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Anno-Zero

Considerato che è stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, capace di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente; aggiunto che ora la vita artificiale è davvero più vicina, dai batteri in su. Continua

Da sinistra, Riccardo Iacona, Corrado Formigli, Michele Santoro e Sandro Ruotolo ai tempi di Moby Dick, trasmissione Mediaset. DEL CASTILLO-ANSA-KLD
Nessun “editto bulgaro”.
Questa volta è Michele Santoro a voler chiudere con la Rai. Un divorzio consensuale approvato ieri dal Consiglio di amministrazione di viale Mazzini. Sul tavolo una sorta di prepensionamento che, secondo alcune voci, dovrebbe fruttare all’ideatore e conduttore di Annozero una cifra tra i 2,5 e i 2,7 milioni di euro. Santoro, 59 anni, ha la qualifica aziendale di direttore e lascerebbe con 6 anni d’anticipo rispetto ai 65 anni necessari per andare in pensione. Con quale obiettivo? Sarà lui stesso a spiegarlo in una conferenza stampa che fisserà dopo la firma dell’accordo con la Rai. Ma intanto già si parla di una sua società di produzione, nome provvisorio Mister M, che produrrà docu-fiction da 5 puntate ciascuna che verrebbero acquistate proprio dalla tv pubblica. A questo proposito i suoi collaboratori non si sbilanciano. Continua
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Il magistrato è un uomo (o una donna) in carne e ossa che può esprimere le proprie opinioni in pubblico come fa un qualunque cittadino? Oppure è un funzionario dello Stato che deve rimanere chiuso nella torre d’avorio del proprio ruolo istituzionale, votato alla solitudine e al silenzio? Dopo le puntate di Anno Zero in cui Clementina Forleo e Luigi De Magistris hanno denunciato intimidazioni e ostacoli al proprio lavoro, nei corridoi dei tribunali non si parla d’altro che delle toghe in tv.
Tra i magistrati c’è chi prende le difese dei colleghi milanese e calabrese, chi richiama al basso profilo e chi arriva a ipotizzare che le dichiarazioni a mezzo stampa siano finalizzate alla ricerca del consenso per una futura discesa in campo politico. Di certo la questione non si risolve nella lettera delle norme da seguire in questi casi. “Norme che sono carenti”, spiega Salvatore Boemi, numero uno dell’Antimafia a Reggio Calabria. “Mancano disposizioni precise, ad esempio, sulle comunicazioni dei giudici, mentre per quanto riguarda i pm l’unico autorizzato a rilasciare dichiarazioni è il loro procuratore capo. In generale credo sia buona regola non parlare mai delle inchieste in corso o appena concluse, perché si possono generare fraintendimenti e polemiche che danneggiano la magistratura stessa. Il privato di un magistrato non esiste, esiste solo la sua dimensione pubblica che rende inopportuno chiamare in causa altri poteri dello Stato”.
È d’accordo Giuseppe Scelsi, procuratore della Divisione antimafia di Bari che si è occupato di affari illeciti tra la Puglia e i Balcani: “Se avessi problemi personali nello svolgimento del mio lavoro, riferirei agli organismi preposti alla nostra tutela, in primo luogo il Csm”. “Mi sono chiesto cosa possa portare un magistrato a fare certe esternazioni in televisione”, dice Francesco Bretone, sostituto procuratore a Trani che in passato ha guidato le indagini sull’omicidio della piccola Graziella Mansi ad Andria. “Può capitare di sentirsi isolati, di non sapere più a chi rivolgersi e di sfruttare lo spazio mediatico a disposizione. Ma a conti fatti credo che la sovraesposizione individuale per la nostra categoria sia controproducente”.
Quando ha avuto dei problemi legati a un’inchiesta su alcuni esponenti della Lega, il procuratore capo di Verona Guido Papalia si è sentito tutelato dalle istituzioni. “Mi sono sempre rivolto agli organismi competenti, non ho mai scelto la via pubblica e finora mi è andata bene. Anche se non voglio criticare i colleghi che fanno scelte diverse”. Simonetta Matone, sostituto procuratore del Tribunale dei minori di Roma, frequenta i salotti televisivi. “Ho una regola: non mi sottraggo ai microfoni, ma non parlo mai dei casi che riguardino me o il mio ufficio”, risponde mentre si prepara alla registrazione della nuova puntata si Porta a Porta su Cogne. “Mi occupo solo di vicende che non ho trattato direttamente. In ogni caso mi limito a spiegare atti già noti, a fine divulgativo, e riduco al minimo i commenti”.
