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L’ultimo giorno d’inverno non risparmia la penisola. Torna la neve e il amltempo su gran parte del parte del Centro Sud. L’Anas sin da questa notte è al lavoro con uomini e mezzi per garantire la circolazione e ridurre i disagi agli automobilisti. Al momento, come segnalato ieri dall’allerta meteo della Protezione Civile, si registrano nevicate intense in Abruzzo, Lazio, Campania e Molise. Si registrano alcuni disagi in Abruzzo dove sulla strada statale 81 Piceno Aprutina un mezzo pesante impegnato in un trasporto eccezionale si è intraversato a causa della neve al km 149,800, nel pescarese.
Neve sulla Salerno - Reggio Calabria Sta nevicando da stamani sul tratto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria nella zona del Pollino. Attualmente, fa sapere la Polstrada, il traffico è inibito ai mezzi pesanti, mentre possono circolare le automobili munite di catene. Dopo alcuni rallentamenti e difficoltà registrate nelle prime ore della giornata adesso non vengono segnalati problemi. I mezzi pesanti diretti a nord vengono fatti deviare sulla statale 18 a Sibari, mentre quelli che viaggiano verso sud a Lagonegro.
L’Anas ricorda che in caso di nevicata in corso è sempre obbligatorio, su tutta la rete, il transito con catene montate o pneumatici da neve, raccomanda agli automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l’informazione sulla viabilità e sul traffico è assicurata attraverso il sito anas www.stradeanas.it e tramite il numero unico pronto Anas 841.148.

Buche per strada e manutenzione approssimativa? Meglio così: i guidatori stanno più attenti e si verificano meno incidenti. La sorprendente tesi non è stata espressa da un avventore del Bar Sport, ma in un’intervista al Corriere della sera da Carlo Bartoli, uno dei tecnici più qualificati dell’Anas, capo della sicurezza dell’azienda delle strade.
La dichiarazione sta sollevando un vespaio di polemiche, perché non ha l’aria di una semplice gaffe ma fa il paio con un articolato intervento sul Sole 24 ore in cui il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, ha sostenuto la necessità di concentrare tutte le risorse sulle grandi opere per contrastare la congiuntura sfavorevole, anche a scapito della manutenzione ordinaria. Contro la duplice esternazione Anas si stanno scagliando le associazioni che rappresentano le 3 mila aziende che fanno manutenzione.
Quattro di queste organizzazioni, la Assosegnaletica, l’Anima (industrie meccaniche), l’Aises (segnaletica e sicurezza) e l’Acai (barriere di sicurezza), hanno scritto lettere di fuoco al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, chiedendogli di intervenire per “mettere ordine”. In una lettera il ministro ha evidenziato a Ciucci le “condizioni non sempre ottimali di molte infrastrutture stradali gestite da codesta società , con livelli di sicurezza alquanto insufficienti”.
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Marzo è cominciato, ma il maltempo colpisce ancora la penisola. L’Anas comunica che, dalle prime ore di questa mattina, sono in corso forti nevicate lungo l’A3, nelle zone di Campotenese e Frascineto e tra Rogliano e Altilia, dove si transita con l’obbligo di catene a bordo. Già da ieri sera, rende noto l’Anas, era scattata una nuova allerta neve sull’intero tratto montano della A3 Salerno-Reggio Calabria tra gli svincoli di Lagonegro a Frascineto a causa dell’improvviso calo delle temperature. Rimane chiusa la corsia sud del tratto dell’A3 compreso tra gli svincoli di Sicignano e Polla a causa di una frana verificatasi nella tarda serata di ieri al km 59,300.
Frane e smottamenti in Liguria questa notte, dopo giorni di pioggia quasi ininterrotta. Sulla statale di Ne, nell’entroterra di Chiavari, è crollato un muro. I detriti hanno ostruito un parcheggio. Sono intervenuti i vigili del fuoco. Uno smottamento si è verificato nel savonese, sulla provinciale 29 tra Cengio e Millesimo in località Pertite. Sono intervenute squadre dei vigili del fuoco di Cairo. Al momento nella zona si circola a senso unico alternato. Alla Spezia, verso le tre del mattino, i vigili del fuoco hanno dovuto abbattere tre piante, rese pericolanti dal maltempo, in via Della Chiesa.
