Leggi tutte le notizie su:
allarme
- Tags: allarme, anniversario, aziende, controllo, criminalità, denaro, Giorgio Napolitano, lezione, Mafia, Polizia, presidente-della-Repubblica, territorio
-

Non abbassare la guardia. Anzi, tenerla ancora più alta. Soprattutto in questi tempi di crisi. Perché le aziende in difficoltà, quelle cioè che stanno risentendo di più delle turbolenze economiche mondiali, potrebbero finire nelle braccia della mafia.
L’allarme, basato sulle parole del procuratore antimafia Piero Grasso, lo aveva lanciato Panorama (qui e qui) qualche settimana fa. E ora il monito viene ribadito dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 157esimo anniversario di fondazione della polizia: Il Presidente della Repubblica avverte: “Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del Paese”. “Il livello di attenzione” aggiunge “dovrà essere mantenuto sempre”. Napolitano riconosce comunque, nel suo messaggio, alle forze dell’ordine di aver conseguito “brillanti risultati”. “Straordinari” afferma “quelli nella lotta alla criminalità organizzata, con la disarticolazione di organizzazioni criminali fortemente radicate in alcuni territori e con la cattura di pericolosi latitanti, anche all’estero, grazie a sapienti strategie di cooperazione internazionale. In tale ottica determinante potrà essere l’armonizzazione delle legislazioni per consentire di aggredire i patrimoni illeciti anche al di fuori dei confini nazionali, affermando la forza della legge e l’autorità dello Stato”.
Napolitano ha parlato anche di immigrazione, un tema sul quale nelle ultime settimane si è infiammato il dibattito politico. Secondo il capo dello Stato, è necessario “privilegiare la cooperazione internazionale” tra le forze di polizia “anche nel contrasto dell’immigrazione clandestina e della criminalità straniera sul territorio nazionale, che rischiano di ingenerare una diffusa percezione di insicurezza e preoccupanti fenomeni di intolleranza”. “E proprio alla crescente domanda di sicurezza” aggiunge Napolitano “la Polizia di Stato corrisponde intensamente, in sinergica collaborazione con le altre Forze di Polizia statali e locali”.
“In questo contesto particolarmente meritoria è l’attività del Servizio Controllo del Territorio e delle sue articolazioni, che ha motivato il conferimento della Medaglia d’oro al Merito Civile alla Bandiera della Polizia di Stato. L’abnegazione, lo spirito di sacrificio e la professionalità degli operatori di Polizia hanno trovato ulteriore, unanime riconoscimento nella delicata attività di soccorso e di presidio della legalità nelle località dell’Abruzzo colpite dal recente sisma. Nel rendere omaggio a tutti coloro che hanno portato all’estremo sacrificio l’attaccamento al dovere e lo spirito di appartenenza all’Istituzione, rinnovo ai familiari la solidale vicinanza dell’intera Nazione”.
“Con questi sentimenti” conclude “invio a tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato e ai loro familiari, che ne condividono rischi e sacrifici, le più vive espressioni di apprezzamento e di augurio”.
- Tags: allarme, aria, bare, esperto, Igv, LAquila, magnitudo, Massimo-Cocco, Mercalli, Onna, polvere, Protezione-civile, scala-Richter, sciame, sisma, sismologo, terremoto in Abruzzo
-

E adesso, là dove c’erano le case, solo una fila di bare: 22 feretri, messi uno dopo l’altro. Su una popolazione di 350 abitanti. Immagini che mettono i brividi e tolgono il respiro. Complici l’odore e la polvere che ristagnano nell’aria e avvolgono ogni cosa.
Onna non esiste più. Onna è un borgo intermante distrutto, spazzato via, questa notte, dal sisma.
