
Spesso saltiamo volentieri le riunioni di condominio pensando che siano inutili occasioni di conflitto animato con i vicini di casa. La stessa resistenza è comune nei confronti dell’amministratore, considerata il più delle volte una figura professionale poco amica. Tra spese condominiali, rate del riscaldamento, facciate da rimettere a posto e parti comuni da dipingere, gli amministratori sembrano sempre e soltanto chiedere tanti soldi. A loro difesa va detto che gestire un condominio non è sempre facile, anche perché la legge (qui il testo in .pdf ), il più delle volte, è così generica che non aiuta né gli amministratori né i condomini.
I regolamenti. I proprietari di casa hanno tutto il diritto di vigilare sull’attività dell’amministratore. La preoccupazione più frequente è capire che fine fa realmente il denaro versato nella cassa comune. A volte leggere le carte non basta, ecco qualche consiglio di Altroconsumo per destreggiarsi al meglio. L’amministratore ha un duplice compito: deve presentare il preventivo con le spese previste e fare un rendiconto di fine anno, che illustra nel dettaglio come è stata condotta la gestione. Dunque, prima promette una certa condotta di spesa e poi deve confermarla, calcolatrice alla mano. A questo punto interveniamo noi condomini. Interpretare un rendiconto, per quanto dettagliato, non è facile. L’assemblea, tra cori di voci concitate, non è la migliore occasione per togliersi i dubbi. Per questo, il primo consiglio è dare un’occhiata ai documenti e farsi i propri ragionamenti con calma a casa. La legge, però, non impone all’amministratore di consegnare i documenti contabili in anticipo a tutti (magari allegandoli alla lettera di convocazione dell’assemblea). Se lo chiedete, però, è vostro diritto farvi consegnare le carte prima dell’assemblea e anche di esaminare l’estratto conto del palazzo, così da controllare entrate, uscite e interessi maturati. La richiesta può essere fatta in qualsiasi momento e non richiede alcun tipo di giustificazione.
Secondo la Corte di Cassazione, se l’amministratore si rifiuta di consegnare la documentazione, la delibera presa successivamente dall’assemblea può anche essere annullata. Tra le voci di spesa compare il compenso dell’amministratore. I tariffari professionali sono stabiliti dalle associazioni di categoria, ma non hanno un valore legale: non sono obbligatori, servono come indicazioni di massima per gli iscritti, ma i condomini possono stabilire anche compensi del tutto diversi.
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Non è purtroppo una novità : agosto agli sgoccioli, vacanze quasi finite, la scuola che sta per ricominciare. E si torna a parlare di caro libri. Stavolta però, con grande soddisfazione del ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini (e, si presume, di tutti i genitori) qualcosa si sta muovendo: l’Antitrust è sceso nuovamente in campo contro gli aumenti dei prezzi dei testi. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, diretta da Antonio Catricalà , ha infatti deciso di agire, mettendo in piedi un monitoraggio sui costi dei libri, per verificare gli effetti dell’istruttoria conclusa nell’aprile scorso con l’accettazione degli impegni presentati dagli editori.
Petrolio, pane, pasta e tariffe telefoniche: nella lista degli aumenti post vacanze, rilevati da Adusbef e Federconsumatori, ovvio che trovino spazio anche i libri, che incideranno negativamente sul budget casalingo, mediamente, rispetto allo scorso anno, per circa 60 euro. E allora, via all’iniziativa: da martedì saranno effettuate verifiche a campione, da parte delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, nelle librerie di 8 città italiane per valutare le modifiche intervenute sul mercato dopo gli impegni presentati dagli editori e resi vincolanti dall’Autorità .
L’obiettivo, anche in vista delle relazioni di ottemperanza che gli editori dovranno presentare entro dicembre 2008, è “verificare se nel mercato dell’editoria scolastica si stiano verificando gli attesi cambiamenti positivi per le famiglie, in termini di riduzione dei costi e di ampliamento dell’offerta, legati agli impegni delle case editrici resi vincolanti dall’Autorità ”.
La maggior parte degli editori, ricorda l’Authority, si è infatti impegnata a sfruttare strumenti informatici per trasferire su supporto digitale parte dei contenuti prima diffusi solamente su carta, in modo da poter ottenere un contenimento della foliazione dei testi stampati e una conseguente riduzione dei costi di produzione: buona parte dei risparmi così ottenuti si sarebbe dovuto tradurre, in base agli impegni, in un contenimento dei prezzi di copertina, a beneficio dei consumatori.
Intanto, dice la puntuale indagine di Altroconsumo, le città più care sarebbero Roma, Napoli e Milano: nelle 55 scuole secondarie di primo grado prese in esame da Altroconsumo a Napoli si sono toccati i 394 euro, a Roma i 334, a Milano i 316, ben al di là dei limiti indicati dal Ministero: 280 euro per le prime mediea.
Ed è quindi corsa all’usato. Acquisti on line, mercatini, studenti delle annate precedenti pronti a disfarsi dei libri di testo. Oppure si ricorre alla pratica delle fotocopie. Che, quasi d’ordinanza all’università , comincia a diffondersi anche nelle scuole secondarie.
