove dei due leader attuali uno dovrà per forza perdere la poltrona, ci saranno scintille. E tra FI e An restano importanti differenze di visione, già esposte senza troppi diplomatismi: An vuole un partito con tesseramento e conte congressuali, Berlusconi preferisce un partito all’americana.
Rimpasto, croce e delizia. Il gossip romano parla di una nuova infornata governativa: tre nuovi ministri (Michela Vittoria Brambilla al Turismo, Ferruccio Fazio alla Salute, Lucio Stanca all’Innovazione), da quattro a sei viceministri (ruolo che ora non esiste) e 12 nuovi sottosegretari. Il governo snello (60 membri contro i 102 del Prodi 2006) stenta a far fronte a tutte le incombenze, iniziando dalle continue convocazioni dinanzi alle commissioni parlamentari, in tutto ben 28. Ma il rimpasto, come insegna l’esperienza, è un’arma a doppio taglio: non farlo vuol dire deludere gli aspiranti, farlo significa deludere ancor più sanguinosamente coloro che non riusciranno a prendere neppure l’ultimo treno.
Casini, il figliol prodigo. Riprendere a bordo oppure no l’Udc di Pier Ferdinando Casini? La risposta al quesito arriverà anche dal voto regionale abruzzese, anticipato al 30 novembre dopo l’arresto del governatore Ottaviano Del Turco e il tracollo della sua giunta di centrosinistra. In cambio dell’alleanza con il Pdl, gli udc esigono la candidatura a presidente del loro leader locale Rodolfo De Laurentiis. Gran parte del Pdl abruzzese storce la bocca, preferendo l’ex sindaco di Teramo Gianni Chiodi.
La posta in palio va al di là della regione. Dice Mario Valducci, responsabile di FI per gli enti locali: “È chiaro che aprire un negoziato in Abruzzo significa aprire una trattativa ancora più ampia. Non si può concedere la presidenza a un partito se non torna nell’alveo della coalizione”. La questione non è irrilevante per le sorti del governo. Non tanto per i numeri parlamentari dell’Udc, ininfluenti (36 deputati e 3 senatori), ma per l’effetto dirompente che avrebbe sul Pd il suo ritorno nel centrodestra.
In primavera è fissato un turno amministrativo che interessa la Regione Sardegna, 63 province e 4.260 comuni tra cui 27 capoluoghi. Un’intesa Pdl-Lega-Mpa-Udc lascerebbe al Pd poco o niente al di fuori delle regioni tradizionalmente rosse, accelerando il tracollo del veltronismo con una probabile scissione del Pd verso il centro. La conseguenza sarebbe una navigazione ancor più agevole del governo, almeno fino a tutto il 2010.
Ma An e Lega non vedono di buon occhio il ritorno a casa del fratello separato: temono che sia solo l’inizio di uno spostamento verso il centro dell’asse della coalizione.