Uno scenario apocalittico quello che si è presentato questa mattina ai primi soccorritori che sono arrivati al paese, a circa una decina di chilometri da L’Aquila, colpito gravemente dal sisma che nella notte del 6 aprile ha fatto tremare l’Abruzzo. “Non c’è più un edificio in piedi, è crollato tutto e ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni che sono sopravvissuti. Tutti coloro che sono scampati alla furia del terremoto si trovano in strada con le poche cose che sono riuscite a portare fuori dalle abitazioni. E chi non è rimasto ferito sta scavando tra le macerie assieme ai soccorritori.
Tra i morti anche una bimba di otto mesi e pare anche un altro bambino. Non c’è neanche una abitazione che non abbia riportato gravi lesioni. All’ingresso del paese almeno tre gli edifici di cui ormai non si riconoscono più neanche i contorni. La gente del posto osserva in silenzio il lavoro dei vigili del fuoco e degli operatori della protezione civile, dei sanitari del 118 tutti impegnati a ricercare qualche segnale di vita anche flebile provenire dalle macerie.
Piangono le suore di Onna che alloggiano in un edificio scolastico. Raccontano di aver fatto proprio poco tempo fa un’esercitazione antisismica insieme ai bambini del posto. Piangono e cercano di dare conforto alla popolazione, ma l’unica cosa che potranno fare questo pomeriggio sarà una messa, celebrata dal parroco arrivato dalla vicina Monticchio nell’area verde che circonda il paese. Lì dove sono allineati i corpi sotto un albero. Sono appena arrivati intanto due elicotteri, uno della Protezione Civile e un altro dei Vigili del Fiuoco, e un plotone dell’esercito armato di picconi per aiutare negli scavi. Dal primo elicottero sono scese delle unità cinofile per la ricerca tra le macerie degli eventuali sopravvissuti.
- Tags: allarme, esperto, Igv, LAquila, magnitudo, Massimo-Cocco, Mercalli, Protezione-civile, scala-Richter, sciame, sisma, sismologo, terremoto in Abruzzo
-

“Allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione certa dei terremoti, ovvero la previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento. Questo è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento”.
Lo dice chiaramente a Panorama.it Massimo Cocco, dirigente Ingv e uno dei più esperti sismologi italiani, per fugare tutte le polemiche in merito all’allarme lanciato dal ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare dei laboratori del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, basato sull’analisi del gas radon sprigionato dalla crosta terrestre. “L’emissione più forte di gas non può significativamente giustificare un allarme sismico. È prevedibile, però, che una scossa che ha colpito l’Abruzzo questa notte venga normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali intense”.
Lo sciame sismico nell’area aquilana, conferma Cocco, era attivo da fine ottobre - novembre scorsi ma “come ce ne sono tanti altri in Appennino e per noi sono eventi assolutamente naturali. Dall’inizio dell’anno abbiamo registrato in Italia circa 2 mila terremoti, di cui 200 in quella zona. Non si sa e non si può sapere quando ci sarà un terremoto, ma certamente dalle nostre mappe l’area appenninica è una di quelle ad altissima probabilità, ma è anche la zona dove la prevenzione è sempre stata fatta con la massima attenzione. Ecco perché escludo categoricamente che il terremoto si potesse anticipare: il rapporto tra causa ed effetto, in questi casi, non è mai dimostrabile”.
“La scossa odierna è avvenuta a circa nove chilometri di profondità della superficie terrestre e l’epicentro corrisponde al comune di Arischia, a pochi chilometri dall’Aquila. Una zona, è bene sottolinearlo, considerata ad alto rischio nella mappa sismica italiana, al confine tra una zona di tipo 1 e una di tipo 2, ovvero dove la magnitudo può arrivare anche ai 6 - 7 gradi della scala Richter”, spiega l’esperto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, aggiungendo che la stessa zona è stata sede in passato di forti terremoti. In particolare, l’attività di questi giorni si colloca tra la terminazione meridionale della faglia che si è attivata nel terremoto del 1703 (pari a magnitudo circa 6.7) e i limiti settentrionali della faglia associata nei cataloghi al terremoto del 1349 e di quella denominata “Ovindoli - Piani di Pezza”. “Si tratta di un’area tra le più difficili da interpretare perché è tra le più basse a livello di sismicità. È come se si studiasse una malattia con una latenza di centinaia di anni e con dei casi sporadici che si verificano di tanto in tanto: non è possibile trovare una cura appropriata se questi casi non costituiscono fenomenologia”.
