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Soru si dimette: “Inutile perdere tempo”. A febbraio la Sardegna al voto

Renato Soru

L’aveva detto e l’ha confermato. Non essendo cambiate le condizioni politiche, Renato Soru lascia la guida della Regione Sardegna e, per la prima volta nella storia dell’Autonomia, i sardi andranno ad elezioni anticipate. Si voterà a febbraio, molto probabilmente il 15, in anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza della XIII legislatura apertasi nel 2004.
Per lo scioglimento dell’Assemblea legislativa sarda si dovrà comunque attendere la scadenza dei 30 giorni e poi sarà il vicepresidente Carlo Mannoni (attuale assessore dei Lavori Pubblici) a traghettare l’esecutivo alle elezioni di febbraio. “Ho sperato fino all’ultimo” ha detto il Governatore nel lungo e anomalo dibattito in Consiglio regionale (una cinquantina di interventi, in verità la maggior parte di consiglieri dell’opposizione) incentrato sulla crisi aperta lo scorso 25 novembre“, che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di “andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale”.
Soru è il primo presidente in 60 anni di Autonomia della Sardegna che chiude la legislatura anticipatamente. Ad evitare le urne non è servito il periodo di “raffreddamento” previsto dalla legge statutaria per ricomporre le divisioni interne al Partito Democratico nell’isola e a rinsaldare una maggioranza nata nel 2004 con la coalizione “Sardegna Insieme”.
Non sono servite neppure le ultime “verifiche” cercate prima dell’inizio del dibattito in aula con il tentativo di ricompattare il centrosinistra attraverso la completa adesione alle richieste del presidente dimissionario: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne, approvazione delle linee per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali. All’intesa sul piano di rilancio, Soru aveva lavorato fino all’ultimo momento, la linea messa a punto nel corso di un summit che lunedì sera è andato avanti fino a notte inoltrata con i suoi più stretti collaboratori, ma la presa d’atto arriva già a fine mattinata e trova conferma nel corso degli interventi in Aula dei consiglieri. È dalla stessa maggioranza che arrivano i distinguo, le prese di distanza. L’epilogo non può essere che uno, tira le somme e a fine serata scrive la parola fine.
Voleva garanzie vere dalla coalizione, che andassero oltre il voto in aula sull’ordine del giorno “blindato” con le condizioni per andare avanti fino a conclusione naturale della legislatura. E infatti, commenta rammaricato il governatore: “Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni” ha aggiunto Soru, con riferimento alla richiesta di approvare subito la nuova legge urbanistica. “Così non è stato ma questa notte dormirò sereno e domani consegno le chiavi della Regione. Una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer. Insomma una regione più moderna, con regole certe e un bilancio risanato”.
L’ultimo appello di Soru in Aula è stato all’insegna della responsabilità e rivolto non solo al centrosinistra, ma anche all’opposizione. La risposta dai banchi della minoranza, però, è stata netta: “Non c’è nulla di interessante che può dirci. Questo è il momento della chiarezza, non delle trattative o delle camarille”, ha spiegato il capogruppo di Fi, Giorgio La Spisa, annunciando che il centrodestra non avrebbe nemmeno partecipato alla conferenza dei capigruppo per l’esame della proposta di Soru. A quel punto si è aperto il dibattito, con i consiglieri delle opposizioni che hanno chiesto più volte la conferma delle dimissioni, mentre il centrosinistra ha tentato di convincere il Governatore a recedere dal suo intento. Complessivamente gli iscritti a parlare erano una sessantina e, calcolando 15′ a testa (tempo ridotto rispetto ai 20 previsti dal regolamento) il dibattito sarebbe potuto durare 15 ore. “Tempo perso”, secondo il governatore. Che poco prima delle 22,30 ha rotto gli indugi e ha chiesto al presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu di intervenire, annunciando il sostanziale “tutti a casa”.

