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Angelo-Bagnasco

Il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone
Le prime tre stagioni sono state in salita. Ma dopo la campagna acquisti estiva la squadra del segretario di Stato è pronta a guidare il campionato. Tarcisio Bertone, salesiano, tifoso juventino e commentatore di partite di calcio, si prepara a dare una svolta al governo della Chiesa. Continua
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Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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L’Uaar ci riprova. Lo slogan che era stato bocciato per gli autobus atei (”La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno”) rispunterà sui muri di Genova. Dieci cartelloni da sei metri per tre, informa l’associazione degli atei, agnostici e razionalisti, saranno affissi in vie molto trafficate della città del presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, al quale viene attribuita dal sito la richiesta di bloccare gli “ateobus”.
Lo scorso gennaio infatti la concessionaria pubblicitaria Igp Decaux aveva costretto l’Uaar a cambiare la frase prevista per essere scritta sulle fiancate dei bus genovesi, considerata offensiva per i credenti. Così si era optato per un più blando “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima, è che credono nella libertà di espressione” sulla linea 36. Campagna a cui avevano risposto alcune associazioni cattoliche scrivendo ad esempio sulle ambulanze “Dio c’è e noi ne abbiamo bisogno”.
Ma lo slogan ateista bloccato era risultato il più votato sul sito dell’Uaar. Per questo ora verrà riproposto sui manifesti acquistati. “Non ci stanchiamo, e non ci stancheremo, di batterci per affermare la libertà di pensiero e di espressione dei non credenti” ha detto Raffaele Càrcano, segretario nazionale dell’Uaar. “Per questo stiamo cercando di affiggere i manifesti anche in altre città italiane”.
L’iniziativa riprende quelle intraprese in altre città europee e statunitensi, a cominciare da Londra, dove però lo slogan stampato sui bus era “There’s probably no god. So stop worrying and enjoy your life” (”Probabilmente Dio non esiste. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita”), proposto dal biologo evoluzionista Richard Dawkins.

La Cei contrattacca. Nonostante Ratzinger avesse detto, all’inizio del suo viaggio in Africa, di non sentirsi solo, ecco uscire un un duro documento letto dal Cardinale Angelo Bagnasco proprio in difesa del Papa “irriso e offeso”. Nel suo discorso di apertura al Consiglio permanente della Conferenza episcopale il cardinale e arcivescovo di Genova invita i vescovi italiani a fare muro intorno al pontefice.
Le critiche piovute su Ratzinger prima per la riabilitazione dei Lefebvriani e il caso Williamson e poi per le frasi dette in Africa sui preservativi hanno convinto il successore di Ruini a difendere il suo superiore. “Si è prolungato oltre ogni buon senso” ha detto “un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa” in occasione dell’imbarazzo intorno alle frasi del reverendo Williamson. “Polemiche proseguite” dice Bagnasco “in maniera pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio”. Espresso da Benedetto XVI nella lettera ai vescovi di qualche giorno fa in cui diceva “nella chiesa ci si divora”.
E poi la polemica sui preservativi, che, secondo il capo dei vescovi italiani “ha sovrastato nell’attenzione degli occidentali il pellegrinaggio in Africa, un viaggio impegnativo e ricco di speranza”. Insomma, la gerarchia della Chiesa non ha gradito affatto tutta l’attenzione su quella singola frase detta dal Papa, “francamente la polemica non aveva ragione di essere e si è arrivati” prosegue Bagnasco, “ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”.
Per la Cei si è esagerato, nei media ma non solo: Bagnasco parla anche di “organismi sovranazionali”, come l’Unione Europea ed “esponenti politici europei”. L’uscita di papa Ratzinger è stata poco commentata in Italia (sia Berlusconi che Franceschini hanno rilasciato nei giorni seguenti dichiarazioni molto concilianti nei confronti della Chiesa) ma nel resto d’Europa ha scatenato critiche poco sommesse. “Invitiamo i nostri interlocutori” continua Bagnasco, “a non abbandonare il rispetto che è indice di civiltà e vorremmo dire, sommessamente ma con energia, che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Ma il discorso del presidente della Cei ha toccato molti temi che guardano da vicino la politica italiana. Sul caso Englaro, ad esempio, “ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante” e cioè ”il diritto a morire”: ”darsi e dare la morte in talune situazioni da definire”. Motivo per cui la Chiesa chiede che si arrivi presto a una legge sul fine vita (è prevista per martedì 24 la discussione in Senato, ndr): “Spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo”. L’intervento di Bagnasco ha affrontato su scala più ampia il tema dello scontro di civiltà “Non esiste uno scontro di civiltà derivante da diverse matrici religiose” secondo il capo dei vescovi, invece ‘’si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione”.