Andreotti e Tremonti: i “divi Giulio” al Meeting di Rimini

Giulio Tremonti e Giulio Andreotti
Ieri al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini è stato il giorno dei due “divi” Giulio. Il senior, Giulio Andreotti, è uno dei più affezionati e amati tra gli ospiti ciellini, il Giulio junior, Tremonti, è stato accolto tra fragorosi applausi. Primo incontro per i due divi nel pomeriggio al caffè Pedrocchi all’interno della Festa. Ed è solo il primo scambio di battute.
Poi tour tra gli stand del Meeting, con Andreotti seduto su una macchina elettrica e lo ‘sportivo’ Tremonti che lo segue a piedi, fino alla mostra “Vigilando redimere” sul lavoro negli istituti di pena, allestita in uno spazio che richiama l’ambiente carcerario, con tanto di agenti di custodia della polizia penitenziaria. Durante il tour Andreotti ha più volte annuito quando la guida sottolineava l’importanza dell’articolo 27 della Costituzione, “un articolo che conosco bene”, diceva beffardo il senatore a vita che della Costituente ha fatto parte. Poi i due inseparabili divi insieme in conferenza stampa. Ancora dettando. Del sette volte presidente del Consiglio l’incipit: “Non sono preparato su quello che devo dire. Passiamo alle domande…”. Identico l’eco del ministro dell’Economia: “Sono in difficoltà, pensavo di campare di rendita dopo le dichiarazioni di Andreotti. Chiedo la par condicio relatorum”.
Ancora un giro e poi tutti nell’immenso auditorium ciellino che accoglie i due divi con una standing ovation lunghissima. I 60 anni della Costituzione sono un argomento molto serio, ma loro non si lasciano scappare alcune battute: stavolta inizia Tremonti: “Il presidente Andreotti ha attraversato le due fasi della politica italiana. E siamo pronti ad una sua terza fase…”. E allora Andreotti va indietro con i ricordi, partendo dall’Assemblea Costituente: “La prima volta che vi entrai ero emozionato. Avevo 26 anni e accanto a me c’erano personaggi che avevo solo studiato sui libri di scuola. Da Francesco Saverio Nitti a Benedetto Croce, fino Vittorio Emanuele Orlando”, per ragioni di età “fui messo a redigere il verbale”. Poi un accenno al suo maestro: “Ringrazio Dio di avermi fatto introdurre alla politica da un uomo eccezionale: Alcide De Gasperi”. L’auditorium esplode.
La scena tocca di nuovo al ministro saggista più cult del momento, che pigia l’acceleratore parlando di globalizzazione e dicendo di non credere ad una nuova guerra fredda: “La Russia non è l’Urss. Che alcuni decenni or sono non era solo una potenza industriale, ma soprattutto ideologica. La sua vera forza non era l’hardware industriale, quanto il suo software ideologico”. Poi la difesa del governo Berlusconi: “Il nostro un governo fascista?” si chiede. “Cerchiamo solo di governare e non siamo affatto vicini al fascismo. Chi c’era prima di noi era lento e incapace a governare, non è per il fatto che siamo diversi che siamo autoritari, siamo solo responsabili. E poi noi siamo fortemente impegnati sul federalismo, a me non risulta che Mussolini fosse un federalista…”. La conclusione di Tremonti fa venire giù il Meeting. “Ormai siamo dopo la caduta delle ideologie e perciò bisogna tornare a parlare e a far prevalere valori come la moralità, la responsabilità, la sussidiarietà, il federalismo, lavorando su criteri e logiche di questo tipo”. Parole che il ministro della ‘Paura e della Speranza’ sintetizza con solo slogan: “Dio, patria e famiglia…”.
Prima dei due divi la giornata riminese aveva visto il dibattito politico concentrarsi su Alitalia che sarà oggi sul tavolo del Cdm e sulla scuola. Al Meeting è arrivato l’annuncio del ritorno del voto di condotta nelle scuole. Un provvedimento, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che il Consiglio dei ministri di oggi, approverà con un decreto legge che introdurrà, a partire dall’anno scolastico che sta iniziando, la valutazione specifica del comportamento degli studenti.

Newsweek, Berlusconi e il miracolo dei cento giorni

Maurizio Sacconi e Silvio Berlusconi

Bastone e carota. Dopo l’attacco di Famiglia cristiana al governo, è ancora più inaspettato il riconoscimento dell’operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, soprattutto se a farlo è il settimanale Newsweek. Che in un articolo intitolato Miracle in 100 days, how Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next, riconosce, senza rinunciare ad alcune critiche, l’operato del governo. “Nei suoi primi 100 giorni, Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile” scrive il giornalista Jacopo Barigazzi. “Un lavoro senza precedenti nella storia moderna italiana”.

In una nazione definita “ingovernabile”, dove i partiti dell’opposizione si sono impantanati in litigi e accuse, Berlusconi, al governo per la terza volta dal 1994, è riuscito a ottenere un’approvazione del 55% degli italiani, superando quella avuta da Gordon Brown in Gran Bretagna, da Nicolas Sarkozy in Francia e persino da José Luis Rodríguez Zapatero in Spagna.

