Leggi tutte le notizie su:
An

Il sindaco di Roma con due "bobbies" inglesi - Andrea D'Errico Lapresse
Gianni Alemanno indossa l’elmetto. O meglio, il cappello da vigile urbano. Il sindaco della Capitale ha in programma una serie di ordinanze che hanno come teatro di applicazione la strada, il “decoro” degli spazi pubblici. Continua
- Tags: An, Camera, delfino, diritti, evoluzione, gay, Gianfranco Fini, leader, legge, Msi, parabola, pdl, presidente, Silvio Berlusconi
-

Gianfranco Fini da tempo studia da leader del centrodestra.
Nei palazzi della politica, ma anche nel Paese, la voce gira ormai da molto. E da quando è presidente della Camera, poco più di un anno, è anche riuscito a ritagliarsi uno spazio da uomo politico che guarda più alla strategia che alla tattica, più al ragionamento di lungo respiro che alla politica della dichiarazione quotidiana.
Certo quella dell’ex leader di Alleanza Nazionale è stata una lunga marcia. Che dalla militanza missina lo ha portato fino alla segreteria… del Partito Democratico (almeno così ironizza il popolo di sinistra, ormai orfano di grandi condottieri).
Ma la marcia finiana comincia da lontano. Con la prima “svolta”, quella del congresso di Fiuggi (si era nel gennaio ‘95) che trasforma il Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale. Del Msi Fini aveva raccolto il testimone, direttamente da Giorgio Almirante, a soli 35 anni. Per la prima volta gli eredi dei repubblichini - o per lo meno la maggior parte di essi - rinnegano le radici fasciste. Un passaggio “storico”, da completare con l’abbandono di quel passato che ricorda la destra razzista e antisemita, che ancora pesa troppo sulle spalle di Fini.
Il 19 febbraio del 1999 Fini va nel luogo simbolo della tragedia dell’Olocausto: Auschwitz. Quindi con il secondo governo Berlusconi, nel 2001, Fini comincia ad accreditarsi anche sullo scenario internazionale, prima con la nomina alla Convenzione europea, l’organo straordinario dell’Ue che dà vita alla Costituzione europea, poi approdando alla Farnesina. Il cammino prende velocità e diventa una corsa nel 2002, quando l’attuale presidente della Camera partecipa a sorpresa alla Giornata della Memoria, dove davanti al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, afferma: “Siamo qui, perché la storia non si ripeta, perché mai più si possano compiere simili mostruosità”. E nello stesso anno, a settembre, in una intervista al quotidiano israeliano Haaretz va oltre: “Come italiano è mio dovere assumermi ogni responsabilità. E a nome degli italiani è mio dovere farlo. Gli italiani portano sulle proprie spalle la responsabilità di ciò che è accaduto dal 1938, ovvero da quando furono varate le leggi razziali. Si tratta di una responsabilità storica: quella di riconoscere i dolori causati e di chiedere perdono”. La visita a Gerusalemme il 24 novembre del 2003 è il momento certamente più significativo del cammino politico di Fini: le immagini dell’ex delfino di Almirante, con la kippà in testa che depone fiori allo Yad Vashem sanciscono lo strappo con il passato.
Ecco una “gallery” (e qualche video) di alcuni suoi pensieri negli anni. Prima e dopo. Perché come ebbe a dire lo stesso Fini alcuni anni fa “solo i paracarri restano fermi”.
Su Mussolini
Il 25 marzo di quest’anno, cioè nei giorni in cui era appena calato il sipario su Alleanza Nazionale e si andava verso la creazione del Pdl, Fini è ospite alla sede romana della Stampa estera e la domanda clou, ancora una volta, è sul suo pensiero su Mussolini. Al giornalista che gli ricorda come 15 anni ebbe a definire il dittatore il più grande statista del secolo, replica: “Sono affascinato dalla sua domanda… è evidente che la risposta sia in quello che ho fatto in questi anni e di cui mi ha dato atto anche lei”. Oggi, aggiunge, Fini, “la mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico. Un minimo di coerenza, altrimenti avremmo fatto bingo…”.
Sugli omosessuali (maestri e non)
Nell’aprile del 1998 disse che “un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro”. Motivando il suo pensiero poi spiegava: “Un conto è affermare che non è giusto discriminare la gente per motivi religiosi, razziali, etnici o sessuali, ma cosa diversa è stabilire per legge che una coppia di gay deve avere gli stessi diritti di una coppia normale. Perché l’omosessualità non si può considerare una cosa normale”. Tornando all’esempio del maestro elementare, il leader dell’allora An era netto: “Secondo me, compiti delicati come quello dell’educatore, soprattutto dell’educatore dei più piccoli, occorre che vengano affidati a chi trasmette determinati valori e determinati principi”.
