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di Grazia Visconti
Aeroporto di Fiumicino, ore 14:55. Angela, sola, attende di imbarcarsi con il prossimo volo. Destinazione: Lindos, suggestiva cittadella dell’isola di Rodi. Il destino ha voluto che le fosse assegnato in aereo un posto accanto alla moglie dell’uomo che stava accompagnando in incognita. Già, perché Angela è una top escort e per professione allieta le vacanze di ricchi uomini d’affari. “Di certo la moglie non poteva immaginare di stare braccio a braccio con l’amante a pagamento del marito”, afferma Angela con un sorriso malizioso. Accadeva lo scorso anno, perché questo Natale lo trascorrerà a Roma, insieme alla figlia di 21 anni. Partirà invece il 27 dicembre, con lo stesso uomo che, stavolta, l’ha ingaggiata per festeggiare l’anno nuovo insieme a lui e all’ignara consorte. La meta? Vienna. “Io mi faccio la vacanza in completa solitudine. È già tutto pagato. E lui mi viene a trovare di mattina quando può”, precisa Angela. “È felice della mia presenza, e gli basta sapere che può raggiungermi quando lo desidera”.
Periodo di festa anche per le squillo di lusso, dunque, che nel ménage familiare hanno oramai preso il posto una volta riservato alle amanti tout court.
E la crisi? Dal punto di vista delle escort non esiste, niente saldi almeno per quelle di alto livello che negli anni si sono create un portafoglio clienti che custodiscono gelosamente. Bellezza, eleganza e professionalità insomma si pagano, e si pagano profumatamente. Nonostante il periodo di recessione economica come quello che stiamo vivendo, la prostituzione d’alto bordo sembra non conoscere crisi. Si registra al contrario un’impennata anche di quella maschile. Racconta a Panorama Roberto, 38 anni, gigolò di mestiere: “L’offerta è aumentata, è vero, ma è aumentata anche la richiesta”. Il dato infatti è in crescita, stando ai sondaggi. E le donne si sentono ormai a loro agio in un universo che è stato per anni retaggio di una mentalità prettamente maschile. Per una serata al casinò, per una festa privata o semplicemente per andare a ballare con gli amici, sono sempre più spesso le donne che cercano l’accompagnatore. Secondo l’associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla sessuologa Serenella Salomoni, che ha intervistato 1.500 donne tra i 18 e i 60 anni, una donna su tre (37 per cento) ha preso in considerazione la possibilità di pagare un gigolò per avere un rapporto, mentre una su cinque (19 per cento) l’ha già fatto.
Col mercato più ampio, le idee regalo per le festività non mancano. E ce ne sono davvero per tutti i gusti. C’è chi si affretta a prenotare un capodanno con l’accompagnatrice di lusso o chi se l’affitta per una crociera su uno yacht; c’è persino il marito che invita un gigolò per una cena a lume di candela (contento lui), per fare un regalo alla moglie; ma c’è anche chi il regalo preferisce farlo ad una persona speciale. “Un regalo per un amico? Una serata con una escort” si legge in uno dei tanti annunci pubblicati sul web. “Vacanze di Natale in Trentino con la più bella escort della zona” recita un altro annuncio. “Hai mai pensato che è triste e malinconico passare il tuo Natale da solo? Perché non concederti un paio di giorni di relax puro? Se poi a farti compagnia c’è un’escort bella, 24enne, bionda, alta, con un corpo da favola e italiana, hai mille motivi al giorno per convincerti”. Tra le tante offerte, spicca l’annuncio di Silvia, che ha pensato bene di utilizzare la rete per offrirsi come strenna da scartare sotto l’albero: “Vuoi farti un bel regalo di Natale? Vieni a trovarmi, sono una escort bionda e carinissima… ti farò passare dei momenti veramente piacevoli”.
Nell’annuncio, apparso sul sito di Bakeca.it, nella sezione dedicata agli incontri piccanti, nulla è stato lasciato al caso. Anche il servizio fotografico è stato studiato e realizzato ad hoc: abitino scollato con finte piume di struzzo ad avvolgere un corpo sinuoso, scarpe con i tacchi a spillo e tra le mani una grande palla natalizia con fiocco e decorazioni di una nota marca di cioccolatini. Il tutto, neanche a dirlo, rigorosamente in rosso!
C’è invece chi ha prenotato Kristalia che, vestita da Santa Claus dovrà spuntare a mezzanotte in punto, in compagnia di un gigolò, complice di tutta la messinscena. Il cliente, amante degli scambi di coppia, con la complicità della moglie, ha già fornito alla sua escort una sorta di copione da recitare, appena ella giungerà nel salone della sua villa, alle porte di Roma. Si tratta di giochi sofisticati con lo scopo di stuzzicare il desiderio delle coppie presenti: lo ritengono uno scambio di doni poco tradizionale. Come dargli torto.