Da una parte, Bagnasco vede ”la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia”. Dall’altra, ”una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo”. Un frutto, quindi, del darwinismo, la cui ”interpretazione esasperata e unilaterale” può portare ad un ”nichilismo gaio e trionfante” che ”induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza”.
Il presidente della Cei ha parlato anche della crisi economica: ”Nessuno è in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata” ma ‘’si rivela sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire a livello concreto, l’anima etica della finanza e dell’economia”. Parallelamente, la Cei ha annunciato, in seguito all’ultimo consiglio permanente, “l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo”.

“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Una frase fatta per colpire. Che viaggerà davanti agli occhi dei passanti, sulle strade di Genova. La città del cardinale Angelo Bagnasco, il presidente della Cei. E del prossimo gay pride, previsto per il 13 giugno. La frase sarà scritta sulla fiancata di un autobus, come già accaduto a Londra o a Barcellona. L’Uaar (Unione atei agnostici e razionalisti italiani) ha deciso di copiare le iniziative già viste nelle due metropoli europee: a Londra la frase che campeggiava sui bus a due piani era “There’s probably no god. So stop worrying and enjoy your life”(Probabilmente non c’è nessun Dio. Smettila di preoccuparti e goditi la vita), identico nella capitale catalana “Probablemente Dios no existe deja de preocuparte y disfruta la vida”, dove l’invito all’edonismo circola dalla scorsa settimana.
Dietro alla campagna c’è la mente del biologo darwinista Richard Dawkins, autore di libri come L’incantesimo di Dio e dall’opinionista del Guardian Ariadne Sherine.
A rispondere all’ “ateo-bus”, in Spagna, a Madrid, ci ha pensato l’associazione E-Cristians con il contro-slogan: “Dio sì che esiste, godi della vita in Cristo”.
L’obiettivo, chiaramente, non è una discussione teologica sul trasporto pubblico, ma è la polemica. “È una specie di sfida atea in casa di Bagnasco, il capo dei vescovi italiani” dichiara in un comunicato Raffaele Carcano, segretario generale della Uaar. “Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l’Uaar ha deciso di riprendersi un po’ di par condicio. E di fare pubblicità all’incredulità”.
L’associazione ha intenzione di estendere gli “ateobus” ad altre città, e ha già iniziato una raccolta fondi: “La prima giornata della campagna dei bus UAAR ha registrato 111 donazioni, per un totale di 2.735 euro accreditati sul conto di Paypal” scrivono nel loro sito. E il gesto ha già cominciato a far discutere, prima della effettiva circolazione dei mezzi ad alte emissioni di ateismo.
Nessuna dichiarazione in risposta, per ora, né dalla Cei né da Bagnasco, mentre il direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova Gianfranco Calabrese invita a “evitare la contrapposizione frontale, con queste iniziative non si aiuta certo il dialogo”.
Tra le reazioni degli ecclesiastici si è distinto, come sempre, don Andrea Gallo, il prete battagliero della comunità di San Benedetto al Porto, intervistato dal Secolo XIX ha detto che salirebbe sull’autobus ma poi “mi piacerebbe rispondere agli organizzatori che Dio invece esiste, ma non sei tu. E allora: rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso”.
Un invito a “Evitare la contrapposizione” e “ricercare il dialogo”, viene da don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova: “Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza” ha spiegato don Calabrese “e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo mentre la contrapposizione è sempre intolleranza”.