Di recente, a metà maggio 2009, il presidente della Camera ha ricevuto a Montecitorio alcune associazioni degli omosessuali. I rappresentanti di Arci Gay-Arcilesbica, Agedo e Famiglia Arcobaleno, gli hanno consegnato un dossier sulle violenze e gli omicidi a sfondo omofobico e gli hanno chiesto un impegno per calendarizzare al più presto la legge contro l’omofobia. Fini, dal canto suo, ha sottolineato il dovere del legislatore di mettere al centro della sua azione la lotta a ogni genere di pregiudizio: “Nel momento in cui si discute della dignità della persona umana, bisogna combattere tutte le tendenze al pregiudizio, alla discriminazione e alla violenza. Ma questa cosa il legislatore la deve avere al centro della sua azione legislativa”.
Legge Bossi-Fini e la questione degli immigrati
Durante la legislatura 2001-06 Fini fu, con il leader della Lega, Umberto Bossi il “padre” della legge per contrastare l’immigrazione (datata 30 luglio 2002) , che infatti porta il loro nome: la Bossi-Fini. Un provvedimento duro, che prevede l’impossibilità per i clandestini senza un permesso di lavoro in Italia di arrivare nel nostro Paese. In questo anno la terza carica dello Stato ha più volte parlato di immigrazione e rispetto dei diritti “a prescindere dal colore della pelle”. E proprio la settimana scorsa – nel discorso non pronunciato per via dell’annullamento della visita a Montecitorio a seguito del ritardo del Colonnello Gheddafi – ha chiesto alla Libia di ospitare una delegazione di parlamentari perché si possa verificare il rispetto dei diritti umani sulle coste vicine al nostro paese. E sulla Bossi-Fini nei mesi scorsi ha chiosato: “Continua ad essere valido l’impianto generale della legge Bossi-Fini, ma alla luce di alcune questioni relative all’applicazione della legge, dei correttivi si rendono necessari. In particolare” ha aggiunto “andrebbe modificato l’aspetto che chiede all’immigrato che per rinnovare il contratto di lavoro deve tornare nel paese di origine e poi rientrare in Italia”.
Le dissonanze di un “uomo solo al comando”
E quante sono, invece, le dichiarazioni in cui Fini, pur non evolvendo il suo pensiero, si è detto in dissonanza dallo schieramento di centrodestra. O almeno da buona parte di esso…
Alcuni anni fa Fini aveva appoggiato il referendum abrogativo della legge 40 e, più di recente, ha detto che alla Camera sarebbe opportuno rivedere la legge sul testamento biologico, approvata dalla maggioranza al Senato con il plauso della Chiesa e fortemente criticata dal centrosinistra. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sulla fecondazione assistita l’inquilino di Montecitorio ha detto, in maniera netta: “La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei”.
Referendum elettorale
Dal palco del congresso fondativi del Pdl alla Fiera di Roma Fini aveva riportato l’attenzione sul referendum elettorale ricordando che An aveva raccolto le firme. Una consultazione che crea evidenti problemi alla coalizione e in particolare al rapporto con la Lega. Tanto che il Cavaliere solo la settimana scorsa ha detto che non avrebbe appoggiato i quesiti referendari. Subito Fini ha invece dichiarato di voler andare a votare “convintamente. E spero che gli italiani facciano altrettanto”.
Le stoccate a Berlusconi
E che dire della sua condotta politica, che negli ultimi mesi ha preso traiettorie ben diverse (e solitarie) da quelle della maggioranza, del governo e del premier Silvio Berlusconi? Beh, al Fini di questi ultimi tempi calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla libertà di scelta nella bioetica, difensore della laicità e della Costituzione.
Fino a bacchettare più volte, a colpi di disringuo, le uscite del premier. L’ultima critica, ma solo in senso cronologico, sull’inchiesta di Bari. “Non credo che ci sia un rischio di instabilità per il governo. C’è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della democrazia”, ha risposto il presidente della Camera, venerdì 19 giugno, a chi gli chiedeva dei rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle vicende degli ultimi giorni. Fini, che parlava a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania, ha aggiunto: “Una democrazia impotente e inefficace alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni”.
Che fine persegue Fini?