Quanto inquina il politico. E l’avvocato, il manager, lo studente…

Ass. Terra a Padova

C’è chi, come Paolo Cirino Pomicino, per amore dell’ambiente si è ridotto al lumicino. Deputato di lungo corso fin dai tempi della Prima repubblica e per anni europarlamentare a Strasburgo, fa subito ammissione di colpa: “Chi svolge attività politica, manageriale o commerciale, per forza di cose, produce più emissioni di anidride carbonica perché viaggia moltissimo. Io, per esempio, ho fatto tutta la vita avanti e indietro fra Roma e Napoli in auto”. Ma, tiene a precisare, i conti li pareggia in casa: “Ho una compagna molto più giovane di me, Lucia, che è sensibilissima sul tema. Usa gli elettrodomestici con parsimonia e l’elettricità con il contagocce. Al punto che mi sono autoregalato una pila elettrica per girare in casa” racconta Pomicino un po’ divertito.
Anche più spartana la sua collega Emma Bonino, che negli anni ha percorso più chilometri in cielo che in terra, essendo stata parlamentare a Roma e a Strasburgo, commissario europeo a Bruxelles, due volte ministro e ora senatore. “Avendo una casa con le mura spesse 50 centimetri, non accendo quasi mai il riscaldamento” racconta Bonino. “Da anni ho messo i doppi vetri e uso solo lampadine a basso consumo”.
Anche i politici hanno una coscienza verde, eppure i risultati di una ricerca effettuata da Borsa Italiana del CO2 e Studio Bartucci, che Panorama pubblica in esclusiva, inchiodano proprio i politici sul podio dei mestieri più inquinanti. Seguiti da manager, liberi professionisti e agenti di commercio. Mentre al fondo della classifica figurano casalinghe, studenti e pensionati. Vediamo perché.
Lo studio ha misurato la quantità di CO2 pro capite, quello che in gergo si chiama “carbon footprint”, per la prima volta in base allo stile di vita di 12 professioni: impiegato, casalinga, libero professionista, insegnante, medico, agente di commercio, manager, politico, artigiano, giornalista, studente e pensionato. Non sono state prese in considerazione attività che producono direttamente emissioni di CO2, come il pilota d’aereo o l’operaio metalmeccanico. Di ciascun mestiere sono state stimate le emissioni dirette e indirette legate alla vita quotidiana, sulla base di un identikit tipo.
In sintesi, la stima di quanta anidride carbonica è prodotta dall’uso di gas per il riscaldamento o il raffreddamento di abitazione e ufficio, l’uso di elettricità per elettrodomestici e apparecchi tecnologici in casa e al lavoro, l’illuminazione, l’uso di mezzi di trasporto pubblici o privati, il consumo di alimenti.
“Gli stili di vita sono stati definiti e uniformati su parametri standard da dati Istat o altre fonti” spiega Giovanni Bartucci, dell’omonimo studio di analisi e consulenza ambientale. “Abbiamo dovuto fissare stereotipi perché reddito, capacità di spesa, consumi e abitudini sono molto diversi anche fra chi svolge la stessa professione” spiega l’ingegnere. “Abbiamo poi elaborato una stima delle emissioni per unità funzionali comparabili: il metro quadrato per gli edifici, il chilowattora per l’energia, i grammi per chilometro per i trasporti”.
Per misurare la quantità di anidride carbonica prodotta da caloriferi e condizionatori d’aria è stata assegnata una classe energetica pari a 200 chilowattora per metro cubo l’anno, che corrisponde alla media nazionale. Per l’illuminazione è stata calcolata una media di 4 ore al giorno su un quarto della casa, in pratica la luce accesa in una o due stanze. Mentre per il lavoro è stata applicata un’illuminazione maggiore ma con più efficienza energetica: in questo caso, le ore variano dalle 2 dell’agente di commercio alle 12 del libero professionista.
La ricerca ha considerato anche 31 diversi elettrodomestici di uguale potenza, assumendo cioè che tutti usino lo stesso modello. La frequenza e il tempo di utilizzo cambiano, invece, da professione a professione, a eccezione di frigo e congelatore uguali per tutti. Calcolati anche computer, stampante, modem-fax secondo le diverse modalità di uso. Quanto agli alimenti, il calcolo delle emissioni ha tenuto conto dei dati di consumo medio in Italia fra verdura, formaggi, carne, pesce, uova, riso, frutta, grano e legumi sommando un certo numero di pasti consumati fuori casa, a seconda delle professioni.
Quali i risultati? “I calcoli dimostrano che diversi stili di vita possono portare a differenze molto ampie” dice Pietro Valaguzza, managing director della Borsa italiana del CO2. “In estrema sintesi, più si conduce una vita dinamica, ricca di spostamenti, con maggiore capacità di spesa e consumi, più aumenta il nostro livello di emissioni. Da queste elaborazioni, ciascuno può farsi un’idea di quanto è il suo impatto”. Ogni italiano emette, in media, 8 tonnellate annue di CO2. Ma nel caso dei politici si arriva a più del quadruplo: 36.422 chili di CO2 all’anno. Più di 20 mila chili sono prodotti solo dagli spostamenti in auto o aereo.
Anche i manager e i liberi professionisti superano abbondantemente la media: la quantità di emissioni è per i primi di 27.194 chili annui pro capite, per i secondi di 22.719. Facile se si considera che, oltre ai frequenti viaggi, spesso c’è anche l’impatto di più di una casa di proprietà. Il manager, infatti, vince la classifica delle emissioni di CO2 da gas domestico: 7.992 chili all’anno.
“Non sono certo un parsimonioso nella mia vita, anzi. Però, ho sempre evitato gli sprechi e non ho mai lasciato le luci accese: è prima di tutto una questione di educazione civica che ho trasmesso anche alle mie figlie” racconta l’imprenditore romano Giovanni Malagò. “Comunque, appena posso, scappo a Sabaudia per lasciare l’auto a casa e andare a piedi”.
Alto il carico delle emissioni dovute ai trasporti anche per avvocati, commercialisti, notai. “Oltre metà dei miei clienti è internazionale e quindi viaggio di continuo all’estero” precisa Andrea Carta Mantiglia, partner dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo. “Per lo stesso motivo sono costretto a consumare molti pasti fuori casa”. Ma qualcosa sta cambiando. “Giro in tutto il mondo e, onestamente, negli ultimi 5 anni noto il cambiamento: ovunque, nelle grandi aziende o nelle multinazionali, sono comparsi avvisi per ricordare ai dipendenti il risparmio di energia. E ormai tutte le più grandi catene alberghiere invitano i clienti a riutilizzare i teli da bagno”.
Qualcuno lascia l’auto nel box. “Io e mia moglie, che è insegnante alle scuole medie, andiamo al lavoro in bici e usiamo l’auto solo nel finesettimana per recarci nella casa in montagna con le nostre bambine” racconta Lorenzo Parola, avvocato nella sede milanese dello studio legale internazionale Allen & Overy. “Ma prendo l’aereo per andare a Roma o Londra almeno una volta a settimana, mai di meno, spesso di più. E mi rendo conto che con un solo viaggio ho azzerato tutto il mio risparmio quotidiano”. Non solo, “mentre il nostro studio londinese è interamente fotovoltaico, qui siamo in un palazzo antico dove non si può fare l’impossibile, anche se abbiamo buone pratiche di risparmio energetico come l’obbligo di spegnere il pc o l’uso di lampadine a basso consumo”.
Al quarto posto, con 16.350 chili di C02 all’anno, si piazzano gli agenti di commercio. Una categoria che percorre molti chilometri di asfalto ogni giorno per lavoro: almeno 45 mila all’anno. “Più visite si fanno, più affari si concludono” sottolinea Adalberto Corsi, presidente della Federazione nazionale associazioni agenti e rappresentanti di commercio. “L’auto è un po’ il nostro ufficio: io mi sono fatto 6 o 7 ore quotidiane al volante per anni”.
Corsi sostiene però che non è più come una volta: oggi, le auto si cambiano in media ogni 3 anni, il 40 per cento sono a gpl e tutte di nuova generazione Euro 4. “Lo abbiamo fatto prima per risparmiare, ora per l’ambiente”.
Sopra la media anche i giornalisti, 13.656 chili di CO2 all’anno, dati sia da viaggi frequenti sia da un uso piuttosto elevato di prodotti elettronici e di alta tecnologia. La sensibilità dei singoli fa la differenza. “Da anni nella mia campagna a Fiesole abbiamo sostituito il gasolio con un riscaldamento da biomasse” racconta Cesara Buonamici, anchorwoman del Tg5. “Utilizziamo lo scarto della lavorazione delle olive del nostro frantoio, la parte legnosa, per fare il carburante. Questo per dire che ciascuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa per l’ambiente. Certo, io sono fortunata perché l’amministrazione comunale fiesolana è sempre stata molto sensibile ai temi ambientali”.
E sul lavoro? “Per mia abitudine non lascerei mai il computer o la luce accesa uscendo dalla redazione, ma qui c’è ancora molto da fare” ammette Buonamici.
Più vicini alla media degli italiani i medici, con 10.076 chili di CO2 all’anno. Perfettamente in linea con la media nazionale gli impiegati, che ne producono poco più di 8 tonnellate a testa. Chi non raggiunge neppure la media nazionale sono gli insegnanti, che emettono 5.687 chili di CO2 all’anno. E la casalinga di Voghera? Stando al conteggio, esce a testa alta: a suo carico solo 4.404 chili di emissioni. Mentre studenti e pensionati non arrivano neppure alla metà della media nazionale. Come dire: i più giovani e i più anziani sono anche i più ecologici.

