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amministrative-2007

Voto: l’Unione si salva a Genova ma perde Verona e tutto il Nord

Fra domenica e lunedì sono stati chiamati alle urne oltre 10 milioni di italiani. Si è votato in 830 comuni, fra cui 25 capoluoghi di provincia e 7 Province. Mentre in 21 comuni della Sicilia si sono tenuti i ballottaggi. I dati del Viminale indicano un calo di affluenza. Il dato finale per le comunali è di 73,9%, con una diminuzione del 2,6%. Maggiore il calo per quanto riguarda il voto per le Province: 58,08%, con un calo i circa il 6%.
Spallata? Diciamo una spallatina. Le amministrative 2007, se le proiezioni verranno confermate dai risultati definitivi, segnano un successo del centrodestra soprattutto al Nord, con la conquista di Verona, Monza, Alessandria, Asti e Gorizia e la conferma nelle altre città e province già amministrate. Al contrario l’Unione dovrebbe approdare al ballotaggio a Taranto, e si prende l’Aquila ed Agrigento. Per la città pugliese è il frutto di anni di cattivo governo (il comune era commissariato e sull’orlo del fallimento), il vincitore è di Sinistra democratica, cioè i dissidenti a sinistra dell’Ulivo: il che rafforza l’ala massimalista dell’Unione. All’Aquila è stato scelto un buon candidato mentre ad Agrigento ha avuto successo la dissidenza Udc.
Candidata sindaco a Genova con i DS.<br /> [i](Credits: [url=http://www.martavincenzi.it]www.martavincenzi.it[/url])[/i]
Si tratta però delle poche note liete per il centrosinistra, il cui principale motivo di sollievo è non avere perso Genova (nella foto Marta Vincenzi), nel qual caso si sarebbe aperto un caso politico che avrebbe scosso dalle fondamenta il governo Prodi.
Di particolare rilievo è la vittoria della Cdl nel Nord: un problema che Vannino Chiti, ministro diessino delle Riforme istituzionali ha ammesso con franchezza: “Lì abbiamo un evidente calo di consenso”. Gli da ragione, con motivazioni diverse, il segretario di Rifondazione Franco Giordano, per il quale a mancare all’appello sono i voti degli operai e del lavoro dipendente.


Problema, comunque, che al momento si traduce, in Veneto, con la perdita di Verona a favore del leghista Flavio Tosi (nella foto qui sopra), nonché con la conferma schiacciante alla provincia di Vicenza e al comune di Belluno; in Lombardia con il passaggio di Monza al centrodestra e con la conferma della Cdl a Como (comune e provincia ) e Varese. In Piemonte la sinistra perde Alessandria e resta minoranza nella provincia di Vercelli. Nel centro-Nord la sinistra manca la conquista di Lucca, costringe la Cdl al ballottaggio a Parma, ma a sua volta subisce il ballottaggio a Piacenza, città dalla forte tradizione rossa.
Molti dati sono ancora in bilico, ma intanto si possono mettere alcuni punti fermi. Il primo dei quali è che appunto il Nord volta le spalle a Prodi e non si lascia convincere da Partito democratico. Se qualcuno può cantare vittoria, nell’Unione, è la sinistra, non i moderati. Il secondo punto fermo è che all’interno della Cdl la Lega gode di buona salute nelle sue roccheforti storiche lombardo-venete: Umberto Bossi ha già chiesto e ottenuto un vertice con Silvio Berlusconi ad Arcore.

Certamente tutto questo non basta a mandare a casa il governo, come magari qualcuno aveva vagheggiato nell’area berlusconiana. Ma l’operato di Prodi e la fecondazione in provetta del Pd, con comitati e sottocomitati, scontentano le aree produttive del Paese. Tenendo sempre presente che si tratta di un voto amministrativo (ma è proprio alle amministrative che la sinistra normalmente vinceva), il risultato di questo primo test su oltre 10 milioni di votanti si può così sintetizzare: troppe tasse, troppa politica di palazzo, allontanano i cittadini.