A proposito di stabilità e crisi, sono tanti ad aver pensato a lui, e a Tremonti, per un eventuale governo istituzionale che avrebbe potuto sostituire un Berlusconi in difficoltà. La “scossa’ evocata da Massimo D’Alema è stata rigettata in toto dalla maggioranza, ma certamente l’inquilino di Montecitorio, che pure aspira (legittimamente) alla successione del Cavaliere (ma guai a chiamarlo “delfino”), non avrebbe accettato di salire sul gradino più alto della politica italiana senza una legittimazione popolare. La sua è una strategia lungimirante. Che per ora prevede lo “sfruttamento” della Camera dei Deputati. Attraverso la composizione di una rete di contatti bipartisan e di eventi politico-culturali che si dispiegheranno nei prossimi mesi. Se non anni. Una rete politico-culturale avrà nella fondazione Farefuturo e in Alessandro Campi il centro di una nuova politica della destra. Lo stesso Campi ha più volte spiegato: “C’è un’ambizione politica forte. Vogliamo pensare e immaginare di ‘rifare l’Italia’. Frenando le spinte disgregatrici. Inglobando i nuovi italiani. Immaginando una nuova architettura istituzionale capace di decidere”.
Probabilmente Fini (isolato nel Pdl, sempre meno in sintonia con Silvio Berlusconi, ai ferri corti con la Lega, ai margini con buona parte di An) non farà il leader del Pd, e – come ha recentemente scritto Giuliano Ferrara: “Fini non avrà mai lo charme demotico di Berlusconi e non potrà mai sfidarlo direttamente” ma un giorno “magari non ravvicinato la stella del presidente della Camera brillerà in una costellazione in cui a pochi astri sarà dato di emettere luce in proprio”.
I VIDEO su Youtube con protagonista Gianfranco Fini:
Gianfranco Fini - MSI appello agli elettori 1992
Fini eletto Presidente della Camera dei Deputati
Messaggio del Presidente Fini sul canalae YouTube della Camera
Fini e quel tiro di marijuana
Scherzi a parte: Fini e la lotta al fumo
Le Iene su Mussolini
L’intervento di Fini alla seconda giornata del cogresso fondativo del Pdl
Fini contro il governo: “Offesa dignità del parlamento”
Fini nuovo leader della sinistra?
- Tags: An, Ds, fusione, giornale, margherita, matrimonio, palazzo, partito, patrimonio, Pd, pdl, tesoriere
-

Che fine ha fatto il patrimonio dei partiti della seconda repubblica? Sezioni, cimeli storici, opere, palazzi e persino giornali. In tempi di crisi, insomma, anche la politica mette al sicuro i gioielli di famiglia. I primi a farlo sono stati i Ds. Ora ci sta pensando An. Il Pd e il Pdl hanno unito e semplificato, a sinistra e a destra, la politica italiana, ma con la separazione dei beni.
Fioccano, difatti, le fondazioni, a volte think thank, come “Fare Futuro” di Gianfranco Fini e “Italianieuropei” di Massimo D’Alema, ma spesso vere e proprie casseforti per custodire i beni di due partiti che hanno attraversato il ‘900, come Ds e An. La spiegazione? La dà Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, intervistato due anni fa all’ultima Festa dell’Unità di Reggio Emilia, mentre stava progettando la messa in sicurezza (come disse anche a Panorama) del patrimonio diessino nel futuro Pd. “Chi ha avuto la ventura di celebrare matrimoni civili sa che quando si presentano davanti al sindaco un uomo e una donna che non hanno nulla, e il sindaco gli dice: ‘Fate la comunione dei beni o la separazione dei beni?’, non sanno nemmeno cosa significhi quella domanda. Ma se quei due, quell’uomo e quella donna che si presentano, hanno qualche cosa, sicuramente fanno la separazione dei beni. È così, il 90% è così”. “Questo perché non ci si fida?”, chiedeva l’intervistatore malizioso. “Sono matrimoni d’amore, però con separazione dei beni”, rispose Sposetti. “Non ci si fida l’uno dell’altro…”, continuò il cronsita. “Nooo… è una cosa che… Meglio fare così. Meglio stare all’erta”. I partiti della seconda repubblica, infatti, non si sono fidati.
Sposetti, il cognome un programma, ex sindaco di Bassano in Teverina (Viterbo) per due mandati consecutivi, di matrimoni ne ha celebrati parecchi e quando è stato nominato tesoriere dei Ds ha traghettato l’ingente patrimonio della storia del Pci – Pds -Ds in 50 fondazioni create ad hoc. Un vero e proprio tesoretto da custodire, formato da 2399 immobili per un valore stimato in almeno mezzo miliardo di euro. Senza contare un cospicuo numero di cimeli e donazioni, con oltre quattrocento opere d’ arte, a cominciare dal celebre quadro di Renato Guttuso “I funerali di Togliatti”.
Ma c’è pure chi, dall’unione, ci ha guadagnato. Come la Margherita, che in eredità aveva ben poco: l’unico bene da tutelare era il giornale di partito, Europa, perché tutti gli immobili erano stati presi in locazione, compresa la sede di via San Andrea delle Fratte, diventata poi quartier generale dei Democrats che vantano tre fondazioni di peso, come Fondazione White di Pierluigi Castagnetti, Astrid di Franco Bassanini ed Enrico Letta, e Fondazione Centro per un futuro sostenibile di Francesco Rutelli.