Smog a Milano

EMISSIONI CATEGORIA PER CATEGORIA
Politico: 36.422 Kg/co2 anno. Vive in una casa di 300 mq che condivide con il coniuge (inclusa la seconda casa che molti parlamentari hanno per lavoro a Roma); ha uno studio di 100 mq (fra spazi istituzionali e privati). Per motivi di lavoro viaggia molto, soprattutto in aereo. Per gli spostamenti in auto guida una berlina a benzina.

Manager: 36.422 Kg/co2 anno. Single,
vive in un appartamento i 200 mq. Ha molti elettrodomestici, computer e altri strumenti tecnologici con elevate prestazioni che lo portano ad avere i più alti consumi energetici. In ufficio dispone di uno spazio di 50 mq. Per spostarsi guida una coupé a benzina, ma fa uso anche di treno e aereo sia per lavoro sia nel tempo libero.

Libero professionista: 22.719 Kg/co2 anno
Abita in un appartamento di 150 mq in condizione agiata e con consumi energetici elevati. Per lavoro dispone di uno studio di 50 mq. Guida un suv per gli spostamenti di lavoro, si muove in aereo per le vacanze.

Giornalista: 13.656 Kg/co2 anno
Vive in un appartamento di 80 mq, ha a disposizione uno spazio di 20 mq per lavoro. Conduce uno stile di vita medio e per i suoi frequenti spostamenti guida una city car a benzina.

Agente di commercio: 16.350 Kg/co2 anno
Trascorre la maggior parte della giornata in auto per motivi di lavoro e percorre in media 60.000 km all’anno, usa un modello station wagon 1.7 tdci. Vive in un appartamento di 80 mq, con un discreto utilizzo di elettrodomestici e utensili elettrici.

