Leggi tutte le notizie su:
Antonio-Bassolino

Una foto di repertorio di Guido Bertolaso e Antonio Bassolino (Ansa)
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha risolto il problema dei rifiuti in strada a Napoli, e Antonio Bassolino (Pd), governatore della Campania quando è esploso appunto lo scandalo della “monnezza” in strada. Entrambi finiti sui giornali per vicende giudiziarie, ma con un destino diverso. Due vicende esemplari, per approfondire il dibattito sul rapporto tra media e giustizia, a pochi giorni dalla scadenza (3 marzo) della presentazione degli emendamenti al Ddl sulle intercettazioni alla commissione Giustizia di Palazzo Madama. Continua

Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl
Maledetti microfoni. La storia della chiacchierata informale tra politici non è nuova alle cronache parlamentari: da tempo, anzi da sempre, le parole in libertà hanno raggiunto i più inattesi destinatari. Ma da quando (ed è il destino della Seconda Repubblica) telecamere, microfoni, macchine fotografiche e telefonini si sono moltiplicati, per la fronda politica la vita si è fatta assai più dura. Continua

Il bacio della teca con il sangue di San Gennaro da parte del presidente della Campania Antonio Bassolino
Prendete fiato: 92.217.503,84 euro.
Tanto ha speso l’indebitatissima Campania negli ultimi sei mesi per finanziare attività ludiche e artistiche. Continua
- Tags: alleanze, Antonio Di Pietro, Antonio-Bassolino, Campania, corteo, discontinuità , governo, Idv, Massimo D'Alema, Napoli, opposizione, Pd, sinistra, Walter Veltroni
-

Stop, si cambia. Signori (del Pd) si scende. La prossima stazione elettorale è quella di arrivo.
Non per tutti, certo. Di sicuro per i dirigenti e gli (attuali) amministratori democratici campani.
La parola d’ordine è discontinuità . In gergo politichese significa ricambio. Tradotto, vuol dire che la stagione di Bassolino e Iervolino è agli sgoccioli.
Almeno così ha deciso il coordinamento politico del Partito democratico in vista delle prossime elezioni amministrative: “A Napoli e in Campania il Pd intende aprire un nuovo ciclo politico, avviando un confronto all’interno del partito e con la società sui temi dello sviluppo del territorio e della modernizzazione della Campania”, afferma una nota diffusa al termine della riunione convocata per affrontare la situazione del partito in Campania e allargata al segretario regionale Tino Iannuzzi, e provinciale di Napoli, Luigi Nicolais.
Il segretario provinciale di Napoli e il segretario regionale della Campania ”con il pieno sostegno politico del coordinamento nazionale, saranno i promotori” riporta la nota “sin dai prossimi giorni, del percorso che porterà al rinnovamento del ciclo politico, al quale parteciperanno costantemente i vertici nazionali del Pd”.
“A partire dalle ormai prossime elezioni provinciali” prosegue il documento “il Pd si impegna a realizzare una stagione di rinnovamento con un profilo di forte discontinuita’ e una qualificata innovazione sul terreno programmatico. La scelta del candidato presidente avverra’ mediante il metodo delle primarie e con il protagonismo della societa’ civile anche nella composizione delle liste”.
“Nell’ambito di questo processo il Pd - conclude il comunicato - mette all’ordine del giorno l’esigenza di costruire la massima partecipazione popolare per la scelta del prossimo candidato alla guida della Regione Campania”.
Insomma, una rivoluzione: in salsa campana, ma cucinata alla romana. E la portata del cambiamento auspicato è stata poi chiarita dal portavoce Andrea Orlando. Il Pd, ha spiegato, manda “un messaggio politico chiaro: in Campania vogliamo aprire una fase nuova nei contenuti, nelle persone, nelle metodologie. Serve un salto di qualità e questo vale sia per le prossime elezioni provinciali sia per ragionare fin da subito per il candidato alla regione Campania che sarà individuato con le primarie”. Il vertice del Pd, ha spiegato Orlando, “ha dato mandato ai due segretari ed espresso pieno sostegno per attuare a Napoli e in Campania innovazione e discontinuità ”.
In realtà il proposito emerso dal vetrice del Pd sembra quanto mai ambiziosa. La lotta interna al partito campano non accetta infatti a placarsi e anche oggi il vicepresidente della giunta regionale della Campania, Antonio Valiante, uno dei più stretti collaboratori di Bassolino, è tornato ad attaccare pesantemente il segretario provinciale Luigi Nicolais.