Andrea invece è stato prenotato per trascorrere una giornata di shopping sfrenato tra pacchi e regali. Anche per Lui, 35 anni, di base a Venezia, che si rivolge ad una clientela perlopiù straniera, non è cambiato nulla. “Le chiamate ci sono sempre” dichiara “come c’è sempre la concorrenza. Ci sono sempre più ragazzi e ragazze che si vendono, ma non si sparano più prezzi esorbitanti”. “I prezzi per le mie prestazioni”, continua Andrea, “sono valutati in vecchie lire: se prima chiedevo 500 mila lire per una serata, che includeva cena e dopocena, ora chiedo 250 euro. E poi la cliente è diventata molto più esigente e raffinata, cerca il bravo ragazzo. Non ha problemi di soldi, ma vuole spendere bene il proprio denaro pagando il giusto prezzo. Chiede la perfezione”.
Dello stesso parere è Francesca, 29 anni, di Firenze. “Rispetto al passato” dice “c’è una maggiore prudenza da parte di chi mi contatta, ma non ho notato una reale crisi. C’è stato forse un calo sugli incontri un po’ più brevi, è diminuita la frequenza degli appuntamenti, ma l’incontro tranquillo, con la bella persona che mi chiede di uscire per una serata, resta”.
In questo clima festivo, c’è poi chi si regala un weekend in un centro benessere e si tuffa in una vasca per l’idromassaggio in compagnia della squillo dei sogni. Champagne, bollicine ed essenze orientali per una parentesi nababbi. Alla faccia della crisi.
Nei primi resoconti giornalistici la “mantide della Riviera” era bionda, fatale e spietata. Per questo i lettori avevano immaginato una Jeanne Moreau in Ascensore per il patibolo o magari una Barbara Stanwyck nella Fiamma del peccato. Qualcuno aveva fantasticato un’infarinata Jessica Lange nel Postino suona sempre due volte. Poi i quotidiani hanno pubblicato i nomi dei protagonisti e tutti hanno capito che la storia, a osservarla da vicino, era un po’ diversa e più che a un noir bollente assomigliava a un film di Totò e Peppino.
Alle 13 di un venerdì qualsiasi la piccola “ciassa” (piazza) di Riva Ligure, provincia di Imperia, sei palazzi e una trentina di finestre, è ferma per il pranzo. Sulla bacheca lo slogan promozionale della Protezione civile ora suona beffardo: “Io ho una doppia vita”. Nel bar del corso un cliente dice: “Se in zona si trasferisse un sicario, farebbe affari d’oro”. È questo il palcoscenico del giallo più comico dell’estate: la via Aurelia, tra Arma e Riva Ligure, a due passi dalla mondana San Remo. Protagonisti: Giuseppina, casalinga di Badalucco (Imperia), 57 anni; Davide, marito e coetaneo, idraulico originario di Teramo; Pasquale, il presunto amante di Giuseppina, 52 anni, giardiniere di Rosarno (Reggio Calabria). La trama: lei odia il marito e chiede all’amante di ucciderlo; lui sbaglia e ingaggia un brigadiere della Polizia penitenziaria che li denuncia.
La vicenda della presunta mantide finisce su quotidiani e tv. Lei si rifugia dalle suore per timore della vendetta. Il coniuge, incredulo, le invia un sms: “Mi manchi, io ai giornalisti non credo”. E lei torna a casa, mentre il paese tira un sospiro di sollievo. Un sentire comune ben riassunto nella vignetta del settimanale locale: “Finalmente hanno svelato il nome della donna che voleva uccidere il marito… È stato angosciante: a ogni indizio pensavo sempre più fosse mia moglie…”.
Parlano marito e moglie. I tre protagonisti appena incrociano il cronista lo scambiano per un medico ed elencano i loro acciacchi: dall’osteoporosi alla pressione alta, dalla protesi al ginocchio ai denti da rifare. Proprio come il miglior Totò quando si ficca nei guai. E anche se per gli inquirenti la storia andrebbe presa sul serio (i due presunti amanti sono sotto inchiesta in base all’articolo 115 del Codice penale, quello sull’”accordo per commettere un reato”), l’impresa appare ardua. Nella sua casa al primo piano di una palazzina gialla a due passi dall’Aurelia, lei, pantaloni della tuta rosa, capelli “red-blond”, spiazza il cronista: “Io una mantide? Non conoscevo neppure il significato della parola, per fortuna ho l’enciclopedia”. Il marito, maglia grigia da lavoro, la guarda: “Ah, e che cosa è? Io l’ho già chiesto al vigile”. “Una specie di cicala che mangia i maschi” lo informa lei.