Sono ancora interrotti gran parte dei collegamenti marittimi tra la Sicilia e le sue isole minori a causa del forte vento e delle cattive condizioni del mare che rendono impossibile l’attracco nei piccoli scali. Da Trapani non è partito a mezzanotte il traghetto per Pantelleria e stamani è rimasto fermo anche quello per le Egadi, non raggiunte nemmeno dagli aliscafi. Disagi che si protraggono da lunedì. Le Eolie ancora “spazzate” dalle violente raffiche di vento con il mare forza 5-6. Alicudi e Filicudi sono isolate da due giorni.
Mezza carreggiata della via Giovanni XXIII, ad Agrigento, è franata riversandosi sulla sottostante villa Lizzi. La frana ha sepolto due autovetture che erano posteggiate sulla strada sottostante e i detriti sono finiti anche sul alcone del primo piano del palazzo vicino. Non ci sono feriti. Secondo i tecnici del Comune a determinare il crollo sono state le infiltrazioni di acqua piovana delle ultime settimane. Mentre la notte scorsa una tromba d’aria ha quasi distrutto una struttura ricettiva a Marina di Ragusa, e divelto alcuni pali della telefonia. Danneggiate anche alcune villette del lungomare Doria.
Venti fino ai 100 chilometri orari, forti mareggiate lungo le coste e condizioni di diffusa instabilità . Si presenta così la nuova perturbazione atlantica che colpirà l’Italia nelle prossime 24-36 ore.
In particolare, desta preoccupazione la situazione della Sardegna dove, secondo le previsioni elaborate dall’Istituto di scienza marine (Ismar) del Cnr, è prevista una tempesta per la serata di oggi e la mattinata di domani lungo le coste occidentali con onde che, alle ore 18, saranno di 9-10 metri, con punte anche di 20. “Sarà una tempesta molto forte, quasi rara.
L’unica corrispondenza che ricordiamo è quella del gennaio 1987 che colpì la parte occidentale della Sicilia e tutto il Tirreno che spazzò via molti porticcioli turistici”, spiega a Panorama.it Luigi Cavalieri, ricercatore dell’Ismar-Cnr, “Sarà una mareggiata di libeccio con onde di 8-9 metri e alcune anche di 16-17 metri. Subito dopo subentrerà un forte vento di maestrale proveniente dal golfo del Leone che spingerà l’altezza delle onde fino a 10-11 metri e alcune anche di 20 metri”.
Cavalieri tiene a precisare che “non si verificheranno fenomeni che metteranno a rischio la popolazione perché quando parliamo di onde alte venti metri ci riferiamo al passaggio di onde più alte di 2 volte rispetto a quelle che noi chiamiamo significative. E questo accade ogni circa mille onde”.
La situazione meteorologica generale di questo inverno, spiegano gli esperti, ha dato luogo non solo a temperature definite polari, ma anche alle più violente tempeste che hanno colpito il Mediterraneo negli ultimi anni. In queste ore si sta sviluppando un’altra mareggiata particolarmente forte nel mar Ionio che domani spingerà onde significative fino a 6-7 metri e singole fino a 12-13 metri sulle coste libiche. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha previsto un peggioramento generalizzato a partire da questa mattina e per le prossime 36 ore. In particolare, sono previsti venti sud-occidentali di burrasca forte, con raffiche fino a tempesta, che interesseranno le regioni centro-meridionali e le isole maggiori, mentre venti nord-orientali della stessa intensità sono previsti da stasera su Emilia Romagna, Marche e settori adriatici di Veneto e Friuli Venezia Giulia. La perturbazione atlantica porterà precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio di forte intensità , su Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e sui settori occidentali di Abruzzo e Molise. Nevicate moderate interesseranno a quote collinari il settore occidentale dell’Emilia Romagna che, dalla serata di sabato, si estenderanno su tutta la regione, interessando dalle prime ore di domenica anche le Marche e l’Umbria.
L’Anas fa sapere che è già scattato il piano neve in diverse aree. Nevica in Valle d’Aosta sulla statale 27 del Gran San Bernardo e sulla variante di Gignot: la transitabilità è garantita, ma si segnalano rallentamenti. Nevica anche in Abruzzo sulla statale 17 e sulla 696 dove si circola con rallentamenti. In Campania neve sulla statale 7 Appia, in Basilicata nevicate su gran parte della rete.