Il VIDEO servizio:
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E don Prospero Bonzani alla fine ha ceduto. Di fronte alla ragion politica, per evitare strumentalizzazioni e rischi per l’ordine pubblico, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha rimosso la moschea delle polemiche.
Moschea che dalla notte del 24 dicembre stava accanto alla capanna del presepe. Non è bastato nemmeno il sostegno del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: “Dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato”.
Niente da fare, ha vinto il “consiglio prudenziale” della Curia, retta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nonostante, inizialmente, lo stesso numero uno della Cei non avesse adombrato problemi di fronte ala scelta di don Prospero.
Tolto a malincuore il minareto, il parroco ha messo il Vangelo delle Beatitudini, con in evidenza il duro monito che non chiude la vicenda e non spegne le polemiche: “Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno”. E resta al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, “in questi giorni è di drammatica attualità”, ha detto il parroco.
“Per me potevano venire anche con le bombe”, ha proseguito don Prospero “non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando“. I simpatizzanti di destra avevano infatti annunciato una “visita” in parrocchia il 31 dicembre con “simpatici doni”, precisando che non si trattava di una minaccia. “Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione” ha continuato il parroco: “io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito”.
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, si erano contrapposte manifestazioni di vicinanza a don Prospero: a cominciare dal sindaco Marta Vincenzi, al prete di strada don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto e all’imam di Genova Salah Hussein. E anche alcuni parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno in programma delle gesti di solidarietà per don Prospero. “Tra il 10 e il 15″ spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere “prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana”.
Di tutt’altro tono il commento della Lega Nord: “Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto”. Il segretario provinciale Edoardo Rixi commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. “È un segnale importante” prosegue Rixi “anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città. I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità”.
Il nuovo segretario generale della Cei è il vescovo siciliano Mariano Crociata. Lo ha nominato Benedetto XVI scegliendo in una terna di nomi proposti dal Consiglio Episcopale Permanente.
È la prima volta nella storia della Cei che questo incarico è attribuito a un presule del Sud. Teologo, studioso dell’islam, esperto di dialogo interreligioso (a dispetto del suo cognome), Crociata è nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani. Il nuovo segretario della Cei ha studiato nel seminario vescovile di Mazara del Vallo e ha conseguito la maturità classica presso il liceo statale. È stato alunno dell’Almo collegio Capranica e ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la pontificia università gregoriana in Roma conseguendo il dottorato in teologia. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1979.
Alla Cei sostituisce monsignor Giuseppe Betori, promosso il 9 settembre scorso nuovo arcivescovo di Firenze, nel ruolo chiave di responsabile del coordinamento della Chiesa Italiana a livello nazionale.
Faranno infatti capo a lui tutti gli Uffici Pastorali e sarà chiamato a preparare le Assemblee dell’Episcopato Italiano e il prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale. La scelta del Papa conferma l’orientamento per un vescovo del Sud, e in particolare della Sicilia, già emerso nella designazione che era stata fatta per questo incarico due anni fa, quando stava per essere nominato segretario generale l’arcivescovo di Monreale Cataldo Naro, morto improvvisamente alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Verona che aveva organizzato collaborando strettamente con monsignor Betori (così come venti anni, dopo il Convegno Ecclesiale di Loreto, prima segretario era stato nominato segretaro generale Camillo Ruini).
Monsisgnor Crociata è invece un out-sider in quanto non ha mai ricoperto incarichi in Cei. È stato però braccio destro del vescovo salesiano Calogero La Piana, promosso due anni fa da Mazara del Vallo all’arcidiocesi di Messina, ed è quindi ben conosciuto dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, con il quale dovrà strettamente collaborare. Per il nuovo incarico, dicono fonti informate, è stato però proposto e caldeggiato dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che sarà il suo interlocutore più diretto.
I vescovi sono preoccupati per la situazione di povertà che investe la società, soprattutto le famiglie. Ma anche per la violenza nei confronti degli immigrati e per alcune tendenze distruttive che si affermano tra i giovani. A farsi portavoce di questo sentimento è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Un discorso fitto di giudizi sull’operato del governo (positivi su fronti quali il federalismo e la scuola, scettici sugli interventi nel sociale) e anche di ricette, tutte in linea con quanto la Chiesa cattolica ripete da tempo sui temi più scottanti.