“Nicolais, già ministro e assessore per cinque anni della Regione Campania - ha accusato Valiante - versa in evidente stato confusionale. Non passa giorno infatti in cui non pronunci affermazioni gravi e del tutto contraddittorie contro le istituzioni locali e contro il partito di cui è dirigente”. “Dopo aver contribuito a sollevare un polverone sulla questione morale” ha rincarato “oggi fa marcia indietro sostenendo che la Regione Campania ha un problema di scarsa efficienza amministrativa. C’è da restare di stucco”.
Come di stucco rimarranno tutti quelli che pensavano che con il vertice romano, la faida campana potesse trovare la fine.

Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino: da giorni, si aspettava la reazione di Walter Veltroni alle accuse (mosse da intellettuali e alleati) sulla cattiva gestione del partito negli enti locali. E la reazione è arrivata: la prima regione a finire nella black-list è stata, manco a dirlo, la Campania.
Stando a sentire alcuni uomini vicini al segretario, non ci sarebbe però nessuna nuova sortita. Anzi, “la posizione è quella concordata con lo stesso Bassolino durante la campagna elettorale: restare in carica fino a che non sarà risolta l’emergenza rifiuti, poi dimissioni da governatore”.
In realtà , la richiesta di Veltroni sembra essere più di un monito a rispettare i tempi e i patti. E infatti non è stata affatto una mossa isolata. Nelle stesse ore, il segretario del Pd avrebbe chiesto a Rosa Russo Iervolino un “ampio rinnovamento della giunta comunale”. Provocando la reazione piuttosto risentita del sindaco di Napoli :”ho mani pulite e spalle fortissime. Se ci sono problemi politici Veltroni lo dica e dica quali alternative hanno perché il vinavil non si addice a Rosetta Iervolino”.
In realtà , sulla questione Napoli peserebbero alcuni indescrizioni su un’indagine che travolgerebbe di fatto un’ampia parte del ceto politico napoletano. L’accusa sarebbe quella di turbativa d’asta, ma a scatenare il vortice contribuirebbero in realtà alcune conversazioni che dimostrerebbero - ha scritto Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica - “quanto il parolaio guerresco del confronto pubblico tra destra e sinistra sia, a Napoli, soltanto una mascherata. In realtà , ogni rivolo della spesa pubblica si decide in un compromesso utile a proteggere gli interessi personali, la rendita politica, le quote di consenso di ciascun partito”.
Nei palazzi del potere napoletano si respira dunque un clima di assedio, con l’aria resa ancor più avvelenata dal suicidio dell’ex assessore comunale Giorgio Nugnes e dalle indiscrezioni sull’inchiesta che configura un accordo trasversale per pilotare l’aggiudicazione dell’appalto di “global service” sulla manutenzione stradale.
Il governatore per ora non si espone, non parla e si tiene defilato. L’ultimo suo intervento sul blog porta la data del 29 novembre e ha per tema la crisi finanziaria. Non quella del Pd in Campania.
Crisi che invece sta molto a cuore ad Antonio Di Pietro, ipotizzando una Mani Pulite di ritorno nel Golfo partenopeo, ha mandato un messaggio: “Noi dell’Idv chiediamo da due anni le dimissioni di Bassolino, sotto la sua gestione vi è stato un utilizzo non trasparente di fondi ed una insufficiente azione politica”.
Ciò detto, dentro il Pd non ci si nasconde il fatto che i fronti aperti sono anche altri, come quello fiorentino. Però è la Campania il vero caso. E nasconderlo alla fine non gioverebbe a nessuno. Nemmeno ai due eterni duellanti che in queste ore se le stanno dando di santa ragioe per la leadership democratica: Max e Walter.
Chiedendo una svolta al ticket Bassolino - Iervolino, il segreatrio spera anche nel calendario: fissata per mercoledì 10 dicembre, c’è una riunione a Roma con il segretario campano (Tino Iannuzzi) e napoletano (l’ex ministro Luigi Nicolais). Il futuro del partito in Campania passerà in buona parte da quell’incontro.
