Leggi tutte le notizie su:


Altero-Matteoli

Da Fiumicino parte la sperimentazione dei “body scanner” - Le foto

Il ministro alla Salute Ferruccio Fazio prova il body scanner

(AP Photo/Gregorio Borgia)

È partita oggi la sperimentazione dei “body scanner” per gli aeroporti italiani che ospitano voli verso gli Stati Uniti e altre destinazioni “sensibili”. Le foto

L’agenda delle Grandi Opere: “Ponte sullo Stretto al via entro il 2009″

Il ponte sullo Stretto di Messina

Grandi opere pubbliche per uscire dalla crisi: investimenti necessari, secondo il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che oggi, parlando a Radio anch’io, ha tracciato un primo calendario delle più importanti operazioni in programma. Fra queste, il ponte sullo Stretto di Messina, che potrà partire entro il 2009.
Accelera, quindi, il governo sulle strategie per fare ripartire il Paese, come promesso in campagna elettorale: dopo l’accordo con la Francia sul nuceleare di nuova generazione, ecco un altro tassello. Da sempre caro al premier e al centrodestra: il Ponte che unisca la Sicilia all’Italia, la cui priorità era stata ribadita lo scorso maggio.
Ma ora si è alla stretta finale, anche perché il ministro ha avvertito che “se partiamo con 16,6 miliardi di opere ci saranno 140mila posti in più, sennò 65mila posti saranno a rischio”. “Per uscire dalla crisi” afferma Matteoli “bisogna realizzare infrastrutture. Noi ne abbiamo bisogno. Dal secondo posto in Europa per la realizzazione di infrastrutture che avevamo a inizio anni ‘70 oggi siamo al diciannovesimo posto sui 27 paesi dell’Unione europea”.
Il ministro ha anche commentato le tesi dell’ingeniere Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle costruzioni dell’Università “La Sapienza” di Roma (autore del libro: La ricerca non ha fine. Il ponte sullo Stretto di Messina), secondo il quale l’attuale progetto del ponte è inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento: “Mutuo” ha detto Matteoli, che ha ricordato di essere un politico, e non un tecnico “ciò che i tecnici mi hanno detto. La tesi dell’ingegnere è molto isolata. Il progetto è questo e andiamo avanti con questo. È vero, costa 6 miliardi, ma su questo progetto non torniamo indietro”.
Il ministro, rispondendo agli ascoltatori, ha poi riconosciuto che “se ci limitassimo al Ponte senza infrastrutturazione in Calabruia e Sicilia non servirebbe a nulla”. Quindi il Ponte “ci obbliga a migliorare le infrastrutture ferroviarie, autostradali e anche i porti. È un opera gigantesca” ha concluso “che porterà anche turismo”
L’annuncio di Matteoli arriva poche ore dopo le parole del governatore della Calabria, Agazio Loiero, convinto che la costruzione del Ponte “non sia una priorità”. Parlando a margine di un incontro sui temi dell’ambiente relativi alla Calabria, Loiero ha affermato: “Stanti le condizioni in cui versa la Calabria, con l’autostrada e la ferrovia che non funzionano, il Ponte sullo Stretto non puo’ essere una priorita”‘. Per Loiero, prima bisogna intervenire sull’autostrada e sul trasporto ferroviario, e poi si può pensare alla costruzione del ponte.
E appunto per quel che riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il suo ammodernamento sarà completato “entro la fine del 2011, inizio del 2012″ e una volta terminata si pagherà il pedaggio, ha assicurato il ministro Matteoli. Che ha anche voluto sottolineare come l’opera sia “tutta finanziata” e che ci sono stati “problemi che hanno fatto ritardare i lavori e che hanno costretto il ministro Maroni ad andare in Calabria a portare uomini e mezzi”, perché “le imprese se ne volevano andare, ma le abbiamo convinte a restare”. Alla domanda se, quando l’opera sarà finita si pagherà il pedaggio, il ministro ha risposto: “I presidenti delle regioni sono d’accordo: si deve pagare, come avviene in tutte le parti d’Italia”.

