
La spintarella? Vecchio stile. I corsi a pagamento? Uno spreco.
Adesso, per entrare all’Università , va di moda il “do ut sess”. Cioè, sesso in cambio dell’ammissione.
Per superare i temutissimi test di ingresso, gran parte delle aspiranti matricole si sono dette disposte a tutto: a pagare (il 22%) o a prendere la tessera di partito (il 18%). Ma soprattutto, per una buona parte di loro (il 29%), non sarebbe un problema fare sesso in cambio dell’accesso alla facoltà la.
A squarciare il velo su come siano davvero cambiate le abitudini sessuali dei giovani freschi di maturità è un’inchiesta svolta da UniversiNet.it, da anni portale di riferimento per la preparazione gratuita ai test di ammissione, consultato ogni anno da più di 250 mila ragazzi.
I risultati della ricerca, che ha coinvolto 12.160 studenti, sono davvero poco confortanti vista l’età di riferimento e cioè, in media, ragazzi di 19 anni.
Per il 78% di quelli che hanno partecipato al sondaggio, per superare l’esame di accesso è più importante trovare una raccomandazione che studiare. Solo il 15% (l’anno scorso il dato era al 20%) ritiene invece molto più utile trovare sui libri le risposte dei quiz.
Qual è la raccomandazione più forte? Per 4 su 10 quella di un politico di livello nazionale, poi quella di un professore (per il 23%) e quella che automaticamente si otterrebbe frequentando un corso di preparazione a pagamento (21%). E circa 1 su 3 (appunto il 29% degli intervistati), per avere una raccomandazione sarebbero pronte anche ad andare a letto con il potente di turno. Secondo i risultati dell’indagine, il 9% dei ragazzi e il 38% delle ragazze è disposto a metterci il sesso pur di riuscire a discriversi in un Ateneo.
“I dati del 2009 mostrano una incredibile perdita di fiducia nel sistema di valutazione universitaria, forse acuito dagli ultimi scandali sulla valutazione della maturità ” dice Renato Reggiani, direttore editoriale di universinet.it. “Ma la nostra inchiesta si limita a fotografare una situazione, dai nostri dati emerge un degrado morale dell’università italiana o almeno della sua percezione da parte degli studenti che ritengono quasi inutile la preparazione e optano per scorciatoie classiche come la raccomandazione del politico o del professore o sessuali”.
Contro i test d’ammissione e il numero chiuso nelle facoltà si è fatta sentire anche l’Unione degli Universitari. “Il numero chiuso” sostiene l’Udu “è e rimane uno strumento aprioristico che nega l’accesso al sapere. Ogni anno i test sono caratterizzati da errori nella loro stesura, errori nelle correzioni, domande assurde, ricorsi ai Tar che durano anni”. “I test d’ingresso” insiste il sindacato degli studenti “sono la lotteria del nostro futuro. Non chiediamo il diritto alla laurea, chiediamo di essere seriamente valutati durante il corso degli studi, chiediamo una valutazione sulla base del nostro impegno accademico e delle nostre capacita’, non sulla base di 120 minuti di domande a crocette”.

La linea dura del ministro Maria Stella Gelmini (qui il suo canale su YouTube) dà i suoi (primi) frutti.
E il 2009 si prospetta un anno davvero duro per i maturandi. Il numero dei non ammessi agli esami di maturità e alle altre classi della scuola superiore sarebbero aumentati dell’1,6%. Ne dà notizia un comunicato del ministero dell’Istruzione in cui si precisa che i dati sono relativi ai primi dati pervenuti al Miur. “Nessuno si compiace dell’aumento delle bocciature, è sempre un dispiacere quando un ragazzo perde l’anno” commenta il ministro Mariastella Gelmini “ma serve una scuola del merito”. Da queste proiezioni si presume che al termine degli scrutini i non ammessi alla maturità passeranno dai 20.111 del 2007 a circa 28 mila, e i bocciati nelle altri classi delle superiori dai 330 mila a 372 mila circa, quasi 40 mila in più.
E la frotta sopravvissuta di maturandi agli Esami di Stato si troverà di fronte una schiera di professori “nonni”. L’Italia infatti, secondo l’Ocse, si distingue per avere i docenti più vecchi. Il 52 per cento dei prof italiani è ultra 50enne e solo un 3 per cento è under 30, mentre nella media internazionale questo dato è cinque volte tanto.
Come se non bastasse, lo stesso rapporto Ocse Teaching and Learning International Survey (Talis: qui, in pdf, il focus sull’Italia), sottolinea che il nostro sistema educativo produce risultati “fra i più modesti” dell’area, “nonostante la spesa per studente sia molto elevata”.

Le età del corpo docente nei Paesi Ocse
Cosa dice il rapporto
Il rapporto si basa su un’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento (Talis), realizzato in 23 Paesi del mondo, tra cui Belgio, Spagna e altri, ma non, ad esempio, Francia e Germania. Trale altre, vengono prese in esame le condizioni in cui gli insegnanti si trovano ad operare. E da questo punto di vista, il 95% degli insegnanti italiani si dice soddisfatto del proprio lavoro e il 98% - la più alta percentuale dopo la Slovenia - giudica positivamente il proprio livello di efficienza nell’attività svolta.
Secondo l’Ocse, “elevare la performance del sistema educativo è una delle maggiori sfide” per l’Italia. La riuscita di una riforma complessiva del sistema educativo è anche una chiave per ridurre le differenze regionali: “Contenere il gap educativo fra Nord e Sud è una della vie per ridurre le differenze economiche e sociali complessive. Di conseguenza, andrebbero incoraggiate misure volte a recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.