Artigiano: 13.253 Kg/co2 anno
Ha una casa di 120 mq, il suo nucleo familiare è di quattro persone. Ha un laboratorio di 50 mq con varie macchine utensili che consumano parecchia energia. La sua è una vita semplice, con pochi svaghi ricreativi, ha un veicolo commerciale sia per il lavoro sia per uso privato.

Insenante: 5.687 Kg/co2 anno
L’insegnante vive in una casa di 100 mq con la famiglia composta di quattro persone. Per andare al lavoro guida un’utilitaria 1.6 tdci oppure usa i mezzi pubblici. Lavora in uno spazio di 80 mq che condivide con gli studenti. In generale ha un basso tenore di vita.

Impiegato: 8.087 Kg/co2 anno
Basso stipendio, ridotta capacità di spesa. Vive in un appartamento di 120 mq con la sua famiglia (quattro persone). Al lavoro condivide l’ufficio con altre 2 persone e dispone quindi di uno spazio di 33 mq.

Medico: 10.076 Kg/co2 anno
Abita in un moderno appartamento di 200 mq, la famiglia è composta da quattro persone. Lavora e riceve i suoi pazienti in uno studio di 30 mq e alcune volte si reca presso le loro abitazioni. Per questi spostamenti usa una monovolume a benzina. Nel tempo libero viaggia in auto o in aereo per i tragitti più lunghi. Ha un’alimentazione sana con un equilibrato consumo di carne.

Studente: 3.958 Kg/co2 anno
Lo studente vive in un appartamento di 100 mq condiviso con altri quattro studenti con esigenze e consumi simili. Si sposta con mezzi pubblici (treno e autobus). Inoltre ha più tempo libero per le vacanze e compie viaggi a lunga percorrenza in treno. Consuma cibi economici e preparati in casa. Anche i consumi per apparecchiature elettriche sono piuttosto ridotti.

Pensionato: 3.574 Kg/co2 anno
Se il pensionato ha un reddito modesto, conduce una vita austera. Abita in un appartamento di 50 mq. I suoi consumi sia energetici sia alimentari sono molto ridotti dal momento che non può permettersi di più per questioni di reddito. Si sposta prevalentemente in autobus e alcune volte in treno.

Casalnga: 4.404 Kg/co2 anno
La casalinga non percepisce propriamente uno stipendio, provvede comunque durante la giornata alla gestione della casa. Vive con il marito e due figli. I suoi consumi riguardano prevalentemente l’uso di elettrodomestici e utensili. Gli spostamenti, ridotti, vengono compiuti con un’auto piccola.

Clima, l’Italia guida il fronte del “no” nel braccio di ferro con l’Ue

la giornata dedicata all'ambiente

Trattative in corso tra i Paesi dell’Unione europea. Il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha confermato che “chiederà ai partner europei una clausola di revisione” sulle misure di lotta ai gas ad effetto serra in Europa, sottolineando che “si apre un negoziato, in cui noi non siamo soli”. E si dice sicura “delle cifre italiane” (25 miliardi di euro l’anno) relative ai costi sul sistema industriale nazionale derivanti dall’impegno che l’Europa vuole assumersi per ridurre le emissioni di gas-serra e stabilizzare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Le discussioni dei ministri dell’Ambiente, riuniti in Lussemburgo, si possono seguire su internet: il sito del Consiglio dell’Unione europea permette di accedere ai documenti pubblici (ma non sono tradotti in italiano). E, negli orari previsti per le conferenze stampa, si può anche assistere in diretta video. Più completa, invece, l’informazione della Commissione europea che dedica una pagina web al cambiamento climatico e ai suoi impatti sociali, culturali, economici. Chi invece vuole trovare consigli utili per contribuire con uno stile di vita ecosostenibile può visitare il sito Change, disponibile anche in italiano, che propone indicazioni raccolte in quattro settori: “abbassa”, “spegni”, “ricicla”, “cammina”.

Quelle di oggi e domani sono giornate cruciali per la politica europea sul clima: i ministri Ue si confrontano sul pacchetto clima-energia, che testimonia l’impegno dell’Europa a fare la propria parte nello sforzo di stabilizzazione dei cambiamenti climatici. Sul tavolo del Consiglio, dunque, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, pone la richiesta dell’Italia di un rinvio dell’ entrata in vigore del pacchetto proposto dalla Commissione Ue per consentire un approfondimento dei costi effettivi per il sistema industriale dei tagli alle emissioni di CO2, giudicati più penalizzanti per l’industria italiana, rispetto a quelle di altri Paesi.
L’Italia è capofila dell’opposizione alla linea europea, che con l’obiettivo 20-20-20 punta sull’incremento dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. A fianco delle richieste di Roma di più tempo per approfondire il problema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica, ci sono Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania.
Il ministro tedesco all’Ambiente, Sigmar Gabriel, sebbene il suo Paese si sia mostrato favorevole a un allentamento dei vincoli del Pacchetto per i settori a elevato consumo energetico -acciaio, cemento e chimica di base- come pure dei parametri contenuti nella delibera per la riduzione delle emissioni di CO2 nelle automobili, ha esortato i colleghi a non farsi scudo della crisi finanziaria internazionale. “Ho l’impressione che la crisi dei mercati sia una scusa”, ha detto il ministro tedesco, aggiungendo che “se non troviamo un accordo entro dicembre, i negoziati internazionali sui cambiamenti climatici saranno gravemente compromessi”. Intanto il Wwf lancia un nuovo allarme, chiedendo invece obiettivi ancora più ambiziosi per far fronte ai mutamenti climatici.

Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli

Un uccello morto sul fondo di un lago prosciugato in Grecia
Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″.

Nel meeting di lunedi l’Italia proporrà una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20: 20 per cento riduzioni di anidride carbonica, 20 per cento in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020. L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma permettendo aggiustamenti alla luce della valutazione dell’impatto costi-benefici del piano, da effettuare nel corso del 2009. Capofila dei nove Paesi (Repubblica ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia) è la Polonia: si tratta di uno schieramento che ricorda l’appoggio dell’Est europeo alla coalizione multinazionale degli Stati Uniti nella missione in Iraq del 2003. Varsavia ha già fatto sapere che presenterà una sua controproposta ai ministri europei per consentire “ai paesi piu poveri di sopravvivere”, come ha indicato il primo ministro polacco Donald Tusk. Sul fronte dei sostenitori del piano Ue si è collocata decisamente la presidenza di turno francese, che ha più volte ribadito il suo impegno a chiudere la partita entro il dicembre di quest’anno, così come ha fatto la Commissione europea. La Spagna si dichiara pronta economicamente e tecnologicamente a rispettare gli impegni di riduzione di Co2 e a investire massicciamente sulle energie rinnovabili mentre la Germania, all’epoca presidente di turno dell’Ue che diede impulso al pacchetto anti riscaldamento climatico, vuole l’accordo entro dicembre, ma è anche consapevole delle esigenze della sua forte industria. Per questo il cancelliere Angela Merkel ha sottolineato come gli interessi tedeschi siano stati tutelati dal riferimento alla “specificità” dei singoli paesi Ue nelle conclusioni del consiglio europeo di questa settimana.

Per indirizzare il dibattito, il presidente di turno francese, il ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo, ha inviato un questionario ai 27 partner. Le problematiche sollevate vanno dalla individuazione dei settori confrontati al rischio di carbon leakage (cioè la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica) all’assegnazione delle quote di Co2 tramite aste e alla destinazione delle relative risorse da parte degli Stati membri; dai meccanismi di flessibilità sulla riduzione dello sforzo nei settori non industriali fino al finanziamento degli investimenti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. L’Italia ha già fatto sapere che per i settori non industriali, come quelli agricolo, civile e dei trasporti gli obiettivi annuali dovranno essere sostituiti con un obiettivo intermedio, vincolante al 2017.

Roma chiede anche un’estensione dell’analisi del rischio di delocalizzazione non solo per le imprese a maggiore intensità energetica, e ritiene anche necessario, in materia di flessibilità, elevare dal 3 al 10 per cento la quota di utilizzo dei crediti di emissioni generati da progetti ambientali in paesi in via di sviluppo. L’Italia pone anche una ‘riserva’ nell’assegnazione delle quote al settore elettrico.

Gli italiani e la salute: preoccupati per l’inquinamento e pronti a curarsi da sé