Angelo Canale, viceprocuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, che ha all’attivo le indagini sullo scandalo della missione Arcobaleno, lamenta invece la scarsa attenzione dell’opinione pubblica nei confronti del suo ufficio. “Abbiamo il problema contrario alla sovraesposizione”, afferma, “a volte sui procedimenti che riguardano lo sperpero di denaro pubblico, e che quindi hanno importanti ripercussioni sulla vita dei cittadini, regna il totale silenzio mediatico”.
Nei giorni successivi alle dichiarazioni di De Magistris e della Forleo altri magistrati o ex magistrati hanno espresso la propria opinione. Su La Stampa Francesco Saverio Borrelli ha detto di aver apprezzato la collega milanese: “Mi è sembrata non solo determinata, anche coraggiosa. È giusto che i cittadini ci vedano come siamo in carne e ossa”. Mentre Piero Alberto Capotosti, ex vicepresidente della Corte costituzionale, sul Messaggero ha ammonito: “La solitudine è la condizione esistenziale del giudice, altrimenti diventa di parte. I giudici dovrebbero agire in silenzio”. Felice Casson, oggi senatore Ds, all’Unità ha dichiarato: “Difendo, per chiunque sia accusato, la facoltà di ricorrere a qualsiasi strumento di difesa, purché siano rispettate le regole. Ma non si possono tenere discorsi politici dal palco della magistratura”.
Luciano Violante, intervistato in 1/2 ora da Lucia Annunziata, ha definito “pericolosa” la ricerca del consenso dell’opinione pubblica da parte di un magistrato, nonostante le difficoltà. Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso infine, “i magistrati che vanno in tv possono tranquillamente parlare di politica giudiziaria e legislativa. A parte questi temi non ne vedo però la necessità”.
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Ha vinto lui, il pm di Catanzaro Luigi De Magistris? Ha vinto la piazza (quella vera e quella mediatica) che lo difende e lo venera come un eroe? Di sicuro non ha vinto il Guardasigilli, Clemente Mastella: la sua richiesta urgente di trasferimento cautelare d’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del suo capo Mariano Lombardi può aspettare.
Il Csm deciderà solo il 17 dicembre, perché il ministro della Giustizia ha aggiunto solo nelle ultime ore altre carte alle carte d’accusa. Nella delibera si legge che “il tribunale dei giudici” del Csm ha rinviato la decisione preso atto che “dopo aver richiesto il 20 settembre scorso il provvedimento cautelare il Guardasigilli ha fatto pervenire ulteriore documentazione e in data 4 ottobre ha comunicato di avere esercitato l’azione disciplinare per nuovi fatti; preso atto della richiesta di rinvio avanzata sia dalla procura generale che dalle difese, rilevato a seguito della originaria richiesta ministeriale, prima di ogni decisione sull’acquisizione di ulteriore documentazione delle contestazioni per le quali ha chiesto il trasferimento, è indispensabile attendere le determinazioni della Procura generale”. A premere perchè il rinvio non fosse solo di qualche giorno (la difesa di De Magistris, in particolare, aveva chiesto 5 giorni di tempo) è stato fin dalle prime battute dell’udienza proprio il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio: gli atti sono tanti e vanno esaminati con attenzione, il caso è delicato, in ballo c’è la richiesta di un provvedimento cautelare, il trasferimento d’ufficio urgente, ha fatto presente. Richiesta accolta.
