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Sandri, l’anti Pizza: adesso chiediamo noi di sospendere il voto


Il 13 e 14 aprile gli elettori italiani (non quelli che votano all’estero perchè stanno già votando) troveranno sulle schede il simbolo della Democrazia Cristiana. E soprattutto, voteranno regolarmente, senza rinvii. Il segretario della Dc, Giuseppe Pizza, ha infatti rinunciato a chiedere il rinvio. Ma un rischio esiste ancora: lo spiega a Panorama.it, l’altro segretario della Democrazia Cristiana, Angelo Sandri. Sandri, ovvero l’anti-Pizza. Quello che per anni ha conteso a Pizza lo Scudocrociato. Simbolo, che una sentenza della magistratura ha consegnto a Pizza nel 2006. Ora i cane e gatto della Dc sono su sponde diverse. Pizza è nel Popolo della Libertà con Silvio Berlusconi, mentre sta Sandri con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Sandri, lei e Pizza come cane e gatto?
Abbastanza. Ma prima della sentenza del 2006 andavamo d’amore e d’accordo. Da allora ci sentiamo entrambi titolati ad utilizzare lo Scudocrociato.
Non potevate stare nello stesso partito?
Siamo nello stesso partito: la Democrazia Cristiana. Ma non troviamo un punto d’incontro ragionevole sull’uso del simbolo e sulla linea politica.
In che vi differenziate?
Io sono centrista. Mentre Pizza dall’autunno del 2007 sta con Berlusconi. È apparentato al Senato con il Pdl nel Centrosud.
Lei invece sta con Casini.
Esattamente.
E tutti e due vi siete visti respingere i simboli Dc.
Sì. Una volta rimasti senza la possibilità di presentare una lista Dc, lui ha seguito la via legale del ricorso che arriva ai fatti di queste ore, mentre io ho optato per un’intesa politica con Casini e mi sono disinteressato della via legale.
Che ora riprende?
Abbiamo ripresentato il ricorso al Tar chiedendo la sospensiva delle elezioni.
Insomma, rientrato il caso della Dc di Pizza, potrebbe aprirsi quello della Dc di Sandri?
È stato aperto un varco e se hanno detto una cosa a Pizza, devono dire la stessa cosa a me.
Entro quanto lo sapremo?
Entro la settimana prossima.
Pizza, però alla fine ci ha ripensato.
La sua è stata tutta scena.
Ci spieghi.
Prima di questa storia era sparito. Ora ha rispolverato la sua presenza. E il Cavaliere gliene sarà riconoscente.
Sandri, sta dicendo che Berlusconi lo farà entrare nel governo?
Può essere… In fin dei conti si candida al Senato: dove darà apporto alla causa di Berlusconi, levando voti a Casini. Se poi diverrà ministro, sottosegretario o presidente dell’Enel lo vedremo. A breve.

Il VIDEO servizio:

Torna la Dc di Pizza: schede da correggere, elezioni a rischio?

Il logo della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza. La Dc deve partecipare alle prossime consultazioni elettorali | Ansa
Era già notevolmente affollata la scheda elettorale del 13 aprile. Eppure si dovrà trovare altro spazio per fare posto a un ulteriore simbolo: la Dc di Giuseppe Pizza. Che una decisione a sorpresa del Consiglio di Stato ha riammesso nella competizione elettorale. Il simbolo era stato inizialmente escluso dal Viminale (lo scorso 4 marzo) perché giudicato troppo simile, con lo scudocrociato in campo blu invece che in campo bianco, a quello di un altro piccolo partito della galassia democristiana, la Dc di Angelo Sandri.
Poche righe quelle del Consiglio di Stato, ma dal contenuto fondamentale: le controversie relative alla fase antecedente le elezioni “devono ritenersi rientranti nella giurisdizione del giudice amministrativo”, mentre la cosiddetta giurisdizione domestica, di cui sono competenti le Camere, riguarda solo la verifica dei titoli di ammissione dei componenti.
E ora, al di là dell’angolino da ricavare sul lenzuolo elettorale, che cosa accadrà? Il segretario Pizza, non ha dubbi: “Adesso, spetta al governo ed al ministro Amato rimetterci in condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti. Restiamo convinti” ha aggiunto Pizza “che molto non funzioni nel sistema politico-istituzionale”.
Già, perché per effetto dell’ordinanza dei giudici di Palazzo Spada, la Dc di Pizza pur riammessa, avrà tuttavia meno di 15 giorni (contro i 30 previsti per legge) per fare campagna elettorale con i suoi candidati al Senato in 15 Regioni e le schede elettorali già pronte per la stampa. Senza contare che lo scudocrociato si aggiunge alla nutrita schiera di simboli disposti in linee orizzontali (senza distinzione tra forze di destra e di sinistra ma secondo l’ordine dettato dai sorteggi) e con i loghi dei partiti collegati che vengono inglobati in un unico contenitore: è il modo in cui si presentano le schede per le elezioni di Camera e Senato del 13 e 14 aprile. Un “lay out” già visto nel 2006 (da allora la legge elettorale è rimasta la stessa) ma che è finita al centro di polemiche.
A bocciare per la prima volta era stato l’ufficio elettorale del Viminale il simbolo della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, insieme a quello della Dc di Sandri. Tutti e due presentavano ricorso in cassazione, e l’8 marzo all’ufficio centrale elettorale, presieduto da Giovanni Pristipino, li respingeva entrambi. Pizza si è allora rivolto al Tar, sostenendo la illegittimità dell’esclusione. Il tribunale Amministrativo, però, a sua volta respingeva il ricorso. Quindi il ricorso al consiglio di Stato e la conseguente decisione.

Il segretario della Dc, Giuseppe Pizza | Ansa

Un nodo, quella del simbolo della Democrazia Cristiana, che si trascina da tempo (anche in sede legale), e non solo tra Pizza e Sandri, ma anche contro l’Udc di Casini, visto che lo stesso Piazza, la settimana scorsa ha chiesto agli ufficiali giudiziari di sequestrare il simbolo dello scudo crociato utilizzato dall’Udc.
Grande questione tra piccoli partiti, dunque, che ora però potrebbe rimettere in gioco addirittura la data del voto: alla faccia di chi pensava che non sarebbero più stati determinanti.

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