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Antigone

A Empoli un carcere per sole trans. Ma c’è chi parla di: “Rischio ghetto”

La Casa circondariale di Empoli, in località Pozzale | (Carlo Sestini)

La Casa circondariale di Empoli, in località Pozzale | (Carlo Sestini)

Il carcere di Empoli si prepara a fare spazio alle trans.
Un decreto ministeriale del 20 ottobre 2008 ha trasformato l’Istituto a custodia attenuata (dove cioè la funzione rieducativa della pena assume maggiore importanza rispetto a quella retributiva, offrendo maggiori opportunità al detenuto di riabilitarsi e di auto-sperimentare il grado di maturità e responsabilità raggiunta) della città toscana nel primo carcere italiano per transgender. Continua

La storia di Amina, un’italiana nata in Somalia umiliata dalla polizia

Amina Sheikh Said

Ancora accuse di razzismo e soprusi da parte di stranieri alle forze dell’ordine italiane. Dopo il caso del ragazzo di colore, che denuncia di essere stato picchiato e insultato dai vigili urbani di Parma, ora una donna somala di 51 anni, Amina Sheikh Said, sposata con un italiano, Luigi Mancuso, e cittadina italiana, denuncia di essere stata “umiliata, maltrattata e oltraggiata, tenuta nuda per ore all’aeroporto di Ciampino”. A raccogliere le accuse della donna è l’associazione Antigone.

“La donna, che tornava, a fine luglio, da un viaggio a Londra con quattro nipotini, è stata accusata prima di rapimento di bambini, poi di traffico di clandestini, infine di essere un corriere della droga, è stata tenuta nuda per ore”. Dopo quattro ore in cui personale dell’aeroporto ha cercato “ingiuriandola, chiamandola ‘negra’ di convincerla ad una ispezione corporale la donna”, prosegue Antigone, “è stata portata in ambulanza al Policlinico Casilino. La perquisiscono e non si trova niente. Nessuno le rilascia alcun verbale, delle perquisizioni effettuate non rimane traccia”. Amina, sostenuta dall’associazione, ha sporto denuncia mercoledì.

Sposata da molto tempo con Luigi Mancuso, Amina ha quattro figli che abitano a Londra. Lo scorso 21 luglio tornava a Roma dopo avergli fatto visita e portava con sé quattro dei suoi nipotini, tre di un figlio e uno di un altro, di età compresa tra i sette e gli 11 anni, racconta l’associazione Progetto Diritti che aiuta legalmente la donna. Arrivati all’aeroporto di Ciampino, la Polizia di Frontiera esamina i documenti dei bimbi e decide che qualcosa non va. I minori hanno cognomi diversi tra loro. “Luigi Mancuso, giunto all’aeroporto a prendere la famiglia, viene fatto entrare nell’area doganale”, spiega l’associazione. “Lo si accusa con spregio di essere correo nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

I coniugi vengono interrogati sulla composizione del nucleo familiare e sugli spostamenti effettuati. Si ispezionano i bagagli. “Nel frattempo anche i bambini sono trattenuti, a nessuno è permesso chiamare i genitori o il Consolato britannico a Roma, che tutto avrebbero potuto spiegare. Poi Amina è condotta in una stanza e fatta spogliare per un’ispezione corporale. Le resta addosso solo il reggiseno. Due donne”, racconta ancora Antigone, “le chiedono di assumere varie posizioni atte a osservare meglio le cavità del corpo. Amina acconsente. Ma quando le dicono di dover procedere all’esplorazione anale e vaginale, Amina rifiuta. Chiede almeno che sia un medico a farlo. Le donne la ingiuriano e la minacciano: ‘ti spedisco in carcere’, ‘come sei nera fuori lo sei dentro’, ‘daremo i bambini all’assistente sociale’. Il reato ipotizzato a quel punto muta: da ladra di bambini a corriere della droga. Glielo dicono in faccia, sprezzantemente. La chiamano ‘negra’, minacciano di spedirla al centro di igiene mentale se non acconsentirà all’ispezione corporale”.

Per oltre quattro ore rimane svestita di fronte a un numero imprecisato di persone che entrano ed escono dalla stanza, poi viene ammanettata e distesa su una barella, sul corpo nudo qualcuno posa un telo di cellophane da imballo. Viene portata in ambulanza al Policlinico Casilino. Dalla perquisizione non emerge niente. “Nessuno le rilascia alcun verbale”, dicono le associazioni, “delle perquisizioni effettuate non rimane traccia. Le si comunica solo l’avvio di un procedimento penale nei suoi confronti per la resistenza opposta a pubblico ufficiale”.

Ora ad assistere Amina, la cui storia appare sul sito delle associazioni www.linkontro.info, è l’avvocato Luca Santini. Amina Sheikh Said, “ha precedenti specifici per traffico di stupefacenti”. Lo dichiara Remo De Felice, dirigente dell’ufficio della polizia di frontiera aerea di Ciampino. “La donna è stata sottoposta ad approfonditi accertamenti in aeroporto”, spiega De Felice, “perché aveva con sè quattro minori. Dai controlli è emerso che aveva precedenti specifici come ‘ovulatrice’ (chi trasporta droga nascosta in ovuli ingeriti). Per questo le è stato chiesto di sottoporsi a un’ispezione corporale. Anche il marito”, prosegue De Felice, “era noto all’autorità giudiziaria per traffico di sostanze stupefacenti”.