Nell’emiciclo opposto lo scenario non muta. Anche nel Pdl sposarsi è bene, ma separare il patrimonio è meglio. Il coniuge ricco, un po’ a sorpresa in questo caso, è Alleanza Nazionale che, con i suoi 63 anni di storia, è stata la prima a muoversi in anticipo. Chiuso il bilancio 2008 in attivo, ora sta facendo un censimento di tutte le proprietà per circa 300 - 400 milioni di euro: 100 appartamenti, sedi delle federazioni di An. Tra questi, i locali che ospitano la sede del partito e il quotidiano ‘Il Secolo d’Italia’, ora organo vicino al Pdl, in via della Scrofa. Una fondazione, dal nome Fondazione Alleanza Nazionale, gestirà l’intero patrimonio, il simbolo della fiamma tricolore e l’archivio storico nazionale della destra. “La sua sede sarà quella storica di via della Scrofa, al numero civico 39″, spiega Donato La Morte, memoria storica di An e parlamentare di lungo corso. Nessun problema, invece, per Forza Italia, l’altro coniuge del Popolo della libertà, che non ha blindato il patrimonio in fondazioni, perché non ha mai avuto immobili di proprietà. Tutto è sempre stato preso in affitto. A cominciare dalla sede storica di via dell’Umiltà, a Roma, vicino alla Fontana di Trevi. Stesso discorso per palazzo Grazioli, che il Cavaliere ha eletto a residenza -ufficio nella capitale. Per il resto, nel centro destra la maggior parte delle fondazioni sono think thank, come Magna Carta presieduta da Gaetano Quagliariello; Medidea, promossa dall’ex ministro dell’Interno e attuale presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu; Nuova Italia, che è presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno; Res Publica, che ha nel comitato Giulio Tremonti, e la Fondazione Craxi, diretta della figlia Stefania.

Dalla tv a uno scranno a Strasburgo? Da destra s’ode un secco alt.
Eccolo: “Il fenomeno del ‘velinismo’ in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni”.
Questa la reprimenda vergata da Sofia Ventura sul periodico on line della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini. An sembra dunque non gradire l’ipotesi delle eurocandidate che provengono dal mondo dello spettacolo di cui si è parlato nei giorni scorsi nel Pdl. Poi la critica si dirige contro il rinnovamento chiesto in persona da Berlusconi: “Assistiamo” si legge nell’articolo di Farefuturo, “ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima”.
Dura anche la critica contro l’uso delle donne che per la fondazione di Fini “non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi; le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”.
Probabile che i media derubrichino questo editoriale come un nuovo caso degli scontri tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che negli ultimi mesi si sono punzecchiati non poco. E forse, anche per questo motivo, il presidente della Camera è intervenuto con una sua dichiarazione in cui ha precisato: “Il Web Magazine della Fondazione FareFuturo non ha certo necessità di concordare con me ogni suo quotidiano intervento”.
Insomma una bacchettata, quella di Fini, che però nel concludere il suo comunicato non scomunica del tutto l’editoriale della sua fondazione parlando di “valutazioni comprensibili, ma eccessive”. “È una condizione di libertà e di fiducia che può però portare, come nel caso odierno sulle candidature femminili per le prossime elezioni Europee, a valutazioni comprensibili ma eccessive, e pertanto non totalmente condivisibili”.
E come non dimenticare, infine, che uno dei tre coordinatori Pdl, l’ex reggente di An, Ignazio La Russa, venerdì scorso, parlando delle liste per le europee che sono in dirittura d’arrivo, aveva detto: “Le nostre liste non saranno uno specchietto per le allodole. Non ci saranno calciatori e cantanti e neanche giornalisti televisivi, come invece avviene a sinistra”. Ma nella sua dichiarazione non una parola sui personaggi femminili provenienti dal mondo dello spettacolo, che ovviamente in lista ci saranno.
Un intervento durato 91 minuti, poco più di una partita di calcio, nel quale Silvio Berlusconi ha tracciato le linee guida del nuovo partito unico di centrodestra: “Il Pdl nasce oggi e sono molto emozionato”. Nel suo discorso il Cavaliere ha rivendicato ai 6mila delegati riuniti nel catino del padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma, “siamo il partito degli italiani di buon senso. Il partito dei moderati alternativi alla sinistra”. Due i saluti affettuosi del premier lanciati, uno a Bossi (“il fedele alleato di sempre”), e l’altro a Fini (“che ha anteposto l’interesse dell’Italia a quello personale, scrivendo questa pagina di storia insieme”).