Lecce val bene un concerto. Per le Amministrative si scommette sui Police

Palazzo Carafa, la sede del Comune di Lecce
Sembra paradossale ma nelle elezioni amministrative in Puglia, per il centrosinistra è più importante conquistare Lucera, che Lecce. Sta di fatto che per la città d’arte del foggiano invece si è scomodato un leader di peso come il diessino Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, a chiudere la campagna elettorale di Vincenzo Morlacco, candidato sindaco del centrosinistra appoggiato da otto liste. E contro il quale dal centrodestra ha fatto rotta su Lucera un altro big nazionale: Pier Ferdiando Casini, che si è speso in favore di Costantino Dell’Osso. La sfida di Lucera, cui partecipano come candidati sindaci anche Antonietta D’Andola (civiche di centro) e Antonio Tutolo (diventato noto per il suo “Partito della pagnotta”), è molto grossa, almeno nei numeri: 540 aspiranti consiglieri “reclutati” da quattro candidati sindaci in 19 liste. In proporzione più candidati di Taranto e Lecce.
Nella capoluogo del Salento i candidati sono cinque, 23 le liste, 920 aspiranti per i quaranta seggi in palio a Palazzo Carafa: più o meno 1 ogni 80 elettori, che sono 77 mila. Scende da Palazzo Carafa un pilastro della politica di destra del Mezzogiorno, il sindaco Adriana Poli Bortone, che è stata anche Ministro dell’agricoltura nel primo governo Berlusconi del 1994, eletta deputato di An in cinque tornate elettorali e poi anche Europarlamentare. Con lei fuori dalla gara, l’Unione immagina di poter recuperare il terreno perduto nel 2002, quando finì 69 a 31 (per cento) a favore della Cdl. A raccogliere l’eredità della signora di An, la CdL ha scelto di puntare sul quarantenne Paolo Perrone, laurea alla Bocconi, emergente di Forza Italia, già vicesindaco a assessore ai lavori pubblici. In caso di vittoria, Perrone ha già annunciato che come vice sceglierebbe proprio l’attuale sindaco Poli Bortone e si impegnerebbe a realizzare un suo sogno particolare: “portare a Lecce – possibilmente da sindaco – un concerto dei Police“. Potrebbe, vorrebbe impedirglielo Antonio Rotundo, 56 anni, candidato del centrosinistra che ha scelto dopo 3 legislature in Parlamento di tornare a casa per correre per la fascia di primo cittadino. Rotundo è un dalemiano doc e sta facendo una campagna elettorale di attacco, per arrivare almeno al ballottaggio. Completano la lista dei candidati, il centrista Wojtek Pankiewitc, l’ex An Mario De Cristofaro (ora a capo di una lista civica), e l’attuale assessore allo sport, Salvatore Bianco.

Amministrative: quando il gioco si fa duro, i politici cominciano a tremare

26 i capoluoghi in lizza. Alle urne domenica e lunedì. Duelli significativi a Genova, Verona, Varese, Reggio Calabria.
Messa per un po’ tra parentesi l’opa di Luca di Montezemolo sulla politica prossima ventura, Cdl e Unione si concentrano su un appuntamento molto più pratico e immediato, le amministrative di domenica 27 e lunedì 28 (ballottaggi 10-11 giugno).

Le sfide più importanti, alcune strategiche, sono a Genova, in Piemonte, a Verona, a Parma e Piacenza, nonché in una serie di popolose città e comuni lombardi (da Monza a Sesto San Giovanni), tutti luoghi in cui oltre alla politica locale entra in ballo anche quella nazionale. Certo, nel conteggio finale ci saranno anche i capoluoghi del centro e del sud: ma qui i fattori e le liste localistici sembrano decisamente prevalenti.

Di Genova è superfluo spiegare l’importanza, è la maggiore città in cui si vota. Da anni è una roccaforte della sinistra; una sua (improbabile) conquista da parte del centrodestra potrebbe mettere in crisi l’Unione. Il Piemonte è diventato strategico perché si vota in molte città (tra queste Alessandria, Asti, Cuneo, la provincia di Vercelli), ed il risultato potrebbe dire da che parte va una regione che era stata conquistata dalla sinistra nelle 2005 mentre alle politiche 2006 aveva prevalso il centrodestra. Se la Cdl vi si affermasse, tornerebbe ad estendere definitivamente la propria influenza sulle tre grandi regioni del Nord, oltre a minare in prospettiva sia la presidenza regionale di Mercedes Bresso, sia la posizione di Sergio Chiamparino quale sindaco ds di Torino.