Neve e gelo al nord, freddo al centro, pioggia e burrasche al sud e nelle isole, in particolare in Sicilia. Prosegue sulla nostra penisola l’ondata di maltempo che sta provocando forti disagi. La situazione resta critica anche per il fine settimana e tra sabato sera e domenica si preannuncia una nuova ondata di freddo con neve e venti forti soprattutto al nord. La Protezione civile lombarda ha lanciato l’allarme per possibili nevicate sulle zone collinari oltre i 500 metri e in alcune di pianura, con forti gelate in gran parte della regione a causa delle temperature polari.
In Piemonte la neve è attesa soprattutto nelle province di Cuneo, Alessandria e Asti. Già da ieri nevica sulle montagne venete e friulane e non sono previsti miglioramenti nel week end. Precipitazioni nevose sono previste anche su tutto l’Appennino settentrionale, in particolare in Emilia Romagna, dove la Protezione civile è in allerta. La neve infatti, potrebbe scendere anche a basse quote, intorno ai 600 metri.
Giovedì, alcune zone della Sicilia sono state colpite da un violento uragano che ha spazzato le coste orientali e ha interrotto i collegamenti con le isole e, in alcune zone, l’erogazione di corrente elettrica. In alcuni paesi della costa jonica l’onda ha ampiamente superato il lungomare e ha invaso le strade, provocando ingenti danni. Interrotta la circolazione dei treni sulla linea Messina - Catania per il cedimento di un muro di contenimento fra le stazioni di Giampilieri e Alì Terme, causato dalle forti mareggiate. La situazione sembra in via di miglioramento e sono ripresi i collegamenti con le isole minori. Ora, però, la provincia di Messina conta i danni, soprattutto materiali, mentre i vigili del Fuoco hanno ancora un migliaio di interventi (trecento solo nel capoluogo) ancora inevasi. I temporali degli ultimi giorni hanno inoltre provocato l’esondazione del fiume Platani, in una zona compresa fra Ribera e Cattolica Eraclea. Numerosi i terreni allagati. L’acqua ha raggiunto anche alcune case rurali e aziende. Danni alle coltivazioni.
Risalendo la penisola, in Calabria particolarmente colpita la costa jonica. Verrà chiesto lo stato di calamità naturale. Centralini dei vigili del fuoco in tilt anche a Napoli, dove un giovane di 25 anni è rimasto ferito dopo esser caduto alla guida della propria auto all’interno di una voragine che si è aperta, nella zona di Pianura. A Capri ha ceduto il terreno sottostante il complesso immobiliare Villa Bismark, nella zona compresa tra Marina Grande e Palazzo a Mare. In Puglia le forti piogge cadute hanno causato il deragliamento della motrice di un treno delle Ferrovie ad un passaggio a livello di Gagliano del Capo. Disagi anche nel Lazio. A Latina si è tenuta una riunione con i rappresentanti dei Comuni litoranei e degli operatori balneari, per effettuare una prima ricognizione dei danni causati dalle recenti mareggiate. In ogni Comune, le associazioni di categoria dovranno effettuare una relazione che descriva i danni subiti dagli operatori turistici, della nautica e della pesca, accompagnata, possibilmente, da una documentazione fotografica e da una stima economica sottoscritta da un tecnico. A Santa Marinella si sta pensando ad una riduzione dell’importo dei canoni demaniali del 50 per cento, mentre anche il comune di Roma ha attivato un fondo speciale di quasi tre milioni di euro come fondo ad hoc da dare alle banche, in modo che possano fare credito a tutte quelle aziende colpite poco più di un mese fa dalla piena del fiume Tevere, soprattutto nella cosiddetta Tiburtina Valley, una zona caratterizzata da un’alta concentrazione di industrie ad altissima tecnologia spesso al top mondiale nel loro segmento produttivo.
Al nord, invece, neve e gelo sulle strade anche questa mattina. I tratti interessati sono la Milano - Napoli (A1), tra Rioveggio e Barberino; la Milano - Brescia, tra Milano e Bergamo; la Udine - Tarvisio (A23) tra Pontebba e il confine di stato. A causa della pioggia gelata che ha colpito la provincia di Alessandria è stata chiusa per un breve periodo la A21 tra l’interconnessione con l’A26 e Tortona in entrambe le direzioni, per consentire le operazioni di trattamento e ripulitura del manto stradale. Analoga chiusura, per lo stesso fenomeno atmosferico, si è resa necessaria in A26 tra l’interconnessione con la Torino - Brescia e Casale Monferrato sud in entrambe le direzioni. In previsione dei peggioramenti previsti per le prossime ore, Protezione civile e Anas consigliano di informarsi prima di mettersi in viaggio e, in ogni caso, massima prudenza sulle strade.
di Antonio Rossitto
Ormai lo chiamano mestamente “il chilometro 131″. Era il 1975: a Roma Benigno Zaccagnini veniva eletto segretario della Dc, a Londra nascevano i Sex Pistols e in Basilicata il Monte Sirino franava sulla Salerno-Reggio Calabria. La bretella provvisoria a doppia esse sta ancora lì, unico tratto dell’autostrada rimasto a una corsia.