Nel documento, l’Ocse riconosce al governo Berlusconi di aver messo in cantiere una riforma della scuola volta a “razionalizzare le spese e migliorare il sistema di valutazione e di reclutamento degli insegnanti”. Viene sottolineata, tuttavia, la mancanza di un quadro complessivo e definitivo. E, in proposito, ha detto il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmi: “L’Ocse ci dà ragione. Molte delle osservazioni poste dai sindacati e dall’opposizione vengono smentite clamorosamente da questa indagine”.
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Basta un cinque, e in una qualsiasi materia, per non essere ammessi all’esame di maturità . Poi: resta determinante poi ai fini della bocciatura il voto in condotta insufficiente. Anche con un ottimo profitto si dovrà ripetere l’anno.
La conferma serviva, dopo il susseguirsi (anche un po’ caotico) delle interpretazioni delle ultime settimane. E la conferma è arrivata. Direttamente dal ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che nel corso di un convegno a Milano ha ribadito che “con un cinque non si viene ammessi agli esami di maturità ”. Obbiettivo delle scelte del governo è quello di raggiungere “maggior rigore nella valutazione degli apprendimenti, oltre che severità e disciplina nella valutazione dei comportamenti”, spiega il ministro che ritiene indispensabili tali elementi “per formare cittadini che domani siano consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”.
La titolare dell’Istruzione ha poi precisato che anche questo provvedimento è stato preso per formare una scuola “della responsabilità e del merito”. “L’egualitarismo e il livellamento che c’è stato fino ad oggi” ha concluso la Gelmini “è frutto della cultura del ‘68 che noi non condividiamo e non ci sentiamo di poter confermare per il futuro”.
Sono state, in modo più specifico, chiarite dal ministro anche tutte le circostanze (assenze frequenti; mancanza di rispetto nei confronti dei docenti, dei compagni o del regolamento di istituto; danneggiamento del patrimonio scolastico) che possono portare ad un voto insufficiente in condotta. Valutazione che potrà essere disposta dal collegio dei docenti per gravi violazioni dei doveri degli studenti, definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti.
Lo studente che commette una grave mancanza però avrà una seconda chance. Nel regolamento infatti viene specificato che “per prendere un’insufficienza in condotta si deve aver già preso una sanzione disciplinare”: un asorta di “cartellino giallo”, un’ammonizione, insomma, per dirla in gergo calcistico. Soltanto nel caso in cui il comportamento indisciplinato si dovesse ripetere “il consiglio di classe (non quindi il singolo insegnante, ndr) può decidere per l’attribuzione del cinque”.
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Vacanze finite, si ritorna sui banchi per il nuovo anno scolastico: tra oggi e il 18 settembre, la campanella suonerà per circa 8 milioni di ragazzi, dei quali circa 500mila i sono stranieri.
Le lezioni partono oggi in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Molise e nella Provincia autonoma di Bolzano. Il calendario per l’anno scolastico 2007/2008 prevede poi che martedì suoni la campanella per gli alunni dell’Umbria, il 12 per quelli del Friuli Venezia Giulia e della provincia autonoma di Trento, il 13 per Toscana, Lazio e Basilicata.
Diverse le novità introdotte dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, tra le quali il tempo pieno nella scuola primaria, l’ammissione all’esame di terza media e l’elevazione dell’obbligo scolastico a 16 anni.
Ma eco, nel dettaglio, le novità introdotte dal ministro:
Ammissione esame iii media. Il dl scuola ripristina il giudizio di ammissione, o non ammissione, all’esame di terza media. “Si è deciso - ha spiegato il ministro - un principio non di severità ma di serietà : l’esame di terza media è un esame di Stato e come tale è doveroso nei riguardi degli studenti e degli insegnanti che ci sia un giudizio di ammissione e di idoneità a sostenere l’esame”.
“Vogliamo che i ragazzi abbiano la possibilità di acquisire le competenze e i saperi che la terza media inferiore prevede e l’ammissione dà un principio di serietà a tutto il corso della scuola media inferiore, prevedendo che lo studente possa ripetere l’anno”. Il ripristino del tempo pieno (40 ore settimanali) è un’altra delle novità introdotte con il decreto legge che consentirà il regolare avvio dell’anno scolastico.
Sanzioni a prof inadempienti in massimo 120 giorni. Sarà di “soli” 120 giorni (quattro mesi), e non più un anno e mezzo, il tempo limite per decidere ed erogare provvedimenti disciplinari nei confronti dei professori inadempienti o che abbiano compiuto atti contro la dignità della scuola o degli studenti. Fioroni ha spiegato che si è “riordinato il sistema disciplinare” con tre elementi di novità . Innanzitutto non è più obbligatorio il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e dunque degli organi collegiali. E i tempi si restringono a 60 giorni, che possono arrivare a 90 nei casi più gravi. Passato questo limite l’amministrazione scolastica erogherà la sanzione, comunque entro il tempo limite di 120 giorni dall’avvio dell’iter.
Anti-bulli. Contro la brutta “sorpresa” dello scorso anno scolastico, una serie di iniziative (come quella ministeriale “Smonta il bullo”) e giri di vite, con l’auspicio che nel 2007/2008 si ritorni alla serietà tra i banchi e alla severità per chi non sta alle regole. Tra i provvedimenti adottati, quello che prevede che la responsabilità ultima per i reati contro il decoro dell’istituto scolastico o la dignità degli studenti passi all’autorità scolastica. Il preside, poi, non dovrà più attendere il parere del collegio docenti per sospendere un professore coinvolto in indagini per reati gravi. E sempre i presidi potranno utilizzare in compiti diversi dall’insegnamento i docenti coinvolti in casi di incompatibilità ambientale.
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