Il fatto è che quando Clemente Mastella ha iniziato l’azione disciplinare il 20 settembre, chiedendo un provvedimento cautelare di allontanamento, ha documentato le sue accuse facendo riferimento solo alla gestione dell’inchiesta sulle “toghe lucane” di De Magistris, mentre il 4 ottombre ha comunicato di aver esercitato l’azione disciplinare per “nuovi fatti” che riguardano altre due inchieste iniziate dal pm: la “Poseidone” (che poi gli è stata sottratta da Lombardi) e la “Why Not”, nella quale è indagato il premier Romano Prodi e il cui principale indagato. Le nuove carte arrivate dalla prima Commissione del Csm (dove sono in corso già altri procedimenti su De Magistris) sono tante: 6 grossi faldoni, circa 5mila pagine: una valanga di nuove accuse, proprio nel bel mezzo delle polemiche sulla rovente trasmissione Annozero di Michele Santoro, che hanno già fatto parlare di un possibile rinvio. Certo, non si prevedevano 2 mesi e mezzo di attesa, ma al Csm si sostiene che il 17 dicembre è la “prima data utile”. Ma la decisione di oggi lascia impregiudicato il possibile sbocco della vicenda. Studiati a fondo i documenti, il 17 dicembre il rappresentante dell’accusa si presenterà in udienza chiedendo di confermare o meno la richiesta di trasferimento d’ufficio urgente, oppure di rifiutare quest’ultima ma di procedere con l’esame nel merito dell’azione disciplinare vera e propria.
Intanto, De Magistris continuerà a lavorare “alacremente” alle sue inchieste, forte del sostegno dei cittadini: fuori dal Csm, il magistrato è stato accolto dagli applausi di alcuni giovani giunti dalla Calabria per sostenerlo.
Il VIDEO servizio:
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”Ho letto i resoconti sulla trasmissione Anno Zero. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, a proposito della puntata dedicata alla vicenda De Magistris. Fin qui l’Ansa. Che dire? Quanto meno che appare singolare come ci si possa sbilanciare in giudizi tanto severi, impegnativi e definitivi sulla base di “resoconti”. Tanto più da parte di chi ha la responsabilità del governo.
Forse se Prodi avesse visto la puntata del programma di Michele Santoro - ma soprattutto se avesse ascoltato dal vivo le testimonianze di Luigi De Magistris e Clementina Forleo - oggi qualche dubbio in più ce l’avrebbe. O forse quei dubbi se li terrebbe paludandoli egualmente di certezze pro-Mastella. Perché il problema è tutto qui: non la professionalità o l’imparzialità (non è quella la caratteristica di Santoro) di un programma televisivo, non la situazione della giustizia, ma la questione Mastella.
Il Guardasigilli è da tempo finito nel tritatutto mediatico-televisivo. Forse, anzi probabilmente, senza troppe colpe dirette. Magari ha peccato di ingenuità per essersi prestato al gioco, ma neppure questo è il punto. Il punto è che Mastella è decisivo per la sopravvivenza del governo, e dunque Prodi lo difende a priori. Così come, sempre a priori, rassicura Antonio Di Pietro che vorrebbe far fuori Vincenzo Visco, o Lamberto Dini che farebbe a fette l’estrema sinistra e i sindacati. Salvo poi ripetere lo stesso copione, con le battute al rovescio, con Visco, sindacati ed estrema sinistra.

Non con i magistrati, però. Quelli sembrano improvvisamente diventati figli di nessuno. Non stanno a cuore al governo e alla maggioranza di sinistra, dal momento che indagano su alcuni pezzi grossi dell’Unione , così come fino a poco tempo fa si erano dedicati al centrodestra. E infatti i De Magistis e le Forleo, non stanno a cuore neppure all’opposizione, in nome del garantismo. Perfino il Csm, organo lottizzato di autogoverno della magistratura, sembra non sapere più che pesci prendere: lunedì dovrebbe decidere se togliere o meno a De Magistris l’indagine sulle collusioni tra toghe, politici e business in Basilicata e Calabria. Ma il Csm guidato da Nicola Mancino, ex maggiorente della Dc, ha già detto che magari dovrà prendersi un rinvio.
Non si può certamente stabilire ora se De Magistris stia facendo il suo lavoro o se si sia anche lui ammalato di protagonismo come altri suoi colleghi. Così come è evidente che nei programmi di Santoro c’è un sovrappiù di partigianeria e antipolitica, a cominciare dalle lettere di Marco Travaglio. Ma in quest’ultimo caso siamo nel campo delle opinioni, discutibili quanto si vuole; nel primo caso - i magistrati - siamo invece nel minatissimo campo della separazione dei poteri. Ed è singolare che appena la Forleo approfondisce l’indagine sull’Unipol la Camera alzi le barricate intorno a Massimo D’Alema, mentre appena De Magistis sfiora Prodi e Mastella piombino gli ispettori.