Poi un commento sui sondaggi: “Siamo al 43,2% vogliamo arrivare al 51%”. Poi i valori. Di fronte alla platea dei delegati il presidente del Consiglio parla della libertà, come della “nostra religione laica”. Berlusconi è soddisfatto di essere finalmente arrivato alla nascita del Pdl. “Siamo”, esclama dal palco della Fiera, “l’unico movimento che realizza il sogno di un popolo. L’unico partito che definisce l’identità del popolo. E per questo saremo il baluardo e la garanzia della libertà in Italia”. Quindi aggiunge: “Tenendo fede a questo impegno avremo una maggioranza più vasta per riformare il nostro paese”. La nascita del Pdl per il Cavaliere “colma la lacuna, visto che non ha mai avuto una vera ed autentica rivoluzione liberale. Noi realizziamo la rivoluzione moderata, popolare, borghese e interclassista”.
Berlusconi ha anche rivendicato l’importanza della Costituzione, ma ha chiesto “tempi di reazioni ben più rapidi per le istituzioni per uscire dalla crisi”. “Rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo, sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a se stessa”, afferma il presidente del Consiglio. Ma la Costituzione non “è proprietà esclusiva della sinistra”. E proprio alla sinistra e all’opposizione il Cavaliere ha vibrato un durissimo fendente: “Considerano lo Stato come un Moloch, come una divinità, come lo Stato padrone della vita dei cittadini. Hanno cambiato il loro vocabolario, ma non la loro concezione del potere. Nel nostro Paese”, continua, “ci sono stati milioni di adoratori di tiranni sanguinari come Stalin, Mao, Pol Pot. Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio, la forza di farlo. Voglio dire il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani”.
E ancora giù duro: “Il comunismo ha prodotto ovunque miseria e terrore, la sinistra non lo ha imparato”. Parole nette anche contro il Pd. Ma ne ha anche per i dirigenti. Veltroni? “un bluff, mi ero illuso”. E sull’ultimo governo di Romano Prodi è meglio “stendere un velo pietoso”. Dario Franceschini, invece, “ha subito rinnegato quello che era stato il suo segretario per cercare di salvare il salvabile, ma gli italiani non hanno gli occhi bendati, ci vedono benissimo e sanno che noi andiamo avanti, mentre loro hanno la testa rivolta all’indietro, guardano al passato, continuano nelle loro liti e ad insultarci. Non esiste e non è mai esistita discontinuità nella sinistra e mentre noi andiamo avanti, loro vanno indietro”.
La prima giornata del congresso Pdl è stata dunque un Silvio-show. Prima delle sue parole l’Inno alla Gioia e l’Inno di Mameli. Il saluto della deputata più giovane del partito, la 26enne Anna Grazia Calabria, che ha letto un messaggio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da rilevare anche i saluti del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del presidente del PPE Wilfred Martens. In apertura di assise congressuali spazio anche a 4 giovani simpatizzanti che hanno rivendicato la loro appartenenza alla nuova formazione politica.
A scandire lo spazio tra un intervento e l’altro di ‘Volare’ di Domenico Modugno e di ‘Azzurro’ di Adriano Celentano. Da rilevare infine il pensiero di Gianfranco Fini, che lasciando la nuova Fiera di Roma dopo aver ascoltato l’intervento di Silvio Berlusconi al congresso del Pdl e, a quanto si apprende, si dice soddisfatto. Il presidente della Camera avrebbe in particolare apprezzato i riconoscimenti arrivati dal premier che, citando parole dello stesso Fini nell’ultimo congresso di An, ha confermato che non c’è stato nessuno sdoganamento “perché le idee non si sdoganano ma si impongono da sole”.
Guarda la diretta dei lavori
- Tags: An, Camera, diarchia, Fi, fusione, Gianfranco Fini, giovane, governo, leader, pdl, Ppe, premier, presidente, Silvio Berlusconi
-

Prima l’inno alla gioia, poi l’inno di Mameli. Infine quando il Cavaliere ha messo piede nel salone della Fiera (da una porta laterale, evitando l’ingresso presidiato dai cronisti), per il primo e fondativo congresso del Pdl, parte un’ovazione. Tutti in piedi ad accogliere Silvio Berlusconi che entra sulle note (ma senza parole) della canzone simbolo dell’ultima campagna elettorale del nuovo partito: “Meno male che Silvio c’è”.Comincia così il primo congresso costitutivo del Pdl che viene aperto dal saluto della deputata più giovane del partito, Anna Grazia Calabria (qui la scaletta e lo Statuto): “Siamo il futuro dell’Italia. Oggi è una delle giornate più belle della mia vita, sicuramente la più emozionante. Sono consapevole di questo momento storico. Siamo noi, siamo il Popolo della Libertà”, dice tra gli applausi della platea.
