
Ha ragione Angelino Alfano, ministro della Giustizia. Il Guardasigilli ha detto di non avere alcuna intenzione di promuovere alcun provvedimento. E che provvedimento si vorrebbe o potrebbe mai adottare, contro Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo? L’alto magistrato ha partecipato a un comizio contro la riforma della giustizia annunciata dal goveno: e ha il diritto di dire la sua, ci mancherebbe. Del resto, la materia è estremamente opinabile. Si può soltanto dissentire da lui, e sollevare qualche dubbio sull’opportunità che un uomo di giustizia si schieri così nettamente. La delicata questione, però, afferisce esclusivamente al suo personale, insindacabile modo di sentire. A colpire, invece, sono altre parole, quelle che oggi Ingroia, dopo essere stato a sua volta criticato, Continua


di Andrea Marcenaro
Il dottor Antonio Ingroia, che è un magistrato di Palermo molto importante, esperto, capace, non può essere lasciato allo sbando. Andrebbe difeso da se stesso. Qualche amico dovrebbe spiegargli che le parole di Massimo Ciancimino saranno anche «da valutare caso per caso e in alcuni casi sono state riscontrate», come ha detto Ingroia, però il ventriloventriloquo di papà-boss ha cacciato tante di quelle balle che è stato lui a essere riscontrato come sparacazzate. L’ultima su Gianni De Gennaro docet. Continua


A lui no, non glieli hanno dati, i pasticcini. E si capisce che, in fondo, c’è rimasto male. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo e punta di lancia dell’impegno sindacal-politico della categoria, ha scritto un libro. S’intitola Nel labirinto degli dei (Saggiatore, 82 pagine, 15 euro) e racconta le sue inchieste di mafia. Ingroia dedica un intero capitolo all’interrogatorio di Silvio Berlusconi: Continua
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Massimo Ciancimino in tribunale | (Ansa/Daniel Dal Zennaro)
“Che questo rimanga fra noi, ma è una preoccupazione di fratello maggiore… Io sono preoccupato, professore! Lo sa per cosa? Di mio fratello! Perché io vedo barche da un miliardo e mezzo… macchine da milioni di euro… Io, io, io faccio l’impiegato di banca e ho il vespone 150 e la Smart… stop! E un gommoncino lì… Mio fratello Roberto pure, che è notaio. Lui mi dice che fa affari, ma affari… Non sono soldi, non è che sono soldi ufficiali…”.
Giovanni Ciancimino se ne era reso conto già nel 2004, in una conversazione col tributarista Gianni Lapis, intercettata, trascritta e depositata solo di recente. Prima di andare a confermare le parole del fratello Massimo, sostenendo davanti ai giudici del processo Mori di avere visto pure lui il famoso “papello” in mano al padre, il maggiore dei figli di Vito Ciancimino aveva chiaramente espresso tutti i dubbi sul “pericolo” rappresentato, per il patrimonio di famiglia, dall’ostentazione senza freni del lusso da parte di “Massimuccio”. Continua
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Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito
Si sorridono, si capiscono al volo, si studiano, sembrano quasi fare gioco di sponda, ma uno resta il magistrato e l’altro il testimone, uno fa il cacciatore e l’altro il cane da caccia che deve aprire la strada per trovare la preda. O le prede. Antonio Ingroia, 51 anni, e Massimo Ciancimino, 47, si conoscono da ormai quasi 20 anni, da quando uno era un giovane magistrato antimafia e l’altro il figlio di un politico-mafioso dc solo apparentemente caduto in disgrazia. Continua