Nella nuova mappa sismica, redatta nel 2005 dalla Protezione civile, sono scomparse le cosiddette “zone non classificate”, cioè i comuni che non venivano ritenuti esposti a un apprezzabile rischio sismico. Seconda e terza categoria ricoprono a macchia d’olio la maggior parte del territorio nazionale, da Nord a Sud, e indicano le località esposte al pericolo di terremoti vicini di piccola magnitudine (minore di 5 Richter) oppure lontani di magnitudo più elevata. La quarta categoria, infine, indica “isole” di relativa tranquillità come la Sardegna, la Puglia e la Pianura padana centro-occidentale. “Ora tutto il paese è indicato come soggetto al pericolo di terremoti, sia pure con una diversa classe di rischio”, sottolinea Cocco. “È una carta fondamentale, che servirà alle Regioni per dettare le norme antisismiche per la costruzione di edifici e altre opere pubbliche”.
Per l’edilizia esistente, se si vorrà intervenire, bisognerà affrontare gli elevati costi di ristrutturazione e adeguamento. “È una delle sfide del futuro”, confida a Panorama.it Cocco. “Serve una grande opera di adeguamento e messa in sicurezza di molti edifici, soprattutto quelli di utilità pubblica, dalle scuole agli ospedali, fino ai centri della Protezione civile. In una zona sismica, ci si protegge con la messa in sicurezza degli edifici, come avviene in Giappone, dove eventi sismici di questa entità, quasi non vengono avvertiti. Allo stesso tempo, occorre che la comunità scientifica continui nel suo grande lavoro di monitoraggio, immagazzinamento dei dati, noti e meno noti, sulla crosta terrestre e sulla possibilità di trovare nuovi strumenti di previsione”.
La testimonianza AUDIO di Bianca Stancanelli, inviata di Panorama all’Aquila.
LEGGI ANCHE: Allarmi ignorati, polemiche sul sisma: da due mesi sciame sismico nell’Aquilano - Guarda la GALLERY - La mappa: le zone più colpite - Partecipa al FORUM - Guarda il VIDEO

Sono numeri chiari. E mettono i brividi. Per la mole che hanno e per ciò che significano.
In Italia si trova il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Nelle carceri del nostro Paese ci sono inoltre circa 2700 cittadini romeni, in attesa di giudizio (1773) o condannati in via definitiva (953). Negli ultimi due anni il governo italiano ha chiesto il trasferimento in penitenziari romeni di 57 condannati: finora, soltanto 13 hanno lasciato l’Italia.
A snocciolare i dati è stato il ministro della Giustizia di Bucarest, Catalin Predoiu, mentre il suo collega Cristian Diaconescu incontrava il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini. Il capo della Farnesina, per risposta, ha annunciato dapprima “tolleranza zero” nei confronti di chi commette reati, non importa se italiano o romeno; poi pugno duro verso chi mette in atto azioni di “rappresaglia contro cittadini romeni”. “I romeni per bene che vivono in Italia” ha detto Frattini “sono preoccupati di poter essere vittime di atti di rappresaglia”, atti “gravissimi” come “aggressioni e spedizioni punitive”, contro in quali le forze di polizia sono “molto attive” e che non verranno in alcun modo tollerati “il bisogno di sicurezza dei cittadini che sono spaventati”.
Nei mesi scorsi Bucarest ha inviato in Italia una ventina di poliziotti che hanno aiutato i colleghi nell’individuare i responsabili dello stupro avvenuto la settimana scorsa a Roma. Ma la collaborazione, secondo Frattini, va ampliata, con l’invio di altri poliziotti romeni “che collaborino con le forze di sicurezza italiane nel contrasto dei reati che destano particolare allarme sociale”, come gli stupri e gli omicidi.