Stesso discorso per il Veneto: la regione è stabilmente in mano alla Cdl, ma negli ultimi anni una serie di contrasti tra alleati hanno provocato la perdita di città come Padova, Belluno e, appunto, Verona. Parma e Piacenza sono a loro volta test significativi. Parma è stata la prima ex roccaforte rossa espugnata dai moderati, nel 1998, grazie però a candidati - come Elvio Ubaldi, sindaco uscente e non più ripresentabile - di indubbia popolarità e doti amministrative, che hanno saputo imporsi ai partiti nazionali con una linea di moderazione e pragmatismo. Se la Cdl si confermasse a Parma e strappasse Piacenza (molto difficile), piazzerebbe un cuneo importante in un’area in cui l’egemonia politica ed economica della sinistra (grazie alle coop) resta rilevante.

Ma stavolta molti andranno alle urne con la mente alla politica nazionale. I problemi maggiori sono dalla parte del governo: perdita di consensi, tasse, nascita contestata e senza entusiasmi del Partito democratico. A questo si aggiunge la mancata chiusura di due partite come il contratto degli statali e le pensioni. La strigliata di Montezemolo alla politica è in teoria bipartisan, ma basta il gelo di Romano Prodi per capire a chi abbia fatto più male. Il leader della Confindustria tesserà certamente una propria tela e disporrà a sua volta di una propria lobby: ma il messaggio che ha lanciato in materia di privilegi, costi, tasse della casta politica trova orecchie sensibili in un’opinione pubblica che di molte cose non ne può più.

Agguato a Napoli: la camorra entra in campagna elettorale

Carabinieri davanti al bar Plaza dove sono stati uccisi Bernardo Salvato e Vincenzo Castiello, candidato di Forza Italia al Consiglio comunale di Frattaminore
In due, viso coperto dal casco, entrano in un bar del Napoletano, sparano, uccidono due persone, fuggono in moto. Nessuno vede niente. Un “normale” agguato di camorra se non fosse che stavolta tra le vittime c’è anche Vincenzo Castiello, 57 anni, candidato al Consiglio comunale di Frattaminore (Napoli) nelle liste di Forza Italia. Suo fratello è uno dei carabineri del Ros che ha partecipato alla cattura del boss Paolo Di Lauro.

Poche ore dopo a Torre del Greco è stato il turno di Ettore Merlino, 32 anni. Due sicari in moto anche per lui. Secondo gli investigatori è una vittima della faida tra i clan camorristici Ascione e Birra-Iacomino.
Il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, ha dichiarato che l’uccisione di Castiello “non è collegabile alla campagna elettorale in corso. Né sono emersi elementi che possano ricondurre il duplice omicidio al rapporto di una delle vittime con un investigatore qualificato dell’Arma”. Nonostante ciò, ”per tranquillizzare gli elettori di Frattaminore” Pansa ha chiesto ”ai responsabili delle forze dell’ordine di predisporre un maggiore controllo del territorio nei comuni coinvolti nella prossima tornata elettorale amministrativa”.

Che semplicemente la camorra non voglia passare in secondo piano? In questi giorni non si parla che di emergenza rifiuti

Amministrative: in Piemonte la Cdl sogna la spallatina

[i](©Photo by Massimo Di Vita)[/i]
La spallata che Silvio Berlusconi sogna di dare al governo Prodi con le prossime amministrative dipende in gran parte dal Piemonte. Dopo Genova e Verona si tratta infatti della principale area strategica in cui si vota. In ballo sono tre comuni -Alessandria, Asti e Cuneo - e una provincia, Vercelli. Tutti e tre i sindaci uscenti e ricandidati sono dell’Unione: Mara Scagni ad Alessandria, Vittorio Voglino ad Asti, Alberto Valmaggia a Cuneo. Della Cdl è il presidente della provincia di Vercelli, Renzo Masoero.