- Tags: Antonio-Bassolino, correnti, festa-democratica, firme, governo-ombra, Massimo D'Alema, Massimo-Cacciari, ospiti, Pd, petizione, Romano Prodi, tv, Walter Veltroni, web
-
Il dove è la Fortezza da Basso a Firenze. Le date: dal 23 agosto al 7 settembre. Ed è il debutto per la Festa nazionale del Partito Democratico. Saranno, assicurano gli organizzatori durante la conferenza stampa di presentazione, quindici giorni ad alta intensità politica, grazie ai dibattiti e ai confronti tra i protagonisti del Palazzo, nazionale e locale. Confronti: cioè, il segno distintivo della kermesse veltroniana sarano i duelli tra gli esponenti del Pd e quelli di sindacati, partiti e del governo con molte occasioni per vedere di fronte i ministri dell’esecutivo con quelli del governo ombra del Partito democratico. Qualche nome? Eccoli. La festa si apre il 23 agosto alla Fortezza da Basso ricordando Bruno Trentin ad un anno dalla sua morte, e poi subito nello stesso giorno un confronto tra Enrico Letta e Raffaele Bonanni: welfare e contratti i temi sul tappeto. Domenica i faccia a faccia saranno due. Il primo tra il sindaco di Torino Chiamparino e il ministro delle Riforme Umbero Bossi, il secondo tra il senatore Nicola Latorre e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.
Poi sarà la volta di Vannino Chiti e il governatore lombardo Roberto Formigoni (26 settembre), di Ermete Realacci e Grazia Francescato (27), di Pierluigi Bersani e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (28), di Rosi Bindi e Antonio Di Pietro (29). Sulla sicurezza il confronto è tra Marco Minniti e il ministro dell’Interno Roberto Maroni (30) mentre sull’opposizione dialogheranno Anna Finocchiaro e Pierferdinando Casini (1 settembre). Cultura e non solo nel dibattito fra Vincenzo Cerami e il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi (2), mentre Beppe Fioroni sarà di fronte al segretario del Prc, Paolo Ferrero (2). Giuliano Amato sarà faccia a faccia col presidente della Camera Gianfranco Fini (3), Antonelli Soro con Elio Vito. La crisi Russia-Nato e gli scenari internazionali nel confronto Fassino-Frattini (4) e il lavoro in quello tra Damiano e Epifani (sempre il 4 settembre).
Nessun comizio ma una serie di interviste per molti leader del Partito Democratico, cominciando da Franco Marini (1 settembre), seguito da Dario Franceschini (2), Massimo D’Alema (3), Artuto Parisi (5) e Francesco Rutelli (5). Walter Veltroni per il sabato conclusivo della Festa: davanti alla grande platea ad intervistare il segretario del Partito Democratico sarà Enrico Mentana. Domenica 7 l’intervista avrà come protagonista Leonardo Domenici, presidente dell’Anci e sindaco della città che ospita questa prima Festa democratica. Ma il programma politico non finisce qui: ogni giorno diversi incontri a più voci su tutti i temi dell’attualità con esponenti del Pd, sindaci e governatori (Cofferati, Bassolino, Vincenzi, Penati, Martini, Renzi, Vendola, Emiliano, Bresso), associazioni sindacali e di categoria (Angeletti, Bombassei) e anche rappresentanti della maggioranza. Ma anche una lunga serie di iniziative culturali, dal dibattito su Aldo Moro a trent’anni dalla tragica scomparsa alla presentazione di libri e di autori.
Già : tutti nomi di richiamo. Ma a scorrere la lista, sono due a spiccare sugli altri. Per la loro assenza: non ci saranno infatti il premier Silvio Berlusconi. E non ci sarà nemmeno l’ex premier, Romano Prodi. Il primo perché, “semplicemente”, non è stato invitato. Con buona pace di chi auspica dialogo e confronto bipartisan.
Il secondo perché ha declinato l’invito. Sì, lui, il “padre” dell’Unione e del Pd, che da qualche mese ha lasciato ogni poltrona - anche quelle ad honorem - all’interno del loft, ha detto basta: “Io sono della scuola che quando uno esce, esce. Non deve più rompere le scatole. È una delle tante vecchie regole che andrebbero rispettate. E anzi dico solo che se molti in Italia vi si attenessero, sarebbe meglio. E stavolta non mi riferisco, mi creda, all’interno del Partito democratico”. Chiaro? Per chi ancora avesse dubbi, dale colonne della Stampa, il Professore ribadisce: “Io sono fuori”, dice, e spiega: “Quando uno volta pagina, volta pagina. Ne comincia una nuova e sulla vecchia non ci torna più”. Al giornalista che più volte torna a chiedergli se vi sia una qualche carica polemica nel suo atteggiamento, Prodi dice che sarebbe una interpretazione errata: “Sbagliereste. Del resto avrà visto che non ho fatto nemmeno un’intervista, una dichiarazione, una polemica, assolutamente niente”. E gli attacchi a Veltroni di Arturo Parisi sono mossi d’intesa con lui? ”Io” dice Prodi “non c’entro niente. Se lei venisse qui e vedesse i libri che ho sul tavolo! O roba di evasione oppure testi internazionali…”.