Tornando alle cifre dell’allarme: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive. Il Guardasigilli romeno ha precisato che 1.626 sono uomini e 147 donne: “Dal 2007, lo Stato italiano ha sollecitato il trasferimento verso i penitenziari romeni di 57 condannati, di questi, 13 sono stati oggetto di tale misura” ha spiegato Predoiu. “In nessun caso una condanna pronunciata dalla giustizia italiana non viene riconosciuta in Romania”.
Il ministro ha sottolineato che a rendere pressoché impossibile la certezza della pena sono le procedure per l’estradizione che “stanno incontrando difficoltà”: durano infatti quattro-cinque mesi perché in certi casi la documentazione è incompleta. Il ministro ha per questo fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”. Secondo i dati, la maggior parte dei romeni in carcere si dividono tra i penitenziari del Lazio (127), del Piemonte (116) e della Sicilia (114).
Da parte sua Diaconescu ha ribadito che la Romania continuerà a garantire la massima collaborazione nella lotta alla criminalità, ma “non prenderà mai misure che limitano la libera circolazione” dei suoi cittadini. Anche per quanto riguarda il rimpatrio dei romeni condannati con sentenza definitiva, Bucarest è disposta a collaborare. Ma, ha sottolineato Diaconescu dopo l’incontro con Frattini, “valuteremo caso per caso senza parlare di espulsioni, perché parliamo di cittadini europei”. Contro replica di Frattini: Bucarest deve impegnarsi a fornire “comunicazioni” su chi ha già commesso reati al momento dell’ingresso nel nostro Paese. “Non possiamo bloccare questa circolazione, ma in spirito di collaborazione chiediamo che la polizia italiana sia informata”.
E mentre Diaconescu rinfocola la polemica affermando che la presunzione di innocenza è “un principio fondamentale” dello stato di diritto che deve valere sia per i cittadini italiani sia per quelli romeni, si fa sentire anche il presidente del Senato romeno Mircea Geoana ha definito “inaccettabile” l’approccio di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia. Geoana, che è anche il leader del Partito socialdemocratico, ha parlato della necessità di “condannare con più fermezza i casi di violenza e criminalità commessi da alcuni romeni in Italia”.
Tocca sempre al titolare della Farnesina rispondere: l’Italia rispetta “per prima” il principio di presunzione di innocenza di tutti i cittadini europei, romeni compresi, ma chiede alla Romania di far scontare nelle proprie carceri la pena inflitta “in modo definitivo” ad alcune centinaia di cittadini romeni. “Giusto che scontino il carcere nel loro Paese, sarebbe un gesto di buona volontà”. Anche nei confronti dei “900 mila romeni per bene che sono accolti in Italia come amici, come cittadini europei che hanno il diritto di restare”.
- Tags: allarme, Associazione-magistrati, fondi, giustizia, Lega, magistrati, Pd, pdl, Procura, riforma, Tar, uffici-requirenti, Walter Veltroni
-

Ci sono ormai procure, come quelle per i minorenni di Caltanissetta e Reggio Calabria in cui non c’è nemmeno un sostituto,ma solo il capo dell’ufficio. E altre, come quella di Gela, dove l’unico sostituto presente su un un organico di cinque persone, sta per andar via, assieme a due colleghi “prestati” temporaneamente da altri uffici giudiziari.
Annunciato da tempo dall’Associazione magistrati, il rischio chiusura per diversi uffici requirenti sta diventando realtà, e non solo nel Mezzogiorno, visto che le procure di Pavia e Alba sono nella stessa situazione che si registra ad Enna: su 4 sostituti previsti ce n’è uno solo in servizio. E i prevedibili effetti saranno devastanti. “Non solo sarà impossibile indagare e fare i processi alle grosse organizzazioni criminali” spiega il presidente dell’Anm Luca Palamara “ma anche ai responsabili di reati comuni di allarme sociale, dalla pedofilia alla violenza sessuale. E dunque se si va avanti così, si arriverà allo sfascio totale”.