Alitalia, caos di Natale. A Fiumicino, giornata nera e passeggeri infuriati

Sciopero Alitalia

Sono arrivati anche i fischi. Dai passeggeri nell’aeroporto di Fiumicino, verso i lavoratori. Dopo una giornata di disagi, ritardi e assemblee continue. E 74 voli cancellati.
La nuova Alitalia continua a registrare problemi, come la vecchia. E nel periodo natalizio i disservizi si notano molto di più. A protestare però questa volta non erano i piloti ma il personale di terra, manutenzione e servizi aeroportuali. I lavoratori denunciano “ripetute e gravi violazioni” da parte di Cai degli accordi sottoscritti sui criteri d’assunzione.

Ma sono ancora centinaia i passeggeri ancora bloccati nelle aerostazioni dello scalo romano a causa delle cancellazioni dei voli per le assemblee di ieri dei lavoratori di AZ Airport. Una lunga coda di viaggiatori, in attesa di sapere quando potranno ripartire con i primi voli utili, si è formata davanti alla biglietterie, in particolare davanti alle partenze internazionali. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e in alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia, che sta comunque presidiando l’area per ragioni di sicurezza. In conseguenza delle assemblee spontanee di lunedì , poi sospese, sono stati cancellati finora 25 voli di cui 8 in partenza.
Intanto nell’aeroporto sono stati in molti i viaggiatori coinvolti che non riuscendo a trovare un posto per dormire negli alberghi vicini all’aeroporto romano, essendo tutti pieni, hanno trascorso la notte bivaccando sulle poltrone all’interno delle aerostazioni. Per loro, a cura della società di gestione e della Protezione Civile, sono state distribuite coperte pasti e bevande calde.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ordinato la ripresa immediata del lavoro ritenendo le assemblee uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro, “con grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.
Le due assemblee, indette da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, sono andate avanti ad oltranza e le segreterie nazionali delle quattro sigle hanno indetto successivamente un’assemblea dei lavoratori dell’ex gruppo Alitalia, in attesa di soluzioni da parte di Cai. I quattro sindacati sono arrivati a chiedere, con una lettera aperta, l’intervento al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. La compagnia ha riconosciuto “alcuni errori” e promesso che saranno corretti.

Un invito a Cai e sindacati a chiarire al più presto è arrivato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ”per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori può configurare l’interruzione di pubblico servizio”. Duecento persone sono ancora in aeroporto in attesa di notizie sulla riprogrammazione dei voli.

Rivoluzione per la casa

I cantieri

Silvio Berlusconi ha sempre detto di ammirare l’Utopia di Tommaso Moro, opera del 1516 che si svolge in un teatro di 54 città (le contee inglesi). Berlusconi di città ideali ne immagina 100 e non ha intenzione di lasciarle sulla carta: vuole costruirle. Il premier ha in mente un new deal che si muove su due linee: attenzione alle classi sociali sulle quali impatta la crisi, lancio di un piano di opere pubbliche e investimenti per stimolare la crescita e aumentare i posti di lavoro. Il piano casa fa parte di questo progetto.