La festa democratica sarà uno dei luoghi di Salva l’Italia, la petizione che lancia la manifestazione del 25 ottobre a Roma e che unisce i temi della libertà e quelli sociali. Alla Fortezza da Basso, spiegano gli organizzatori, sarà possibile sostenere la campagna di raccolta firme recandosi a sei banchetti. Gli scatoloni con le firme verranno spediti poi a Palazzo Chigi. Fosse stato invitato a Firenze anche Silvio Berlusconi gliele avrebbero potute consegnare di persona…
- Tags: Antonio-Bassolino, correnti, firme, governo-ombra, Massimo D'Alema, Massimo-Cacciari, Pd, petizione, tv, Walter Veltroni, web
-
Altro che Salva l’Italia (la petizione del Partito Democratico che sta girando le piazze del Belpaese). Va salvato Walter Veltroni dal rischio flop dell’iniziativa, che intende raccogliere 5 milioni di firme, in vista della grande manifestazione del 25 ottobre.
Al di là del numero delle firme anti-Berlusconi raccolte, a fronte dei Km macinati dal pullman (on line sono poco più di 17mila), è il se firmare o meno che sta diventando un altro pretesto di contesa all’interno del partito fluido e girovagante. A dire no all’appello cominciano a essere in tanti, tra i vip.
Dopo il rifiuto del governatore campano, Antonio Bassolino (”Io con Berlusconi ci collaboro, non gli firmo contro”, ha detto. “Ognuno fa ciò che la sua coscienza gli dice”, la laconica risposta che il segretario del Pd Walter Veltroni ha dà allargando le braccia, in Transatlantico), si sfila anche il sindaco torinese Sergio Chiamparino (che non andrà alla festa del partito). Il governatore piemontese Mercedes Bresso firma “soltanto per militanza”. Ciù che invece non condiziona il sindaco veneziano Massimo Cacciari: “Nemmeno io firmerò, perché sono il sindaco di Venezia e non il segretario del Pd della mia città . Ma a parte questo, mi sembra un’iniziativa sballata”. Intervistato da Affaritaliani, Massimo Cacciari aggiunge che “il problema oggi del Partito Democratico è quello di organizzare se stesso e non di dare una spallata al governo che significherebbe frantumarsi la spalla. Perciò non firmo, assolutamente no”. E commentando la nascita di YouDem.tv, tira fendenti al suo stesso partito, segretari compreso: “Sarebbe il caso di concentrare gli sforzi per avere mezzi di comunicazione più efficienti di quelli attuali”. Delle due web tv “Non penso bene, mi pare ovvio. Anzi, è uno specchio del fatto che certamente nel Partito Democratico ci sono diverse correnti. Usiamo pure questa parola, così come ci sono state in tutti i partiti, ivi compreso il Partito Comunista Italiano. Solo che non c’erano tanti organi di stampa”. Cogli bene il punto il sindaco-filosofo: dietro questi distinguo si agita l’eterno fantasma della guerra interna ai democratici. Colpi bassi per destabilizzare Veltroni? Massimo D’Alema respinge tutti i sospetti: “Io dietro Bassolino? Solo un imbecille può pensarlo. Non è che io non faccio una cosa e la faccio fare a lui… “.
Nervi a fior di pelle, insomma. E quella che doveva essere un’iniziativa unitaria, sta per trasformarsi in un’azione di pochi: gli amici di Walter di qua e gli altri di là . Tanto che nemmeno il luogotenente veltroniano, Goffredo Bettini riesce a ricucire lo strappo, consigliando a Bassolino la linea del ma anche: “Ha il dovere di collaborare con il governo, ma anche il dovere di contrastare le scelte dannose del governo”. Più sarcastica la deputata Marina Sereni (vice capogruppo degli onorevoli del Pd) che butta lì: “Leggo che il presidente della Campania chiede a gran voce il congresso anticipato del Pd e dice che non firmerà la petizione…. Buon per lui che ha sempre le idee chiare, sa sempre da che parte stare e che ha dimostrato in tutti questi anni di saper costruire un gran partito di popolo, radicato, di massa, senza macchia e senza paura”.
Insomma, tra i democratici è il caos totale: “La domanda sorge spontanea: se Veltroni e Bettini non sono riusciti a convincere neanche Bassolino sulla bontà della loro inutile petizione antigovernativa, come pensano di poter convincere 57 milioni di italiani?”, si chiede in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Vero, l’opinione è quella di un avversario, ma la sensazione è che il menù preparato in questi giorni agostani al loft sia roba per stomaci forti.