Che ormai si stia arrivando alla paralisi lo dice l’elenco dei posti senza titolare negli uffici requirenti pubblicato dal Csm e aggiornato al 10 febbraio.
Dati impietosi: se la scopertura è già del 100% nelle procure per i minorenni di Caltanissetta e Reggio, alla procura di Gela (che ha vacanze pari all’80% per ora mitigate dalle due applicazioni) si sta arrivando allo stesso risultato. Percentuali da brivido anche per le procure di Enna e Patti (75%, mancano in ogni ufficio 3 sostituti su 4), Nicosia, Ragusa e Nuoro (67%). E in tutta Italia sono oltre una ventina le procure nelle quali manca almeno la metà dei sostituti previsti.
Tanti gli uffici del Nord con scoperture da allarme rosso: se Pavia e Alba sono al 75%, Gorizia è al 60%; mentre Vercelli, Aosta, Crema, Casale Monferrato, e Brescia (procura per i minori) sono tutte al 50%. . Spesso i numeri nascondono realtà ancora più gravi, visto che non tengono conto delle toghe in aspettativa o in permesso per maternità. A Tempio Pausania la scopertura, secondo i dati del Csm, è del 50 %, ma in realtà in servizio “c’è solo il procuratore capo” riferisce Paolo Auriemma, presidente della sezione romana dell’Anm.E anche alla procura ordinaria di Caltanissetta la situazione sarebbe più tragica di quello che dicono le cifre ufficiali (44% i posti vacanti).
La ragione del problema è che sinora le carenze nelle procure venivano colmate con l’invio dei magistrati di prima nomina, ora impossibile, visto il divieto di assegnare le toghe che hanno appena superato il concorso a funzioni monocratiche, come quelle di pm o di giudice fuori da un organo collegiale.” è incredibile che sia stato impedito ai magistrati di prima nomina di svolgere funzioni monocratiche penali” dice Auriemma che segnala il paradosso per cui una toga a inizio carriera può invece nel settore civile decidere da sola su questioni delicate e disporre persino il sequestro di un’azienda. “Questa bomba ad orologeria ben programmata sta creando le condizioni di un reclutamento straordinario”.
Il problema, secondo i magistrati che chiedono di mitigare il divieto e che ora pensano anche a forme di protesta per far sentire la loro voce, non si risolve nè con gli incentivi previsti per chi va nelle sedi disagiate, nè con i trasferimenti d’ufficio, cioè ‘d’autorità .
“è immaginabile una valanga di ricorsi al Tar” prevede a proposito degli spostamenti forzati Fiorella Pilato, presidente della Terza Commissione del Csm, che segnala come la norma sui giovani magistrati stia creando “disfunzioni” anche nei tribunali, costretti a ‘rimozioni di massa dei giudici civili più esperti , da riconvertire al settore penale, per far posto ai magistrati a inizio carriera”.

Truffe nei settori della spesa farmaceutica-sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all’immagine causato alla Pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato “mazzette”; consulenze indebite.
Insomma la corruzione nel Paese c’è, vive, dilaga e lotta contro tutti noi. Per fermarla, o quanto meno arginarla, serve non abbassare la guardia. Ma “I controlli interni ed esterni sull’amministrazione non sono pienamente adeguati, vi è un’attuale situazione di scarsa loro efficacia, di pochezza di effetti concreti”, ha detto il presidente della magistratura contabile Tullio Lazzaro, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di altre autoritò, istituzioni e politici. Per questo, secondo Lazzaro “occorre potenziare e irrobustire i controlli, renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti”.
Il non edificante quadro della mala-amministrazione e degli sperperi, emerge poi dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci: nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.