Farmaci
Non più solo stili di vita scorretti sul banco degli imputati: a far paura oggi agli italiani, per le conseguenze sulla salute, sono sempre di più l’ambiente e la minaccia dell’inquinamento. A rivelarlo è l’indagine del Censis Trent’anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie realizzata su un campione di mille cittadini, operando anche un confronto con indagini analoghe fatte negli ultimi 30 anni che evidenzia anche un’altra tendenza: un sempre maggiore ricorso all’autocura per le patologie lievi.
La “responsabilizzazione individuale come veicolo della buona salute, ad esempio con l’assunzione di stili di vita salutari, segna il passo” afferma il Censis “tanto che sembrano lontani i giorni eroici dei ministri-oncologi impegnati in prima fila contro il fumo e gli altri comportamenti nocivi per la salute”. Non bastano quindi stili di vita salutari, perché “cresce la paura per l’inquinamento, per i suoi effetti sulla salute e nell’insorgenza delle patologie”. Aumenta dunque in modo “significativo” il richiamo alle condizioni ambientali rispetto alla salute: sono indicate dal 22,2% degli intervistati, +10% rispetto al 1998. Si riduce invece la quota di italiani che individua nelle abitudini e nello stile di vita i fattori che promuovono la buona salute (-9,1% rispetto al 1987 e -21,6% rispetto al 1998). È come se “l’onda dei ministri della salute schierati apertamente nella battaglia contro il fumo e a favore della diffusione di stili di vita salutari, anche attraverso martellanti campagne, sia in pieno rallentamento”.
Altro dato, la crescita dell’autocura, ovvero la tendenza a curarsi da sé soprattutto in presenza di patologie lievi. Ma si tratta di un’autocura “matura, responsabile, che non si nutre di ostilità verso gli operatori sanitari, anzi parte da una valorizzazione del rapporto con il medico”: in caso di sintomi gravi oltre il 73% degli italiani consulta subito il medico, quota stabile rispetto al 1998. Con sintomi lievi, invece, il 47,6% tenta di curarsi stando a casa, curando alimentazione e risposo, e questa quota cresce al crescere dell’età e anche del titolo di studio: l’autocura è infatti più diffusa tra anziani e laureati.
Alte le aspettative rivolte all’ingegneria genetica, ovvero alla possibilità di ricorrere alla capacità di intervenire direttamente sui geni, purché abbia scopo terapeutico: il 66% degli italiani condivide infatti la necessità di potenziare l’ingegneria genetica, purché sia orientata a correggere geni che determinano patologie. Ma c’è anche un 10% di italiani per i quali è lecito puntare sull’ingegneria genetica come ”mezzo di potenziamento dei caratteri estetici o di performance dei figli”.
Le cure non convenzionali convincono sempre di più gli italiani: Il 23,4%, nell’ultimo anno, si è infatti rivolto a cure alternative, e si tratta soprattutto di donne e laureati. In testa l’omeopatia, mentre segna un calo la medicina cinese. Secondo la rilevazione, nel 2008 è il 13,9% ad avere fatto ricorso all’omeopatia (era il 13,7% nel 2001); il 5,1% ha invece utilizzato tecniche di manipolazione e massaggio, con un incremento del +1,9% rispetto al 2001; il 4,1% si e’ rivolto alla fitoterapia (+1%); l’l,4% alla pranoterapia o al reiki (+0,2%). A subire invece una netta contrazione è la medicina cinese, praticata da meno dell’1% nel 2008 (contro il 2% nel 2001). Quanto al paziente “tipo”, si tratta soprattutto di donne (quasi il 26%), laureati (oltre il 36%) e residenti del Centro Italia (circa il 25%).
Ma quali sono le opinioni più diffuse sulla medicina non convenzionale? Per il 30,5% degli intervistati, i farmaci non convenzionali sono prodotti naturali che non possono fare male, quota diminuita rispetto al 2002 (-3,0%), mentre è aumentata la percentuale di italiani che li ritiene prodotti generalmente inutili e qualche volta dannosi (15,2%, +1,5% rispetto al 2002).
In aumento anche coloro che li ritengono espressione di concezioni diverse della medicina (27,0%, +1,3% rispetto al 2002) e di quanti li ritengono prodotti validi solo per i piccoli disturbi (27,3%, +0,2). Gli italiani promuovono comunque il servizio sanitario nazionale per quanto riguarda la copertura pubblica per i farmaci, anche se non in tutte le regioni, e il 69% è favorevole alla vendita dei medicinali anche nei supermercati.

Con l’autunno torna lo smog. E le città corrono ai ripari

Ecopass a Milano

150 milioni di cittadini europei hanno aderito alla settimana di sensibilizzazione sulle polveri sottili nelle città che si concluderà sabato prossimo. Il 22 settembre, in particolare, è stata la giornata europea senza le auto, ma anche il primo giorno dell’autunno che, come consuetudine, porta con se l’aumento dello smog nelle grandi città. Ognuna delle quali con la propria ricetta per ridurre le famigerate Pm10, che si ritrovano regolarmente fuorilegge rispetto ai limiti stabiliti dalle norme europee. Da nord a sud ogni amministrazione comunale ha messo in campo tanta buona volontà. Milano e Roma presentano una situazione molto articolata, vediamola nel dettaglio.

MILANO - Nell’area “Ecopass” (attiva dalle 7,30 alle 19,30 dei giorni feriali) si è ridotto il traffico, commerciale e privato, con una riduzione nell’area del valore medio delle emissioni dei principali inquinanti. In vista dell’Expo del 2015 si punta all’estensione della rete metropolitana dagli attuali 75 chilometri con 88 stazioni a 142 chilometri con 152 stazioni. E poi aumento delle piste ciclabili (dagli attuali 72 chilometri ai 147 previsti entro il 2011) e lo sviluppo di aree a pedonalità privilegiata. È attivo il “car sharing” ed è previsto anche l’aumento del numero dei parcheggi di interscambio, dagli attuali 20 a quasi 30. In programma anche un accordo con i tassisti per rinnovare il parco auto interamente composto da vetture ecologiche entro il 2014. Per quanto riguarda i trasporti pubblici, l’obiettivo del piano dell’azienda dei trasporti milanesi, l’Atm, è la riduzione al 2010 del 50 per cento del monossido di carbonio e del 90 per cento di idrocarburi incombusti e del Pm10.

