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Anna-Finocchiaro

Anna Finocchiaro con il marito Melchiorre Fidelbo (Augusto Casasoli A3/Contrasto)
Sacrosantamente impegnati ad analizzare velinismo, frondismo e montezemolismo, i giornali italiani hanno tralasciato questa notizia: la Procura di Catania ha indagato per abuso d’ufficio Melchiorre Fidelbo, marito di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd. Ginecologo fattosi imprenditore di software medici, l’uomo sarebbe stato «istigatore o determinatore» di un contratto da quasi 1,7 milioni assegnato dall’Asp di Catania alla Solsamb: società di cui Fidelbo detiene il 19 per cento. Sarebbe servito un appalto. Continua

Il tabellone con l'esito del voto segreto al Senato dove l'Aula ha votato contro l'autorizzazione a procedere agli arresti nei confronti del senatore Alberto Tedesco. (Foto ANSA)
Sarà un caso, ma quando c’è baruffa nel Pd, nessuno più ti risponde. È da mezzogiorno che i telefoni di diversi parlamentari squillano a vuoto. Onorevole D’Ubaldo, onorevole Maritati, onorevole Orlando, onorevole Ferranti, esiste una questione morale nel vostro partito visti i casi Pronzato-Tedesco-Penati? Oltre a far volare gli stracci (vedi scontro Bindi-Tedesco), c’è qualcuno tra di voi che avverte anche un po’ d’imbarazzo per quanto accaduto mercoledì scorso alla Camera e al Senato? Continua


La presidente dei senatori del Partito Democratico, Anna Finocchiaro (Ansa/Claudio Peri)
Secondo Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd, la posizione del Carroccio sui bombardamenti in Libia è guidata da un «pacifismo dettato da convenienza ed egoismo». Ma è mai esistito in Italia un pacifismo disinteressato a logiche interne, tutte politiche? Continua
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Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità , se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“. Continua

“Non escludo di candidarmi alla segreteria, molto dipende da quello che accade adesso”.In casa del Pd, i primi ormeggi sembrano ormai tirati. A dare la prima scossa, in un’intervista a Repubblica tv, ci ha pensato Anna Finocchiaro. In vista del congresso del Pd di ottobre, il capogruppo del partito a Palazzo Madama non ha affatto escluso una corsa in prima persona per l’assise d’inizio autunno.
E , dopo aver dichiarato di apprezzare “molto il modo in cui Franceschini sta reggendo il partito, un modo intelligente serio e rigoroso”, ha aggiunto che “è leggitimo che chiunque ritenga di potersi proporre come segretario si candidi a ottobre perchè ci sia una vera, vera competizione e un momento di dibattito su posizioni diverse, linee politiche, alleanze, quant’altro”.
Su quest’ultimo fronte, la Finocchiaro pare avere idee piuttosto chiare: premesso che le “alleanze si fanno tra quattro anni”, con l’Idv una convergenza sembrerebbe “naturale” “anche se bisogna verificare molte cose”.
E qui, quasi in sordina, arriva la prima stoccata per il partito di Di Pietro: “ci sono posizioni diverse tra noi e l’Idv, come quelle su testamento biologico e il caso Englaro, passarono da una posizione all’altra nel giro di due giorni. Anche sul referendum, Di Pietro lo appoggiò, ora accusa il Pd di essere alleato di Berlusconi. E’ un partito che agisce in modo piuttosto libero e flessibile, ma quando si fa un’alleanza con un grande partito come il Pd bisogna essere chiari, non dubito che un accordo si possa trovare ma si deve cercare”.
Come a dire: il Pd resta un partito a vocazione maggioritaria. Ergo, chi si vuole alleare si deve in qualchemodo adeguare. Parole come pietre, precedute dalle dichiarazioni del segretario Franceschini, che dopo mesi era tornato a parlare di “voto utile”, invitando a concentrare le preferenze sul Pd piuttosto che sulla formazione di Antonio Di Pietro.
Se non è un liberi tutti, poco ci manca. Tanto che la Finocchiaro non ha escluso neppure un’alleanza con l’Udc, partito che sfidò da avversario alle ultime elezioni siciliane (la coalizione capeggiata dal capogruppo Pd al Senato si fermò a poco più del 30%; quella di Raffaele Lombardo, appaoggiata anche dal partito di Salvatore Cuffaro, toccò quota 65%).
Resta da vedere cosa succederà alle elezioni europee ed amministrative di giugno. Da quell’esito, infatti, dipende molto del futuro dell’attuale classe dirigente democratica.