Ma c’è ancora speranza. I lavori per risolvere l’inghippo sono partiti da qualche mese: 33 anni dopo. Nel mentre, al chilometro 131 si è visto di tutto: incidenti mortali, automobili ferme per giorni, lavori interminabili. Quanto è successo ai piedi del Sirino è l’esemplificazione di come possano diventare sciagurati i cantieri stradali in Italia. Appalti eterni, varianti fatte e rifatte, gallerie che si sbriciolano come biscotti. Così, da Nord a Sud, i disagi crescono: anno dopo anno, estate dopo estate. Per verificare, basta mettersi in macchina. E armarsi di pazienza.
Il viaggio parte da Milano, destinazione le spiagge liguri. L’intoppo arriva prima dell’uscita per Casei Gerola. Le corsie diventano due: a lato, da anni, si sta costruendo la terza. Venerdì sera, per attraversare questi 20 chilometri, ci vuole anche più di un’ora. Gli automobilisti si ritrovano in fila, imprecanti e iperagitati. Si voltano a destra, poi a sinistra: ruspe abbandonate, nessun operaio nei paraggi.
Una veduta diventata ormai abituale. Così come la domanda conseguente: perché in Italia servono tempi biblici per finire una corsia, perdipiù in pianura e in una zona poco abitata?
Sull’A7 (1) i lavori dovevano cominciare nel 2000. Sono partiti, invece, il 6 giugno del 2005. Il colossale ritardo si giustifica con il continuo ricambio dei vertici della Milano-Serravalle: ossequio ai furibondi scontri tra gli azionisti pubblici e il costruttore Marcellino Gavio. Sulla stessa autostrada, andando però verso il capoluogo lombardo, c’è il perenne inciampo di Bolzaneto: la galleria Montegalletto. Negli ultimi tre anni è rimasta chiusa a singhiozzo, prevalentemente di notte, causando disagi inenarrabili. Ora i lavori di consolidamento sono finiti. Ma partiranno quelli per aumentare l’altezza del tunnel. Un’odissea.
La stessa che sono costretti a patire gli automobilisti sull’Autosole (2). I guai cominciano dopo Bologna. Da Casalecchio a Sasso Marconi si prepara la terza corsia. Se ne parla da tempo immemore. Nel 1999 sembrava cosa fatta. Invece, approvato il progetto definitivo, è cominciato il calvario: 20 mesi per il parere del ministero dei Beni culturali, 11 per quello dell’Ambiente, 7 per il nuovo disegno, quasi tre anni per l’accordo tra Autostrade per l’Italia ed enti locali. Conclusione: i lavori sono partiti solo a maggio del 2006. “Purtroppo da noi le grandi opere hanno tempi lunghissimi” si giustifica Gennarino Tozzi, direttore dello Sviluppo rete per la società Autostrade. “I capricci di un comune minuscolo possono bloccare tutto per anni. E poi l’iter autorizzativo: estenuante…”. Simone Gamberini, sindaco di Casalecchio di Reno, obietta: “Per evitare lungaggini bastava prevedere le barriere antirumore fin dall’inizio”.
In Maremma ci si gingilla, invece, da vent’anni sulla Siena-Grosseto (3): la superstrada che dal Chianti porta, per dirne una, a Capalbio. Una vecchia strada a due corsie fu completata negli anni Settanta. Un percorso bizzarro. “Inizialmente si pensava a un tracciato lineare” racconta Sergio Bovicelli, assessore ai Trasporti della Provincia di Grosseto. “Poi il parroco di Civitella Marittima, stretto amico di Amintore Fanfani, ottenne che la superstrada passasse dal suo paesino. Servirono nuovi viadotti e gallerie e, ovviamente, un sacco di soldi in più”.