Poi è toccato al sindaco di Roma Gianni Alemanno salutare la platea congressuale: “Costruiamo intorno a Berlusconi e Fini una casa comune per lottare insieme” ha detto. “Uno strumento al servizio di una nuova Italia che abbiamo sempre sognato. Ce lo chiedono i nostri padri, lo dobbiamo ai nostri figli. Viva l’Italia, viva il Popolo della Libertà”. “Voglio ringraziare il governo Berlusconi” ha detto ancora Alemanno “per averci aiutato a realizzare in un anno piu’ di quanto la sinistra abbia realizzato in 15 anni di potere interrotto”. Il primo cittadino romano sottolinea: “il progetto che oggi nasce parte da lontano. Parte proprio qui da Roma, nel ‘93, quando Berlusconi scelse di scendere in campo a sostegno di Fini nella sfida al Campidoglio”.E da allora, cioè 15 anni fa, è iniziato quel percorso di un progetto politico che cambiera’ l’Italia”.
Il congresso fondativo del Popolo della libertà ha inviato poi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio. “Il congresso del Popolo della libertà” si legge “saluta in Lei, nella più alta istituzione della Repubblica, il garante supremo della Costituzione democratica, dell’unità della nazione, della liberta’ dei cittadini”. “La sua costante sollecitudine per la leale collaborazione fra i poteri e gli ordinamenti dello Stato, ma anche per una comune responsabilita’ delle forze politiche nei confronti del superiore interesse della nazione, per un clima politico piu’ costruttivo per l’efficacia dell’azione di governo e del ruolo di maggioranza e opposizione in Parlamento, fanno di lei un punto di riferimento al quale l’intera collettività nazionale guarda con fiducia e rispetto. Ella costituisce dunque, al di sopra delle emperie del confronto politico, il simbolo di quei valori di libertà e di democrazia sui quali e’ fondata la nostra Patria, la nazione alla quale siamo orgogliosi di appartenere. È con questi sentimenti” conclude il messaggio “i delegati del Popolo della libertà, riuniti al congresso, Le rivolgono un deferente omaggio e un rispettoso indirizzo di saluto”.
Sono numeri da grande evento, quelli dei tre giorni del congresso fondativo del Popolo della libertà, convocato dal 27 marzo, data della prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi dopo la “discesa in campo”. I delegati saranno circa 6mila, moltissimi gli invitati e centinaia giornalisti, fotografi e operatori. C’è chi parla complessivamente di oltre 9mila partecipanti, che convergeranno sulla nuova Fiera di Roma. All’apertura dei cancelli del padiglione 8 della nuova fiera di Roma si è verificata una vera e propria “corsa al prato” di fan: una corsa che ricorda i migliori concerti rock. I delegati che erano assiepati, fin dalle prime ore del mattino, all’ingresso, si sono riversati nel padiglione per guadagnare i primi posti disponibili vicino al palco.
Una tale affluenza si “giustifica” anche per il fatto che il Pdl “è l’insieme di tutti i moderati italiani, ne abbiamo dato dimostrazione il 13 aprile. Il fatto del 40 per cento non è un miracolo anzi i nostri sondaggi ci danno al di sopra largamente e lo vedremo nella prova elettorale di giugno delle europee”. Ai microfoni di Panorama del giorno, intervistato da Maurizio Belpietro, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini, ha lanciato il gran giorno del Pdl negando la possibilità che anche Forza Italia si sciolga e diventi una fondazione, così come ha fatto An. “È una diversa storia: Alleanza nazionale porta con sè anche un patrimonio immobiliare e che quindi giustamente deve in qualche modo gestire perchè confluisce solo il patrimonio politico dentro il Pdl. Forza Italia è un partito più giovane, poi vedremo, decideremo anche noi. Comunque” ha concluso “il patrimonio politico diventa tutto patrimonio del Pdl”.
Guarda la diretta dei lavori
- Tags: alleanze, An, Congresso-Pdl, cronologia, date, discesa-in-campo, elezioni, Fi, Gianfranco Fini, pdl, Silvio Berlusconi
-

29 giugno 1993: Viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, dal fondatore e proprietario della Fininvest Silvio Berlusconi, assieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani: Forza Italia! Associazione per il buon governo.
23 novembre 1993: Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. E poi sulle elezioni comunali di Roma dice che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Tre giorni dopo nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia
9 dicembre 1993: Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l’inno degli “Azzurri”. E il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma, nel palazzo che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo.
18 gennaio 1994: Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino e Mario Valducci danno vita ufficialmente al Movimento Politico Forza Italia.