Quindi per convincere il cronista della serena vita coniugale, la signora spalanca armadi pieni di vestiti eccentrici e stole che hanno visto giorni migliori: “Adoro i miei spazi liberi” dice con voce infantile. “Le mie bambole, le collezioni di dvd e i giornalini di Paperino”. E il giardinetto con il mandarino cinese, il limone e le statue di Biancaneve e i sette nani. Il marito ascolta soddisfatto (i due stanno insieme perché Davide ha promesso ai carabinieri di mantenere il controllo): “Io violento? Ma se do da mangiare ai piccioni che mi beccano l’insalata. Certo, da ragazzo ho fatto qualche scazzottata, come tutti”. Attimo di riflessione: “Più recentemente ho preso a pugni mio cognato e in quell’occasione ho dato una spinta pure a Giuseppina… Ma le vede le braccia che ho, se volessi far del male…”.
Per Davide il problema è un altro: “La verità è che mi sento lo scemo del villaggio. Sono troppo buono, aiuto sempre tutti. Per esempio adesso lavora con me un ragazzo che in passato è stato accusato di spaccio. I carabinieri mi hanno chiesto spiegazioni”. Poi l’idraulico offre la sua interpretazione dei fatti: “Questa storia è venuta fuori perché qualcuno è invidioso del mio lavoro, dei preventivi che faccio per le caldaie”. Il volto stupito del cronista lo costringe ad approfondire: “Se io chiedo 1.700 euro e un altro 1.500 e il lavoro arriva a me, qualcuno si può arrabbiare, no?”. Ragionevole. Ma perché, per danneggiarla, avrebbero dovuto mettere in piedi una storia così strampalata? “Non lo so. Comunque in tutta questa vicenda mia moglie non c’entra, è solo una vittima”.
A questo punto la domanda è inevitabile: Giuseppina l’ha mai tradita? “Con tutti gli acciacchi che ha, neanche noi due riusciamo a fare granché, figuriamoci con quello lì, il presunto amante. Ma l’ha visto?”. Insomma nessun dubbio sulla moglie? “Beh, una volta mi ha fatto arrabbiare: ha detto che andava qualche ora in Francia con un’amica ed è tornata dopo una settimana. Non si fa così”. “Ho i miei spazi liberi” ribadisce lei “vado in palestra, a prendere il caffè con le amiche, a fare la spesa”. E Pasquale? “Sa, sono un’igienista io, dunque quel tipo non fa proprio per me”.
La versione del giardiniere. Ed eccolo qui il presunto amante tanto bistrattato, l’uomo che avrebbe ingaggiato il killer: tuta da giardiniere (lavora in una cooperativa sociale legata alla curia), falciatrice in mano, faccia scura e scavata, sorriso irregolare. è sorpreso dagli ultimi aggiornamenti: “Se quei due sono ritornati insieme meglio così, io quella storia dell’omicidio l’ho portata avanti solo per fare sesso con la signora. Quando stavamo insieme mica mi trovava brutto e sporco, sa? La nostra alcova era dentro un capannone: io ci mettevo il materasso, lei portava la coperta da casa”. Vabbè, ma le prove? “I carabinieri hanno i messaggini che mi inviava, sms molto espliciti”. Come vi siete conosciuti? “Ad aprile o maggio, io stavo potando le rose, lei mi ha chiesto dei rametti da piantare in giardino, abbiamo iniziato a parlare…”. Giuseppina scendeva tutti i giorni a prendere il caffè in paese. “Mi ha confidato subito i problemi con il marito. Diceva che la picchiava, la legava al tavolo… Quindi mi ha chiesto di ucciderlo”. L’offerta era di 20mila euro. Ma l’obiettivo di Pasquale era un altro: “Io le ho detto che mi andava bene, ma doveva diventare la mia donna”. Sarebbero finiti così nel capannone. “E visto che lei insisteva con quella storia dell’omicidio, io per continuare la relazione mi sono messo a cercare qualcuno. Ma per me non era una cosa seria altrimenti non avrei contattato uno sconosciuto in stazione”.
Purtroppo per lui fa la proposta indecente a un brigadiere della Polizia penitenziaria: “Io non ci credo, con quella faccia… comunque mi ha chiesto un anticipo, io ho preso tempo e gli ho detto che Giuseppina era finita in ospedale. Mica volevo farlo ammazzare per davvero”. Fatto sta che il brigadiere denuncia tutto e i due presunti amanti finiscono nei guai. Conclude Pasquale: “Mia moglie ora sta malissimo, i miei tre figli non so se abbiano capito che il protagonista sono io. Una cosa è certa: al processo dirò tutta la verità. Gli inquirenti possono mandare il Ris a esaminare il materasso nel capannone e allora scopriranno chi ha ragione tra me e Giuseppina”.