Non vogliamo che la magistratura torni ed essere arbitra della politica e del Paese, come negli anni Novanta? Si desidera combattere il grillismo e il populismo? Il modo migliore sarebbe lasciar fare ai magistrati il loro lavoro, e lasciare che i politici eventualmente coinvolti si difendano nelle sedi proprie: non gli mancano certo mezzi e strumenti. Diversamente non sapremo mai se De Magistris è una vittima o un mitomane. Soprattutto non sapremo se i D’Alema, i Mastella, i Prodi, i Fassino, come ieri i Berlusconi ed i Previti, si sono davvero macchiati di qualche reato, oppure sono esposti ad una indebita “gogna mediatica”. “Comportamento illegittimo ma non illecito” ha del resto stabilito la Procura di Roma a proposito di Visco nell’affaire del generale Speciale. Bel modo di fare chiarezza e rispondere all’opinione pubblica.
Questo, preso da YouTube, è l’intervento di Clementina Forleo a Anno Zero:
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Da settimane sembra sia diventato il parafulmine su cui cadono tutte le critiche, il simbolo vivente dei privilegi della Casta: “Sono il male dell’Italia?, si chiede lui sul proprio blog, diventato uno sfogatoio per gli altri e un fortino per lui. Lui che è il ministro di Grazia e Giustizia. Ma in giro e intorno, lui ne percepisce assai poca, di grazia (e giustizia). Anzi, Mastella si sente odiato (e lui ha giustamente detto che l’odio è un sentimento pericoloso) e sempre più al centro di un attacco da parte di giornali e tv, vicini alla sua stessa maggioranza.
La gogna mediatica è cominciata prima sull’Espresso: copertina dedicata a chi “ha ucciso la giustizia” e la foto di Mastella in bella mostra. Poi è continuata con il carosello di articoli sull’uso “improprio” dei voli di Stato e sull’acquisto di immobili di pregio a prezzi “di favore”.
Infine è culminata con le due trasmissioni televisive di Anno zero (in cui Marco Travaglio lo trasforma in una macchietta soprannominandolo: “Dumbo, per la propensione alle trasvolate”) e Ballarò (con Giovanni Floris che lascia a briglie sciolte Maurizio Crozza).
Una regia orchestrata “ad arte” sostengono nell’Udeur, che ha un preciso disegno politico: depotenziare il progetto di un centro moderato a cui il Guardasigilli sta lavorando potrebbe erodere al nascente Partito democratico: “Il Pd ha il controllo della Rai” si è sfogato Mastella “e il suo silenzio è eloquente. E Romano che fa? Tace anche lui. La sinistra di Capalbio mi vuole fottere, attacca me per colpire Prodi”.
Per la rabbia e il dispiacere, il ministro ha disertato alla fine il vertice sulla Finanziaria: un’assenza che ha fatto chiasso. Prima ha fatto sapere che non sarebbe andato, spedendo a nome dell’Udeur, i capigruppo a Camera e Senato Fabris e Barbato. Poi, più tardi, ha spiegato che avrebbe disertato l’appuntamento solo per “motivi di salute” e che se fosse stato presente, “avrebbe soltanto riconfermato la piena fiducia al presidente Prodi”.
Cortesia ricambiata dal Prof. che, leggendo in quell’assenza i tanti malumori del Campanile, ha subito espresso solidarietà al proprio ministro.