26 gennaio 1994: con un messaggio televisivo Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo”. Definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
6 febbraio 1994: al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
27-28 marzo 1994: i risultati delle elezioni politiche sanciscono la vittoria di Silvio berlusconi. Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centrodestra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord); mentre al Sud, Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).
22 dicembre 1994: il primo governo Berlusconi va in crisi. Sempre in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, però non ritiene di sciogliere le camere. Nasce un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, appoggiato da Lega, e dai parlamentari popolari e della sinistra.
27 gennaio 1995: il Movimento Sociale Italiano celebra il congresso di Fiuggi. La prima svolta di Fini, che abbandona l’etichetta di post-fascismo e si trasforma in Alleanza Nazionale. Attraverso questa svolta, pensata da Pinuccio Tatarella insieme a Fini, la destra diventa conservatrice e democratica.
21 aprile 1996: Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi. Inizia la lunga traversata del deserto.
13 giugno 1999 e 16 aprile 2000: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni Europee e le elezioni regionali. I consensi per Berlusconi cominciano a crescere. E si ricompone la frattura con la Lega di Bossi.
13 maggio 2001: La Casa delle Libertà (Forza Italia, Allenaza Nazionale, CCD-CDU, Lega Nord e altre forze minori) trionfa alle elezioni politiche. Nasce il secondo governo Berluscconi, che conquisterà il primato del governo più longevo nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
9-10 aprile 2006: la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, perde le elezioni politiche contro l’Unione di Romano Prodi. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottiene con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale varata nel 2005. Al Senato, la situazione si ribaltata: la CdL ottiene nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riusce comunque a conquistare due seggi in più.
18 novembre 2007: Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi e dal predellino della sua macchina, in piazza San Babila a Milano, dichiara il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Irritazione e disaggio da parte di An e Udc. La Lega si tira subito fuori.
22 gennaio 2008: Mastella si dimette da ministro. Berlusconi chiede elezioni anticipate e dice che il Pdl sarà alleato con chi non vorrà confluire, Fini precisa che, con questa legge elettorale, An sarà nel centrodestra.
8 febbraio 2008: improvvisa accelerata. Berlusconi e Fini decidono che Fi e An unite si presenteranno nella lista del Pdl e invitano l’Udc a confluire. L’Udc chiede invano di potersi alleare senza entrare nel Pdl, come la Lega, ma gli viene negato.
16 febbraio 2008: La direzione di An ratifica l’accordo già concluso da Fini con Berlusconi.
8 marzo 2008: Prima manifestazione del Pdl, che apre la campagna elettorale al Palalido di Milano.
13-14 aprile 2008: Il Pdl e la Lega vincono le elezioni politiche col 46,8%. Il Popolo della Libertà è il primo partito con il 37,3% dei consensi. Silvio Berlusconi, il giorno dopo, conferma che entro il 2008 vuol completare la nascita del Pdl.
11 maggio 2008: Gianfranco Fini nuovo presidente della Camera dei Deputati lascia la guida del partito. La Russa è il reggente con il mandato di concludere il percorso di adesione al Pdl.
5 settembre 2008: Gli stati maggiori di Fi e An stabiliscono la road map per la creazione del partito unico. An esclude un allargamento all’Udc, come auspicato da Fi, prima che il Pdl sia nato e si sia consolidato.
21 novembre 2008: Consiglio nazionale di Forza Italia approva per acclamazione la confluenza nel Pdl. Berlusconi rilegge il discorso della “discesa in campo” del 1994.
25 novembre 2008: Gianfranco Fini avverte che senza democrazia interna nel Pdl c’è il rischio di ‘cesarismo’.
16 gennaio 2009: Un vertice Berlusconi-Fini scioglie le tensioni fra i partiti, e conferma la road map fino al congresso.
21-22 marzo 2009: si celebra alla Nuova Fiera di Roma l’ultimo Congresso di An: il partito si scioglie e vota l’ingresso nel Pdl. Gianfranco Fini riconosce la leadership di Silvio Berlusconi ma si schiera contro il “pensiero unico” nel nuovo partito.
La tre giorni fondativa del congresso del Popolo della Libertà si svolgerà a partire dal pomeriggio di oggi, venerdì 27 marzo (una data che richiama le prime elezioni vinte da Silvio Berlusconi). L’inizio dei lavori è previsto per le ore 17, quando porteranno il loro saluti i due rappresentanti del Partito Popolare Europeo: Hans-Gert Pöttering e Wilfried Martens. La scaletta dei tre giorni di congresso alla Fiera di Roma e lo statuto del Pdl sono state anticipate da Panorama la settimana scorsa. C’è solo da aggiungere una novità dell’ultima ora: il congresso sarà presentato dalla più giovane deputata Pdl, Annagrazia Calabria.