“Nei secoli fedele”. Il motto dei carabinieri è una promessa di fedeltà, assoluta, alla Patria e all’Arma. E nei confronti della moglie (o del marito)? Fatti privati, si dirà.
E invece… Una sentenza della Cassazione diffusa oggi potrebbe dare un valido motivo di preoccupazione agli adulteri in divisa: il motivo? Chi ha un’amante “arreca disdoro” (tradotto: “disonore”, “vergogna”) alla Benemerita e un suo superiore può legittimamente chiedergli di troncare la relazione. La suprema Corte ha infatti confermato con la sentenza 24414 della Prima Sezione Penale la condanna a 4 mesi di reclusione militare inflitta dalla Corte d’appello di Napoli a un appuntato dei carabinieri ritenuto responsabile di insubordinazione, minaccia e ingiuria contro un luogotenente, comandante della stazione in cui prestava servizio.
Questi i fatti: l’ufficiale aveva rimproverato l’appuntato per la relazione extraconiugale che intratteneva con una donna del posto, anch’essa sposata: “Ora basta, devi smetterla di vederla”. Che il paese sia piccolo o grande, la gente mormora. Al rimprovero l’adultero aveva reagito chiamando “bugiardo, infame e ladro” il suo superiore e minacciando di tirargli addosso la scrivania. Da lì l’azione legale. Il giudice di Primo grado ha assolto l’imputato sostenendo che l’ingiuria e la minaccia dell’appuntato erano da ricondurre ”a un contesto di relazioni private e personali, estranee al servizio”. In pratica, per il Tribunale, il fatto che il carabiniere avesse un’amante non doveva interessare il suo capo. Sul ricorso del Pm, invece, la Corte d’appello aveva ribaltato il verdetto giudicando opportuno ”il richiamo del superiore all’osservanza, da parte dell’appuntato, della fondamentale norma che prescrive al militare di tenere ‘in ogni circostanza, condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle forze armate’, prescritta dall’articolo 545 del Regolamento di disciplina militare”.
Insomma, niente corna con addosso la divisa. O almeno, si usi discrezione. La Cassazione ha infatti confermato la sentenza, ribadendo che il rapporto extraconiugale “è ovviamente un fatto privato”, ma lo stesso non si può dire del richiamo del superiore, che quindi “è legittimo”, né della “illecita reazione dell’imputato”.
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Non tutti i tradimenti sono uguali: merita infatti di perdere tutti i beni e le proprietà che il marito le ha cointestato la moglie che tradisce il coniuge portando l’amante nella casa coniugale consumandovi carnalmente il suo “flirt”.
L’avvertimento viene dalla Cassazione che ha confermato la “revocazione per ingratitudine” della cointestazione di tutti i beni che il marito aveva donato, in comproprietà alla moglie che lo tradiva in casa con un giovanissimo amante.
Con la sentenza 14093 della II Sezione Civile i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso con il quale la moglie infedele chiedeva la nullità del verdetto della Corte d’appello di Messina che nel marzo 2005 (dopo una causa iniziata nel 1975) le aveva revocato la comproprietà dei beni che il marito le aveva intestato. Per i giudici d’appello la donna aveva commesso una “ingiuria grave che ledeva gravemente il patrimonio morale” del marito e pertanto, legittimamente l’uomo doveva tornare nel pieno possesso dei beni che aveva voluto condividere con la moglie.
In primo grado, il Tribunale di Messina aveva dato ragione alla donna. Ma le cose sono poi cambiate: la seconda sezione civile della Suprema corte ha ammonito, non lasciando nulla nella penna, questo tipo di comportamenti. “L’ingiuria grave richiesta dall’articolo 801 quale presupposto della revocazione consiste in un comportamento con il quale si rechi all’onore e al decoro del donante un’offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona, sì da rilevare un sentimento di avversione che manifesti tale ingratitudine verso colui che ha beneficiato l’agente, che ripugna alla coscienza comune”.
In questo caso gli ingredienti dell’ingratitudine c’erano proprio tutti: infatti la donna all’età di 36 anni, già madre di tre figli, aveva intessuto una relazione con un 23enne, protrattasi clandestinamente per vari anni, e sfociata nell’abbandono della famiglia per convivere con il nuovo compagno. L’atteggiamento, fra l’altro, era stato particolarmente menzognero e irriguardoso verso il marito dal momento che lei “si univa con l’amante nell’abitazione coniugale”.
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