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Eluana è morta. Eluana si è spenta. Ma i toni dello scontro politico sono rimasti accesi. E alti. Mentre le massime cariche dello Stato si sono unite al dolore della famiglia Englaro, le polemiche scoppiate negli ultimi giorni non si sono placate. Anzi.
La morte di Eluana Englaro ha infranto il copione che la politica si apprestava a scrivere sulla falsarigha di quello di Terry Schiavo, la donna americana a cui fu più volte tolto e rimesso il sondino tra battaglie legali e politiche. La notizia del decesso è infatti giunta mentre il Senato aveva iniziato la discussione generale sul disegno di legge del governo in cui la maggioranza si apprestava ad inserire una norma che imponeva la ripresa della nutrizione artificale.
L’iter della legge aveva assunto in Senato i connotati di una corsa contro il tempo, con il centrodestra che ha esplicitato l’intenzione di approvare quanto prima il testo per “salvare la vita a Eluana”. La Conferenza dei capigruppo ha così deciso una seduta notturna, con l’approvazione definitiva del disegno di legge martedì mattina alle 9:30, in modo da trasmetterlo subito alla Camera.
Nel primo pomeriggio, in commissione Sanità , Sacconi ha annunciato la modifica al provvedimento visto che, così come era scritto, non sarebbe stato applicabile a Eluana. E infatti ecco arrivare un emendamento di Pdl e Lega, con l’appoggio dell’ Udc, che specificava non solo il divieto di “sospendere” l’alimentazione artificiale, ma anche di “ripristinarla” nei casi in cui era stata già interrotta.
Quando alle 19 comincia l’esame in aula, vengono respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali, da Idv e da alcuni senatori del Pd. Mentre è appena iniziata la discussione generale, ecco la notizia choc: il vicepresidente Vannino Chiti legge l’agenzia: Eluana è morta.
Arriva immediatamente il presidente Renato Schifani a guidare i lavori, e chiede un minuto di silenzio ad un’aula incredula. Interviene subito dopo un commosso ministro Maurizio Sacconi, che esprime il “dolore” del governo e la vicinanza al papà Peppino Englaro: “Da parte nostra” dice “c’è sempre stata comprensione delle sue scelte anche se non ne abbiamo condiviso lo scopo”. Queste parole di riconciliazione sono accompagnate dalla richiesta di andare comunque avanti con l’approvazione del ddl, in attesa di “una disciplina organica” sul testamento biologico.
Schifani si unisce al dolore a alla richiesta del governo, ma il clima dura un minuto. “Eluana” tuona in aula il solitamente mite Gaetano Quagliariello (vice capogruuppo Pdl): “non è morta, Eluana è stata ammazzata e noi non ci stiamo”.
A chiarire che l’obiettivo degli attacchi è il Quirinale ci pensa Maurizio Gasparri, che guida il gruppo dei deputati del Pdl: “Su questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”. Che replica le sue accuse dopo il comunicato di Napolitano che invita al rispetto e al silenzio: “Non può chiederci di tacere”. E anche il premier Silvio Berlusconi sembra alludere al Quirinale: “È grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non ha intenzione di farsi trascinare su questo piano e bolla come “irresponsabile” Gasparri, “deve imparare a tacere”, lo attacca con inusitata durezza. E anche Schifani telefona al Quirinale. Per il Pd l’attacco del Pdl al Colle è troppo: Anna Finocchiaro parla di “sciacallaggio politico” e preannuncia che il Pd non parteciperà più all’esame del ddl, chiedendo invece di esaminare in tempi certi la legge organica sul testamento biologico.
Schifani media, e dopo due ore di bagarre, il governo tramite il minsitro Sacconi definisce “accettabile” la controproposta, accantonando il suo ddl e passando a esaminare rapidamente un testo organico sul testamento biologico. Un provvedimento già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama e che avrà tempi stretti e sul quale l’opposizione promette che non farà ostruzionismo. Martedì 10 intanto, annuncia Schifani, si discuteranno le mozioni, che verranno presentate sul tema del “fine vita” che, hanno, tra l’altro, come spiega il presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, l’obiettivo di impegnare Palazzo Madama con “un pronunciamento politico chiaro” perché in breve tempo ci sia la legge sul testamento biologico.
E contro la cosiddetta norma “blocca processi”, con cui si prevede la sospensione dei processi per i reati commessi fino al giugno 2002, scende in campo l’Anm. Che rende noto un lunghissimo elenco di reati (sequestro di persona; stupro; rapina; furto in appartamento e con strappo senza dimenticare l’omicidio colposo, i maltrattamenti in famiglia e le molestie) puniti con meno di dieci anni e per i quali dunque scatterà lo stop dei relativi processi per effetto dell’emendamento al dl sicurezza, approvato dal Senato. In totale, calcola l’Associazione, sono a rischio almeno “100mila processi”. E la “stima è prudenziale”, dice l’Anm, che prevede, in conseguenza di questa norma, un “caos senza precedenti” per gli uffici giudiziari.