Lo scenario economico. Se il 2008 si chiude con la grande crisi e un governo impegnato a fronteggiarla con una serie di misure “cash”, l’anno prossimo per il presidente del Consiglio deve essere quello del rilancio dell’economia con una serie di misure, tra le quali il piano di infrastrutture. Il premier parlando alla platea degli industriali di Roma ha ribadito “che non dobbiamo nasconderci le difficoltà”; ma da uomo che ha le sue radici nella cultura d’impresa cerca di infondere fiducia al Paese. Se la crisi c’è, il miglior antidoto non è certo quello del pessimismo (a mezzo stampa o tv) o degli scioperi generali autoreferenziali (quello della Cgil). La bussola di Berlusconi è sempre quella del programma elettorale, rivisto e corretto alla luce della recessione e delle difficoltà strutturali in cui si dibatte l’Europa (vedi alla voce patto di stabilità e Banca centrale europea). Quando Berlusconi dice che l’Italia se la passa meglio di altri paesi, ha pienamente ragione. Come anticipato da Panorama, la crisi finanziaria sta assorbendo risorse ben più consistenti rispetto al bail-out (salvataggio) da 700 miliardi di dollari pensato in origine dagli Stati Uniti. Secondo le stime dell’analista Barry Ritholtz, fondatore del sito di analisi finanziaria The big picture (11 milioni di visitatori), la Casa Bianca finora ha impegnato nella cura del sistema finanziario oltre 4.600 miliardi di dollari. Una cifra che non ha precedenti nella storia dell’economia: basti pensare che il piano Marshall, attualizzando i costi, si fermò a 115 miliardi di dollari e il New deal di Franklin Delano Roosevelt è stimato in circa 500 miliardi di dollari. L’Italia è rimasta al riparo dai fallimenti delle banche, ma è colpita da credit crunch e recessione.

Debito pubblico e deflazione. Mentre Giulio Tremonti sorveglia la cassa, presenta la social card e spiega che la Robin Hood tax ha dato un gettito di 4 miliardi di euro, il presidente del Consiglio può guardare all’altra faccia della crisi, agli effetti positivi che può produrre. In particolare sul costo del debito pubblico e i consumi. Come? La diminuzione del tasso ufficiale di “policy” (1 punto nell’ultimo quadrimestre) operata dalla Bce e la diminuzione dei prezzi. Secondo le stime di Angelo Baglioni e Luca Colombo per Lavoce.info, porterà nel 2009 un risparmio netto di circa 4 miliardi di euro. Rispetto alle stime fatte in giugno nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), lo scenario è cambiato radicalmente: in scadenza per il 2009 ci sono titoli di Stato per 280 miliardi di euro e l’onere per interessi sul debito da rinnovare si ridurrà con un risparmio di 3,82 miliardi di euro.

All’effetto positivo sul debito pubblico si accompagna una diminuzione dei prezzi. Nel mese di ottobre in Europa e in Italia i prezzi sono rimasti fermi. Questo fenomeno nel breve-medio periodo sarà un sollievo per i consumatori, che hanno perso potere d’acquisto durante i mesi di decollo verticale dei prezzi delle materie prime. L’economista Geminello Alvi riconosce entrambi gli elementi, tuttavia giudica “ancora più importante che il governo riesca ad accompagnare i suoi lodevoli inviti all’ottimismo con un’autentica politica di economia sociale di mercato. Qui la concretezza è decisiva perché modifica lo stato d’animo degli italiani, influenzando la tenuta della situazione e il giudizio dei mercati”.

Infrastrutture e casa. Il governo al piano di infrastrutture (Berlusconi ha annunciato che il Cipe darà il semaforo verde a opere per 16,6 miliardi) farà seguire il piano casa. Purtroppo la rinegoziazione dei mutui finora non ha avuto le adesioni sperate (soltanto 30 mila famiglie su 2 milioni di mutui a tasso variabile sottoscritti), anche a causa delle resistenze del settore bancario. Tuttavia, come ha ricordato a fine ottobre il governatore di Bankitalia Mario Draghi, “il 70 per cento delle famiglie possiede un’abitazione di residenza. Quelle che hanno contratto un mutuo non raggiungono il 15 per cento” (circa 3 milioni, ndr). Secondo Draghi, inoltre, “la forte crescita dei mutui registrata in questo decennio ha riguardato principalmente le famiglie che appartengono alle classi di reddito e di ricchezza medio-alte, meglio in grado di far fronte all’onere del debito”.

Il problema casa in Italia dunque riguarda in larga parte non chi ce l’ha e la deve pagare, ma chi non la possiede e la vuole acquistare. Le soglie d’accesso all’acquisto infatti sono altissime, soprattutto nelle grandi città. Il governo sta pensando di costruire, entro il 2013, 100 mila nuovi alloggi grazie a una riforma che prevede la cooperazione di fondi immobiliari pubblici e privati. Il dossier è nelle mani del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e del sottosegretario con la delega alle politiche abitative, Mario Mantovani. “Berlusconi ha compreso che per vent’anni in Italia il problema della casa è stato trascurato” dice Mantovani a Panorama “e ora il governo punta a far diventare questo piano opera strategica di interesse nazionale”.