ROMA - A fine settembre verrà presentato il piano antismog. Intanto si progettano alcune misure a breve termine. Si parte dal biodiesel gratuito per 3 mesi per i mezzi pubblici a maggiori controlli delle emissioni delle auto, fino agli incentivi per l’acquisto di auto a gpl e metano. Già introdotta l’eco-sosta, cioè il parcheggio gratuito per le auto elettriche o ibride all’interno delle strisce normalmente a pagamento. Si prevede poi l’installazione di 60 postazioni di ricarica elettrica nei distributori di benzina della Capitale e il potenziamento delle piste ciclabili con 40 chilometri in più. Si allargherà il servizio di bike sharing ed è prevista anche la creazione di un team di studiosi e un rapporto di stretta collaborazione con Università, Enea, Cnr e Inspra. A lungo termine il piano è ambizioso: punta alla fluidificazione del traffico attraverso una diversa articolazione degli orari di lavoro e l’incentivazione dell’utilizzo del telelavoro.
NELLE ALTRE CITTÀ - A Torino, dove il traffico è diminuito del 9 per cento tra 2006 e 2008, si punta ad unificare le zone a traffico limitato e con telecamere di controllo per l’accesso sta vagliando l’ipotesi di un “Ecopass” nel 2009. Oppure Bologna che punta all’aumento delle aree a prevalente mobilità pedonale e ciclabile e l’obiettivo per il 2011 è il 10 per cento della mobilità in bici. Napoli punta ancora sulle domeniche a piedi e sulla regolamentazione della sosta nel centro, mentre a Bari ci sarà spazio per la zona a traffico limitato a Bari Vecchia e per il “park and ride” (parcheggio di interscambio). Ancora da definire la situazione a Palermo dopo la bocciatura da parte del Tar delle due zone a traffico limitato nel centro. Non ci sono al momento autobus ecologici nella flotta palermitana. Ci sono invece 40 auto disponibili per il servizio di car sharing. Frosinone, città con meno di 50 mila abitanti ma tra le “maglie nere” assolute in Italia per gli sforamenti delle emissioni di Pm10, si gioca, oltre a provvedimenti strutturali sulla viabilità, la carta del lavaggio delle strade due volte a settimana. Inoltre, secondo quanto afferma l’assessore all’Ambiente, Roberto Spaziani, saranno lavate le strade due volte alla settimana, per ridurre la presenza di polveri sottili. Prevista anche la realizzazione di parcheggi di scambio per favorire il passaggio dai mezzi della Cotral a quelli della Geaf, per la gran parte a metano.

ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA - Le città italiane restano comunque in grave ritardo sul fronte della sostenibilità rispetto all’Europa. È il quadro tracciato da Maria Berrini, presidente dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia. Secondo l’esperta, in Italia “serve una svolta radicale: le nostre città sono infatti in ritardo rispetto a molte altre città europee. Sono quelle dove la salute è ancora a rischio, collocandosi tutte tra il 45 per cento delle 32 città europee che non rispettano il limite per le polveri sottili fissato nel 2005″. L’auto resta sempre il mezzo di gran lunga più utilizzato negli spostamenti casa lavoro. I dati dimostrano quanto ampio è lo spazio di miglioramento. Per esempio, è possibile usare il trasporto pubblico per “il 58, 47 e 45 degli spostamenti casa lavoro a Praga, Stoccolma e Vienna e rendere i cittadini “molto soddisfatti della sua qualità a Vienna, Monaco e Berlino”. Inoltre, è possibile usare la macchina meno di altri mezzi, come a Barcellona e Madrid (35 per cento degli spostamenti casa - lavoro) o a Vienna, Goteborg, Helsinki, Hannover, Copenaghen e Stoccolma (oltre il 50 per cento). Ed esistono anche città moderne “senza auto”, come Copenaghen e Riga, con 20 auto ogni 100 abitanti, oppure Berlino, Londra e Parigi con 30 auto per 100 abitanti. Guardando alle due ruote, dice l’Istituto, “la bici è il mezzo di trasporto più comodo per gli spostamenti in città a Copenaghen per il 29 per cento dei cittadini con moderazione della velocità e spazi per le biciclette ad Helsinki, Stoccolma e Hannover”. Le aree verdi aiutano a rendere una città più sostenibile: Oslo e Goteborg gli esempi più significativi.

Allarme Fao: “Alimentari alle stelle, gli affamati aumentano: 925 milioni”

Bambini sudanesi denutriti
“Il numero delle persone sottoalimentate prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008
ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925 milioni”. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jaques Diouf nel corso di un’audizione al Senato, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura dei due rami del Parlamento.
La sfida che attende la comunitàinternazionale nei prossimi anni per rispondere alla domanda alimentare globale è “di grandi proporzioni”, occorre “raccogliere 30 miliardi di dollari all’anno per raddoppiare la produzione alimentare utile a sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta”. è la stima del direttore generale della Fao, Jaques Diouf, che oggi ha parlato alle commissioni parlamentari congiunte Affari Esteri e Agricoltura della Camera e del Senato.
L’audizione rientra nell’ambito di un’indagine conoscitiva voluta dal Parlamento, per verificare gli esiti del vertice internazionale organizzato dalla Fao a Roma sull’emergenza cibo. “Si tratta di una “cifra assai modesta - ha detto Diouf - se messa in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari, e con le spese per gli armamenti che hanno raggiunto, nel 2006, i 1204 miliardi di dollari”.
La Commissione europea ha oggi proposto di portare da 300 a 500 milioni di euro l’aiuto europeo per distribuire gratuitamente prodotti alimentari agli indigenti in Europa. Nell’Ue infatti, sebbene i livelli di vita siano in media tra i più alti del mondo, la Commissione europea stima “che 43 milioni di persone siano a rischio di povertà alimentare: in media non possono permettersi un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni”. Circa 19 Stati membri
partecipano attualmente al programma alimentare. L’Italia è uno dei paesi più attivi e quest’anno è la prima beneficiaria, con il 23% dei finanziamenti europei.
Di fronte all’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità che mette a dura prova il reddito di milioni di cittadini nell’Ue, gli Stati membri potranno venire in aiuto a famiglie in difficoltà, anziani con mezzi insufficienti, bambini a rischio nutrizionale, lavoratori scarsamente retribuiti, ma anche senzatetto, lavoratori emigranti e richiedenti asilo.