Le previsioni (parlare di sondaggi è proibito) danno per quasi certa la conferma di Masoero, probabile quella di Valmaggia. E sarebbe un 1 a 1. Ma i moderati vogliono riprendersi Alessandria ed Asti, e l’impresa appare fattibile. In questo caso si passerebbe da un 3-1 a favore della sinistra ad un 3-1 per il centrodestra: le ripercussioni a livello nazionale, dopo la secca sconfitta dell’Unione in Sicilia, non mancherebbero.

Vediamo perché. Negli ultimi anni il voto in Piemonte ha sempre ondeggiato. La regione, fino al 2005 governata dalla Cdl (presidente Enzo Ghigo) è passata all’Unione con l’elezione di Mercedes Bresso. Ma già un anno dopo, alle politiche, il 50,5 % dei piemontesi ha votato per il centrodestra.

Ad Alessandria, Mara Scagni venne eletta nel 2002 con il 53,9, ma nel 2006 la Cdl ha ottenuto in città quasi altrettanto, il 53,1. Stesso ribaltone ad Asti: il sindaco Vittorio Voglino prese il 54,6, ma nel 2006 il centrodestra ha ottenuto il 52,3. Più incerta la situazione a Cuneo: la capitale della «provincia granda», un passato di memorie partigiane ed uno più recente di amministrazioni dc e centriste dette il 53% a Valmaggia, mentre nel 2006 la Cdl ha preso il 50,5. Quanto a Vercelli la partita sembra già chiusa a favore del centrodestra: nella provincia , un anno fa ottenne il 55,6%. Ma che cosa hanno fatto le tre amministrazioni comunali di sinistra? A Cuneo, Valmaggia vanta l’apertura a tempo di record della tangenziale. Il suo avversario Carlo Alberto Parola (FI) è un notaio molto noto sostenuto da tutto il centrodestra.

Ad Alessandria, il piano parcheggi della Scagni è il ritardo e c’è una forte protesta dei commercianti oltre all’insofferenza per gli immigrati. Il candidato di FI, Piercarlo Fabbio, beneficia anche lui del sostegno di tutta la Cdl. Non così ad Asti, dove l’ulivista Vittorio Voglino è sfavorito nei sondaggi, ma Giorgio Galvagno (FI) deve però vedersela con un terzo incomodo dell’Udc, Davide Arri.

Conclusione: se il centrodestra si prende due o tre città in Piemonte, magari al primo turno, sarà difficile parlare di fatti locali: si tratterà piuttosto del primo atto della riconquista di una a regione strategica del Nord. E la governatrice Bresso, già in dissenso con il governo Prodi su molte questioni, dalla Tav alla sicurezza fino ai Dico, solleverebbe indubbiamente un caso nazionale. Torino, tra l’altro, è la città di Piero Fassino.

Amministrative: ma Sesto San Giovanni è Stalingrado o Berlusconia?

Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni e giornalista di Panorama
Dalla biografia ufficiale di Giorgio Oldrini: “Sesto San Giovanni è la mia città di adozione anche se sono nato casualmente a Milano il 14 febbraio 1946 da Italia Rosati e Abramo Oldrini. Mio padre fu sindaco di Sesto dal 1946 al 1962.
Le mie esperienze politiche e amministrative hanno radici nel 1985, quando fui assessore alla Cultura, sport e giovani nella prima giunta Bassoli. Sono stato anche consigliere comunale fino al 1990, prima del Pci poi del Pds. Sono giornalista professionista dal 1973 e ho lavorato a lungo per L’Unità in America Latina. Nel 1990 sono diventato caposervizio al settimanale Panorama e sono stato direttore del periodico locale Nuovasesto. Ho fatto parte degli organismi sindacali e professionali dei giornalisti lombardi. Da maggio 2002 sono sindaco di Sesto San Giovanni”.