Così il presidente del Consiglio tornerà alla sue origini di costruttore, indosserà il casco da capocantiere e… prenderà l’elicottero.Vuole infatti individuare dall’alto le aree dove costruire nuovi quartieri. “Berlusconi vuole sorvolare le città: lui ha sempre costruito così i suoi centri residenziali. Non c’è strumento migliore per individuare le zone dove sviluppare un nuovo aggregato urbano” racconta Mantovani. “Abbiamo visto le periferie che cosa sono, rattristano e accumulano disagio sociale. Grandi agglomerati senza collegamenti e servizi, non armonici, e quindi abbiamo Quarto Oggiaro a Milano e il Corviale a Roma e lo Zen a Palermo e Scampia a Napoli. Berlusconi pensa alle 100 città, vuole andare incontro alla grande richiesta di abitazioni. Vuole acqua, verde, rispetto della natura, abitazioni basse, contenimento energetico e domotica”.

Per avviare il piano il governo deve sbaraccare l’attuale sistema di edilizia popolare, vendere il patrimonio pubblico, trovare un accordo con le regioni e coinvolgere i privati. A regime, secondo Mantovani, “il fondo potrebbe superare il miliardo di euro”. Dove costruire? Ovviamente dove c’è più richiesta, nelle aree metropolitane. A metà dicembre si terrà un incontro con le regioni, nel frattempo il governo lavora alla costituzione di una commissione di esperti, della quale faranno parte gli architetti del Politecnico di Milano Luigi Chiara e Paolo Caputo. La palla, come si vede, non la gioca solo il governo. Se gli enti locali accettano la scommessa si apre una partita di notevole dimensione. In caso contrario l’Italia resterà ferma all’edilizia impopolare.

Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli

Un uccello morto sul fondo di un lago prosciugato in Grecia
Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″.

Nel meeting di lunedi l’Italia proporrà una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20: 20 per cento riduzioni di anidride carbonica, 20 per cento in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020. L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma permettendo aggiustamenti alla luce della valutazione dell’impatto costi-benefici del piano, da effettuare nel corso del 2009. Capofila dei nove Paesi (Repubblica ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia) è la Polonia: si tratta di uno schieramento che ricorda l’appoggio dell’Est europeo alla coalizione multinazionale degli Stati Uniti nella missione in Iraq del 2003. Varsavia ha già fatto sapere che presenterà una sua controproposta ai ministri europei per consentire “ai paesi piu poveri di sopravvivere”, come ha indicato il primo ministro polacco Donald Tusk. Sul fronte dei sostenitori del piano Ue si è collocata decisamente la presidenza di turno francese, che ha più volte ribadito il suo impegno a chiudere la partita entro il dicembre di quest’anno, così come ha fatto la Commissione europea. La Spagna si dichiara pronta economicamente e tecnologicamente a rispettare gli impegni di riduzione di Co2 e a investire massicciamente sulle energie rinnovabili mentre la Germania, all’epoca presidente di turno dell’Ue che diede impulso al pacchetto anti riscaldamento climatico, vuole l’accordo entro dicembre, ma è anche consapevole delle esigenze della sua forte industria. Per questo il cancelliere Angela Merkel ha sottolineato come gli interessi tedeschi siano stati tutelati dal riferimento alla “specificità” dei singoli paesi Ue nelle conclusioni del consiglio europeo di questa settimana.