Newsweek descrive l’Italia come un Paese tormentato dalla corruzione e destabilizzato da un sistema dove i piccoli partiti “avevano un peso politico sproporzionato”. Causa questa che ha determinato anche la fine del precedente governo presieduto da Romano Prodi.

Ma Berlusconi, forte della sua maggioranza, scrive il magazine Usa, “si gode la luna di miele con l’elettorato”. Il giornale sottolinea i provvedimenti relativi all’immunità parlamentare, ma riconosce anche che il Bel Paese dopo 10 anni di crescita vicino allo zero, quello che cerca ora è la sicurezza, non solo finanziaria. E Berlusconi sta provando a soddisfare questa esigenza, con una capacità definita “del pugno di ferro nel guanto di velluto”; è definita “emblematica la sua abilità di pulire Napoli, seppellita per mesi sotto l’immondizia”.
Secondo il magazine americano , il modus operandi di Berlusconi “potrebbe essere il modo giusto per risolvere alcuni dei problemi più profondi dell’Italia”.

Berlusconi: dal Pd solo fumo. “Facciamo una politica di sinistra”

Maurizio Sacconi e Silvio Berlusconi

Il dialogo con il Pd? “Era solo cortina fumogena” dell’opposizione, che ha invece dimostrato “sudditanza” nei confronti delle procure. Gli impegni? “Tutti mantenuti. E senza l’aiuto dell’opposizione”.
Chiaro. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si presenta così a fine consiglio dei Ministri e promette “la semplificazione normativa” al fine di diminuire le spese per lo Stato. Palazzo Chigi conta infatti di tagliare, da qui al 2012, circa 75 miliardi di euro. Ma le prime riforme che il premier intende attuare sono il federalismo fiscale, la modifica dell’ordinamento giudiziario e la legge elettorale per le europee.
In conferenza stampa (qui il VIDEO) il premier ha ricordato i 41 provvedimenti varati dal governo, circa 15 già approvati dal Parlamento, ma “più che numero e quantità, vorrei sottolineare la loro qualità e utilità per i cittadini. Non abbiamo intenzione di aumentare le leggi esistenti, un numero già sterminato e inaccettabile in una moderna democrazia. Abbiamo un ministero per la Semplificazione normativa che sta facendo un buon lavoro di disboscamento delle leggi inutili. Calderoli ha compiuto una ricognizione puntuale: c’erano 21.691 leggi in vigore, abbiamo operato tagli intorno al 30%, eliminando circa 7.00 leggi inattuali e obsolete. Dalle 21.691 leggi siamo scesi a 14.648 leggi vigenti, con l’abrogazione di 7.043 leggi. Entro fine anno proseguirà il lavoro, e riteniamo che il numero delle leggi vigenti potrà scendere a 13.600, con un taglio del 37%”. Dunque, nel 2012, il governo spera in risparmi di spesa pubblica “anche attraverso abrogazione partite burocratiche”, “vicino ai 75 miliardi”.
Sulla politica economica da attuare, il presidente del Consiglio ha fatto sapere che il dicastero di via XX Settembre vuole puntare su “un’economia sociale di mercato”. “Una democrazia non può permettersi cittadini in condizioni di miseria - ha spiegato il premier - con il libro sul welfare approfondiamo i bisogni delle famiglie più deboli”. Secondo il Cavaliere, infatti, il Pdl attuerà “una politica decisamente di sinistra”. “Questo Governo che è di centro, liberale, con cattolici e riformisti” continua Berlusconi “intende procedere con una politica che la sinistra promette solo a parole”.
Ma la sfida più grande per Palazzo Chigi, tuttavia, sarà la compagnia di bandiera. Il piano per Alitalia c’è. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi anche il ministro Scajola. I capitali anche: “Sto lavorando. Oggi pomeriggio ho una riunione con Tremonti ed altri”. La speranza del governo è riuscire nella soluzione per il vettore nazionale, così come è riuscito a ripulire Napoli dai rifiuti. Certo, dice il premier, il piano di pulizia è “appena iniziato”, siamo “usciti dalla fase acuta dell’immondizia in strada ma dobbiamo continuare con pervicacia nella costruzione dei quattro termovalorizzatori”. Berlusconi ha sottolineato che “dobbiamo iniziare la campagna per l’educazione civica alla differenziata” e ha ricordato che è “previsto l’arrivo a Napoli di migliaia di volontari che bussino alle porte famiglie e insegnino il sistema di dividere i rifiuti in 4 categorie”. Il presidente del Consiglio ha poi osservato che il governo sarà “severo” nei confronti dei comuni che non rispetteranno le percentuali minime di raccolta differenziata previste dal decreto. “Se questo non sarà fatto - ha osservato - il governo commissarierà il Comune mandando a casa sindaco e giunta. Saremo rigorosi”.