Sondaggi amari: Silvio Berlusconi è il politico più amato dai suoi concittadini, Romano Prodi soltanto terzo. Non c’è più religione…
Beh, se nella rosa dei nomi il sondaggista avesse incluso quelli di Massimo D’Alema o Walter Veltroni, di sicuro avrebbero vinto loro.
Resta il fatto che Berlusconi numero uno e Gianfranco Fini secondo nella Stalingrado d’Italia è un risultato che dà da pensare.
Se è vero, dà certamente da pensare. Ma per la verità non mi aspettavo diversamente. Prodi a Sesto San Giovanni è meno popolare di altri leader del centrosinistra. Questa è una città che la sinistra ha governato ininterrottamente per sessant’anni.
Ma che da oltre dieci alle elezioni politiche fa vincere regolarmente Forza Italia.
Ormai siamo abituati, è dal ‘94 che succede. Del resto non siamo più una roccaforte operaia, bensì una città elettoralmente strabica, che a livello locale apprezza la sinistra, invece alle politiche preferisce cambiare cavallo.
Stavolta rischia di cambiarlo anche alle amministrative di fine maggio. A sentire i sondaggi, il suo sfidante polista Giuseppe Pasini è dato al 52 per cento.
Falso. Lui dice: il 67 per cento mi conosce, il 52 mi approva. Quindi vuol dire il 35 dei sestesi. Noi lo diamo al 31 per cento, perciò sono tranquillo.
C’è ancora qualcosa di rosso a Sesto, oltre ai muri del municipio?
Quello è un rosso che ricorda la colata della Falck. Poi c’è la luce del carroponte, la struttura che abbiamo trasformato in teatro all’aperto, che è illuminata di rosso perché lì c’era la colata della Breda.
Il segno che Sesto è postindustriale e postmoderna, che le acciaierie sono solo un ricordo.
C’è l’università con 3.800 studenti, e poi grandi società di servizi e tlc. La produzione manifatturiera, sebbene sofisticata, è rimasta poca cosa.
Sindaco, da diessino doc mi dice cosa resta dei Ds dopo la scissione di Fabio Mussi e compagni?
Sono contrario alle scissioni e alle balcanizzazioni della politica. Tanto che qui abbiamo una lista dell’Ulivo con dentro anche i socialisti. Ma penso che le divisioni siano un problema per tutti, non solo per la sinistra.
Non l’ha sorpresa che nessuno dei Ds sia andato alla manifestazione laica di piazza Navona?
No, io ero contrario al Family day, ma anche alla contromanifestazione. Credo che non si debbano imbastire giochi politici sulla famiglia e sulle scelte delle persone.
Se non verrà riconfermato tornerà fra noi di Panorama?
Sono in pensione. Ho lavorato a Panorama con piacere per molti anni, rispettando il giornale e me stesso.
Dopo i risultati della Sicilia lei rischia l’assedio.
Siamo abituati all’assedio. Mio padre era sindaco nel dopoguerra in piena Brianza bianca, con Milano tra il bianco e il socialdemocratico.

Pensioni: perché Prodi ha chiesto il time-out ai sindacati

Romano Prodi
Tutto rinviato a dopo le amministrative: con i ballottaggi fissati al 10-11 giugno, significa che il governo riprenderà la trattativa con i sindacati su pensioni, costo del lavoro e magari contratto degli statali tra circa un mese. Una pausa proposta da Romano Prodi e a quanto pare dettata dalla paura. Dopo la sconfitta in Sicilia dalla sinistra radicale erano partite pesanti bordate contro il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, accusato di aver terrorizzato gli elettori.
Pochi credono che la causa del risultato sia questa, a cominciare dai capi di Rifondazione e del Pdci: ma in quell’area cresce la tentazione di smarcarsi da palazzo Chigi e dai partiti maggiori dell’Unione, come prova anche la visita ai cancelli di Mirafiori del segretario Franco Giordano e del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. E dunque pare che sia stato lo stesso Fausto Bertinotti, timoroso di perdersi i suoi, a suggerire a Prodi di rinviare tutto a metà giugno. Suggerimento accolto ovviamente dal premier più che volentieri; un po’ meno da Padoa-Schioppa.

Per non dare ai sindacati la sensazione di voler solo prendere tempo, Prodi ha accompagnato la richiesta di aggiornamento con una serie di offerte allettanti: niente più innalzamento a 58 anni dell’età per le pensioni di anzianità (vale a dire né scaloni né scalini), il tutto sostituito da incentivi per restare al lavoro. Quanto ai coefficienti, “aggiustamenti tecnici”. Il premier si è detto disponibile anche a chiudere il contratto degli statali a 101 euro di aumento mensile, quanto chiedono le confederazioni (Padoa-Schioppa voleva una limatura di 10 euro). Dov’è il trucco? Intanto a giugno dovrà essere pronto il Documento di programmazione economica, ed ogni misura dovrà trovarvi posto: solo che il Dpef è a cura di Padoa-Schioppa.
Ma soprattutto si saprà se, alle amministrative, l’Unione avrà tenuto o subito una sconfitta. In questo caso si aprirà immediatamente una resa dei conti politica: e Prodi, per non sacrificare se stesso, dovrà probabilmente offrire la testa di qualcun altro: magari quella di TPS.