Ma c’è anche un’altra domanda che attanaglia gli iscritti: la manifestazione di Salva l’Italia (qualora la questione firme venisse superata) su quale canale andrà in onda? Sulla Red dalemiana o sulla You-dem veltroniana? Risponde per tutti la Jena su La Stampa: “La sfida sarà all’ultimo telespettatore: mezzo per uno”.
Bertolaso sottosegratrio all’emergenza rifiuti. Otto nuove discariche (alcune ancora segrete) e un altro termovalorizzatore. Più una task force. Questa la ricetta del governo Berlusconi, contenuta nel decreto legge in 17 articoli sulla spazzatura approvato nel consiglio dei ministri straordinario svolto nel palazzo della prefettura di Napoli.
“Abbiamo affrontato subito l’emergenza dei rifiuti a Napoli con un decreto legge suggerendo una soluzione che sarà seguita passo passo e che porterà ad una nuova vita per Napoli”, spiega Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del Ccm a Napoli. “Siamo sicuri che Napoli rifiorirà ” sottoliena il premier parlando dell’emergenza spazzatura come della “più grande e urgente emergenza del Paese”, anche per quanto la città ha dovuto pagare in termini di immagine internazionale. “Il tempo è scaduto e in questa prima fase dobbiamo fare una scelta dolorosa e difficile che porteremo avanti con assoluta fermezza e determinazione” ha continuato il premier. “Sappiamo - ha aggiunto - di poter contare sulla parte sana della popolazione campana”.
A gestire il piano sull’emergenza rifiuti sarà l’attuale capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per affrontare l’emergenza dei rifiuti. Il provvedimento stabilisce per il sottosegretario, a quanto si apprende, poteri di intervento molto forti: “Se verificherà la mancata attuazione delle norme delle ordinanze” decise per affrontare l’emergenza rifiuti “potrà nominare immediatamente commissari ad acta che si sostituiranno alle amministrazioni comunali” . Con la nomina di Bertolaso a questo ruolo, il numero dei rappresentanti dell’esecutivo sale a 61. Guido Bertolaso aveva ricoperto per circa un anno l’incarico di Commissario straordinario per i rifiuti durante il governo Prodi, ma si era dimesso dopo un lungo braccio di ferro con l’allora ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Bertolaso affiancherà il tuttora in carica Commissario straordinario per l’emergenza dell’immondizia in Campania, l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il suo mandato scade il 26 maggio, ma si parla di una possibile proroga per qualche mese.
Il dl individua una serie siti di raccolta e stoccaggio dell’immondizia, che, secondo le fonti, dovrebbero contribuire a superare la fase dell’emergenza nella regione. Si parla di otto nuove discariche e di un termovalorizzatore in tutte le province della Campania. Ai tre già in programma, Acerra, Santa Maria La Fossa e Salerno, se ne dovrebbe aggiungere infatti almeno un altro, “dell’ultima generazione” specifica il premier, nel comune di Napoli. Alcune fonti riferiscono che i nomi saranno secretati solo fino alla pubblicazione del decreto legge in Gazzetta Ufficiale. “Queste aree” spiega Berlusconi “diventeranno zone militari, di interesse strategico nazionale. E saranno difese dall’esercito”. Per i comuni che ospiteranno gli impianti “arriveranno compensazioni ambientali” che consisteranno in “bonifiche ambientali e realizzazione di opere pubbliche”.
Ma le misure straordinarie non finiscono qui. Il governo userà la mano dura nei confronti di chi impedirà l’apertura o la realizzazione di discariche in Campania: “Non saranno accettate azioni di parte di minoranze che possono bloccare aeroporti, ferrovie, discariche: in questi casi lo Stato deve intervenire usando la sua forza. Chiunque”, ha annunciato il premier “si renderà promotore di disordini contro la realizzazione di discariche in Campania rischia fino a 5 anni di carcere. Chi acceda o impedisca la realizzazione delle discariche rischia da tre mesi a un anno di carcere”.
A sorvegliare, infine, sul piano ci sarà una task force governo-enti locali. E proprio il primo rappresentante di questi, il presidente della regione Campania Antonio Bassolino, intervistato in mattinata da Maurizio Belpietro a Panorama del Giorno su Canale 5, ha fatto sapere: “Tra istituzioni ci deve essere una collaborazione doverosa e impegnativa che non sia segnata da contrapposizioni”. “Collaborare assieme” ha aggiunto il Governatore “serve anche a far nascere un ‘partito del sì’ contro un ‘partito del no’, quello che paralizza, che rinvia, che è contro le discariche, contro i termovalorizzatori”.