Poco tempo dopo l’inaugurazione ci si rese però conto che era già inadeguata: servivano due corsie per senso di marcia. I progettisti si rimisero all’opera. E gli anni passarono. “Solo che qui non ci sono stati ostacoli né da parte degli enti locali né dei privati” dice Bovicelli, un omone con baffi da zapatista e l’effigie di Che Guevara sul cellulare. L’Anas sostiene che, se lo Stato avesse elargito a dovere, la superstrada sarebbe finita da un pezzo. Sarà pure così, ma anche i lavori appaltati non è che procedano speditamente. Su 60 chilometri, ne restano da fare la metà . Per i primi 11 ci sono voluti quattro anni. A Roselle, nel 2004, venne trovata una villa romana. La sovrintendenza obbligò l’impresa a costruire un cavalcavia per tutelare il “bene prezioso”. Costò 10 milioni di euro. Utilità ? Dubbia. “Più che una villa romana è un rudere di nessun pregio” schernisce Bovicelli.
Per i secondi 9 chilometri della superstrada sono serviti invece cinque anni: lo svincolo di Paganico costruito accanto a un fiumiciattolo. Al primo diluvio finì a catafascio: nuove planimetrie e altri soldi.
Quanto però a lire ed euro volatilizzati il primato indiscusso è della Salerno-Reggio Calabria (4), i 443 chilometri più sventurati d’Italia. Salvo imprevisti, alla fine, costerà 9 miliardi di euro. La ristrutturazione è cominciata nel 1998. Per conoscere la data in cui terminerà non basterebbero le sibille cumane al completo, che pure qui intorno, vicino al Lago d’Averno, si trovavano per oracolare. L’Anas però giura e spergiura che l’incubo avrà fine nel 2012. Intanto, anche quest’estate, i disagi saranno enormi: 62,5 chilometri a unica corsia, il doppio dell’anno scorso, sono la metafora di un Paese in cui rammodernare un’autostrada può diventare disperante.
C’è dunque il famigerato chilometro 131. Il vecchio percorso è diventato uno sgangherato slargo pendente a sinistra in cui stazionano i controllori dell’Anas. Arrivano su una Panda bianca nel tardo pomeriggio. Uno è pelato e fuma il sigaro. L’altro è tarchiato, con i capelli grigi: “La domenica pomeriggio qua è una tragedia” racconta. Snocciola l’elenco degli incidenti mortali: l’impiegato del ministero, la famiglia siciliana, la coppietta in vacanza. Dopo la frana del 1975, l’Anas ha fatto e rifatto almeno tre progetti per questo tratto, lungo 800 metri. Il penultimo nel 2001. “I lavori sono cominciati nel 2004″ spiega Antonio Filardi, sindaco di Nemoli. “Ma si sono fermati poco dopo. Il tracciato era sbagliato: il rischio idrogeologico restava”. Ricapitolando: il tratto era stato costruito nuovamente sulla stessa frana. Ora i lavori sono ripartiti, su un altro progetto ovviamente, lo scorso marzo. “Ci vorranno almeno 4 anni” ammette Filardi. “Ma sembra un miracolo vedere operai per qualche mese di seguito”. Visione non proprio frequente sulla Salerno-Reggio Calabria. Non si ha l’impressione che i lavori fervano. Tra Tarsia e Altomonte, per esempio, si viaggia a corsia unica per più di 10 chilometri. A lato il cantiere è deserto.
Di certo, non è facile rifare le strade in Calabria. La commissione parlamentare Antimafia ha ricostruito tutte le infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti. Ne è venuta fuori la mappa della spartizione: una rigida suddivisione, cosca per cosca, di come la criminalità controlla ogni centimetro d’asfalto.
Così va anche dall’altra parte della costa. La 106 Ionica (6) è l’angusta strada statale che arriva a Taranto: 491 chilometri, di cui appena 65 rifatti. Molti cantieri sono fermi. Partendo dal capoluogo reggino, a una sessantina di chilometri una brusca deviazione segnala i lavori per la variante di Palizzi (6). È lunga 5 chilometri. Quattro gallerie sono scavate. Ma della prima ormai resta poco. È crollata lo scorso dicembre: ci sono mucchi di sabbia e pietre sotto il tunnel, una fioca luce appesa in alto, tubi di gomma, arnesi arrugginiti.