Tra i casi più eclatanti segnalati da Pasqualucci, l’emergenza rifiuti in Campania che nel 2008 ha portato alle prime condanne da parte della magistratura contabile regionale per un totale di 650mila euro, ma restano da definire altri due giudizi per un totale di 45milioni di euro di danni, mentre altre istruttorie sono state aperte. La procura regionale del Lazio ha invece contestato a dieci concessionari del servizio “new slot” (le slot machine collegate in rete) una cifra da capogiro di 70 miliardi di euro di danno erariale (una somma “enorme, pari a diversi punti di Pil”, ammette Pasqualucci, ma in relazione alla quale il giudizio è sospeso in attesa di una decisione della Cassazione per regolamento di competenza).
Gli onori delle cronache al caso Calciopoli sono andati non solo per processo penale ma anche per quello attivato dalla Corte dei Conti: la procura regionale del Lazio ha emesso due atti di citazione, il primo nei confronti di nove persone tra dirigenti, arbitri, assistenti di gara e due giornalisti Rai ai quali si richiede di risarcire 240milioni di euro, mentre il secondo per contestare ad altre nove persone un milione di euro per danni all’immagine e da disservizio. E ancora: sempre per danno all’immagine, stavolta del sistema sanitario, la procura della Corte dei Conti della Lombardia ha chiesto risarcimenti per oltre 8milioni di euro alle 14 persone coinvolte nell’inchiesta sulla cosiddetta “clinica degli orrori” di Milano per interventi ritenuti inutili e dannosi sui malati solo per ottenere rimborsi dallo Stato.
Notevoli anche le condanne (77) nel 2008 per danni erariali causati da attività contrattuale, per esempio appalti per la costruzione di strade, scuole o carceri che, a causa di tangenti o sovrafatturrazioni, sono stati eseguiti tardi e male, oppure mai realizzati: le citazioni in giudizio per questo tipo di danno , sempre nel 2008, sono per un totale di 831milioni di euro. Atti di citazione per circa 79milioni di euro sono invece stati emessi per frodi comunitarie, in particolare per lo sforamento delle quote latte, mentre il “ricorso ai derivati” ha causato citazioni per quasi 46mila euro. Consulenze esterne ed incarichi ‘illeciti’ sono state alla base di 96 condanne in primo grado e di oltre 20milioni di euro di danni contestati nelle citazioni a giudizio.
Il compito dell’immediato futuro per la magistratura contabile sarà “una continua e attenta attività di monitoraggio per l’attuazione del Federalismo fiscale“, ha confermato il presidente Tullio Lazzaro. Le linee iniziali del Federalismo sono state già approvate dal Senato e, ha ricordato Lazzaro, “dallo stesso dibattito parlamentare è emerso con chiarezza come sia indispensabile, al riguardo, la piena conoscenza dei dati finanziari da parte del Parlamento: è ovvio poi che il Parlamento debba basare le proprie decisioni su dati certi ed obiettivi e la garanzia di ciò, allo stesso Parlamento e ai cittadini, deve essere data dalla Corte attraverso l’esercizio delle sue funzioni e la cui indipendenza è tutelata dalla Costituzione”.
Soprattutto in un momento storico come l’attuale, caratterizzatto da “una curva discendente delle risorse complessive a disposizione”, è sempre più necessario per Lazzaro, da parte della pubblica amministrazione, “un uso delle risorse pubbliche che sia non solo legittimo ma anche pienamente rispondente ai criteri di sana amministrazione”, producendo “il migliore risultato possibile in termini di economicità e di efficacia”. A tal fine “è necessaria la massima trasparenza in ogni agire della pubblica amministrazione; la’ dove essa manchi il cittadino percepisce la funzione pubblica come un qualcosa di estraneo, di diverso da se’ e dal proprio mondo, da qui la disaffezione verso le istituzioni e anche verso i centri della politica: male, questo, oscuro e sottile che puo’ costituire un rischio mortale per la vita stessa della democrazia”.
