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Antonio Ingroia

Antonio Ingroia
“La prima banca in Italia è la Mafia“. Letta e scritta così sembra davvero una notizia clamorosa sulla quale riflettere e intrecciare discussioni e dibattiti mediatici infiniti dai risultati però pressochè scontati. Infatti non è certamente una novità che le mafie oggi più che in altri periodi storici, abbiano maggiori disponibilità rispetto a qualunque altro istituto di credito. Continua

Antonio Ingroia, Pm di Palermo al Congresso dei comunisti italiani
Francamente, non trovo ci sia tanto da scandalizzarsi nelle parole di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, il quale ha dichiarato ieri di essere e sentirsi «partigiano», cioè «di parte», e di collocarsi dalla parte della Costituzione. Continua

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi
Ala destra del Pd o populista di centro? Il sindaco Matteo Renzi si guadagna i titoli di molte prime pagine. Su Repubblica l’ex direttrice dell’Unità Concita De Gregorio non ha dubbi: è un populista di centro - “posizione finora scoperta sulla scacchiera della politica italiana”, ma della stessa tipologia di personaggi quali Di Pietro o Grillo - che sta contribuendo alla dissoluzione del Pd, tenendolo “buono come mezzo di trasporto”. Renzi, scrive la De Gregorio, usa il Pd come un autobus: prima utile per conquistare il capoluogo toscano, oggi per raggiungere Roma. Continua


di Maurizio Tortorella
Lo chiamavano «Trinità ». Oppure «Oracolo Massimo». Soltanto cinque mesi fa, nel suo libro Nel labirinto degli dei, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia di lui aveva scritto che era «quasi un’icona dell’antimafia». Ora, come a volte capita ai falsi idoli, Massimo Ciancimino è caduto. Il figlio minore di Vito Ciancimino, il corleonese che fu sindaco di Palermo e morì nel 2002 con una condanna per mafia sulle spalle, è in cella: accusato di truffa e di calunnia aggravata nei confronti di Gianni De Gennaro, Continua

Ha ragione Angelino Alfano, ministro della Giustizia. Il Guardasigilli ha detto di non avere alcuna intenzione di promuovere alcun provvedimento. E che provvedimento si vorrebbe o potrebbe mai adottare, contro Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo? L’alto magistrato ha partecipato a un comizio contro la riforma della giustizia annunciata dal goveno: e ha il diritto di dire la sua, ci mancherebbe. Del resto, la materia è estremamente opinabile. Si può soltanto dissentire da lui, e sollevare qualche dubbio sull’opportunità che un uomo di giustizia si schieri così nettamente. La delicata questione, però, afferisce esclusivamente al suo personale, insindacabile modo di sentire. A colpire, invece, sono altre parole, quelle che oggi Ingroia, dopo essere stato a sua volta criticato, Continua


di Andrea Marcenaro
Il dottor Antonio Ingroia, che è un magistrato di Palermo molto importante, esperto, capace, non può essere lasciato allo sbando. Andrebbe difeso da se stesso. Qualche amico dovrebbe spiegargli che le parole di Massimo Ciancimino saranno anche «da valutare caso per caso e in alcuni casi sono state riscontrate», come ha detto Ingroia, però il ventriloventriloquo di papà -boss ha cacciato tante di quelle balle che è stato lui a essere riscontrato come sparacazzate. L’ultima su Gianni De Gennaro docet. Continua


A lui no, non glieli hanno dati, i pasticcini. E si capisce che, in fondo, c’è rimasto male. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo e punta di lancia dell’impegno sindacal-politico della categoria, ha scritto un libro. S’intitola Nel labirinto degli dei (Saggiatore, 82 pagine, 15 euro) e racconta le sue inchieste di mafia. Ingroia dedica un intero capitolo all’interrogatorio di Silvio Berlusconi: Continua
- Tags: Antonio Ingroia, Bernardo-Provenzano, Mafia, massimo-ciancimino, Mauro Mori, Palermo, panorama in edicola, papello, politica, processo, rivelazioni, tesoro, testimoni, Vito-Ciancimino
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Massimo Ciancimino in tribunale | (Ansa/Daniel Dal Zennaro)
“Che questo rimanga fra noi, ma è una preoccupazione di fratello maggiore… Io sono preoccupato, professore! Lo sa per cosa? Di mio fratello! Perché io vedo barche da un miliardo e mezzo… macchine da milioni di euro… Io, io, io faccio l’impiegato di banca e ho il vespone 150 e la Smart… stop! E un gommoncino lì… Mio fratello Roberto pure, che è notaio. Lui mi dice che fa affari, ma affari… Non sono soldi, non è che sono soldi ufficiali…”.
Giovanni Ciancimino se ne era reso conto già nel 2004, in una conversazione col tributarista Gianni Lapis, intercettata, trascritta e depositata solo di recente. Prima di andare a confermare le parole del fratello Massimo, sostenendo davanti ai giudici del processo Mori di avere visto pure lui il famoso “papello” in mano al padre, il maggiore dei figli di Vito Ciancimino aveva chiaramente espresso tutti i dubbi sul “pericolo” rappresentato, per il patrimonio di famiglia, dall’ostentazione senza freni del lusso da parte di “Massimuccio”. Continua