Per indirizzare il dibattito, il presidente di turno francese, il ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo, ha inviato un questionario ai 27 partner. Le problematiche sollevate vanno dalla individuazione dei settori confrontati al rischio di carbon leakage (cioè la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica) all’assegnazione delle quote di Co2 tramite aste e alla destinazione delle relative risorse da parte degli Stati membri; dai meccanismi di flessibilità sulla riduzione dello sforzo nei settori non industriali fino al finanziamento degli investimenti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. L’Italia ha già fatto sapere che per i settori non industriali, come quelli agricolo, civile e dei trasporti gli obiettivi annuali dovranno essere sostituiti con un obiettivo intermedio, vincolante al 2017.

Roma chiede anche un’estensione dell’analisi del rischio di delocalizzazione non solo per le imprese a maggiore intensità energetica, e ritiene anche necessario, in materia di flessibilità, elevare dal 3 al 10 per cento la quota di utilizzo dei crediti di emissioni generati da progetti ambientali in paesi in via di sviluppo. L’Italia pone anche una ‘riserva’ nell’assegnazione delle quote al settore elettrico.

Fascismo o antifascismo? I giovani tirati per l’ideale

AlessandraMussolini
“Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo” sono queste le parole che Giorgia Meloni scrive in una lettera rivolta ai giovani di An. Sul sito di Azione giovani, il ministro per le Politiche giovanili cerca di portare dalla sua parte i ragazzi di destra che in questo momento si sentono un po’ “tirati per la giacca”, anzi per l’ideale. Il suo è un appello deciso: “Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo… Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni Ottanta e Novanta, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono”.
Prima della sua lettera, però i giovani ne hanno ricevuto un’altra, dal titolo “Riflessione sull’antifascismo“. A scriverla è Federico Iadicicco, consigliere della Provincia di Roma del Pdl e presidente di Azione Giovani a Roma: “Ce l’ho messa tutta per trovare un valido motivo per essere antifascista, ma non l’ho proprio trovato”. Iadicicco risponde così alle parole di Gianfranco Fini, che aveva invitato i giovani a “riconoscersi nei valori antifascisti per dirsi democratici”. Un appello quello del presidente della Camera fatto alla festa “Atreju 2008” a Roma davanti ad una platea di ragazzi del partito. A loro Fini aveva detto: “La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale”. Parole riprese da Giorgia Meloni nella sua lettera, ma non condivise da tutti. Se quello del Presidente della Camera è stato interpretato come il tentativo di dare una risposta chiara alle recenti dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno “le leggi razziali furono il male assoluto, il fascismo no” e a quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa “nel giorno dell’8 settembre ricordiamo anche i caduti di Salò che combatterono per la Rsi”, nessuno poteva prevedere l’acceso scambio di lettere e comunicati tra i compagni di partito.

Ad accentuare il clima da “seconda Fiuggi”, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli: “Chi non condivide appieno le parole di Gianfranco Fini sull’antifascismo si mette automaticamente fuori da Alleanza Nazionale”, e ancora: “Chi dice no evidentemente non condivide il nostro tragitto, politico ma anche culturale, iniziato già al congresso di Fiuggi. Allora, quando qualcuno decise di iniziare una nuova avventura, e anche oggi, chi crede di non voler più seguire la nostra linea, può anche lasciare”.

Alle parole di Matteoli non c’è stata una risposta ufficiale di Gianfranco Fini, a parlare è stato invece il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Siamo totalmente d’accordo con le dichiarazioni di Gianfranco Fini e quindi accettiamo i valori antifascisti. Sono antifascista ma anche anticomunista e ci tengo che insieme all’antifascismo venga messo nella Costituzione anche l’anticomunismo”.
A respingere il messaggio di Fini è invece Alessandra Mussolini, che con la scritta sulla maglietta “Con orgoglio dalla parte sbagliata” si è presentata all’uscita dal Tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma per la Costituente del Pdl: ”Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo”, ha detto Mussolini, “Voi siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”. Un altro consiglio che i giovani di An devono ancora elaborare, prima di decidere da che parte stare.