“La signora Said”, spiega il dirigente dell’ufficio della polizia di frontiera aerea di Ciampino, “è arrivata in aeroporto da un volo extra Schengen e, come sempre in questi casi, ha subito il controllo del passaporto. Nell’interesse dei minori che erano con lei, così come si fa se a viaggiare con quattro bambini è una cittadina italiana, gli accertamenti sono stati particolarmente approfonditi. È emerso che, per due volte, nel 2007 e nel marzo 2008″, aggiunge De Felice, “la donna era stata fermata all’aeroporto di Fiumicino mentre trasportava droga nel bagaglio”.

Al rifiuto della signora di sottoporsi a ispezione corporale, “mentre Amina Said dava in escandescenze”, la polizia ha chiesto l’autorizzazione al magistrato che ha stabilito fosse sottoposta a radiografia in ospedale per individuare l’eventuale presenza di ovuli. “Il trasporto in ospedale”, conclude De Felice, “è stato particolarmente travagliato avendo la donna rifiutato di rivestirsi prima di uscire dall’aeroporto. Per questo, una volta sulla barella, è stata coperta alla meglio con un telo di plastica”.

Il legale di Amina Sheikh Said, l’avvocato Luca Santini dell’Associazione Progetto Diritti, ha smentito queste informazioni. La mia assistita, ha detto, “non ha mai avuto precedenti come trasportatrice di droga nascosta in ovuli ingeriti, non ha mai subito condanne per traffico di stupefacenti. La signora Said è stata soltanto destinataria di un’indagine in quanto avrebbe utilizzato la sostanza denominata ‘catha edulis’, una pianta tradizionalmente usata per la masticazione nella cultura somala”.

Dopo i neri, anche un cinese: secondo voi l’Italia sta diventando un paese razzista?

L’ “Antigone” secondo i ragazzi del Beccaria

Sul palcoscenico attori professionisti della compagnia Puntozero insieme ai ragazzi detenuti del carcere minorile “Beccaria” di Milano. Martedì 11 settembre va in scena la prima dell’Antigone di Sofocle “e abbiamo provato dodici ore al giorno per oltre un mese perché gli spettatori non notino la differenza tra chi recita per lavoro e chi lo fa per ‘evadere’”, scherza il regista Giuseppe Scutellà.

I detenuti dell’istituto milanese (al secondo cambio di direttore in meno di un anno e mezzo) non solo recitano, ma hanno anche curato scenografie, costumi, trucco e musiche. “Tutto è stato realizzato dai ragazzi che hanno lavorato nei laboratori della prigione, nell’ambito del programma per l’integrazione sociale promosso dalla Regione Lombardia”, spiega Scutellà. In totale sono stati coinvolti una cinquantina di detenuti, tra i 16 e i 21 anni. La metà sono italiani, gli altri stranieri (albanesi, romeni, nordafricani, sudamericani), tutti condannati per reati gravi.

Non solo attività di recupero dei giovani detenuti, che scontano pene definitive ma che hanno davanti un futuro fuori dal carcere. I progetti di Puntozero, che è dentro al “Beccaria” da 12 anni, vanno oltre. “Viviamo con loro tutto il giorno”, dice il regista, “le relazioni che ne nascono diventano inevitabilmente l’aspetto più importante del nostro lavoro”. Oltre alle competenze lavorative che i ragazzi imparano e che potranno far fruttare una volta usciti.

E all’incontro-scontro con un testo classico così complicato. “All’inizio è stato difficile anche solo leggere insieme l’Antigone“, conclude Scutellà. “Poi sono stati loro a chiedermi di metterlo in scena senza modifiche né tagli. Hanno ritrovato nei versi di Sofocle il loro vissuto, tutti i dubbi e il dolore che nascono quando l’individuo deve fare i conti con la Giustizia”.
Il debutto si terrà al Teatro di Verdura di via Senato, mentre le repliche, fino al 21 settembre, al teatro della compagnia Puntozero/Fabbricateatro di via Bellagio.

È finito l’effetto indulto, carceri di nuovo affollate

A quasi dieci mesi dall’approvazione dell’indulto i detenuti stanno aumentando in modo preoccupante. L’associazione Antigone pubblica un rapporto in cui si fa il punto sulla popolazione carceraria. Gli osservatori, deputati e consiglieri regionali del Prc-Se e membri di Antigone, hanno visitato dal 15 febbraio a oggi 23 istituti di pena.
Prima dell’indulto i detenuti erano 61.246 (per una capienza regolamentare di 43 mila persone), ne sono usciti grazie alla misura approvata a luglio 2006 26.201. Nel gennaio 2007 nelle prigioni italiane c’erano 39.157 persone, che sono diventate 42.702 a oggi (il 35% è straniero). Questo anche se solo il 12 per cento degli indultati ha commesso un nuovo reato, contro un tasso fisiologico di recidiva che è del 68 per cento.
Il rapporto di Antigone denuncia anche che in nessuno degli istituti visitati finora il regolamento penitenziario viene applicato correttamente e che l’assistenza sanitaria è spesso carente. Il dato che desta maggiore preoccupazione è quello sugli psicofarmaci: ne fa uso il 50 per cento dei carcerati.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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