Povero Clemente: l’unica volta che parlano bene di lui, lui manca…
Qui i VIDEO di YouTube con Mastella nel mirino:
Anno Zero del 20/09/2007
Il monologo di Crozza a Ballarò
Il precedente con Santoro (febbraio 2007)
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“Chi ci aveva promesso una gestione oculata e razionale della discarica di Basso dell’Olmo, ha completamente fallito. Ora le stesse garanzie ci vengono date per la costruzione dell’impianto di Serre, ma come possiamo fidarci?”. Se lo chiede Antonio Cariello, agronomo e membro del Nucleo delle guardie ambientali del Wwf di Salerno, che denuncia a Panorama.it il cattivo funzionamento del sito per lo smaltimento dei rifiuti costruito sul territorio del Comune di Campagna, in provincia di Salerno. Il lettore ha inviato al nostro giornale anche delle immagini (guarda la GALLERY) e i suoi video sono andati in onda durante il programma “Anno Zero”, su Rai2, lo scorso 5 aprile.
Guido Bertolaso, nominato dal governo commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, considera la costruzione di una discarica regionale a Serre una mossa fondamentale per far fronte all’allarme. Ma le premesse, secondo il Wwf di Salerno e il Comitato “Serre per la vita”, non sono delle migliori. “L’impianto di Basso dell’Olmo, costruito nel 2005, è a circa cento metri dall’area individuata per la nuova discarica e a fianco dell’oasi del Wwf di Persano”, spiega Cariello, che si è rivolto anche alla Procura della Repubblica di Salerno. “Abbiamo documentato che a Basso dell’Olmo finiscono non solo rifiuti urbani ma anche rifiuti di altro genere, scaricati illegalmente. La discarica è diventata una grossa vasca da cui, attraverso il terreno, liquami di ogni tipo finiscono nel vicino torrente e poi nel fiume Sele. Il corso d’acqua bagna tutta la Piana del Sele, dove si trovano 25 mila aziende agricole che producono frutta e ortaggi venduti in tutto il mondo. Non solo la gestione dei rifiuti è approssimativa quindi, ma manca ogni tipo di sorveglianza”.
Nel 2005 fu proprio Bertolaso a rassicurare i cittadini di Campagna, che bloccarono la Salerno Reggio Calabria per protestare contro la costruzione della discarica di Basso dell’Olmo, offrendo garanzie sulla corretta gestione dell’impianto. Due anni dopo quegli stessi cittadini, davanti allo stesso tipo di promesse, si fanno una domanda: “Di quale credibilità godono oggi le autorità?”.
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Sulla via che porta al Pd, non tutto fila liscio tra i compagni (o amici) di strada. Oltre ai nodi politici, ci sono anche quelli patrimoniali e di gestione di immobili, feste e giornali. Su quest’ultimo punto in particolare, pare che il Partito Democratico manterrà il regime del doppio quotidiano. Salvo ripensamenti, L’Unità guidata da Antonio Padellaro è destinata al ruolo di giornale di opinione, Europa di Stefano Menichini a farsi più generalista.
Ma i due fogli dovranno vedersela con una nuova lobby rossa. Non politica, ma free press. Il tentativo mai visto in natura prima è frutto dell’astuto editore sardo Nicky Grauso, che sta inondando la Penisola con le varie edizioni del suo giornale gratuito E polis. Frullato dell’Unità, di Liberazione, del Manifesto, del Tg3 e dei Santoro boys, E polis di Grauso è sostenuto, per esempio, dal governatore della Sardegna Renato Soru e da quello del Lazio Piero Marrazzo. E si offre al popolo rosso con le firme pop più amate dal suddetto.
C’è la lobby Tg3-Primo piano: editorialisti i conduttori Fabio Cortese, Maurizio Mannoni. C’è la lobby dell’Unità: scrive il meglio, Luca Bottura, Silvia Garambois, Valeria Parboni. C’è la colonna di Radio radicale con il suo direttore Massimo Bordin. C’è il filone Anno zero santoriano: Vauro il vignettista e l’alter ego di Michele, Sandro Ruotolo. C’è lo zampino di Rifondazione con il suo deputato Salvatore Cannavò dell’associazione Sinistra critica. E anche gli infiltrati di Giuliano Ferrara, con Ritanna Armeni e Stefano Di Michele.
E polis gode del plauso della famiglia Marrazzo: quando è uscita l’edizione romana il presidente della Regione Lazio Piero ha lodato l’iniziativa e sua moglie, la giornalista Roberta Serdoz, per esempio, il 14 aprile ha fatto la sua figura scrivendo il fondo della rubrica “A ruota libera”.