Le indagini della procura reggina hanno chiarito le cause del cedimento. Il cemento era pessimo: acqua e sabbia in abbondanza, ma pochissimo calcestruzzo. Per i magistrati i lavori erano diretti dalla ’ndrangheta, tramite due società . Entrambe, secondo le indagini, dipendevano dalla cosca di Africo Nuovo, capeggiata da Giuseppe Morabito, “’u tiradrittu”, in carcere da 20 anni. Il cantiere è sotto sequestro, sorvegliato da due carabinieri. “Bisogna ripartire al più presto. Non deve finire come a Bova Marina, dove per qualche chilometro ci hanno messo 20 anni” dice Giovanni Nocera, sindaco di Palizzi, mentre da una collina indica avvilito pilastri che sorreggono aria e gallerie che sbucano sul niente.
A 70 chilometri e due ore di viaggio da Palizzi c’è Roccella Ionica, sovrastata da un bel castello medioevale. La 106 taglia in due il paese. In estate ci vuole anche un’ora per fare qualche chilometro. Pure qui l’Anas stava realizzando una variante lunga più di 8 chilometri. Un’altra saga dai contorni epici. I lavori cominciano nel 1985. Dieci anni dopo, una frana fa cedere una galleria. Comincia uno scaricabarile tra l’Anas e l’impresa durato un decennio. Nel 2006 si ricomincia. Ma dopo alcuni attentati, la magistratura sequestra tutto. Il sindaco Sisinio Zito, ex sottosegretario socialista in epoca craxiana, spiega: “I mafiosi fanno intendere: o le cose si fanno alle nostre condizioni o niente. E tutto si blocca. Una sconfitta inaccettabile per lo Stato. La magistratura si deve muovere. E l’Anas trovare nuove soluzioni”.
Un immobilismo che, passato lo stretto, i siciliani conoscono alla perfezione. Per vedere completata la Palermo-Messina ci sono voluti quarant’anni. Ma c’è poco da festeggiare. Prima dello svincolo di Castelbuono (7), una deviazione aggira la galleria Langenia. Il passaggio, lungo un chilometro, è sbarrato dal 26 aprile 2006, giorno in cui un autocarro ha preso fuoco. “I danni sono stati ridicoli, ma è già chiusa da oltre due anni” dice Mario Cicero, sindaco di Castelbuono. “I lavori non sono mai cominciati. In compenso però tre operai sono rimasti per mesi davanti all’ingresso della galleria tutto il giorno”. Il tunnel è abbandonato.
Qualche decina di chilometri più avanti, tra Milazzo e Rometta, da sette anni sono inservibili due gallerie. Due agenti della stradale stazionano nei dintorni: usano lo spazio sgombro per piazzarci l’autovelox. “Mai visto un operaio” dice il più vecchio, un cinquantenne barbuto e laconico.
Non va meglio in Val di Noto, terra di palazzi color oro e spiagge bianche. I lavori dell’autostrada Siracusa-Gela (8) sono iniziati quarant’anni fa. Ma sono stati completati appena una trentina di chilometri. E solo fino a Noto. La continuazione per Rosolini (8) è pronta dal 2006. Eviterebbe file di turisti indemoniati. Manca però l’illuminazione e la segnaletica che, nel mentre, si è scolorita. L’autostrada è gestita dal Consorzio per le autostrade siciliano (Cas), rimasto commissariato per sette anni, fino al 2007. Il nuovo consiglio d’amministrazione, ovviamente, annuncia incisività e solerzia. Il tratto però è stato sequestrato dalla magistratura: dopo tutta l’attesa, c’erano avvallamenti, fenditure e cedimenti sull’asfalto. Ora i lavori sono ripresi sotto la guida dei periti della procura. Finiranno a settembre, assicura il Cas. Allora le cose miglioreranno. Fino a un certo punto, però. Il progetto non ha mai contemplato di raggiungere il lembo più a sud d’Italia. “Fu una barzelletta” ricorda Fernando Cammisuli, sindaco di Portopalo e fresco membro del cda del Cas. “Nel 2000 l’Anas, durante i lavori, si rese conto di aver dimenticato lo svincolo per Pachino”.
In Italia però un rimedio si trova sempre. E la Sicilia, quanto a varianti in corso d’opera, non è mai stata seconda a nessuno. Alla provinciale per Pachino si arriverà dunque con una bretella. Costerà 21,4 milioni di euro. Una sbadataggine, ci mancherebbe. Ma piuttosto cara.