Amministrative: a Lampedusa la Lega sbarca e sbanca. Avrà il vicesindaco

[i](Credits: Ansa)[/i]
Nel lentissimo e contestato scrutinio nei 156 comuni siciliani, una sorpresa c’è. Ghiotta: la Lega Nord avrà il vicesindaco del comune più a sud d’Italia, quello di Lampedusa.
I dati delle amministrative siciliane, emersi subito dopo la chiusura delle urne stanno consegnando Palermo, Trapani, Modica e la provincia di Ragusa alla Cdl.
Ma a fare notizia è l’isola all’estremità dell’Italia, approdo per migliaia clandestini. E non tanto per la coalizione del centrodestra che qui risulta vincente sulla scia del resto della regione, quanto per il fatto che a partecipare e vincere alle elezioni in questo lembo di terra del “profondo” Sud d’Italia, è stata la Lega Nord che con Angela Maraventano conquista la poltrona di vicesindaco.
La coalizione formata dal Movimento per l’Autonomia, An, Lega Udc ha ottenuto il 40% delle preferenze: il sindaco sarà Bernardino De Rubeis del Mpa. Sua vice, appunto la “pasionaria” del Carroccio in Sicilia. La Lega Nord, tra l’altro, ottiene il risultato migliore tra i partiti della coalizione vincente, riuscendo a portare al Comune 4 suoi consiglieri: addirittura meglio di Forza Italia, il cui rappresentante Bruno Siragusa, che partiva come sindaco uscente, è arrivato terzo, quindi fuori dall’assemblea cittadina.
La Maraventano è famosa per le sue battaglie contro l’immigrazione clandestina: cavalcando questo tema è riuscita a portare sul Carroccio 360 iscritti, facendo della Lega il terzo partito dell’isola (poco più di 5mila residenti), dietro Forza Italia e Udc.
“Finalmente potrò fare le mie battaglie dall’interno del palazzo del Comune e non più fuori nel mio gazebo” dice emozionata il neo-vicesindaco all’Adnkronos. “Lavorerò per questa isola, come ho sempre fatto, con la differenza che avrò un ruolo istituzionale”.
La prima cosa che farà? “Utilizzare la struttura destinata a nuovo centro di accoglienza per immigrati” e che dovrebbe essere pronto già nel prossimo autunno, come “scuola per i nostri bambini”. “Non abbiamo strutture adeguate per i nostri figli” spiega. “Quindi, la prima cosa da fare è prendere quei locali e darli alla scuola: materna, elementare e media. Soltanto quando avremo scuole adeguate per i bambini consegneremo la struttura per farne un Centro di accoglienza per gli immigrati”.
[i](Credits: Ansa)[/i]
Occhi puntati anche sulla sanità nell’isola. “Inesistente”, sottolinea ancora il neo vicesindaco. “Abbiamo una guardia medica che lascia a desiderare - aggiunge - dovremo fare di tutto per avere una struttura più adeguata”. Con i soldi che oggi alimentano tutti i furgoncini delle forze dell’ordine su e giù per il litorale lampedusano, le guardie costiere e il Cpt, Maraventano vorrebbe portare a Lampedusa servizi ed efficienza, sbarrando le porte ai clandestini.
“L’isola ha voglia di cambiare e i nostri cittadini vogliono essere padroni a casa propria” aveva detto, chiudendo la campgana elettorale, spalleggiata da Roberto Castelli: parole e slogan da leghista dura e pura, anche se qui la chiamano “la garibaldina”.
Che dopo aver tentanto senza successo di far cambiare provincia all’isola, da Agrigento a Bergamo, è riuscita a far sventolare il Sole delle Alpi padane sul pennone del palazzo comunale dell’estremità meridionale della penisola italiana.

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