“Il contenimento del caro libri” ha aggiunto Gelmini “è un tema strettamente collegato a quello del diritto allo studio e anche per questo è una delle priorità del Ministero dell’Istruzione”. Ma che fare per frenare gli aumenti? “Stiamo cercando di attivare meccanismi di controllo della spesa delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare”, ha continuato Gelmini. Nell’attesa, alcune scuole stanno promuovendo un bonus per gli studenti meritevoli: cioè i secchioni pagheranno meno. Per la prima volta alcune scuole daranno l’opportunità ad alcuni studenti di alleggerire l’ennesimo salasso per il portafoglio familiare. Così, per fare due esempi, al liceo scientifico Einstein di Milano ai promossi con la media non inferiore ad otto è stato assegnato un bonus di ben 200 euro da spendere in libreria (o in alternativa per l’acquisto di biglietti teatrali o per l’iscrizione a corsi sportivi, musicali o di lingue); mentre al classico “Ennio Quirino Visconti” di Roma i 50 studenti tra quarto ginnasio e il secondo liceo che quest’anno sono stati promossi con la media dall’otto in su riceveranno un buono da 90 euro da spendere (in libri, cd e dvd) nelle librerie “Feltrinelli”.
L’iPhone in Italia (Stefano Meluni / LaPresse)
È proprio lui, senz’ombra di dubbio, il principale status symbol dell’era digitale, il più attuale dei miti d’oggi: il desideratissimo iPhone. Almeno sulla carta l’ultimo gingillo tecnologico, prodotto da Apple, promette vantaggi allettanti, come la possibilità di navigare e telefonare utilizzando un unico apparecchio. Ma il nuovo trastullo multimediale che appaga i palati hi-tech, come denuncia il boom di vendite in poche settimane dal lancio di iPhone lo scorso 11 luglio, nasconde alcuni importanti inconvenienti.
Innanzitutto il prezzo, imposto ovunque in modo rigido (499 euro per la versione da 8 GB e 569 euro per quella da 16 GB) con una precisa strategia di vendita: azzerare ogni concorrenza, che tradizionalmente alimenta il mercato della tecnologia. Altroconsumo ha interpellato l’Antitrust perché verifichi se gli accordi stipulati da Apple con Tim e Vodafone, gli operatori che garantiscono la vendita di iPhone, limitano la libertà del mercato. Sospetto alimentato dal fatto che iPhone è l’unico prodotto dell’azienda americana a non essere venduto anche online.
Un altro vincolo che non ci piace è il comportamento della distribuzione. Ci siamo finti acquirenti desiderosi di possedere il nuovo prodotto targato mela e siamo entrati in 26 negozi di Milano, Padova, Firenze, Roma e Napoli. Il risultato dell’inchiesta di Altroconsumo parla chiaro: i negozianti spesso cercano di imporre l’acquisto di una nuova sim, che sarebbe indispensabile per la navigazione (non è vero), abbinata a un piano di abbonamento che vincola l’utente per almeno 24 mesi (al posto della ricaricabile).
Infine c’è il nodo delle tariffe, peraltro vincolate al duopolio di Vodafone e Tim, tutt’altro che convenienti e in ogni caso meno vantaggiose di altre proposte fatte dagli stessi operatori. In pratica, chi compra iPhone è trattato come un cliente di serie B. Fino al paradosso: l’offerta di abbonamento negoziata da Apple per l’Italia è talmente cara che risulta più conveniente usare iPhone solo per navigare, ricorrendo al classico telefonino per fare conversazione. Ma snaturare l’anima di iPhone, nato per coniugare la rete con la cornetta, sancisce la fine del mito: la tecnologia è vinta dalla volontà di far cassa ad ogni costo.
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- Tags: altroconsumo, Antitrust, authority, consumi, Garante, istruttoria, pane, pasta, penne, prezzi, spaghetti
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Dopo il pane, la pasta. La spesa degli italiani continua a essere sottoposta ad aumenti ingiustificati. L’autorità garante della Concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria sui prezzi di spaghetti, penne e simili per accertare l’esistenza di un cartello tra le associazioni di produttori di pasta, Unipi e Unionalimentari. L’inchiesta è più che doverosa. Altroconsumo ha denunciato all’Authority già nelle scorse settimane il grave allineamento dei listini del pane. Un fenomeno che, in seguito al comportamento scorretto dei pastai, si rivela ancora più ampio.
Le associazioni dei produttori di pasta continuano a rivendicare la necessità di alzare i prezzi. I pastai sopravvalutano maliziosamente l’incidenza del prezzo della materia prima, il grano, sul costo del prodotto finale. Secondo Altroconsumo, invece, i rincari del prezzo della pasta (qui il grafico in .pdf) nell’ultimo anno e mezzo non sono giustificabili. L’aumento del costo delle materie prime, infatti, non deve giustificare l’innalzamento dei prezzi. Sono molte altre le voci sui cui le aziende possono agire per ammortizzare i propri costi, prima di tutto quelle di marketing. All’inizio degli anni ‘90, per esempio, Barilla diminuì del 30% il prezzo della pasta tagliando le spese legate alla raccolta punti (uno dei tanti strumenti per fidelizzare la clientela).
Quando poi il prezzo della pasta è alto in partenza, è il caso di De Cecco, l’incidenza della materia prima risulta ancora più irrilevante. Il vero problema è che l’unico meccanismo che i produttori conoscono è la perdita delle quote di mercato.
Apprezziamo l’intervento del Garante, ma se neanche questo riporterà una concorrenza onesta bisognerà fare di più. Pane e pasta sono i prodotti sui quali i cittadini lamentano i maggiori rincari. Il nostro invito è di iniziare a punire chi aumenta in modo ingiustificato i prezzi. Si può fare, individualmente, orientandosi verso le marche meno care. A volte anche solo provare a cambiare un’abitudine è l’inizio di un piccolo risparmio.

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