Sui Forum e i siti internet, si scrivono opinioni contrastanti: desmosilvio ad esempio scrive “Cari camerati non ho potuto fare a meno di notare in questi giorni sentendo e vedendo i tg di questi giorni,una nota di riacceso e rinvigorito astio,per non dire rappresaglia, nei confronti della nostra area. Partendo dalla oserei dire “infelice” dichiarazione di quel triste individuo che mi dicono e il nostro presidente della repubblica, arrivando a diversi articoli che ho letto”, “Purtroppo ho paura che hai ragione. C’è chi sta cercando lo scontro…” risponde il camerata S.N. E sul forum di Quotidiano.net Massimo scrive: “Fini sta buttando via il bambino con l’acqua sporca. Dovrebbe leggere Il Fascismo visto da Destra di Evola per capire come distinguere fra gli ideali proposti ed il fallimento della loro realizzazione.
Anche Paolo non condivide la linea di Fini, che definisce: “eccolo lì!!tipicamente italiota,voltagabbana!! 8 settembre non ha insegnato nulla a questa italietta, sempre pronta ad andare dove meglio conviene.mi dispiace,ho votato x il tuo partito in passato ma, non accadrà mai più!!semplicemente ridicolo.VERGOGNA!!!”

Partecipa al FORUM

Altero Matteoli, presenza fissa: ministro delle Infrastrutture

Altero Matteoli, nominato ministro per le infrastrutture, è una presenza fissa nei governi Berlusconi, avendo ricoperto l’incarico di ministro per l’ambiente nei tre precedenti governi di centro destra. Nato a Cecina (Livorno) l’8 settembre 1940, ragioniere, ha cominciato a fare politica nel Msi di cui è stato uno dei dirigenti più importanti in Toscana. Entrato in parlamento per la prima volta nel 1983, è stato sempre rieletto, per sei volte alla Camera e nelle ultime due legislature al Senato. È stato ministro dell’Ambiente del secondo e del terzo governo Berlusconi, tra il 2005 e il 2006. Nella legislatura scorsa era al Senato, presidente del gruppo An. Il 29 maggio del 2006 è stato inoltre eletto sindaco di Orbetello. Ora è stato rieletto a Palazzo Madama.

Storace divorzia da Fini e dal partito: An non è più di destra

Gianfranco Fini e Francesco Storace
Ex governatore della Regione Lazio, ex ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi. E ora anche ex di An: l’annunciata rottura tra il partito di Fini e Francesco Storace si è infine consumata e il senatore ha preso la decisione di lasciare Alleanza nazionale, comunicando le sue ragioni in una lettera, pubblicata sul sito www.storace.it e inviata lunedì sera al presidente del circolo di An della Balduina, Daniele Marin.
“Credo che questa non sia più la mia casa politica - si legge sul sito web dell’ex ministro della Salute - ed è facilmente immaginabile quale possa essere il mio stato d’animo nel prenderne atto. Ma vedo praticamente esaurita la funzione di Alleanza Nazionale nella rappresentanza dei valori della destra, con il suo leader molto impegnato nel tentare a tutti i costi, attraverso formule che si modificano quotidianamente e incomprensibilmente, nel liberarsi di quello che appare sempre più un fardello ingombrante per i suoi disegni politici”.
Storace fa sapere di aver comunicato le proprie dimissioni anche al presidente del gruppo di An al Senato, Altero Matteoli. “Seguirò - informa - come indipendente di destra, le direttive del gruppo parlamentare ogni volta che saranno formalizzate dalla maggioranza dei senatori nelle riunioni del gruppo medesimo. Altrimenti mi regolerò con la mia coscienza”. Tradotto: è pronto a fondare un suo movimento?

L’addio di Storace era in realtà nell’aria da tempo. Almeno da quando era entrato in rotta di collisione con Gianfranco Fini e dalle colonne di Panorama il 12 aprile scorso aveva lanciato il suo ultimatum. E proprio quella del presidente di An è la prima reazione che arriva. E non sono toni concilianti: “Motivazioni politiche inconsistenti, nessuno in Italia pensa che An non sia più un partito di destra. Ovviamente si tratta di capire cosa si intende per valori e programma di destra”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!