Il VIDEO servizio:
Temperature africane, città roventi, sole che non dà tregua: la morsa del caldo (guarda LA GALLERY) che da giorni assedia l’Italia non accenna ad allentarsi. Da Aosta a Napoli e passando per l’Alto Adige (dove si sono registrati livelli di ozono nell’aria superiori alla media) le temperature massime hanno superato abbondantemente i 30-35 gradi sfiorando, in alcuni casi, i 40. E tra mercoledì e giovedì saranno 11 le città colpite dalle ondate di calore: Bolzano, Brescia, Verona, Milano, Torino, Firenze, Perugia, Rieti, Civitavecchia (dove è prevista per giovedì la temperatura record di 39 gradi), Roma e Latina. Una situazione che secondo gli i meteorologi si protrarrà almeno fino all’inizio di luglio.
La buona notizia, stando alle parole dell’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, è che non dovrebbero verificarsi black out a causa del caldo opprimente. “I rischi di blackout” dice Conti “possono soltanto dipendere da incendi, temporali o fulmini che cadono sulle linee di trasmissione o di distribuzione, ma non possono certo capitare per mancanza di capacità produttiva. Anche perché abbiamo margini di riserva molto ampi e in grado di fornire energia a tutti gli italiani”.
Rischi o no, i dati contenuti nei bollettini del Sistema di sorveglianza del Dipartimento della Protezione Civile dicono che saranno ben 11 su 26 le città che raggiungeranno il “livello 3″ di allarme, quello che indica appunto “la presenza di ondate di calore con condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi” e contro le quali “è necessario adottare interventi di protezione mirati alla popolazione a rischio”. Ma la situazione non è migliore nel resto dell’Italia: delle 26 città monitorare dal sistema, anche Bologna, Frosinone, Genova, Reggio Calabria e Trieste sono a rischio ondate di calore e raggiungeranno nelle prossime ore il “livello 2″ di allerta. Quello che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono comunque avere effetti negativi sulla salute delle popolazioni a rischio, bambini, anziani e soggetti con patologie cardiovascolari.
E mentre diverse regioni hanno già allertato gli ospedali affinché si attrezzino a fronteggiare una eventuale emergenza, sono proprio gli anziani e i bambini i soggetti su cui ci concentra la maggiore attenzione rinnovando loro i consigli a non uscire nelle ore più calde, a mangiare leggero, a vestirsi con abiti comodi. E a bere molta acqua, come sottolinea Federanziani. “Gli anziani, per un problema ormonale, perdono lo stimolo alla sete e non si rendono conto di non assumere abbastanza liquidi - dice il presidente Roberto Messina - E dunque è fondamentale che familiari e conoscenti svolgano una vigilanza attiva, facendoli bere molto spesso”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: alcolici, allarme, bicchiere, controlli, ettolitri, farmacie, kit, Livia-Turco, Oms, salute, sballo, vino
-

Nel mondo si producono, prendendo come anno di riferimento il 2005, circa 277 milioni di ettolitri di vino. L’Europa che è l’area produttrice più importante al mondo ne produce 185,6 milioni e l’Italia, che rappresenta uno dei maggiori produttori, 49,6 milioni (ne esporta 19,41 milioni). L’Italia è anche un Paese a forte consumo di vino, con i suoi 27,6 milioni di ettolitri annui. Il 67 per cento degli adulti sono, infatti, consumatori regolari di alcolici, cioè consumano uno o più tipi di bevande alcoliche almeno una volta la settimana.
In Italia, sono stati individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sacche di consumo per minori di 14 anni, giungendo a individuare bambini di 11 anni che fanno abitualmente uso di bevande alcoliche. Nel 2003, i giovani nel medesimo arco di età che consumano abitualmente alcolici sono stati stimati in 770 mila solo in Italia. Numeri da spavento, tanto che il ministro della Salute, Livia Turco, all’indomani della sentenza di Ascoli (contro un rumeno che nell’aprile scorso, ubriaco alla guida, investì e uccise quattro giovani di Appignano del Tronto), partecipando a Domenica In è tornata sull’argomento e ha annunciato di voler alzare il divieto di bere alcolici dagli attuali 16 ai 18 anni, “perché è anche l’età simbolica della maturità”.