Il premier Silvio Berlusconi, presentando le prossime riforme, ha detto che il governo fa una politica di sinistra. Siete d’accordo?

Il governo accelera su Alitalia. Tremonti: “Contatti con Intesa”

Alitalia e Air One
Il governo accelera su Alitalia e forse ha trovato la famosa cordata. Il Consiglio dei ministri, riunito questa mattina a palazzo Chigi, ha dato il via libera, per cedere la compagnia, al decreto legge che deroga la legge sulle privatizzazioni.Al termine del Cdm il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha spiegato le ragioni del decreto: “Alitalia versa in una profonda crisi industriale, patrimoniale ed economica e quindi dovevamo disinnescare il rischio di procedura liquidatoria”. In pratica il prestito ponte di 300 mln di euro che era stato varato dal Governo Prodi serviva a tenere in piedi la società, ma occorreva una specifica deroga per disinnescare il rischio di liquidazione.

Poi il titolare dell’Economia ha rivelato che “il Cda di Alitalia ha in corso contatti con Intesa San Paolo affinché l’istituto bancario valuti una soluzione percorribile per risolvere l’attuale crisi della compagnia. E il ruolo ipotizzato per il gruppo guidato da Corrado Passera è quello di una consulenza per ricercare una soluzione e, eventualmente, contribuire a realizzarla”. In pratica sarà l’advisor che dovrà individuare la cordata. Come spiegato dallo stesso Tremonti: “Intesa Sanpaolo avrà un ruolo di advisor, se poi ci starà dentro come azionista o no si vedrà, a noi interessa che si trovino gli investitori”.

Tremonti
ha anche escluso problemi con l’Unione Europea per il decreto su Alitalia approvato oggi: “Il decreto sul prestito ponte ad Alitalia è stato fatto oggetto di rilievi da parte della Commissione Ue. Se c’è una criticità con l’Europa è relativa al decreto di Prodi. Noi con questo decreto riteniamo di essere assolutamente in linea con l’Europa.
Quindi il ministro dell’Economia ha chiuso la conferenza stampa con due battute sulla società aerea: “Soon is better… prima la privatizziamo meglio è”. Quindi rivolto al direttore generale del suo ministero che lo ascoltava in prima fila: “Ce la siamo cavata, eh…”.

Nel Consiglio dei ministri di questa mattina è stato dato anche il via libera al ddl che recepisce il Trattato europeo di Lisbona. Con la riserva della Lega. Come ha spiegato lo stesso ministro Roberto Calderoli: “Il mio sì con riserva è stato motivato per via della perdita di sovranità dovuta al voto a maggioranza e riteniamo - ha aggiunto il ministro alla Semplificazione - che una consultazione popolare qu questo specifico punto non possa essere evitata”.

In ultimo, il cdm ha approvato lo stato d’emergenza per il Piemonte: stanziati 5 milioni di euro per fronteggiare i disastri causati dal maltempo che si sta abbattendo sulla regione

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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