Il congresso non avrà una vera e classica dinamica congressuale, perché come noto il partito è saldamente in mano al Cavaliere. C’è però da affrontare la questione politica della fusione. “Il Pd ha dato vita a una fusione fredda mentre il Popolo della Libertà darà vita a una fusione più calda, basata sulla condivisione dei valori”. E’ una delle affermazioni fatte da Gianfranco Fini dal palco dell’ultimo congresso di Alleanza Nazionale domenica scorsa. Parole simili a quelle di Silvio Berlusconi: “Libertà e sussidiarietà saranno i valori del Pdl”. E che non sarà una fusione a freddo, che non verranno ripetuti gli errori fatti dal Partito Democratico, è uno dei mantra degli ultimi mesi dei dirigenti Pdl. A detta del centrodestra a sinistra sono mancati i medesimi valori, che invece ispirano la nascita del Pdl: “I nostri comuni, cioè quelli del popolarismo europeo”.
E se qualche turbolenza all’interno di An e Fi è stata ammessa dagli stessi futuri coordinatori “dipendeva dalla difficoltà” hanno detto nelle settimane scorse La Russa e Verdini “di fondere gli organismi dirigenti. La formula varata nei mesi scorsi è stata e dovrebbe continuare ad essere quella del 70-30: una sorta di 2 a 1 in favore di Forza Italia su An. Così agli azzurri andranno due coordinatori (Sandro Bondi e Denis Verdini) e uno al partito di Fini (Ignazio La Russa). Gli azzurri dovrebbero poter contare su 14 coordinatori regionali, mentre ad An ne spetteranno 6 (due regioni grandi, due medie e due piccole). La direzione del partito, che inizialmente era stata pensata per una ventina di persone, dovrebbe arrivare a contenere circa 50-60 elementi.
Il Pdl però non sarà composto solo da Fi e An. Nelle settimane scorse il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, aveva rassicurato: “Con i piccoli abbiamo raggiunto l’intesa”. Ma la galassia di piccoli partitini e cespugli che ruotano intorno al Pdl è folta. C’è la Dc per le Autonomie del ministro dell’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, come pure Azione sociale di Alessandra Mussolini. Ma si va anche da ciò che resta del Nuovo Psi dell’onorevole Stefano Caldoro, fino ai Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (ex Partito radicale) e ai gruppi di Mario Baccini (Cristiano popolari) e Francesco Pionati (Alleanza di centro). Tra i piccoli pure il Partito Repubblicano guidato da Francesco Nucara, il Partito Pensionati dell’eurodeputato Carlo Fatuzzo (1,1% dei consensi alle europee del 2004) e i Popolari Liberali del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.
Nella tre giorni della Fiera di Roma sono previste presenze da record: quasi 6 mila delegati a cui si aggiungeranno giornalisti, ospiti e invitati. Una cifra che sfiorerà le 10 mila presenze al giorno all’interno dei due grandi padiglioni 6 e 8 (gli stessi dove lo scorso fine settimana si è svolto il congresso di scioglimento di An).
Se 30 pullman sono previsti solo dal Lazio è ragionevole la cifra che parla di circa 200 pullman da tutta la Penisola. 180 navette serviranno per fare la spola dagli alberghi e dai parcheggi all’interno della Fiera di Roma. 280 hostess saranno, invece, gestite da una società che si occuperà solo della logistica.
All’arrivo dei delegati, che dovranno accreditarsi presso i quasi 30 stand all’ingresso, verrà consegnato un badge elettronico e il kit del delegato: al cui interno bloc notes, penna e simbolo nuovo del Pdl. Per ordini superiori verranno riposti in cantina i vecchi vessilli di Fi e An, mentre in platea sventoleranno 5000 bandiere del Pdl.
Ma delegati e ospiti dovranno anche consumare due pasti al giorno. E allora ecco che gli chef ‘azzurri’ avranno a disposizione 3 mila kg di pasta al forno, 400 chili di mozzarella, 10mila litri d’acqua.
Nelle settimane scorse si era parlato di un gadget, una matrioska a forma di Cavaliere che avrebbe contenuto gli otto leader del centrosinistra “fatti fuor” da Berlusconi in questi 15 anni di politica. In realtà la matrioska sarà solo virtuale: soltanto scaricabile dal sito del Pdl. Sugli 80 metri di palco del Padiglione 6 della Nuova Fiera di Roma i tecnici stanno ultimando la scenografia. Anche se potrebbe essere riconfermata la formula architettonica del congresso di An.
LEGGI ANCHE: Il Pdl dalla A di Alfano alla Zeta di Zenzero - Dalla discesa in campo alla Fiera di Roma, cronologia del Pdl - Silvio, Gianfranco e quei mal di pancia prima della festa Pdl