Come ha affermato a Cagliari il Papa il 7 settembre scorso, serve all’Italia una nuova generazione di politici cattolici che siano “ragione di vita e di speranza per l’intera società”, dice il cardinale Bagnasco il quale ha ricordato che sullo sfondo dalle sfide in favore della famiglia, dei problemi sociali, della scuola, della giustizia, dell’economia e in generale della costruzione di una comunità nazionale quindi sulla “capacità ‘di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica’ che il Papa ha sollecitato il sorgere ‘di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile’, e che siano per ciò stesso ragione di vita e di speranza per l’intera società”.
La Chiesa italiana guarda poi con attenzione positiva alla proposta federalista ma la poggia su due cardini importanti: il principio di solidarietà che non deve venire meno e un cambiamento nei metodi di spesa “che saranno presto insostenibili”. “Si sta procedendo, pare con maggiore serenità” ha detto il cardinale “verso un sistema più federalista, che faccia perno su processi decisionali piu’ autonomi e responsabilizzanti”. “A nessuno sfugge la rilevanza anche culturale di questo passaggio - ha aggiunto - che richiede una elevata capacità di previsione circa il congegnarsi efficace di meccanismi anche delicati. Non ci sono tuttavia toccasana prodigiosi: se si vuole che il nuovo assetto si riveli effettivamente un passo avanti, è necessario che ciascun ente si interroghi su come fare un passo indietro rispetto a metodi di spesa che saranno presto insostenibili”.
Ma nonostante le preoccupazioni dei vescovi, l’Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti. È piuttosto un Paese che conosce ciclicamente “gli spasmi di un travaglio incompiuto”, dove però non mancano i punti di forza e i “segmenti luminosi”, e soprattutto non mancano gli sforzi quotidiani di milioni di cittadini, ed è esigenza avvertita da tutti “uscire dalle convulsioni di un certo ritardo sulla via della modernizzazione”. L’analisi dello stato del Paese offerta dal cardinale Bagnasco è severa e al tempo stesso fiduciosa sulla possibilità di un futuro migliore anche perché “un Paese non si spezza all’improvviso, come non si costruisce dalla sera al mattino”.
Il cardinale ha criticato i pedagoghi della catastrofe senza tuttavia offrire una visone trionfalistica delle condizioni dell’Italia ma rilevando che processi storici di lunga durata richiedono analisi accurate. Allo stesso tempo ha bacchettato quegli analisti cattolici che non osservano con verità e realismo alla situazione nazionale. Parole che sembrano dirette alle ultime uscite del settimanale dei Paolini Famiglia cristiana.
I gravi e ripetuti episodi di violenza riportati dalle cronache preoccupano i vescovi e la Chiesa e se pure sono necessarie misure sanzionatorie adeguate è pur vero che tali situazioni nascono da un più generale vuoto di valori e dell’anima. “Come pastori” ha detto l’arcivescovo di Genova “non possiamo tacere una forte preoccupazione di fronte ai frequenti episodi di violenza e di spregio della vita umana, che vedono spesso protagonisti dei giovani, perfino minorenni”. Gli immigrati irregolari che sbarcano sulle nostre coste a rischio della vita sono nostri fratelli e interrogano la nostra coscienza. La questione immigrazione va dunque inquadrata nel suo “contesto epocale all’interno di una visione umanistica” avviando, in un contesto europeo, una collaborazione con i Paesi di provenienza per portare alla legalità situazioni irregolari, favorendo i ricongiungimenti familiari e richiamando tutte le parti interessate al fenomeno a senso di responsabilità.
Bagnasco inoltre apre a una legge sul “fine vita”, cioè sul testamento biologico, purché vi siano regole certe e confini etici precisi a regolamentarla, e in particolare purché non venga meno il rapporto fra medico e paziente e che venga esclusa dal provvedimento l’interruzione di idratazione e alimentazione, al contrario sono comprese le terapie sanitarie. Le dichiarazioni rese dai pazienti “devono avere valore legale inequivocabile” mentre il medico dovrà decidere “in scienza e coscienza”.
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