Il VIDEO servizio:

A Roma, tra polemiche e zone rosse, i leader mondiali discutono di cibo e ambiente

Misure di sicurezza all'aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino

L’agricoltura e la deforestazione causano direttamente circa un terzo delle emissioni di gas serra nell’atmosfera dovuti alle attività umane, e specificamente il 25% dell’anidride carbonica, il 50% del metano e il 75% dei nitrati. L’80% di queste emissioni viene generato nei Paesi più poveri nei quali i piccoli produttori, i pescatori e le comunità rurali, tuttavia, risultano tra le popolazioni più a rischio per gli impatti dei cambiamenti climatici.
Per questo si apre oggi a Roma presso la Fao - il fondo delle Nazioni Unite per le politiche agricole e alimentari - un vertice tra quaranta tra capi di Stato all’interno del quale verrà discusso un documento di 31 pagine per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha creato una task force per l’emergenza con una dotazione di circa 15 miliardi di dollari da investire in aiuti per i piccoli agricoltori, che secondo il direttore generale della Fao Jacques Diouf dovrebbero raggiungere un importo di almeno 30 miliardi di dollari l’anno.
Posizioni contrapposte sulle ricette anti-crisi vedono il ministro Usa all’Agricoltura, Ed Schafer e il presidente del Brasile Lula da Silva fronteggiare Fao ed Onu che chiedono maggiore cautela sui biocarburanti, accusati di aver contribuito all’impennata dei prezzi alimentari.

Ma oltre alle questioni poste sul tavolo del summit in Viale delle Terme di Caracalla, è tutto il contesto intorno alla Capitale a dare preoccupazione. Dal punto di vista della logistica e sicurezza: la città vive una delle sue giornate più tese. E non solo per proteggere la quarantina di capi di stato e di governo che si incontrano da oggi in una capitale super-blindata. Ma anche per il fatto che tra partecipanti ci sono anche due personaggi alquanto scomodi, il presidente iraniano Ahmadinejad e l’uomo forte dello Zimbawe, Robert Mugabe, presente alla Fao solo in quanto sede extraterritoriale.
Contro il capo del governo di Teheran, che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche, sono state promosse manifestazioni e proteste. In serata ci sarà anche il presidio Free Iran lanciato dal quotidiano Il Riformista, che ha scatenato una dura reazione iraniana, secondo cui le pressioni del giornale avrebbero indotto sia Berlusconi sia Papa Benedetto XVI a rifiutare incontri e udienze private con lo stesso Ahmadinejad. Incontri che gli addetti al protocollo di Palazzo Chigi e del Vaticano avevano comunque già fatto sapere non ci sarebebro stati.
Ahmadinejad prima della partenza da Teheran ha fatto sapere che a margine del summit Fao avrà anche incontri “con i capi di altri Stati presenti al vertice”, ma non ha specificato quali. “L’Iran” ha sottolineato il presidente, citato dall’agenzia Irna “ha soluzioni chiare per la produzione equa e la distribuzione delle derrate alimentari nel mondo”. Un altro impegno di cui si era parlato nei giorni scorsi, al di fuori del vertice, è un incontro con aziende italiane, che dovrebbe svolgersi all’Hotel Hilton. In precedenza, alle 16:00 è prevista una conferenza stampa del presidente iraniano nel palazzo della Fao che in ogni caso si tratterrà a Roma un solo giorno.
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, figura politica ormai ingombrante per l’Occidente - tanto che l’Unione europea gli ha vietato l’ingresso nei Paesi membri - partecipa invece al vertice giacché si svolge in una sede extraterritoriale, a dispetto dell’indignazione espressa dal premier britannico, Gordon Brown, e dal ministro degli Esteri australiano, Stephen Smith.
Per garantire l’incolumità dei partecipanti al summit sono state disposte misure di sicurezza eccezionali, con tiratori scelti piazzati nei due aeroporti e nelle zone circostanti e un’intera area della capitale, tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, completamente preclusa al transito veicolare. Tutte le auto che non hanno rispettato il divieto di sosta sono state rimosse forzatamente e in tutta la zona sono dislocati uomini di polizia, carabinieri e forze speciali. I cortei delle delegazioni sono super scortati e seguono percorsi blindatissimi.

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