Ma la lista dei reati per i quali è prevista una pena inferiore ai 10 anni è davvero lunga. “E allora” ha esordito l presidente Luca Palamara “come si fa a dire ai genitori ad esempio di una vittima dello stupro che il processo è sospeso perchè non c’è urgenza. Qual è la fretta di introdurre una disposizione che rischia di fare chiedere la giustizia penale per i prossimi anni?”. Se passasse questa norma, come hanno sottolineato anche il segretario generale dell’Anm Giuseppe Cascini e il vicepresidente Gioacchino Natoli sarebbe come dire che “il legislatore ha deciso che i reati con meno di 10 anni di pena sono bagatelle”. I reati per i quali sarebbe obbligatoria la sospensione, ribadisce l’Anm, “sono il 95% del totale dei reati. Stabilire che la stragrande maggioranza di essi vada esclusa è un danno alla lotta alla criminalità ”.
L’Anm segnala inoltre “con preoccupazione che le norme contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni approvate dal Consiglio dei ministri di venerdì se tradotte in legge avrebbero l’effetto di ridurre drasticamente le possibilità di contrasto nei confronti della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura”. Facendo degli esempi espliciti la giunta esecutiva centrale dell’Anm rivela che con queste norme “non potranno essere disposte intercettazioni e nemmeno acquisiti i tabulati del traffico telefonico per reati gravissimi quali il sequestro di persona, l’estorsione, la violenza sessuale, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il porto abusivo di armi, il furto in appartamento, la bancarotta fraudolenta, l’associazione per delinquere semplice”. Ma se passasse tale norma, avverte l’Anm, invitando la politica a una “riflessione”, sarebbero “irrimediabilmente pregiudicate le attività di indagine anche per reati di particolare gravità ”. È il caso, ad esempio, del sequestro di persona a scopo di estorsione “nel quale le intercettazioni dovrebbero essere definitivamente chiuse al terzo mese, pur essendo in ipotesi in corso il sequestro”.
L’aula del Senato ha detto sì: con 160 voti a favore, 11 contrari, via all’emendamento al decreto sicurezza che sospende per un anno i processi per i reati non gravi commessi prima del 30 giugno 2002. Il Pd e l’Idv hanno abbandonato l’aula prima del voto, Emma Bonino e il gruppo Udc-Autonomie sono invece rimasti nell’emiciclo e hanno votato contro.
A spiegare l’uscita dall’Aula del Pd, è stata la capogruppo dei democratici a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro. Il Pd ha criticato la norma perché di fatto creerà “un aggravamento di lavoro in tutti i tribunali italiani” e ha accusato Silvio Berlusconi “di aver perso un’occasione davvero unica: quella di creare in Italia un nuovo bipolarismo”. “Forse Berlusconi riuscirà a evitare questa sentenza, che sarebbe stata peraltro di primo grado” ha sottolineato Finocchiaro “proprio grazie a queste norme che ora state votando, ma ha senz’altro perso una grande occasione di rinnovamento dell’Italia. Stiamo assistendo a un film già visto e non è questa la politica che avremmo voluto vedere”. Appena concluso il suo intervento, tutti i senatori dell’opposizione si sono alzati in piedi per applaudirla, mentre quelli della maggioranza sono rimasti immobili e muti ai loro posti.
Diversamente dai suoi colleghi-alleati, Emma Bonino è rimasta in Aula pur contestando la blocca-processi presentata al decreto sicurezza: “Voi state per scrivere una pagina buia” afferma rivolgendosi agli esponenti della maggioranza “ma io non uscirò. Non lascerò i lavori parlamentari. Voglio ricordarmi bene questa foto dell’aula mentre approverete questo emendamento”. I radicali, per anni, ricorda Emma Bonino, si sono battuti “per una giustizia giusta”, senza “aver mai avuto atteggiamenti giustizialisti o forcaioli” ma ora Emma Bonino dice di essere “impressionata” dall’atteggiamento del centrodestra, che “solo ora si accorge” di quanto sia necessario fare riforme per la giustizia.
Anche Antonio Di Pietro è presente a palazzo Madama durante le votazioni degli emendamenti al decreto sicurezza: “Sono qui per dare sostegno morale a quell’impegno di civiltà , a questo dovere civile a cui sono chiamati i senatori dell’Italia dei Valori in un momento così delicato per lo stato di diritto”.
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